Liste di attesa già troppo lunghe. Non si chieda agli ospedalieri di supplire alle carenze della campagna vaccinale

Uno dei rischi maggiori che corriamo in pandemia è quello di tralasciare tutte le altre patologie diverse dal Covid. Ma, nonostante gli allarmi che periodicamente arrivano dal mondo medico, a distanza di due anni, continuiamo a sacrificare liste di attesa, sempre più lunghe, e attività ordinarie. Spostare parte del personale ospedaliero per aumentare la capacità vaccinale metterà ulteriormente in ginocchio il servizio sanitario. Chi ha le risorse andrà dal privato, mentre gli altri aspetteranno, pagando un prezzo altissimo in termini di salute.

Ma davvero, dopo due anni, non ci sono soluzioni alternative? La giunta regionale renda nota la percentuale dei medici di base e dei farmacisti che stanno vaccinando. Perché, prima di bloccare gli ospedali, non si chiede uno sforzo maggiore a queste categorie? Perché non si pretende un contributo, sostanziale, dai privati, invece di chiedere loro di fare le visite al posto del pubblico? Perché non si è chiesto nuovamente una mano al personale medico dell’esercito o ai medici in pensione? Bloccare le attività ospedaliere deve essere l’ultimissima ratio. E invece è il modo più facile per coprire gli errori di sottovalutazione e di mancata programmazione di questi mesi.

Nella giornata di ieri, chi ha chiamato il sovracup al numero 800.000.500 e selezionato l’opzione uno si è trovato un’attesa dai 19 ai 30 minuti, a seconda dei diversi momenti della giornata. E quando è riuscito a interloquire con una voce, ha trovato agende bloccate, senza una sufficiente proiezione nel futuro, o con spazi disponibili a mesi e mesi di distanza o dall’altra parte del Piemonte. Davvero dopo mesi di segnalazioni non si riesce nemmeno a confinare all’interno del quadrante la possibilità di vista?

I risultati piemontesi nella campagna vaccinale sono mediocri e non giustificano la riduzione drastica dei servizi sanitari ai cittadini, da quelli legati al tracciamento, alle visite specialistiche nuovamente interrotte e ai presidi territoriali chiusi. In calce riportiamo alcuni dati, con le relative fonti, che ci dicono come sta andando la campagna vaccinale piemontese e dimostrano che privilegiare la campagna vaccinale su tutto il resto non solo è sbagliato, ma non ha prodotto grandi risultati.

 

Alcuni dati da fonti autonome sulle performance della campagna vaccinale

Secondo Gimbe:

– Siamo la dodicesima regione per popolazione vaccinata con almeno una dose (81,1%), sotto la media italiana (81,3%);

– Con il 77,2% di popolazione che ha ricevuto la seconda dose, siamo nuovamente la dodicesima regione in Italia (media italiana 78,1%).

– Siamo ottavi in Italia per percentuale di popolazione over 50 che non ha ricevuto neanche una dose (8,2%), contro una media nazionale del 7%. Non è il caso di far notare che, in questo caso, sarebbe molto meglio stare sotto la media nazionale, ovviamente.

Secondo il Governo:

– Il Piemonte è decimo per percentuale di dosi somministrate rispetto a quelle consegnate col 97,1%.

Secondo i dati de Il Sole 24 ore:

–  Siamo decimi per % di platea vaccinata che ha ricevuto la terza dose, col 34,51%.

– Col 17% della popolazione non vaccinata, il Piemonte è sopra la media nazionale del 16,4%. Anche in questo caso, sarebbe auspicabile stare sotto la media nazionale.

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