Ospedali di Comunità e Case della Comunità per il Piemonte: li prevede il Recovery Fund

Il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (leggi il documento qui) approvato lo scorso 12 Gennaio dal Consiglio dei Ministri chiede che entro il 2022 si produca un action plan con l’identificazione di Ospedali di Comunità (uno ogni 80.000 abitanti) e di Case della Comunità (una ogni 24.500 abitanti). Una vera e propria rivoluzione di cui nessuno parla. Per il Piemonte questi numeri si traducono in 55 Ospedali di Comunità e 180 Case della Comunità.

“Rischiamo di perdere una grande opportunità di rilancio del nostro sistema sanitario. Senza un piano regionale che preveda il potenziamento dell’assistenza territoriale il Piemonte rischia di perdere l’occasione offerta dal Piano Nazionale che prevede, per la sola missione “Salute”, investimenti per oltre 20 miliardi di euro.  Ma se non partiamo subito e senza una programmazione costruita con i territori rischiamo di arrivare tardi o di accettare soluzioni calate dall’alto”. Un allarme lanciato dal vicepresidente della Commissione Sanità in Regione Piemonte, Domenico Rossi. 

Al Piemonte, infatti, manca un Piano socio-sanitario dal 2015, ma il PNRR destina 7 miliardi puntando su Case della Comunità e ospedali della Comunità oltre che sul potenziamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), con l’obiettivo di integrare servizi sanitari e socio-sanitari e servizi territoriali e ospedalieri. Gli effetti della pandemia da Sars Cov2 hanno dimostrato drammaticamente che una sanità territoriale debole trasforma l’intero sistema sanitario in un gigante dai piedi di argilla. “Abbiamo l’occasione per ridisegnare nel suo complesso la sanità regionale che non possiamo perdere – afferma il consigliere Dem – ma non c’è tempo da perdere perché la road map del PNRR è chiara: la programmazione dovrà essere ultimata entro il 2022 per poi realizzare la rete entro il 2026. Per questo ho presentato una mozione (leggi il testo qui) che impegna la Giunta a procedere in tal senso, con l’attenzione di prevedere un parallelo piano costruito su tre elementi chiave: più territorio, più domiciliarità e più assunzioni, fondamentali per dare gambe al rinnovato sistema sanitario”. 

Il Piano Nazionale prevede lo stanziamento di 4 miliardi per le Case della Comunità, 2 miliardi per gli Ospedali di Comunità e uno per il potenziamento dell’ADI. Quante risorse sarebbero destinate al Piemonte? “Possiamo ipotizzare – chiarisce Rossi – uno stanziamento di circa 500 milioni di euro per la nostra Regione per potenziare la rete di Case della Comunità, ovvero strutture di prossimità per servizi di assistenza primaria di natura sanitaria, sociosanitaria e sociale, già presente sul territorio, e la realizzazione di Ospedali di Comunità”. Un investimento, quest’ultimo, sui presidi sanitari a degenza breve, che svolgono una funzione “intermedia” tra il domicilio e il ricovero ospedaliero al fine di sgravare l’ospedale da prestazioni di bassa complessità, che assume un valore particolare in Piemonte. “Pensiamo a quei piccoli ospedali che sono stati dismessi o ridimensionati negli ultimi anni, tornerebbero ad erogare servizi spesso per i territori a partire dalle comunità che risultano più isolate” spiega il vicepresidente della Commissione Sanità.  

“Per il novarese – conclude Rossi – si tratta di un’occasione per riprendere in mano vecchi progetti, ma ancora necessari come il Poliambulatorio di Oleggio, oppure per aprire una discussione seria sul futuro della sede distaccata di Galliate dell’Ospedale Maggiore e sul vecchio Ospedale di Arona. Ma anche nel resto del Piemonte non mancano strutture che potrebbero beneficiare delle risorse del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. Penso al vecchio ospedale di Gattinara, l’ex Ospedale di Varallo, il Maria Adelaide di Torino, alla riconversione degli ospedali di Carmagnola o di Chieri nell’ottica della realizzazione del nuovo ospedale di Moncalieri, e ancora le strutture di Alba o Bra“.

 

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