L’equità non abita in Piemonte

Questa mattina, durante il Consiglio Regionale convocato per la prima volta nel week-end grazie alla incisiva attività delle opposizioni, si è svolta la discussione generale sul bilancio di assestamento della Regione Piemonte, con il quale Cirio e la destra a trazione FDI, aumentano l’IRPEF al ceto medio Piemontese. Ma mentre si aumentano le imposte per lavoratori e pensionati che guadagnano tra i 15.000 e i 50.000 euro, si tralascia la lotta all’evasione fiscale e si lasciano indisturbati i grandi colossi che generano profitti. Di seguito il testo e il video del mio intervento.

Presidente, colleghe e colleghi,

Facciamo un esperimento. Immagiamo di tornare indietro nel tempo, al 2015. Gli Stati Uniti, sotto la guida del Presidente Obama, decidono di colpire l’Europa con dazi unilaterali del 15%. Le imprese italiane vengono penalizzate. I distretti industriali del Piemonte entrano in crisi.

Immaginiamo che, invece di alzare la voce per difendere le famiglie e le aziende, il Governo Renzi avesse detto: “È un buon accordo. Meglio non litigare con Obama.”

E immaginiamo che in quel contesto il Presidente Chiamparino, qui in Piemonte, avesse risposto aumentando l’IRPEF al ceto medio. Proprio a chi guadagna 28.000 euro lordi l’anno.

Ora vi chiedo: che cosa avrebbe fatto il centrodestra all’opposizione?

Provo a fare un’ipotesi: urla, richieste di dimissioni a tutti i livelli, impeachment, social impazziti. Le sento le urla dei “paladini del popolo tartassato”, dei difensori della sovranità, dei nemici delle élite globali.

Ma oggi?

Oggi accade esattamente questo. Con una differenza sostanziale: oggi governate voi.

Negli Stati Uniti c’è Trump, che ha dichiarato una guerra commerciale unilaterale all’Europa. Solo con il crollo delle borse di questi giorni sono stati cruciati 269 miliardi.

A Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni, che ha come preoccupazione principale quella di non infastidire Trump.

E qui in Piemonte c’è il Presidente Cirio, una maggioranza di centro-destra, a guida FDI, che fa finta che tutto questo non stia succedendo, che non si preoccupa della deindustrializzazione del Piemonte e che aumenta l’IRPEF al ceto medio piemontese, per rispondere a una riforma del governo Meloni. Lo fa ad Agosto, sperando che meno gente possibile se ne accorga.

Fate tutto questo alzando un muro contro le proposte delle opposizioni. Vi abbiamo chiesto una cosa semplice: non facciamo ricadere i sacrifici sempre sugli stessi, su quei lavoratori dipendenti e pensionati che già pagano la maggior parte delle tasse in Italia e in Piemonte. Vi abbiamo chiesto di lavorare meglio sull’evasione fiscale. Durante la discussione sul rendiconto, è emersa la cifra monstre sul bollo non riscosso: 325 milioni di euro, 423 milioni per l’IRAP, 307 di addizionale IRPEF (solo dal 2021 al 2023). Solo il bollo vale più di due volte il valore di questa manovra sull’IRPEF. Una cifra con cui risolveremmo il problema della non-autosufficienza e con la quale potremmo riaprire le linee soppresse e migliorare i servizi per i piemontesi. Invece l’assessore l’altro giorno ha detto che l’amministrazione regionale “dialoga con i cittadini che non pagano il bollo”, glielo chiede con gentilezza. Noi non siamo contrari alla gentilezza… anzi… ci piacerebbe, però, che fosse accompagnata da un maggiore rigore. Lo stesso che sentiamo richiamare sempre quando si parla di migranti o di detenuti. Lì la gentilezza non viene evocata. Qualcuno non vota e altri servono per prendere i voti. Allora si può essere meno gentili. Ma il tema qui è uno solo: se vogliamo che si paghino meno tasse, allora dobbiamo esigere che tutti facciano la propria parte. Tutti. Fino a quando pagheranno in pochi allora le tasse saranno alte.  Vale soprattutto a livello nazionale – in Italia ci sono ancora 90 miliardi di evasione fiscale ogni anno – ma vale anche qui in regione.

Io, a differenza della propaganda che mette in campo la destra, non sono tra coloro che pensa che le tasse siano sbagliate a prescindere: le tasse sono l’unico modo con cui uno stato riesce a garantire i servizi per tutti, a partire da sanità, scuola, strade. Sono anche tra coloro, però, che crede nel principio chiaro della progressività fiscale, presente nella nostra costituzione

E’ un principio semplice e giusto: chi guadagna di più paga di più, chi guadagna di meno contribuisce di meno.

E in regione? è così? Tutti contribuiscono “in ragione della loro capacità” o in ragione dei guadagni? Ho fatto delle verifiche e mi sono accorto di alcune cose che ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto di fronte a questa manovra.

Parliamo ad esempio degli oneri estrattivi che i cavatori devono pagare quando scavano e prelevano materiale. Il Piemonte è tra le regioni che ha gli oneri più bassi tra le regioni del Nord. Per la sabbia e ghiaia mentre in Piemonte le aziende pagano 0,51 euro al metro cubo in Lombardia pagano 0,80 centesimi. Per le pietre ornamentali (granito, ad esempio) da noi si pagano 0,85 centesimi mentre in Lombardia 6 euro e in Veneto 1,63 euro.

Se in Piemonte applicassimo le tariffe della Lombardia avremmo un gettito annuo superiore di 4,8 milioni di euro in più per il Piemonte.

Lo stesso vale per le acque minerali. Le aziende che hanno in concessione le sorgenti e imbottigliano l’acqua per poi venderla devono pagare un canone. Anche questo, in Piemonte, è tra i più bassi tra le regioni del Nord. Se applicassimo le tariffe del Veneto avremmo circa 2 milioni di euro di entrate in più.

E poi ci sono i grandi gruppi della logistica e dell’e-commerce. Su questo c’è un emendamento che condividiamo: aumentiamo l’IRAP regionale a queste tipologie di aziende. Parliamo ancora di diversi milioni possibili.

Come PD vi chiediamo di lavorare su questo prima di toccare ancora una volta le lavoratrici e lavoratori, prima di toccare le famiglie e il ceto medio. Ci sono settori che in questi anni hanno fatto profitti pagando meno dei loro concorrenti delle regioni limitrofe. Occorre prima chiedere loro un sacrificio. E questa volta non accetterò la solita risposta “voci ce l’avete con le aziende. Avete un pregiudizio anti-imprenditoriale”. Primo perché non è vero. Crediamo nell’impresa e chi genera lavoro. Ma nello stesso tempo crediamo che l’impresa debba contribuire a sostenere i bilanci pubblici, soprattutto quando usa beni comuni come il suolo e l’acqua. 

Secondo perché chi ci accusa di questo pensa davvero che Lombardia e Veneto ce l’abbiano con le imprese? Eppure sono governate dalla destra. 

Se vale questo punto di vista forse dovremmo noi pensare che siete voi ad avere un pregiudizio contro i lavoratori dipendenti? 

La verità è molto più semplice: il Piemonte chiede troppo poco a questi settori perché chi governa da noi, a differenza delle altre regioni, anche governate dalla destra, ha un atteggiamento di eccessiva disponibilità e accondiscendenza, ma non si fa problemi a chiedere altri sacrifici al ceto medio. Questo lo riteniamo sbagliato.

Per questo motivo vi chiediamo, con i nostri emendamenti, di alzare le richieste nei confronti di chi in questi anni ha guadagnato sfruttando beni comuni come il suolo e l’acqua o nei confronti dei grandi colossi della logistica e dell’e-commerce. 

Se non accetterete le nostre proposte questa manovra sarà ancora più iniqua. 

Colpisce il ceto medio: insegnanti, impiegati, tecnici, operai.

Persone che guadagnano tra i 1.100 e i 2.500 euro al mese.

Sono quelli che pagano tutte le tasse. Quelli che non possono evadere.

Nel 2024 il reddito medio in Italia era di 23.940 euro lordi. In Piemonte 25.200 euro.

E voi aumentate l’IRPEF proprio a loro.

Parliamo di aumenti fino a 106 euro all’anno. Per una famiglia per chi paga un mutuo, per chi ha una figlia all’università, fanno la differenza.

Ci dite che “siete obbligati”. Io vi credo. Ma da chi siete obbligati?

Dalla Presidente  Meloni, che con la riforma degli scaglioni IRPEF farà mancare al Piemonte 150 milioni all’anno.

È una partita tutta interna alla destra: Trump dichiara la guerra commerciale, Meloni resta in silenzio, Cirio alza le tasse.

Dunque la domanda è semplice:

Perché chiedere i sacrifici sempre e solo i lavoratori, le famiglie, i pensionati?

Perché non chiedere un contributo a chi ha fatto profitti, spesso maggiori che in Lombardia o Veneto, pur pagando meno?

Con 10 o 15 milioni in più all’anno potremmo:

– dare una risposta a migliaia di anziani non autosufficienti,

– rafforzare l’assistenza domiciliare,

– aprire ambulatori serali e nei weekend,

– ridurre le liste d’attesa.

Non è solo una questione di numeri. È una questione di priorità.

Voi dite di essere con il popolo, ma poi difendete Trump, proteggete i giganti dell’economia e aumentate le tasse al ceto medio.

Noi stiamo da un’altra parte.

Dalla parte di chi ogni giorno lavora, paga le tasse e manda avanti questa Regione.

Dalla parte di chi chiede equità, non privilegi.

Dalla parte della Costituzione.

E finché avremo voce, la useremo.

Con responsabilità, ma con determinazione.

Perché il dovere delle istituzioni non è accontentare i forti, ma governare la società dando priorità a chi è più debole, a chi ha meno mezzi.

Diceva don Lorenzo Milani che “Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori”.

È per loro che serve la politica. Ed è per loro che continueremo a batterci.

Pubblicato in Cave, Interventi in aula, Regione Piemonte.

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