Intervista pubblicata su Repubblica – Torino il 24/03/2027 (di Andrea Gatta)
Si brinda nella sede Pd di via Coppino. La capogruppo in Regione Gianna Pentenero versa spumante nei bicchieri, parlamentari, consiglieri regionali e comunali, dirigenti di partito esultano e applaudono. «Il Piemonte è l’unica delle grandi regioni del Nord governate dalla destra in cui ha vinto il No» osserva il segretario regionale Domenico Rossi, che si sposta giusto di qualche passo, nella stanza a fianco, per riuscire a farsi sentire fra cori e festeggiamenti. Come tutti non si aspettava, è chiaro, un successo simile.
Segretario, quanto di questo risultato è un messaggio per il centrodestra?
«È una bocciatura politica nei loro confronti, in un contesto che pure all’inizio vedeva il Sì in vantaggio. Vuol dire che la campagna elettorale ha fatto la differenza. Per carità, non la abbiamo fatta solo noi, ci sono stati gli altri partiti, i sindacati, il terzo settore, l’associazionismo, i magistrati. Una coralità che ha pagato, sia sul tema sia sul metodo: la Costituzione non si cambia in maniera unilaterale e gli esecutivi che tentano di eccedere non piacciono. Il governo ha fatto una campagna molto aggressiva, con Fratelli d’Italia in particolare, Meloni ci ha messo la faccia in prima persona».
E quindi per il centrosinistra cosa significa?
«Che a questo punto tocca a noi. Credo che serva unità, responsabilità, capacità di costruire un progetto chiaro, autorevole, che parli effettivamente ai cittadini, facendo un’alleanza con tutti i mondi che vogliono un paese guidato diversamente».
In Piemonte il NO ha vinto anche in capoluoghi come Novara e Asti dove siete all’opposizione.
«Vuol dire che lo spazio c’è, perché se si fa una proposta autorevole, chiara, vincente ci sono tanti cittadini che sono disposti a cambiare idea e non hanno un voto fisso. Questo secondo me deve davvero richiamarci a fare un lavoro attento, a non dare nulla per scontato e a lavorare al meglio».
È il segnale che il Piemonte è realmente contendibile?
«Tutta la dirigenza che governa la Regione ha fatto una campagna esplicita per il Sì e quindi è chiaro che il messaggio non arriva solo a Meloni ma anche alla classe politica regionale e a Cirio. Ovviamente questo ci fa sperare nel fatto che anche la Regione Piemonte, se stiamo tutti insieme, diventa una partita che possiamo vincere. Ma io questo lo dico da sempre».
Non è il caso di pensare, se non già a un candidato, almeno a un progetto comune di tutto il centrosinistra per il 2029? O a prima, se Cirio dovesse pensare di lasciare per andare a Roma?
«Realisticamente il capitolo Regione si aprirà dopo che avremo affrontato le amministrative e le politiche del 2027. Occorre fare un passo alla volta perché l’esito delle politiche e delle amministrative cambierà completamente lo scenario in un modo o nell’altro. È chiaro che vogliamo lavorare in senso unitario e con responsabilità al 2027. Facciamo del nostro meglio per portare a casa quello che dobbiamo portare a casa e poi apriamo la partita delle regionali. Sempre nello spirito unitario».