La vicenda dell’allontanamento del commissario Schael è emblematica del malgoverno della sanità piemontese da parte della Giunta Cirio: continui annunci, tanta confusione, scarso ascolto, ma soprattutto pochissimi risultati.
Il dott. Schael parla di “forzatura”, ma tutta la vicenda, a partire dalla nomina, lo è. L’allontanamento dopo pochi mesi sancisce solo l’ennesimo fallimento dell’assessore Riboldi. La decisione di optare per un commissario nominato direttamente dalla Regione, bypassando l’Università, è stata una forzatura che non ha portato nessun risultato. E ancora nessuno ha spiegato come mai, a parità di condizioni, prima serviva un commissario e oggi, invece, va bene un direttore generale.
In una recente intervista Riboldi ha detto che non sopporta “gli allenatori del lunedì”, ma qui il problema è diventato l’allenatore della domenica, che pur avendo una squadra di campioni (il personale), rischia di perdere il campionato.
La sanità piemontese non si può governare con arroganza, servono responsabilità, programmazione e capacità di dialogo con tutti i soggetti coinvolti. Le scelte condivise sono più solide e hanno maggiore possibilità di reggere nel tempo.
Come fa un’azienda importante come la Città della Salute di Torino a essere governata se si cambiano tre direttori generali in un anno? Così si lascia il più grande ospedale del Piemonte senza una guida solida.
L’assessore deve passare dal caos alla programmazione. E questo non riguarda solo gli avvicendamenti alla direzione: basti pensare alla nuova azienda del Regina Margherita, ancora senza nessun dipendente o all’incertezza di questi mesi sul futuro del Sant’Anna e i lavoratori del 118. Gli esempi sarebbero tanti, purtroppo, e non riguardano solo Torino.
Ci auguriamo che il nuovo direttore venga messo nella condizione di lavorare per un periodo lungo, necessario ad affrontare i tanti problemi che ricadono sui pazienti e sul personale. Manca ancora la firma al bilancio del 2024 e alcuni passaggi della lettera di Shael non possono essere ignorati come quelli sul fronte della legalità e trasparenza o quello della sicurezza dei lavoratori.
Serve una svolta anche sul piano socio-sanitario: un documento più volte annunciato e nel quale, oggi che finalmente ne abbiamo una prima versione, mancano le risposte principali di cui i piemontesi hanno bisogno.
Urge un cambio di passo per rendere la sanità attrattiva verso i professionisti e capace di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. Altrimenti sempre più persone saranno costrette a rinunciare alle cure. E questo è inaccettabile.
