Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri,
i fatti avvenuti sabato scorso a Torino richiedono da parte di quest’Aula una riflessione profonda, che sappia distinguere nettamente tra il dovere della fermezza contro la violenza e la responsabilità della politica di non alimentare derive autoritarie.
Il Partito Democratico ha condannato e condanna, senza alcuna ambiguità, le violenze messe in campo da gruppi organizzati. Si è trattato di comportamenti criminali che non solo offendono la nostra città, ma danneggiano politicamente le cause di chi manifesta pacificamente, offrendo il fianco a chi vorrebbe trasformare l’Italia in un laboratorio di repressione. Esprimiamo ancora una volta la nostra piena solidarietà ai giornalisti aggrediti e agli operatori delle Forze dell’Ordine feriti, ai quali il Sindaco Lo Russo e le delegazioni del nostro partito hanno già portato vicinanza personale.
Tuttavia, Presidente, dobbiamo respingere con forza il tentativo della destra di governo di criminalizzare un’intera piazza. Sabato c’erano decine di migliaia di cittadini, moltissimi giovani, che esercitavano un diritto costituzionale incomprimibile per dare voce a istanze reali che non si possono rimuovere dal dibattito. Confondere questi cittadini con i professionisti dello scontro è un’operazione intellettualmente disonesta e politicamente pericolosa e serve anche a coprire i fallimenti di Piantedosi, che sono sotto gli occhi di tutti. Avete chiesto le dimissioni di Lamorgese ad ogni problema che si verificava nel paese. Ora? Non è più responsabilità del viminale la violenza o la criminalità. quando governate la colpa diventa di altri. Anche su quanto accaduto a Torino è il ministro che poteva e doveva fare di più. Ci sono falle evidenti che sono ricadute anche sugli operatori di polizia oltre che sulla città.
Se sulla condanna della violenza e la solidarietà possiamo dire che esiste, per fortuna, un terreno comune. Non potrebbe essere diversamente. Sul resto cominciano, invece, le differenze. Che sono profonde e riguardano la visione della società.
La sicurezza, colleghi, non si fa con la “moltiplicazione delle figure di reato”, che serve solo a eludere le domande chiave. Si fa con gli investimenti. Come denunciato dal PD e ribadito durante tutte le inaugurazioni degli anni giudiziari di questi giorni: mancano mezzi, mancano assunzioni nelle forze di polizia, mancano organici nei tribunali e nelle procure.
Il vero fallimento della destra è scaricare il costo di un’assenza di strategia chiara sui singoli poliziotti e sui cittadini pacifici. Noi diciamo no a una gestione autoritaria che insegue il consenso elettorale delegittimando il dissenso e anche le altre istituzioni.
Oggi, su La Repubblica, l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli ha espresso parole che dovrebbero far riflettere questo Consiglio e il Ministro Piantedosi. Gabrielli definisce le proposte del governo – come il fermo preventivo e lo scudo penale – per quello che sono: “fumo negli occhi” e “propaganda securitaria a finanza zero”.
Come sottolineato da Gabrielli, la gestione dell’ordine pubblico non è una “formula da talk show”, ma un sapere professionale che si fonda sull’equilibrio e sulla responsabilità democratica. Invece di evocare scenari eversivi per giustificare provvedimenti eccezionali, il Ministro dovrebbe spiegare perché non si è stati in grado di isolare chi, deliberatamente, era giunto in città per cercare lo scontro, nonostante la loro presenza fosse ampiamente nota.
E’ grave e pericoloso trascinare le forze dell’ordine in un dibattito da continua campagna elettorale. Le forze di polizia sono patrimonio dello Stato e non dei partiti. Il monopolio della forza è uno degli aspetti più delicati nella vita democratica. Vediamo che cosa succede nel mondo laddove la polizia viene usata come milizia di parte: si creano fratture istituzionali pericolose e si genera ingiustizia soprattutto verso i più deboli. E mi riferisco, chiaramente, all’ICE di Donald Trump. Sono certo che nessuno in quest’aula vorrebbe una società in cui si uccidono cittadini innocenti e disarmati in strada.
Su questi temi non si scherza.
Per questo chiediamo serietà e lungimiranza. Vercellotti chiede rispetto della legge rigorosa: certo, siamo d’accordo. Ma vale sempre! Vale per Casa Pound, ad esempio: quando la sgomberate? Vale quando ci sono sentenze che non vi piacciono e che bollate come “di parte” e che buttate in pasto alla gogna social. Vale nel caso Cucchi, nel quale sentenze passate in giudicato hanno condannato due carabinieri per omicidio preterintenzionale, ma voi non avete avuto scrupoli a inserire l’immagine di sua sorella nel cartello che avete esposto poco fa.
L’articolo 1 della costituzione è chiaro: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“. Limiti a cui è sottoposto anche l’esecutivo, anche se non vi piace.
Se avete a cuore davvero il Paese, uscite dalla propaganda continua e metta in campo vere politiche di sicurezza.
Investimenti reali per la magistratura, le forze di polizia e il sistema carcerario.
- Sostegno ai Comuni per politiche di rigenerazione urbana e coesione sociale.
- Interventi educativi e giovanili, perché la sicurezza si costruisce prevenendo il disagio, non solo reprimendo il dissenso.
Torino, il Piemonte e l’Italia hanno una storia di democrazia e libertà. Non permetteremo che diventi il terreno di scontro sistematico di una minoranza violenta, ma nemmeno il palcoscenico per esperimenti repressivi di un governo che vorrebbe tutti allineati. La sicurezza non si persegue a scapito delle libertà costituzionali.