Al via la conferenza di co-pianificazione del PRAE. Il territorio chiamato a programmare il futuro 

Sono passati 4 anni, era il novembre 2016, dall’approvazione della Legge 23 ‘Disciplina delle attività estrattive: disposizioni in materia di cave’ e, finalmente, il prossimo 28 ottobre è fissata la prima convocazione della conferenza di co-pianificazione per la redazione del PRAE (Piano Regionale delle Attività Estrattive) previsto dalla normativa.

“Un passaggio determinante che più volte ho sollecitato in consiglio ed in commissione: attraverso questo documento si definisce, infatti, l’equilibrio fra territorio, ambiente, paesaggio e attività estrattiva con la possibilità di orientare quest’ultima verso il recupero degli aggregati riciclati e l’ottimizzazione delle riqualificazioni ambientali” dichiara il Consigliere Domenico Rossi, primo firmatario della Legge 23/2016.  

Il PRAE determinerà il quadro di riferimento unitario del comparto cave raccordandosi con gli altri piani regionali e superando la pianificazione provinciale, mai avviata con eccezione del PAEP Provincia di Novara, e i singolo Piani Regolatori. “La conferenza rappresenta un’opportunità perché consentirà ai Comuni di identificare le aree dove saranno concesse attività di cava e le soglie dei quantitativi estraibili in base ai fabbisogni di mercato, ma anche le possibilità di ampliamento e riqualificazione dei siti esistenti. In altre parole si tratta di definire il “quanto” e il “come” dei prossimi anni in base ai fabbisogni reali” spiega il consigliere Democratico 

“Considerato che le previsioni del PRAE sono sovraordinate rispetto ai piani regolatori comunali invito gli amministratori locali a rivolgere la massima attenzione al percorso di copianificazione. L’ideale sarebbe superare il solo livello comunale nel tentativo di mettere insieme le diverse esigenze all’interno di una visione di insieme: si tratta, infatti, di un appuntamento cruciale per il Piemonte” sottolinea Rossi. “Lo è per tutti quei territori che non hanno mai avuto una pianificazione e che ora possono costruirla insieme con la Regione, ma anche per chi, come il novarese, è già dotato di un piano provinciale. Il piano regionale, infatti, da la possibilità di verificare quanto successo negli anni scorsi e programmare al meglio i prossimi dieci anni, in un contesto ambientale ed economico profondamente mutato” conclude Rossi ricordando che “nel confronto per la redazione del piano c’è lo spazio per far emergere una visione di futuro in cui si bilancino tutela ambientale, paesaggistica e crescita economica: un punto di partenza per ridisegnare intere aree e pensare ad un nuovo modello di sviluppo”.  

 

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