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Festa dell’Unità: da qui si costruisce l’alternativa alla destra

Qui di seguito il mio discorso di apertura della Festa dell’Unità di Torino

Durante questa festa faremo tante cose: staremo insieme prima di tutto. Elemento fondamentale quello della festa per ogni comunità. Ancora di più nei momenti difficili perché c’è bisogno di idee, ma anche di emozioni e di riconoscimento reciproco. Sentire che abbiamo un progetto condiviso e che stiamo condividendo una cosa difficile, ma bella. Senza questo le idee  fanno fatica a camminare.

Incontreremo i nostri militanti, i cittadini. I nostri dirigenti nazionali. E discuteremo. Cercando di analizzare i problemi ed elaborare proposte per superarli. L’obiettivo della politica è sempre lo stesso: fare in modo che sempre più persone stiano meglio.

Incontreremo anche i rappresentanti delle altre forze politiche e civiche. Lo ribadisco da tempo: nonostante sia un’epoca in cui prevalgono narcisismi e ragionamenti orientati alla massimizzazione dell’utilità delle singole parti, questo non cancella quella che è sia necessità sia un dovere: l’unità. Quando non c’è è compito delle classi dirigenti costruirla.

Questa estate ho riletto le parole di Pepe Mujica pubblicate nel libro “La felicità al potere” (Edizioni EIR, 2014). Parlando degli anni ‘80, quando la democrazia era da poco tornata in Uruguay, richiama la necessità dell’unità.

“Bisogna imparare a tollerarsi, a negoziare e a unirsi. La disgrazia della sinistra è che non riesce a unirsi. […]

L’esperienza ci ha insegnato che chi se ne va perde. Chi richiede questa unità è la massa; ci siamo trasformati in un’alternativa reale perché la gente accompagna solo chi crede essere forte, sostiene solo chi le offre l’impressione di poter fare veramente qualcosa. Per essere forti, i deboli devono unire molti pezzi, ma per questo devi essere aperto, tollerante, negoziatore, e avere programmi minimi, medi. Ci si deve accordare su misure più piccole, di volta in volta. Bisogna abituarsi a camminare insieme, poi questa abitudine si trasformerà in tradizione”.

Di fronte alle sfide elettorali che ci aspettano non possiamo non guardare in faccia alla realtà e ascoltare le parole di Mujica che non ha remore nel sottolineare che “Il problema della sinistra è sempre stata la questione dell’unità”.

Il nostro orizzonte non può che essere quello di allargare il fronte dei soggetti politici e civici che si oppongono al governo della destra in Regione e a livello nazionale. Un’alleanza il più possibile ampia e coesa. Che comunichi forza e convinzione a partire dai problemi reali dei cittadini. Lo ribadisco ancora una volta, sarebbe da irresponsabili non farla perché la partita è aperta, perché il nostro compito è quello di dare ai piemontesi un’alternativa concreta alla drammatica gestione che la destra ha fatto del Piemonte negli ultimi cinque anni. 

Mi rivolgo a tutti i potenziali alleati, lo faccio di nuovo con le parole di Mujica: “Uno si deve chiedere se il radicalismo gli serve o no, se gli è utile per raggiungere i propri obiettivi o per marcarli; perché, altrimenti, se il radicalismo servirà soltanto ad indebolirlo, a metterlo in situazione di impossibilità di azione, potrà essere contento dell’immagine che offrirà agli altri ma non gioverà realmente a nessuno. Ogni caso è diverso, ma credo che nella sinistra sia necessario avere una grande apertura, un grande pragmatismo, e non stare sempre a temere quel che serve per raggiungere degli obiettivi, rinunciando così a fare, perché quegli obiettivi, magari minimi, magari lontani dall’ideale, sono comunque preziosi e, soprattutto raggiungibili”.

Quale obiettivi si possono raggiungere nell’affrontare la sfida elettorale in ordine sparso?
Aumentare i voti della singola forza politica? A chi giova?
Garantirsi qualche consigliere regionale in più?
Dobbiamo mettere al centro gli interessi dei piemontesi. E per farlo dobbiamo costruire le condizioni per l’unità. Noi ci siamo.


Sta nascendo una coalizione di centrosinistra che può giocarsi la partita con idee, progettualità e programmi condivisi. Il tema del salario minimo, della centralità del lavoro vede i partiti alternativi alla destra dialogare a livello nazionale. In consiglio regionale da anni lavoriamo fianco a fianco con i colleghi del Movimento 5 stelle, su temi comuni che possono diventare la base di un programma condiviso, a partire dalla sanità. Le condizioni per affrontare la sfida elettorale insieme ci sono tutte. Bisogna volerlo.

Chi sceglie di non sedersi al tavolo lo fa a discapito dei piemontesi. Di fatto dice al proprio elettorato che in Piemonte va bene così, che non c’è un’alternativa a questa destra mentre, invece, sotto gli occhi di tutti la mala gestione della sanità pubblica, la mancanza di investimenti sul trasporto pubblico locale, il disinteresse verso la tutela del suolo, la marginalità riservata al tema dell’economia circolare e della transizione ecologica, la mancanza di una visione che tenga insieme sviluppo e cura dei più fragili. 

Il Partito Democratico è il perno della coalizione alternativa alla destra. Con responsabilità spenderemo ogni energia per allargare e consolidare la coalizione: apriamoci al confronto con pragmatismo e senso di responsabilità. 

Si può fare. Ed è nostro dovere farlo.

 

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