No Giorgia, per la democrazia non bastano le elezioni!

Dopo la risoluzione del Parlamento europeo (che Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di non votare) con la quale si mette nero su bianco che in Ungheria siamo di fronte a un’autocrazia elettorale che mina in valori fondanti dell’UE, arrivano anche le sanzioni, con la proposta di sospendere i finanziamenti verso l’Ungheria per 7,5 miliardi di euro. 

Orban ha definito tutto questo “uno scherzo”, ma la reazione su cui dovremmo tutti soffermarci è quella di Giorgia Meloni, che afferma che l’Ungheria è una democrazia perché Orban ha vinto le elezioni. Senza scomodare la storia del XX secolo, non occorre essere dei docenti universitari di diritto costituzionale per sapere che non bastano le elezioni per definire un regime democratico. Tanti dittatori sono stati eletti nel passato o passano dal voto anche nel presente. 

Piuttosto bisogna guardare a “che cosa ci fai” con i voti presi una volta al governo ma, soprattutto, quanto il potere, in particolare quello esecutivo, è limitato. 

Nel primo caso prendere i voti non ti autorizza a comprimere i diritti delle minoranze, chiudere i giornali non allineati e a soffocare nella violenza gli oppositori. Nel secondo va valutata quella che da qualche secolo si chiama “separazione dei poteri”.
Nel 1784, Montesquieu scriveva: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere“, e da queste considerazioni era nata la teoria per cui in democrazia potere esecutivo, legislativo e giudiziario sono separati. E in Ungheria è passata una riforma della Costituzione che di fatto porta parte del sistema giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo.

E’ chiaro che la Meloni ha in mente quel tipo di società e si sente più legata ai valori di Orban che a quelli dell’UE. So che c’è un nucleo di persone che vota FDI perché condivide tutto questo, ma sono altrettanto convinto che buona parte di coloro che stanno pensando di votarla per la prima volta, il cosiddetto “elettorato mobile”, non è consapevole fino in fondo di tutto questo. Mi auguro che questi cittadini e tutti coloro che stanno pensando di votare FDI perché Meloni “è nuova” (è in Parlamento da 16 anni e ha fatto il ministro dal 2008 al 2011) o perché “bisogna provare tutti” si rendano conto che sarebbe un grave errore e che il 25 settembre rischia di essere un’elezione che i nostri figli studieranno sui libri di storia.

In questi ultimi giorni che ci separano dal voto cerchiamo e convinciamo più persone possibili a fare la scelta giusta. Nessuno si senta esonerato da questa responsabilità!

 



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