Covid: il punto sui contagi e la campagna vaccinale .

Questa mattina in commissione sanità si è svolta un’informativa sulla situazione epidemiologica e sulla campagna vaccinale. Purtroppo, le modalità online e il poco tempo a disposizione non hanno permesso di approfondire tutti gli aspetti come avremmo voluto e molte domande sono rimaste senza risposta, ma che riproporrò.

SITUAZIONE CONTAGI: L’ANDAMENTO DELLA PANDEMIA

Dal punto di vista epidemiologico la relazione che ci è stata presentata mette in evidenza come, dopo un lungo periodo stazionario, nella settimana del 22-28 febbraio c’è stato un incremento del 45% dei casi rispetto alla settimana precedente, trend che continua in quella attuale (anzi peggiora perché oggi siamo saliti a 2167 nuovi casi contro i 1536 di ieri), in linea con la tendenza nazionale. Questo significa che non dobbiamo tanto preoccuparci di quello che succede lunedì prossimo, ma di quello della settimana successiva.

Anche i dati sui ricoveri e l’occupazione dei posti in terapia intensiva hanno subito un’impennata nell’ultima settimana portandoci vicino alla soglia di attenzione.

Per quanto riguarda le fasce di età si registra un aumento particolare tra le fasce di età 11-13 e 14-18. (leggi qui la relazione completa).

Si tratta probabilmente dell’effetto dell’arrivo delle varianti anche sul nostro territorio. Uso la parola “probabilmente” perché sequenziamo pochi tamponi, ma i dati, anche delle altre regioni, ci devono far pensare che sia così, anche insieme alla velocità del contagio.

CAMPAGNA VACCINALE

Per quanto riguarda la situazione vaccinale alla data di ieri in Piemonte erano state somministrate 424.000 dosi (guarda qui cruscotto completo) di cui 140.000 circa come seconde dosi. Solo poco più del 3% della popolazione ha ricevuto la seconda dose del vaccino e, nonostante il Piemonte continui ad avere una buona performance rispetto alle dosi consegnate esistono elementi di preoccupazione per le prossime settimane legate alla sostenibilità della vaccinazione durante una nuova ondata di contagi.

La prima preoccupazione è sempre la stessa. Si tratta del problema più grande per il Piemonte da inizio pandemia, mai risolto: facciamo pochi tamponi. Aumentano i contagi, ma non aumenta la nostra capacità di tracciamento e continuiamo a farne meno di regioni con caratteristiche simili alle nostre. Negli ultimi 7 giorni ne abbiamo fatti in media circa 20.000 contro i 30.000 di Veneto ed Emilia Romagna. Inoltre dei nostri 20.000 meno di 8.000 sono molecolari, gli unici in grado di individuare le varianti. Su questo la Regione non può più rinviare un cambiamento di passo.

L’altro aspetto riguarda il personale dedicato alla vaccinazione. Ora è costituito soprattutto dalle USCA e da medici e infermieri distaccati per questo compito. Ma di fronte ai contagi che aumentano le USCA dovranno tornare a visitare sul territorio e i medici a occuparsi dei ricoverati, senza tralasciare le visite urgenti che non possono essere bloccate. Chi rimarrà a vaccinare? Ecco perché abbiamo insistito perché si acceleri sul coinvolgimento dei medici di base, dei medici in pensione e dei privati. L’obiettivo dei 20.000 vaccini al giorno annunciato dalla Giunta per marzo ci sembra lontano. Purtroppo anche i rinforzi che dovevano arrivare dal governo sono molto più bassi di quelli attesi: 40 persone su 181 totali previste.

Abbiamo chiesto se è possibile capire con più precisione “dove” avvengono i contagi, ma è un dato non disponibile. Ad oggi la regione non è in grado di ricostruirlo.

Abbiamo anche chiesto come mai non stiamo dosando il titolo anticorpale in chi ha già ricevuto la seconda dose così da avere dei dati in più sulla protezione del vaccino, ma, anche su questo, per ora, non ci sono state fornite risposte.

Rispetto a questa analisi della situazione vorrei dire due parole sulla possibilità di nuove chiusure per le scuole: dobbiamo sperare che le misure messe in campo da settimana prossima contribuiscano a rallentare la velocità del contagio. Diversamente dovremo aspettarci un periodo di DAD più lungo e misure restrittive maggiori. Personalmente vedo poco compatibile la chiusura delle scuole, soprattutto per le fasce dei più piccoli, con l’apertura delle attività commerciali e produttive. Chi sta con i bambini? E anche se dovessero partire i congedi parentali (che dovrebbero essere contestuali), il problema resta. Una chiusura delle scuole (soprattutto per i più piccoli) è compatibile solo con un lockdown che coinvolge anche il resto delle attività. Questo da un punto di vista logistico.

Per gli aspetti socio-educativi mi sembra che, per ora, anche questo governo non stia proponendo un approccio diverso. Anzi il nuovo DPCM, avendo introdotto un parametro matematico preciso (250 casi ogni 100.000 abitanti), di fatto porta a chiusure automatiche. E’ un parametro che il governo ha chiesto al CTS.

L’equilibrio tra difesa della salute, diritto a una crescita armoniosa dei ragazzi e tenuta socio-economica della società è molto fragile e complesso. Io continuo a pensare che, in questa fase, ancor di più con una pandemia che perdura, dobbiamo tutti fare lo sforzo di capire “come fare con il buio”, perché dobbiamo conviverci ancora per un po’.

LEGGI QUI LA RELAZIONE RELATIVA ALL’ANDAMENTO DEI CONTAGI

LEGGI QUI LA RELAZIONE RELATIVA LA CAMPAGNA VACCINALE

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