Presidente Cirio, la situazione è drammatica: servono umiltà e coraggio

Mi auguro che il Presidente Cirio voglia aprire un dialogo schietto e costruttivo che parta dall’analisi degli errori, che innegabilmente ci sono stati in questi mesi, e superi la politica del “abbiamo fatto tutto bene: tutt’altro alla luce degli ultimi dati (+2585 contagiati rispetto a ieri) e la situazione drammatica degli ospedali. Non vorrei, però, che ancora una volta si tenti di scaricare tutte le responsabilità verso il Governo, mentre a livello locale, oltre a negare gli errori, si alimentano divisioni nella società solo per fini elettorali.
I numeri del Piemonte richiederebbero più coraggio al Presidente Cirio che dovrebbe parlare di lockdown come hanno anche richiesto i medici ospedalieri (leggi qui), mentre, al contrario, dobbiamo anche sopportare i suoi assessori schierarsi contro il DPCM che, oramai, è evidente, non è sufficiente a fermare la curva dei contagi. Si demandano sistematicamente al Governo le scelte più impopolari e anche ogni forma di sostegno. Ma le Regioni possono e devono fare meglio, a partire da sanità e trasporti.  

Con i colleghi di tutti i gruppi di minoranza in consiglio regionale, al termine dell’odierna riunione sulla gestione dell’emergenza Covid-19, ho ribadito assoluta disponibilità a collaborare con il Presidente Cirio, con la Giunta e con la maggioranza comprendendo la difficoltà nella gestione dell’emergenza. Non è questo il tempo di alimentare divisioni, ma neppure quello di negare l’evidenza.

Sono i dati, infatti, a dirci che il quadro è drammatico, Cirio se ne faccia una ragione: è inutile rappresentare una realtà diversa, non fa altro che alimentare la frustrazione nella popolazione.

La curva dei ricoveri in terapia intensiva cresce esponenzialmente di settimana in settimana: ieri i ricoverati erano 146, di questo passo nel giro di tre settimane supremo il numero di posti disponibili in tutto il territorio regionale. Una tendenza che porta al collasso del sistema sanitario, se al momento stiamo assistendo al blocco della attività non urgenti presto sarà difficile gestire anche quelle in emergenza.


Anche i dati sui tamponi certificano una gestione discutibile della prevenzione. La media dei tamponi effettuati dal primo settembre ad oggi è la più bassa tra quelle di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. In particolare nella fase iniziale, quando i contagi erano limitati e il contact tracing più semplice e utile, il Piemonte processava un numero irrisorio di tamponi rendendo quindi inefficace il tracciamento che sarebbe stata l’unica strategia per contenere la diffusione del virus. Anche in questo caso, nonostante gli annunci e le rassicurazioni del Presidente, solo a ottobre inoltrato abbiamo raggiunto la quota di 11/12000 tamponi al giorno, mentre prima eravamo decisamente sotto tanto che la media è sempre la più bassa di tutte le altre regioni con caratteristiche simili alla nostra.

Anche la richiesta di aiuto all’esercito conferma il completo fallimento del piano di potenziamento degli ospedali e delle lacune di una catena di comando. Si tratta di condizioni che dall’opposizione abbiamo sempre segnalato nella speranza che si corresse ai ripari: ora la situazione è molto complessa e per uscirne occorre fare squadra, la minoranza c’è con idee e competenze, ora tocca a Cirio guardare in faccia le realtà, imparare ad ascoltare e aprire una nuova fase caratterizzata da meno annunci e maggiore collaborazione.

Da dove partire? E’ condivisibile la decisione di portare la scuola superiore al 100% in DAD, perché è innegabile che i contagi abbiano cominciato a salire due settimane dopo l’inizio della scuola, ma perché non comprendere anche gli studenti della formazione professionale per la parte teorica delle lezioni?
Occorre, come chiedo da marzo, la promozione di protocolli di presa in carico condivisa tra ospedale e territorio così da poter gestire a casa i casi meno gravi. Ad oggi le aziende continuano a lavorare come isole separate. Ci auguriamo che la nomina del dott. Zulian possa aiutare a superare, almeno in parte, le problematiche relative alla catena di comando, ma registriamo che ancora sussistono diversi centri decisionali, con rapporti poco chiari tra di loro.
Altra proposta che ho avanzato è quella di affidare la gestione delle telefonate per il contact tracing ad operatori non sanitari come già accade per CUP e 118. Un modo per liberare personale sanitario da destinare a funzioni specifiche di cura. L’obiezione a tale proposta è relativa ai tempi di realizzazione, ma dobbiamo renderci conto che, purtroppo, dovremo convivere ancora per mesi con il virus. In tal senso mi auguro che, sulla scorta dell’esperienza maturata durante il lockdown, si attivino tutti i percorsi e gli strumenti possibili per tutelare i più fragili: le categorie più a rischio sono, infatti, quelle che maggiormente soffrono la condizione critica in cui stiamo vivendo. A loro va rivolta massima attenzione.

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