Invece di dare priorità alla caccia il Presidente Cirio si occupi di usura e sovraindebitamento

“Ci sono voluti 9 mesi per dare una risposta all’interrogazione con cui chiedevo quali passi avanti si fossero compiuti verso una piena operatività della legge regionale Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di usura, estorsione e sovra indebitamento e quando, finalmente, arriva si tratta di un nulla di fatto…”. Questo il commento del Consigliere Regionale Domenico Rossi che ha interrogato la giunta sulla stipula di di specifici protocolli d’intesa con i tribunali, con gli organismi di conciliazione della crisi e con le fondazioni al fine di erogare fondi a sostegno delle persone che finiscono vittima di racket e usura.

“Era lecito aspettarsi qualcosa di più considerato che la legge è in vigore da tre anni (leggi qui) e che le interlocuzioni con i tribunali risalgono alla precedente amministrazione regionale” spiega Rossi. “Senza questi protocolli non si possono erogare i fondi a bilancio. Mi aspetto che il Presidente Cirio, che anche oggi era assente e ha delegato la risposta all’assessore Marrone, in prima persona  acceleri il dialogo aperto con i Tribunali di Torino e Novara perché senza i protocolli non si possono erogare i fondi previsti dalla norma” aggiunge il consigliere Dem.

“Mentre usciamo lentamente da un’emergenza sanitaria, infatti, entriamo in un territorio pericoloso, quello della crisi sociale ed economica e dobbiamo potenziare le reti protettive, soprattutto verso le fasce più deboli per evitare che  finiscano nelle mani delle mafie” sottolinea Rossi, ricordando gli allarmi e le denunce lanciate dalle Procure di tutta Italia nelle ultime settimane. “Per questo – prosegue – proprio con il Riparti Piemonte avevamo proposto un aumento di 500.000 euro dei fondi per la legge contro l’usura e il sovraindebitamento che la maggioranza ha respinto”. 

“Del resto – conclude Rossi – il centrodestra ha altre priorità, tanto che siamo costretti a dedicare tre giorni di consiglio alla modifica della legge sulla caccia, celata dentro un provvedimento che è collegato alla finanziaria solo nel nome e nel quale non c’è nulla che riguardi i problemi reali dei piemontesi”.

 

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