Nessun futuro per la sanità piemontese senza specializzandi.

Oggi, a Montecitorio, è in corso una proposta sull’imbuto formativo. Venerdì ce ne sarà una anche in piazza Castello a Torino.

Che cos’è?
Provo a spiegarlo in maniera sintetica.
Ogni anno si laureano circa 9000 persone in medicina. Queste persone, per lavorare, devono “specializzarsi”, ma l’accesso alle scuole di specializzazione è a numero chiuso e avviene attraverso il finanziamento di borse di studio.

Il problema è che dal 2013 in avanti ne sono state finanziate meno di 7000 all’anno. Questo ha fatto sì che migliaia di laureati in medicina ogni anno siano rimasti “fuori”, sospesi in un limbo, in attesa di riprovarci l’anno successivo. Alcuni di questi laureati riescono ad andare all’estero (dove poi restano).  Capite benissimo come di fronte a una situazione come questa non abbia alcun senso parlare di un aumento dei posti per accedere alla Laurea in medicina, perché questo significherebbe stringere ulteriormente l’imbuto.  Ma è importante soffermarsi soprattutto sulle conseguenza di questa situazione: molto semplicemente non ci sono specialisti che possono partecipare ai concorsi banditi dalle aziende sanitarie.

Questo, ad esempio, è successo anche nella provincia di Novara.
Si fanno concorsi per assumere personale medico a tempo indeterminato e non partecipa nessuno, perché ci sono più posti che candidati, e questi ultimi scelgono la sede più comoda.
Questo fa sì che i medici che restano a lavorare debbano farsi carico di carichi di lavoro sempre più elevati, con notti, week-e e straordinari non pagati.

Cosa succede in questa situazione?
Che chi può sceglie di andare nel privato o di andare in pensione appena possibile.
E i nostri ospedali e ambulatori sono sempre più vuoti.
Per capirci non si tratta quindi solo di investire sui giovani e sull’istruzione.
Senza borse di studio non c’è servizio sanitario pubblico.
Si tratta di una scelta STRATEGICA.

Non a caso il governo, con il decreto Rilancio ha aumentato di circa 4000 le borse per il 2020.
Non sono sufficienti ad eliminare l’imbuto, ma è la strada giusta da seguire.

In questo quadro le Regioni hanno cominciato a finanziare borse di studio regionali da affiancare a quelle nazionali così da aiutare a colmare il GAP, ma anche perché, considerato che il concorso è nazionale, molti studenti si specializzano e poi cercando di tornare nelle regioni d’origine.  Le borse regionali vincolano la presenza per almeno 5 anni.  Nel 2019 la Toscana ne ha finanziate, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Campania…. Il Piemonte solo 15.

L’assessore Icardi e il Presidente Cirio avevano annunciato mesi fa 35 borse di studio finanziate dalle Fondazioni.
A oggi pare che ce ne sia solo una!

Abbiamo provato sia durante la discussione sul bilancio sia durante la discussione sul Bonus Piemonte a presentare emendamenti per aumentare le borse di studio, così da investire davvero, e non a parole, sul nostro sistema sanitario.
Purtroppo è sempre arrivato un secco “NO”. Senza nemmeno tante spiegazioni. Li abbiamo ripresentati anche nel “Riparti Piemonte”, perché non ci arrendiamo.


Oggi pomeriggio si arriverà al voto…
Cirio e Icardi cambieranno idea?
Noi speriamo di sì. Lo hanno chiesto a gran voce, in questi giorni, anche l’Ordine dei medici piemontesi, rivolgendosi direttamente al Presidente della Regione e all’Assessore alla Sanità. Da mesi le stesse associazioni dei medici specializzandi.

Vi tengo aggiornati.

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