Ci sono idee, valori, sfide che hanno bisogno di gambe, cuore e cervello ancora oggi.

La strage di Capaci rappresenta una stagione drammatica del nostro paese.

Ancora una volta, nella storia del potere, chi tocca alcuni fili muore, e con lui tanti innocenti, colpevoli di fare il proprio dovere o di scegliere di non arrendersi.
Per fortuna, però, non ci siamo fermati lì, alla violenza disumana che ferma la giustizia, ma siamo stati capaci di andare oltre, di superare una strettoia difficilissima…

Di là un narco-stato, di qua una democrazia più matura.

Fummo in grado di attraversare il confine giusto, e ciò avvenne grazie alle migliaia di persone, che di fronte a quello che stava succedendo decisero di scendere in piazza, di dare il via a un grande movimento sociale e culturale di rinnovamento, di “rivoluzione culturale”, ma anche grazie a chi, nelle istituzioni seppe cogliere quella traiettoria.

Oggi lo diamo per scontato, ma all’epoca non lo era. Uno dei periodi più bui della nostra storia si è trasformato anche in mito fondato di identità collettiva positiva.
Ci sono insegnamenti profondi che ci portiamo dietro, che tocca a noi non dare per scontati, fare in mondo che non finiscano nel dimenticatoio. Lo dobbiamo a chi ha perso la vita, ma anche al coraggio di chi seppe reagire, rischiando per cambiare le sorti del nostro paese.

Ci sono idee, valori, sfide che hanno bisogno di gambe, cuore e cervello ancora oggi. Il miglior modo di ricordare è quello di mettersi in cammino.

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