Povero Brasile, poveri noi

Mi fa male guardare al risultato delle elezioni brasiliane. Un grande paese che ancora fino agli anni ‘80 del secolo scorso, meno di 40 anni fa, ha vissuto una dittatura militare sanguinaria che elegge a presidente un uomo che si richiama esplicitamente a quell’esperienza senza alcun pudore. Non riesco a immaginare la rabbia e la sofferenza di chi è sopravvissuto a quel periodo di barbarie e ha partecipato alla riscossa democratica e popolare del paese.
Da ragazzo venni a conoscenza delle condizioni di vita dei brasiliani durante la dittatura attraverso le drammatiche pagine di “Battesimo di Sangue”, scritte da Frei Betto, frate domenicano che pagò di persona con il carcere e la tortura l’opposizione al regime e attraverso le pagine di Paulo Freire, pedagogo che pagò con l’esilio la sua attività di alfabetizzazione tra gli adulti delle zone più povere del Brasile.

Mi fa male vedere che la maggioranza dei brasiliani ha votato un personaggio del genere al grido di “Il Brasile prima di tutto, Dio prima di tutti”, che propone più armi per tutti, riduzione del debito attraverso forti privatizzazioni ed elogio della tortura…
Questi risultati, però, vanno interpretati avendo in mente quanto già accaduto negli ultimi anni in altre parti del mondo (Turchia, USA, Ungheria, Polonia) e in Italia, ma anche con lo sguardo rivolto alle elezioni europee di maggio prossimo.
Non è semplice destra quella che vince con Bolsonaro in Brasile. Anche qui si tratta di una destra fascistizzante e iperliberista rappresentata da un individuo che rappresenta il peggio che si possa immaginare: è apertamente omofobo e sessista, ha più volte espresso simpatia per i dittatori sudamericani rimproverandoli di non aver ucciso abbastanza oppositori (“L’unico torto [del regime] è stato quello di torturare invece di uccidere), iperliberista, al punto di essersi dichiarato d’accordo con la privatizzazione della foresta amazzonica dalla quale vuole cancellare la presenza delle popolazioni indigene. Cacciato dall’esercito a soli 32 anni è in parlamento da circa 30 anni avendo presentato ben due leggi in tre decenni.
Ammetto di non avere gli strumenti adeguati per comprendere fino in fondo quanto sta accadendo: non c’è dubbio che siamo di fronte a un passaggio d’epoca davvero preoccupante che richiede un cambio radicale dei nostri modi di interpretare la realtà, ma anche delle nostre abitudini quotidiane.
Credo che ognuno di noi debba mettere in conto di aumentare il proprio livello di impegno concreto per contrastare la deriva in atto e costruire l’alternativa.

Ps: anche in questa elezione, affiancati  agli interessi di diverse lobby e delle chiese evangeliche che molto hanno spinto per Bolsonaro, si registra un ruolo predominante dei social network con un candidato presidente che si è sottratto quasi del tutto a confronti con l’avversario e che ha inondato i social di monologhi insieme a una campagna di fake news inviata a milioni di brasiliani tramite Whatsapp.

Ps2: nella polarizzazione tra destra estrema e sinistra riformatrice il centro, i cosiddetti moderati hanno scelto la prima.

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