Anche sui rimpatri per ora solo propaganda. Sveglia!

Il Vicepremier e Ministro dell’Interno, per alcuni “il capitano”, esulta commentando i dati del Viminale sui migranti sbarcati in Italia dal primo gennaio fino al 31 agosto 2018 in rapporto allo stesso perido dei due anni precedenti. La riduzione è assai significativa: -82,62% rispetto al 2016 e -79,82% se si condidara il 2017 (leggi il report). Standing ovation? 

Anche no, perché da un lato si riducono gli sbarchi, almeno quelli registrati, ma dall’altro cresce il numero di irregolari… come è possibile?! 

Tutta “colpa” proprio delle politiche del Governo sui richiedenti asilo. Lo spiega bene il rapporto Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), pubblicato nei giorni scorsi da Repubblica  e ripreso da numerose testate on line, in cui si evidenzia che nei tre mesi di vita del Governo giallo-verde si contano 12.450 nuovi irregolari, in propiezione 60mila nel giro di due anni. Se, infatti, il solerte Ministro chiude i porti e rifiuta protezione e concessione di asilo, non è altrettanto efficiente sul fronte dei rimpatri: solo 1.350, in calo rispetto all’anno precedente (nel 2017 furono oltre 17mila in crescita del 15% rispetto al 2016 sempre secondo il Ministero), nonostante la promessa elettorale di effettuarne 500mila. Insomma, non è tutto oro quel che lucchica per la scintillante propaganda leghista. Rinunciare alla gestione del fenomeno non è la strada giusta, lo dicono i numeri: è giusto contenere gli sbarchi, come è giusto lavorare per accolgiere e integrare le persone che approdano sulle nostre coste. Relegare i rifugiati e gli immigrati in generale ad una condizione di cittadino di “serie b” o di “non cittadinanza” non fa altro che alimentare le derive più tragiche e preoccupenti del fenomeno quali sfruttamento, lavoro nero, criminalità. 

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