#mettercilafaccia – “la paura dell’uomo nero”

Ho deciso di fare un video per il saluto pre-pausa estiva perché ho pensato che sempre di più sarà necessario #mettercilafaccia 

In questi giorni ho ripreso un mio articolo di un anno fa che avevo intitolato “la paura dell’uomo nero” nel quale facevo alcune considerazioni a partire da un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica. Erano i giorni in cui le cronache ci raccontavano di posti di lavoro negati a giovani di colore o ragazze italiane solo perché conviventi con stranieri, di campagne elettorali costruite cavalcando le paure delle persone. In questi giorni, purtroppo, la cronaca è peggiorata. Il piano inclinato della barbarie sta aumentando la sua inclinazione: si spara per strada a gente di colore, si inseguono presunti ladri perché stranieri, si rifiutano le cure mediche a persone di colore al grido di “vattene, qui non ci sono veterinari”… e solo poche ore fa è stata aggredita Daisy, atleta italiana di origine nigeriana.

Mentre il Ministro degli Interni cita Mussolini nell’anniversario della nascita del Duce e si fa fotografare con una maglietta venduta nei circuiti dell’estrema destra con su scritto “Offendere è la migliore difesa”,  Di Maio si è affrettato a dire che non c’è allarme razzismo e che si tratta di strumentalizzazioni della sinistra. Sulla stessa scia sono arrivate le tristi dichiarazioni di Beppe Grillo, che non fa più tanto ridere. Hanno deciso di coprire questa tremenda e pericolosa escalation per salvaguardare il contratto di governo con la Lega. Così se ne rendono complici, fino in fondo. Purtroppo l’escalation di violenza verbale e fisica non accenna a fermarsi e non lo farà fino a quando troverà copertura anche nelle massime istituzioni di questo paese. Ma il rischio è grande, perché quando si superano alcune soglie è difficilissimo tornare indietro. Per costruire servono anni, mentre per distruggere basta poco, e quando arriva il momento dello scollinamento in cui la violenza comincia a scorrere non si torna indietro facilmente. Dovrebbe saperlo questo paese che ha pagato prezzi altissimi nel corso della sua storia. Dovrebbe saperlo la nostra Europa. Proprio quest’anno ho avuto la fortuna di accompagnare due gruppi di ragazzi in viaggi della memoria, che poi in realtà sono viaggi di futuro, nei campi di concentramento di Auschwitz e a Belgrado. Abbiamo ricordato come la costruzione di un capro espriatorio sia precondizione di una violenza che poi viene agita fisicamente fino alla sua istituzionalizzazione. Faccio diventare nemico e causa della crisi un gruppo sociale, su questa idea costruisco consenso, e poi su questa idea costruisco azioni concrete di violenza, esclusione, eliminazione. È un meccacnismo che dovremmo conoscere per rifiutare con fermezza, con forza perché ci porta verso il lato oscuro della storia umana. A Belgrado ci hanno raccontato come fino a pochi anni prima della guerra Musulmani e Serbi vivessero insieme senza alcun problema. Frequentavano gli stessi luoghi, si sposavano tra di loro… Sono poi arrivate le idee di contrapposizione che nel giro di pochi anni hanno messo i cittadini gli uni contro gli altri portando il paese in una guerra sanguinosa.

Chi ignora che questo sia possibile e che nei momenti di crisi economia e sociale i rischi di alcune derive aumentano a dismisura o è ignorante o è in malafede e sta costruendo il proprio consenso mettendo a rischio le nostre comunità.

Vedete oramai tutti come frasi, pensieri e azioni di cui ci si dovrebbe vergognare e di cui ci si vergognava anche in Italia fino a poco tempo fa vengono pian pianino sdoganati. Ci si sente autorizzati a farlo. Con Salvini sta succedendo quello che era già successo con Berlusconi (su ambiti diversi): i sentimenti e i pensieri peggiori, quelli che di solito tengo per me per non essere ripreso o rimproverato, possono essere sdoganati perché rispecchiano quelli delle massime istituzioni dello Stato. E i social, in questo, sono sempre di più un ambiente malsano, che fa da cassa di risonanza a tutto questo. Ma mentre con Berlusconi erano la furbizia, una certa idea di donna, il rapporto con la legge a diffondersi, in questa fase siamo all’istituzionalizzaizone del capro espiatorio.

“È tornato l’uomo nero – scrivevo un anno fa – su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacità.

I migranti (di qualsiasi natura), i neri, sono diventati il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ciò che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna pietas“, nessun diritto a immaginare e lottare per un futuro migliore.

Voglio credere al sociologo Sergio Manghi, che nei giorni scorsi ha scritto parole interessanti:

“Non abbocchiamo alla trappola sfascioleghista di credere che tanti italiani odiano gli stranieri. Siamo precisi. Odiano quasi sempre gli stranieri poveri. E rispecchiandosi nei poveri odiano se stessi impoveriti. O anche solo presi dalla paura, non di rado realistica, di impoverirsi. Il risentimento è sempre rivolto innanzitutto a se stessi, a dispetto delle apparenze. Anche quello del bauscia, irrealizzato Salvini”.

Fanno il paio, queste parole, con quelle che ha pronunciato in questi giorni il senatore Berrie Sanders quando ha ricordato che mentre Bezos, il CEO di Amazon, guadagna 275 milioni di dollari al giorno i dipendenti Amazon fanno la fame. Il numero 1 guadagna in 10 secondi ciò che un operaio guadagna in un anno. Eppure siamo in un’epoca in cui il risentimento non è rivolto verso queste situazioni, ma al contrario verso chi ha ancora meno di noi.

Ma anche in questo non c’è nulla di nuovo.

Invidiamo Bezos e aneliamo a essere come lui, temiamo il povero e lo scacciamo perché abbiamo paura di diventare come lui o di finire la suo posto.

Diceva il grande pedagogista Paulo Freire (ma con lui molti altri) che l’oppresso ha introiettato dentro di sé l’oppressore e pensa che la sua liberazione coincida con il fatto che lui diventi oppressore a sua volta, non con la costruzione di un sistema che scardini i processi di disumanizzazione. Ma per fare questo serve prima di tutto una coscienza – individuale e collettiva -, che oggi manca e su cui dovremmo tornare a lavorare.

Mala tempora currunt… ci sarà bisogno della resistenza di tutti noi per cercare di restare umani.

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