A Bratislava per un’Europa della Bioeconomia

img_0285Oggi ho partecipato alla Bioeconomy Conference organizzata a Bratislava dalla Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (www.bioeconomybratislava2016.eu). I rappresentati degli Stati e delle diverse Regioni europee presenti hanno potuto confrontarsi sui progetti in essere e sulle prospettive future in questo ambito. Il senso dell’incontro è ben sintetizzato, a mio avviso, in una slide proiettata da John Bell, direttore per l’UE del settore Bioeconomia: “usare le risorse della terra e del mare per un’era post-petrolio”. Io aggiungo: “E con meno rifiuti da gestire”, poiché il modello prevede l’utilizzo delle risorse naturali o bio-based con l’attenzione particolare a utilizzare come materia prima ciò che è rifiuto di altri processi, naturali o produttivi (economia circolare).  In un’epoca in cui lo sviluppo di alcune tecnologie porta a un’evidente diminuzione di posti di lavoro, al contrario, qui assistiamo a uno scenario dove la ricerca e lo sviluppo portano lavoro e contestualmente salvaguardano e valorizzano i territori e le comunità. Siamo di fronte alla via maestra con cui guardare al futuro per i sistemi produttivi.

fullsizerender-4Resto convinto che si tratti di un settore strategico sul quale investire in maniera sempre più decisa e significativa. Può e deve fare di più anche la Regione Piemonte, che già vede una presenza autorevole e credibile sul proprio territorio in questo ambito grazie all’iniziativa di privati davvero all’avanguardia. Non a caso era presente anche il corner del progetto First2run (www.first2run.eu) che vede la novarese Novamont tra i partner strategici. L’Unione Europea sta investendo moltissimo in questo ambito e il rischio, per l’Italia, è quello di essere superata da altre regioni europee che bene hanno inteso quanto sia strategico lo sviluppo di questo settore e questo nuovo modo in pensare e strtturare i cicli produttivi e il rapporto con le risorse.

fullsizerender-3Il settore pubblico ha un ruolo importantissimo: ha il compito di rendere più attrattivo il territorio per l’investimento dei privati, può facilitare i contatti tra i diversi attori (ad esempio ricerca con industria) e deve accompagnare anche la crescita culturale necessaria allo sviluppo di questi nuovi paradigmi. In una parola facilitare la nascita di un’ecosistema dove le diverse parti comunichino tra di loro per un obiettivo comune.

Alcune Regioni, anche in Italia, si sono date l’obiettivo di costruire piani di sviluppo della bioeconomia. Credo sia arrivato il momento di farlo anche per il Piemonte.

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