Stallo per la bonifica dall’amianto sulle strade di Vespolate e Nibbiola

1476378_722887617833834_8557812473736472233_n«Non posso che esprime forte preoccupazione in merito alla situazione dei lavori di bonifica dall’amianto sulle strade di Vespolate e Nibbiola: la risposta dell’assessore Valmaggia lascia intendere che i lavori rischiano di rimanere fermi ancora a lungo». Il Consigliere Regionale Domenico Rossi commenta così la relazione dell’assessore all’ambiente della Regione Pimonte ottenuta in risposta alla sua interrogazione presentata lo scorso 12 maggio.

«Il tema centrale – chiarisce Rossi – è quello della sicurezza dei cittadini: le particelle di amianto vanno rimosse per garantire la loro salute» un assunto incontrovertibile che si scontra con il cortocircuito procedurale raccontato dall’Assessore su un finanziamento della Regione Piemonte alla Provincia di Novara per 1,7milioni di euro nel 2007. Il 18 aprile 2013, infatti, la Provincia di Novara approvava una variante che modificava sostanzialmente le modalità di bonifica senza sottoporla agli uffici regionali che avrebbero dovuto, invece, verificare la conformità al progetto iniziale. «Un iter che solleva forti dubbi e che di fatto mette a rischio l’avanzamento dei lavori, come aveva evidenziato a suo tempo anche il gruppo del Pd a Palazzo Natta, allora in minoranza» precisa il consigliere Rossi. Si legge, infatti, nella risposta scritta che “la Provincia di Novara approvava una variante al progetto finanziato che non veniva sottoposta alla verifica degli uffici regionali”. La Regione aveva chiesto ad ARPA Piemonte una verifica della variante affinché si garantisse lo stesso livello di salvaguardia ambientale. In attesa di tale pronunciamento “si provvedeva a bloccare la liquidazione degli Stati Avanzamento Lavori relativi alle attività svolte successivamente all’approvazione della variante” si legge nella risposta dell’assessorato regionale. Ciononostante la Provincia di Novara ha continuato a erogare i pagamenti fino alla revoca dell’affidamento e alla risoluzione del contratto con l’azienda appaltante il 20 maggio 2015. Non solo, la risposta dell’assessore precisa che non sussistevano secondo gli uffici regionali “le condizioni per riconoscere all’appaltatore il 50% delle economie derivanti dalla variante” suddivise tra azienda esecutrice ed Ente. Peccato che ARPA non sia in grado di esprimere un parere sui tratti già bonificati “tenuto conto che non è stato possibile effettuare sopralluoghi durante l’esecuzione dei lavori, a causa della mancata comunicazione di inizio attività”, condizione che non permette di valutare “l’impatto effettivo della nuova tecnica adottata”.

«Si tratta di una situazione di stallo che deve essere superata. Questo sarà possibile solo con l’individuazione di una nuova ditta, la conclusione della conferenza dei servizi per l’approvazione della seconda perizia di variante e il pronunciamento di Arpa Piemonte», spiega Rossi sintetizzando le indicazioni dell’assessorato. «Una vicenda – conclude il consigliere – che attiene questioni di trasparenza amministrativa, salute e sicurezza e per cui è necessario mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché si completino i lavori».

Leggi qui l’Interrogazione e la risposta dell’assessore

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