Nuove resistenze: Pino Masciari al Pascal di Romentino

pino pascalIl giorno dopo il 70esimo anniversario della liberazione penso a Pino Masciari, all’incontro che il 24 mattina ha avuto con i ragazzi del liceo Pascal di Romentino (NO). Vado anche io, per salutarlo, perché ho l’onore di avere la sua amicizia, perché so che per lui questi mesi non sono facili, come se non fossero bastati gli ultimi 17 anni…

L’incontro parte piano, Pino abbozza una storia delle mafie, una descrizione del loro modello culturale. I ragazzi e le ragazze non sanno ancora che presto arriverà il fuoco, che presto una storia di dignità, libertà e grandi sofferenze li farà sobbalzare sulla sedia. Non se ne accorgono, Pino ha appena chiesto loro che cosa avrebbero fatto se avessero ricevuto la richiesta di pagare il pizzo: loro molto onestamente abbozzano delle risposte, qualcuno dice che non occorre pagare (in generale), altri dicono che effettivamente è meglio pensarci su. Ed è qui che arriva il tuono: “mi sono trovato di fronte alla scelta di essere libero o schiavo”. Ho scelto la prima strada. Non mi immagino come sia questo momento quando arriva, credo che neanche Pino sapesse allora che la sua vita sarebbe precipitata in una dimensione fatta di persecuzione, rinunce, sofferenza.

Ho pensato in questi giorni a quanti giovani, durante la Resistenza, si siano trovati in questa situazione. In quanti hanno scelto di non essere più schiavi e dei prezzi che hanno pagato per questo, fino alla morte.

Quante volte ho sentito questa storia, due, tre, quattro volte all’anno almeno dal 2008. Eppure, ogni volta mi commuove. Nel senso letterale, mi muovo insieme a lui. Non è possibile fare diversamente di fronte all’autenticità, alla passione, alla forza disperata, all’amore di “mia moglie. Nonostante io l’abbia fatta vivere all’inferno non mi ha mai rimproverato nulla”.

Eppure Pino mai lascia trapelare l’idea che in certi casi sarebbe meglio fare un passo indietro, arrendersi. Nemmeno quando parla dei suoi figli, delle sofferenze che si sente di aver inferto loro. Anzi, al contrario, è costante l’invito ad innamorarsi della vita, a non arrendersi al fatto che le cose stiano così, al sentirsi Stato, a prendere in mano il proprio destino e quello della comunità alla quale si appartiene.

Gli studenti sono stati fortunati ad incontrare Pino il 24 mattina, hanno toccato con mano cosa significhi che la Resistenza va tenuta in vita, che la liberazione non è terminata. Che dobbiamo liberarci di mafie e corruzione, ma soprattutto che dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo.

Eppure lo Stato, ancora non è in grado, di prendersi cura degnamente di Pino e delle altre poche decine di testimoni di giustizia. Loro sono un “tesoro repubblicano”, un pezzo di resistenza e liberazione presente. Non lasciamoli soli.

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