Il Banco vince… con il territorio

imageSiamo certamente in un momento di forti mutamenti, da anni percorriamo una crisi, che ormai è chiaro a tutti, non solo di natura economico-finanziaria, ma è crisi etica e crisi di alcuni modelli e visioni che l’hanno generata. A maggior ragione questo è il momento in cui valori e attenzione per il sociale, il territorio, la persona rappresentano il vero valore aggiunto per un istituto bancario.

In questa chiave i Cambiamenti normativi, che obbligano a riorganizzare il sistema del banco, lo espongono certamente a nuovi rischi, ma anche a ulteriori opportunità.
Il rischio evidente è che il sistema si snaturi. Che il Banco perda la propria identità. Ecco perché accolgo bene le parole del vice-presidente Comoli che scrive “si è aperta quindi una delicatissima fase di transizione il cui esito può essere, o la fine della nostra storia con l’approdo in un grande gruppo bancario non domestico, o la continuazione della nostra storia, pur in un contesto più sfidante e dinamico di quello passato…” e su quest’ultimo punto aggiunge “tale compito è difficile e sfidante” per banche che devono mettere insieme l’esigenza di raggiungere dimensioni adeguate al contesto attuale con la necessità e il desiderio di restare banca di supporto a imprese reali che producono, ai risparmiatori, alle famiglie e agli enti territoriali. Questo è fondamentale.
Il territorio ha bisogno di una banca attenta a questi aspetti e non solo alla finanza, come ha bisogno di una banca che come ha dimostrato di fare nei decenni precedenti si prenda a cuore anche i problemi e le trasformazioni della comunità locale. Lo ha fatto anche, talvolta soprattutto, attraverso le sue articolazioni e penso in particolare alla Fondazione BPN per il territorio presieduta da Franco Zanetta. Una fondazione che ha saputo individuare i bisogni e le esigenze della comunità territoriale e contribuire in un’ottica solidale.
Ricordo l’impegno e il sostegno al mondo socio-sanitario, dagli aspetti più tecnologici per le cure e la ricerca a quelli più sociali, in sostegno al mondo del volontariato che tanto sta facendo in questo periodo di crisi nel prendersi cura delle fragilità. Questo mondo ha ancora bisogno di essere sostenuto, aiutato, nelle sue forme migliori.
Non posso non sottolineare poi l’impegno affinché anche a Novara si rafforzasse l’impegno antimafia, in un momento storico in cui non tutti erano convinti che fosse davvero necessario. L’avvocato Zanetta e la Fondazione sono stati tra i primi a capire che anche i nostri territori, il nord, era interessato fortemente dal problema. E lo è ancora. Una sfida su tutte: quella dei beni confiscati alle mafie. E anche sul nimageostro territorio ne avevamo di confiscati, ma non utilizzati o peggio nelle mani delle persone a cui erano state tolte. Si pensi, per citare il caso più importante, al Castello di Miasino. Oggi la Regione, dopo anni, si è fatta carico di questa problema e lo sta affrontando, ma avrà certamente bisogno dell’impegno delle forze migliori del nostro territorio in termini di progettualità, visione del futuro perché quel luogo torni a produrre lavoro ed economia per i le nostre comunità.
Il Banco è un valore e per questo voglio richiamare le parole di Siro Lombardini ricordato a Novara in un bellissimo convegno a ottobre del 2014 che da presidente gestì la fusione con il Banco: Restare ancorati alla storia della Banca significa non dimenticare mai che l’economia ha un senso se al centro di tutto mettiamo la persona, il bisogno di giustizia sociale della nostra comunità e del paese intero.

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