Avanti tutta in Regione sul Castello di Miasino

imageUn Castello di Idee. Non serve altro che il titolo per spiegare quanto accaduto oggi alle Officine Generali in via Passalacqua a Novara. Dalle 9 di questa mattina associazioni, organizzazioni culturali e di volontariato, cooperative sociali, piccoli e medi imprenditori, istituti di credito, fondazioni, amministratori pubblici, discutono, si confrontano, mettono in rete conoscenze, dialogano alla ricerca dell’idea giusta per cambiare il destino del Castello di Miasino.
Un laboratorio partecipativo promosso da Libera Novara cui mi sono unito, insieme al collega consigliere Marco Grimaldi, con interesse ed entusiasmo portando il mio contributo.
Uno dei motivi che, al momento, ha portato al mancato riutilizzo sociale del Castello di Miasino risiede nell’assenza di un’istituzione che si facesse carico del processo di riutilizzo sociale. Per superare questa situazione nei mesi scorsi ho presentato una mozione al Consiglio Regionale del Piemonte , con la quale si impegna la Giunta Regionale a farsi carico di tale percorso.
L’approvazione all’unanimità del documento conferma l’attenzione dell’assemblea Regionale e della Giunta e oggi, potremmo dire in diretta telefonica, è arrivata la conferma dagli assessori Aldo Reschigna e Antonella Parigi che in settimana da Torino partirà una richiesta ufficiale all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati. Un passaggio decisivo intorno a cui le tante forze riunite oggi a Novara potranno proseguire il percorso. A che cosa servirebbe del resto togliere un bene alla mafia se lo lasciamo andare in rovina o se peggio ancora lo lasciamo nelle mani di coloro ai quali lo confischiamo?

In Italia ci sono migliaia di beni confiscati che rappresentano un potenziale enorme per lo Stato. Il problema è che una vasta fetta di questo patrimonio non è riutilizzato. Un’opportunità che solo talvolta siamo in grado di cogliere, come nel caso della Dimora del Barone, una realtà che ho avuto modo di visitare in Puglia lo scorso ottobre. Per riuscire in quella brillante esperienza di riuso c’è voluta una buona idea da poggiare sulla determinazione e il coraggio di un magistrato e di una dirigente scolastica.
Momenti come quello di oggi sono determinati per tessere un tessuto forte capace di sorreggere un’azione che deve essere condivisa dalla comunità e recepita dalle istituzioni.
I beni confiscati, quando riutilizzati socialmente, possono diventare un’opportunità di lavoro e sperimentazione per i giovani del nostro territorio, ma soprattutto di riscatto perché́ ci si riappropria di quanto ci è̀ stato sottratto ingiustamente.
Abbiamo oggi un’opportunità. Io credo anche un dovere. Oggi ciascuno dei presenti ha fatto la sua parte, portato un contributo concreto in termini di idee e di proposte. Un seme piantato nella terra fertile del novarese e che dobbiamo coltivare con grande cura.

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