A tre anni dalla strage di Utøya il nostro impegno per un’Europa migliore deve continuare

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«Decidere cosa ricordare collettivamente, e perché, è uno degli atti politici più importanti in assoluto». Lo dice Davide Mattiello: e lo condivido in pieno. Oggi insieme a lui e a tutti gli amici della rete di Benvenuti in Italia abbiamo deciso di ricordare, collettivamente, uno dei giorni più cupi della recente storia europea. La strage di Utøya, costata la vita a 77 persone, 69 delle quali giovani riuniti in un campo politico estivo. Una strage che ha le sue radici nell’odio razziale, nell’esclusione del diverso e nel fondamentalismo religioso, alla ricerca di chissà quale vaneggiata e “migliore” società.

Una carneficina che nella mente del suo folle ideatore doveva fermare il processo di unificazione e integrazione dell’Unione Europea. Questo è quello che il terrorista Anders Breivik  ha detto alla polizia dopo l’arresto.

Un momento triste, nerissimo e funereo per l’Europa intera, e non solo una tragedia norvegese, quindi. Per questo la memoria della strage di Utøya è per noi imprescindibile. «Se Auschwitz ci insegna “perché” abbiamo costruito l’Europa, Utoya (insieme a Lampedusa, Srebrenica, Kiev) ci insegna perché dobbiamo farla meglio. Questo è l’orizzonte della responsabilità politica della nostra generazione». Non posso che rilanciare quello che Mattiello ha scritto riferendosi a questo triste anniversario.

Il terrorista norvegese credeva nell’anti-multiculturalismo e vaneggiava di un ritorno alla “purezza” della società norvegese. Noi crediamo invece fermamente nel multiculturalismo come momento di crescita condivisa e di pacificazione dei popoli. Quello che lui odiava, è esattamente quello che noi amiamo del processo di integrazione europea e comunitaria.

Di Utøya e di quello che ha significato ne abbiamo parlato in un recente incontro di Sermais alla presenza di Luca Mariani, autore del libro “Il silenzio degli innocenti”, un testo sull’Europa che analizza i mutamenti del vecchio continente proprio partendo anche dalla drammatica strage di Utøya del 22 luglio 2011. Mariani analizza il ruolo odierno delle destre nazionaliste europee (di cui Breivik era convinto sostenitore) che mirano alla dissoluzione del processo d’integrazione comunitaria.

Ciò che le destre nazionaliste europea vogliono distruggere, seguiti dai recenti pruriti anti-europeisti anche italiani, noi vogliamo fortemente rafforzare e migliorare.

Lo dobbiamo in ricordo delle 77 vittime innocenti di Utøya e dei 69 giovani che credevano nella forza che la politica può avere nel cambiare, in meglio, lo stato delle cose.

Questo volevano fare, loro. E questo è quello che anche noi vogliamo fare.

Non ci lasceremo fermare: tutto sarà superato e compiuto, un giorno.

Vivremo ancora in pace: non abbiamo paura.

We Shall Overcome.

http://www.youtube.com/watch?v=xFD5yaKD2Hg

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