Legalità e lotta alle infiltrazioni mafiose: creiamo una rete tra gli enti locali

domenico rossi pd piemonte

Legalità e politiche di contrasto alle infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione. Un tema importante e allo stesso tempo “pesante” quello che il Pd di Castelletto Ticino ha deciso di affrontare durante la Festa de l’Unità. Un invito che ho accettato con grande piacere. Ne è venuto fuori un bel momento di confronto con la senatrice Elena Ferrara, l’onorevole Franca Biondelli, il sindaco di Romentino Alessio Biondo e l’avvocato Claudio Bossi, responsabile legalità della segreteria provinciale del Pd.

Come ha detto Matteo Besozzi, sindaco di Castelletto, spesso i comuni, soprattutto i più piccoli, si sentono impreparati di fronte a queste problematiche. Per questo dice, e lo condivido, è necessario creare una rete tra le amministrazioni e gli amministratori per far circolare le esperienze positive e bloccare questi tentativi di infiltrazione. Dobbiamo sapere chi sono, come agiscono e come si muovono, per riuscire a batterli.

Per questo chiederò formalmente che la Regione Piemonte aderisca ad Avviso Pubblico, l’associazione nata proprio per creare e diffondere tra gli enti locali una solida cultura della legalità in grado di “tenere fuori” ogni infiltrazione mafiosa. Ad oggi il Piemonte non ha aderito a questa associazione: io credo invece che debba farlo, non tanto per dare un segnale, ma piuttosto per creare un vero coordinamento e un vero rapporto di collaborazione e dialogo tra gli enti così da diffondere tutte quelle “buone prassi” che dirigenti e politici possono seguire.

Il territorio novarese, e piemontese in senso più ampio, non è immune alla criminalità organizzata: anzi, non lo è mai stato. Oggi c’è finalmente la consapevolezza che questi temi non sono solo i capricci di qualche testardo, ma rappresentano un rischio, reale e concreto, per le nostre amministrazioni. Un rischio che non va sottovalutato anche nei momenti di calma e tranquillità dove si potrebbe pensare che la mafia non ci sia.

Perchè il problema non è “quanta mafia c’è” ma “come” la mafia è presente sul territorio: essendo una struttura che punta alla colonizazzione, il suo obiettivo finale è occupare quanto più territorio possibile, e trarne il maggior profitto. Per questo è fondamentale sapere come tenerla fuori dal territorio stesso. I recenti risvolti dell’operazione San Michele, con un imprenditore residente a Castelletto Ticino a reggere le fila dell’intero disegno criminale, dimostrano ancora una volta che il triangolo maledetto, appalti pubblici/ciclo dei rifiuti e cave è il più esposto a queste infiltrazioni.

Noi, politici e amministratori, dobbiamo riuscire ad arrivare prima della magistratura. Come? Diffondendo una cultura di legalità, creando buone leggi e buone prassi. E dobbiamo anche essere in grado di tenere fuori i mafiosi dall’amministrazione: per questo chi governa un territorio deve essere formato e informato sui meccanismi usati dai mafiosi per scardinare il sistema. I mafiosi non sono improvvisati: sono molto preparati e competenti sulle strade da utilizzare per infiltrarsi nelle amministrazioni: noi dobbiamo essere più preparati di loro ed impedire che ci riescano. Io credo che la legalità sia un tema politico che richiama alla questione morale di Berlinguer. Il rispetto delle regole è necessario per creare vera uguaglianza e vera libertà tra le persone.

Ultimo aspetto, ma sicuramente non meno importante è legato al riutilizzo dei beni confiscati. Mi duole ricordare, purtroppo, che sulla questione del castello di Miasino Novara sta facendo una figura pessima. Al di là delle responsabilità di questo o quell’ente, non possiamo accettare che a Novara succeda che gli stessi mafiosi continuino indisturbati a fare i propri affari nell’impunità più totale con un bene confiscato.

Dobbiamo riuscire a rompere l’equazione mafia=sexi. Sarò volutamente duro ma dobbiamo riuscire a far passare, invece, l’equazione che la mafia è merda, ed è tutto tranne che sexi. Solo così avremo cambiato le coscienze: altrimenti, una volta arrestato un mafioso o smantellata una rete criminale, ci sarà sempre qualcuno disposto a prendere il suo posto.

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