E se su quella nave ci fossimo noi con i nostri figli?

Ci sono momenti nella vita e nella storia in cui le sfumature non sono permesse. Ci si trova davanti a un bivio e le scelte che siamo chiamati a fare rivelano chi siamo nel profondo e dove stiamo andando, al di là delle tante parole o delle intenzioni.
La decisione che il governo ha deciso di prendere in queste ore è una di queste. Il governo tutto, in un asse Salvini-Toninelli (Lega-M5S).
Ora facciamoci una domanda semplice, una domanda che è alla base del senso morale: che cosa vorremmo che accadesse alla barca se fossimo noi, con i nostri figli, su quella nave? Vorremmo che fosse lasciata attraccare oppure no? Vorremmo essere soccorsi oppure vorremmo essere lasciati a morire in mare? Si tratta di una domanda universale che nel tempo è stata definita, non a caso, regola aurea.
Mentre rispondiamo a questa domanda chiediamoci: che cosa dice il diritto del mare? E il diritto internazionale?
Siamo di fronte a una scelta che va contro ogni principio umano e giuridico e svela natura e direzione di questo governo.
Il 2 giugno Beppe Grillo, nella piazza romana della bocca della verità, suonando una campanella ha dichiarato che un mondo se ne stava andando per far posto a quello nuovo… A noi sembra vecchio, di un vecchio che abbiamo già vissuto, patito, ma anche combattuto e scacciato via.

Con questa mossa l’Italia compie un grave atto di disumanità, va contro il diritto internazionale e si isola a livello europeo, in un momento in cui Trump “gioca” a spezzare l’unità europea. Noi ci lasciamo spingere verso est, ancora con i paesi di Visegràd. Orban ha dichiarato: “va bene aiuti all’Italia, ma no alla ripartizione delle quote europee di migranti”. Che tradotto significa: arrangiatevi, al massimo vi diamo più soldi. Tutto in linea con la scelta fatta anche dall’Italia pochi giorni fa di votare, insieme a quei paesi, il blocco delle modifiche del regolamento di Dublino, che invece viene evocato un giorno sì e l’altro pure.
L’unico modo per aiutare l’Italia, invece, è quello di farsi carico di quote di accoglienza di chi sbarca nei nostri porti. Altre vie “umane”, non esistono. Il resto prevede solo la morte di chi cerca di arrivare qui da noi. Tutto il resto si chiama criminalizzazione della speranza.

L’Europa ha una strada difficile e lunga davanti a sé, ma su questo tema giocherà il suo futuro. Se l’Italia è parte dell’Europa, i suoi confini sono confini europei. L’accoglienza va gestita insieme e secondo il principio di solidarietà. Lo stesso principio che chiediamo venga adottato dai Comuni, nel piccolo, quando promuoviamo i progetti SPRAR. Solo facendoci carico tutti insieme del fenomeno saremo in grado di affrontarlo senza scaricarlo su chi è più esposto.

Vanno poi organizzati dei corridoi umanitari, così da “svuotare” il traffico gestito dalle organizzazioni criminali. Da sempre le mafie offrono servizi dove esiste una domanda a cui non sono in grado di rispondere le istituzioni. E qui è l’ONU che deve farsi carico di questo aspetto, e non la NATO come qualcuno propone.

In tutto questo solo la voce di Fico, all’interno delle forze di governo, si alza per dire che non è una soluzione. Mi auguro possa essere l’ancora per tutti coloro che, pur avendo votato M5S, non intendevano e non intendono perdere umanità e violare i diritti umani di base. Mi auguro che si possano far sentire in un momento drammatico come questo.

Restiamo umani!

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