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	<title>gioco azzardo &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<title>gioco azzardo &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Migliaia di cittadini e decine di Sindaci chiedono un cambio di rotta alla Giunta su gioco d&#8217;azzardo e legge elettorale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è tenuta questa mattina, martedì 9 maggio 2023, davanti a Palazzo Lascaris una Conferenza stampa, organizzata da Torino Città per le Donne e la rete &#8220;Giochiamo la nostra partita&#8221; composta da 40 associazioni, su due proposte di legge di iniziativa popolare dimenticate nei cassetti dal Presidente del Consiglio nonostante i tempi di calendarizzazione siano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Si è tenuta questa mattina, martedì 9 maggio 2023, davanti a Palazzo Lascaris una Conferenza stampa, organizzata da Torino Città per le Donne e la rete &#8220;Giochiamo la nostra partita&#8221; composta da 40 associazioni, su due proposte di legge di iniziativa popolare dimenticate nei cassetti dal Presidente del Consiglio nonostante i tempi di calendarizzazione siano scaduti: l’inserimento nella legge elettorale regionale della “doppia preferenza di genere” e l&#8217;approvazione di una nuova “legge contro il gioco d&#8217;azzardo patologico”.</p>
<p dir="ltr">“La nuova norma sul gioco d’azzardo, che ha cancellato la legge 9/2016, ha provocato l’aumento della spesa pro capite e della diffusione delle macchinette sul territorio, lo attestano studi promossi dalla stessa Regione con il CNR (puoi approfondire <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/05/Lazzardo-nella-Regione-Piemonte.pdf">qui</a>). E’ stata una scelta scellerata che determina un costo sociale che pagano soprattutto le famiglie più fragili” dichiarano il Segretario Regionale del PD, Domenico Rossi, e il consigliere regionale Diego Sarno.</p>
<p dir="ltr">“Il Presidente Cirio – prosegue Sarno – non perde l’occasione per sottolineare come cerchi sempre di valorizzare le amministrazioni locali e i piemontesi, allora lo faccia davvero considerando le 12mila firme e i 21 consigli comunali che rappresentano un segnale importante da parte di amministrazioni e cittadini che chiedono di essere ascoltati. È scaduto da un mese il tempo per la discussione della legge dopo la consegna delle firme e non rileviamo alcun segnale”.</p>
<p dir="ltr">“Nel corso della seduta odierna – spiega il consigliere Dem – ho chiesto di incardinare le proposte di legge regionale sul gioco e sulla doppia preferenza e anche di audire i due Comitati promotori che rappresentano la voce di tanti cittadini che chiedono a questa Giunta di cambiare rotta”.</p>
<p dir="ltr">Proprio nell’audizione odierna il presidente Allasia ha riferito che nelle prossime settimane dovrebbe iniziare il percorso in commissione di una Pdl sulla doppia preferenza di genere e, ammettendo i ritardi, ha auspicato che la Pdl sul GAP venga presto discussa nelle commissioni per approdare quindi in aula.</p>
<p dir="ltr">“Oggi eravamo in tanti di fronte a Palazzo Lascaris a chiedere un passo indietro, tornando a mettere al centro la salute dei cittadini e non gli interessi economici. Durante la prima capigruppo utile il PD ribadirà la richiesta di inserire la Pdl nell’ordine del giorno dei lavori già accaduto la scorsa settimana. Non lasceremo nulla di intentato per salvaguardare la salute dei piemontesi: c’è tutto il tempo per approvare la legge già in questa legislatura” conclude Rossi.</p>
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		<title>12.000 cittadini e 17 Comuni tra cui Cureggio chiedono alla Regione una nuova legge sul GAP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 11:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Barbaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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		<category><![CDATA[legge di iniziativa popolare]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono 12.000 le firme raccolte per una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico e consegnate oggi a Palazzo Lascaris da una importante rappresentanza di associazioni e comuni. “A distanza di un anno dall’approvazione della legge 19, che abrogava quella in vigore aumentando l’offerta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Sono 12.000 le firme raccolte per una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico e consegnate oggi a Palazzo Lascaris da una importante rappresentanza di associazioni e comuni.</p>
<p dir="ltr">“A distanza di un anno dall’approvazione della legge 19, che abrogava quella in vigore aumentando l’offerta di gioco sul territorio, si apre un nuovo spiraglio per regolamentare il settore e ridurre l’offerta di gioco. E’ ormai chiaro a tutti, infatti, che solo riducendo l’offerta di gioco il fenomeno può essere tenuto sotto controllo” dichiara il vicepresidente della Commissione Sanità.</p>
<p dir="ltr">Il relatore della legge 9/2016 torna sui risultati della norma cancellata dal centrodestra nel luglio dello scorso anno. “La legge regolava un settore cresciuto enormemente negli ultimi anni e, senza bloccarlo, portava un sensibile beneficio in termini di salute per i cittadini piemontesi. Ce lo dicono i numeri. Tra il 2016 e il 2019, infatti, i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6%: quante altre persone e famiglie avremmo potuto aiutare se la legge non fosse stata abrogata? Per non parlare della riduzione del gioco fisico o delle perdite diminuite del 16,5% nel periodo di applicazione in Piemonte contro la media italiana dello 0,9%”.</p>
<p dir="ltr">“Per questo &#8211; prosegue il consigliere Dem &#8211; ringrazio i volontari di Libera e di tutte le realtà aderenti alla petizione per il grande lavoro, ma anche i Sindaci e le amministrazioni di tutti i colori politici che hanno deciso di approvare una delibera a sostegno della proposta di legge popolare, senza dimenticare gli autenticatori”. Tra i 17 Comuni piemontesi (Torino, Avigliana, Baveno,&nbsp; Candelo, Cavagnolo, Chivasso, Cureggio, Domodossola, Gravellona Toce, Grugliasco, Mongrando, Nichelino, Pollone, San Mauro Torinese, Verrone, Vigliano biellese, Villastellone) che danno voce a circa un milione di piemontesi, anche quello di Cureggio. “La norma attualmente in vigore &#8211; spiega il primo cittadino Angelo Barbaglia &#8211; costituisce un passo indietro nella prevenzione del GAP e ci lascia con le armi spuntate su un fronte che meriterebbe grande attenzione. Cancellando la legge del 2016 non si sono considerati i costi sociali causati dalla diffusione del gioco, quei costi che quotidianamente ricadono sulle amministrazioni locali e sui servizi sociali”.</p>
<p dir="ltr">La legge di iniziativa popolare riapre la partita. “La mobilitazione di sindaci, associazioni, cittadini&nbsp; non può lasciare indifferente la maggioranza regionale che fino ad oggi ha scelto di tutelare gli interessi, del tutto legittimi, del settore del gioco mettendo in secondo piano però la salute dei piemontesi. Mi auguro sapranno ascoltare la voce di migliaia di cittadini. Si tornerà in aula e saremo nuovamente pronti a portare avanti questa battaglia di civiltà e giustizia” conclude il consigliere regionale.</p>
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		<title>Gravissimo rimettere le slot nei bar. Pronto un emendamento per superare il conflitto interpretativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 12:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Sarno]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[I danni della nuova legge sul Gioco d’azzardo patologico voluta da Cirio e la Lega non si fermano. In questi giorni è stata resa nota la posizione di Agenzia delle Dogane e Monopoli che, accettando l’interpretazione avanzata dai legali di un esercente, ritiene che anche i bar possano reinstallare le slot, qualora queste fossero già [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">I danni della nuova legge sul Gioco d’azzardo patologico voluta da Cirio e la Lega non si fermano. In questi giorni è stata resa nota la posizione di Agenzia delle Dogane e Monopoli che, accettando l’interpretazione avanzata dai legali di un esercente, ritiene che anche i bar possano reinstallare le slot, qualora queste fossero già presenti all’entrata in vigore della precedente norma approvata nella scorsa legislatura guidata dal centro-sinistra, in base alla quale le macchinette erano state eliminate da tutti gli esercizi vicini ai luoghi sensibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’interpretazione di questo tipo è inaccettabile, poiché riporterebbe la stessa situazione ante 2016: un’offerta sempre più pervasiva e dilagante che, come ormai acclarato aveva fatto aumentare la domanda e di conseguenza patologie e rischi collegati al gioco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esclusione delle macchinetta dai bar era una precisa volontà del legislatore, condivisa in Consiglio Regionale al termine di una lunga battaglia condotta in aula dalle opposizioni. Il</span> <span style="font-weight: 400;">Piemonte resta per ora l’unica regione in Italia in cui le slot non possono tornare nei bar e questa condizione va difesa (leggi <a href="https://domenicorossi.eu/2021/07/08/la-destra-cambia-la-legge-sul-gioco-dazzardo-patologico-ma-e-costretta-a-cedere-sui-bar/">qui</a>).&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la dicitura presente in legge crea qualche dubbio interpretativo è necessaria una modifica legislativa che chiarisca in maniera inequivocabile la faccenda. Nelle prossime ore presenteremo un nostro emendamento così da eliminare ogni dubbio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resta anche da approfondire come mai la Regione scriva riportata nelle FAQ di aver condiviso con Agenzia delle Dogane questa interpretazione mentre la stessa Agenzia smentisce che questo sia accaduto. Anche su questo presenteremo un’interrogazione.&nbsp;</span><span style="font-weight: 400;">Le istituzioni non possono permettersi superficialità, soprattutto quando si parla della salute dei cittadini.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In piazza con la società civile per dire no al colpo di spugna sulla legge per la prevenzione e il contrasto al gioco d’azzardo patologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 13:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[La mobilitazione di oggi ha contribuito non solo a rimettere al centro i reali motivi che ci hanno indotto ad agire con la legge 9 del 2016 cinque anni fa all’unanimità, ma anche a ristabilire il contatto con i sindaci e la società civile che si è più volte fatta portavoce dei bisogni dei piemontesi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La mobilitazione di oggi ha contribuito non solo a rimettere al centro i reali motivi che ci hanno indotto ad agire con la legge 9 del 2016 cinque anni fa all’unanimità, ma anche a ristabilire il contatto con i sindaci e la società civile che si è più volte fatta portavoce dei bisogni dei piemontesi più fragili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Associazioni, fondazioni antiusura, sindacati, movimenti cattolici, Sindaci di vari schieramenti politici, sia di centro sinistra che di centro destra, erano presenti oggi in piazza, tutti consapevoli che il fenomeno del gioco, seppur lecito, ha bisogno di essere regolamentato, perché diversamente genera dipendenze e seri problemi socio-sanitari, che ricadono sulle famiglie e, in particolare, sulla fascia più fragile della società, come dimostrano gli anni precedenti al 2016 che hanno portato tutte le regioni a legiferare e lo Stato a inserire il GAP nei LEA (nel 2017) e a contenere il numero di slot nel paese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’attenzione ai lavoratori, che è doverosa, non può tuttavia non tener conto dei problemi legati alla salute pubblica e alle nuove povertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo, due anni di cattiva politica caratterizzata dall’immobilismo del centro-destra, oggi rischiano di generare un conflitto sociale che vede contrapposti da un alto cittadini fragili, dipendenti da GAP o vittime di sovraindebitamento e dall’altro i lavoratori, soggetti ad una possibile crisi occupazionale, che, però, non dipende solo dalla legge regionale, che finisce per essere un comodo capro-espiatorio perché è l’unica in Italia che ha saputo porre un freno all’eccesso di offerta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Regione guidata in questi anni dal centrodestra  aveva il compito in questi anni &#8211; lo ricordiamo &#8211; di promuovere analisi puntuali del mercato del lavoro e percorsi di formazione e accompagnamento per eventuali riconversioni professionali, per accompagnare il settore coinvolto nell’erogazione del gioco lecito. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto, perché l’unico obiettivo della maggioranza, oggi, è quello di trattare come marginale un problema molto più complesso, scaricando le responsabilità sull’attuale legge regionale, per adempiere alle promesse fatte in campagna elettorale a questo specifico settore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come opposizione abbiamo già presentato, nella discussione in consiglio regionale, decine di migliaia di emendamenti. Auspichiamo un segnale di apertura da parte della maggioranza, considerato che anche Forza Italie e Fratelli d&#8217;Italia non sono allineati sulla posizione della Lega. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La posta in gioco non è solo regionale: il modello Piemonte spaventa perché potrebbe essere preso come riferimento da altre regioni per iniziare una battaglia più largamente diffusa sul piano nazionale.</span></p>

<a href='https://domenicorossi.eu/2021/04/14/in-piazza-con-la-societa-civile-per-dire-no-al-colpo-di-spugna-sulla-legge-per-la-prevenzione-e-il-contrasto-al-gioco-dazzardo-patologico/whatsapp-image-2021-04-14-at-10-31-32/#main'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-14-at-10.31.32-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-14-at-10.31.32-150x150.jpeg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-14-at-10.31.32-144x144.jpeg 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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		<title>#NoiNonStiamoAlGioco: Stop alla propaganda della destra sul gioco d&#8217;azzardo patologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 07:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[gap]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[gioco azzardo]]></category>
		<category><![CDATA[gioco azzardo patologico]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ inaccettabile l’atteggiamento della maggioranza verso la legge regionale ‘Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico’. Una norma che funziona come confermano tutti gli indicatori raccolti nei report diffusi dall’entrata in vigore nel 2016. Ciononostante il centrodestra insiste nel tentativo di modificare la norma senza alcuna mediazione e con una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">E’ inaccettabile l’atteggiamento della maggioranza verso la legge regionale </span><span style="font-weight: 400;">‘</span><a href="https://domenicorossi.eu/2016/04/26/approvata-la-legge-regionale-sul-gioco-dazzardo-patologico/"><i><span style="font-weight: 400;">Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico</span></i></a><span style="font-weight: 400;">’. </span><b>Una norma che funziona</b><span style="font-weight: 400;"> come confermano tutti gli indicatori raccolti nei report diffusi dall’entrata in vigore nel 2016. Ciononostante </span><b>il centrodestra insiste nel tentativo di modificare la norma</b><span style="font-weight: 400;"> senza alcuna mediazione e con una posizione completamente appiattita sulle richieste delle lobby dell’azzardo.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno, però, è complesso e merita di essere trattato senza semplificazioni. Con questo documento si vogliono offrire elementi utili all’approfondimento (scarica il dossier il PDF <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/NoiNonStiamoAlGioco_FactCheking.pdf">qui</a>).</span></p>
<h2><b><span style="color: #f56969;">IL CONTESTO</span> </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La legge regionale va inserita in un contesto specifico che si è definito nel corso di tanti anni. Il dibattito sul Gioco D&#8217;Azzardo Patologico non nasce in questi giorni, ed è troppo comodo metterne in evidenza solo alcuni aspetti a scapito di altri. Vanno considerati e collegati gli aspetti economici, quelli normativi e quelli legati alla salute.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da un punto di vista </span><b>economico</b><span style="font-weight: 400;"> occorre avere molto chiaro che il gioco legale è cresciuto ininterrottamente, senza risentire di nessuna delle crisi economiche degli ultimi decenni. </span><span style="font-weight: 400;">La raccolta totale annua (la somma del denaro giocato dagli italiani) è passata da 24 miliardi nel 2004 a 110 miliardi nel 2019. Quasi quintuplicata in 15 anni. E’ difficile identificare un altro settore cresciuto con questi numeri negli ultimi anni. </span><span style="font-weight: 400;">Di questi soldi, circa la metà, è utilizzato nel  “gioco fisico” e passa dalle famigerate “macchinette” (New Slot e VLT).</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4832 size-full" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.43.24.png" alt="" width="621" height="315" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.43.24.png 621w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.43.24-300x152.png 300w" sizes="auto, (max-width: 621px) 100vw, 621px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi gli italiani giocano una cifra totale pari all’investimento che lo Stato fa per il Sistema Sanitario Nazionale e superiore a quanto spende nell’Istruzione.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Chiaramente questa crescita non è casuale e non è legata a un’esplosione del desiderio di gioco da parte dei cittadini. Essa è figlia di una strategia globale del settore del gioco e della </span><b>decisione dello Stato di trasformare il gioco in un settore visto solamente come una fonte di guadagno per le casse erariali</b><span style="font-weight: 400;">. La nozione di “gioco lecito” viene inserita nel nostro ordinamento nel 2003. Da un punto di vista economico, però, come spesso accade, la crescita delle entrate erariali è stata inferiore alla crescita del fenomeno. Siamo passati, infatti, da 7,3 miliardi del 2004 a 11,4 miliardi del 2019.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4835 size-full" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.45.14.png" alt="" width="596" height="454" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.45.14.png 596w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-17.45.14-300x229.png 300w" sizes="auto, (max-width: 596px) 100vw, 596px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista </span><b>culturale</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>normativo</b><span style="font-weight: 400;"> si è passati per diverse fasi: fino agli inizi degli anni ‘90 il gioco era considerato un tema legato al “controllo sociale della sicurezza” e oggetto di severe prescrizioni. Successivamente lo Stato ha cominciato a mutare atteggiamento e il gioco d’azzardo ha cominciato a essere considerato come una leva fiscale, per poi, dal 2003, essere considerato solo come tale. </span><span style="font-weight: 400;">Queste scelte e la crescita del settore hanno portato l’</span><b>Italia a essere uno dei Paesi con il più alto numero di macchinette per abitanti al mondo</b><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Secondo quanto riportato nel volume </span><i><span style="font-weight: 400;">Setting Limits. Gambling, Science and Public Policy</span></i><span style="font-weight: 400;">, pubblicato da Oxford University Press nel 2019 (Tabella 3.1, p. 31), l’Italia, nel 2016, si posizionava al terzo posto nel mondo con 132 abitanti per apparecchio, dopo Giappone e Australia, ma molto prima di altri Paesi europei e di Canada, Stati Uniti e Regno Unito.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4837 size-full" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-18.44.57.png" alt="" width="535" height="284" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-18.44.57.png 535w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-12-alle-18.44.57-300x159.png 300w" sizes="auto, (max-width: 535px) 100vw, 535px" /></p>
<p><b>Che cosa ha provocato tutto questo da un punto di vista socio-sanitario?</b> <span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’esplosione e la crescita di </span><b>nuove dipendenze</b><span style="font-weight: 400;"> legate all’azzardo, tanto da portare il Ministero della Salute a inserire nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) il fenomeno del GAP (gioco d’azzardo patologico). Di fatto viene offerta assistenza per </span><b>una patologia “creata” socialmente da un eccesso di offerta e dalle scelte dello stesso Stato.<br />
</b><span style="font-weight: 400;">Un fenomeno che non ha solo risvolti sanitari seri, ma anche sociali, perché a pagare il prezzo più alto di questa pandemia sono state le fasce più deboli in termini di </span><b>sovraindebitamento</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>multi-dipendenze</b><span style="font-weight: 400;">, rottura dei </span><b>legami familiari </b><span style="font-weight: 400;">per non parlare anche dell’aumento di possibilità per le </span><b>mafie </b><span style="font-weight: 400;">di riciclare denaro.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Su entrambe queste dimensioni &#8211; dramma sociale e infiltrazione delle mafie nel settore &#8211; si sono moltiplicati dossier, allarmi, appelli e sono nate reti di organizzazioni in tutta Italia per chiedere un&#8217;inversione di rotta e una regolamentazione del settore. Anche per sostenere i Sindaci che negli anni si sono ritrovati da un lato a dover gestire gli effetti nefasti socio-sanitari e dall’altro a fronteggiare da soli le cause milionarie che le aziende mettevano in campo ogni qualvolta il Comune decideva di provare a regolamentare gli orari delle slot.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">E’ all’interno di questo contesto che le Regioni, sulla base delle competenze in ambito socio-sanitario, si sono viste costrette a intervenire al fine di prevenire e contrastare un fenomeno che cadeva e cade sulle spalle della popolazione più fragile. Non per vietare (anche perché non potrebbero), ma per spostare, arginare, regolamentare.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il Piemonte, nel 2016, è fra le ultime regioni che legifera sulla materia.</span> <span style="font-weight: 400;">La legge regionale 9/2016 è stata approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale del Piemonte, dopo un lavoro durato mesi che ha visto confrontarsi le forze politiche, gli uffici della sanità e del commercio e i diversi stakeholder del settore.</span></p>
<h2><span style="color: #f56969;"><b>GLI EFFETTI POSITIVI DELLA LEGGE</b></span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ in questo contesto che vanno inseriti la legge regionale e gli </span><b>effetti positivi</b><span style="font-weight: 400;"> che essa ha prodotto.  </span><span style="font-weight: 400;">Non lo dicono i consiglieri di minoranza, ma i numeri  forniti dalla stessa Regione Piemonte attraverso i propri tecnici che lo scorso 28 gennaio hanno illustrato in Commissione Sanità una dettagliata relazione sugli sviluppi del fenomeno dal 2016 ad oggi (si può leggere il report completo</span><a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/report_gap_2020_def_27-1-21.pdf"> <span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;">).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’analisi puntuale che non lascia molti margini di interpretazione e che riassumiamo brevemente. Secondo la relazione degli uffici dell’Assessorato e di IRES (</span><a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/slide-ires-2021.pdf"><span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;"> le slide) </span><b>i volumi del gioco fisico sono in costante diminuzione dall’entrata in vigore della norma</b><span style="font-weight: 400;"> e la differenza tra andamento nazionale e regionale  registra un -15% a favore del Piemonte solo nell’ultimo anno. Anche</span><b> le perdite sono diminuite di molto</b><span style="font-weight: 400;">. A livello nazionale sono scese di 0,9%, mentre a livello regionale del 16,5%: se il Piemonte avesse tenuto l’andamento nazionale i cittadini avrebbero perso circa 500 milioni di euro in più.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4838 size-large" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-09-alle-11.30.11-700x389.png" alt="" width="700" height="389" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-09-alle-11.30.11-700x389.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-09-alle-11.30.11-300x167.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-09-alle-11.30.11-768x426.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-09-alle-11.30.11.png 1189w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><b>Non si evidenzia nemmeno un effetto sostituzione del gioco on line</b><span style="font-weight: 400;"> perché, seppur in salita, anche in questo caso, tra il 2016 e il 2019 la curva piemontese cresce meno di quella nazionale (+72% nazionale contro +70% regionale). </span><span style="font-weight: 400;">Uno degli assunti su cui si basa la legge, insomma, è dimostrato: </span><b>riducendo l’offerta di gioco si riduce la domanda</b><span style="font-weight: 400;">.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla relazione emerge anche come tra il 2016 e il 2019 </span><b>i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6%</b><span style="font-weight: 400;"> e come nei Comuni dove sono state applicate ordinanze più restrittive i volumi di gioco si sono ridotti in proporzione più rilevante rispetto ai Comuni che hanno adottato misure più permissive, nel caso delle slot i primi hanno registrato un calo di 135 euro pro capite, i secondi di 34 euro (vedi slide CNR</span><a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/slide-cnr.pdf"> <span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;">).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi risultati sono stati conseguiti grazie ad <strong>una norma applicata solo a metà</strong>. Il </span><b>piano di comunicazione e prevenzione</b><span style="font-weight: 400;"> previsto dalla legge, infatti, non è ancora partito: attende solo il via libera della Giunta nonostante siano presenti le risorse e i progetti. Il distanziometro e i limiti di orario sono importanti per limitare la pervasività dell’offerta di gioco, ma occorre anche un lavoro culturale ed educativo per vincere la sfida contro il GAP.  Quali dati avremmo avuto oggi se insieme agli articoli dei divieti avessimo messo in campo una seria campagna culturale? Con tutta probabilità ancora migliori di quelli attuali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ il caso di dire che la legge funziona ‘nonostante tutto’ e ancora una volta la conferma arriva dalle cifre: </span><b>le perdite di un giocatore piemontese dal 2016 sono diminuite del 16% rispetto quelle del giocatore medio in Italia (-0,9%)</b><span style="font-weight: 400;">, con una costante riduzione passando da 1,2 miliardi a poco più di un miliardo nel 2019. </span><span style="font-weight: 400;">A fronte di un’emergenza ludopatia diffusa in tutto il Paese, il Piemonte è in controtendenza ma la Giunta e la maggioranza non retrocede di un passo e insiste in un percorso di </span><b>revisione della norma che vorrebbe riportare le lancette al 2016</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una posizione, quella della maggioranza, difesa ricorrendo alle più disparate argomentazioni nel corso degli anni, anche quelle discordanti rispetto agli stessi dati rilevati dai tecnici della Regione. Argomentazioni che spesso sono diventate vere e proprie “bugie” di una propaganda sostenuta con forza dal comparto del gioco lecito. Le istituzioni, però, dovrebbero svolgere un ruolo di mediazione dei diversi interessi in gioco nell’ottica del bene comune e dell’interesse generale e non sostenere un interesse particolare. </span></p>
<h2><span style="color: #f56969;"><b>IL FACT CHECKING SULLA PROPAGANDA DELLE LOBBY DELL’AZZARDO</b></span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni volta che qualche esponente della minoranza interviene o pubblica qualcosa sui sul tema del Gioco d’Azzardo Patologico arrivano decine di commenti, tutti uguali, che ripetono quasi sempre le stesse cose le stesse parole chiave, e che citano i medesimi articoli chiaramente tutti a sostegno delle tesi di chi vuole bloccare l’applicazione della legge regionale e modificarla per tornare al </span><i><span style="font-weight: 400;">far west</span></i><span style="font-weight: 400;"> precedente, dove l’unico mantra che contava era “</span><i><span style="font-weight: 400;">gioca, gioca, gioca</span></i><span style="font-weight: 400;">” senza alcuna considerazione del dramma socio-economico generato dall’offerta pervasiva di gioco degli ultimi decenni.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si tratta di &#8220;bugie&#8221; o di affermazioni inesatte utili solo a sostenere le tesi dei detrattori della legge.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma vediamole una ad una&#8230;</span></p>
<h3><span style="color: #f56969;"><b><i>“La legge regionale è proibizionista e obbliga a chiudere&#8221;</i></b></span></h3>
<p><b>La legge regionale 9/2016 non proibisce il gioco lecito</b><span style="font-weight: 400;"> prima di tutto perché non potrebbe: il gioco, infatti, è di competenza dello Stato. Che cosa fa la legge? Sposta, </span><b>allontana dai luoghi “sensibili”</b><span style="font-weight: 400;">, dai luoghi della vita. Dice basta macchinette in ogni bar e tabaccheria, soprattutto se vicino alle scuole, agli ospedali… Chi vuole giocare può farlo e va in un luogo dedicato che, però, deve essere a 500 metri da questi luoghi. </span><b>Nessuna proibizione</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prova regina, anche in questo caso, è nei numeri. Tutti gli studi che ci sono stati presentati dalle associazioni delle imprese del gioco lecito hanno sempre sostenuto che la legge avrebbe avuto un effetto espulsivo. Anche su bar e tabaccherie hanno sostenuto le stesse tesi. Come stanno le cose dopo 5 anni dall’entrata in vigore dalla legge? </span><b>Il gioco fisico in Piemonte è passato da 5.127 milioni di euro a 4.555, una diminuzione di circa il 10% </b><span style="font-weight: 400;">a fronte di una situazione invariata a livello nazionale. La verità, come si evince, è un’altra: siamo di fronte a un settore molto florido anche nella nostra regione, anche se lievemente ridimensionato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va ricordato che la legge prevedeva  18 mesi di tempo per adeguarsi sulle distanze a bar e tabaccherie, 3 anni di tempo alle sale slot che avevano aperto prima del 2014 e 5 anni di tempo alle sale che avevano aperto dopo il primo gennaio 2014. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su </span><b>bar</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>tabaccherie </b><span style="font-weight: 400;">la logica fu concedere meno tempo perché il loro </span><i><span style="font-weight: 400;">core business </span></i><span style="font-weight: 400;">è un altro e quindi, chiusi i “finti bar” che vivevano solo grazie alla macchinetta tutti gli altri non avrebbero dovuto avere grossi problemi.  Per le </span><b>sale slot</b><span style="font-weight: 400;">, invece, considerando che il gioco è l’attività principale, il tempo si allungò a 3 e 5 anni. Quante sale si sono spostate in questi anni? Pochissime. La maggior parte ha solo preteso che fosse la legge a cambiare. Il tempo concesso per evitare un cambio repentino ed evitare di mettere in difficoltà gli imprenditori è stato usato non per cercare una nuova destinazione, ma per costruire le condizioni per un cambiamento della legge. E non non vale l’obiezione: “</span><i><span style="font-weight: 400;">ma se poi aprono un bancomat lì vicino? Mi devo rispostare? Si, ma dopo 8 anni! (articolo 13, comma 2 quater)</span></i><span style="font-weight: 400;">”.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo visto imprese delocalizzare e spostarsi in giro per il mondo e qui siamo di fronte a imprenditori che non sono in grado di trovare uno spazio tenendo conto della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili? La chiusura è proprio colpa della legge regionale o della rigidità di quel settore che non ha nemmeno provato ad adeguarsi e ha semplicemente preteso che la norma fosse modificata? Le leggi cambiano, qualche volta a tutela dei più fragili, e l’impresa deve sapere adeguarsi, dopo anni, in questo caso, di crescita ininterrotta di guadagni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aggiungiamo un passaggio importante.</span><b> La legge è stata approvata all’unanimità</b><span style="font-weight: 400;"> in consiglio dopo mesi di lavoro in commissione e diversi incontri del gruppo di lavoro, </span><b>ascoltando tutti i soggetti interessanti </b><span style="font-weight: 400;">senza che nessuno abbia detto una sola parola contraria. </span><b>Nessuno!</b><span style="font-weight: 400;"> Solo a pochi mesi dall’entrata in vigore della prima scadenza (quella dei 18 mesi per bar e tabaccherie) siamo stati contattati dalle associazioni di categoria che ci chiedevano di eliminare il vincolo o di spostarlo in avanti. </span><span style="font-weight: 400;">Da quel momento abbiamo assistito a un continuo tentativo di bloccare la legge nonostante questi anni abbiano dimostrato che non c’era nessun effetto espulsivo. </span><span style="font-weight: 400;">Se prendiamo come riferimento il criterio del numero di abitanti per apparecchio (guarda il grafico), scopriamo che dopo 5 anni di applicazione il Piemonte fa un po’ meglio dell’Italia, ma ha sempre un apparecchio ogni 205 abitanti. Ci portiamo al livello della Spagna, ma sempre meno che in Germania, Canada, Stati Uniti, ecc… Con l’entrata in vigore della legge il Piemonte si stacca dalla media nazionale, senza cancellare il settore, che, anzi, resta florido.  </span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4839 size-full" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-12-at-19.03.11.jpeg" alt="" width="682" height="352" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-12-at-19.03.11.jpeg 682w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/WhatsApp-Image-2021-04-12-at-19.03.11-300x155.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /></p>
<p><b>Quindi non è vero che la legge proibisce e che obbliga a chiudere. Il settore del gioco lecito non è stato cancellato. Al massimo obbliga a spostarsi per allontanare il gioco dai luoghi della vita quotidiana dopo anni di eccesso di offerta che ha generato una domanda artificiale. Se le sale slot ora devono chiudere non è a causa della legge regionale, ma perché non sono state in grado di trovare o non hanno nemmeno cercato un posto alternativo in cui spostarsi pur avendo a disposizione 3 o 5 anni.</b></p>
<h3><b><i><span style="color: #f56969;">“Hanno già perso e perderanno il posto di lavoro migliaia di persone”</span></i></b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ quello che ci sentiamo dire da anni ed è certamente un tema che va affrontato con la massima serietà e non con slogan e semplificazioni “acchiappa like”. </span><span style="font-weight: 400;">Proprio l’</span><b>attenzione al lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> e agli investimenti ci fece inserire nella legge del 2016 un tempo di 5 anni durante il quale le sale slot avrebbero dovuto adeguarsi. Anni in cui le aziende avrebbero dovuto immaginare nuovi piani di localizzazione e la regione farsi carico di promuovere analisi puntuali del mercato del lavoro e percorsi di formazione e accompagnamento per eventuali riconversioni professionali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando stava per entrare in vigore la prima parte della norma transitoria della legge, quella relativa a bar e tabaccherie, i consiglieri regionali furono sommersi di messaggi, mail, richieste di incontri: avrebbero chiuso tutti, le attività non sarebbero state in piedi e comunque tutti avrebbero dovuto licenziare qualcuno. Mesi dopo stessi articoli, mail, manifestazioni per dire che migliaia di persone avrebbero perso il lavoro. All’inizio prospettavano il licenziamento di 5.000 addetti. Poi scesi a 3.500. Ora, qualcuno, dice 1.700.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi non sarebbe sensibile di fronte a questi numeri? Peccato che da nessuna parte ci sia riscontro ufficiale di tutto questo. Nelle numerose audizioni e informative fatte in commissione e in Consiglio Regionale non è mai stato presentato un solo dato ufficiale che validasse questa narrazione. Al contrario i dati presentati raccontano una situazione meno drammatica di quella denunciata, a partire, ancora una volta, dall’ultimo studio di IRES Piemonte, organismo di ricerca indipendente della Regione Piemonte, che certifica i movimenti occupazionali nei settori interessati dalla legge n. 9/2016 tra il 2016 e il 2019 sono quelli in tabella (Fonte Rapporto IRES  Piemonte Gennaio 2021 “Le politiche di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico in Piemonte”). </span><span style="font-weight: 400;">Per le lotterie, scommesse e sale da gioco: -12 nel 2016, -38 nel 2017, +1 nel 2018 e &#8211; 3 nel 2019. Per le tabaccherie il saldo è sempre positivo: +155 in 4 anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le associazioni di categoria rilanciano affermando che occorre allargare e andare oltre il codice specifico ATECO e presentano una serie di scenari basati su </span><b>stime</b><span style="font-weight: 400;">. Se accettiamo la </span><b>stima </b><span style="font-weight: 400;">fatta dalla CGIA di Mestre (studio commissionato da ASTRO Piemonte, associazione di categoria delle imprese del gioco) abbiamo quattro tipologie di attività per un totale di 2.550 addetti a fine 2019.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4843 size-large" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/fbf80421-73bb-4c68-9aae-789145e75b85-700x500.jpg" alt="" width="700" height="500" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/fbf80421-73bb-4c68-9aae-789145e75b85-700x500.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/fbf80421-73bb-4c68-9aae-789145e75b85-300x214.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/fbf80421-73bb-4c68-9aae-789145e75b85-768x548.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/04/fbf80421-73bb-4c68-9aae-789145e75b85.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo  lo stesso studio nel 2016 si stimavano 4.850 addetti con una perdita di 2.300 posti di lavoro di cui 1.700 a causa del distanziometro. Ma qui abbiamo il primo problema, che inficia l’analisi e mette in forte dubbio i numeri presentati. Se noi sappiamo, dai dati ufficiali, che tra il 2016 e il 2019 il settore diretto dei giochi ha perso 52 lavoratori, mentre le tabaccherie hanno addirittura guadagnato 155 posti di lavoro, dove sarebbero stati persi i 1.700 denunciati? Dobbiamo escludere il settore “assimilato” (tabacchi/ricevitorie) e quello “tipico/diretto” (sale gioco), che ne ha persi 52. Si sono persi 1650 posti di lavoro tra indotto e gestori? Inverosimile, visti i numeri del 2019.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La verità è che lo stesso studio parla di “una perdita di fatturato che ha fatto sì che siano venute meno risorse economiche in grado di sostenere 1.700 occupati”. Ma <strong>“le risorse economiche in grado di” sono una cosa diversa dagli “occupati”</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proviamo a metterlo in relazione ad un altro dato: <strong>il numero di slot</strong>. Che cosa è successo in questi anni? Si confronti la situazione del Piemonte con quella del resto d’Italia. </span><span style="font-weight: 400;">Per le New slot, in Piemonte/VDA, siamo passati da 35.867 apparecchi nel 2016 a 12.274 nel 2019. Nello stesso periodo, in Italia siamo passati da 492.348 apparecchia 263.298, come si evince dalla tabella (Fonte Libro Blu delle Dogane).<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Tra il 2016 e il 2017 la diminuzione è stata pressoché identica: -25,58% il nazionale e -28,34% in Piemonte. La legge, infatti, è stata approvata nel 2016 ma ha portato i suoi primi effetti soltanto 18 mesi dopo.Tra il 2017 e il 2018 la forbice si allarga, perché mentre a livello nazionale la diminuzione è di -28,13% in Piemonte sale a -47,67%. Nel 2019 a livello nazionale il numero si attesta su quello dell’anno precedente, mentre in Piemonte ci sarà ancora un diminuzione. In 3 anni assistiamo a un calo pari al -46,52% a livello nazionale contro una diminuzione pari al -65,78% piemontese. Se in Piemonte avessimo avuto la stessa dinamica del livello nazionale nel 2019 avremmo avuto 6.908 apparecchi in più.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per le VLT, invece, mentre a livello nazionale abbiamo assistito a un calo pari a -2,13% in Piemonte a un aumento del 4,05%. Se anche qui la dinamica fosse stata uguale avremmo avuto 277 VLT in meno. Sottraendole alla differenza delle New Slot in Piemonte abbiamo 6.629 apparecchi in meno rispetto alle condizioni che avremmo avuto se non ci fosse stata la specifica legge regionale Piemonte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se fossero veri i numeri che denunciano le associazioni datoriali significherebbe che servono 1.700 lavoratori per gestire 6.600 slot. Anche questo, in assenza di dati ufficiali, sembra una forzatura enorme e una stima non accettabile.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">I numeri che vengono presentati non trovano riscontro e, in ogni caso, non sono legati alla sola legge regionale, ma al combinato disposto tra questa e la legge nazionale 208/2015 attuata dal DM 25/07/2017 che ha imposto un limite al numero di AWP autorizzati alla data del 30/04/2018. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo per quanto riguarda il passato. Per il futuro, invece, sarebbe bastato che le sale gioco si fossero adeguate nei tempi previsti.<br />
</span><b>Che cosa hanno fatto le aziende per provare ad adeguarsi alla legge dal 2016?<br />
</b><b>Che cosa ha fatto questa maggioranza da quando è alla guida della Regione Piemonte per accompagnare questo percorso?<br />
</b><span style="font-weight: 400;">Non abbiamo dati sugli esiti della prima scadenza dedicata alle sale gioco. Quelle con autorizzazione precedente al 1 gennaio 2014, infatti, avrebbero dovuto adeguarsi entro il 20 maggio 2019. Hanno chiuso tutte? Non ci risulta. La sensazione è che la maggior parte delle aziende abbia semplicemente aspettato che qualcuno cambiasse la legge. </span><span style="font-weight: 400;">La Giunta, invece, in due anni, pur avendo a disposizione tempi e mezzi, non ha prodotto un solo studio su questo argomento specifico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facile (e furbo) oggi scaricare tutto sui lavoratori, sulla legge e generare la solita </span><b>guerra tra poveri: lavoratori da un lato e ludopatici dall’altra</b><span style="font-weight: 400;">. Noi non cadiamo in questa trappola e continuiamo a lavorare per una società dove ci sia lavoro dignitoso per tutti senza che a pagare le conseguenze di un fenomeno fuori controllo siano i più fragili. </span></p>
<h3><span style="color: #f56969;"><b><i>“La legge è retroattiva. Bisogna abolire la retroattività”</i></b></span></h3>
<p><b>Per confutare questa bugia occorre addentrarsi in qualche passaggio “tecnico”</b><span style="font-weight: 400;"> . Per </span><b>retroattività</b><span style="font-weight: 400;"> della norma giuridica si intende la sua esplicazione di effetti all&#8217;indietro nel tempo nei confronti di rapporti e vicende verificatisi anteriormente alla sua emanazione. Ma non è questo il caso della legge regionale 9/2016 del Piemonte. Non lo dice la minoranza in Consiglio Regionale, ma il </span><b>Tar del Piemonte</b><span style="font-weight: 400;"> nella sentenza (2018) sul ricorso che un operatore fece contro il Comune di Murisengo (AL). Oltre a confermare la </span><b>piena legittimità della legge</b><span style="font-weight: 400;"> il Tribunale Amministrativo interviene in maniera specifica sul tema della retroattività:</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">“8.1 Le parti ricorrenti lamentano innanzitutto l’asserita retroattività delle disposizioni regionali, che non avrebbero fatto esplicitamente salve le attività già in essere, incidendo negativamente sulle prerogative imprenditoriali e sull’affidamento ingenerato negli operatori del settore.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">La tesi sostenuta dalle ricorrenti parte da un presupposto non condivisibile: </span><b>non risponde infatti a verità che la normativa regionale sia retroattiva</b><span style="font-weight: 400;">. </span><b>La legge regionale dispone </b><b><i>pro futuro</i></b><b> e prevede un regime transitorio con scansione temporale differenziata per i gestori di pubblici esercizi</b><span style="font-weight: 400;"> (cioè per soggetti che, in linea di principio e come già osservato, dovrebbero trarre il proprio sostentamento da attività del tutto diverse rispetto all’accessoria gestione di una macchina AWP) e per i gestori di sale giochi.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">8.2 La legge regionale non è poi certo direttamente volta a disciplinare i rapporti concessori tra le parti e/o tra le parti e lo Stato (né potrebbe esserlo), ma è unicamente funzionale ad un dichiarato intento di tutela della salute, oltre che di organizzazione delle attività commerciali sul territorio, aspetti che rientrano nella materia della tutela della salute e nelle ordinarie prerogative di pianificazione urbanistica e quindi di governo del territorio, per le quali sussiste una competenza normativa regionale. </span></p>
</blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">(Puoi leggere l’intera sentenza</span><a href="http://bit.ly/3czBSAX"> <span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;">).</span></p>
<p><b>Quindi la legge non è retroattiva perché dispone </b><b><i>pro futuro</i></b><b>. </b><span style="font-weight: 400;">Quello che viene chiesto dai gestori, quindi, non sarebbe l’abolizione della retroattività (che non esiste), ma </span><b>una specie di sanatoria rispetto alla situazione del 2016</b><span style="font-weight: 400;">. E’ una richiesta legittima che altre regioni hanno deciso di accogliere, ma non ha nulla a che fare con la retroattività. Un percorso non praticabile per un motivo semplice: i limiti imposti dalle Regioni sono arrivati tardi, dopo anni di scelte sbagliate dello Stato, a fronte di un’offerta diventata eccessivamente pervasiva. </span><b>Applicare quanto previsto dalla legge solo alle nuove aperture </b><b><i>post legem</i></b><b> significherebbe, di fatto, accettare di avere una macchinetta in ogni luogo, bar o tabaccheria. Sarebbe, insomma, come non avere la legge.</b></p>
<h3><span style="color: #f56969;"><b><i>“La legge regionale piemontese, bloccando il gioco legale, favorisce quello illegale”</i></b></span></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tema come quello della legalità deve rappresentare sempre e comunque una priorità, non solo quando potrebbe portare vantaggi economici e corporativi. Per questo taluni atteggiamenti riscontrati in questi anni appaiono strumentali.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Nel caso specifico, come ogni forma di propaganda, anche quella delle lobby del gioco legale, si alimenta grazie ad imprecisioni, alcune falsità insieme a qualche verità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da queste ultime. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Il </span></i><b><i>proibizionismo</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> non funziona e genera un mercato illegale</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Vero, lo condivido. Sono un convinto anti-proibizionista. Per cui se qualcuno domani dicesse “dobbiamo vietare il gioco” io sarei il primo a oppormi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">E’ questo il caso della legge piemontese sul GAP? No. Come abbiamo detto e scritto più volte, </span><b>la legge regionale 9/2016 non vieta nulla</b><span style="font-weight: 400;">. Prima perché non potrebbe (è competenza dello Stato), secondo perché non ha quell’obiettivo. L’obiettivo è quello di regolare un fenomeno a fronte di decenni di espansione incontrollata, che non ha visto rallentamenti nemmeno nei momenti di crisi più gravi come quella del 2008. La Regione fa un intervento di “</span><i><span style="font-weight: 400;">prevenzione logistica</span></i><span style="font-weight: 400;">” (così espressamente qualificata nella sentenza Corte cost. n. 108/2017) o, per tradurre questa espressione, cerca di allontanare il gioco dai luoghi della vita. </span><b>Non proibisce, allontana</b><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span></p>
<p>Da subito le associazioni dei gestori hanno provato a convincere prima la minoranza in Consiglio Regionale e poi l’opinione pubblica che con l’applicazione della legge regionale il gioco sarebbe stato espulso <i>de facto</i> dal territorio e che applicando quanto previsto dalla norma si sarebbe chiuso il 97% delle attività… oggi parlano del 90. <span style="font-weight: 400;">Ma questo dato non era vero 3 anni fa e non lo è nemmeno oggi. La prova, ancora una volta, è nei numeri. </span><b>Il gioco fisico in Piemonte è diminuito in cinque anni del 10% e non del 97</b><span style="font-weight: 400;">. Le slot sono diminuite del 65% a fronte di una diminuzione nazionale comunque del 46%. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, sempre il TAR del Piemonte usa parole molto chiare, anche su questo tema. Nella citata sentenza a favore del Comune di Murisengo, premettendo che la libera iniziativa economica risulta tutelata dall’art. 41 della Costituzione nel limite in cui non si esplichi in contrasto con “</span><i><span style="font-weight: 400;">l’utilità sociale</span></i><span style="font-weight: 400;">” o “</span><i><span style="font-weight: 400;">in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana</span></i><span style="font-weight: 400;">”, precisa: </span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“Occorre preliminarmente domandarsi se sia corretto, in relazione agli effetti di una legge regionale, prospettare un effetto espulsivo riferito a singoli comuni; e il Collegio non può esimersi dall’evidenziare l’irrazionalità di un’impostazione del problema secondo cui una legge regionale sarebbe o meno sospettabile di incostituzionalità in ragione del diverso comune nel quale se ne valuta l’applicazione. Pare al Collegio che, al più, l’effetto espulsivo, per essere rilevante al fine della prospettazione di una questione di legittimità costituzionale, dovrebbe essere evidenziato in riferimento al complessivo territorio regionale e non potrebbe neppure partire dal presupposto di dover “garantire” la presenza di AWP in ogni singolo comune, tanto più in una regione che conta 1197 comuni, molti dei quali cosiddetti “polvere” o caratterizzati da ampie conurbazioni tra il centro principale e le cittadine limitrofe…”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">e prosegue</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">“&#8230; si deve rilevare che l’entrata in vigore della L.R. n. 9/2016 e la sua applicazione impongono alle amministrazioni locali di adeguare i piani regolatori e la strumentazione urbanistica alle istanze poste dalla normativa sopravvenuta, recependo le finalità dettate dalle disposizioni regionali in modo da consentire comunque una organizzazione dell’attività degli apparecchi AWP. In sostanza l’entrata in vigore di una nuova disposizione di legge che incide sull’allocazione di un determinato esercizio/servizio impone alle amministrazioni locali di tenere conto, nella propria pianificazione, dei divieti di legge e comunque dei nuovi valori sui quali la pianificazione dovrà in qualche modo modellarsi, sì da garantire l’obiettivo della legge stessa, che nel caso in esame è, in estrema sintesi, allontanare dalle zone centrali e più accessibili gli apparecchi AWP, contestualmente però individuando aree accessibili per l’esercizio delle attività di gioco lecito mediante tali apparecchi”</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi il carattere espulsivo è infondato da un punto di vista quantitativo e giuridico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma torniamo all’accusa di proibizionismo e proviamo ad aiutarci con un esempio. Prendiamo il caso delle droghe leggere: immaginiamo che lo Stato decida di legalizzarle e che si comincino a vendere in negozi dedicati. Immaginiamo poi, che dopo alcuni anni, il fenomeno cresca e si autorizzino distributori di “spinelli” in ogni bar, tabaccheria e sale dedicate in ogni luogo della città. Immaginiamo che dopo questa espansione le ASL segnalino un aumento di dipendenze da sostanze stupefacenti e che a quel punto le Regioni dicessero: togliamo i distributori automatici dai bar e i negozi vicino alle scuole. Saremmo di fronte a proibizionismo? No, ma solo a un intervento regolativo di un fenomeno legale. </span></p>
<p><b>Chi parla di proibizionismo legato alla legge regionale sul GAP dice una bugia</b><span style="font-weight: 400;"> e fa partire la storia da oggi, come se non ci fossero i decenni precedenti. E’ comodo per una parte, ma è falso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vediamo ora l’accusa secondo cui la legge regionale del Piemonte, limitando il gioco legale, </span><b>favorirebbe il gioco illegale</b><span style="font-weight: 400;">. Qui le teorie e le citazioni della propaganda si fanno serie anche perché riprendono anche frasi di persone autorevoli come il Procuratore Nazionale Antimafia, di solito, però, estrapolate dal contesto. Oppure si citano dati sempre rielaborati da fonti vicine al mondo del gioco. Ma procediamo con ordine. E’ tutto un susseguirsi di link, citazioni, titoli che hanno l’obiettivo di rafforzare questa tesi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Entriamo nel merito andando a </span><b>studiare la relazione che la DIA</b><span style="font-weight: 400;"> (Direzione Investigativa Antimafia) ogni anno presenta al Parlamento attraverso il Ministero dell’Interno. Troviamo un quadro (uno dei più autorevoli e affidabili insieme alla relazione della Procura Nazionale Antimafia) sulle attività delle mafie nel nostro Paese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella seconda relazione relativa al 2019 (scritta nel 2020) troviamo un capitolo dedicato al Covid e un Focus specifico sul tema “Mafia &amp; Giochi” (capitolo 13). </span><span style="font-weight: 400;">Mi sono approcciato allo studio dei due capitoli con una certa apprensione pensando “</span><i><span style="font-weight: 400;">chissà che cosa troverò sul Piemonte. Verrà fuori che per colpa nostra è successo un disastro rispetto al resto del paese</span></i><span style="font-weight: 400;">”. E invece&#8230;. </span><span style="font-weight: 400;">Scorrendo le centinaia di pagine (sono 888 quelle dell’intera relazione) si trova di tutto sul gioco e sugli interessi che le mafie (tutte) hanno in questo settore. Ma le cose non sono così semplici come piacerebbe a chi cita queste cose senza studiarle fino in fondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa emerge? Proviamo a sintetizzare:<br />
</span><b>Le mafie hanno interesse sia nel gioco legale sia in quello illegale</b><span style="font-weight: 400;">. Il gioco legale è un mezzo per </span><b>controllare il territorio</b><span style="font-weight: 400;"> e per </span><b>riciclare denaro</b><span style="font-weight: 400;">. Il gioco illegale negli ultimi anni si è spostato soprattutto online e serve a riciclare denaro appoggiando i server in paesi off-shore.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">In tutte le regioni d’Italia, anche quelle con le leggi regionali meno restrittive, o addirittura prive di leggi, esistono diverse</span><b> inchieste giudiziarie</b><span style="font-weight: 400;"> che dimostrano l’interesse per gioco legale e illegale. </span><b>Non emerge alcuna differenza tra il Piemonte e il resto d’Italia</b><span style="font-weight: 400;">. Anzi, tantissime regioni, pur senza leggi simili alla nostra, sono molto più interessate da inchieste che provano il coinvolgimento delle mafie nel gioco legale.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sul Piemonte, in particolare, c’è molto poco. Quel poco non tira in ballo mai la legge regionale e documenta che, anche nella nostra regione, </span><b>il gioco legale non è un argine alle attività mafiose</b><span style="font-weight: 400;"> che cercano di occupare tutti gli spazi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molto chiaro, ad esempio, il passaggio sull’</span><b>operazione “Carminius”</b><span style="font-weight: 400;">. Nel marzo del 2019 i carabinieri danno esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 persone inserite “nelle famiglie ARONE- DEFINA-SERRATORE, collegate alla cosca vibonese BONAVOTA, responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso finalizzato alla produzione e al traffico internazionale di stupefacenti…” L’attività era concentrata soprattutto nel comune di Carmagnola e secondo quanto emerso dalle indagini uno degli indagati «era deputato a reinvestire grosse quantità di denaro dell’associazione nel settore dei dispositivi VLT, implementandone in misura esponenziale, “la cassa”» (p. 845). Più avanti si può addirittura leggere che «attentati compiuti fra il 2016 e il 2018 in danno del vicesindaco di Carmagnola e di un assessore, ai quali vennero incendiate le automobili, verosimilmente per il loro impegno volto a limitare l’utilizzo delle slot machine, fra i </span><span style="font-weight: 400;">business più redditizi in mano all’organizzazione criminale» (pp. 845-846).<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si cita poi l’</span><b>operazione “Cerbero”</b><span style="font-weight: 400;"> dove gli indagati sono accusati, tra le altre cose, di reimpiegare i proventi del traffico di stupefacenti “anche nel noleggio di </span><i><span style="font-weight: 400;">slot machine </span></i><span style="font-weight: 400;"> e nel gioco d’azzardo. Per eludere i controlli le aziende erano intestate a diversi </span><i><span style="font-weight: 400;">prestanome</span></i><span style="font-weight: 400;">”.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Quindi nessun riferimento o attività documentata su aumento di gioco illegale a causa della regolamentazione del gioco legale, ma, al contrario, evidenze giudiziarie di un interesse delle mafie anche nel settore del gioco lecito.</span></p>
<p><b>Non c’è  alcuna correlazione tra le leggi regionali in vigore sul GAP e l’azione delle mafie sul settore del gioco lecito e illegale. Le strategie delle organizzazioni criminali si adattano ai contesti e ne sfruttano ogni situazione. </b><span style="font-weight: 400;">A fronte di queste evidenze io no mi sognerei mai di dire che tutto il gioco legale va fermato perché terreno fertile per le mafie, ma non è accettabile la strumentalizzazione di alcune testate e della corporazione delle lobby che utilizza singole frasi, estrapolate, per costruire ragionamenti fallaci e assolutamente infondati su temi che richiederebbero maggiore serietà.</span></p>
<h2><span style="color: #f56969;"><b>CONCLUSIONI</b></span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo di fronte a un settore economico, quello del gioco, che è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, anche per le scelte sbagliate dello Stato. Un fenomeno che oltre a generare ricchezza ha generato </span><b>costi sociali e sanitari altissimi pagati da migliaia di famiglie italiane. </b><span style="font-weight: 400;">L&#8217;eccesso di offerta ha generato e gonfiato una domanda che prima era molto più contenuta e le nuove dimensioni del fenomeno hanno fatto esplodere problemi sanitari e sociali, pagati soprattutto dai più poveri. </span><span style="font-weight: 400;">Tutto questo avrebbe avuto bisogno di un intervento nazionale, che è arrivato parziale e tardivo. Le Regioni hanno provato ad arginare gli effetti negativi socio-sanitari con iniziative autonome. In Piemonte le aziende hanno avuto tutto il tempo per adeguarsi, ma hanno deciso semplicemente di non farlo. </span><span style="font-weight: 400;">Questa condizione (e non la legge regionale) ha creato </span><b>una situazione dove rischiano di entrare in conflitto diritti fondamentali come quelli del lavoro, dell’impresa e della salute</b><span style="font-weight: 400;">? </span><span style="font-weight: 400;">E&#8217; per questi motivi che serviva in passato, e ancora di più serve oggi, un delicato lavoro di </span><b>equilibrio</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>mediazione</b><span style="font-weight: 400;">. Non è un caso che la legge regionale fu approvata dopo mesi di lavoro, di confronto e all&#8217;unanimità di tutte le forze politiche e che aveva previsto al suo interno una norma transitoria che permetteva al settore di adeguarsi. </span></p>
<p><b>La destra ha scelto, al contrario, di appiattirsi sulle richieste di un settore forte economicamente senza mediare alcunché e vuole cancellare tutto con un colpo di spugna. </b><span style="font-weight: 400;">Non è un caso che in questi due anni non sia stato applicato il Piano regionale di comunicazione e prevenzione previsto dalla norma in vigore nonostante fossero presenti progettualità e risorse. Non solo, da un’iniziale proposta di modifica della legge attuale la maggioranza è passata a una proposta di legge che cancella quella esistente e ripristina una situazione che non tiene conto di nessuno dei dati positivi degli ultimi anni . </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi vuole cambiare la norma prova a raccontare che è <strong>dalla parte dei lavoratori</strong>, mentre noi non lo saremmo&#8230; Come ci piacerebbe che la destra lo fosse! Ma la verità è che loro sono sempre dalla parte del profitto. Basta ricordare quali sono le ricette che hanno avuto nella storia e hanno ancora oggi per il mondo del lavoro. Nel caso specifico del settore del gioco piemontese i lavoratori sono solo strumentalizzati ai fini della propaganda, mentre si ignorano le pesanti ricadute che l&#8217;abolizione della legge avrà in termini di salute pubblica. </span><span style="font-weight: 400;">Ma non dobbiamo cadere nella trappola di mettere in contrapposizione chi è a favore o contro i lavoratori come vorrebbe strumentalmente far passare la Lega. E nemmeno di creare una guerra tra poveri dove mettiamo i lavoratori contro i ludopatici. </span></p>
<p><b>Si tratta, invece, di collaborare alla creazione di una società dove i diritti non siano in contrapposizione tra di loro, ma armonizzati. Ed è a questo che servono le Istituzioni: abbiamo il compito di fare in modo che si possa lavorare in maniera dignitosa senza che nessuno paghi, in termini di salute, l&#8217;eccessiva espansione di un settore economico.</b> <b>Spetta alla Repubblica, nelle sue diverse articolazioni, regolare quei fenomeni che, diversamente, genererebbero costi sociali e sanitari elevati.</b><span style="font-weight: 400;"> E&#8217; quello che abbiamo cercato di fare con la legge regionale 9/2016 ed è il motivo per cui la difenderemo.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
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		<title>Gioco azzardo patologico: incomprensibile atteggiamento della maggioranza verso una legge che funziona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 10:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’odierna commissione è arrivata l’ennesima conferma che la legge regionale ‘Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico’ funziona. Non solo, i dati sul gioco d’azzardo patologico sono in costante miglioramento… ma allora perché la maggioranza insiste nel tentativo di modificare la norma? (leggi il report completo qui). I numeri presentati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nell’odierna commissione è arrivata l’ennesima conferma che la legge regionale ‘</span><a href="https://domenicorossi.eu/2016/04/26/approvata-la-legge-regionale-sul-gioco-dazzardo-patologico/"><i><span style="font-weight: 400;">Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico</span></i></a><span style="font-weight: 400;">’ funziona. Non solo, i dati sul gioco d’azzardo patologico sono in costante miglioramento… ma allora perché la maggioranza insiste nel tentativo di modificare la norma? (leggi il report completo <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/report_gap_2020_def_27-1-21.pdf">qui</a>).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I numeri presentati oggi dagli uffici dell’Assessorato e da IRES parlano chiaro (trovi le slide di Ires <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/slide-ires-2021.pdf">qui</a>). Peccato che la Giunta non li abbia ascoltati: nessun Assessore presente e tantomeno il Presidente Cirio. Un fatto grave, un atteggiamento che evidenzia l’approccio della maggioranza e dell’esecutivo rispetto al problema del gioco d’azzardo patologico: nessuna volontà di ascolto e di confronto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornando alla relazione i volumi del gioco fisico sono in costante diminuzione dall’entrata in vigore della norma e la differenza tra andamento nazionale e regionale  registra un -15% a favore del Piemonte solo nell’ultimo anno. Anche le perdite sono diminuite di molto. A livello nazionale sono scese di 0,9%, mentre a livello regionale del 16,5%. Se avessimo tenuto l’andamento del nazionale i cittadini avrebbero perso circa 500 milioni di euro in più . Non si evidenzia nemmeno un effetto sostituzione del gioco on line perché, seppur in salita, anche in questo caso, tra il 2016 e il 2019 la curva piemontese cresce meno di quella nazionale (+72% nazionale contro +70% regionale).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’assunto su cui si basa la legge è dimostrato: riducendo l’offerta di gioco si riduce la domanda. Ora in Piemonte, grazie alla legge regionale, abbiamo un locale con slot-machine ogni 3000 abitanti contro una media nazionale di 1 ogni 980.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I risultati sono significativi e sono stati conseguiti grazie ad una norma applicata solo a metà. Il piano di comunicazione e prevenzione previsto dalla legge, già predisposto dagli uffici e finanziato con 600 mila euro, non è ancora partito: attende solo il via libera della Giunta. Cosa stanno aspettando? Il distanziometro e i limiti di orario sono importanti per limitare la pervasività dell’offerta di gioco, ma occorre anche un lavoro culturale ed educativo per vincere la sfida contro il GAP.  Quali dati avremmo oggi se insieme agli articoli dei divieti avessimo messo in campo una seria campagna culturale? Crediamo ancora migliori di quelli attuali. Tra il 2016 e il 2019 i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6%, quante altre persone e famiglie avremmo potuto aiutare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Si ricordi che dalla relazione emerge anche come nei Comuni dove sono state applicate ordinanze più restrittive i volumi di gioco si sono ridotti in proporzione più rilevante rispetto ai Comuni che hanno adottato misure più permissive, nel caso delle slot i primi hanno registrato un calo di 135 euro pro capite, i secondi di 34 euro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ il caso di dire che la legge funziona ‘nonostante tutto’ e ancora una volta la conferma arriva dalle cifre: le perdite di un giocatore piemontese dal 2016 sono diminuite del 16% rispetto quelle del giocatore medio in Italia (-0,9%), con una costante riduzione passando da 1,2 miliardi a poco più di un miliardo nel 2019. Con quale coraggio, ma soprattutto su quali evidenze e per quali ragioni la maggioranza insiste nel voler modificare la legge. Persino il tema dei problemi occupazionali del comparto, su cui da sempre fanno leva i detrattori della norma, non regge più. Il saldo occupazionale nelle tabaccherie dal 2016 al 2020 è positivo e nelle sale da gioco e scommesse il rapporto tra assunzioni e cessazioni porta alla perdita di 52 posti di lavoro in 4 anni e non al paventato crollo del settore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Invitiamo pertanto la maggioranza ad abbandonare l’idea di modificare la norma in vigore  e a ritirare la propria proposta di legge abrogativa: piuttosto, si impegnino per applicare il piano di prevenzione e comunicazione che darebbe ulteriore slancio ai già significativi risultati ottenuti.</p>
<p>Leggi il report del CNR <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/01/slide-cnr.pdf">qui</a></span></p>
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		<title>Stop al piano per la prevenzione del GAP perché la Regione non spende 600mila euro già stanziati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 16:07:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[gioco azzardo]]></category>
		<category><![CDATA[gioco azzardo patologico]]></category>
		<category><![CDATA[Ludopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[Nei giorni scorsi i dati del Libro Blu hanno reso chiaramente l’efficacia della norma piemontese: la diminuzione del denaro investito e di quello perso, il volume di affari comunque garantito al settore (4,5miliardi di euro nel 2019). Numeri che non possono giustificare la volontà, da parte del centro destra, di modificare la legge. Una cifra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi i dati del Libro Blu hanno reso chiaramente l’efficacia della norma piemontese: la diminuzione del denaro investito e di quello perso, il volume di affari comunque garantito al settore (4,5miliardi di euro nel 2019). Numeri che non possono giustificare la volontà, da parte del centro destra, di modificare la legge.<br />
Una cifra che non compariva nel report di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono i 600.000 euro stanziati ma mai spesi dalla Regione per attuare tutte le<span class="Apple-converted-space">  </span>attività di prevenzione primaria realizzando il Piano di comunicazione previsto: il progetto è approvato e ci sono anche le risorse… manca forse la volontà nonostante le molte promesse e rassicurazioni? Perché non è ancora stato speso un centesimo? Un quesito che rivolgo con un’apposita interrogazione all’assessore competente.<br />
Abbiamo una buona legge che non ha bisogno di alcuna modifica, piuttosto di essere applicata pienamente. Mi auguro che la maggioranza voglia mettersi in ascolto dei piemontesi e ci ripensi: l’appello di Acli Piemonte, Libera Piemonte, Movimento dei Focolari e SlotMob rivolto oggi ai Sindaci del Piemonte affinché si schierino apertamente a difesa della norma è l’ennesimo segnale forte che arriva dalla società civile… non si può ignorare la voce di chi ogni giorno è al fianco dei più fragili.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>La Legge sul GAP è una questione prioritariamente socio &#8211; sanitaria, non economica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 12:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Sarno]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi si è svolta la Commissione congiunta Legalità, Sanità e attività produttive in cui si è ripresa la discussione della Proposta di Legge sulla modifica alla Legge regionale sul contrasto al Gioco d’azzardo patologico. “Un pasticcio, tanto che le prime determinazioni sono slittate ad altra data” commentano i Consiglieri regionali Diego Sarno e Domenico Rossi. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi si è svolta la Commissione congiunta Legalità, Sanità e attività produttive in cui si è ripresa la discussione della Proposta di Legge sulla modifica alla Legge regionale sul contrasto al Gioco d’azzardo patologico.</p>
<p>“Un pasticcio, tanto che le prime determinazioni sono slittate ad altra data” commentano i Consiglieri regionali Diego Sarno e Domenico Rossi. “La maggioranza ha fissato tra le sue priorità la modifica dell’attuale legge sul GAP ma arriva in commissione del tutto impreparata: non è nemmeno chiaro quale proposta di legge sarà in discussione nelle prossime sedute, essendo state depositate la PdL 56 e 99, entrambe sullo stesso tema e sempre a prima firma Leone”.</p>
<p>Proprio sulla posizione di Leone l’altro nodo da sciogliere. “La gestione dell’odierna commissione è stata affidata al consigliere Leone, una scelta inopportuna perché primo firmatario delle due norme in discussione e perché Presidente della Commissione attività produttive. In questo modo si fa prevalere la valenza economica su quella sanitaria: una decisione inaccettabile” aggiungono i consiglieri Dem.</p>
<p>“A confusione aggiungono confusione, dimostrano sempre più plasticamente come il tentativo di pagare la cambiale elettorale che devono pagare al mondo dell’azzardo sia frenetico, facendoli cadere in fallo procedurale e anche contenutistico” concludono Rossi e Sarno</p>
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		<title>La destra getta la maschera: la nuova proposta di legge sul GAP cancella anche i limiti di orario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 14:54:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il centrodestra getta la maschera sul gioco d’azzardo patologico: non solo, nonostante gli annunci del presidente Cirio, non è ancora stato ritirato l’emendamento con cui si vorrebbe rimuovere il distanziometro per gli apparecchi da gioco dai luoghi sensibili; ma la Lega ha anche presentato un’ulteriore proposta di legge, la numero 99 del 22 giugno (leggi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il centrodestra getta la maschera sul gioco d’azzardo patologico: non solo, nonostante gli annunci del presidente Cirio, non è ancora stato ritirato l’emendamento con cui si vorrebbe rimuovere il distanziometro per gli apparecchi da gioco dai luoghi sensibili; ma la Lega ha anche presentato un’ulteriore proposta di legge, la numero 99 del 22 giugno (leggi il testo <a href="http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioProgetto.do?urnProgetto=urn:nir:regione.piemonte;consiglio:testo.presentato.pdl:11;99&amp;tornaIndietro=true">qui</a>) a prima firma Leone, con la quale si abolirebbe anche la possibilità, per i Sindaci, di limitare gli orari di apertura.</p>
<p>Ci hanno raccontato per mesi che condividevano la legge nei suoi diversi aspetti, ad eccezione del distanziometro, ma in realtà si appiattiscono sulle proposte dei gestori di slot. La scelta di eliminare la limitazione degli orari è grave, perché dove è stata applicata ha prodotto ottimi risultati (leggi <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/02/Cartella-stampa-GAP-11.2.2020.pdf">qui</a> un report dettagliato) e perché si tratta di una scelta contro i primi cittadini, in quanto toglie loro la protezione normativa e li espone a rispondere delle richieste di danni legate ai ricorsi degli esercenti, così come avveniva in passato.</p>
<p><strong>Si abbandonano i nostri sindaci per degli interessi di parte.</strong></p>
<p>Con la nuova legge verrebbe totalmente abrogata la 9/2016, perché a quanto pare non è sufficiente modificarla, ma occorre cancellare il segno della buona politica che ha osato contemperare gli interessi dell’industria del gioco con il bisogno di salute dei cittadini.</p>
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		<title>Un imbarazzato e imbarazzante centro-destra durante la commissione per la clausola valutativa sulla legge sul gioco d&#8217;azzardo patologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2020 13:30:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sarno]]></category>
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					<description><![CDATA[“Continuiamo a chiederci perché il centrodestra vuole cambiare una norma che funziona”, commentano Domenico Ravetti, Domenico Rossi e Diego Sarno, a margine  della seduta congiunta delle commissioni Sanità, Attività Produttive e Legalità, durante la quale l’assessorato ha fornito i dati di verifica per la legge regionale Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Continuiamo a chiederci perché il centrodestra vuole cambiare una norma che funziona”, commentano </span><span style="font-weight: 400;">Domenico Ravetti, Domenico Rossi e Diego Sarno, a margine  della seduta congiunta delle commissioni Sanità, Attività Produttive e Legalità, durante la quale l’assessorato ha fornito i dati di verifica per la legge regionale Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d&#8217;azzardo patologico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ancora una volta, nonostante le ripetute sollecitazioni &#8211; spiega Ravetti &#8211;  non sono stati convocati tutti i soggetti che hanno partecipato alla ricerca. Avremmo voluto approfondire con loro i dati emersi dalla ricerca IRES che confermano come la norma stia avendo buoni effetti, peraltro non smentiti </span><span style="font-weight: 400;">né dall&#8217;assessore né da nessun esponente del centro-destra oggi presenti</span><span style="font-weight: 400;">”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I</span><span style="font-weight: 400;">l gioco fisico in Piemonte è diminuito del 9,7% (-497 milioni di euro) dall’entrata in vigore della legge, mentre secondo i dati in possesso della Regione la diminuzione dei posti di lavoro nel comparto si riduce a poche decine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “Ci chiediamo, inoltre, come mai non sia ancora partito il piano di </span><span style="font-weight: 400;">comunicazione e prevenzione già predisposto dagli uffici e che attende solo il via libera della Giunta” aggiunge Domenico Rossi evidenziando come “il distanziometro e i limiti di orario sono importanti per limitare la pervasività dell’offerta di gioco, ma occorre anche un lavoro culturale ed educativo per vincere la sfida contro il GAP”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le lacune nell’applicazione della norma si riscontrano anche nei controlli come sottolinea Diego Sarno: “Nel corso della commissione è arrivata anche la conferma della difficoltà da parte delle amministrazioni nel controllo sulle sale VLT e scommesse che avevano tempo fino al 2 maggio dello scorso anno per adeguarsi alla normativa”.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Anche oggi &#8211; concludono i consiglieri &#8211; non è stato fornito alcun elemento tale da giustificare le richieste di modifica della legge. Non è stato portato nessun dato a sostegno delle tesi che in questi mesi la destra ha più volte dichiarato: né sull’eliminazione di un intero settore (che rimane in buona forma), né sullo spostamento verso l’online, né sull’aumento del gioco illecito, così come i dati sull’occupazione risultano decisamente meno preoccupanti di quelli raccontati”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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