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	<title>Congresso Regionale &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Al congresso regionale sosterrò Mauro Marino</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 17:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3274" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/7e1f4b6c-a0ef-4a56-acf7-28ff7fc95536-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/7e1f4b6c-a0ef-4a56-acf7-28ff7fc95536-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/7e1f4b6c-a0ef-4a56-acf7-28ff7fc95536-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/7e1f4b6c-a0ef-4a56-acf7-28ff7fc95536-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/7e1f4b6c-a0ef-4a56-acf7-28ff7fc95536.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Si sta svolgendo in queste ore il congresso regionale del PD, in un quadro politico particolare: alcuni mesi dopo la più grande sconfitta che il centro-sinistra ricordi, pochi mesi prima del congresso nazionale che dovrebbe servire a “fare i conti” con quella sconfitta (per verificare, riprogettare e ripartire) e a pochi mesi dalle elezioni regionali piemontesi, che avranno una forte rilevanza politica sia perché si svolgeranno insieme ad Europee e Amministrative sia perché la nostra è l’unica Regione dell’arco alpino non amministrata dalla Lega.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo quadro dalle dimissioni da segretario regionale di Davide Gariglio abbiamo assistito prima al gioco del rinvio, poi al tentativo di unitarietà e poi all’emersione, in extremis, di tre candidature: Mauro Marino, Monica Canalis e Paolo Furia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre si discuteva di </span><i><span style="font-weight: 400;">quando</span></i><span style="font-weight: 400;"> fare il congresso (io, per la cronaca ero tra coloro che riteneva si dovesse fare subito, entro luglio), ad eccezione di Raffaele Gallo e Luigi Bobba &#8211; che poi hanno fatto un passo indietro nel tentativo di arrivare a una candidatura unitaria -, nessuno ha messo in campo, in questi mesi, una discussione di merito che provasse a mettere a fuoco alcune questioni: a che cosa serve il partito regionale? Dove ha sbagliato? Quali sono gli asset strategici per il Piemonte?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In molti auspicavano un congresso regionale “in linea” con quello nazionale che avrebbe certamente facilitato alcune posizioni di natura politica. Questo, però, non è stato possibile a causa delle regole che il partito si è dato.  Ciò complica le cose perché il partito è in un fase di transizione che solo lo svolgimento del congresso nazionale potrà concludere. In questo contesto sono tra coloro che ritiene che le questioni politiche sono tutte spostate alla fase del congresso nazionale e che sul livello regionale sia necessario trovare la soluzione che tenga il più possibile il partito unito e compatto soprattutto in vista delle elezioni regionali.  </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3275" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/IMG_2615-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/IMG_2615-300x204.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/IMG_2615-768x523.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/IMG_2615-700x476.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/12/IMG_2615.jpg 1456w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />E’ in quest’ottica ho deciso di sostenere</span></i> <b>Mauro Marino</b><span style="font-weight: 400;">.  I media hanno cercato di proporre i tre nomi come esponenti di quelle che fino a pochi giorni fa sembravano essere le tre principali mozioni nazionali: Minniti (Marino), Martina (Canalis), Zingaretti (Furia). In realtà non è così: Marino ha il sostegno di diverse componenti che a  livello nazionale sosterranno candidati diversi, da chi aveva deciso di sostenere Minniti (prima del suo ritiro), ai sostenitori di Martina e di persone, come il sottoscritto e altri, che sono orientati a sostenere Nicola Zingaretti. Nel momento in cui ha accettato di candidarsi Marino ha evidenziato, anche in diversi colloqui con me, che il suo progetto ha una prospettiva unitaria e che intende costruire una squadra dove le differenze di posizione siano riconosciute come ricchezza, in una logica da vero “ulivista”, che ha caratterizzato da sempre l’esperienza politica di Mauro Marino. La sua storia politica e il confronto con lui  mi hanno convinto che la sua figura sia quella giusta per questo particolare momento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Domenica 16, dalle 8 alle 20, si svolgeranno le primarie “aperte”: significa che potranno votare gli iscritti al PD, ma anche gli elettori e i sedicenni previa registrazione (tutte le info sono qui: http://bit.ly/2B0NtoG). Credo sia stato un errore averle immaginate anche per il segretario regionale, ma le regole sono queste e vanno rispettate. Di fatto questo rende la partita completamente aperta, come ho avuto modo di dire anche ai GD novaresi che hanno preso una posizione dura su questo congresso regionale. Alcune loro considerazioni le condivido, altre no (potete leggere la mia risposta <a href="https://domenicorossi.eu/2018/11/29/congresso-regionale-la-mia-risposta-allappello-dei-giovani-democratici-di-novara/">qui</a></span><span style="font-weight: 400;">). Resta il fatto che questo partito è l’unico, checché se ne dica, che allarga la platea di coloro che possono partecipare alla scelta delle sue cariche più importanti. Con le primarie aperte non ci sono “pacchetti di tessere” che tengano (solo per citare una delle critiche più forti che vengono fatte), ma la possibilità di incidere e di scegliere. Certo è necessario partecipare, organizzarsi… ma questo è il sale, la sostanza della democrazia. Senza partecipazione deleghiamo ad altri le scelte. Basta poi non lamentarsene!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buon voto a tutti!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Congresso Regionale: la mia risposta all&#8217;appello dei Giovani Democratici di Novara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 09:50:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Democratici]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla vigilia del congresso regionale del Partito Democratico i Giovani Democratici di Novara lanciano un appello per un partito che torni a fare politica. Un documento che interroga tutti coloro che hanno un ruolo, ma anche gli iscritti e chi guarda al PD come punto di riferimento. Un documento che merita attenzione e propone una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla vigilia del congresso regionale del Partito Democratico i Giovani Democratici di Novara lanciano un appello per un partito che torni a fare politica. Un documento che interroga tutti coloro che hanno un ruolo, ma anche gli iscritti e chi guarda al PD come punto di riferimento. Un documento che merita attenzione e propone una serie di questioni che in buona parte condivido.<br />
Qui di seguito la mia risposta ai GD novaresi.</em></p>
<p><em>Leggi <a href="https://gallery.mailchimp.com/a5828224e7e192a2343627929/files/541b1bda-730d-422b-b6da-87ef9ca7bed0/Quando_è_troppo_è_troppo.02.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui</a> il documento integrale dei Giovani Democratici di Novara</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cari Giovani Democratici,</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ho letto il vostro documento. Intanto grazie perché costringete me ed altri ad affrontare questioni serie ed importanti, che ci rimandano alla Politica, grande assente di questi giorni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche io, come voi, sono amareggiato e arrabbiato per come si è arrivati alle candidature congressuali: non diverse visioni del partito e della Regione che si confrontano e che individuano anche dei candidati che si facciano carico delle diverse posizioni, ma piccoli gruppi di persone in competizione per il potere. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Condivido la maggior parte delle considerazioni contenute nel documento, mentre su alcuni passaggi nutro dei dubbi o la penso in maniera differente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parto da queste ultime. Nonostante la premessa che ho fatto, credo sia ingenerosa la descrizione che fate delle dinamiche che hanno portato alla convocazione del congresso, quando scrivete “Hanno deciso di convocare il Congresso in fretta e furia e praticamente di nascosto”. Il problema non è la fretta, perché c’era tutto il tempo per fare le cose per bene. Dalle dimissioni del segretario regionale avvenute a marzo di quest’anno si è aperta una discussione sulla strada da intraprendere che è stata affrontata più volte negli organismi deputati, in maniera particolare nella direzione regionale, alla quale partecipano i rappresentanti di tutte le province. Nulla è stato fatto di nascosto e nemmeno si è andati troppo di fretta: da nove mesi si parla del congresso regionale… Il problema è che mentre si discuteva sulle diverse opzioni temporali nessuno (o quasi) ha lavorato, con i territori, all’elaborazione di un progetto. Nella discussione ha avuto la meglio chi riteneva che il congresso andasse rimandato e non affrontato subito, così siamo arrivati a scontrarci con il limiti imposti dal nazionale che impedisce di celebrare i congressi regionali con quelli nazionali. Va tutto bene, quindi? No. Resta forte la domanda di come connettere i territori periferici con il centro e di come vada interpretato il ruolo di chi, negli organi, rappresenta gli iscritti. E’ una domanda che apre il grande tema della forma partito, di quale debba essere il suo ruolo, la sua organizzazione, ecc… Sarebbe bello che il congresso fosse anche l’occasione per discutere di queste cose. Mi auguro che almeno quello nazionale lo diventi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scrivete, poi, che i tempi “ridicolmente rapidi” non rendono contendibili la carica di Segretario e di membri dell’assemblea. Vorrei che aveste ragione! Che fosse solo un problema di tempi. Credo, invece, &#8211; e voi lo sapete &#8211; che il problema sia più ampio e afferisce al tema della partecipazione. Questo è un partito con poche persone iscritte e questo fa sì che chi controlla poche decine di tessere possa fare la differenza. In più è un partito che suscita poco interesse verso l’esterno, soprattutto nel suo livello regionale. Per rendere davvero contendibili le cariche dovremmo chiederci come fare a rendere il partito nuovamente un contesto “desiderabile”, frequentabile e datore di senso. E’ certamente una questione che dipenderà da quanto sarà in grado di rispondere alle sfide che voi ben descrivete nella parte di documento che condivido pienamente. Perché una persona oggi, giovane o meno giovane, deve iscriversi al PD? Oppure deve interessarsi a ciò che succede al suo interno? Io ritengo che le ragioni siano tante, ma sempre più persone, al contrario, smettono di credere nel ruolo della politica. Questo indebolisce i partiti perché se non serve la politica per risolvere i problemi che le persone si trovano ad affrontare, allora non servono neanche i partiti che hanno il compito di esercitare la mediazione necessaria tra queste due dimensioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parlate inoltre di un “Partito che faccia dettare agli iscritti la linea politica”&#8230; “aperto, che smetta di diluire nei rivoli di mille correnti e correntine qualunque tentativo di fare politica per davvero”. Non penso che gli iscritti debbano dettare la linea, sono attori importanti del percorso di costruzione delle linee politiche, ma non possiamo eliminare la responsabilità di chi guida il partito e ha il compito di indicare gli orizzonti di riferimento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulle correnti servirebbe spendere tante parole. Io non credo siano da demonizzare in maniera assoluta come vorrebbe una certa vulgata. In un partito che raccoglie al suo interno diverse sensibilità e diversi punti di vista possono essere addirittura una risorsa positiva. Il problema si pone quando esse da gruppi che rappresentano una certa cultura politica e lo stimolo ad andare in una direzione piuttosto che in un’altra si trasformano solamente in filiere di potere. Certamente, come sottolineate, deve essere aperto, orientato alla società e non solo rivolto alle istituzioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il resto del documento lo condivido, a partire dalla “distrazione della sinistra” che </span><i><span style="font-weight: 400;">genera mostri</span></i><span style="font-weight: 400;">, a cui stiamo assistendo in diretta. Così come condivido la necessità di costruire un partito dove si torni a fare un lavoro politico, a dividersi sulle questioni per poi trovare una sintesi e nel quale non si perda mai il confronto tra la base e i dirigenti. Un partito capace di creare luoghi di formazione e  approfondimento per i gli iscritti e gli amministratori, ma anche di elaborare posizioni all’altezza delle sfide odierne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarebbe semplice, per me, dire “si, sono d’accordo, aderisco”. Ma, dato il ruolo che temporaneamente ricopro, rischierei anche di apparire  ipocrita. E’ più corretto assumermi la mia parte di responsabilità per lo stato delle cose, che anche a me non piacciono e che voi descrivete molto bene nel documento proposto. Se le cose stanno così è perché anche io non sono riuscito a mettere in campo le azioni necessarie affinché il partito diventasse altro da ciò che è adesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non aderisco, dunque, perché non voglio scegliere la strada più comoda. Soprattutto nei momenti difficili non è quella che ci aiuterà ad uscire dalla palude. Al contrario apro con voi un confronto franco, fuori dai tatticismi e dalle convenienze immediate. Un dialogo autentico, è forse la migliore base di partenza per costruire insieme un’alternativa coerente a chi crede ancora nella forza politica del Partito Democratico .</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non aderisco al documento, ma lo prendo come testimone di un’ideale staffetta da correre insieme! Lo porterò con me affinché in ogni situazione in cui si dovranno prendere decisioni che riguardano il partito io possa passarlo ad altri e si creino le condizioni per affrontare le questioni che in esso rilanciate. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarò con voi nel percorso necessario a far ripartire il PD, a partire dal “referendum delle idee” che proponete in vista delle elezioni regionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avete ragione, tocca a ciascuno di noi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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