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	<title>Senza categoria &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<title>Senza categoria &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Tutto quello che c&#8217;è da sapere per il ritorno a scuola in Piemonte</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 21:45:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Lunedì mattina suonerà la prima campanella dell’anno scolastico 2020-2021. Dopo mesi di pausa forzata migliaia di studenti piemontesi e non solo torneranno in aula e si entrerà nel vivo della sfida della convivenza con il Covid-19. E’ il tempo di mettere da parte le polemiche delle ultime settimane, senza per questo rinunciare a porre ogni correttivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì mattina suonerà la prima campanella dell’anno scolastico 2020-2021. Dopo mesi di pausa forzata migliaia di studenti piemontesi e non solo torneranno in aula e si entrerà nel vivo della sfida della convivenza con il Covid-19.</p>
<p>E’ il tempo di mettere da parte le polemiche delle ultime settimane, senza per questo rinunciare a porre ogni correttivo possibile e migliorare la permanenza a scuola dei ragazzi, e produrre uno sforzo di fiducia, collaborazione, flessibilità e solidarietà senza il quale non basteranno delle buone procedure, pur necessarie, per affrontare i giorni che verranno.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Soprattutto è necessario non generare confusione e incertezza nelle famiglie e anzi fornire precise coordinate per affrontare un anno scolastico che si prospetta complesso.<span class="Apple-converted-space"> </span>Per questo motivo qui di seguito ho provato a sintetizzare le principali indicazioni utili per prepararci al Back to school.</p>
<p>La responsabilità della <b>rilevazione della temperatura</b> è stata affidata dal Decreto del Governo alle <b>famiglie</b>, ma la Regione Piemonte con con una propria ordinanza ha introdotto per le <b>scuole l&#8217;obbligo di verificarlo</b>. È raccomandato a tutti gli istituti di misurare la temperatura agli alunni prima dell’ingresso a scuola o, comunque, di controllare che la temperatura sia stata effettivamente misurata dalla famiglia (attraverso una specifica autocertificazione che potrà essere fornita sul registro elettronico, sul diario, su un apposito modulo, su una chat di classe o in qualunque altro modo semplice scelto dalla scuola). Qualora lo studente fosse privo di autocertificazione, la scuola avrà l’obbligo di misurare la febbre prima dell’inizio dell’attività didattica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le linee guida nazionali definite dal Governo prevedono che a scuola, dai 6 anni in poi, venga utilizzata la <b>mascherina chirurgica</b> affidando alle scuole il compito di fornirle quotidianamente. La mascherina può non essere indossata nel rispetto del distanziamento di almeno un metro, quando ci si trova seduti al banco, durante l’attività motoria o mentre si consuma il pasto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La Regione Piemonte ha previsto una corsia prioritaria per i <b>tamponi necessari allo screening scolastico</b>. Sono anche stati attivati in tutte le Asl del territorio già <strong>29 hotspot/drive scolastici</strong> (trovi l&#8217;elenco <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hot-spot-scolastici.pdf">qui</a>) ad accesso diretto per accelerare le procedure di esecuzione dei tamponi. I punti di accesso diretto saranno presidiati da personale sanitario medico e pediatrico. Garantito in ogni Asl l’orario 10.30-15.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Cosa accade in caso di sintomi a scuola?</b><br />
Nel caso in cui uno studente manifestasse dei sintomi, la scuola provvederà ad attivare l’iter per la gestione di una eventuale positività.<br />
Lo studente verrà accompagnato e assistito da un operatore scolastico in una stanza dedicata e verrà avvisata la famiglia affinché possa riportarlo al proprio domicilio.<br />
Sia che i sintomi si manifestino a scuola o che si manifestino a casa, la famiglia dovrà contattare il proprio pediatra o medico che valuterà le condizioni di salute dello studente e deciderà se attivare la procedura per i casi di sospetto Covid.<br />
Nel caso in cui uno studente risulti positivo al tampone il SISP, in collaborazione con il referente covid scolastico, avvia il <i>contact tracing </i>e dispone l’isolamento fiduciario o la quarantena dei contatti stretti nelle 48 ore precedenti e la procedura di tampone. La scuola avvierà parallelamente le attività di sanificazione straordinaria<b> </b>degli ambienti venuti a contatto del soggetto positivo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><b>Quando e come si rientra a scuola?</b><br />
• <b>tampone positivo </b>sarà necessario attendere la certificazione della guarigione clinica con doppio test virologico negativo e l’attestazione del proprio pediatra/medico.<br />
• <b>tampone negativo </b>sarà necessario attendere a casa la guarigione clinica seguendo le indicazioni del proprio pediatra/ medico che alla fine consegnerà l’attestazione di esito negativo del tampone.<br />
• <b>assenze da scuola per</b> <b>condizioni cliniche non sospette di Covid-19</b>, per la riammissione a scuola sarà necessaria l’autocertificazione della guarigione da parte della famiglia (scarica il <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/autodichiarazione-assenza-scuola-motivi-salute-non-sospetti-covid-19.pdf">modulo</a>).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Scarica <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/autodichiarazione-effettuazione-test-diagnostico-covid-19.pdf">qui</a> il Fac Simile dell&#8217;autocertificazione assenza da scuola per motivi di salute non sospetti per Covid-19.</p>
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<a href='https://domenicorossi.eu/2020/09/11/tutto-quello-che-ce-da-sapere-per-il-ritorno-a-scuola-in-piemonte/schermata-2020-09-11-alle-23-22-25/#main'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-11-alle-23.22.25-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-11-alle-23.22.25-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/Schermata-2020-09-11-alle-23.22.25-144x144.png 144w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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		<title>Sveglia! Ogni giorno ha il suo nemico…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 13:51:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo? Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-3044 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-150x150.jpg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-144x144.jpg 144w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea un nemico che minaccia la nostra libertà, la nostra possibilità di crescita economica, il nostro presente e il nostro futuro. Si descrive questo paese come se fosse sotto attacco quotidiano da migranti, Europa, banche e poteri forti. Quando arriva una nave di migranti sono loro, il giorno dopo è l’Europa, e così via. L’importante è che tutti sentano ogni giorno la pressione del nemico, qualcuno di esterno, di altro su cui scaricare ogni paura ed emozione negativa. Poi si dipingono coloro che non accettano questa propaganda come nemici della patria che mettono in pericolo il paese, mondialisti complici dei poteri forti, degni di ricevere ogni tipo di offesa e nefandezza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così, in pochi mesi, quasi senza accorgersene si passa da un paese ancorato alla parte benestante del mondo con i suoi problemi, ma anche con le sue opportunità a un paese che si sente assediato, all’interno del quale si lascia libero sfogo ai pensieri e alle pulsioni peggiori, guidate e orientate da chi, invece di provare a risolvere con difficoltà i problemi esistenti, invoca ogni giorno un nemico diverso su cui scaricare le responsabilità, ignorando sempre le proprie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">(Andate a vedere che cosa è successo in Germania negli anni ‘30 del XX secolo o nell’ex-Jugoslavia pochi decenni fa. Guardate a quelle storie cercando di farvi raccontare qualcosa sull’oggi. Il popolo, tanto declamato, viene strumentalizzato)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni vincolo che arriva dal bilanciamento dei poteri, base di ogni democrazia, è un ostacolo alla difesa del popolo. Il Parlamento diventa un luogo dove si ha tanto tempo per parlare (a partire dal suo presidente), mentre c’è chi governa che fa, si adopera per il popolo. I magistrati diventano immediatamente servi del sistema, asserviti alle logiche dei poteri forti o dei radical chic. Ma se c’è una cosa che la Storia ci ha insegnato è che il potere tende a debordare, ad abusare di se stesso. Le democrazie liberali si fondano sul tentativo di limitare questa tendenza e la nostra costituzione, che nasce dopo un periodo in cui il prezzo per quell’abuso è stato enorme, si fonda proprio su quel delicato equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non esistono </span><i><span style="font-weight: 400;">princeps legibus solutus</span></i><span style="font-weight: 400;">, oramai nemmeno più nelle monarchie esistenti. L’unica garanzia di uguaglianza e libertà è l’uguaglianza di fronte alla legge. Chi invoca una pretesa superiorità alle leggi in nome di un’investitura popolare consapevolmente mette in discussione le fondamenta democratiche del nostro vivere comune. Non c’è nessun mandato popolare che liberi il governo e i suoi rappresentanti dal rispetto della legge e dei principi costituzionali. Non è un caso che l’articolo 1 della nostra Costituzione ci dica che il potere appartiene al popolo </span><b>che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione</b><span style="font-weight: 400;">. Insomma non esiste nessun potere legittimo fuori da quei limiti. Diventa poi ridicolo rivendicare una presunta volontà popolare a fronte di risultati elettorali che assegnano il 17% o anche il 30%&#8230; Questo è l’aspetto dirimente in democrazia. Ci ha provato Berlusconi negli anni ‘90 e ora ci prova la Lega, con l’appoggio del M5S che per non mettere in crisi l’esperienza di governo calpesta e rinnega i principi su cui ha fondato il suo consenso negli anni. Non credo sia un caso: sull’indagine che vede imputato Salvini anche molti dirigente di Forza Italia, a partire dal Silvio Berlusconi, si siano precipitati a parlare nuovamente di “giustizia ad orologeria” e abbiano comunicato solidarietà a Salvini. Ai molti che da sinistra guardano a un’alleanza ampia per contrapporsi ai sovranisti dico che su questo aspetto non esistono compromessi: in una democrazia liberale e costituzionale non esistono persone “sciolte dalle leggi”. All’hastag di questi giorni #iostoconsalvini occorre contrapporre </span><b>#iostoconlalegge</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Correttamente molti dicono che i governi si giudicano dagli atti concreti. Bene, proviamo ad analizzare i fatti compiuti nei primi 100 giorni e magari a confrontarli con le promesse elettorali legate al tema del tanto caro agognato “cambiamento”: cosa è stato fatto? Nulla di nulla. La legge Fornero è ancora lì, così come le accise sulla benzina. Della flat tax non c’è nemmeno l’ombra così come del reddito di cittadinanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto, però, abbiamo tanti “nemici” in più da cui difenderci e rischiamo di modificare anche la nostra posizione internazionale che, per anni, ci ha garantito prosperità e pace. Mentre uno dei vice-premier (Di Maio) dice che da adesso in poi (dal fallimento del vertice europeo dove avremmo dovuto spezzare le reni all’Europa e invece ci hanno rimandato indietro ancora più isolati) non esiste uno schema prestabilito e che, invece di interloquire con Bruxelles lo faremo con i singoli stati volta per volta, l’altro (Salvini) incontra Orban a Milano martedì prossimo. Orban che rappresenta il peggio dell’Europa di questi anni e che non aggiunge nulla alla tanto imperfetta Europa esistente: solo egoismo ad egoismo. Questo non potrà che portare a un’ulteriore disgregazione dell’Unione Europea se non a un fallimento del progetto, portato avanti faticosamente in questi anni. Se le elezioni europee dovessero andare come auspicano Di Maio e Salvini il rischio che non ci sia più nessuna Europa si concretizzerà pericolosamente. A quel punto non staremo meglio, perché sostituiremo un’unione imperfetta con una somma di singolarità fragili, autoritarie, chiuse su se stesse e incapaci di affrontare da soli le sfide che abbiamo di fronte. Pensate che saremo autosufficienti da un punto di vista militare? o da quello economico? Saremo solo più esposti alla dipendenze del potente di turno… altro che “prima gli italiani”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è avvenuto senza una discussione in Parlamento o un confronto pubblico. Sono bastate piccole scelte e una propaganda continua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è amplificato dalla diffusione massiva dell’uso dei social network che stanno sostituendo tutti i media tradizionali e gli storici luoghi di confronto vis-a-vis. Qui abbiamo due elementi che creano una miscela esplosiva: l’organizzazione di gruppi di persone che costruiscono notizie false o lanciano campagne di propaganda con l’obiettivo di mostrarle come vere e “spontanee” insieme alla diminuzione di empatia che scaturisce da una comunicazione mediata da uno schermo e una tastiera. Le bugie insieme all’assenza del corpo e del volto dell’altro che fanno da limite alla mia capacità/possibilità di ferire e infierire hanno creato dei luoghi dove le pulsioni negative e distruttive sono diventate l’unica grammatica possibile. Il tutto inserito in un contesto sociale dove milioni di persone vivono connesse per la maggior parte del tempo non riuscendo più a distinguere con chiarezza i confini tra offline ed online. Alla prova dei fatti il contesto più adatto alla propaganda mai esistito prima d’ora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">So che molti rischiano di cedere alla tentazione del disimpegno di fronte alle tante cose che sembrano non andare. Ma </span><b>è nei momenti più difficili che dobbiamo richiamarci alle responsabilità che abbiamo di fronte alle generazioni future</b><span style="font-weight: 400;">. Oggi più che mai dobbiamo trovare la forza per rinnovare il nostro impegno per costruire un presente e un futuro di pace e benessere a partire dai bisogni dei più fragili. Servirà tanto coraggio per mettere in discussione le certezze culturali e politiche che ci hanno guidato fino ad ora e costruire la strada adatta al nuovo percorso che ci attende.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resto convinto che ci siano degli ingredienti irrinunciabili: costruire e organizzare una resistenza consapevole e adeguata al mezzo sui social; costruire forze politiche trans-nazionali, ad esempio, perché i problemi che ci troviamo ad affrontare hanno quasi sempre una dimensione che supera di gran lunga i confini nazionali; trovare un modo per tornare a essere critici nei confronti del capitalismo e del sistema che genera ingiustizie. Solo così potremo spostare l’attenzione dagli effetti alle cause dei fenomeni che oggi ci spaventano, compresi i fenomeni migratori.</span></p>
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		<title>#mettercilafaccia &#8211; “la paura dell’uomo nero”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 17:52:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[freire]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho deciso di fare un video per il saluto pre-pausa estiva perché ho pensato che sempre di più sarà necessario #mettercilafaccia  In questi giorni ho ripreso un mio articolo di un anno fa che avevo intitolato “la paura dell’uomo nero” nel quale facevo alcune considerazioni a partire da un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="#igiovediRossi13 - #stopRazzismo" width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/o0buCLdkbqE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ho deciso di fare un video per il saluto pre-pausa estiva perché ho pensato che sempre di più sarà necessario #mettercilafaccia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In questi giorni ho ripreso un mio articolo di un anno fa che avevo intitolato “la paura dell’uomo nero” nel quale facevo alcune considerazioni a partire da un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica. Erano i giorni in cui le cronache ci raccontavano di posti di lavoro negati a giovani di colore o ragazze italiane solo perché conviventi con stranieri, di campagne elettorali costruite cavalcando le paure delle persone. In questi giorni, purtroppo, la cronaca è peggiorata. Il piano inclinato della barbarie sta aumentando la sua inclinazione: si spara per strada a gente di colore, si inseguono presunti ladri perché stranieri, si rifiutano le cure mediche a persone di colore al grido di “vattene, qui non ci sono veterinari”&#8230; e solo poche ore fa è stata aggredita Daisy, atleta italiana di origine nigeriana.</p>
<p>Mentre il Ministro degli Interni cita Mussolini nell’anniversario della nascita del Duce e si fa fotografare con una maglietta venduta nei circuiti dell’estrema destra con su scritto “Offendere è la migliore difesa”,<span class="Apple-converted-space">  </span>Di Maio si è affrettato a dire che non c’è allarme razzismo e che si tratta di strumentalizzazioni della sinistra. Sulla stessa scia sono arrivate le tristi dichiarazioni di Beppe Grillo, che non fa più tanto ridere. Hanno deciso di coprire questa tremenda e pericolosa escalation per salvaguardare il contratto di governo con la Lega. Così se ne rendono complici, fino in fondo. Purtroppo l’escalation di violenza verbale e fisica non accenna a fermarsi e non lo farà fino a quando troverà copertura anche nelle massime istituzioni di questo paese. Ma il rischio è grande, perché quando si superano alcune soglie è difficilissimo tornare indietro. Per costruire servono anni, mentre per distruggere basta poco, e quando arriva il momento dello scollinamento in cui la violenza comincia a scorrere non si torna indietro facilmente. Dovrebbe saperlo questo paese che ha pagato prezzi altissimi nel corso della sua storia. Dovrebbe saperlo la nostra Europa. Proprio quest’anno ho avuto la fortuna di accompagnare due gruppi di ragazzi in viaggi della memoria, che poi in realtà sono viaggi di futuro, nei campi di concentramento di Auschwitz e a Belgrado. Abbiamo ricordato come la costruzione di un capro espriatorio sia precondizione di una violenza che poi viene agita fisicamente fino alla sua istituzionalizzazione. Faccio diventare nemico e causa della crisi un gruppo sociale, su questa idea costruisco consenso, e poi su questa idea costruisco azioni concrete di violenza, esclusione, eliminazione. È un meccacnismo che dovremmo conoscere per rifiutare con fermezza, con forza perché ci porta verso il lato oscuro della storia umana. A Belgrado ci hanno raccontato come fino a pochi anni prima della guerra Musulmani e Serbi vivessero insieme senza alcun problema. Frequentavano gli stessi luoghi, si sposavano tra di loro&#8230; Sono poi arrivate le idee di contrapposizione che nel giro di pochi anni hanno messo i cittadini gli uni contro gli altri portando il paese in una guerra sanguinosa.</p>
<p>Chi ignora che questo sia possibile e che nei momenti di crisi economia e sociale i rischi di alcune derive aumentano a dismisura o è ignorante o è in malafede e sta costruendo il proprio consenso mettendo a rischio le nostre comunità.</p>
<p>Vedete oramai tutti come frasi, pensieri e azioni di cui ci si dovrebbe vergognare e di cui ci si vergognava anche in Italia fino a poco tempo fa vengono pian pianino sdoganati. Ci si sente autorizzati a farlo. Con Salvini sta succedendo quello che era già successo con Berlusconi (su ambiti diversi): i sentimenti e i pensieri peggiori, quelli che di solito tengo per me per non essere ripreso o rimproverato, possono essere sdoganati perché rispecchiano quelli delle massime istituzioni dello Stato. E i social, in questo, sono sempre di più un ambiente malsano, che fa da cassa di risonanza a tutto questo. Ma mentre con Berlusconi erano la furbizia, una certa idea di donna, il rapporto con la legge a diffondersi, in questa fase siamo all’istituzionalizzaizone del capro espiatorio.</p>
<p>“È tornato l’uomo nero &#8211; scrivevo un anno fa &#8211; su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacità.</p>
<p>I migranti (di qualsiasi natura), i neri, sono diventati il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ciò che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna pietas“, nessun diritto a immaginare e lottare per un futuro migliore.</p>
<p>Voglio credere al sociologo Sergio Manghi, che nei giorni scorsi ha scritto parole interessanti:</p>
<p>“Non abbocchiamo alla trappola sfascioleghista di credere che tanti italiani odiano gli stranieri. Siamo precisi. Odiano quasi sempre gli stranieri poveri. E rispecchiandosi nei poveri odiano se stessi impoveriti. O anche solo presi dalla paura, non di rado realistica, di impoverirsi. Il risentimento è sempre rivolto innanzitutto a se stessi, a dispetto delle apparenze. Anche quello del bauscia, irrealizzato Salvini”.</p>
<p>Fanno il paio, queste parole, con quelle che ha pronunciato in questi giorni il senatore Berrie Sanders quando ha ricordato che mentre Bezos, il CEO di Amazon, guadagna 275 milioni di dollari al giorno i dipendenti Amazon fanno la fame. Il numero 1 guadagna in 10 secondi ciò che un operaio guadagna in un anno. Eppure siamo in un’epoca in cui il risentimento non è rivolto verso queste situazioni, ma al contrario verso chi ha ancora meno di noi.</p>
<p>Ma anche in questo non c’è nulla di nuovo.</p>
<p>Invidiamo Bezos e aneliamo a essere come lui, temiamo il povero e lo scacciamo perché abbiamo paura di diventare come lui o di finire la suo posto.</p>
<p>Diceva il grande pedagogista Paulo Freire (ma con lui molti altri) che l’oppresso ha introiettato dentro di sé l’oppressore e pensa che la sua liberazione coincida con il fatto che lui diventi oppressore a sua volta, non con la costruzione di un sistema che scardini i processi di disumanizzazione. Ma per fare questo serve prima di tutto una coscienza &#8211; individuale e collettiva -, che oggi manca e su cui dovremmo tornare a lavorare.</p>
<p>Mala tempora currunt&#8230; ci sarà bisogno della resistenza di tutti noi per cercare di restare umani.</p>
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		<title>Riflessione post elettorale n. 2: le idee possono più delle armi</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2018/03/13/riflessione-post-elettorale-n-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 14:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[Torno a scrivere, dopo qualche giorno, per un secondo commento post-elettorale, dopo la giornata che ha sancito il risultato peggiore della sinistra in Italia nella storia repubblicana. In molti si stanno chiedendo quali siano le ragioni della crisi della sinistra e che cosa dovremmo fare per provare a invertire la rotta che in ogni parte [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Torno a scrivere, dopo qualche giorno, per un secondo commento post-elettorale, dopo la giornata che ha sancito il risultato peggiore della sinistra in Italia nella storia repubblicana. In molti si stanno chiedendo quali siano le ragioni della crisi della sinistra e che cosa dovremmo fare per provare a invertire la rotta che in ogni parte del globo terrestre vede i cittadini scegliere la strada dei populisti e delle destre.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sono tra coloro che ritengono che quanto accaduto ci metta di fronte alla necessità di un cambio di paradigma. Sarebbe un errore provare a leggere quanto sta accadendo con gli occhiali usati fino a oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vorrei cominciare questa riflessione partendo da alcuni passaggi contenuti nella lettera che Luigi Di Maio ha scritto a Repubblica il 6 marzo, due giorni dopo le elezioni. A un certo punto scrive:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">Da qui non si torna più indietro. </span><b>Il voto ha ormai perso ogni connotazione ideologica. </b><span style="font-weight: 400;">I cittadini non hanno votato per appartenenza o per simpatia, hanno votato per mettere al centro i temi che vivono nella propria quotidianità e per migliorare la propria qualità di vita.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Più avanti ritorna su questo aspetto dicendo: «</span><b>Non è stato un voto ideologico</b><span style="font-weight: 400;">, così come non è stato un voto di protesta. È stato un voto programmatico».<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si tratta di affermazioni fondamentali, che sono in linea con quanto è stato più volte ripetuto da Beppe Grillo negli anni sul superamento dei concetti di “destra” e “sinistra” nell’ambito politico. Concetto riaffermato ancora pochi giorni fa sul Corriere della Sera con le seguenti parole: «La specie che sopravvive non è quella più forte, ma quella che si adatta meglio. </span><b>Quindi noi siamo dentro democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra e un po’ di centro</b><span style="font-weight: 400;">, possiamo adattarci a qualsiasi cosa quindi vinceremo sempre noi sul clima, sull’ambiente, sulla terra».<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Non mi soffermo sull’importante riferimento che Grillo fa al concetto di evoluzione contro quello di forza. Egli ha ragione, ma non può declinare una cosa tanto importante nella banale declinazione di poter dire tutto e il contrario di tutto in base alle convenienze elettorali o di consenso. Questo approccio e questi riferimenti del Movimento da un lato giustificano, appunto, le diverse posizioni che il Movimento 5 Stelle ha assunto su diversi temi, ma, dall’altro dischiudono un mondo, un discorso che è centrale per comprendere ciò che sta accadendo.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Che cosa significa l’affermazione “non è stato un voto ideologico”? Che cos’è l’ideologia? Lungi da me voler ripercorrere il significato di una parola che non ha pari nella storia del pensiero per i significati che le sono stati attribuiti. Ci basti qui ricordare le due tendenze generali che Norberto Bobbio ha proposto di chiamare </span><i><span style="font-weight: 400;">debole</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">forte</span></i><span style="font-weight: 400;">. L’ideologia in senso </span><i><span style="font-weight: 400;">debole</span></i><span style="font-weight: 400;"> designa un insieme di credenze, di idee e di valori riguardante l’ordine politico e che ha la funzione di guidare i comportamenti politici collettivi. Esempi, in tal senso, sono stati e/o sono il liberalismo, il socialismo, il comunismo, il nazionalismo, ecc… L’ideologia in senso </span><i><span style="font-weight: 400;">forte, </span></i><span style="font-weight: 400;">invece, ha radici nel pensiero di Marx, che la intende come falsa coscienza che emerge dai rapporti di dominazione tra le classi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Mi sono addentrato in questa (breve) riflessione perché ritengo che non esista possibilità di muovere politicamente le masse in una prospettiva medio lunga in assenza di un’ideologia (intesa in senso debole). Senza una visione </span><b>condivisa</b><span style="font-weight: 400;"> del futuro, della vita comune e del ruolo che possono e devono avere i governi e le istituzioni il cittadino resta solo di fronte al suo bisogno immediato e di breve periodo. O io mi muovo, con altri, all’interno di un percorso che mi lascia intravedere un percorso di emancipazione individuale e collettivo oppure non ho alcun motivo per non ascoltare, volta per volta, chi mi offre una soluzione migliore per quello che è il mio problema oggi, in perfetto stile consumistico. Questo, credo, spieghi la forte mobilità del voto registrata dai tanti analisti.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Detta con altre parole non è sistemando un pochino l’offerta programmatica che la sinistra potrà superare la crisi che sta attraversando. Potrà forse vincere qualche elezione “giocando” sulla mobilità, ma non risolverà il problema profondo, di identità: di aver smesso, cioé, di esser forza liberatrice, emancipatrice delle masse popolari, dei tanti che hanno di meno sulla terra, compreso il ceto medio.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’assenza di ideologia debole non porta che che all’affermazione esplicita o meno della falsa coscienza dei giorni nostri: esistiamo solo se consumiamo e se funzionali al sistema della finanza globalizzata.  </span><i><span style="font-weight: 400;">Consumo, dunque sono!</span></i><span style="font-weight: 400;"> Scriveva Baumann.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Qual è oggi l’ideologia o quali sono le ideologie (intese sempre in senso debole) delle forze che si ritengono o si autodefiniscono “di sinistra”? Siamo socialisti? Comunisti? Socialdemocratici? Liberal? Qualcosa di nuovo ancora da definire? Esiste un insieme di idee, credenze, valori in cui riconoscersi e attorno ai quali provare a organizzare l’azione? Io credo di no. E credo anche che questo sia uno dei motivi fondamentali della crisi della sinistra, oggi, nel mondo. Una situazione pericolosa perché ci espone a due rischi, in termini di dinamiche. La prima è quella che già descriveva Antonio Gramsci parlando del fascismo in Italia:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano. (</span><i><span style="font-weight: 400;">L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921</span></i><span style="font-weight: 400;">).</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi dove si incanala “lo straripare selvaggio”? Dove finisce oggi ciò che il sociologo Sergio Manghi definisce il “risentimento”?<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Di fronte alle paure, alle sofferenze, alle frustrazioni abbiamo bisogno di qualcosa che ci porti “un po’ più in là”, che ci metta in cammino verso un luogo (</span><i><span style="font-weight: 400;">altrove</span></i><span style="font-weight: 400;">) e un momento (</span><i><span style="font-weight: 400;">non ancora</span></i><span style="font-weight: 400;">) diversi e migliori da quelli di partenza.<br />
</span>Sottolineo questo aspetto perché la partita non è tra ideologia e pragmatismo, come ci ha più volte raccontato Sartori in un momento che usciva dall’esasperazione di un mondo suddiviso in due forti ideologie contrapposte al limite del rischio della distruzione globale e come, ingenuamente, oggi ci propongono i Cinque Stelle. Lo spazio lasciato vuoto dall’assenza di una certa ideologia viene occupato prima di tutto da altre ideologie o sistemi di credenze, come ad esempio il nazionalismo o nuove forme di estremismo religioso o dal migliore venditore di soluzioni o dal migliore mix di queste due alternative (da non sottovalutare nell’epoca dei big data e dei social network). Le idee possono di più delle armi, diceva, correttamente, Fidel Castro.<br />
<span style="font-weight: 400;">Quindi, che fare? Primo: ricostruire un’ideologia, un sistema di credenze, idee, valori chiaro e condiviso dalle forze di sinistra. Senza di essi la sinistra (o più correttamente le sinistre) non sarà in grado di offrire un percorso per affrontare paure e risentimento che sappia contrastare l’offerta fatta da altre ideologie che offrono chiusura e capri espriatori da incolpare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo apre al secondo aspetto. Come farlo? Come ricostruire questa necessaria ideologia condivisa? Come hanno fatto, nella storia, i nostri padri: </span><b>con un’Internazionale</b><span style="font-weight: 400;">. Sto proponendo di scimmiottare la nostra storia? No, assolutamente no. Solo di trarre ispirazione per guardare al futuro.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Esiste un PSE, a oggi non pervenuto. A che serve? Che si convochino almeno gli Stati generali della sinistra (dei socialisti?) in Europa e non si sciolgano fino a quando non si chiarisce in maniera chiara quali sono i problemi che oggi vivono le persone nel mondo e in Europa e quali sono le proposte che si mettono in campo (come minimo a livello europeo) per “uscirne insieme” al posto dell’avarizia. Le soluzioni che ci arrivano dal passato non possono essere </span><i><span style="font-weight: 400;">tout court</span></i><span style="font-weight: 400;"> la soluzione per il futuro. Questo, però, non toglie che non possano ispirarci o guidarci nella costruzione di ciò che di nuovo ci serve<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Abbiamo bisogno di parole chiare e comuni. Di idee! Due anni fa ho partecipato al terzo raduno internazionale dei movimenti popolari indetto da Papa Francesco. Ecco l’incipit del discorso del Papa in quell’occasione: </span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400;">Fratelli e sorelle buon pomeriggio!</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: </span><b>terra, casa e lavoro per tutti</b><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che ci radunano.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Il papa lo dice con chiarezza all’interno di un discorso più ampio dove la cornice è chiara: il sistema dominante attuale mette al centro il denaro e il profitto generando la distruzione del pianeta e una forte ingiustizia. La sinistra nel mondo ha bisogno di tornare a fare questo. L’Europa deve almeno provarci per provare a scongiurare i momenti bui che, viceversa, ci attendono.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si tratta di una necessità, perché non esistono soluzioni locali ai problemi delle persone. Non esistono soluzioni locali alla mancanza di lavoro, alla sanità e all’istruzione diseguali, all’aumento delle diseguaglianze. Siamo nella fase storica della globalizzazione che è tale soprattutto in virtù della globalizzazione economica e finanziaria, con un potere politico, invece, che è rimasto di natura nazionale e oggi rischia di frammentarsi ulteriormente. Risultato? Scarsa o nulla capacità di incidere sui rapporti di forza esistenti.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Allora è un dovere ritrovarsi e provare a definire insieme alcune questioni di fondo:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Qual è la posizione delle forze “di sinistra”, riformiste nei confronti del sistema capitalistico odierno? E’ da abbattere, da riformare, da tenere così com’è?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Quali politiche fiscali mettere in campo nelle nostre comunità?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Come combattiamo la redistribuzione al contrario che sta avvenendo negli ultimi decenni che sta spostando la crescita sulle rendite e non sulla produzione di servizi e di valore?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Quali regole comuni per il mercato del lavoro per evitare che ci sia eccessiva convenienza per un’impresa che delocalizza?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Come investire in una scuola pubblica  e di qualità per tutti?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Come costruiamo i nostri sistemi sanitari per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Come riconvertiamo tutto il nostro sistema industriale in maniera ecologica e circolare?</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">E ancora: quale ruolo le forze di sinistra vogliono che l’Europa giochi nel nuovo ordine mondiale che si sta configurando all’orizzonte?</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo con un insieme di risposte a questo tipo di domande noi possiamo immaginare di poter dare una risposta convincente alle donne e agli uomini che oggi soffrono o si sentono minacciati, proponendo una visione che tenga conto di tutti e non solo del problema individuale. Senza di esso siamo condannati a stare nel gioco di chi vende il prodotto migliore “in quel momento”, diventando sempre più simili (perché li rincorriamo) ai nostri avversari politici e quindi a scomparire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le risposte, però, non potranno essere solo sul piano dei contenuti. </span><b>Serve recuperare fiducia</b><span style="font-weight: 400;">. Fiducia che è preliminare/contestuale alla condivisione di un’idea o di un progetto, soprattutto quando quest’ultimo non propone soddisfazioni immediate a bisogni personali o soluzioni semplici a problemi complessi. Fiducia che è particolarmente difficile nella nostra epoca delle passioni tristi<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Durante il XX secolo abbiamo assistito a un capovolgimento fondamentale: siamo passati dal segno più al segno meno, dalla promessa alla minaccia. Il futuro non è più un luogo in cui staremo meglio, ma per la prima volta, dopo molti secoli, un momento da temere perché porta con sé peggioramenti.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Questo cambiamento interviene sul “senso” che diamo alla vita o sull’assenza di senso. Viviamo in un perenne stato di emergenza, in cui il mondo resta incomprensibile e non si intravede la via di uscita. Mancano quel “non ancora” e quell’altrove che ci permettevano di vivere qui, ma proiettati&#8230; Ci si sente inchiodati al presente, impotenti e quindi arrabbiati.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le passioni (tristi) dominanti oggi sono rabbia e risentimento. Che fare di fronte a questo? Qualcuno cavalca questi sentimenti per vendere meglio il proprio prodotto. E ci sta riuscendo alla grande.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La gente è arrabbiata con i politici perché siamo nel tempo del “tradimento” e dell’impotenza, del “tanto non cambia nulla”, delle attese negate, respinte,  tradite: “cara politica, come la scienza, mi hai detto che mi avresti dato la felicità, ma così non è stato. Anzi, in un mondo globalizzato è la finanza che decide tutto e io sto sempre peggio”. L’ingiustizia è sempre più forte: né comunismo né capitalismo hanno mantenuto le promesse. Ancora una volta siamo piombati nell’insicurezza. Da questa dinamica scaturisce la forte richiesta di sicurezza che porta all’isolamento e alla rottura dei legami. L’altro minaccia la mia sopravvivenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tradimento della politica è particolarmente doloroso, profondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E che cosa può fare il Partito Democratico in tutto questo? </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">to be continued…</span></i></p>
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		<title>La paura dell&#8217;uomo nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2017 07:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[familismo amorale]]></category>
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					<description><![CDATA[&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; e che peser&#xE0; in futuro &#x2014; &#xE8; una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario &#xE8; finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell&apos;interesse nazionale&#xBB;.</p>
<p>Mauro ha ragione e coglie una dinamica in atto pericolosa nella nostra societ&#xE0;.</p>
<p>Basta sfogliare la cronaca di queste settimane o farsi un giro tra i social network; parlare al parco con il nonno che accompagna suo nipote a giocare o al bar con gli avventori presenti. Non si assumono ragazzi di colore in sala o si rifiuta il lavoro a una ragazza solo perch&#xE9; convive con un africano. Ma il fenomeno pi&#xF9; indicativo, a mio avviso, &#xE8; che ovunque arrivino dei richiedenti asilo c&#x2019;&#xE8; qualcuno che si sente in diritto di dire che &#x201C;che non li vuole&#x201D;, in un contesto istituzionale preoccupante: la maggior parte dei sindaci italiani non aderisce ai programmi volontari di accoglienza, per poi lamentarsi quando nelle loro citt&#xE0; si attivano centri di accoglienza gestiti da privati. Sindaci che invece di lavorare sulla coesione sociale all&#x2019;interno delle proprie comunit&#xE0;, soffiano sul fuoco delle paure e dei pregiudizi, mettendosi a capo di chi &#x201C;non li vuole&#x201D; a priori. Su questo la lega nord e la destra sovranista stanno costruendo le presenti e future campagne elettorali. L&#x2019;arrivo di 22 richiedenti asilo in una citt&#xE0; di 20.000 abitanti &#xE8; vista come un dramma da denunciare, come un attacco alla convivenza civile&#x2026; il tutto in maniera aprioristica. Costituiranno un problema solo perch&#xE9; &#x201C;migranti&#x201D;. O forse solo perch&#xE9; &#x201C;diversi&#x201D;. Ci sarebbe da ridere se non fossimo di fronte a qualcosa di drammatico.</p>
<p>&#xC8; tornato l&#x2019;uomo nero su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacit&#xE0;.</p>
<p>I migranti (di qualsiasi natura) stanno diventando il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ci&#xF2; che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna <em>pietas</em>. Se arrivano &#xE8; un problema e basta: per i 35 euro, perch&#xE9; non parlano l&#x2019;italiano, perch&#xE9; non faranno la differenziata (sic!), perch&#xE9; rubano il lavoro, perch&#xE9; rubano, perch&#xE9; stuprano, ecc&#x2026; Chiaramente questo vale solo se sono poveri. Non vale per i ricchi ai quali stendiamo i tappeti rossi. E basterebbe solo questo a spiegarci che cosa sta succedendo davvero.</p>
<p>Il fenomeno &#xE8; preoccupante perch&#xE9; si sta insinuando nel senso comune, &#xAB;<em>un giudizio senz&#x2019;alcuna riflessione</em>,<em> comunemente sentito da tutto un ordine</em>,<em> da tutto un popolo</em>,<em> da tutta una nazione o da tutto il genere umano&#xBB; </em>(G. Vico).</p>
<p>Non dobbiamo pensare che sia esagerato confrontare quanto sta accadendo oggi con quanto gi&#xE0; avvenuto nei secoli scorsi, e, in particolare, nel XX secolo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/08/cartello-marcinelle-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198">A Marcinelle, poche decine di anni fa, appendevano i cartelli con su scritto &#x201C;Vietato l&#x2019;accesso ai cani e agli italiani&#x201D;, nell&#x2019;indifferenza del Belgio benpensante.</p>
<p>In Germania prima, e in Italia poi, gli ebrei a un certo punto divennero un problema &#x201C;a priori&#x201D;, in quanto ebrei. Tutto questo senza che la maggior parte delle persone si ribellasse. Le leggi razziali stavano ratificando ci&#xF2; che il senso comune aveva gi&#xE0; stabilito aiutato e creato da una propaganda mirata.</p>
<p>Gli esempi che io, e che ognuno di noi potrebbe fare, sono molteplici. La storia, purtroppo, ci ha mostrato le peggiori nefandezze da questo punto di vista.</p>
<p>Cosa stiamo diventando? Che cosa si sta diffondendo, nemmeno troppo lentamente, tra di noi?</p>
<p>Siamo di fronte al tramonto dell&#x2019;Occidente, della sua identit&#xE0; tanto sbandierata, della sua pretesa superiorit&#xE0;, delle sue radici cristiane, della sua filosofia dei diritti umani. Di fronte alla prova della storia esso si rinnega da s&#xE9;, negando ci&#xF2; che vorrebbe difendere dall&#x2019;&#xAB;invasione&#xBB;. Niente pi&#xF9; cristianesimo, niente pi&#xF9; liberalismo, niente pi&#xF9; socialismo. Solo il proprio diritto, diventato privilegio, a essere lasciati &#x201C;in pace&#x201D; con i nostri simili: italiani, occidentali, ricchi&#x2026; Niente pi&#xF9; uguaglianza e diritti, ma identit&#xE0; razziale (nazionale) che vale solo contro i poveri e mai nei confronti dei ricchi.</p>
<p>Ezio Mauro ha parlato di inversione morale. Forse, siamo di fronte, a una nuova forma, pi&#xF9; allargata, di familismo amorale esteso al nostro micro-mondo da difendere, che i sovranisti fanno coincidere con la nazione. Se c&#x2019;&#xE8; un&#x2019;idea che ha esaurito la sua funzione storica &#xE8; proprio lo Stato-Nazione. L&#x2019;economia globalizzata, le innovazioni tecnologiche lo hanno resto impotente. Come ci racconta Slavoj Zizek &#x201C;&#xE8; fallito&#x201D;. Sembra di essere di fronte all&#x2019;ultimo tentativo di chi, incapace di affrontare le sfide che questa epoca storica ci pone di fronte, prova a rinchiudersi nel passato con l&#x2019;obiettivo di difendersi ad oltranza.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, che fare?</p>
<p>La prima cosa &#xE8; cercare di comprendere. Studiare, conoscere. Cominciare a prendere atto che la globalizzazione che ci fa viaggiare con i low cost in tutto il mondo e che ci permette di acquistare tramite Amazon merci prodotte in qualsiasi parte del mondo, porta con s&#xE9; anche un altro tipo di vicinanza, quella dei problemi e delle ingiustizie. Ci&#xF2; che succede in qualsiasi parte del mondo ci riguarda e he delle conseguenze dirette a casa nostra. Il gruppo di migranti che la cooperativa ospita nell&#x2019;appartamento di fianco al nostro &#xE8; solo la punta di un iceberg molto pi&#xF9; grande. Il mondo &#xE8; inter-connesso in tutti i suoi aspetti e non possiamo immaginare di tenere solo ci&#xF2; che ci conviene. Si tratta di un&#x2019;aspirazione normale nell&#x2019;epoca del consumo, ma non &#xE8; possibile.</p>
<p>Comprendere che i flussi non si arresteranno per delle ragioni semplici che vanno oltre le nostre proteste. Nel 2010 su circa 7 miliardi di persone nel mondo, 4,1 erano asiatiche, 1 miliardo africane, 733 milioni europee e il resto tra Americhe e Oceania. Nel 2030 gli europei scenderanno a 723 milioni mentre tutti gli altri cresceranno visto che saremo in 8,3 miliardi: 4, 9 in Asia e1,5 miliardi in Africa. Nel 2050, su un totale di circa 9 miliardi, gli europei saranno 691 milioni, gli asiatici 5,2, gli africani circa 2 miliardi. Di fronte a questa dinamica demografica, la ricchezza, al contrario continua a concentrarsi in pochi paesi.</p>
<p>La seconda cosa &#xE8; resistere. Non abituarsi a tutto questo e reagire casa per casa, scuola per scuola, bus per bus, post per post. La nostra identit&#xE0; che in tanti hanno detto di voler difendere si fonda su tutt&#x2019;altro.</p>
<p>Su basi cristiane, ad esempio, che non vanno usate come una clava contro l&#x2019;islam, ma che devono aiutarci a vedere &#xAB;L&#x2019;altro come &#x201C;un dono da accogliere con rispetto, perch&#xE9; in lui, specialmente se &#xE8; debole e fragile, mi viene incontro Cristo&#xBB; (@pontifex_it).</p>
<p>Su basi liberali che prevedono che ogni essere umano abbia dei diritti universali al di l&#xE0; delle differenze di sesso, credo, provenienza, ecc&#x2026;</p>
<p>Su basi socialiste che ci chiedono un impegno forte per il miglioramento di vita di chi sta peggio, di chi &#xE8; ai margini della societ&#xE0;.</p>
<p>Su tutto questo saremo chiamati ogni giorno che passa a fare delle scelte sempre pi&#xF9; radicali, perch&#xE9; le contraddizioni sono destinate a crescere.</p>
<p>Serve un cambio di paradigma. Siamo nell&#x2019;era planetaria, come ci insegna Edgar Morin: la Terra &#xE8; una ed &#xE8; la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. Essa va custodita, cos&#xEC; come ci ha indicato Papa Francesco in <em>Laudato sii! </em>Facendosi carico del grido della terra e degli uomini, che sale all&#x2019;unisono in un sistema che crea ingiustizie giorno dopo giorno.</p>
<p>Non esistono divisioni nazionali. Per quanto mi riguarda, le parole pi&#xF9; chiare e pi&#xF9; nette su questo punto le ha dette don Lorenzo Milani 60 anni fa:</p>
<p>&#xAB;Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dir&#xF2; che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#x2019;altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri&#xBB;.</p>
<p>Sono parole che dovrebbero guidare un nuovo umanesimo di cui abbiamo ancora bisogno. La sinistra, ma direi ogni uomo di buona volont&#xE0;, dovrebbe ripartire da qui.</p>
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		<title>Insieme a metà strada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 22:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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		<category><![CDATA[bilancio metà mandato]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Regionale del Piemonte]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2316 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-300x150.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-768x384.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-700x350.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-960x480.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Due anni e mezzo fa ho chiesto fiducia. Ho chiesto di credere che attraverso la mia elezione in Consiglio regionale molte delle battaglie che avevano caratterizzato il mio impegno nell&#8217;associazionismo e nella vita professionale trovassero cittadinanza nelle istituzioni. Ho cercato di essere all&#8217;altezza della richiesta, ma soprattutto della risposta ricevuta, che fu grande, entusiasmante e che quindi mi caricava di una grande responsabilità.</p>
<p>Ho da poco superato la metà di questa legislatura in Consiglio Regionale e avverto il desiderio di &#8220;rendere conto&#8221;, di verificare e di progettare nuovamente. Per fare tutto questo ho bisogno di te, della tua partecipazione, perché la politica non è un campo da gioco per solitari, ma richiede un lavoro collettivo.</p>
<p>Per questo ti invito <strong>sabato 4 marzo, dalle ore 15:00 alle ore 18:00,  presso l&#8217;Auditorium del Parco del Welfare di Novara</strong> (in via Baveno, 2), al <strong><em>World Café “Insieme a metà strada” </em></strong>con l’obiettivo di confrontarci su quanto fatto finora, ma soprattutto su quanto ci resta ancora da costruire nei prossimi due anni.</p>
<blockquote><p><em>Il World Café è una metodologia che si ispira ai vecchi caffè creando un ambiente di lavoro che invita i partecipanti ad una discussione libera ed appassionata. La sua particolarità è quella di stimolare discussioni autogestite dai partecipanti all’interno di un quadro comune e sotto la guida di alcune domande di riferimento. <strong>Per una buona riuscita dell&#8217;evento ti chiedo di iscriverti compilando il form qui sotto.</strong></em></p></blockquote>
<p>[contact-form-7 id=&#8221;2303&#8243; title=&#8221;Iscrizione Insieme a metà strada&#8221;]</p>
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		<title>Sui migranti parole irresponsabili da parte del sindaco di Novara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 09:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Canelli]]></category>
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					<description><![CDATA[http://video.sky.it/news/cronaca/il-sindaco-di-novara-dice-no-allarrivo-di-altri-migranti/v311562.vid?pagt=0 Ieri sera, su Sky TG24 è andato in onda un pessimo servizio, con una bruttissima intervista al sindaco di Novara Alessandro Canelli, che ha usato parole gravissime. Una cosa è dire che Novara ha &#8220;già fatto la sua parte&#8221; perché ospita un numero di migranti in linea con quanto previsto dall&#8217;ANCI, un&#8217;altra è evocare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://video.sky.it/news/cronaca/il-sindaco-di-novara-dice-no-allarrivo-di-altri-migranti/v311562.vid?pagt=0">http://video.sky.it/news/cronaca/il-sindaco-di-novara-dice-no-allarrivo-di-altri-migranti/v311562.vid?pagt=0</a></p>
<p>Ieri sera, su Sky TG24 è andato in onda un pessimo servizio, con una bruttissima intervista al sindaco di Novara Alessandro Canelli, che ha usato parole gravissime. Una cosa è dire che Novara ha &#8220;già fatto la sua parte&#8221; perché ospita un numero di migranti in linea con quanto previsto dall&#8217;ANCI, un&#8217;altra è evocare le barricate: è da irresponsabili. Quanti cittadini, ascoltando le parole del sindaco, potrebbero sentirsi legittimati ad azioni di questo tipo? Mi dispiace, ma non<span class="text_exposed_show"> è questo il ruolo che deve esercitare un sindaco. Il problema dell&#8217;accoglienza è serio: nessuno lo vuole liquidare con facili buonismi, ma non si può pensare di affrontarlo alimentando paure e soffiando sugli istinti peggiori degli esseri umani: ne ricaverai un po&#8217; di visibilità nazionale (forse), ma avrai devastato una città nel suo senso più profondo di comunità umana. Comincino, piuttosto, i sindaci (di ogni appartenenza politica) a farsi carico di una quota di accoglienza: solo così si eviteranno i casi di sovraffollamento. Il sindaco di Castelletto Ticino lo ha fatto in questi giorni, ma all&#8217;appello ne mancano troppi, la maggior parte. Nei giorni in cui scopriamo che ad Aleppo è stato distrutto l&#8217;ultimo ospedale, che 6 milioni di bambini muoiono ogni anno nel mondo per malattie facilmente curabili&#8230; nella mia città si parla di barricate. E ancora più grave è che a farlo sia il sindaco. Un sindaco che appena eletto aveva dichiarato che sarebbe stato il sindaco di tutti. Migliaia di cittadini novaresi non condividono quelle parole e a coloro che le condividono andrebbe spiegato che con l&#8217;odio e l&#8217;indifferenza non costruiremo mai un mondo migliore né tantomeno più sicuro, ma solo piccoli fortini in cui avere sempre più paura dell&#8217;altro. </span></p>
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		<title>Il discorso di papa Francesco al terzo incontro dei movimenti popolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 20:56:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti&#8221; Quasi 5.000 persone provenienti da tutto il mondo erano presenti sabato 5 novembre presso l’auditorium Paolo VI per concludere il terzo raduno internazionale dei movimenti popolari e per ascoltare le parole di Papa Francesco. Parole che sono arrivate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: right;"><span class="s1">&#8220;Esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido:<br />
terra, casa e lavoro per tutti&#8221;</span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><em><span class="s1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2120 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-300x225.jpg" alt="img_6438" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quasi 5.000 persone provenienti da tutto il mondo erano presenti sabato 5 novembre presso l’auditorium Paolo VI per concludere il terzo raduno internazionale dei movimenti popolari e per ascoltare le parole di Papa Francesco. Parole che sono arrivate dure, come degli schiaffi per chi le ha ascoltate. Almeno, così è stato per me. Nonostante i titoli, le prime pagine di domenica dedicate ad alcune parti del suo discorso, non credo che sia passato il senso profondo del suo messaggio, che poi è alla base del suo intero pontificato.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Il primo “shock” per me è quello del linguaggio, delle parole usate. L’Europa ne ha perse alcune, o le usa oramai di sfuggita. Da troppi anni ne mette al centro altre: spread, BCE, pareggio di bilancio, muri… Su questo è certamente catartico avere a capo della chiesa un non-europeo capace di parlare a tutto il mondo.<br />
Tre parole chiave erano al centro dell’evento di sabato: terra, casa, lavoro. Parole chiare, semplici, comprensibili a tutti. Perché in molte parti del mondo, nella maggior parte, di esso, queste parole sono ancora un problema per la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne. In realtà lo sono anche a casa nostra, ma noi non siamo capaci di parlarne con la semplicità e la radicalità di Francesco e dei movimenti popolari del pianeta. </span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Ritrovare parole come &#8220;ingiustizia&#8221;, &#8220;lotta&#8221;, &#8220;amore&#8221; usate senza pudore, come le uniche possibili, perché vere è già atto pedagogico verso ciascuno di noi.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">E sia chiaro: è vero che il papa ha parlato con forza del problema dei migranti, della vergogna di fronte a quello che accade nel mediterraneo. ma lo ha detto inserendo questo argomento, come altri, in un discorso più ampio, fatto con altrettanta chiarezza e radicalità: il nostro ordine è ingiusto a causa del paradigma dominante che mette al centro il profitto e il denaro e non l’uomo. E&#8217; un ordine che crea una crisi strutturale perenne che mette insieme povertà e crisi ecologica. Esso va cambiato. Altrimenti non supereremo l’ingiustizia. Serve un nuovo paradigma che riconcili l’uomo con l’uomo e l’uomo con l’ambiente. Non a caso ha istituito un dicastero nuovo: per lo sviluppo integrale dell’uomo.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Qui sotto voglio riportare il discorso integrale. Perché vorrei che più persone possibili possano leggerlo per intero, con calma, lasciandosi provocare. Credo ci sia tutto quello di cui abbiamo bisogno per buttare via la tentazione della rassegnazione e immaginare un futuro diverso, con responsabilità e coraggio.</span></em></p>
<p class="p2"><span class="s1">Fratelli e sorelle buon pomeriggio! </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2121 alignright" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-300x225.jpg" alt="terra, domus, labor" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che ci radunano. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ringrazio anche Lei, Signor Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di quel cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">1. mettere l’economia al servizio dei popoli; </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">2. costruire la pace e la giustizia; </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">3. difendere la Madre Terra.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Quel giorno, con la voce di una “cartonera” e di un contadino, vennero letti, alla conclusione, i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra, dove la parola cambiamento era carica di gran contenuto, era legata alle cose fondamentali che voi rivendicate: lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2122 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-300x225.jpg" alt="papa Francesco" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Abbiamo ascoltato anche come vi siete impegnati ad abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali. È la felicità di “vivere bene” ciò che voi reclamate, la “vita buona”, e non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la “bella vita”.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Noi che oggi siamo qui, di origini, credenze e idee diverse, potremmo non essere d’accordo su tutto, sicuramente la pensiamo diversamente su molte cose, ma siamo d’accordo su questi punti.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ho saputo anche di incontri e laboratori tenuti in diversi Paesi, dove si sono moltiplicati i dibattiti alla luce della realtà di ogni comunità. Questo è molto importante perché le soluzioni reali alle problematiche attuali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli, un discernimento che diventa azione trasformatrice “secondo i luoghi, i tempi e le persone”, come diceva sant’Ignazio. Altrimenti, corriamo il rischio delle astrazioni, di «certi nominalismi dichiarazionisti (slogans) che sono belle frasi ma che non riescono a sostenere la vita delle nostre comunità» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli. Voi andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale. Una strada che mi ricorda come Gesù chiese di organizzare la folla in gruppi di cinquanta per distribuire il pane (cfr Omelia nella Solennità del Corpus Domini, Buenos Aires, 12 giugno 2004).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Poco fa abbiamo potuto vedere il video che avete presentato come conclusione di questo terzo incontro. Abbiamo visto i vostri volti nelle discussioni su come affrontare “la disuguaglianza che genera violenza”. Tante proposte, tanta creatività, tanta speranza nella vostra voce che forse avrebbe più motivi per lamentarsi, rimanere bloccata nei conflitti, cadere nella tentazione del negativo. Eppure guardate avanti, pensate, discutete, proponete e agite. Mi congratulo con voi, vi accompagno, vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare. Questo mi dà forza, ci dà forza. Credo che questo nostro dialogo, che si aggiunge agli sforzi di tanti milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo, sta mettendo radici. Vorrei toccare alcuni temi più specifici. Temi che ho ricevuto da voi e sui quali ho riflettuto e ora vorrei restituirli a voi.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>Il terrore e i muri</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Tuttavia, questa germinazione, che è lenta, che ha i suoi tempi come tutte le gestazioni, è minacciata dalla velocità di un meccanismo distruttivo che opera in senso contrario. Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano: uomo e donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore, quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Nessun popolo, nessuna religione è terrorista. È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. enc. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Questo è fondamentale. Da qui il fatto che ogni tirannia sia terroristica. E quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali. Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro. È questa la vita che Dio nostro Padre vuole per i suoi figli?</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La paura viene alimentata, manipolata&#8230; Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli. Quando sentiamo che si festeggia la morte di un giovane che forse ha sbagliato strada, quando vediamo che si preferisce la guerra alla pace, quando vediamo che si diffonde la xenofobia, quando constatiamo che guadagnano terreno le proposte intolleranti; dietro questa crudeltà che sembra massificarsi c’è il freddo soffio della paura. Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile&#8230; richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. È molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cari fratelli e sorelle, tutti i muri cadono. Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: «Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento» (Documento Conclusivo del II Incontro mondiale dei movimenti popolari, 11 luglio 2015, Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). Affrontiamo il terrore con l’amore.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ora il secondo punto che volevo affrontare.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>L’Amore e i ponti</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Un giorno come questo, un sabato, Gesù fece due cose che, ci dice il Vangelo, affrettarono il complotto per ucciderlo. Passava con i suoi discepoli per un campo da semina. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Niente si dice del “padrone” di quel campo&#8230; soggiacente è la destinazione universale dei beni. Quello che è certo è che, di fronte alla fame, Gesù ha dato priorità alla dignità dei figli di Dio su un’interpretazione formalistica, accomodante e interessata della norma. Quando i dottori della legge lamentarono con indignazione ipocrita, Gesù ricordò loro che Dio vuole amore e non sacrifici, e spiegò che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (cfr Mc 2,27). Affrontò il pensiero ipocrita e presuntuoso con l’intelligenza umile del cuore (cfr Omelia, I Congreso de Evangelización de la Cultura, Buenos Aires, 3 novembre 2006), che dà sempre la priorità all’uomo e non accetta che determinate logiche impediscano la sua libertà di vivere, amare e servire il prossimo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con quella gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro, creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione. Non mi stupisce che anche voi a volte siate sorvegliati o perseguitati, né mi stupisce che ai superbi non interessi quello che voi dite.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Gesù che quel sabato rischiò la vita, perché, dopo che guarì quella mano, farisei ed erodiani (cfr Mc 3,6), due partiti opposti tra loro, che temevano il popolo e anche l’impero, fecero i loro calcoli e complottarono per ucciderlo. So che molti di voi rischiano la vita. So che alcuni non sono qui oggi perché si sono giocati la vita&#8230; Ma non c’è amore più grande che dare la vita. Questo ci insegna Gesù.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Le 3-T, il vostro grido che faccio mio, ha qualcosa di quella intelligenza umile ma al tempo stesso forte e risanatrice. Un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro. Un progetto che mira allo sviluppo umano integrale. Alcuni sanno che il nostro amico il Cardinale Turkson presiede adesso il Dicastero che porta questo nome: Sviluppo Umano Integrale. Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi. Dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale. Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: crescita economica, progressi tecnologici, maggiore “efficienza” per produrre cose che si comprano, si usano e si buttano inglobandoci tutti in una vertiginosa dinamica dello scarto&#8230; Ma non consente lo sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato. Questo è lo sviluppo di cui abbiamo bisogno: umano, integrale, rispettoso del creato, di questa casa comune.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Un altro punto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>Bancarotta e salvataggio</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cari fratelli, voglio condividere con voi alcune riflessioni su altri due temi che, insieme alle “3-T” e all’ecologia integrale, sono stati al centro dei vostri dibattiti degli ultimi giorni e sono centrali in questo periodo storico.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">So che avete dedicato una giornata al dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. Cosa fare di fronte a questa tragedia? Nel Dicastero di cui è responsabile il Cardinale Turkson c’è una sezione che si occupa di queste situazioni. Ho deciso che, almeno per un certo tempo, quella sezione dipenda direttamente dal Pontefice, perché questa è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna!</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e di guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo&#8230; molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente. Quanto sono morti nel Mediterraneo in questi giorni del vostro incontro?</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue, il dolore, il volto dell’altro. Lo ha detto il mio fratello il Patriarca Bartolomeo: «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono la paura e la divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">È veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati e addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. A volte non ci permettono di vederlo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Chiedo a voi di fare tutto il possibile e di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente (cfr Lc 18,1-8). Forse con il vostro esempio e la vostra insistenza, alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi e adotteranno le misure adeguate per accogliere e integrare pienamente tutti coloro che, per un motivo o per un altro, cercano rifugio lontano da casa. E anche per affrontare le cause profonde per cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono espulsi ogni giorno dalla loro terra natale.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica, e questo mi porta al secondo tema che avete dibattuto nel vostro incontro: il rapporto tra popolo e democrazia. Un rapporto che dovrebbe essere naturale e fluido, ma che corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 46). Una frase che ripeto spesso e non sempre ricordo bene di chi sia, Pio XII o Paolo VI: &#8220;La politica è la più alta forma della carità&#8221;.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Movimenti popolari, politica e democrazia (sottotitolo della Redazione) </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali&#8230; fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202). Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. È soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a «situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede» (Intervento al vertice di giudici e magistrati contro il traffico di persone e il crimine organizzato, Vaticano, 3 giugno 2016).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. È giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. È giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">(Il Papa precisa che non usa la parola austerità nel senso puramente economico, e cioè aggiustamento). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso e al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità; e praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio. Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille “mi piace”, di mille retweets, di mille video su youtube. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune e il progetto-ponte delle “3-T”. Chiedo a voi dirigenti di non stancarvi di praticare l’austerità e chiedo a tutti di esigere dai dirigenti questa austerità, che – del resto – li farà molto felici.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Care sorelle e cari fratelli,</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vorrei, per concludere, chiedervi di continuare a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono. Potrete sbagliare tante volte, tutti sbagliamo, ma se perseveriamo in questo cammino, presto o tardi, vedremo i frutti. E insisto: contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto. Alcuni sanno che dopo il Sinodo sulla famiglia ho scritto Amoris laetitia, un documento sull’amore nelle singole famiglie, ma anche in quell’altra famiglia che è il quartiere, la comunità, il popolo, l’umanità. Uno di voi mi ha chiesto di distribuire un fascicolo che contiene un frammento del capitolo quarto di questo documento. Penso che ve lo consegneranno all’uscita. E quindi con la mia benedizione. Lì ci sono alcuni “consigli utili” per praticare il più importante dei comandamenti di Gesù.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi. Diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vi ringrazio nuovamente per la vostra presenza. Vi ringrazio per il vostro lavoro. Desidero chiedere a Dio nostro Padre che vi accompagni e vi benedica, che vi riempia del suo amore e vi difenda nel cammino dandovi in abbondanza la forza che ci mantiene in piedi e ci dà il coraggio per rompere la catena dell’odio: quella forza è la speranza. Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Grazie.</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Quale futuro per il servizio autostradale sulla tratta Torino-Milano?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2016 10:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[interrogazione]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[servizio autostradale]]></category>
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					<description><![CDATA[Su sollecitazione dei pendolari della linea Torino-Milano che fruiscono del servizio autostradale ho presentato oggi un&#8217;interrogazione all&#8217;assessore competente Francesco Balocco. La risposta perverrà in forma scritta nei prossimi giorni e sarà mia cura divulgarla. Molti sono i pendolari che utilizzano il servizio di collegamento autostradale che negli ultimi due mesi hanno evidenziato la possibilità di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/A4.jpg" rel="attachment wp-att-1572"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1572" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/A4-300x225.jpg" alt="A4" width="300" height="225" /></a>Su sollecitazione dei pendolari della linea Torino-Milano che fruiscono del servizio autostradale ho presentato oggi un&#8217;interrogazione all&#8217;assessore competente Francesco Balocco. La risposta perverrà in forma scritta nei prossimi giorni e sarà mia cura divulgarla.<em><br />
</em></p>
<p>Molti sono i pendolari che utilizzano il servizio di collegamento autostradale che negli ultimi due mesi hanno evidenziato la possibilità di un ridimensionamento e persino la cancellazione delle corse. Un problema soprattutto per chi si sposta ogni giorno verso aree periferiche del capoluogo lombardo laddove gli altri collegamenti risultano più complicati.</p>
<p>Da tali premesse la richiesta di informazioni all&#8217;assessore che ha puntualmente riferito rispetto ai parametri di riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico, peraltro approfonditi con il consorzio concessionario del servizio in un&#8217;apposita riunione lo scorso 13 gennaio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/tabella_trasporto-1.jpg" rel="attachment wp-att-1590"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1590" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/tabella_trasporto-1-300x224.jpg" alt="_tabella_trasporto" width="300" height="224" /></a>Nello specifico sono previste due fasi attuative. La prima, con decorrenza 2016, prevede l&#8217;adozione delle modifiche dei programmi di esecizio delle autolinee che prevede la sospensione di alcune corse caratterizzate da frequentazione sottosoglia che non interessano però fasce orarie che interessano l&#8217;utenza pendolare e lavorativa.</p>
<p>Con il termine dell&#8217;anno scolastico 2015-2016, invece, si procederà ad una revisione complessiva del trasporto su gomma secondo modalità che verranno concertate con enti locali e fornitori al fine di ridurre la coesistenza &#8220;gomma-ferro&#8221;e offrire contestualmente soluzioni integrate con le linee ferroviarie.</p>
<p>Leggi <a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/Mime-1.pdf" rel="">la risposta integrale</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Di seguito il testo della mia interrogazione:</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Premesso che</em></strong></p>
<ul>
<li>i pendolari novaresi che percorrono la tratta Torino – Milano con il servizio autostradale fornito mediante autobus hanno manifestato forti preoccupazioni sul ridimensionamento del servizio stesso e sulle ipotesi di una sua possibile, totale soppressione a partire dal 2016;</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong><em>considerato che</em></strong></p>
<ul>
<li>è rilevante il numero di cittadini che fruiscono quotidianamente di tale servizio e che non hanno valide alternative per raggiungere il proprio posto di lavoro, se non l&#8217;autovettura;</li>
<li>i fruitori del servizio autobus in oggetto hanno contattato i Comuni di residenza, la Provincia di Novara ed i rappresentati del territorio a tutti i livelli istituzionali manifestando altresì l’intenzione di coinvolgere anche l’Amministrazione regionale attraverso un raccolta firme;</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong><em>rilevato che</em></strong></p>
<ul>
<li>ad aggravare le preoccupazioni espresse dai pendolari giungono le ipotesi, avanzate recentemente, di riduzione degli impegni economici da parte della Regione a sostegno dei servizi complementari di trasporto, ossia di tutti quei servizi finora sostenuti finanziariamente in quanto riguardanti tratte non coperte interamente dal trasporto ferroviario;</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;">sottolineato che</h2>
<ul>
<li>un’eventuale riduzione o, addirittura, una soppressione del servizio autostradale fornito mediante autobus sulla tratta Torino-Milano non solo inciderebbe pesantemente sui costi a carico dei cittadini per gli spostamenti quotidiani legati a esigenze lavorative, ma avrebbe ricadute negative anche in termini ambientali, in contrasto con le politiche di mobilità sostenibile promosse dalla stessa Regione Piemonte;</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>           INTERROGA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> l’Assessore competente per sapere</strong></p>
<ul>
<li>quali azioni intenda intraprendere affinché sia garantito il servizio ai pendolari del servizio autostradale mediante autobus sulla tratta Torino-Milano.</li>
</ul>
<h4></h4>
<h4 style="text-align: right;">Torino, 29 gennaio 2016</h4>
<p style="text-align: right;"><strong>Firmatario       <em>Domenico ROSSI</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Pensieri parigini</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/11/14/pensieri-parigini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 22:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Come tutti anche io sono molto turbato da quanto accaduto ieri notte a Parigi. Il miscuglio di emozioni negative che suscita il terrorismo è particolare, diverso da altri eventi drammatici che pure siamo spesso chiamati ad affrontare. Terrore, paura… insicurezza. Ho ascoltato e letto le reazioni: dalla paura, allo sdegno, all’odio…. C’è chi sa cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/11/parigi1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1411" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/11/parigi1-300x300.jpg" alt="parigi1" width="300" height="300" /></a>Come tutti anche io sono molto turbato da quanto accaduto ieri notte a Parigi. Il miscuglio di emozioni negative che suscita il terrorismo è particolare, diverso da altri eventi drammatici che pure siamo spesso chiamati ad affrontare. Terrore, paura… insicurezza.</p>
<p>Ho ascoltato e letto le reazioni: dalla paura, allo sdegno, all’odio…. C’è chi sa cosa dice, chi, purtroppo, non perde occasione per strumentalizzare alimentando le disgregazioni esistenti.</p>
<p>Sento il bisogno anche io di provare a mettere in fila alcuni pensieri che da ieri sera affollano la mia testa.</p>
<p>Viviamo in quella che è stata definita l’era planetaria dove la caratteristica principale è l’interconnessione tra le diverse parti e i diversi eventi del mondo. Per migliaia di anni, nella storia dell’umanità, ciò che avveniva in Africa o in Asia non aveva alcun risvolto in Europa o tantomeno in ciò che oggi chiamiamo America. Le cose sono cambiate, e di molto, con l’intensificazione degli scambi commerciali prima, e con l’avvento della mondializzazione poi. Immediatamente ciò che prima era separato, lontano è diventato vicino e collegato. Cambia tutto. E non ce ne accorgiamo, non nella nostra vita quotidiana e nei nostri discorsi ordinari, dove questo fa fatica a diventare presupposto… Abbiamo sempre bisogno di ricordarcelo. E’ la guerra a ricordarci come stanno le cose, una guerra che è cambiata nelle modalità e nelle forme. Molto lucidamente, più di quanto all’epoca comprendemmo, il Papa la definì (e lo ha ribadito commentando i fatti di ieri sera) la terza guerra mondiale. Questa volta, però, è mondiale in un senso diverso: non perché  a catena coinvolge sempre più stati che entrano in guerra l’uno contro l’altro, ma perché mette in correlazione diretta i molteplici conflitti aperti nelle diversi parti del pianeta. Siamo lontani anni luce dagli anni ’90 quando l’occidente poteva immaginare di portare avanti la destituzione di Saddam Hussein senza immaginare conseguenze immediate sul proprio territorio. Oggi non è così: chi sparava ieri notte a Parigi, oltre a inneggiare al proprio Dio, diceva freddamente che agiva per vendetta nei confronti dei fratelli siriani. Questo è possibile solo oggi, in questa epoca, almeno nelle forme e modalità assunte, diventate tali da destabilizzare il nostro stile di vita.<br />
Se siamo in guerra, però, la prima cosa da fare è capire chi è il nemico, chi ci sta attaccando. E’ una sciocchezza immaginare che il nemico sia l’Islam, un errore afferente i tipi logici: sarebbe come dire che tutti i cattolici sono lefebvriani o che tutti gli ebrei sparsi sul pianeta negli anni ’30 del XX secolo appartenessero all’organizzazione Irgun. L’ISIS rappresenta una gruppo all’interno del mondo musulmano. Se vogliamo affrontarlo e sconfiggerlo sarà necessario identificarlo con chiarezza da un punto di vista militare e comprendere su quali basi cerca di allargare il proprio consenso all’interno del mondo musulmano più allargato. E mentre si agisce sul versante militare agire contemporaneamente sul piano politico per eliminare le possibili cause di allargamento del consenso. Se guardiamo alla storia dei terrorismi vediamo con chiarezza che essi sono terminati quando insieme a un’efficace azioni militare si sono esaurite le cause politiche che li avevano generati. Si pensi, solo per fare degli esempi, alle Brigate Rosse in Italia, all’IRA in Irlanda o alle mafie. Senza un’azione politica, la sola azione militare rischia anche di essere controproducente e di alimentare la forza simbolica delle organizzazioni terroristiche. Esse vanno battute prima di tutto sul versante simbolico e politico svuotando il loro potenziale di consenso e reclutamento.<br />
Allora mentre si elabora una strategia militare, sarebbe meglio cominciare a chiedersi seriamente quali sono le conseguenze degli interventi occidentali nel resto del mondo, smettere di esportare conflitti e armi, sostenere i gruppi pacifici che sono portatori di istanze di cambiamento e corroborare tutte le alleanze e i dialoghi possibili con i mussulmani che hanno scelto la via della convivenza, che sono la maggior parte, come tutti coloro che sono scesi in piazza oggi nel mondo e che hanno dichiarato not in my name. Non sconfiggeremo i terroristi se prima non li avremo isolati.</p>
<p>In tutto questo credo sia necessario guardare con attenzione allo sviluppo della tecnologia e dei social network (che porta con sé tante cose positive) almeno per quanto riguarda due aspetti. Il primo è quello della possibilità offerta di comunicare e di collegare luoghi del mondo con estrema facilità. Dall’operazione effettuata nei giorni scorsi dai Ros italiani, che ha portato all’arresto di presunti terroristi che progettavano attentai in Italia, si evince l’esistenza di un’università telematica online, dove i terroristi dovevano formarsi sostenendo dei regolari esami. Non è sufficiente essere pronti a farsi saltare in aria per appartenere a una cellula terroristica: occorre condividere una visione, dei saperi. Lo stato attuale delle nostre tecnologie permette di collegare migliaia di persone con una facilità e immediatezza tali che anche solo 15 anni fa erano impensabili. Al di là delle considerazioni sui nostri apparati di sicurezza e di intelligence, figli di un’altra epoca e in forte difficoltà ad affrontare questa nuova situazione, credo che il rischio più grande, e questo è il secondo aspetto di cui parlavo, è quello relativo al simbolico, alla creazione di quelle identità collettive che costituiscono al struttura della storia. Chi sono io? A quale gruppo appartengo? Alla famiglia, alla tribù, alla città, alla classe sociale, alla nazione…? Che cosa consente, rende possibile la contrazione di tempo e spazio derivanti dalla rivoluzione dei trasporti delle comunicazioni? Quale nuovo mondo, diverso da quello di prima abitiamo? Per costruire identità collettive servono: condivisione del luogo, condivisione del linguaggio, condivisione dei valori. Per fare questo, fino a pochi anni fa, occorreva vivere in prossimità. Per esportare o diffondere delle idee o dei valori servivano anni, generazioni… Oggi tutto questo avviene in tempi e spazi profondamente ravvicinati. Ecco l’interconnessione profonda, la nuova struttura, che manda all’aria tutto ciò a cui siamo abituati e che ci portiamo dentro anche come categorie interpretative della realtà. Non esistono più conflitti locali: potenzialmente ogni conflitto locale è globale. La peculiarità di quanto avvenuto ieri a Parigi, dal mio punto di vista, è in questo passaggio che ho provato a descrivere. Non esiste guerra all’ISIS che può avvenire solamente in Siria o in Iraq… semplicemente perché l’ISIS non è solo lì: è anche a Parigi, a Londra, a Roma… Perché oggi le distanze (rassicuranti) a cui siamo abituati semplicemente non esistono più.<br />
E tutti coloro che invocano chiusure e difese semplicemente ignorano che o saremo in grado di affrontare questa guerra con i nuovi presupposti e con relativi nuovi strumenti oppure semplicemente ci condanneremo da soli a vivere nella paura e nel terrore perché i fenomeni a cui assistiamo non dipendono solo dalla follia terroristica di alcuni uomini, ma dalle possibilità che il mondo che abbiamo creato e in cui viviamo, dà a questa follia. Che ha forze e possibilità inedite.</p>
<p>C’è poi il circolo vizioso in cui rischiamo di infilarci come occidente, dove ogni nazione, proprio perché spaventata, tende a chiudersi e a rifugiarsi nell’innalzamento di barriere e muri. Questa per alcuni può sembrare una soluzione diventerà sempre di più parte del problema, soprattutto se contestualmente dovesse esserci un disinvestimento nei confronti delle istituzioni internazionali.<br />
Spesso si cita Samuel Hungtington con riferimento al suo “Scontro di civiltà” (spesso frainteso). Ritengo molto più interessante, invece, per quanto sta accadendo le tesi che egli propone in Ordine politico e mutamenti sociali. Qui, semplificando molto, si afferma che non esiste correlazione diretta tra un certo tipo di condizioni socio-economiche e la stabilità politica, e, soprattutto, che il processo di cambiamento socio-economico porta con sé destabilizzazione politica. Solo istituzioni forti sono in grado di evitare il disordine. Dove per forza si intende la capacità di governo, di governare. Su questo c&#8217;è il discrime fondamentale dei governi. E’ sulla capacità di governare non sulla forma del governo. Essere capaci di aver dente sulle società. Di coinvolgerle nelle istituzioni politiche. Di Arrivare ai comportamenti sociali e regolarli.<br />
Noi oggi siamo di fronte a processi di cambiamento planetari che stiamo affrontando con istituzioni internazionali debolissime, che non hanno alcuna capacità di coinvolgere e regolare i comportamenti collettivi. Mentre “le forze del disordine” si muovono a livello planetario noi pensiamo di uscirne rifugiandoci nella nazione. In questa maniera saremo vittime del disordine. Al contrario, credo, dovremo essere capaci di rafforzare, o creare ex novo se necessario, istituzioni capaci di agire, con sempre più forza a livello planetario.</p>
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