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	<title>Eventi &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>Eventi &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Un convegno sulla PDL 54 per la logistica sovracomunale</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 17:28:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci vediamo il&#160;22 novembre alle ore 17&#160;nell&#8217;aula magna del Convitto Carlo Alberto&#160;a Novara per parlare di logistica in Piemonte e nel novarese.&#160; Un confronto con tutte le realtà, dai sindacati agli imprenditori passando per gli amministratori e i cittadini, durante il quale presenteremo la Proposta di Legge n.54 che ho presentato in Consiglio regionale. Una [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="350" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-700x350.png" alt="" class="wp-image-7363" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-700x350.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-300x150.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-768x384.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-1536x768.png 1536w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2024/11/copertina-2048x1024.png 2048w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ci vediamo il&nbsp;<strong>22 novembre alle ore 17</strong>&nbsp;nell&#8217;<strong>aula magna del Convitto Carlo Alberto&nbsp;</strong>a Novara per parlare di logistica in Piemonte e nel novarese.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un confronto con tutte le realtà, dai sindacati agli imprenditori passando per gli amministratori e i cittadini, durante il quale presenteremo la <a href="http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegfo/datiiter.do?numAttoLungo=120054&amp;link_id=2&amp;can_id=da856a733bf5676b3c1f5f6a68d71ee1&amp;source=email-news-e-prossimi-appuntamenti-ti-aspetto&amp;email_referrer=email_2533086&amp;email_subject=ci-vediamo-venerd_">Proposta di Legge n.54</a> che ho presentato in Consiglio regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una legge che consenta di<strong>&nbsp;governare il proliferare di insediamenti logistici nella nostra regione è urgente</strong>&nbsp;perché, purtroppo, la Regione ha abdicato al suo ruolo di ente programmatore e le iniziative di insediamento crescono senza alcun governo da parte delle istituzioni e le criticità vengono tutte scaricate sui Comuni e gli enti locali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la presentazione della PDL <strong>comincia un percorso</strong>. Il testo si apre, infatti, al <strong>contributo di tutte le realtà che intendono lavorare per migliorare il testo</strong> e portare all’approvazione una norma che possa fare la differenza per i nostri territori. </p>
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		<title>Un sabato a Binaria: il futuro è un posto meraviglioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 09:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato scorso ci siamo incontrati a Torino presso Binaria, il centro commensale, per parlare di futuro e per iniziare a capire e a delineare i possibili futuri scenari che la politica ci mette di fronte. Questo è il testo che ho usato come traccia per il mio intervento, e si articola in tre passaggi. Gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso ci siamo incontrati a Torino presso Binaria, il centro commensale, per parlare di futuro e per iniziare a capire e a delineare i possibili futuri scenari che la politica ci mette di fronte.</p>
<p>Questo è il testo che ho usato come traccia per il mio intervento, e si articola in tre passaggi.</p>
<h2 style="text-align: center;">Gli occhiali</h2>
<p>L’epistemologia ci insegna che <strong>tutto ciò che conosciamo è filtrato</strong>. Noi non abbiamo un rapporto diretto con gli oggetti, con la realtà, ma tra il soggetto e l’oggetto <strong>ci sono dei filtri</strong>… Intanto i sensi, con cui il soggetto conosce, la posizione che ha rispetto all’oggetto, la relazione con esso, e la cultura del gruppo a cui appartiene, che fornisce le categorie per cogliere o creare il significato di ciò che osserva o di ciò che vive. Lo stesso fenomeno &#8211; il fulmine, ad esempio, può essere letto/conosciuto come la collera di Zeus o come “una scarica elettrica di grandi dimensioni che si instaura fra due corpi con elevata differenza di potenziale elettrico”.</p>
<p>In analogia con questo ragionamento, non solo possiamo dire che <strong>le ideologie non sono morte</strong>. Dico di più: <strong>ne abbiamo bisogno</strong>! Perché rappresentano gli occhiali con cui guardiamo insieme alla realtà sociale e politica che intanto abitiamo. Privi di questi occhiali siamo come gli uomini incatenati descritti dal <strong>mito della caverna di Platone</strong>. Ve li ricordate? Possono guardare solo le ombre e pensano di osservare la realtà! Quelle ombre scambiate per realtà, oggi, per noi, da un punto di vista politico, sono i miti e le suggestioni del turbo-capitalismo finanziario globalizzato. Con tutte le storture che esso si porta dietro in termini di ingiustizia e diseguaglianza, che rischiano di passare come l’unica realtà possibile e ineluttabile. <u>Chi ci dice che le ideologie sono morte, presentandocelo anche come un fatto positivo, semplicemente ci sta propinando l’ideologia dominante.</u></p>
<p>In pratica, abbiamo bisogno di ideologia perché abbiamo bisogno di occhiali con cui guardare il mondo. Occhiali che dobbiamo indossare insieme, perché la realtà è una costruzione sociale.</p>
<p><u>Che cosa vedo quando vedo un uomo povero?</u> Quando vedo intere nazioni affamate? L’incapacità di un singolo o di un popolo a costruire il proprio destino? Una stortura da correggere? Dipende dagli occhiali che decidiamo di indossare. Dai valori di fondo, dalle idee guida. Rimane da capire quali occhiali ci servono. Quale ideologia? Quale visione? Quale insieme di valori e idee che indichino la strada del movimento collettivo?</p>
<p>Oggi non c’è il tempo per approfondire. Non ho però timore a dirvi che, dal mio umile punto di vista, abbiamo bisogno di occhiali, che abbiano almeno<strong> una lente socialista.</strong> In Italia è una parola che non evoca grandi ideali, per la contrapposizione tra partito comunista e socialista e per il ruolo che il PSI ha avuto nella prima repubblica, soprattutto nell’ultima fase, ma noi dobbiamo tornare a quell’insieme di idee e analisi che hanno meglio analizzato le contraddizioni del capitalismo, nelle sue forme iniziali e in quelle odierne. Se c’è qualcosa che è terminato, quando si parla di fine delle ideologie, non è certo quell’analisi lucida. Possiamo dire che ha fallito il materialismo storico, come interpretazione rigida dell’evoluzione della storia, come proposta di superamento delle contraddizioni, ma non l’analisi. Teniamo l’analisi e costruiamo insieme la proposta migliore per l’oggi, a partire da quell’analisi.</p>
<p>Certo oggi il socialismo deve essere <em>nuovo</em>, perché tale è il capitalismo. Oggi: capitalismo finanziario e internazionale.</p>
<p><strong>La seconda lente deve essere “ecologista”</strong>, nel senso di Edgar Morin o di Papa Francesco. <u>Siamo nell’era planetaria. </u><u>La Terra è una ed è la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. </u>Le ultime scoperte scientifiche ci aiutano in questo. Il grande e il piccolo, il vicino e il lontano, il noi e il voi cambia nelle diverse epoche. Quel grande immenso che era la terra sta diventando sempre di più un punto nell’universo. La stessa globalizzazione deve spingerci in questa direzione.</p>
<p>Questo passaggio è necessario, perché se la terra è una e comune non c’è più straniero. C’è quello che ci ha insegnato don Milani quando diceva:</p>
<blockquote><p><em>Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#8217;altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri.</em></p>
<p><em><br />
</em>(da L&#8217;obbedienza non è più una virtù)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al contrario, però, oggi vediamo crescere i nazionalismi. Avete visto in Ungheria… ma anche in Italia. Ma non sono una risposta. Posso sembrarlo (e ai più pare così), ma siamo di fronte al classico caso in cui la soluzione diventa il problema e la medicina il veleno. La risposta che stiamo mettendo in campo, farà sì che i problemi che volevamo risolvere (la paura…) esploderanno. Stanno già esplodendo. Con conflitti prima commerciali e poi in vere e proprie guerre.</p>
<p>Quindi evviva le ideologie – evviva il socialismo nuovo e rinnovato: evviva il l’eco-socialismo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>La poesia</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quand’anche riuscissimo a ricostruire questi occhiali belli con i quali guardare alla realtà, come facciamo a distribuirli tra le persone e far sì che non li buttino? Questo nuovo eco-socialismo è una dottrina normativa, in base alla quale giudichiamo una realtà disdicevole oppure è movimento storico di prassi (fatta di teoria e azione) volto al cambiamento delle condizioni di oppressione? È chiaro che della prima ipotesi non ce ne facciamo nulla in politica. Ma è qui uno dei problemi più importanti. Perché la sinistra ha smesso di avere questo ruolo (di movimento storico) e come si fa a recuperarlo?</p>
<p>Restando sul terreno delle evocazioni direi che dobbiamo fare / ri-fare / fare “di nuovo” ciò che è successo con la teologia in America Latina, quando nacque la teologia della liberazione. Una teologia incarnata e preoccupata non solo dei cieli, ma anche della terra, soprattutto di chi, sulla terra se la cava maluccio.</p>
<p>Per fare questo dobbiamo cambiare piano. Dobbiamo arrivare al piano delle emozioni più profonde, dei sentimenti e della qualità delle relazioni, perché ogni forma di conoscenza passa anche sempre da questa mediazione. Ognuno di noi ha fatto esperienza di comunicazioni che non funzionano al di là dei contenuti, ma perché inficiate da emozioni negative o da relazioni squalificanti.</p>
<p>Ora noi sappiamo, perché ce lo dicono tutti da anni, che <strong>viviamo nel tempo del futuro incerto</strong> che genera paura, tradimento e senso di abbandono.</p>
<p>Due psicoterapeuti, Miguel Benasayag e Gerard Schmit, nel 2003 hanno scritto un libro molto interessante. Il titolo in italiano è <em>L’epoca delle passioni tristi<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em>. Quello originale, in francese è più completo: <em>Le passions tristes. Souffrance psychique et crise sociale</em>. Sostengono che le crisi individuali da loro incontrante nella pratica clinica risultano inscritte in una crisi più generale, della società e della cultura. Inserendosi una ricca scia di analisi di questo tipo anche loro parlano di fine della modernità, caratterizzata (questa crisi) dal <u>venire meno “di quella credenza che stava a fondamento delle nostre società e che si manifestava nella speranza di un futuro migliore e inalterabile: una sorta di messianismo scientifico che assicurava un domani luminoso e felice, come una Terra promessa” (p. 17).</u></p>
<p>Questa crisi ha portato a un cambiamento di segno del futuro. Dal segno + passiamo al segno -. Nel guardare al domani siamo passati da una dimensione di speranza e di fiducia a una diffidenza estrema.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a></p>
<p>Attenzione, però, perché Il futuro non rappresenta solo la dimensione temporale di ciò che accadrà domani o dopodomani, ma anche ciò che ci distacca dal presente, ponendoci in una prospettiva, in una proiezione, fuori da noi stessi. Negli anni (secoli precedenti), quando l’uomo guardava al futuro, credeva:</p>
<ul>
<li>che attraverso la scienza avremmo curato e guarito malattie molto gravi.</li>
<li>Che attraverso la conoscenza avremmo risolto tutti i problemi relativi alla nostra insufficienza</li>
<li>Che attraverso la politica avremmo creato un luogo con meno ingiustizie, con più felicità.</li>
</ul>
<p>Abbiamo vissuto in un tempo caratterizzato da un “non ancora” ricco di speranza. Aggiungerei al “non ancora” anche un “altrove”. Ricchi di segni +. Insomma un Occidente che ha interpretato la storia dell’umanità come inevitabilmente una storia di progresso.</p>
<p>Oggi, invece, viviamo in “un clima di pessimismo che evoca un domani molto meno luminoso, per non dire oscuro&#8230; Inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie: la lunga litania delle minacce ha fatto precipitare il futuro da un’estrema positività a una cupa e altrettanto estrema negatività” (p. 20).</p>
<p>Durante il XX secolo assistiamo a questo capovolgimento: dalla promessa alla minaccia. <u>Ecco qui le passioni tristi (di Spinoza). Riferite non alla tristezza del pianto, ma all’impotenza e alla disgregazione.</u></p>
<p>In questo cambiamento di segno io vedo una motivazione centrale del fenomeno che cerchiamo di affrontare insieme questa sera.</p>
<p><u>Questo cambiamento interviene sul “senso” che diamo alla vita o sull’assenza di senso. </u>Viviamo in un perenne stato di emergenza, in cui il mondo resta incomprensibile e non si intravede la via di uscita. Mancano quel “non ancora” e <em>quell’altrove</em> che ci permettevano di vivere qui, ma proiettati&#8230; Ci si sente inchiodati al presente, impotenti e quindi arrabbiati. [Personalmente questo ragionamento mi dà una chiave di lettura anche utile a comprendere il fenomeno del terrorismo religioso che prende piega, con una certa facilità, proprio tra i ragazzi di seconda generazione cresciuti in Europa, ma ai margini di questa società (accolti, ma non inclusi).</p>
<ul>
<li><strong>Viviamo nell’epoca dell’io minimo</strong>, <strong>dello sguardo volto all’indietro</strong>, dove negli animi di tanti italiani ed europei albergano umori rancorosi e comportamenti razzisti, nei quali gli ideologi dei nuovi fascismi trovano terreno fertile per gonfiare il petto in pubblico e fare proseliti, convogliando quegli umori violenti verso la ricerca di capri espiatori (una dinamica molto precisa, che nel Novecento raggiunse il suo culmine nel progetto nazista di sterminio degli ebrei)?</li>
<li><strong>Per contrastare tutto questo non basta opporre ideologie alternative.</strong> Dobbiamo passare dalla comprensione delle delusioni, delle sconfitte, delle solitudini di tante donne e di tanti uomini che dalla democrazia, dall&#8217;estensione dei diritti, dallo stato sociale e dal benessere economico si aspettavano ben altro.</li>
<li><strong>Dobbiamo ricollegare politica e pedagogia sociale. </strong>Qui, oggi, abbiamo solo il tempo delle domande, che, però, come sappiamo sono più importanti delle risposte, soprattutto in tempo di crisi:</li>
<li><strong>Dobbiamo porci il tema dell’alfabetizzazione. </strong>Come facciamo a far sì che masse di “analfabeti di ritorno” prendano coscienza della condizione che stiamo vivendo e decidano di partecipare al percorso di emancipazione collettiva?</li>
</ul>
<p>Conosciamo tutti la celebre frase di Antoine de Saint-Exupery:</p>
<blockquote><p><em>Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.</em></p></blockquote>
<p>Non ce la caveremo con la prosa. Servirà la poesia. Qualcosa di più grande che metta in moto, che parli agli aspetti più profondi dell’essere umano; abbiamo bisogno di trovare il modo di uscire da noi stessi e di far sì che le tante persone rannicchiate e ripiegate, preoccupate a sopravvivere facciano lo stesso, tornando a vivere, proiettati in avanti? Certo non lo si fa spiegando la lezione.  La storia ci insegna che quando c’è la poesia, il sogno, la passione, allora anche le condizioni materiali più disperate non sono da ostacolo, anzi!</p>
<p>Guardate, non credo che sia un caso, che in questa epoca stia tornando a crescere il sentimento religioso, o il bisogno, anche falso, di qualcosa che vada oltre. Anche il fenomeno che vede crescere i terroristi nostrani proprio tra le fasce più ai margini della nostra società, dovrebbe dirci molto, sotto questo punto di vista.</p>
<p>Provando a stare sulla poesia, vi offro questa ultima analogia, partendo da un testo di Christos Yannaràs, teologo ortodosso:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><em>Se ti sei innamorato almeno una volta, sai orami distinguere la vita da ciò che è supporto ideologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vista dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni inpiedi, bevi l’acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l’amata è accanto a te, tutto, improvvisamente risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l’eros. </em></p>
<p><em>Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose.</em></p>
<p><em>Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo superamento della morte. Poiché, solo se esci dal tuo io, sia pure per “gli occhi belli di una zingara”, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro a Lui.</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema oggi è come promuoviamo il passaggio dalla sopravvivenza alla vita?</p>
<p>Come può la politica tornare a essere un atto d’amore? Percepito come tale?</p>
<p>Come passione per l’uomo?</p>
<p>(La fede nella sua vocazione a essere di più mentre le condizioni storiche lo costringono a essere di meno</p>
<p>La storicità delle condizioni dell’essere umano e quindi la responsabilità che da essa deriva.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="text-align: center;"><strong>La proposta</strong></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prepariamo un documento/appello per l’assemblea del 21 aprile, o quando sarà. Mentre si decidono tutte le cose importanti che ci sono sul tavolo si impegni la segreteria nazionale a farsi parte attiva presso il PSE e con tutte le forze politiche che ad esso aderiscono per organizzare, subito, una Internazionale permanente (oggi sarebbe più corretto chiamarla una Inter-dipendenza permanente) per:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Provare a sviluppare un’analisi condivisa sui problemi fondamentali di questo momento storico e sulle politiche utili a risolverli, su un piano internazionale. Livello minino: l’Europa</strong></li>
<li><strong>Dotarsi di un’organizzazione che renda strutturale l’inter-dipendenza tra il livello locale e il livello internazionale</strong></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo credo debba essere l’orizzonte entro cui muoversi. Superando la dimensione nazionale e affrontando quella che Jurgen Habermas ha definito già alla fine degli ani ’90 la costellazione post-nazionale. Ci diceva Habermas: “o saremo in grado di rispondere a questa sfida oppure dovremo rassegnarci all’idea che impariamo solo dalle catastrofi”.</p>
<p><em><strong>Ma noi non ci rassegniamo.</strong></em></p>
<p>Grazie.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Feltrinelli, 2004.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Zigmunt Baumann, nel suo ultimo libro, ha parlato, in questo senso di <em>Retrotopia</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Capaci di cambiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2017 17:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Capaci]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi ricorre il 25° anniversario della strage di Capaci. Sono tante le parole e le immagini che in questi giorni ricorderanno gli eventi di quei giorni funesti. Io oggi voglio fare semplicemente due cose. La prima è ricordare tutte le vittime della strage di Capaci: Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-2486 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_0629.jpg" alt="" width="225" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_0629.jpg 225w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_0629-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Oggi ricorre il 25° anniversario della strage di Capaci. Sono tante le parole e le immagini che in questi giorni ricorderanno gli eventi di quei giorni funesti. Io oggi voglio fare semplicemente due cose. La prima è ricordare tutte le vittime della strage di Capaci: Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. E&#8217; vero che questo paese ha avuto bisogno di eroi, di grandi personalità che hanno dato la vita per l&#8217;affermazione della giustizia e per l&#8217;emancipazione morale e politica di questo paese, ma è anche vero che questo è stato possibile grazie al sacrificio di donne e uomini &#8220;normali&#8221;, che hanno continuato a fare il loro dovere anche in condizioni di estremo pericolo. Siamo debitori a tutti loro.<br />
La seconda è ricordare una frase di Giovanni Falcone: &#8220;Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare&#8221;. Ho scelto questa frase, oggi, perché ci richiama alla storicità dell&#8217;esistenza, alla pre-condizione di ogni cambiamento possibile: il destino degli esseri umani e delle comunità non è scritto una volta per tutte, non è inesorabile. Al contrario può essere scritto, modificato, influenzato dalle scelte che saremo capaci di fare, soprattutto da quelle che saremo capaci di fare insieme. Credere &#8220;che sia tutto inutile&#8221;, &#8220;che sono tutti uguali&#8221;, &#8220;che l&#8217;importante sia salvare se stessi o al massimo la propria famiglia o il proprio gruppo&#8221;, significa rassegnarsi a lasciare le cose come stanno. Questa credenza sempre più diffusa è il male politico, ma anche morale più grande di questo nostro tempo. Rassegnazione, delega e lamentazione troppo spesso diventano atteggiamenti dominanti.<br />
Ricordare Giovanni, Francesca, Vito, Roco e Antonio dimenticando tutto questo e dimenticandosi di fare la propria parte per un paese e un mondo migliore è retorico, ma soprattutto inutile. La memoria migliore resta l&#8217;impegno, caparbio e determinato, così come fu il loro, anche se ci sono prezzi da pagare. Auguro a tutti di noi di esserne capaci.</p>
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		<title>Insieme per progettare il futuro della salute in Piemonte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2017 15:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Saitta]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[città della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Prosegue il lavoro di Regione Piemonte per migliorare l’offerta e i servizi ai cittadini sul fronte della salute. In quest’ottica lo scorso venerdì 12 maggio in accordo con il Gruppo del Partito Democratico di Palazzo Lascaris ho organizzato l’incontro, con gli assessori alla Sanità, Antonio Saitta, e al welfare, Augusto Ferrari, “Il Piemonte per la salute. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-2481 size-medium" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/SAITTA_ROSSI_FERRARI-300x200.jpg" alt="Saitta_Rossi_Ferrari" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/SAITTA_ROSSI_FERRARI-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/SAITTA_ROSSI_FERRARI-700x466.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/SAITTA_ROSSI_FERRARI-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/SAITTA_ROSSI_FERRARI.jpg 709w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Prosegue il lavoro di Regione Piemonte per migliorare l’offerta e i servizi ai cittadini sul fronte della salute. In quest’ottica lo scorso venerdì 12 maggio in accordo con il Gruppo del Partito Democratico di Palazzo Lascaris ho organizzato l’incontro, con gli assessori alla Sanità, Antonio Saitta, e al welfare, Augusto Ferrari, “Il Piemonte per la salute. Obiettivi raggiunti e politiche in cantiere” per discutere con gli addetti ai lavori su come proseguire il percorso di riforma del sistema sanitario regionale, quali temi chiave che Regione Piemonte deve mettere in agenda, e quali percorsi e azioni sono necessarie per allineare Sanità e Welfare.</p>
<p>I nuovi bisogni sono in continuo cambiamento e per questo è importante rispondere con strumenti, prassi e strutture adeguate e all&#8217;avanguardia che connettano sempre più sanità e salute.</p>
<p>Non un semplice resoconto della tante azioni portate a termine (l&#8217;<a href="http://domenicorossi.eu/2016/11/17/piano-rientro-sanita-buone-notizie-per-il-piemonte/">uscita dal Piano di rientro</a>, il Patto per il sociale, la riorganizzazione della rete ospedaliera, le linee guida per l&#8217;edilizia sanitaria e la razionalizzazione della spesa attraverso i nuovi LEA), ma un pomeriggio di dialogo per raccogliere stanze, idee, criticità e possibili percorsi da seguire per valorizzare e migliorare il sistema piemontese.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2479" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112-700x466.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5112.jpg 1025w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />La presenza di medici di base, ospedalieri e universitari, rappresentati sindacali e del mondo del privato, personale ospedaliero, Asl, consorzi, volontari, e molti altri ancora confermano la volontà di tutti di compartecipare al miglioramento del sistema sanitario della nostra Regione. Conferma giunta dal tenore degli interventi che hanno messo in luce con spirito positivo e costruttivo molti aspetti su cui lavorare.</p>
<p><b><br />
Mario Minola</b>, Direttore dell’ASO Maggiore della Carità di Novara, ha evidenziato l’importanza di continuare il percorso che porterà alla realizzazione della Città della Salute di Novara e contestualmente investire sul Maggiore di Novara che fin da ora svolge il ruolo di hub, così come <b>Cesare Emanuel</b> che ha evidenziato l’importanza della riorganizzazione della rete territoriale con particolare riferimento alla collaborazione tra Asl e Aziende Ospedaliere, oltre che una sempre maggiore interazione tra ricerca e cura.</p>
<p><b><br />
Federico D’Andrea</b>, Presidente dell&#8217;Ordine dei Medici chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Novara, ha posto l’accento sulle possibili criticità legate all’introduzione delle <a href="http://domenicorossi.eu/2017/05/05/2459/">ricetta dematerializzata</a> (dilatazione tempi delle visite e quindi delle attese), ma anche la necessità di far fronte al più presto con nuove assunzioni alla carenza nelle piante organiche, in parte già predisposte dalla Regione con il <a href="http://domenicorossi.eu/2016/10/27/buone-notizie-la-sanita-piemontese-conti-ordine-nuove-assunzioni/">superamento del blocco del turn</a> over conseguente all’uscita del Piano di Rientro.</p>
<p><b><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-2475 size-medium" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5108-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5108-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5108-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5108-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5108-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Adriano Giacoletto</b>, direttore generale direttore ASL Novara, è tornato su uno dei tempi più caldi per il territorio novarese: la quota capitaria del Fondo sanitario assegnata all&#8217;ASL di Novara, su cui ho recentemente presentato un’interrogazione all’Assessore Saitta. Nella ripartizione degli ultimi anni in Regione Piemonte l&#8217;ASL di Novara è, infatti, quella che ha ricevuto meno risorse in tutti questi anni.</p>
<p>Dai Consorzi, rappresentati da <b>Luisa Ferrara</b>, direttrice del CISAS, l’esortazione a puntare su prevenzione ed integrazione dei servizi sociali e sanitari, mentre i gestori privati, con <b>Davide Porta</b> di Nuova Assistenza, sottolineano l’importanza di  costruire insieme un nuovo modello per rispondere alle nuove fragilità.Gli assessori hanno raccolto sollecitazioni e istanze che saranno tradotte in percorsi specifici e ulteriori confronti nel merito delle specifiche questioni, come ad esempio quella sui posti letto presso l’Ospedale di Borgomanero, sollevato dal Sindaco <b>Anna Tinivella</b>, insieme a quello delle liste d’attesa e della quota capiterai già richiamato già dall’Asl, su cui l’assessore Saitta ha rimandato ad un momento specifico di approfondimento.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2480" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113-700x466.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/IMG_5113.jpg 1025w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Su altri aspetti e sulle strategia di sistema da mettere in atto non sono mancati riscontri immediati. <b>Augusto Ferrari</b> ha ribadito l’importanza di mettere in atto un modello di governance che sempre più connetta sistema salute e sistema del welfare dotando tutti gli attori di obiettivi di sistema da perseguire insieme: un percorso prioritario per Regione Piemonte. <b>Antonio Saitta</b> ha invece ricordato che l’uscita definitiva dal piano di rientro mette la Regione in condizione di programmare nuovamente il proprio futuro, ma il controllo della spesa deve essere una costante proprio per favorire investimenti e potenziare il territorio. Continuano intento gli investimenti per rendere sempre più moderno il sistema sanitario:  l’Assessore Saitta ha confermato l’investimento di 18milioni di euro per il fascicolo elettronico, stanziati la scorsa settimana insieme a 15 milioni destinati alla ricerca, l’istituzione di un CUP regionale che unificando le agende possa significativamente ridurre le liste d’attesa.</p>
<p>Leggi qui le <a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/Materiale-Convegno-Salute-12_5_001-PDF.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dispense</a> sulla salute in Piemonte</p>
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		<title>Bioeconomia: coniugare crescita e futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 15:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa mattina, in Consiglio Regionale, si è svolto un importante seminario di approfondimento sui temi dell’economia circolare e della Bioeconomia con relatori d’eccellenza in rappresentanza del mondo della ricerca, del sistema produttivo e del sistema economico. Un’occasione importante per la politica, presente con gli assessori De Santis e Ferrero e con molti consiglieri, che ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, in Consiglio Regionale, si è svolto un<a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/INVITO_BIOECONOMIA-1.pdf" target="_blank"> importante seminario di approfondimento</a> sui temi dell’economia circolare e della Bioeconomia con relatori d’eccellenza in rappresentanza del mondo della ricerca, del sistema produttivo e del sistema economico. Un’occasione importante per la politica, presente con gli assessori De Santis e Ferrero e con molti consiglieri, che ha saputo ritagliarsi uno spazio per approfondire e riflettere. quello di fermarsi a riflettere e a studiare.  “E’ emerso con chiarezza – afferma Rossi, promotore dell’iniziativa – che non siamo solo di fronte all’analisi di un settore del nostro sistema produttivo. Siamo in un’epoca in cui “l’economia uccide”, come ci dice Papa Francesco, perché vige un modello che genera povertà e distrugge l’ambiente. È nostro compito, quindi, incentivare tutti quei modelli e quelle pratiche che invertono questa tendenza». «La bioeconomia – continua Rossi – rappresenta una grande opportunità in questa direzione e è già presente con diverse eccellenze nella nostra Regione».</p>
<p>Si tratta di incentivare un settore già importante, ma soprattutto di favorire le interconnessioni tra i diversi settori e processi. Si tratta di un settore che a livello nazionale ha un giro di affari di circa 250 miliardi di euro, ma con potenzialità importanti da sviluppare in un’ottica di riconnessione tra economia, ambiente e società. In pratica: più lavoro, recupero aree dismesse e rispetto dell’ambiente.</p>
<p>L’assessore De Santis ha sottolineato come il Piemonte sia già luogo di eccellenze in questo campo e come sia necessario incentivare un ruolo pubblico nel sostegno alla ricerca e al sistema produttivo attraverso i fondi FESR e attraverso un <em>procurement</em> diverso da parte dell’ente pubblico in qualità di creatore di domanda.</p>
<p>«Occorre passare da nicchia a norma – conclude Rossi -; far sì che questo modello diventi esempio e paradigma per un numero sempre maggiore di realtà. Sarà nostro compito capire se in base a quanto ascoltato oggi e a quanto previsto dal piano nazionale ci siano spazi per migliorare le condizioni di sviluppo della bioeconomia in Piemonte».</p>
<p>Volevamo creare un momento di alto livello, e direi che ci siamo riusciti anche grazie al moderatore <strong>Adriano Moraglio</strong>, giornalista ed esperto in Storia dell’Impresa e alla partecipazione di <strong>Fabio Fava</strong>, rappresentante italiano per la Bioeconomia in Horizon 2020, <strong>Guido Saracco</strong>,  Direttore centro per le tecnologie future sostenibili-Istituto Italiano di tecnologia, <strong>Luigi Bistagnino</strong>,  Fondatore e Presidente ‘Systemic approach foundation’, <strong>Serena Fumagalli</strong>,  economista direzione studi e ricerche intesa Sanpaolo, <strong>Giulia Gregori</strong>,  responsabile NovaMont pianificazione strategica, <strong>Sandro Cobror</strong>, responsabile Relazioni Istituzionali del Gruppo Mossi e Ghisolfi,<strong> Michele Bechis</strong>, presidente CAPAC Consorzio Agricolo piemontese per Agro-forniture e cereali.</p>
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		<title>Insieme a metà strada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 22:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio metà mandato]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Regionale del Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Due anni e mezzo fa ho chiesto fiducia. Ho chiesto di credere che attraverso la mia elezione in Consiglio regionale molte delle battaglie che avevano caratterizzato il mio impegno nell&#8217;associazionismo e nella vita professionale trovassero cittadinanza nelle istituzioni. Ho cercato di essere all&#8217;altezza della richiesta, ma soprattutto della risposta ricevuta, che fu grande, entusiasmante e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2316 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-300x150.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-768x384.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-700x350.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/02/COPERTINA-EVENTO-FB-EB_def-960x480.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Due anni e mezzo fa ho chiesto fiducia. Ho chiesto di credere che attraverso la mia elezione in Consiglio regionale molte delle battaglie che avevano caratterizzato il mio impegno nell&#8217;associazionismo e nella vita professionale trovassero cittadinanza nelle istituzioni. Ho cercato di essere all&#8217;altezza della richiesta, ma soprattutto della risposta ricevuta, che fu grande, entusiasmante e che quindi mi caricava di una grande responsabilità.</p>
<p>Ho da poco superato la metà di questa legislatura in Consiglio Regionale e avverto il desiderio di &#8220;rendere conto&#8221;, di verificare e di progettare nuovamente. Per fare tutto questo ho bisogno di te, della tua partecipazione, perché la politica non è un campo da gioco per solitari, ma richiede un lavoro collettivo.</p>
<p>Per questo ti invito <strong>sabato 4 marzo, dalle ore 15:00 alle ore 18:00,  presso l&#8217;Auditorium del Parco del Welfare di Novara</strong> (in via Baveno, 2), al <strong><em>World Café “Insieme a metà strada” </em></strong>con l’obiettivo di confrontarci su quanto fatto finora, ma soprattutto su quanto ci resta ancora da costruire nei prossimi due anni.</p>
<blockquote><p><em>Il World Café è una metodologia che si ispira ai vecchi caffè creando un ambiente di lavoro che invita i partecipanti ad una discussione libera ed appassionata. La sua particolarità è quella di stimolare discussioni autogestite dai partecipanti all’interno di un quadro comune e sotto la guida di alcune domande di riferimento. <strong>Per una buona riuscita dell&#8217;evento ti chiedo di iscriverti compilando il form qui sotto.</strong></em></p></blockquote>
<p>[contact-form-7 id=&#8221;2303&#8243; title=&#8221;Iscrizione Insieme a metà strada&#8221;]</p>
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		<title>Conferenza dei Centri delle operazioni di emergenza dell&#8217;OMS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 09:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi in Sala Viglione sono intervenuto alla Conferenza dei Centri delle operazioni di emergenza dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità promossa dal centro Crimedim dell&#8217;università de Piemonte orientale. Ho portato con orgoglio il saluto della Regione Piemonte. Un doppio orgoglio: da Piemontese e da Novarese. Orgoglioso che la nostra Regione da anni stia producendo eccellenza nel campo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi in Sala Viglione sono intervenuto alla Conferenza dei Centri delle operazioni di emergenza dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità promossa dal centro Crimedim dell&#8217;università de Piemonte orientale.</p>
<p>Ho portato con orgoglio il saluto della Regione Piemonte. Un doppio orgoglio: da Piemontese e da Novarese.<br />
Orgoglioso che la nostra Regione da anni stia producendo eccellenza nel campo della medicina dei disastri, tanto che oggi ci porta ad essere partner e riferimento dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità: questa eccellenza ha molto di novarese.<br />
Ringrazio il Crimedim e la struttura Maxiemergenza 118, diretta dal dott. Raviolo, che da pochi mesi è entrata a far parte della Protezione Civile Europea.<br />
Adesso possiamo intervenire, insieme solo ad altre due Regioni italiane, in caso di disastri in tutto il mondo con ospedali da campo e sala operatoria.<br />
Di fronte a problemi che sono sempre più globali occorre mettere insieme le energie, superare gli steccati e mettere in campo soluzioni internazionali. Solo così avremo le competenze e le risorse per risolvere i problemi.</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2280" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/1072b1ef-be07-4a7e-8f8f-eac1aa2039e0-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/1072b1ef-be07-4a7e-8f8f-eac1aa2039e0-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/1072b1ef-be07-4a7e-8f8f-eac1aa2039e0-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/1072b1ef-be07-4a7e-8f8f-eac1aa2039e0-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/1072b1ef-be07-4a7e-8f8f-eac1aa2039e0.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2281" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/c49d7d3a-6b4b-4afc-b733-073c643c854e-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/c49d7d3a-6b4b-4afc-b733-073c643c854e-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/c49d7d3a-6b4b-4afc-b733-073c643c854e-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/c49d7d3a-6b4b-4afc-b733-073c643c854e-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/01/c49d7d3a-6b4b-4afc-b733-073c643c854e.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>&#8220;La formazione musicale di base tra progetti e utopia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 21:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Abreu]]></category>
		<category><![CDATA[el sistema]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;La formazione musicale di base tra progetti e utopia&#8221;&#8230; questo il titolo della tavola rotonda a cui ho partecipato sabato mattina presso il Conservatorio di Alessandria. Mi ha provocato molto il titolo: mette insieme parole che non sempre stanno insieme. Nell’immaginario collettivo, nel nostro paese, nonostante tutta l’importanza che la cultura e la musica hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2164 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6613-300x225.jpg" alt="img_6613" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6613-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6613-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6613-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6613.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />&#8220;La formazione musicale di base tra progetti e utopia&#8221;&#8230; questo il titolo della tavola rotonda a cui ho partecipato sabato mattina presso il Conservatorio di Alessandria.</p>
<div>Mi ha provocato molto il titolo: mette insieme parole che non sempre stanno insieme.</div>
<div>Nell’immaginario collettivo, nel nostro paese, nonostante tutta l’importanza che la cultura e la musica hanno avuto nella costruzione della nostra identità storica e collettiva, la musica resta comunque un percorso individuale di una persona che lo fa per arricchimento personale. poi, però, nella vita bisogna occuparsi di altro, di cose serie.</div>
<div>Abbiamo messo da parte le potenzialità della musica, dell’arte, della bellezza sulla crescita individuale, ma soprattutto su quella collettiva.</div>
<div>E&#8217; per questo che l&#8217;esperienza de &#8220;Il sistema&#8221; nata in Venezuela con José Antonio Abreu ci sembra eccezionale. Eppure dimostra non solo che &#8220;si può fare&#8221;, ma che le orchestre e i cori giovanili sono uno strumento pedagogico e sociale fortissimo, anche nei contesti più complicati e con i ragazzi più difficili.</div>
<div>Spesso nelle assemblee con gli studenti citiamo questa frase di Peppino Impastato sulla bellezza:</div>
<div>
<blockquote><p>&#8220;Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore&#8221;</p></blockquote>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2165 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6617-300x225.jpg" alt="img_6617" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6617-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6617-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6617-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6617.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;esperienza venezuelana ci interroga in questa direzione e credo che anche nel nostro Paese dovremmo ripartire da qui. Non è un caso credo che questo stimolo ci arrivi forte dall’America Latina. Non è la prima volta e non vale solo per l’ambito musicale.</div>
<div>Penso all’ambito teologico, ad esempio: è lì che nasce e cresce la teologia della liberazione che ha tentato di incarnare il più possibile la spiritualità, di connetterla alle cose terrene.</div>
<div></div>
<div>Penso ad Augusto Boal (brasiliano, 1931-2009), regista e attore che fondò una forma nuova di teatro: il teatro dell’oppresso: il teatro veniva usato con i ceti popolari per prendere coscienza delle contraddizioni e per capire insieme come procedere, il &#8220;che-fare&#8221;. Celebre è la sua massima: “tutti possono fare teatro, anche gli attori”. Si scardina così l’idea per cui il teatro è qualcosa che fanno altri, gli attori, in un teatro e gli spettatori guardano.</div>
<div></div>
<div>E&#8217; stato davvero interessante confrontarsi, in un Conservatorio, su questi aspetti insieme a tanti amici e colleghi: come me c&#8217;erano Elena Ferrara, Davide Mattiello, Gianna Pentenero, Gabriele Molinari (presidente della scuola Dedalo di Novara) e il direttore nazionale delle scuole di musica che in Italia portano avanti l&#8217;esperienza de &#8220;Il Sistema&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Anche nel nostro Paese è maturo il tempo per veri e propri progetti che ci permettano di avvicinarci un po’ di più all’utopia di un mondo più giusto e più eguale. Ho proposto all&#8217;assessora Pentenero di immaginare sperimentazioni a partire dal mondo della formazione professionale.</div>
<div></div>
<div>Come spesso accade è la società civile che arriva prima, che intercetta. Ora tocca alla politica provare a mettere a sistema.</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il discorso di papa Francesco al terzo incontro dei movimenti popolari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2016 20:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti&#8221; Quasi 5.000 persone provenienti da tutto il mondo erano presenti sabato 5 novembre presso l’auditorium Paolo VI per concludere il terzo raduno internazionale dei movimenti popolari e per ascoltare le parole di Papa Francesco. Parole che sono arrivate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: right;"><span class="s1">&#8220;Esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido:<br />
terra, casa e lavoro per tutti&#8221;</span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><em><span class="s1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2120 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-300x225.jpg" alt="img_6438" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6438-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quasi 5.000 persone provenienti da tutto il mondo erano presenti sabato 5 novembre presso l’auditorium Paolo VI per concludere il terzo raduno internazionale dei movimenti popolari e per ascoltare le parole di Papa Francesco. Parole che sono arrivate dure, come degli schiaffi per chi le ha ascoltate. Almeno, così è stato per me. Nonostante i titoli, le prime pagine di domenica dedicate ad alcune parti del suo discorso, non credo che sia passato il senso profondo del suo messaggio, che poi è alla base del suo intero pontificato.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Il primo “shock” per me è quello del linguaggio, delle parole usate. L’Europa ne ha perse alcune, o le usa oramai di sfuggita. Da troppi anni ne mette al centro altre: spread, BCE, pareggio di bilancio, muri… Su questo è certamente catartico avere a capo della chiesa un non-europeo capace di parlare a tutto il mondo.<br />
Tre parole chiave erano al centro dell’evento di sabato: terra, casa, lavoro. Parole chiare, semplici, comprensibili a tutti. Perché in molte parti del mondo, nella maggior parte, di esso, queste parole sono ancora un problema per la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne. In realtà lo sono anche a casa nostra, ma noi non siamo capaci di parlarne con la semplicità e la radicalità di Francesco e dei movimenti popolari del pianeta. </span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Ritrovare parole come &#8220;ingiustizia&#8221;, &#8220;lotta&#8221;, &#8220;amore&#8221; usate senza pudore, come le uniche possibili, perché vere è già atto pedagogico verso ciascuno di noi.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">E sia chiaro: è vero che il papa ha parlato con forza del problema dei migranti, della vergogna di fronte a quello che accade nel mediterraneo. ma lo ha detto inserendo questo argomento, come altri, in un discorso più ampio, fatto con altrettanta chiarezza e radicalità: il nostro ordine è ingiusto a causa del paradigma dominante che mette al centro il profitto e il denaro e non l’uomo. E&#8217; un ordine che crea una crisi strutturale perenne che mette insieme povertà e crisi ecologica. Esso va cambiato. Altrimenti non supereremo l’ingiustizia. Serve un nuovo paradigma che riconcili l’uomo con l’uomo e l’uomo con l’ambiente. Non a caso ha istituito un dicastero nuovo: per lo sviluppo integrale dell’uomo.</span></em></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Qui sotto voglio riportare il discorso integrale. Perché vorrei che più persone possibili possano leggerlo per intero, con calma, lasciandosi provocare. Credo ci sia tutto quello di cui abbiamo bisogno per buttare via la tentazione della rassegnazione e immaginare un futuro diverso, con responsabilità e coraggio.</span></em></p>
<p class="p2"><span class="s1">Fratelli e sorelle buon pomeriggio! </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa sete, la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.<img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2121 alignright" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-300x225.jpg" alt="terra, domus, labor" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6431-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che ci radunano. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ringrazio anche Lei, Signor Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di quel cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">1. mettere l’economia al servizio dei popoli; </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">2. costruire la pace e la giustizia; </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">3. difendere la Madre Terra.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Quel giorno, con la voce di una “cartonera” e di un contadino, vennero letti, alla conclusione, i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra, dove la parola cambiamento era carica di gran contenuto, era legata alle cose fondamentali che voi rivendicate: lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2122 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-300x225.jpg" alt="papa Francesco" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/IMG_6457-700x525.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Abbiamo ascoltato anche come vi siete impegnati ad abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali. È la felicità di “vivere bene” ciò che voi reclamate, la “vita buona”, e non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la “bella vita”.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Noi che oggi siamo qui, di origini, credenze e idee diverse, potremmo non essere d’accordo su tutto, sicuramente la pensiamo diversamente su molte cose, ma siamo d’accordo su questi punti.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ho saputo anche di incontri e laboratori tenuti in diversi Paesi, dove si sono moltiplicati i dibattiti alla luce della realtà di ogni comunità. Questo è molto importante perché le soluzioni reali alle problematiche attuali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli, un discernimento che diventa azione trasformatrice “secondo i luoghi, i tempi e le persone”, come diceva sant’Ignazio. Altrimenti, corriamo il rischio delle astrazioni, di «certi nominalismi dichiarazionisti (slogans) che sono belle frasi ma che non riescono a sostenere la vita delle nostre comunità» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli. Voi andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale. Una strada che mi ricorda come Gesù chiese di organizzare la folla in gruppi di cinquanta per distribuire il pane (cfr Omelia nella Solennità del Corpus Domini, Buenos Aires, 12 giugno 2004).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Poco fa abbiamo potuto vedere il video che avete presentato come conclusione di questo terzo incontro. Abbiamo visto i vostri volti nelle discussioni su come affrontare “la disuguaglianza che genera violenza”. Tante proposte, tanta creatività, tanta speranza nella vostra voce che forse avrebbe più motivi per lamentarsi, rimanere bloccata nei conflitti, cadere nella tentazione del negativo. Eppure guardate avanti, pensate, discutete, proponete e agite. Mi congratulo con voi, vi accompagno, vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare. Questo mi dà forza, ci dà forza. Credo che questo nostro dialogo, che si aggiunge agli sforzi di tanti milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo, sta mettendo radici. Vorrei toccare alcuni temi più specifici. Temi che ho ricevuto da voi e sui quali ho riflettuto e ora vorrei restituirli a voi.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>Il terrore e i muri</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Tuttavia, questa germinazione, che è lenta, che ha i suoi tempi come tutte le gestazioni, è minacciata dalla velocità di un meccanismo distruttivo che opera in senso contrario. Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano: uomo e donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore, quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Nessun popolo, nessuna religione è terrorista. È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. enc. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Questo è fondamentale. Da qui il fatto che ogni tirannia sia terroristica. E quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali. Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro. È questa la vita che Dio nostro Padre vuole per i suoi figli?</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La paura viene alimentata, manipolata&#8230; Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli. Quando sentiamo che si festeggia la morte di un giovane che forse ha sbagliato strada, quando vediamo che si preferisce la guerra alla pace, quando vediamo che si diffonde la xenofobia, quando constatiamo che guadagnano terreno le proposte intolleranti; dietro questa crudeltà che sembra massificarsi c’è il freddo soffio della paura. Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile&#8230; richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. È molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cari fratelli e sorelle, tutti i muri cadono. Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: «Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento» (Documento Conclusivo del II Incontro mondiale dei movimenti popolari, 11 luglio 2015, Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). Affrontiamo il terrore con l’amore.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Ora il secondo punto che volevo affrontare.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>L’Amore e i ponti</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Un giorno come questo, un sabato, Gesù fece due cose che, ci dice il Vangelo, affrettarono il complotto per ucciderlo. Passava con i suoi discepoli per un campo da semina. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Niente si dice del “padrone” di quel campo&#8230; soggiacente è la destinazione universale dei beni. Quello che è certo è che, di fronte alla fame, Gesù ha dato priorità alla dignità dei figli di Dio su un’interpretazione formalistica, accomodante e interessata della norma. Quando i dottori della legge lamentarono con indignazione ipocrita, Gesù ricordò loro che Dio vuole amore e non sacrifici, e spiegò che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (cfr Mc 2,27). Affrontò il pensiero ipocrita e presuntuoso con l’intelligenza umile del cuore (cfr Omelia, I Congreso de Evangelización de la Cultura, Buenos Aires, 3 novembre 2006), che dà sempre la priorità all’uomo e non accetta che determinate logiche impediscano la sua libertà di vivere, amare e servire il prossimo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con quella gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro, creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione. Non mi stupisce che anche voi a volte siate sorvegliati o perseguitati, né mi stupisce che ai superbi non interessi quello che voi dite.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Gesù che quel sabato rischiò la vita, perché, dopo che guarì quella mano, farisei ed erodiani (cfr Mc 3,6), due partiti opposti tra loro, che temevano il popolo e anche l’impero, fecero i loro calcoli e complottarono per ucciderlo. So che molti di voi rischiano la vita. So che alcuni non sono qui oggi perché si sono giocati la vita&#8230; Ma non c’è amore più grande che dare la vita. Questo ci insegna Gesù.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Le 3-T, il vostro grido che faccio mio, ha qualcosa di quella intelligenza umile ma al tempo stesso forte e risanatrice. Un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro. Un progetto che mira allo sviluppo umano integrale. Alcuni sanno che il nostro amico il Cardinale Turkson presiede adesso il Dicastero che porta questo nome: Sviluppo Umano Integrale. Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi. Dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale. Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: crescita economica, progressi tecnologici, maggiore “efficienza” per produrre cose che si comprano, si usano e si buttano inglobandoci tutti in una vertiginosa dinamica dello scarto&#8230; Ma non consente lo sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato. Questo è lo sviluppo di cui abbiamo bisogno: umano, integrale, rispettoso del creato, di questa casa comune.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Un altro punto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"><b>Bancarotta e salvataggio</b></span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cari fratelli, voglio condividere con voi alcune riflessioni su altri due temi che, insieme alle “3-T” e all’ecologia integrale, sono stati al centro dei vostri dibattiti degli ultimi giorni e sono centrali in questo periodo storico.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">So che avete dedicato una giornata al dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. Cosa fare di fronte a questa tragedia? Nel Dicastero di cui è responsabile il Cardinale Turkson c’è una sezione che si occupa di queste situazioni. Ho deciso che, almeno per un certo tempo, quella sezione dipenda direttamente dal Pontefice, perché questa è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna!</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e di guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo&#8230; molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente. Quanto sono morti nel Mediterraneo in questi giorni del vostro incontro?</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">La paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue, il dolore, il volto dell’altro. Lo ha detto il mio fratello il Patriarca Bartolomeo: «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono la paura e la divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">È veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati e addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. A volte non ci permettono di vederlo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Chiedo a voi di fare tutto il possibile e di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente (cfr Lc 18,1-8). Forse con il vostro esempio e la vostra insistenza, alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi e adotteranno le misure adeguate per accogliere e integrare pienamente tutti coloro che, per un motivo o per un altro, cercano rifugio lontano da casa. E anche per affrontare le cause profonde per cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono espulsi ogni giorno dalla loro terra natale.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica, e questo mi porta al secondo tema che avete dibattuto nel vostro incontro: il rapporto tra popolo e democrazia. Un rapporto che dovrebbe essere naturale e fluido, ma che corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 46). Una frase che ripeto spesso e non sempre ricordo bene di chi sia, Pio XII o Paolo VI: &#8220;La politica è la più alta forma della carità&#8221;.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Movimenti popolari, politica e democrazia (sottotitolo della Redazione) </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali&#8230; fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202). Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. È soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a «situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede» (Intervento al vertice di giudici e magistrati contro il traffico di persone e il crimine organizzato, Vaticano, 3 giugno 2016).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. È giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. È giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">(Il Papa precisa che non usa la parola austerità nel senso puramente economico, e cioè aggiustamento). </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso e al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità; e praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio. Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille “mi piace”, di mille retweets, di mille video su youtube. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune e il progetto-ponte delle “3-T”. Chiedo a voi dirigenti di non stancarvi di praticare l’austerità e chiedo a tutti di esigere dai dirigenti questa austerità, che – del resto – li farà molto felici.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Care sorelle e cari fratelli,</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vorrei, per concludere, chiedervi di continuare a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono. Potrete sbagliare tante volte, tutti sbagliamo, ma se perseveriamo in questo cammino, presto o tardi, vedremo i frutti. E insisto: contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto. Alcuni sanno che dopo il Sinodo sulla famiglia ho scritto Amoris laetitia, un documento sull’amore nelle singole famiglie, ma anche in quell’altra famiglia che è il quartiere, la comunità, il popolo, l’umanità. Uno di voi mi ha chiesto di distribuire un fascicolo che contiene un frammento del capitolo quarto di questo documento. Penso che ve lo consegneranno all’uscita. E quindi con la mia benedizione. Lì ci sono alcuni “consigli utili” per praticare il più importante dei comandamenti di Gesù.</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi. Diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957).</span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Vi ringrazio nuovamente per la vostra presenza. Vi ringrazio per il vostro lavoro. Desidero chiedere a Dio nostro Padre che vi accompagni e vi benedica, che vi riempia del suo amore e vi difenda nel cammino dandovi in abbondanza la forza che ci mantiene in piedi e ci dà il coraggio per rompere la catena dell’odio: quella forza è la speranza. Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. </span></p>
<p class="p2"><span class="s1">Grazie.</span></p>
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		<title>SIA: Sostegno per l&#8217;Inclusione Attiva</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 18:10:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il SIA, Sostegno per l&#8217;Inclusione Attiva, che oggi ha presentato a Novara il Ministro Giuliano Poletti, configura una valida misura di contrasto alla povertà che prevede l&#8217;erogazione di un beneficio economico, condizionata all&#8217;adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico. Ritengo tale misura rappresenti anche una buona [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il SIA, Sostegno per l&#8217;Inclusione Attiva, che oggi ha presentato a Novara il Ministro Giuliano Poletti, configura una valida misura di contrasto alla povertà che prevede l&#8217;erogazione di un beneficio economico, condizionata all&#8217;adesione ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in favore delle famiglie in condizioni di fragilità sociale e disagio economico. Ritengo tale misura rappresenti anche una buona risposta al dibattito sul reddito di autonomia che da anni è all&#8217;esame della politica e potrebbe anche permettere di superare la disomogeneità delle proposte di legge o delle norme regionali, che io stesso ho sottoscritto nei mesi scorsi in Piemonte. Queste avevano e hanno un senso in assenza di una misura nazionale e servivano per dare una prima risposta a chi non ha i mezzi per sopravvivere nei nostri territori e per spingere il governo ad andare in questa direzione. E&#8217; evidente, però, che una misura nazionale, in questo senso, è certamente auspicabile rispetto a tante norme diverse sui diversi territori. Allo stato attuale, però, le risorse stanziate dal governo sono insufficienti a dare risposta all&#8217;ampio bisogno presente nel paese e molte categorie rischiano di restare fuori dal provvedimento di sostegno. Servono risorse aggiuntive sia rispetto a quanto stanziato quest&#8217;anno (750 milioni di euro) sia rispetto a quanto previsto per il 2017 (1 miliardo di euro). Le Regioni, in questo contesto, potrebbero integrare quanto stanziato dal governo al fine di includere<br />
maggiori categorie e raggiungere più cittadini nella misura di sostegno.</p>
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