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	<title>territorio &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>Il Banco vince&#8230; con il territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2015 11:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo certamente in un momento di forti mutamenti, da anni percorriamo una crisi, che ormai è chiaro a tutti, non solo di natura economico-finanziaria, ma è crisi etica e crisi di alcuni modelli e visioni che l’hanno generata. A maggior ragione questo è il momento in cui valori e attenzione per il sociale, il territorio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/image1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1044" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/image1-300x251.jpg" alt="image" width="300" height="251" /></a>Siamo certamente in un momento di forti mutamenti, da anni percorriamo una crisi, che ormai è chiaro a tutti, non solo di natura economico-finanziaria, ma è crisi etica e crisi di alcuni modelli e visioni che l’hanno generata. A maggior ragione questo è il momento in cui valori e attenzione per il sociale, il territorio, la persona rappresentano il vero valore aggiunto per un istituto bancario.</p>
<p>In questa chiave i Cambiamenti normativi, che obbligano a riorganizzare il sistema del banco, lo espongono certamente a nuovi rischi, ma anche a ulteriori opportunità.<br />
Il rischio evidente è che il sistema si snaturi. Che il Banco perda la propria identità. Ecco perché accolgo bene le parole del vice-presidente Comoli che scrive “si è aperta quindi una delicatissima fase di transizione il cui esito può essere, o la fine della nostra storia con l’approdo in un grande gruppo bancario non domestico, o la continuazione della nostra storia, pur in un contesto più sfidante e dinamico di quello passato…” e su quest&#8217;ultimo punto aggiunge “tale compito è difficile e sfidante” per banche che devono mettere insieme l’esigenza di raggiungere dimensioni adeguate al contesto attuale con la necessità e il desiderio di restare banca di supporto a imprese reali che producono, ai risparmiatori, alle famiglie e agli enti territoriali. Questo è fondamentale.<br />
Il territorio ha bisogno di una banca attenta a questi aspetti e non solo alla finanza, come ha bisogno di una banca che come ha dimostrato di fare nei decenni precedenti si prenda a cuore anche i problemi e le trasformazioni della comunità locale. Lo ha fatto anche, talvolta soprattutto, attraverso le sue articolazioni e penso in particolare alla Fondazione BPN per il territorio presieduta da Franco Zanetta. Una fondazione che ha saputo individuare i bisogni e le esigenze della comunità territoriale e contribuire in un’ottica solidale.<br />
Ricordo l&#8217;impegno e il sostegno al mondo socio-sanitario, dagli aspetti più tecnologici per le cure e la ricerca a quelli più sociali, in sostegno al mondo del volontariato che tanto sta facendo in questo periodo di crisi nel prendersi cura delle fragilità. Questo mondo ha ancora bisogno di essere sostenuto, aiutato, nelle sue forme migliori.<br />
Non posso non sottolineare poi l’impegno affinché anche a Novara si rafforzasse l’impegno antimafia, in un momento storico in cui non tutti erano convinti che fosse davvero necessario. L’avvocato Zanetta e la Fondazione sono stati tra i primi a capire che anche i nostri territori, il nord, era interessato fortemente dal problema. E lo è ancora. Una sfida su tutte: quella dei beni confiscati alle mafie. E anche sul n<a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/image2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1045" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/image2-300x137.jpg" alt="image" width="300" height="137" /></a>ostro territorio ne avevamo di confiscati, ma non utilizzati o peggio nelle mani delle persone a cui erano state tolte. Si pensi, per citare il caso più importante, al Castello di Miasino. Oggi la Regione, dopo anni, si è fatta carico di questa problema e lo sta affrontando, ma avrà certamente bisogno dell’impegno delle forze migliori del nostro territorio in termini di progettualità, visione del futuro perché quel luogo torni a produrre lavoro ed economia per i le nostre comunità.<br />
Il Banco è un valore e per questo voglio richiamare le parole di Siro Lombardini ricordato a Novara in un bellissimo convegno a ottobre del 2014 che da presidente gestì la fusione con il Banco: Restare ancorati alla storia della Banca significa non dimenticare mai che l’economia ha un senso se al centro di tutto mettiamo la persona, il bisogno di giustizia sociale della nostra comunità e del paese intero.</p>
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		<title>Pozzi a Carpignano: ENI e territori ascoltati in Consiglio Regionale</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/04/09/pozzi-a-carpignano-eni-al-confronto-con-la-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 16:46:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo quasi alla fine di un percorso che da sempre mi vede in prima linea per la difesa del territorio. Proprio nella riunione congiunta delle Commissioni Ambiente ed Attività produttive della Regione Piemonte, tenutasi oggi giovedì 9 aprile, i rappresentanti di Eni hanno dichiarato che se Regione Piemonte dovesse esprimere parere negativo recederanno rispetto al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1033" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pozzi_0.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1033" class="wp-image-1033 size-medium" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pozzi_0-300x155.jpg" alt="pozzi_0" width="300" height="155" /></a><p id="caption-attachment-1033" class="wp-caption-text">Nella foto un momento dell&#8217;incontro in Provincia di Novara</p></div>
<p>Siamo quasi alla fine di un percorso che da sempre mi vede in prima linea per la difesa del territorio. Proprio nella riunione congiunta delle Commissioni Ambiente ed Attività produttive della Regione Piemonte, tenutasi oggi giovedì 9 aprile, <strong>i rappresentanti di Eni hanno dichiarato che se Regione Piemonte dovesse esprimere parere negativo recederanno rispetto al progetto di trivellazione sul territorio di Carpignano</strong>.</p>
<p>Un punto fermo a chiusura di una due giorni dedicata all&#8217;approfondimento e all&#8217;ascolto, ma anche all&#8217;analisi del progetto di Eni per le trivellazioni sul territorio del Comune di Carpignano. Ieri, martedì 8 aprile, ho partecipato all’incontro organizzato nella sala consiliare di Palazzo Natta dove ho ascoltato con attenzione istanze, domande e valutazioni di cittadini, associazioni di categoria, agricoltori, imprenditori e amministratori locali. Un momento importante di confronto che ha visto la partecipazione della Regione Pimonte con gli assessori Valmaggia, De Santis e Ferrari, ma anche l&#8217;<strong>ingiustificabile presenza del soggetto proponente del progetto: ENI</strong>. Da tutti coloro che si sono riuniti in Provincia di Novara è emersa <strong>un&#8217;ampia convergenza su una posizione contraria alle perforazioni figlia di una una visione di sviluppo che punta sulle eccellenze, sui prodotti agricoli di qualità, sulla tutela del territorio e delle biodiversità</strong> che va oltre all&#8217;analisi di questo singolo progetto.</p>
<p>Una prospettiva che ho potuto riportare oggi alle commissioni congiunte III e V dove sono stati ascoltati i rappresentanti istituzionali, ENI e le associazioni. Sono tra coloro che ritengono che l’era dell’energia fondata su carbone, petrolio, gas naturale e uranio sta tramontando e che <strong>il nostro Paese dovrebbe accelerare il passaggio a un modello fondato sulle energie rinnovabili rispettoso del clima e dell’ambiente</strong>. Nel caso di Carpignano, però, non parliamo solo di questo. Non si tratta di dire si o no alle trivelle. Il problema è anche un altro e riguarda la politica. <strong>Chi governa ha il dovere costruire una visione sulle potenzialità e sulle vocazioni dei diversi territori.</strong></p>
<p>Per questo ho voluto chiedere anche delucidazioni e rassicurazioni sul <strong>futuro dell&#8217;Istituto Donegani</strong>. Il dottor Tannoia, responsabile Europa e Italia delle attività estrattive per ENI, alla presenza del dottor Salmasio, capo distretto centro-settentrionale, ha assicurato che l&#8217;Istituto di ricerca &#8220;Donegani&#8221; <strong>resterà a Novara</strong>, al di là dell&#8217;esito del progetto relativo a Carpignano Sesia. Non solo, lo storico centro di ricerca continuerà a lavorare nell&#8217;ambito della chimica verde. A tal proposito ho sollecitato i dirigenti di Eni rispetto ad una possibile riconversione del <strong>Centro Oli di Trecate</strong>, come già avvenuto a Gela, Porto Torres e Marghera. Un percorso non praticabile, ha spiegato Eni, per la natura dell&#8217;impianto, un centro oli e non una raffineria, pur lasciando aperta la <strong>prospettiva della geotermia</strong> su cui l&#8217;azienda si è resa disponibile un incontro di approfondimento proprio al Donegani. Un indirizzo volto non solo a tutelare il territorio, ma anche l&#8217;occupazione nell&#8217;impianto trecatese su cui peraltro ho chiesto dettagli specifici sul numero di impiegati diretti e nell&#8217;indotto, risposte che Eni ha rinviato a comunicazioni scritte successive così come per altre domande rivolte dai membri delle commissioni e dagli amministratori locali.</p>
<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pozzi.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1034" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pozzi-300x139.jpg" alt="pozzi" width="300" height="139" /></a>Il tema centrale, la domanda fondamentale, a mio avviso, resta comunque “<strong>qual è la vocazione del Piemonte?</strong> E, scendendo nel particolare dei territori novaresi, quella delle colline a est del fiume Sesia interessate dal progetto di trivellazione dell’ENI?”. Si tratta di uno dei rari casi in cui la risposta è chiara e condivisa: l’area presa in considerazione da ENI per il pozzo esplorativo è collinare e contraddistinta da una forte vocazione agricola e, nonostante le rassicurazioni dei dirigenti dell&#8217;azienda rispetto ai livelli di sicurezza ambientale e sanitaria degli impianti, la presenza di pozzi penalizzerebbe fortemente il brand del territorio. <strong>In questo territorio, infatti, vengono prodotte alcune delle eccellenze maggiori del territorio novarese e piemontese</strong>, tra cui il vino Ghemme DOCG, il Gattinara DOCG, il Fara DOC ed il vino Sizzano DOC. La zona, inoltre, è circondata da ampie coltivazioni di riso, prodotto di eccellenza della nostra regione ed è zona di produzione di miele di eccellente qualità. Non ultimo, a pochi chilometri di distanza dal potenziale sito estrattivo sono ubicati diversi Parchi e Riserve naturali, in particolare il Parco Naturale del Ticino, la Riserva Naturale delle Baragge e il Parco delle Lame del Sesia. <strong>La promozione della filiera agroalimentare e del turismo, connessi alla cultura e alla natura della zona circostante deve diventare la priorità politica</strong> quando si guarda a un territorio come quello sopra descritto. Un tassello di un progetto più ampio che tenda a far diventare il Piemonte una regione sempre più attrattiva dal punto di vista turistico.</p>
<p>Le decisioni politiche strategiche e di programmazione devono essere assunte non solamente sulla base di elementi tecnici, ma anche di considerazioni di natura politica che tengano conto debitamente del futuro di un determinato territorio e delle comunità in esso insediate. Proprio per questo <strong>non è possibile prescindere dal coinvolgimento reale delle Istituzioni locali ed il consenso dei cittadini direttamente coinvolti</strong>, così come previsto anche dall’art. 4 dello Statuto della Regione Piemonte. Statuto che richiama in maniera netta alla necessità di uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e dei territori.</p>
<p>Ecco perché oltre a dire di no al progetto di trivellazione dell’ENI, <strong>la Regione dovrà trovare le modalità per investire nella direzione che valorizzi la filiera agroalimentare connessa a quella del turismo</strong>. Una strada possibile è quella indicata dal documento votato all’unanimità dall’assemblea provinciale del PD novarese che, richiamando l&#8217;articolo 54 del Disegno di legge n. 1676 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell&#8217;uso eccessivo di risorse naturali” – noto come Collegato Ambientale – approvato alla Camera il 13 novembre 2014 ed ora in corso di esame presso la 13° commissione del Senato che introduce il concetto di <em><strong>green economy</strong></em> nella legislazione italiana, ritiene che le <em><strong>oil free zones</strong></em> rappresentino allo stato attuale la più interessante opzione di programmazione volta a favorire uno sviluppo economico in chiave di sostenibilità del territorio in alternativa ad un modello basato sui combustibili fossili.</p>
<p>Proprio in linea con questa nuova visione di sviluppo ho voluto presentare un <strong>Ordine del giorno</strong>, come primo firmatario, che impegna la Giunta in questo senso.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.consiglioregionale.piemonte.it/mzodgint/jsp/AttoSelezionato.jsp?ATTO=100264" target="_blank">il testo completo dell&#8217;Odg</a></p>
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