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	<title>resistenza &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>resistenza &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Il Piemonte si impegna per il recupero e di restauro di monumenti partigiani o legati alla lotta di Liberazione</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 14:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[daniele valle]]></category>
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					<description><![CDATA[Voto unanime sull’ordine del Giorno “Piemonte terra simbolo della Resistenza e della Lotta di liberazione dal nazifascismo” (puoi leggerlo qui) presentato dal Consigliere regionale Domenico Rossi dopo la visita del Presidente della Repubblica Sergio Matterella a Cuneo scelta per le celebrazioni della giornata della Liberazione lo scorso 25 aprile.  “E’ importante che tutte le forze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">Voto unanime sull’ordine del Giorno “Piemonte terra simbolo della Resistenza e della Lotta di liberazione dal nazifascismo” (puoi leggerlo <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/06/ODG_1_Piemonte-terra-simbolo-della-Resistenza-e-della-Lotta-di-liberazione-dal-nazifascismo.pdf">qui</a>) presentato dal Consigliere regionale Domenico Rossi dopo la visita del Presidente della Repubblica Sergio Matterella a Cuneo scelta per le celebrazioni della giornata della Liberazione lo scorso 25 aprile. </span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">“E’ importante che tutte le forze politiche che siedono in Consiglio Regionale abbiano dato il via libera all’ordine del giorno in uno scenario che ci induce a richiamare i valori democratici e antifascisti della nostra Carta costituzionale: nel pieno di una guerra nel cuore dell’Europa, attraversata da una grave crisi sociale e politica, vediamo nel nostro Paese al potere per la prima volta dal dopoguerra un governo apertamente di destra” spiegano Domenico Rossi e il vicepresidente del Consiglio Regionale, Daniele Valle. </span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">“Occorre andare oltre alle dichiarazioni e le frasi di circostanza: con questo ordine del giorno indichiamo alla Giunta una strada per coltivare e valorizzare la memoria a partire dal rifinanziamento degli </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: #ffffff; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">interventi di recupero e di restauro di monumenti partigiani o legati alla lotta di Liberazione e dallo stanziamento di risorse per </span><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">creare una ‘rete tematica regionale’ per potenziare la ricerca storica e le attività culturali, editoriali e didattiche sul tema della Resistenza” proseguono i consiglieri Dem.</span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">“Ora &#8211; concludono i rappresentanti democratici &#8211; ci aspettiamo che l’impegno che oggi ha assunto la Giunta venga mantenuto nei prossimi atti finanziari. Nelle more dell’approvazione dell’ultimo bilancio, infatti, avevamo presentato un emendamento, bocciato dalla maggioranza, per rifinanziare per 150mila euro la Legge 41/1985, proprio quella relativa agli interventi di recupero e di restauro di monumenti partigiani o legati alla lotta di Liberazione. Lo presenteremo nuovamente”. </span></p>
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		<title>La destra italiana (e novarese) è fascista?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 23:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è chi dice che la destra italiana non è fascista. Non lo è nemmeno Fratelli d’Italia e che è un errore continuare a parlare di questo perché il fascismo è una realtà storica consegnata al passato. Mi chiedo, e chiedo a chi afferma questo, come definire chi pensa alla Resistenza non come a un momento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5532" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-28-at-20.03.25-300x260.jpeg" alt="" width="300" height="260" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-28-at-20.03.25-300x260.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-28-at-20.03.25-700x607.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Image-2022-09-28-at-20.03.25.jpeg 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />C’è chi dice che la destra italiana non è fascista</strong>. Non lo è nemmeno Fratelli d’Italia e che è un errore continuare a parlare di questo perché il fascismo è una realtà storica consegnata al passato.<br />
Mi chiedo, e chiedo a chi afferma questo, <strong>come definire chi pensa alla Resistenza non come a un momento fondativo della nostra Repubblica da cui è nata la nostra Costituzione, ma come un movimento di una parte avversaria</strong>. Se la Resistenza è stato il movimento del popolo italiano che in maniera trasversale si è unito contro l’oppressione nazi-fascista, <strong>come definiamo chi non si riconosce nella Resistenza?</strong><br />
Non è questione di lana caprina o materia da delegare agli studiosi della storia. Loro ci hanno già spiegato che tra i partigiani c’erano tutti: comunisti, socialisti, liberali, cattolici, monarchici, militari. Tutti tranne i fascisti. Ora chi non si riconosce in queste donne e in questi uomini, in chi e cosa si riconosce? <strong>Si tratta di capire quali sono i valori di fondo che fanno da perimetro al confronto democratico. Sono quelli della Costituzione antifascista?</strong><br />
Se sì, come mi auguro, gli Istituti della Resistenza non sono “avversari”, ma custodi di ciò che abbiamo di più prezioso. E sono un bene comune, perché ci aiutano a custodire le radici della nostra comunità.<br />
Se è vero quanto riportato dall’<a href="https://bit.ly/lospiffero">articolo</a> de &#8216;Lo Spiffero&#8217;, perché Marina Chiarelli arriva a metterne in discussione il finanziamento, già risicato, e a parlarne come di “avversari”?</p>
<p>Il fascismo di Mussolini è certamente qualcosa che appartiene al passato, anche se non mancano i nostalgici di quei valori e di quella visione del mondo e della società. Ma <strong>il fascismo eterno di cui parlava Umberto Eco</strong>, o le simpatie verso forme di società autocratiche, chiuse, governate dall’uomo o dalla donna forte, nelle quali le istituzioni sono viste come un prolungamento del partito e il diverso funge da capro espiatorio esistono e sono vive e vegete.<br />
<strong>Io credo sarebbe un errore sottovalutare tutto questo in un momento storico nel quale si eleggono personaggi come Trump, Bolsonaro o Orban.</strong></p>
<p>Che la destra italiana, e in particolare Fratello di Italia, sia lontana da tutto ciò è tutto da dimostrare. E se questi sono i primi segnali, non sono per nulla positivi.</p>
<p><strong>Servirà tanta opposizione: sociale, politica e culturale.</strong></p>
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		<title>10 febbraio: Destra, memoria e fascismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 13:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Barbero]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Leggo su La Stampa che lo storico Eric Gobetti è vittima di una campagna di odio sui social. Frasi come “brucia all’inferno”, “imbecille comunista”, “ci prenderemo la nostra vendetta”. Lo stesso studioso l’anno scorso, nel periodo pre-pandemia, era minacciato anche in presenza da gruppi di estrema destra ogni volta che veniva invitato a parlare in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Leggo su La Stampa che lo storico <strong>Eric Gobetti</strong> è vittima di una <strong>campagna di odio</strong> sui social. Frasi come “brucia all’inferno”, “imbecille comunista”, “ci prenderemo la nostra vendetta”. Lo stesso studioso l’anno scorso, nel periodo pre-pandemia, era minacciato anche in presenza da <strong>gruppi di estrema destra</strong> ogni volta che veniva invitato a parlare in pubblico. E’ successo anche a Torino nel febbraio scorso. Quali sarebbero le sue colpe? Studiare e scrivere di foibe in un modo che non piace alla destra e ai neo-fascisti che, come al solito, reagiscono con violenza e intimidazioni. Gobetti (insieme a tanti suoi colleghi, in realtà) racconta alcuni <strong>fatti storici</strong> che infastidiscono l’estrema destra, che da anni cerca di strumentalizzare eventi tragici.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4709" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07.jpeg" alt="" width="1600" height="769" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07.jpeg 1600w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-300x144.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-700x336.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-768x369.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-1536x738.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Le minacce a Gobetti non vanno derubricate a fatto minore di cronaca. La libertà di ricerca e la costruzione della memoria collettiva sono due aspetti fondamentali della democrazia.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Il giorno del ricordo</strong>, istituito nel 2004 dal Parlamento, per come lo interpreta la destra, porta con sé la battaglia mai conclusa su quale debba essere la memoria condivisa in questo paese, pilastro dell’identità collettiva. A qualcuno 25 aprile e 2 giugno (soprattutto il primo) non sono mai andati giù.<br />
</span><span style="font-weight: 400;"><strong>Le vittime si onorano a partire dalla ricerca della verità</strong>, che non coincide mai con la semplificazione e la strumentalizzazione.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le vittime si onorano anche con la memoria (il ricordo è un atto personale&#8230;). <strong>La storia si studia, in tutta la sua complessità</strong>. E’ l’unico modo per tentare di evitare di ripetere i medesimi errori. </span><span style="font-weight: 400;">Bene fanno le istituzioni a dedicare dei momenti pubblici affinché nel paese si radichi sempre di più il rifiuto dei soprusi e della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti. Bene anche parlarne nelle scuole con un approccio  scientifico, storico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diverso, invece, è il tentativo della destra, soprattutto quella estrema, vicina agli ambienti neo-fascisti: essa, insieme a Casa Pound e gruppi simili, prova a usare questa giornata per <strong>costruire una sua verità di comodo su vicende complesse forzando alcuni aspetti e minimizzandone altri</strong>. Si mette l’accento sulle violenze dei comunisti jugoslavi, sulle storie che riguardano donne e bambine, mentre tacciono sulle violenze compiute dai fascisti italiani nei confronti delle popolazioni slave negli anni precedenti o sulle collaborazioni dei fascisti con l’occupazione nazista degli ultimi anni della guerra. Uno di quelli sempre dimenticati dalla destra è che il clima di violenza e di “resa dei conti” presente in Europa alla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, nel nostro confine orientale, non nasce dal nulla o da una predisposizione alla violenza dei comunisti titini che avrebbero perseguitato gli italiani proprio in quanto italiani, ma si verifica in un contesto caratterizzato da violenze e atrocità prodotte da nazionalismi e fascismo. La storia della violenza di quei luoghi non comincia nel biennio 43’-45’, ma con l’occupazione italiana e le violenze fasciste. Prima dell’annessione all’Italia, dopo la prima guerra mondiale, le differenti etnie e popolazioni avevano sempre convissuto pacificamente in quel territorio di confine. E’ con l’arrivo degli italiani e soprattutto del regime fascista che parte un percorso di “italianizzazione forzata” per tutti gli abitanti del luogo: cambio di cognomi, divieto di parlare in lingua slava, privilegi nella pubblica amministrazione per gli italiani&#8230; atteggiamento che durante la seconda guerra mondiale si tradusse in persecuzione verso gli abitanti di origine slava. Un sistema repressivo che culmina con la Circolare 3C redatta dal generale Mario Roatta che prevedeva distruzione di interi villaggi, cattura di ostaggi e fucilazioni per rappresaglia. Cose che non mancarono e a cui occorre aggiungere la costruzione di tanti campi di internamento per chi non si sottometteva. Senza contare la collaborazione di bande fasciste (di italiani) che hanno collaborato con i nazisti tra il ‘43 e il ‘45 contribuendo all’uccisione e all’internamento di migliaia di jugoslavi e oppositori.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Questo è il contesto in cui avvengono le violenze dei partigiani titini e dell’esercito jugoslavo nei confronti degli italiani. </span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span><strong>Tutto questo giustifica gli orrori che hanno dovuto subire cittadini inermi?<br />
Assolutamente no.</strong></p>
<p><strong>E’ stato giusto, soprattutto nel dopoguerra, non parlare di quanto accaduto per ragioni di opportunità politica?<br />
</strong><span style="font-weight: 400;"><strong>Assolutamente no.</strong> </span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span></p>
<p><strong>Le violenze e le ingiustizie vanno sempre ricordate e condannate. </strong><span style="font-weight: 400;"><strong>Ma vanno anche studiate se vogliamo comprendere ciò che è accaduto e provare a trarne qualche insegnamento</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo quanto accaduto, onoriamo le vittime e i tanti che hanno dovuto patire sofferenze incredibili e abbandonare la loro terra.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma proprio per rispetto a quelle vittime non si trasformi questa giornata in un elemento strumentale della propaganda di estrema destra. Perché questo umilia ancora una volta le vittime, tanto più se la strumentalizzazione arriva da coloro che si richiamano idealmente a chi fu corresponsabile del clima di violenza e odio che infiammò l’Europa in quegli anni e che non esita, ancora oggi, a professare valori e slogan che ci riporterebbero dritti all’inferno.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se l’estrema destra e i neo-fascisti attaccano uno storico con intimidazione e violenza, significa che siamo di fronte a delle teorie che mettono in crisi un disegno culturale e politico che va visto e contrastato. Qual è questo disegno? Due sono gli aspetti principali: rimozione delle responsabilità sui drammi del XX secolo e l’equiparazione storica tra fascismo e comunismo. Sulla <strong>rimozione delle responsabilità</strong>  il tentativo è il seguente: se tutti abbiamo fatto cose orribili da un lato possiamo sentirci meno in colpa per i morti della II guerra mondiale, per l’Olocausto, per la violenza gratuita, per la soppressione di ogni libertà, ecc&#8230;. Questo è un passaggio importante soprattutto in Italia, perché mentre i tedeschi hanno fatto i conti con le proprie responsabilità passate, noi no. Ho provato a dirlo un po’ meglio in questa intervista pubblicata l’anno scorso proprio in occasione del giorno del ricordo: <a href="https://bit.ly/3a2zwZR">https://bit.ly/3a2zwZR</a><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’altro tema, più politico e profondamente attuale, riguarda il <strong>tentativo di equiparazione sul piano storico tra fascismi e comunismo</strong>. La destra ci prova in tutta Europa, dal Parlamento Europeo ai Consigli Comunali. </span><span style="font-weight: 400;">Chiaramente non esiste alcuna equiparazione possibile, anche se ai fascisti farebbe comodo. Basterebbe studiare la storia&#8230; ma per cominciare si può anche solo ascoltare il prof. <strong>Alessandro Barbero</strong> per pochi minuti.</span></p>
<p><iframe title="Alessandro Barbero sulla equiparazione tra nazismo e comunismo (28-01-2020)" width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/V875tYKOkfg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uso distorto della memoria e l’intimidazione verso gli storici non allineati non onorano le vittime. Se la destra (vecchia e nuova) ha veramente a cuore la sofferenza di migliaia di persone smetta di strumentalizzare quanto accaduto e metta giù le mani dal giorno del ricordo. Riconosca che <strong>la nostra Repubblica affonda le sue radici nel movimento plurale di resistenza al nazifascismo</strong>. Non c’è ricordo di altri orrori che potrà cancellarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il ricordo della strage del venerdì santo del 1945: l’importanza della memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 14:08:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3499" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0400-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0400-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0400-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0400.jpg 709w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />E’ stato un onore e un privilegio tenere l’orazione ufficiale in occasione del <strong>74° anniversario della strage del venerdì santo del 1945 </strong>a Casalino e Cameriano. Onorando la memoria di Severino Comelli, Francesco De Stefano, Domenico Gatta, Francesco Lazzaroni, Giuseppe Manenti, Giovanni Poletti ed Ezio Roncaglione, onoriamo tutti gli uomini e le donne che hanno scelto di combattere, di stare dalla parte giusta, di sacrificarsi, di lasciarci in dote due doni: la dignità di popolo libero, capace di reagire alla violenza e alla sopraffazione, e la Costituzione. Ho voluto evidenziare che  il ricordo di episodio tanto truce, violento e ingiustificabile, oltre che “colpirci”, come fa uno schiaffo, deve metterci in cammino, come fa una spinta.<br />
<strong>E’ troppo grande il rischio dell’oblio, della negazione, della sottovalutazione, soprattutto per le generazioni che non hanno attraversato momenti così drammatici</strong>. Dobbiamo mantenere viva la memoria perché una volta diventati consapevoli che tutto questo è possibile, che può ripetersi, che si è già ripetuto e che tutto questo ci riguarda, è nostra responsabilità fare tutto ciò che è in nostro potere perché la bilancia della vita e della storia si appoggi sul lato giusto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3498" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0300-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0300-300x199.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0300-700x464.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0300.jpg 709w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Per questo ho rivolto a tutti una domanda: quale impegno mi richiede questo esercizio di memoria?</strong> A rifiutare la logica della paura e del capro espiatorio. Ad accettare la sfida di un progetto positivo per affrontare insieme i problemi che abbiamo di fronte: la diseguaglianza, la sperequazione, la crisi ecologica e sociale, le mafie e la corruzione, l’indifferenza sempre più diffusa. Onorare il ricordo di questi ragazzi, dei sette martiri di Casalino, significa prima di tutto richiamare tutti noi alla presenza, al protagonismo che ci viene richiesto per le sfide che abbiamo di fronte. Sta a noi trovare il modo di “liberarci insieme” da corruzione, diseguaglianza, ingiustizie, odio. Sta a noi lavorare per una comunità aperta e solidale, e portare, come in un’ideale staffetta, il testimone che oggi questi ragazzi ci consegnano.</span></p>
<p>Di seguito il testo integrale dell&#8217;orazione:</p>

<a href='https://domenicorossi.eu/2019/03/31/il-ricordo-della-strage-del-venerdi-santo-del-1945-limportanza-della-memoria/dsc_0097/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="459" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0097-700x459.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0097-700x459.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0097-300x197.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/DSC_0097.jpg 709w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">Buongiorno a tutti,</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">devo ringraziare il Comune di Casalino e il Comitato per il 74° anniversario della Commemorazione odierna che mi onora dell’invito a tenere l’orazione ufficiale.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Permettetemi di cominciare questo mio intervento ricordando Lele Caione, presidente di ANPI Borgomanero, scomparso pochi giorni fa. È tra coloro che in questa provincia hanno dedicato la vita a tenere viva la memoria. Un mese fa eravamo insieme a Cressa, alla commemorazione per Mora e Gibin, in un altro luogo della memoria, che come questo è fondativo della nostra identità collettiva.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sono tanti i luoghi in Italia, e anche nella nostra provincia, che oltre a ricordarci quanto è accaduto, raccontano anche chi siamo noi. È Difficile definire che cosa sia l’identità di una persona o di una comunità. Un modo per intenderla è certamente quella di vederla come l’intreccio di passato, presente e futuro. Vale per ciascuno di noi e vale le nostre comunità.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ricordando, chiamando di nuovo per nome, facciamo memoria selettiva… decidiamo quali sono le cose importanti che portiamo con noi nella vita che prosegue. Quel sacrificio, quella morte, non vanno dimenticati, anzi, dobbiamo portarli con noi, perché in tutto questo ci riconosciamo, decidiamo chi vogliamo essere…</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">È con questo spirito che ricordiamo oggi quanto accaduto 74 anni fa, i tragici eventi conosciuti come La strage del venerdì santo del 1945 e che onoriamo la memoria di Severino Comelli (17 anni), Francesco De Stefano (18 anni), Domenico Gatta (22 anni), Francesco Lazzaroni (18 anni), Giuseppe Manenti (25 anni), Giovanni Poletti (21 anni di Cressa), Ezio Roncaglione (18 anni).</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Stiamo parlando di 7 giovani, come la maggior parte degli altri partigiani uccisi in quel periodo, trucidati a meno di un mese dalla liberazione. Tutti lo sapevano, anche i nazisti e i fascisti italiani che con loro collaboravano. Sapevano che la guerra era ormai persa. E in quel momento che cosa accade? Che emerge la parte peggiore dell’essere umano. Le cronache del tempo raccontano la cruda realtà: </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«Non basta al loro sadismo ciò che è stato fatto. Verso le 13 raggiungono i cadaveri, li spogliano di quanto hanno indosso, quindi li sfregiano con i pugnali. Tirano di pugnalate all&#8217;occhio destro e al collo di Poletti, a De Stefano squarciano il ventre e vi introducono una pipa; il viso di Roncaglione e degli altri viene deturpato».</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;orgia di sangue. La guida, spia e interprete, Borgonovo ordina al segretario comunale dr. Farnetti: «Adesso provvedete al seppellimento dei morti ma senza fare alcuna cerimonia. Ne va della vostra vita e di quella del prete, se fate diversamente. Se li lasciate marcire all&#8217;aperto, per noi fa lo stesso». Un giovanissimo milite urla, mostrando il pugnale insanguinato: «Quest&#8217;anno ho fatto una buona Pasqua».</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Perché è importante ricordare anche i dettagli così macabri di una violenza agghiacciante? Perché è importante accompagnare i ragazzi ai campi di concentramento e raccontare loro gli orrori che lì sono avvenuti? Perché contrastare i tentativi di rimozione o negazione? Per un motivo molto semplice. Il rischio per noi, soprattutto per le generazioni che non hanno attraversato momenti così drammatici è quello di pensare che quel male così forte, così spietato, così disumano, non ci appartenga. Dopo aver tentato per anni di rimuovere o sminuire quanto accaduto (ancora oggi continuano i tentativi di negazionismo), molti oggi potrebbero pensare che quanto accaduto in quei momenti, come quello che ricordiamo oggi, sia così terribile da essere eccezionale, irripetibile. Non può accadere di nuovo. E comunque non a noi. Non è così. Il male, anche oggi, non è un fatto straordinario. Accompagna le nostre esistenze individuali e la storia collettiva. Sì, anche oggi: basta guardare alla cronaca anche di casa nostra o a quanto sta accadendo in questo momento in diverse parti del mondo. Si tratta di una normalità con cui dobbiamo fare i conti, perché diversamente ne saremo travolti. “Normali” sono i carnefici e “normali” sono le vittime, che prima di essere tali si ribellano e lottano. Non siamo in un film, neppure in un romanzo o in un fumetto, non ci sono mostri contro super-eroi, ma esseri umani da una parte e dall’altra che di fronte alle sfide della vita scelgono. Le descrizioni di questi carnefici, dei torturatori, spesso coincidono con quelle di “buoni padri di famiglia” che riescono ad assumere atteggiamenti mostruosi e disumani verso un prossimo che considerano “di meno” (con meno dignità, con meno diritti, con meno umanità), mentre nello stesso momento sono padri o figli amorevoli. È una contraddizione che ci portiamo dietro e che, in alcuni momenti della storia, diventa così forte da essere insopportabile.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Quanto accaduto in questo luogo 74 anni fa ci riguarda, ci parla, ci coinvolge. Ci ricorda che è possibile, dice qualcosa anche di chi siamo anche noi. C’è sempre una lotta in corso e la bilancia pende da un lato o dall’altro in base alle scelte che facciamo a livello individuale e collettivo. Non è mai una questione di fatalità. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo leggere quanto accaduto con gli occhi rivolti al presente e al futuro. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista storico vale quanto ha già scritto Norberto Bobbio: «questa guerra e questo movimento stanno alla base dell’Italia contemporanea. Non possiamo capire quello che siamo oggi senza cercare di capire quello che è avvenuto in quegli anni. La Resistenza è stata una svolta che ha determinato un nuovo corso della nostra storia: se la Resistenza non fosse avvenuta la storia d’Italia sarebbe stata diversa, non sarebbe stata la storia di un popolo libero». [Quando De Gasperi si presenta al tavolo dei vincitori porta in dote il movimento di Liberazione]. La resistenza, quindi, lasciò in eredità due doni: la dignità di popolo libero, capace di reagire alla violenza e alla sopraffazione, e la Costituzione. Non è un caso che uno dei nostri padri costituenti più autorevoli, Piero Calamandrei, rivolgendosi ai giovani usò queste parole per descrivere la Carta: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione». Noi possiamo dire, oggi, che anche qui è nata la Costituzione. Che ancora oggi ci parla di uguaglianza, solidarietà, pace, diritti, doveri… Che ancora oggi, ci sprona a costruire una società più giusta.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il ricordo di oggi, quindi, oltre che “colpirci”, come fa uno schiaffo, deve metterci in cammino, come fa una spinta. Una volta diventati consapevoli che tutto questo è possibile, che può ripetersi, che si è già ripetuto e che tutto questo ci riguarda, è nostra responsabilità fare tutto ciò che è in nostro potere perché la bilancia della vita e della storia si appoggi sul lato giusto.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Per farlo non basta sapere. È importante nutrire la nostra mente e il nostro cuore. Come il corpo si ammala se non mangia o se ingerisce cibo spazzatura, così è per la nostra mente e per il nostro cuore. Così è per lo stato di salute di una comunità. Idee cattive e sentimenti negativi ci corrompono, ci preparano alla scelta sbagliata. Al contrario buone idee e sentimenti positivi ci preparano alla scelta giusta. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Abbiamo ricordato come non ci sia limite ai processi di disumanizzazione, che la crepa del guardare all’altro come un problema, un nemico, può arrivare ad abbattere il muro e, a quel punto, non resta più niente: solo l’orrore di giovani trucidati. Al contrario dobbiamo renderci protagonisti di processi di umanizzazione, perché la pace e la convivenza hanno bisogno di carburante tutti i giorni e quello dobbiamo mettercelo noi. Che cosa oggi sta attivando processi di disumanizzazione? Lo ha sintetizzato bene Zagrebelsky l’altro giorno su Repubblica. Siamo nel tempo della paura. È un sentimento che da sempre accompagna la vista sociale, ma che in certi momenti prende il sopravvento e diventa sentimento dominante. Quando questo avviene, come sta avvenendo, la convivenza diventa difficile, se non impossibile, perché al sentimento della paura si affianca immediatamente una dinamica del capro espiatorio. Si identifica qualcuno in particolare o una categoria come la causa di tutti i problemi, di tutto ciò che non va e si diffonde l’idea assai pericolosa che eliminando questo qualcuno o questa categoria tutti i problemi svaniranno. Noi dobbiamo opporci con forza a tutto questo… perché questo porta a conflitto, violenza e guerra.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Questo non significa che le difficoltà non esistano. Ci sono, ma una cosa è certa: la dinamica del capro espiatorio che utilizza la paura per coalizzare gruppi e persone contro un nemico è oppio che ci distrae, ci allontana dall’unica strada possibile che abbiamo per superarle. Si chiama politica, nel significato che don Lorenzo Milani ci ha insegnato: «il mio problema è uguale al tuo. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica». Consapevoli che il nostro punto di vista deve necessariamente avvicinarsi il più possibile a quello di chi sta peggio. Anche perché chi sta meglio, di solito, ha le risorse per meglio tutelarsi.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Aumenta il pericolo quando ad alimentare la dinamica della paura non è solo qualcuno o qualche forza politica, ma le istituzioni. Questo da un lato produce uno sdoganamento di sentimenti e idee negative nei confronti dei cittadini. Se chi mi rappresenta può dire o fare certe cose, allora anche io posso. Dall’altro, così facendo, le istituzioni perdono la loro funzione principale che è quella di costruire comunità istituzionalizzando la fiducia. Le istituzioni, le autorità non servono a seminare odio e divisioni, ma, al contrario ad incrementare la fiducia reciproca, cioè l’elemento che costituisce il cuore dell’insieme sociale”. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">L’esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l’interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ognuno di noi deve pretendere da chi ricopre cariche istituzionali, al di là delle diverse appartenenze politiche, di lavorare per l’interesse generale alimentando la fiducia reciproca. Non possiamo stare insieme contro, ma per… per un progetto, per costruire qualcosa. Insieme.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La Costituzione ci fornisce uno scenario a cui lavorare insieme.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">E la distanza dai principi indicati nella Costituzione è la misura della nostra distanza dalla Resistenza.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Su questo solco non possiamo sottrarci, allora, alla domanda fondamentale di giornate come quella di oggi: quale impegno mi richiede l’esercizio di memoria che stiamo facendo oggi? </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A rifiutare la logica della paura e del capro espiatorio. Ad accettare la sfida di un progetto positivo.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ad affrontare insieme i problemi che abbiamo di fronte:</span></i></p>
<ul>
<li><i></i> <i><span style="font-weight: 400;">la diseguaglianza, la sperequazione</span></i></li>
<li><i></i> <i><span style="font-weight: 400;">la crisi ecologica e sociale</span></i></li>
<li><i></i> <i><span style="font-weight: 400;">le mafie e la corruzione</span></i></li>
<li><i></i> <i><span style="font-weight: 400;">l’indifferenza sempre più diffusa.</span></i></li>
</ul>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Vorrei chiudere proprio su questo. Sull’indifferenza. “Me ne frego” era il motto fascista. A quel motto don Milani contrapponeva L’«I Care», “mi sta a cuore”, riportato sulle pareti della scuola di Barbiana. Un “I care” che è diventato per molti di noi “we care”, “ci sta a cuore, ci interessa”. L’indifferenza è la morte della democrazia. Essa non sta in piedi su procedure formali o sul voto ogni 5 anni, ma necessita di uno spirito democratico che prevede una partecipazione attiva alla vita comune, animati dai valori della nostra costituzione. «In una democrazia – diceva sempre Norberto Bobbio – non si possono tollerare gli assenti. O per lo meno, se un giorno gli assenti dovessero diventare maggioranza, la democrazia avrebbe cessato di esistere».</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Oggi andiamo a casa consapevoli che onorare il ricordo di questi ragazzi significa prima di tutto richiamarci alla presenza, al protagonismo che ci viene richiesto per le sfide che abbiamo di fronte. Sta a noi trovare il modo di “liberarci insieme” oggi da mafie, corruzione, diseguaglianza, ingiustizie. Sta a noi lavorare per una comunità aperta e solidale, e portare, come in un’ideale staffetta il testimone che oggi questi ragazzi ci consegnano.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Grazie.</span></i></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Trecate: Binatti metta da parte i pregiudizi politici e ci ripensi</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2016/07/26/trecate-binatti-metta-da-parte-i-pregiudizi-politici-e-ci-ripensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 09:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[avviso pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il neoeletto sindaco di Trecate, Federico Binatti, ha annunciato nei giorni scorsi che intende uscire dal consorzio di comuni che, insieme alle Province di Novara e Vco, sostiene l&#8217;attività dell&#8217;Istituto Storico della Resistenza. «Appare quantomeno strano che, con i tanti problemi, presunti o reali, che proprio il primo cittadino ha evidenziato a Trecate in campagna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il neoeletto sindaco di Trecate, Federico Binatti, ha annunciato nei giorni scorsi che intende uscire dal consorzio di comuni che, insieme alle Province di Novara e Vco, sostiene l&#8217;attività dell&#8217;Istituto Storico della Resistenza. «Appare quantomeno strano che, con i tanti problemi, presunti o reali, che proprio il primo cittadino ha evidenziato a Trecate in campagna elettorale, il Sindaco annunci tra i suoi primi provvedimenti quello di voler lasciare l&#8217;Istituto Storico Piero Fornara», commenta il consigliere regionale Domenico Rossi. «Leggo sui giornali che si intendono utilizzare le risorse risparmiate per altre attività. Ma c&#8217;è qualcosa che vale più del custodire il fondamento della nostra democrazia? Quando mancherà la memoria di quei valori e degli uomini e delle donne che si sono battuti per la nostra libertà allora avremo compromesso la nostra identità», spiega Rossi.</p>
<p>«Mi permetto di rivolgermi al giovane primo cittadino di Trecate. Caro signor Sindaco &#8211; aggiunge Rossi &#8211; metta da parte i pregiudizi politici, si riconosca nel fondamento che permette anche a lei oggi di essere eletto. Le assicuro che quella quota annuale è un investimento sul futuro».</p>
<p>Analoga riflessione si può estendere alla volontà annunciata dallo stesso Binatti di recedere da Avviso Pubblico. «Se c’è un filo rosso che lega l’insegnamento di uomini quali il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è proprio la consapevolezza secondo la quale, per liberarci dalle mafie, non è sufficiente la sola repressione ma sono necessari una politica autorevole, delle buone leggi, una scuola funzionante e politiche attive del lavoro. Tutto questo non può essere un compito relegabile alle sole Forze dell’ordine, ma spetta agli insegnanti, alle agenzie educative, agli imprenditori, ai cittadini, e prima di tutti alla politica», commenta Domenico Rossi. «Si tratta &#8211; aggiunge il consigliere democratico &#8211; di un compito che non si può portare avanti in isolamento: occorre “mettersi insieme”, unire le energie, perché le mafie sono organizzate, sono efficienti ed efficaci e se vogliamo avere qualche speranza di vincere dobbiamo essere capaci di “organizzare il coraggio”. Proprio l&#8217;obiettivo che persegue Avviso Pubblico. Non si comprende, inoltre, quale sia la ratio di un provvedimento come questo, in un momento storico in cui le numerose inchieste della DDA di Torino ci consegnano l&#8217;immagine di un Piemonte dove le mafie sono fortemente radicate. Servirebbe al contrario un impegno maggiore nella direzione opposta: rafforzare i legami e gli sforzi, soprattutto quelli collettivi, contro le mafie e mettere in campo tutte le politiche di prevenzione alla diffusione della cultura mafiosa e della corruzione», conclude Rossi.</p>
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		<title>Nuove resistenze: Pino Masciari al Pascal di Romentino</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/04/26/nuove-resistenze-pino-masciari-al-pascal-di-romentino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2015 07:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[liceo pascal]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1077" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal-300x225.jpg" alt="pino pascal" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/pino-pascal.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il giorno dopo il 70esimo anniversario della liberazione penso a Pino Masciari, all&#8217;incontro che il 24 mattina ha avuto con i ragazzi del liceo Pascal di Romentino (NO). Vado anche io, per salutarlo, perché ho l&#8217;onore di avere la sua amicizia, perché so che per lui questi mesi non sono facili, come se non fossero bastati gli ultimi 17 anni&#8230;</p>
<p>L&#8217;incontro parte piano, Pino abbozza una storia delle mafie, una descrizione del loro modello culturale. I ragazzi e le ragazze non sanno ancora che presto arriverà il fuoco, che presto una storia di dignità, libertà e grandi sofferenze li farà sobbalzare sulla sedia. Non se ne accorgono, Pino ha appena chiesto loro che cosa avrebbero fatto se avessero ricevuto la richiesta di pagare il pizzo: loro molto onestamente abbozzano delle risposte, qualcuno dice che non occorre pagare (in generale), altri dicono che effettivamente è meglio pensarci su. Ed è qui che arriva il tuono: &#8220;mi sono trovato di fronte alla scelta di essere libero o schiavo&#8221;. Ho scelto la prima strada. Non mi immagino come sia questo momento quando arriva, credo che neanche Pino sapesse allora che la sua vita sarebbe precipitata in una dimensione fatta di persecuzione, rinunce, sofferenza.</p>
<p>Ho pensato in questi giorni a quanti giovani, durante la Resistenza, si siano trovati in questa situazione. In quanti hanno scelto di non essere più schiavi e dei prezzi che hanno pagato per questo, fino alla morte.</p>
<p>Quante volte ho sentito questa storia, due, tre, quattro volte all&#8217;anno almeno dal 2008. Eppure, ogni volta mi commuove. Nel senso letterale, mi muovo insieme a lui. Non è possibile fare diversamente di fronte all&#8217;autenticità, alla passione, alla forza disperata, all&#8217;amore di &#8220;mia moglie. Nonostante io l&#8217;abbia fatta vivere all&#8217;inferno non mi ha mai rimproverato nulla&#8221;.</p>
<p>Eppure Pino mai lascia trapelare l&#8217;idea che in certi casi sarebbe meglio fare un passo indietro, arrendersi. Nemmeno quando parla dei suoi figli, delle sofferenze che si sente di aver inferto loro. Anzi, al contrario, è costante l&#8217;invito ad innamorarsi della vita, a non arrendersi al fatto che le cose stiano così, al sentirsi Stato, a prendere in mano il proprio destino e quello della comunità alla quale si appartiene.</p>
<p>Gli studenti sono stati fortunati ad incontrare Pino il 24 mattina, hanno toccato con mano cosa significhi che la Resistenza va tenuta in vita, che la liberazione non è terminata. Che dobbiamo liberarci di mafie e corruzione, ma soprattutto che dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo.</p>
<p>Eppure lo Stato, ancora non è in grado, di prendersi cura degnamente di Pino e delle altre poche decine di testimoni di giustizia. Loro sono un &#8220;tesoro repubblicano&#8221;, un pezzo di resistenza e liberazione presente. Non lasciamoli soli.</p>
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		<title>25 aprile: settant&#8217;anni di democrazia</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/04/24/25-aprile-settantanni-di-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 11:27:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Gratitudine, questo il sentimento che provo alla vigilia di ogni 25 aprile. Oggi noi respiriamo la libertà come l’aria, non sappiamo cosa significhi stare senza, diamo per scontato la vita in un contesto democratico. Per questo dico grazie alle donne e agli uomini che parteciparono alla Resistenza, contribuirono a sconfiggere il nazi-fascismo, consegnandoci un patrimonio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/25aprile.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1070" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/25aprile-300x201.jpg" alt="_25aprile" width="300" height="201" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/25aprile-300x201.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/25aprile.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/25aprile-175x117.jpg 175w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Gratitudine, questo il sentimento che provo alla vigilia di ogni 25 aprile. Oggi noi respiriamo la libertà come l’aria, non sappiamo cosa significhi stare senza, diamo per scontato la vita in un contesto democratico. Per questo dico grazie alle donne e agli uomini che parteciparono alla Resistenza, contribuirono a sconfiggere il nazi-fascismo, consegnandoci un patrimonio culturale e politico prezioso e da custodire gelosamente.</p>
<p align="JUSTIFY">Quelle donne e quegli uomini ebbero la capacità e la forza di trovare <strong>unità nelle diversità</strong>. «Cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici, trovarono intesa ideale e organizzativa sotto il comune obiettivo della democrazia e della libertà». E’ uno degli insegnamenti più importanti e che andrebbe recuperato: ci sono valori per i quali occorre essere capaci di camminare insieme. Un punto di forza anche nell&#8217;esperienza di José Pepe Mujica, presidente emerito dell’Uruguay nel descrivere il momento di lotta che lo aveva visto protagonista: “Bisogna imparare a tollerarsi, a negoziare e a unirsi. La disgrazia della sinistra è che non riesce a unirsi. Noi abbiamo imparato a farlo quaranta anni fa, e così siamo divenuti un centro d&#8217;attrazione e siamo riusciti ad arrivare al governo». E ancora: «Ci si deve accordare in misure più piccole, di volta in volta. Bisogna abituarsi a camminare insieme, poi questa abitudine si trasforma in tradizione. Hitler ha instaurato il suo potere in Germania perché il partito socialista e il partito comunista si dedicavano a farsi la guerra fra loro. Se avessero fatto un fronte comune, Hitler non sarebbe mai arrivato dove è arrivato». Avere la capacità di dare forza alle idee che vogliamo portare avanti, superando la tentazione narcisistica della purezza delle singole posizioni, oltre ogni settarismo e chiusura.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/martiri_casalino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1071" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/martiri_casalino-300x169.jpg" alt="_martiri_casalino" width="300" height="169" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/martiri_casalino-300x169.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/04/martiri_casalino.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Un insegnamento che deve guidarci e che abbiamo il dovere di tramandare con la testimonianza e l&#8217;impegno ai più <strong>giovani</strong>. La maggior parte dei resistenti era giovane, basta soffermarsi sulle lapidi delle nostre città e delle nostre montagne per rendersene conto. Dobbiamo trovare il modo per far dialogare quei giovani e i nostri giovani affinché la passione che animò le loro scelte, gli ideali che guidarono il loro cammino contaminino i ragazzi di tutte le generazioni future. Con questo spirito, negli anni scorsi, con l’associazione Sermais, ideammo “CatARTica – Il festival delle Nuove Resistenze”, con l’obiettivo di vivere la ricorrenza non solo come memoria della liberazione e del movimento di resistenza, ma come occasione per ripensare oggi alle nuove forme di resistenza da mettere in campo, affinché la Costituzione diventi sempre più reale e incarnata nella realtà quotidiana. Il tutto attraverso il canale dell’arte, con la speranza di coinvolgere più giovani possibili pensando alle parole di Piero Calamandrei: «Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta». Importantissima, in questa direzione, è l’iniziativa di ANPI e MIUR che hanno portato nelle scuole di ogni ordine e grado il concorso “Dalla Resistenza alla Cittadinanza Attiva”: c’è un solo modo per commemorare la liberazione: quello di impegnarsi. Siamo di fronte al diffondersi di una sfiducia crescente nei confronti delle istituzioni e in particolare della politica. Dobbiamo invertire la rotta, cominciare la risalita: i cittadini devono tornare a votare, ma soprattutto a impegnarsi direttamente in politica. «In una democrazia &#8211; sostiene Norberto Bobbio &#8211; non si possono tollerare gli assenti. O per lo meno, se un giorno gli assenti dovessero diventare maggioranza, la democrazia avrebbe cessato di esistere».</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/Logo-70.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1072" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/Logo-70-300x300.jpeg" alt="_Logo-70" width="300" height="300" /></a>Una ragione in più per ricordarci e difendere il dono più prezioso che viene dalla Resistenza: la nostra <strong>Costituzione Repubblicana</strong>, non un semplice foglio di carta. «La Costituzione – ricorda Calamandrei &#8211; non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo». La carta costituzionale ha bisogno di essere attuata ogni giorno. Ce lo ricorda anche Norberto Bobbio parlando della Resistenza, essa «è vicina e ben viva. I nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata».</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;<strong>incompiutezza</strong>. Lo stesso Bobbio ci ricorda che servono “cure, affanni, sacrifici” per costruire una società che incarni i principi e i valori costituzionali. Ma a questo servono i miti, non solo a illuminare il passato, a rispondere alla domanda da dove veniamo?, ma anche a interrogare il presente e indicare la strada da percorrere per il futuro: chi siamo? Dove andiamo?. Ce lo ricorda molto bene Gustavo Zagrebelsky: «il mito fondativo è l’essenza di un’identità collettiva… il mito non può essere cristallizzato, non deve fossilizzarsi in vuota retorica celebrativa, in folklore. Deve essere costantemente rivitalizzato attraverso una dialettica tra l’arcaico e l’attuale». C’è molto in quello che sta accadendo nel presente che va rivitalizzato attraverso il nostro mito fondativo, la Resistenza. Quanta liberazione ancora “da fare”: mafie e corruzione da sconfiggere, disoccupazione e sperequazione da superare.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche in questo caso la memoria deve essere radice di impegno. Impegno, prima di tutto, a difendere la Resistenza dalle strumentalizzazioni e dalle false ricostruzioni storiche. C’è qualcuno che vorrebbe archiviare la Resistenza e i principi della Costituzione. Significa che sono scomode ancora oggi. La memoria ci spinga a continuare a liberare questo paese da mafie, corruzione, diseguaglianza, ingiustizie, a sognare un’Europa unita, aperta, solidale, a cercare &#8220;nelle ragioni della lotta d’allora le ragioni della convivenza di oggi&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Per questo domani sarò in mattinata alle <a href="http://www.comune.novara.it/comune/comunicati/files/70anniversarioLiberazione2015.pdf" target="_blank">celebrazioni</a> per il 70° della Liberazione a Novara e nel pomeriggio a Milano per la <a href="http://www.anpi.it/eventi/manifestazione-nazionale-25-aprile-2015__2015423/" target="_blank">manifestazione nazionale</a> organizzata dall&#8217;Anpi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ora e sempre RESISTENZA</strong></p>
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		<title>Ricordi partigiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2014 17:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio ho partecipato, nella splendida cornice di casa Bossi, alla presentazione del libro <a href="http://catartica.sermais.it/programma-2014/" target="_blank">&#8220;Ricordi Partigiani&#8221; di Wanda Canna</a>. Ho potuto ascoltare le parole di una testimone diretta di una delle pagine più difficili, ma al tempo stesso, più belle della nostra storia. Mi hanno colpito la lucidità, il coraggio e la fermezza di una donna che ha fatto quello che doveva fare e lo racconta come se, in quelle scelte, non ci fosse nulla di eccezionale: paure, sofferenze, digiuni prolungati, tutto per qualcosa di più grande per cui non si chiede nulla in cambio: la dignità e la libertà sono già tutta la ricompensa dovuta.</p>
<p>Mi hanno anche colpito le parole dell&#8217;amico Gianni Cerutti, direttore dell&#8217;Istituto Storico della Resistenza di Novara e VCO: nel presentare l&#8217;incontro ha detto: &#8220;la storia di Wanda ci insegna come le cose non si improvvisano. Chi ha fatto la scelta di diventare partigiano, sapeva già cosa doveva fare, perché non è vero che tutti erano allineati. Molti si sono opposti durante il ventennio e pagavano per le proprie scelte. Così era stato per il papà di Wanda&#8221;.</p>
<p>Oggi mi dico che occorre prepararsi, non perdere la bussola, per essere pronti a scegliere quando arriva il momento.</p>
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