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	<title>referendum &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>Perché io voto NO al referendum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 15:33:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra pochi giorni saremo chiamati a esprimerci, tramite referendum confermativo, sulla riduzione del numero dei parlamentari. Premetto che non sono schierato a prescindere per lo status quo e sostengo il superamento del bicameralismo perfetto, motivo per cui nel 2016 sono stato molto combattuto prima di votare NO.  In questo caso, a differenza del 2016, siamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Tra pochi giorni saremo chiamati a esprimerci, tramite <strong>referendum confermativo</strong>, sulla <strong>riduzione del numero dei parlamentari</strong>. Premetto che non sono schierato a prescindere per lo status quo e sostengo il superamento del bicameralismo perfetto, motivo per cui nel 2016 sono stato molto combattuto prima di votare NO. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo caso, a differenza del 2016, siamo di fronte a un norma più semplice che non interviene sulle funzioni dei due rami del Parlamento, ma solo sulla loro consistenza numerica. Con la conferma della norma da parte dei cittadini si passerebbe da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. </span><strong><i>In apparenza</i></strong><span style="font-weight: 400;"> si tratta, come sottolineato dai promotori (in maniera particolare dal M5S), di una <strong>semplificazione</strong> e di un <strong>risparmio</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4315" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-300x300.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-700x700.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-150x150.jpg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-768x768.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector-144x144.jpg 144w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/09/hand-putting-voting-paper-in-ballot-box-vector.jpg 980w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sappiamo, però, che le cose non sono mai solo come appaiono in superficie e, anche in questo caso, sono un po’ più complesse. Uno degli aspetti che rendono meno semplice la faccenda, ad esempio, è il rapporto (come nell’ultimo referendum del 2016) del nuovo assetto con la <strong>legge elettorale</strong>. In molti, anche tra i sostenitori del SI, ritengono che senza un’adeguata legge elettorale ci troveremmo di fronte a un <em>vulnus</em> dal punto di vista della rappresentatività per interi territori. Non a caso il PD ha cambiato la sua posizione sul referendum (aveva votato 3 volte NO in aula per poi votare alla quarta lettura SI) dopo un accordo che prevedeva l’adozione di un’adeguata legge elettorale <strong>prima dello svolgimento del referendum</strong>.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Personalmente ritengo un errore </span><span style="font-weight: 400;"><b>collegare</b></span> il voto referendario alla valutazione sull’azione di Governo così come non è <span style="font-weight: 400;"><strong>mai utile né corretto subordinare questioni che riguardano la Costituzione ad accordi per la formazione di un esecutivo</strong>. Credo che il PD avrebbe dovuto chiedere l’esclusione di questo punto dall’accordo con il M5S e che, al contrario, avendo accettato, abbia compiuto un errore di natura culturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E&#8217; proprio su questo aspetto che vorrei provare (brevemente) a concentrarmi, anche perché sulle questioni che afferiscono al dibattito dei costituzionalisti trovate già molto in rete. Molto chiaro, ad esempio è il documento in 5 punti firmato da più di 200 accademici di diritto pubblico, nel quale sono elencate le ragioni per il NO. Lo potete leggere qui: </span><a href="https://bit.ly/2YDgZNR"><span style="font-weight: 400;">https://bit.ly/2YDgZNR</span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io provo a stare in scia al loro punto 5, secondo cui “<em>La riforma appare ispirata da una logica “punitiva” nei confronti dei parlamentari… visti come esponenti di una “casta” parassitaria da combattere con ogni mezzo…</em>”. </span><span style="font-weight: 400;">Ritengo sia questo il punto centrale, che svela quale sia la partita reale che stiamo giocando, al di là delle apparenze. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non dobbiamo guardare a questo referendum come ad un evento in sé, slegato da quanto accaduto negli ultimi decenni. Per essere compreso va inserito in una traiettoria ben precisa. Da anni, anche a causa di mancanze e inadeguatezze da parte del ceto politico, assistiamo a campagne politiche e di opinione pubblica che mettono in discussione e squalificano la cosiddetta “casta”, intesa come un gruppo di privilegiati, spesso furbetti, poco utili al paese. Casta che si identifica quasi totalmente con chi ha incarichi politici e quasi mai con altre categorie, nonostante redditi e privilegi in alcuni casi anche superiori. Al di là dei toni che usa in questa nuova fase (per me benvenuta) il M5S, basta guardare il video con cui annunciano in piazza la votazione positiva in aula sulla diminuzione dei parlamentari (</span><a href="https://youtu.be/8afWvXq0AtM"><span style="font-weight: 400;">https://youtu.be/8afWvXq0AtM</span></a><span style="font-weight: 400;">) per capire il senso della proposta: si tagliano delle poltrone con delle grandi forbici. E se è vero che questa è una proposta che piace alla maggior parte degli italiani possiamo affermare che le campagne di questi anni hanno prodotto il risultato che si erano prefissate. Si è giunti alla costruzione di un sentire comune secondo cui in ambito politico-istituzionale più tagliamo meglio è, più risparmiamo meglio è per i cittadini. Su questa scia abbiamo: </span><span style="font-weight: 400;">abolito il finanziamento pubblico ai partiti cancellato le elezioni dei Consigli Provinciali e ridotto drasticamente i trasferimenti alle Province, diminuito il numero dei consiglieri regionali (in Piemonte da 60 a 50) e ora si procede con il taglio dei parlamentari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Nessuno si è preso la briga di andare a spiegare agli italiani quali benefici siano arrivati da tutti i tagli sopra elencati. Lo dico io: nessuno</strong>. Anzi in nel caso delle Province, ad esempio, i problemi sono cresciuti in maniera esponenziale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si scava un po’ più a fondo e si va oltre la propaganda, utile certo ad aumentare il consenso, scopriamo che  camminiamo su <strong>un crinale pericoloso per la democrazia</strong> e che ci troviamo di fronte a una situazione che, dopo la lettura (illuminante) de </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Prezzo della democrazia</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Julia Cagé, mi piace definire il grande inganno.<br />
</span><span style="font-weight: 400;"><strong>La democrazia ha un costo</strong>. Abbattere le forme di finanziamento pubblico significa aumentare il peso e l’influenza di chi si sostituisce ad esso: in particolare chi ha interessi da difendere e ha i mezzi per farlo. Per dirla con Cagé “oggi la democrazia è un gioco in cui vince chi paga di più”. E ovunque, in occidente, abbiamo sistemi che favoriscono la crescita del peso di chi è più ricco, sempre più capace di influenzare le scelte dei governi e dei partiti. Altro che lotta alla casta! </span><span style="font-weight: 400;">Analogamente <strong>diminuire gli spazi di rappresentatività e di partecipazione allontana sempre di più i cittadini dalla politica</strong> perché diminuiscono le possibilità di incidere sia attraverso il voto sia attraverso l’impegno diretto. </span><span style="font-weight: 400;">Così come descrivere per decenni l’impegno politico attivo e quello istituzionale come un luogo fatto perlopiù di furbetti, che sono lì solo per approfittare di indennità e privilegi produce un progressivo distacco dalla dimensione politica. Provate a informarvi su quanto sia faticoso trovare persone disponibili a candidarsi come sindaco o come consiglieri nelle città o nei paesi&#8230;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so se siamo di fronte all’eterogenesi dei fini o a un disegno ben realizzato. Sta di fatto che, dal mio punto di vista, <strong>è vitale invertire radicalmente la rotta se non vogliamo consegnare sì il futuro delle nostre democrazie alla “casta” (in questo caso sì) dei più ricchi nell’indifferenza delle classi popolari</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Guardate i costi delle campagne elettorali negli Stati Uniti, ad esempio, chi le finanzia e la percentuale di elettori, e poi ditemi se vi piacerebbe un sistema di quel tipo. Io lo dico con chiarezza: a me no. E l’Europa è instradata, purtroppo, in quella direzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Voterò NO</strong> soprattutto per queste ragioni e invito a guardare con sospetto a ogni proposta sostenuta da ragioni o percorsi che nascondono la cultura a cui ho accennato in queste poche righe. </span><span style="font-weight: 400;">Al contrario <strong>dobbiamo cominciare a ridiscutere e a fare proposte serie che vadano </strong></span><strong><i>in direzione ostinata e contraria</i></strong><span style="font-weight: 400;">: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">• La democrazia ha un costo che deve essere sostenuto dal pubblico (con tutti i controlli necessari) per evitare lo strapotere di lobby e finanziatori privati.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">• Occorre aumentare gli spazi e le possibilità di partecipazione avendo un’attenzione a riequilibrare non solo il genere, ma anche la rappresentatività sociale;<br />
</span><span style="font-weight: 400;">• Occorre recuperare risorse puntando a una vera progressività fiscale da costruire il più possibile in maniera transnazionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il Parlamento si lavori seriamente a una proposta che non abbia l’obiettivo di tagliare, ma di rivedere il ruolo e le funzioni del Senato. </span><span style="font-weight: 400;"><strong>Si chieda non di tagliare la classe politica, ma che sia selezionata meglio</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non quindi #rappresentatidimeno, ma <strong>#rappresentatimeglio</strong>.</span></p>
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		<title>Piccola riflessione post-referendaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 18:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; vero che la politica è spesso questione che afferisce al potere. In parole molto povere si tratta di capire chi &#8220;decide&#8221; o &#8220;comanda&#8221;. Ecco perché ci si concentra tanto su vittoria o sconfitta. Certo ci sarebbe poi da comprendere decidere o comandare per cosa? Per chi?  Sarebbe bene che questi due aspetti viaggino sempre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>E&#8217; vero che la politica è spesso questione che afferisce al potere. In parole molto povere si tratta di capire chi &#8220;decide&#8221; o &#8220;comanda&#8221;. Ecco perché ci si concentra tanto su vittoria o sconfitta. Certo ci sarebbe poi da comprendere decidere o comandare per cosa? Per chi?  Sarebbe bene che questi due aspetti viaggino sempre insieme. Il rischio, altrimenti, è quello di una lotta per il potere fine a se stesso o di piattaforme che non vedranno mai la luce perché mai messe alla prova del governo concreto. Chi si occupa di politica quindi deve cimentarsi costantemente con il problema del consenso necessario ad arrivare a decidere e con i contenuti con cui riempire le scelte da fare una volta al timone della nave.</div>
<div>Credo altresì che chi si confronta con il tema del potere non possa e non debba ignorare alcuni elementi di base che le scienze umane, a partire dalla psicologia, ci mettono a disposizione. Nel guardare indietro ai mesi che hanno preceduto il referendum, ma anche a questi primi giorni post votazione, mi sembra di poter dire che possiamo migliorare tanto in questo senso. Non può essere sempre e solo una questione di forza, di gioco a somma zero o di scommesse &#8220;tutto o niente&#8221;: nessun sistema regge a lungo una tensione di questo tipo.</div>
<div>Allora proviamo a partire dalla differenza tra relazione e contenuto. In ogni messaggio c’è un doppio livello. Quello del contenuto afferisce all&#8217;informazione tra gli interlocutori, quello della relazione, invece, definisce il tipo di relazione che si vuole instaurare con l’interlocutore: amore, odio, comando, disprezzo, ecc. Il risultato referendario dovrebbe dirci che dovremmo mettere più attenzione al livello della relazione. Quando questo non funziona tutti i contenuti, anche se buoni passano in secondo piano e vengono fraintesi o mal interpretati. Basta aver fatto esperienza di una relazione affettiva o amicale finita male per comprendere come in una situazione in cui la relazione non funziona anche i migliori tentativi finiscono per rafforzare la lacerazione o la divisione.</div>
<div>Non so se davvero Matteo Renzi ha detto la frase: &#8220;non pensavo mi odiassero tanto&#8221; (come riportano alcuni giornali) e non so, qualora l&#8217;abbia pronunciata, a chi si riferisse. Certo, però, sarebbe stupido sorvolare su questi aspetti, perché le emozioni che proviamo e che provano gli altri dicono della relazione più che del contenuto. Certamente una parte di chi ha votato NO (ma anche di chi ha votato SI) è stata spinta da considerazioni afferenti alla relazione e non solo a considerazioni di merito su quanto proposto. Questo ancora di più in una situazione in cui il contenuto, anche a detta di chi lo sosteneva, non era ottimo e comunque complesso, quindi difficilmente riconducibile a un secco SI o NO, nonostante le opposte propagande.</div>
<div>Se il Presidente del Consiglio si è sentito &#8220;odiato&#8221; o certamente &#8220;incompreso&#8221;, è altrettanto vero che con ogni probabilità, qualora i NO siano stati più forti tra i giovani e le classi meno abbienti, questo significa che anche costoro si sono sentiti ignorati, messi da parte, rifiutati(?).</div>
<div>Basta parlare con le persone, incontrare le persone &#8220;normali&#8221; per capire quale pregiudizio negativo ci sia verso chi fa attività politica. Le persone, in genere (non tutte), non si fidano. E anche coloro che ricevono un investimento positivo di fiducia hanno un &#8220;timer&#8221; molto breve. La relazione non funziona.</div>
<div>Non so come fosse nella prima repubblica. Ma se devo pensare ai primi anni del dopo-guerra, agli anni in cui i partiti avevano milioni di iscritti, al rapporto che c&#8217;era tra gruppo dirigente e militanti, allora mi dico che la relazione, anche se conflittuale, era positiva. Ci si fidava.</div>
<div></div>
<div>Dovremmo ricercare una politica che curi la relazione… Con gli alleati, con chi nel partito ha idee diverse dalle nostre, ma soprattutto con i cittadini e ancora di più con i cittadini che sono in difficoltà. Solo quando torneremo a essere credibili, a far sì che ci sia fiducia nella classe dirigente, allora anche le proposte complesse e difficili saranno interpretate nell’ottica di un tentativo di miglioramento delle condizioni di vita del paese. Credo sia la sfida più difficile che abbia oggi chi vuole governare in una prospettiva medio lunga. Il resto è gioco di forza sul presente, ma privo di prospettiva e alimentato solo da sentimenti negativi. Ecco perché il ragionamento che dà per scontato che il 40% che ha votato SI sia <em>tout court</em> il risultato del PD alle prossime elezioni è miope. Perde di vista i motivi veri della crisi.</div>
<div></div>
<div>Così non è stato in questi anni e ancora meno con questo Referendum. Spostare l’asse dalla riforma costituzionale al giudizio sul governo è stato un errore grave. Ha fatto sentire molte persone in trappola. Tante persone avevano un giudizio positivo o non-negativo sul governo Renzi, ma non condividevano fino in fondo la proposta di riforma. Che fare? In un clima da opposti climax ascendenti i non tifosi si sono trovati in una situazione paradossale in cui qualsiasi scelta si rivelava sbagliata: o voto contro un governo in cui mi riconosco (o che ritengo meno peggio) oppure voto contro le mie convinzioni sulla carta costituzionale. Mettere l&#8217;elettore di fronte a questo dilemma è sbagliato, ma è stato anche un errore di strategia. Giocare a “tutto o niente” è pericoloso e, in questo caso, i rischi li corre il paese.</div>
<div></div>
<div>Il PD deve riconnettere e riconnettersi: al suo interno, con i propri alleati naturali (a sinistra) e con i cittadini.</div>
<div>Deve anche tornare a far crescere una classe dirigente. Davvero vogliamo rassegnarci all’idea che le politiche necessarie passino solo dalla leadership di un uomo solo (chiunque esso sia)? E’ chiaro che siamo in un’epoca in cui non possiamo prescindere dalla leadership, ma se non torniamo a costruire classe dirigente saremo sempre sottoposti al ricatto. Dovremmo cominciare a diffidare di chiunque si proponga in questi termini: ci mette in scacco.</div>
<div></div>
<div>Che la sovranità appartenga al popolo significa anche questo. Che una proposta votata a maggioranza dal parlamento non trovi riscontro nella maggioranza del paese. Questo dovrebbe interrogare prima di tutto la maggioranza che ha proposto la riforma. Non solo, però, sul merito di essa: perché, lo ripeto, il fatto che il popolo dica NO non significa che la riforma non andasse bene. Significa un’altra cosa: che l’idea della relazione tra maggioranza parlamentare e maggioranza del paese è vista in maniera differente (opposta) dai due gruppi in gioco. E questo dà una responsabilità ancora più alta a chi, volendo far politica, ed avendo in mano le soluzioni migliori, non è in grado di creare consenso su queste. Sta qui il fallimento politico referendario, che credo coincida con la crisi di fondo che sta attraversando il PD. Da qui dovremmo ripartire: come fa il partito a mettere in piedi maggioranze in grado di governare in sintonia con la maggioranza del paese? Magari a partire da giovani e poveri?</div>
<div>Bene ha detto oggi il presidente Chiamparino: &#8220;Dunque si vada al voto presto&#8230; Non prima però di aver messo in sicurezza l&#8217;economia, approvando la legge di stabilità, di aver adeguato le leggi elettorali di Camera e Senato, anche sulla base degli eventuali rilievi della Corte, e di aver messo a fuoco dove e come cambiare le politiche e i modi di condurle, almeno ponendoci alcuni quesiti. Ad esempio: qual è stata l&#8217;efficacia, in termini di occupazione e ricchezza, delle non poche risorse pubbliche impegnate negli ultimi due anni fra abolizioni e riduzioni di tasse, bonus, premi e incentivi? Quali potevano essere le potenzialità alternative? Non amo i rituali congressuali. In qualunque forma e modo bisogna però rapidamente far capire che abbiamo capito.&#8221; Dal mio punto di vista la centralità del messaggio è &#8220;come cambiare le politiche e i modi di condurle&#8221; e &#8220;far capire che abbiamo capito&#8221;. Diversamente potremo anche vincere le elezioni, ma se non salviamo la relazione non potremo fare altro che scivolare verso scenari negativi.</div>
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