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	<title>razzismo &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>#mettercilafaccia &#8211; “la paura dell’uomo nero”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 17:52:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho deciso di fare un video per il saluto pre-pausa estiva perché ho pensato che sempre di più sarà necessario #mettercilafaccia  In questi giorni ho ripreso un mio articolo di un anno fa che avevo intitolato “la paura dell’uomo nero” nel quale facevo alcune considerazioni a partire da un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="#igiovediRossi13 - #stopRazzismo" width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/o0buCLdkbqE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ho deciso di fare un video per il saluto pre-pausa estiva perché ho pensato che sempre di più sarà necessario #mettercilafaccia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In questi giorni ho ripreso un mio articolo di un anno fa che avevo intitolato “la paura dell’uomo nero” nel quale facevo alcune considerazioni a partire da un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica. Erano i giorni in cui le cronache ci raccontavano di posti di lavoro negati a giovani di colore o ragazze italiane solo perché conviventi con stranieri, di campagne elettorali costruite cavalcando le paure delle persone. In questi giorni, purtroppo, la cronaca è peggiorata. Il piano inclinato della barbarie sta aumentando la sua inclinazione: si spara per strada a gente di colore, si inseguono presunti ladri perché stranieri, si rifiutano le cure mediche a persone di colore al grido di “vattene, qui non ci sono veterinari”&#8230; e solo poche ore fa è stata aggredita Daisy, atleta italiana di origine nigeriana.</p>
<p>Mentre il Ministro degli Interni cita Mussolini nell’anniversario della nascita del Duce e si fa fotografare con una maglietta venduta nei circuiti dell’estrema destra con su scritto “Offendere è la migliore difesa”,<span class="Apple-converted-space">  </span>Di Maio si è affrettato a dire che non c’è allarme razzismo e che si tratta di strumentalizzazioni della sinistra. Sulla stessa scia sono arrivate le tristi dichiarazioni di Beppe Grillo, che non fa più tanto ridere. Hanno deciso di coprire questa tremenda e pericolosa escalation per salvaguardare il contratto di governo con la Lega. Così se ne rendono complici, fino in fondo. Purtroppo l’escalation di violenza verbale e fisica non accenna a fermarsi e non lo farà fino a quando troverà copertura anche nelle massime istituzioni di questo paese. Ma il rischio è grande, perché quando si superano alcune soglie è difficilissimo tornare indietro. Per costruire servono anni, mentre per distruggere basta poco, e quando arriva il momento dello scollinamento in cui la violenza comincia a scorrere non si torna indietro facilmente. Dovrebbe saperlo questo paese che ha pagato prezzi altissimi nel corso della sua storia. Dovrebbe saperlo la nostra Europa. Proprio quest’anno ho avuto la fortuna di accompagnare due gruppi di ragazzi in viaggi della memoria, che poi in realtà sono viaggi di futuro, nei campi di concentramento di Auschwitz e a Belgrado. Abbiamo ricordato come la costruzione di un capro espriatorio sia precondizione di una violenza che poi viene agita fisicamente fino alla sua istituzionalizzazione. Faccio diventare nemico e causa della crisi un gruppo sociale, su questa idea costruisco consenso, e poi su questa idea costruisco azioni concrete di violenza, esclusione, eliminazione. È un meccacnismo che dovremmo conoscere per rifiutare con fermezza, con forza perché ci porta verso il lato oscuro della storia umana. A Belgrado ci hanno raccontato come fino a pochi anni prima della guerra Musulmani e Serbi vivessero insieme senza alcun problema. Frequentavano gli stessi luoghi, si sposavano tra di loro&#8230; Sono poi arrivate le idee di contrapposizione che nel giro di pochi anni hanno messo i cittadini gli uni contro gli altri portando il paese in una guerra sanguinosa.</p>
<p>Chi ignora che questo sia possibile e che nei momenti di crisi economia e sociale i rischi di alcune derive aumentano a dismisura o è ignorante o è in malafede e sta costruendo il proprio consenso mettendo a rischio le nostre comunità.</p>
<p>Vedete oramai tutti come frasi, pensieri e azioni di cui ci si dovrebbe vergognare e di cui ci si vergognava anche in Italia fino a poco tempo fa vengono pian pianino sdoganati. Ci si sente autorizzati a farlo. Con Salvini sta succedendo quello che era già successo con Berlusconi (su ambiti diversi): i sentimenti e i pensieri peggiori, quelli che di solito tengo per me per non essere ripreso o rimproverato, possono essere sdoganati perché rispecchiano quelli delle massime istituzioni dello Stato. E i social, in questo, sono sempre di più un ambiente malsano, che fa da cassa di risonanza a tutto questo. Ma mentre con Berlusconi erano la furbizia, una certa idea di donna, il rapporto con la legge a diffondersi, in questa fase siamo all’istituzionalizzaizone del capro espiatorio.</p>
<p>“È tornato l’uomo nero &#8211; scrivevo un anno fa &#8211; su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacità.</p>
<p>I migranti (di qualsiasi natura), i neri, sono diventati il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ciò che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna pietas“, nessun diritto a immaginare e lottare per un futuro migliore.</p>
<p>Voglio credere al sociologo Sergio Manghi, che nei giorni scorsi ha scritto parole interessanti:</p>
<p>“Non abbocchiamo alla trappola sfascioleghista di credere che tanti italiani odiano gli stranieri. Siamo precisi. Odiano quasi sempre gli stranieri poveri. E rispecchiandosi nei poveri odiano se stessi impoveriti. O anche solo presi dalla paura, non di rado realistica, di impoverirsi. Il risentimento è sempre rivolto innanzitutto a se stessi, a dispetto delle apparenze. Anche quello del bauscia, irrealizzato Salvini”.</p>
<p>Fanno il paio, queste parole, con quelle che ha pronunciato in questi giorni il senatore Berrie Sanders quando ha ricordato che mentre Bezos, il CEO di Amazon, guadagna 275 milioni di dollari al giorno i dipendenti Amazon fanno la fame. Il numero 1 guadagna in 10 secondi ciò che un operaio guadagna in un anno. Eppure siamo in un’epoca in cui il risentimento non è rivolto verso queste situazioni, ma al contrario verso chi ha ancora meno di noi.</p>
<p>Ma anche in questo non c’è nulla di nuovo.</p>
<p>Invidiamo Bezos e aneliamo a essere come lui, temiamo il povero e lo scacciamo perché abbiamo paura di diventare come lui o di finire la suo posto.</p>
<p>Diceva il grande pedagogista Paulo Freire (ma con lui molti altri) che l’oppresso ha introiettato dentro di sé l’oppressore e pensa che la sua liberazione coincida con il fatto che lui diventi oppressore a sua volta, non con la costruzione di un sistema che scardini i processi di disumanizzazione. Ma per fare questo serve prima di tutto una coscienza &#8211; individuale e collettiva -, che oggi manca e su cui dovremmo tornare a lavorare.</p>
<p>Mala tempora currunt&#8230; ci sarà bisogno della resistenza di tutti noi per cercare di restare umani.</p>
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		<title>La paura dell&#8217;uomo nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2017 07:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[familismo amorale]]></category>
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					<description><![CDATA[&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; e che peser&#xE0; in futuro &#x2014; &#xE8; una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario &#xE8; finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell&apos;interesse nazionale&#xBB;.</p>
<p>Mauro ha ragione e coglie una dinamica in atto pericolosa nella nostra societ&#xE0;.</p>
<p>Basta sfogliare la cronaca di queste settimane o farsi un giro tra i social network; parlare al parco con il nonno che accompagna suo nipote a giocare o al bar con gli avventori presenti. Non si assumono ragazzi di colore in sala o si rifiuta il lavoro a una ragazza solo perch&#xE9; convive con un africano. Ma il fenomeno pi&#xF9; indicativo, a mio avviso, &#xE8; che ovunque arrivino dei richiedenti asilo c&#x2019;&#xE8; qualcuno che si sente in diritto di dire che &#x201C;che non li vuole&#x201D;, in un contesto istituzionale preoccupante: la maggior parte dei sindaci italiani non aderisce ai programmi volontari di accoglienza, per poi lamentarsi quando nelle loro citt&#xE0; si attivano centri di accoglienza gestiti da privati. Sindaci che invece di lavorare sulla coesione sociale all&#x2019;interno delle proprie comunit&#xE0;, soffiano sul fuoco delle paure e dei pregiudizi, mettendosi a capo di chi &#x201C;non li vuole&#x201D; a priori. Su questo la lega nord e la destra sovranista stanno costruendo le presenti e future campagne elettorali. L&#x2019;arrivo di 22 richiedenti asilo in una citt&#xE0; di 20.000 abitanti &#xE8; vista come un dramma da denunciare, come un attacco alla convivenza civile&#x2026; il tutto in maniera aprioristica. Costituiranno un problema solo perch&#xE9; &#x201C;migranti&#x201D;. O forse solo perch&#xE9; &#x201C;diversi&#x201D;. Ci sarebbe da ridere se non fossimo di fronte a qualcosa di drammatico.</p>
<p>&#xC8; tornato l&#x2019;uomo nero su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacit&#xE0;.</p>
<p>I migranti (di qualsiasi natura) stanno diventando il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ci&#xF2; che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna <em>pietas</em>. Se arrivano &#xE8; un problema e basta: per i 35 euro, perch&#xE9; non parlano l&#x2019;italiano, perch&#xE9; non faranno la differenziata (sic!), perch&#xE9; rubano il lavoro, perch&#xE9; rubano, perch&#xE9; stuprano, ecc&#x2026; Chiaramente questo vale solo se sono poveri. Non vale per i ricchi ai quali stendiamo i tappeti rossi. E basterebbe solo questo a spiegarci che cosa sta succedendo davvero.</p>
<p>Il fenomeno &#xE8; preoccupante perch&#xE9; si sta insinuando nel senso comune, &#xAB;<em>un giudizio senz&#x2019;alcuna riflessione</em>,<em> comunemente sentito da tutto un ordine</em>,<em> da tutto un popolo</em>,<em> da tutta una nazione o da tutto il genere umano&#xBB; </em>(G. Vico).</p>
<p>Non dobbiamo pensare che sia esagerato confrontare quanto sta accadendo oggi con quanto gi&#xE0; avvenuto nei secoli scorsi, e, in particolare, nel XX secolo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/08/cartello-marcinelle-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198">A Marcinelle, poche decine di anni fa, appendevano i cartelli con su scritto &#x201C;Vietato l&#x2019;accesso ai cani e agli italiani&#x201D;, nell&#x2019;indifferenza del Belgio benpensante.</p>
<p>In Germania prima, e in Italia poi, gli ebrei a un certo punto divennero un problema &#x201C;a priori&#x201D;, in quanto ebrei. Tutto questo senza che la maggior parte delle persone si ribellasse. Le leggi razziali stavano ratificando ci&#xF2; che il senso comune aveva gi&#xE0; stabilito aiutato e creato da una propaganda mirata.</p>
<p>Gli esempi che io, e che ognuno di noi potrebbe fare, sono molteplici. La storia, purtroppo, ci ha mostrato le peggiori nefandezze da questo punto di vista.</p>
<p>Cosa stiamo diventando? Che cosa si sta diffondendo, nemmeno troppo lentamente, tra di noi?</p>
<p>Siamo di fronte al tramonto dell&#x2019;Occidente, della sua identit&#xE0; tanto sbandierata, della sua pretesa superiorit&#xE0;, delle sue radici cristiane, della sua filosofia dei diritti umani. Di fronte alla prova della storia esso si rinnega da s&#xE9;, negando ci&#xF2; che vorrebbe difendere dall&#x2019;&#xAB;invasione&#xBB;. Niente pi&#xF9; cristianesimo, niente pi&#xF9; liberalismo, niente pi&#xF9; socialismo. Solo il proprio diritto, diventato privilegio, a essere lasciati &#x201C;in pace&#x201D; con i nostri simili: italiani, occidentali, ricchi&#x2026; Niente pi&#xF9; uguaglianza e diritti, ma identit&#xE0; razziale (nazionale) che vale solo contro i poveri e mai nei confronti dei ricchi.</p>
<p>Ezio Mauro ha parlato di inversione morale. Forse, siamo di fronte, a una nuova forma, pi&#xF9; allargata, di familismo amorale esteso al nostro micro-mondo da difendere, che i sovranisti fanno coincidere con la nazione. Se c&#x2019;&#xE8; un&#x2019;idea che ha esaurito la sua funzione storica &#xE8; proprio lo Stato-Nazione. L&#x2019;economia globalizzata, le innovazioni tecnologiche lo hanno resto impotente. Come ci racconta Slavoj Zizek &#x201C;&#xE8; fallito&#x201D;. Sembra di essere di fronte all&#x2019;ultimo tentativo di chi, incapace di affrontare le sfide che questa epoca storica ci pone di fronte, prova a rinchiudersi nel passato con l&#x2019;obiettivo di difendersi ad oltranza.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, che fare?</p>
<p>La prima cosa &#xE8; cercare di comprendere. Studiare, conoscere. Cominciare a prendere atto che la globalizzazione che ci fa viaggiare con i low cost in tutto il mondo e che ci permette di acquistare tramite Amazon merci prodotte in qualsiasi parte del mondo, porta con s&#xE9; anche un altro tipo di vicinanza, quella dei problemi e delle ingiustizie. Ci&#xF2; che succede in qualsiasi parte del mondo ci riguarda e he delle conseguenze dirette a casa nostra. Il gruppo di migranti che la cooperativa ospita nell&#x2019;appartamento di fianco al nostro &#xE8; solo la punta di un iceberg molto pi&#xF9; grande. Il mondo &#xE8; inter-connesso in tutti i suoi aspetti e non possiamo immaginare di tenere solo ci&#xF2; che ci conviene. Si tratta di un&#x2019;aspirazione normale nell&#x2019;epoca del consumo, ma non &#xE8; possibile.</p>
<p>Comprendere che i flussi non si arresteranno per delle ragioni semplici che vanno oltre le nostre proteste. Nel 2010 su circa 7 miliardi di persone nel mondo, 4,1 erano asiatiche, 1 miliardo africane, 733 milioni europee e il resto tra Americhe e Oceania. Nel 2030 gli europei scenderanno a 723 milioni mentre tutti gli altri cresceranno visto che saremo in 8,3 miliardi: 4, 9 in Asia e1,5 miliardi in Africa. Nel 2050, su un totale di circa 9 miliardi, gli europei saranno 691 milioni, gli asiatici 5,2, gli africani circa 2 miliardi. Di fronte a questa dinamica demografica, la ricchezza, al contrario continua a concentrarsi in pochi paesi.</p>
<p>La seconda cosa &#xE8; resistere. Non abituarsi a tutto questo e reagire casa per casa, scuola per scuola, bus per bus, post per post. La nostra identit&#xE0; che in tanti hanno detto di voler difendere si fonda su tutt&#x2019;altro.</p>
<p>Su basi cristiane, ad esempio, che non vanno usate come una clava contro l&#x2019;islam, ma che devono aiutarci a vedere &#xAB;L&#x2019;altro come &#x201C;un dono da accogliere con rispetto, perch&#xE9; in lui, specialmente se &#xE8; debole e fragile, mi viene incontro Cristo&#xBB; (@pontifex_it).</p>
<p>Su basi liberali che prevedono che ogni essere umano abbia dei diritti universali al di l&#xE0; delle differenze di sesso, credo, provenienza, ecc&#x2026;</p>
<p>Su basi socialiste che ci chiedono un impegno forte per il miglioramento di vita di chi sta peggio, di chi &#xE8; ai margini della societ&#xE0;.</p>
<p>Su tutto questo saremo chiamati ogni giorno che passa a fare delle scelte sempre pi&#xF9; radicali, perch&#xE9; le contraddizioni sono destinate a crescere.</p>
<p>Serve un cambio di paradigma. Siamo nell&#x2019;era planetaria, come ci insegna Edgar Morin: la Terra &#xE8; una ed &#xE8; la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. Essa va custodita, cos&#xEC; come ci ha indicato Papa Francesco in <em>Laudato sii! </em>Facendosi carico del grido della terra e degli uomini, che sale all&#x2019;unisono in un sistema che crea ingiustizie giorno dopo giorno.</p>
<p>Non esistono divisioni nazionali. Per quanto mi riguarda, le parole pi&#xF9; chiare e pi&#xF9; nette su questo punto le ha dette don Lorenzo Milani 60 anni fa:</p>
<p>&#xAB;Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dir&#xF2; che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#x2019;altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri&#xBB;.</p>
<p>Sono parole che dovrebbero guidare un nuovo umanesimo di cui abbiamo ancora bisogno. La sinistra, ma direi ogni uomo di buona volont&#xE0;, dovrebbe ripartire da qui.</p>
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