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	<title>Politica &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>Politica &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>La mia intervista su La Stampa: «Dobbiamo aprirci a tutti, dai centristi ai 5Stelle»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 12:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segreteria Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[pd piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Segretario, primo pensiero sul sondaggio di Swg?«I risultati del sondaggio premiamo il sindaco Stefano Lo Russo, la sua giunta e il centrosinistra per il lavoro serio e attento di questi anni.Viene riconosciuta la qualità del lavoro fatto nonostante gli attacchi della destra che da tempo ha cominciato la campagna elettorale sulla città di Torino». Come [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Segretario, primo pensiero sul sondaggio di Swg?<br></strong>«I risultati del sondaggio premiamo il sindaco Stefano Lo Russo, la sua giunta e il centrosinistra per il lavoro serio e attento di questi anni.<br>Viene riconosciuta la qualità del lavoro fatto nonostante gli attacchi della destra che da tempo ha cominciato la campagna elettorale sulla città di Torino».<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si risponde agli attacchi?<br></strong>«Il centrosinistra unito deve replicare alla propaganda lavorando per dare risposte ancora più puntuali ai cittadini. Per questo il Pd è al servizio di un progetto ampio e plurale, anche considerando la concomitanza delle amministrative con le Politiche del 2027».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dai centristi al Movimento 5 Stelle?<br></strong>«Sì, è nostra responsabilità fare sintesi tra le peculiarità locali e il quadro politico nazionale. Per questo ribadiamo la disponibilità ad allargare il perimetro dell&#8217;attuale maggioranza mettendo al centro del confronto le questioni che uniscono e non quelle che dividono. Guardiamo avanti e non indietro».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ei cattolici? Hanno rimandato l&#8217;invito al mittente…<br></strong>«Il Partito Democratico nasce dalla sintesi tra la cultura del riformismo progressista e il cristianesimo sociale. Tutti coloro che vogliono costruire una società capace di coniugare libertà, uguaglianza, solidarietà ei valori cari al cristianesimo troveranno sempre una casa nel nostro partito».</p>
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		<title>La crisi del PD. Che fare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 10:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[zingaretti]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla fine si torna all’inizio.Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.La prendo io. (M, Antonio Scurati) Le dimissioni anticipate di Nicola Zingaretti, le parole che ha usato e le modalità da lui scelte, sanciscono una crisi profonda, che arriva da lontano. Una crisi che non potrà certo risolversi con la semplice elezioni di un nuovo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Alla fine si torna all’inizio.<br /></em><em>Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.<br /></em><em>La prendo io.</em></p>
<p style="text-align: right;">(<em>M</em>, Antonio Scurati)</p>
</blockquote>
<p>Le dimissioni anticipate di Nicola Zingaretti, le parole che ha usato e le modalità da lui scelte, sanciscono una crisi profonda, che arriva da lontano. Una crisi che non potrà certo risolversi con la semplice elezioni di un nuovo segretario politico. Io, che ho sostenuto convintamente Zingaretti nel congresso di due anni fa, mi auguro che ci ripensi e che porti a termine il suo mandato. Ma né la sua permanenza né una sua sostituzione risolveranno la crisi in atto. Le soluzioni interne alla classe dirigente attuale ci porterebbero al classico &#8220;cambiare tutto affinché non cambi nulla&#8221;.<br />Molte voci autorevoli, in questi giorni, dicono &#8220;bisogna cambiare tutto&#8221;. Io sono d&#8217;accordo e provo a dare il mio piccolo contributo.<br />Qualcuno, tempo fa, avrebbe chiesto: che fare?</p>
<p>Parto da un passaggio di Alfredo Reichlin sul rapporto tra sinistra e popolo, che ho rubato a Gianni Cuperlo: “la sinistra il popolo non l’ha trovato, ma l’ha cercato e costruito”. Se ci pensate è il contrario di quello che fanno i partiti oggi. Soprattutto quelli di centro-sinistra, perché le destre, in realtà &#8220;cercano e costruiscono&#8221;. E&#8217; per me un tema generatore della crisi politica dei partiti progressisti del nostro tempo e apre almeno due questioni: quello dell&#8217;egemonia culturale e quello della rappresentanza. Partiamo da quella più semplice, la rappresentanza. Chi stiamo cercando? Chi si riconosce nel PD? Se guardiamo agli iscritti o all&#8217;analisi del voto delle ultime elezioni (di ogni tipo) abbiamo alcuni punti fermi: il PD non è riferimento per chi si astiene (evidentemente, direte voi, ma non è un dato indifferente quando arriva a non votare il 40% degli aventi diritto), lo è poco per i giovani, pochissimo per i ceti popolari, per gli operai e i precari. Va un po&#8217; meglio con i lavoratori pubblici, il ceto medio benestante, meglio se istruito e se abita in centro. Al di là delle intenzioni di chi ha governato il partito in questi anni, il risultato è abbastanza chiaro: è diventato il partito di chi è istruito e sta tendenzialmente bene. Un po&#8217; meno per chi è in difficoltà nella società, per nulla se parliamo degli esclusi e dei poveri. Come cambiare tutto questo, più che il segretario, deve essere la domanda con cui non dormire di notte e sulla quale litigare. Sono convinto che su questa domanda ci siano molti spazi di condivisione sia per chi arriva da una tradizione ancorata al socialismo sia per chi arriva da una tradizione di cristianesimo sociale. E, cosa più importante, ci sarebbe uno spazio enorme per chi non ha una tradizione politica &#8220;forte&#8221; alle spalle, ma ha a cuore lo sviluppo di una società più giusta.<br />Sulla questione dell&#8217;egemonia culturale corro il rischio di essere eccessivamente superficiale. Qui, però, lasciatemi dire che ritengo necessario recuperare la dimensione pedagogica della politica, contro la deriva della democrazia spettacolo, che cerca un pubblico da assecondare, più che una comunità di donne e uomini che, riconoscendosi in qualcosa di più grande, camminano insieme per realizzarlo consapevoli che ci si educa e ci si libera insieme.</p>
<p>Il PD è stato quasi sempre al governo del paese in questi anni, anche quando non ha vinto le elezioni. E questa è un&#8217;altra questione da provare a sciogliere. Il PD è diventato un partito appiattito completamente sull’esperienza di governo. Si è spenta sempre di più, fino a scomparire del tutto, la dimensione ideale, valoriale e programmatica. C&#8217;è chi parla di un partito vittima di una profonda incultura politica. La capacità di governare, di farlo bene, e di cercare di bloccare le destre sono tutti aspetti fondamentali che non vanno abbandonati, ma da soli non sono sufficienti. Serve una prospettiva, un&#8217;idea condivisa sul bene comune da proporre e da difendere. E bisogna essere anche capaci di raccontarla (la famosa &#8220;narrazione&#8221;). Se tutto questo c&#8217;è si può anche perdere e restare all&#8217;opposizione per difendere un&#8217;idea. Ma quest&#8217;idea bisogna averla e deve essere chiara anche per chi si rivolge a noi. Se la lotta si fa per governare, solo perché gli altri faranno peggio di noi, non coinvolgeremo mai nessuno. Tanto più coloro che oggi stanno peggio e trovano nelle sirene delle destre una pseudo-risposta ai timori sul futuro, ma che rischia di andare bene perché l&#8217;unica presente nel discorso pubblico. E questo elemento indebolisce tutti i passaggi che finiscono per essere visti solo come operazioni di potere senza radicamento nella società e negli ideali. E&#8217; quello, ad esempio, che è successo anche con l&#8217;operazione di avvicinamento Pd-M5S-LEU, che potrebbe avere un senso in questa fase della politica italiana, ma è rimasta, per ora, solo operazione delle classi dirigenti. Il PD, ad esempio, non ha mia promosso una riflessione nei suoi organi territoriali: iscritti e militanti hanno assistito ai diversi passaggi senza nessun coinvolgimento. Ma così anche le operazioni necessarie o utili rischiano di naufragare. Proprio perché i partiti non rappresentano più milioni di iscritti come nel XX secolo le posizioni sono più fragili e hanno bisogno di essere costruite su fondamenta più solide.</p>
<p>Qual è la lettura delle ingiustizie del mondo, del paese e quali le proposte per superarle? All&#8217;interno di quale paradigma di riferimento? Il 1989 è lontano. La crisi del 2008 e l&#8217;attuale crisi pandemica ci hanno fornito l&#8217;opportunità di superare il pensiero unico che per decenni aveva dominato, e che vedeva nel libero mercato la panacea per qualsiasi problema. Ora sappiamo che non è così, che le diseguaglianze sono aumentate drammaticamente e che serve ripensare il capitalismo, il ruolo degli Stati e dell&#8217;intervento pubblico, così come riproporre con forza istanze di uguaglianza sostanziale. Al di là delle solide tradizioni non mancano le proposte nel mondo culturale odierno. Solo che non si ha il coraggio di scegliere con chiarezza.<br />Chi dice che non ci sono più ideologie, o che non servono, sta semplicemente proponendo di accettare quella dominante. Io dico che è giunto il tempo di scegliere delle lenti nuove con cui guardare al presente e al futuro. Devono essere almeno tre. La prima è una lente socialista puntata soprattutto sulle diseguaglianze e sul loro superamento. Qui servono parole chiare su distribuzione della ricchezza, politiche fiscali, lavoro, gender gap, povertà e ruolo del pubblico sui beni comuni. Su queste cose non si può accontentare tutti. Un esempio su tutti? L&#8217;impossibilità in Italia di parlare di patrimoniale, anche solo per i super ricchi, anche in un partito come il PD. La seconda è ecologista, che non vuol dire semplicemente ambientalista. Non si tratta di dare &#8220;una mano di verde&#8221; ai vecchi progetti o ai vecchi modi di intendere lo sviluppo. Né di aggiungere la parola “sostenibile” nei discorsi. Non possiamo mettere il vino nuovo negli otri vecchi. Serve un cambiamento radicale: al centro non c’è più l’’uomo contro i suoi simili o contro l’ambiente. Penso più a Edgar Morine a Papa Francesco: la Terra è una ed è la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. La coscienza ecologica sa che si salva o si muore tutti insieme. Non si evolve l’essere umano, ma un sistema che emerge dalla relazione che gli esseri umani instaurano tra di loro, insieme alla relazione che essi hanno con l’ambiente in cui vivono. L&#8217;ultima pandemia ha fatto cadere ogni dubbio: siamo inter-dipendenti e dobbiamo tornare a parlare di fraternità, &#8220;unica arma per resistere alla crudeltà del mondo&#8221;.</p>
<p>La terza lente è quella della poesia. Dobbiamo arrivare al piano delle emozioni più profonde, dei sentimenti e della qualità delle relazioni, perché ogni forma di conoscenza passa anche sempre da questa mediazione. Ognuno di noi ha fatto esperienza di comunicazioni che non funzionano al di là dei contenuti, ma perché inficiate da emozioni negative o da relazioni squalificanti. Non ce la caveremo con la prosa. Serve la poesia. Qualcosa di più grande che metta in moto, che parli agli aspetti più profondi dell’essere umano; dobbiamo uscire da noi stessi e parlare alle tante persone rannicchiate e ripiegate, preoccupate per il loro futuro per dire loro che dobbiamo tornare a vivere proiettati in avanti. E questo non lo si fa certo spiegando loro la lezione. La storia ci insegna che quando ci sono la poesia, il sogno e la passione, allora anche le condizioni materiali più disperate non sono un ostacolo.</p>
<p>Come e con chi fare tutto questo? Condivido la posizione di Slavoj Žižek: &#8220;gli Stati nazionali hanno fallito&#8221;, nel senso che hanno esaurito la loro funzione storica. Oggi la maggior parte dei problemi sono globali e locali insieme. E necessitano di tentativi di risoluzione che viaggiano sullo stesso piano. Pensate al tema dell&#8217;inquinamento o al rapporto con le grandi multinazionali della logistica e del digitale o al rapporto tra capitale e lavoro, solo per fare degli esempi. Oggi, in piena pandemia, possiamo aggiungere tranquillamente anche il diritto alla salute. Su nessuno di questi problemi il livello nazionale è sufficiente anche solo per abbozzare una risposta. Se i partiti sono uno strumento che serve alle persone per organizzarsi al fine di cercare soluzioni ai problemi condivisi, essi oggi non possono aspirare a una dimensione trans-nazionale. Qualsiasi cosa emergerà dalla crisi del PD, si dovrà necessariamente costruire forze trans-nazionali capaci di interpretare i problemi e intervenire su di essi a livello globale. Questo è un passaggio cruciale. Diversamente saremo sempre di più costretti all&#8217;impotenza e cresceranno i populismi che, solo apparentemente, offrono protezione dalle &#8220;minacce del complottismo mondialista&#8221;.</p>
<p>Il PD deve aprirsi&#8230; ho sentito dire in queste ore. Molti, non del PD, vorrebbero un PD diverso. Pochi, però, in questi anni, sono entrati nel PD per tentare di cambiarlo. Anzi, abbiamo assistito a un calo della partecipazione e della discussione interna. Lo stato attuale vede pochissimi iscritti e un dibattito quasi del tutto azzerato se non durante i congressi. Ma si tratta di dibattiti &#8220;da accademia&#8221; perché quasi mai si da seguito alle mozioni congressuali. Ora siamo di fronte a un circolo vizioso: il PD non è attrattivo e quindi non mi iscrivo, ma il PD non è attrattivo perché in pochi decidono di investire nel suo miglioramento. Avete mai visto un&#8217;organizzazione qualsiasi crescere senza investimenti di tempo, energie e denaro? Non esiste. Chi vuole un PD migliore di com&#8217;è deve chiedersi cosa può fare perché questo accada. Il problema sarebbe di poco conto se questi investimenti fossero rivolti altrove, su altre forze politiche. Ma anche attorno al PD le cose non vanno molto meglio. Alla sua sinistra, ad esempio,  esiste una disgregazione difficile da comprendere. Certo viviamo nell&#8217;epoca del &#8220;capitalismo iper-consumista&#8221; e &#8220;dell&#8217;infosfera&#8221;. Sempre di più l&#8217;esperienza è legata da un lato alla dinamica del consumo (compro, consumo e butto via) e dall&#8217;altra a quella del pensiero veloce &#8220;acchiappa like&#8221;, molto distanti dalla dimensione della costruzione lenta e faticosa di un percorso comune, fatto di confronto, conflitto e tempi lunghi. La partecipazione stanca e non da soddisfazioni immediate. Non sarà facile, ma bisognerà almeno tornare a interrogarsi su come tornare a generare partecipazione e dialogo autentico, fuori dalla logica del consumo elettorale e del solo consenso social, pur importante oggi. Meno persone prendono parte alle scelte e alle decisioni, meno legittimo e solido sarà il potere esercitato dai rappresentanti.</p>
<p>Ma le persone non partecipano perché non ne intravedono il senso.<br />Durante il XX secolo abbiamo assistito a un capovolgimento fondamentale relativo al futuro: siamo passati dal segno &#8220;più&#8221; al segno &#8220;meno&#8221;, dalla promessa alla minaccia. Il futuro non è più un luogo in cui staremo meglio, ma per la prima volta, dopo molti secoli, un momento da temere perché porta con sé peggioramenti.<br />Viviamo in un perenne stato di emergenza, in cui il mondo resta incomprensibile e non si intravede la via di uscita. Mancano quel «non ancora» e quell’«altrove» che ci permettevano di vivere qui, ma, nello stesso tempo proiettati… Ci si sente inchiodati al presente, impotenti e quindi arrabbiati.<br />Le passioni (<em>tristi</em>) dominanti oggi sono rabbia e risentimento. Che fare di fronte a questo? Qualcuno cavalca questi sentimenti per vendere meglio il proprio prodotto. E ci sta riuscendo alla grande.<br />La gente è arrabbiata con i politici perché siamo nel tempo del “tradimento” e dell’impotenza, del “tanto non cambia nulla”, delle attese negate, respinte, tradite: “cara politica, come la scienza, mi hai detto che mi avresti dato la felicità, ma così non è stato. Anzi, in un mondo globalizzato è la finanza che decide tutto e io sto sempre peggio”. L’ingiustizia è sempre più forte: né comunismo né capitalismo hanno mantenuto le promesse. Ora, con il Covid, ci si mette anche l&#8217;insufficienza della medicina. Ancora una volta siamo piombati nell’insicurezza. E&#8217; da questa dinamica che scaturisce la resa. Non partecipo perché non serve. Voglio solo protezione, ma la forte richiesta di sicurezza che porta all’isolamento e alla rottura dei legami. L’altro minaccia la mia sopravvivenza. Resta solo la lotteria per sperare in un avvenire migliore e la difesa da un nemico costruito ad arte dalle destre radicali. Abbiamo il compito di ricostruire fiducia attraverso la costruzione di un futuro e un altrove di emancipazione possibile, che non può fare a meno de l&#8217;autorevolezza e della credibilità di chi fa politica. Su questo dovremmo essere il più rigorosi possibili.</p>
<p>Non so se il PD sarà mai in grado di fare tutto questo. Penso spesso che parliamo di un partito che nasce nel 2007, un anno prima di una crisi che ha cambiato così tanto il mondo tanto da chiedere un radicale cambio di paradigma interpretativo. A quella crisi occorre aggiungere oggi la pandemia da Covid. Parliamo di un partito serio e importante, nato, però, per dare risposte ad un mondo che intanto è scomparso. Forse serve davvero un soggetto nuovo, ma, sbaglia chi pensa sia solo un problema di contenitori. Servono processi, energie e prospettive inedite.</p>
<p> </p>


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		<title>Città della Salute ostaggio delle tensioni tra Lega e 5Stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 21:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<category><![CDATA[Novara]]></category>
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					<description><![CDATA[La visita di ieri del Presidente della Regione Sergio Chiamparino all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara ci ha consentito di fare il punto sull’iter per la realizzazione della Città della Salute di Novara. In questi ultimi cinque anni Regione Piemonte non solo ha superato la situazione di dissesto economico in cui versava la Sanità piemontese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La visita di ieri del Presidente della Regione Sergio Chiamparino all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara ci ha consentito di fare il punto sull’iter per la realizzazione della Città della Salute di Novara.</p>
<p>In questi ultimi cinque anni Regione Piemonte non solo ha superato la situazione di dissesto economico in cui versava la Sanità piemontese ereditata dall’amministrazione Cota, ma ha ripreso ad investire in servizi, tecnologie, assunzioni e infrastrutture. Tra queste la Città della Salute di Novara cui manca soltanto il tassello del finanziamento statale per il via libera alla gara d’appalto.</p>
<p>Farebbe sorridere, se non fosse grottesco, il botta e risposta dei giorni scorsi tra esponenti pentastellati e leghisti. ‘L’assegno’ che consentirebbe di sbloccare la situazione è, infatti, congelato dalla richiesta del Ministro Grillo, in quota 5Stelle, che ha richiesto un nuovo esame da parte del nucleo di valutazione (l’ennesimo!). Il Presidente Sergio Chiamparino, l’Assessore Antonio Saitta, la giunta e tutta la maggioranza di centrosinistra negli ultimi cinque hanno lavorato, superando l’immobilismo della precedente amministrazione di centrodestra, per raggiungere un obiettivo importante che oggi viene messo pericolosamente in discussione.</p>
<p>L’inatteso stop all’iter è perciò una responsabilità condivisa del governo e dei suoi azionisti di riferimento, Lega e Movimento5Stelle: così come per la questione TAV, il Movimento 5 stelle vuole bloccare l’opera e la Lega rimane a guardare, impotente; Novara, il suo territorio, così come il Piemonte non meritano tutto questo; al contrario hanno bisogno che si proceda con la costruzione della Città della Salute e della Scienza.</p>
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		<title>Genova: tra ponti crollati e politiche da ricostruire nell’era dei social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 14:21:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[ponte]]></category>
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					<description><![CDATA[Del crollo del ponte di Genova ho saputo all’estero, appena sceso dall’aereo su cui stavo viaggiando il 14 mattina. La prima reazione è stata di incredulità: non è possibile, non è giustamente annoverato tra i rischi possibili il crollo di un ponte di quel tipo, in Italia nel 2018. Come tutti il pensiero è andato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3037 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/WhatsApp-Image-2018-08-20-at-13.30.01-300x289.jpeg" alt="" width="300" height="289" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/WhatsApp-Image-2018-08-20-at-13.30.01-300x289.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/WhatsApp-Image-2018-08-20-at-13.30.01-768x740.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/WhatsApp-Image-2018-08-20-at-13.30.01-700x675.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/WhatsApp-Image-2018-08-20-at-13.30.01.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Del crollo del ponte di Genova ho saputo all’estero, appena sceso dall’aereo su cui stavo viaggiando il 14 mattina.<br />
La prima reazione è stata di incredulità: non è possibile, non è giustamente annoverato tra i rischi possibili il crollo di un ponte di quel tipo, in Italia nel 2018. Come tutti il pensiero è andato alle innumerevoli volte in cui l’ho attraversato, ed è quel pensiero che ci ha fatto sentire immediatamente solidali con le vittime, semplicemente perché lì avrebbe potuto esserci ognuno di noi.</p>
<p>Avrei preferito, con tanti Italiani, che la tragedia fosse affrontata con più silenzio e meno propaganda, così come ha fatto ancora una volta tutto il mondo della solidarietà e della protezione civile, ma forse dobbiamo rassegnarci all’idea che nella “società dello spettacolo” questo non sia più possibile. Nel passato, momenti come questo erano accompagnati dal cessare delle ostilità politiche al fine di far prevalere la vicinanza dello Stato, al di là delle diversità politiche. Al contrario la tragedia di Genova sembra dirci, ad eccezione del Presidente della Repubblica, che non esistono più momenti “immuni” dalla ricerca di consenso, di “like”. La dinamica social ha invaso la vita reale e la modella. D’altronde basti pensare che i ministri (non i capi politici) annunciano le loro volontà con dirette facebook e non con comunicazioni istituzionali né tantomeno con atti formali. Le priorità e le modalità sono dettate dall’online in una realtà che è un indistinto online/offline.<br />
Insieme a quella <i>social</i> Genova ci ha dimostrato come sia radicata anche quella <i>risentimento/capro espiatorio</i> che da anni il sociologo Sergio Manghi studia e racconta. Che cosa ne faccio della rabbia, dello sgomento e della paura delle persone? Semplice: cerco un capro espiatorio, il più facile e immediato possibile su cui scaricare tutto. Si tratta di una dinamica che dà una risposta immediata (ed effimera), che non mette in conto di affrontare la complessità del reale e che identifica un “luogo” in cui scaricare tutto, senza assumersi la responsabilità di nulla. Lega e Movimento 5 Stelle hanno dimostrato in questi anni di essere gli interpreti migliori delle due dinamiche, ma in questo caso, non hanno dovuto fare alcuno sforzo. Conoscete qualcuno che negli anni non ha imprecato contro Autostrade? Per i lavori infiniti e fatti nei momenti sbagliati dell’anno, per la condizione delle strade e per i rincari ingiustificati e continui&#8230; Lungi da me difendere Autostrade per l’Italia. Non è certo questo il punto. Come tutti gli altri concessionari, negli anni ha accumulato ricavi tali da potersi permettere avvocati migliori di me. Credo anche che sia corretto che un governo valuti l’ipotesi di una revoca della concessione di fronte a una tragedia come quella avvenuta.<br />
Quello che non ci sta, invece, è che nel giro di pochi minuti le massime cariche dello Stato si precipitino a dire, senza alcuna attenzione al peso delle parole che “al di là della giustizia penale”, “al di là dei contratti e di eventuali penali”, “al di là dell’accertamento delle cause del crollo”, esiste un responsabile: Autostrade per l’Italia. Le istituzioni hanno i loro strumenti per essere rigorose e per andare in profondità. Lo ha detto bene Davide Mattiello in una sua dichiarazione su quanto accaduto (bit.ly/2nQ073z). Ma questo “precipitarsi imprudente” da parte delle più alte cariche dello Stato non risponde all’esigenza di giustizia e di efficienza che i cittadini avvertono, ma alla dinamica risentimento/capro espiatorio. Basta confrontare le dichiarazioni del capo del Governo e dei suoi vice con il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio per rendersi conto della differenza di parole, toni e tempi&#8230; Ma l’importante era fare un annuncio immediato in linea con le aspettative “misurate”. In più presentandosi ancora una volta come il nuovo “assoluto” che nulla ha a che vedere con il sistema responsabile di tutto il male possibile, che ha nel suo vertice chiaramente il PD, che ha “anche preso dei soldi da Autostrade”. Per poi scoprire, nelle ore successive che:<br />
1. è la Lega ad aver preso dei soldi da Autostrade per L’Italia<br />
2. Conte è stato legale di Aiscat, la società dei concessionari di autostrada<br />
3. il PD non ha mai preso denaro da Autostrade per l’Italia<br />
4. il M5S ha votato la legge che portava da 20 a 40 la percentuale dei lavori che il concessionario può attribuire senza gara<br />
5. Salvini, con la lega, nel 2008 votò a favore di un provvedimento molto vantaggioso per Autostrade per l’Italia.<br />
Per non dimenticare che Salvini è nella lega con compiti istituzionali dagli inizi degli anni ‘90, che Giulia Buongiorno è stata l’avvocato di Giulio Andreotti nel processo in cui si arrivò alla prescrizione per i reati di mafia dell’imputato e che Savona è un uomo che ha attraversato prima e seconda repubblica con incarichi di prestigio, tra i quali vale la pena ricordare quello di ministro per l’industria con il governo Ciampi (93-94), presidente di Impregilo e Responsabile per la strategia di Lisbona con il governo Berlusconi&#8230; Un nuovo, insomma, molto ben ancorato al passato, che però, non viene raccontato e quindi non esiste.<br />
Il guaio della dinamica risentimento/capro espiatorio è che funziona da un punto di vista comunicativo, ma sul medio e lungo periodo alimenta i problemi, per il semplice fatto che non li affronta.</p>
<p>E’ evidente come in questo periodo chi vuole capire, ragionare, approfondire risulti “sotto”. I pensieri e le parole risuonano vuoti. Un po’ perché sembriamo di meno, un po’ perché certamente siamo disorganizzati.<br />
Certo il risentimento si nutre delle angosce e dei sentimenti negativi dei tempi di crisi. Quando il futuro è incerto o spaventoso aumenta la tendenza a ripiegarsi.<br />
Per invertire la rotta servirà riaprire il futuro, rimettere avanti alle persone la possibilità di un domani migliore per se e per i propri figli. Questo è il compito primario della politica che deve utilizzare questo lungo periodo di crisi per ridisegnare nuovi mondi possibili che non possono essere lo scimmiottamento di quelli passati, a partire dalla considerazione che non si tratta di una crisi passeggera, ma della chiusura di un particolare tipo di capitalismo.<br />
Dal punto di vista socio-economico la differenza, su questo aspetto, la farà la condizione del ceto-medio. Come il suo impoverimento (non solo economico) ha portato alla situazione attuale connotata dalla paura verso l’altro che è qui per sottrarci quel poco che ci resta, così un intervento che rilanci la condizione salariale, sociale e culturale di chi sta tra l’estremamente ricco e l’estremamente povero ci consentirà di tenere in piedi l’assetto delle nostre società.<br />
La politica alternativa a ciò che sta dominando in questo momento ha almeno due livelli di intervento: il primo è quello di breve e medio periodo legato agli appuntamenti elettorali e/o congressuale, durante i quali occorre fare il meglio possibile con quello che si ha/si è senza arrendersi e senza buttare la spugna; il secondo è quello di lungo periodo che deve inevitabilmente porsi il tema della ricostruzione di quel tessuto relazionale e connettivo con i cittadini e con i diversi livelli di società e che ha a che fare di più con la pedagogia sociale, come ho già detto in altre occasioni. Occorre ricreare luoghi e contesti di confronto e dialogo autentico tra le persone, affinché le persone si riconoscano reciprocamente e tornino a fidarsi gli uni degli altri accomunati da un progetto comune. Per lo stato in cui siamo, per questo secondo livello, si parla di decenni. Ma questo non deve essere un freno, anzi, una leva su cui costruire nuove alleanze tra le generazioni.</p>
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		<title>Approvato il Bilancio di previsione della Regione</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 16:26:46 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Si è chiuso, con l’approvazione odierna del bilancio regionale, un impegnativo lavoro in consiglio e nelle commissioni volto a confermare le linee programmatiche di Regione Piemonte. “Con soddisfazione riscontro, nel documento di programmazione finanziaria, la volontà di giunta e maggioranza di sostenere e dare continuità alla legge per la prevenzione ed il contrasto al bullismo e al cyberbullismo (200mila euro), il rifinanziamento della legge sui beni confiscati (150mila euro dal 2018 al 2019) e il fondo destinato ad azioni per il contrasto di usura, estorsione e sovraindebitamento (300mila euro per i prossimi tre anni)” commenta il consigliere regionale Domenico Rossi che sottolinea anche i tagli all’Irap, a partire dall’azzeramento per le Onlus attive nel campo assistenziale ed educativo e la riduzione per le altre Onlus e le imprese culturali: “Un provvedimento rivolto a soggetti che ricoprono ruoli centrali nel sistema del welfare e che recuperando maggiori risorse si intende allargare a tutto il mondo dell’impresa”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un bilancio 2018 che segna un ulteriore passo avanti per le politiche regionali. “Dopo quattro anni di attività lo sforzo della Giunta e della maggioranza ha ridato prospettiva politica e di programmazione ad un ente sostanzialmente in dissesto nel 2015. Un percorso complesso che, con responsabilità e attenzione, ci permette oggi di destinare risorse su politiche strategiche prioritarie ed investire sulla comunità come testimoniano i 35 milioni di euro di investimenti per gli enti locali” spiega il consigliere novarese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Lo stanziamento di 8 miliardi per il sistema sanitario, i 22 milioni a favore di interventi per la disabilità, con un milione specifico sul “Dopo di noi” e l’aumento da 40mila a 100mila euro per la diffusione della lingua dei segni, così come i 14 milioni per interventi sugli anziani, i 55 milioni per interventi a favore di soggetti a rischio di esclusione sociale e i 71 milioni per garantire prestazioni extra</span></p>
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		<title>Rafforzare la politica per migliorare la società</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 23:05:27 +0000</pubDate>
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</strong>Da quando ho deciso di portare il mio impegno in politica ho dovuto più volte rispondere a questa domanda. E la risposta mi è venuta dal profondo: perché, come diceva don Primo Mazzolari, che senso ha avere le mani pulite se si  tengono in tasca?</p>
<p>Io, per la verità, le mani in tasca non lo ha mai tenute e insieme a tanti compagni di viaggio le ho usate per costruire azioni e percorsi che dessero fiato alla speranza, per migliorare, con giovani, adulti, associazioni e istituzioni, la comunità in cui viviamo.</p>
<p>L’ho fatto con il mio lavoro, occupandomi di lotta alla dispersione scolastica e inserimenti lavorativi in particolare con adolescenti e fasce deboli; con Libera sul fronte dell’antimafia impegnandomi sui temi dell’educazione dei più giovani, delle mafie al nord, delle ecomafie e del ciclo del contratto pubblico; con Sermais nel campo delle politiche sociali e con la scuola di politica “Imparare democrazia”.</p>
<p>Il mio impegno è cresciuto negli anni e con esso una consapevolezza nuova: tutto questo da solo non è sufficiente. Si corre il rischio di rendere vani gli sforzi. È necessaria anche una buona politica per spostarsi finalmente dalla cura degli effetti all’eliminazione delle cause. Come spostare l’attenzione dal cercare di sistemare un vestito rotto a evitare che si strappi nuovo. In questo senso vedo la necessità, per questo Paese, di una politica capace, credibile, aperta alla società che vuole servire governando. La mia candidatura significa questo: continuare a praticare la grammatica del cambiamento su un altro campo di gioco, consapevole che non esiste lotta alle mafie, alla corruzione senza una buona politica, come non esiste, senza di essa, lo sradicamento delle povertà e la lotta alle ingiustizie.</p>
<p>Provo a fare tutto questo con il Partito Democratico. Credo esso sia un’opportunità per il nostro paese, un&#8217;opportunità da costruire. Si tratta dell’unico grande partito che ci permette, come semplici cittadini, di aspirare ad amministrare le nostre comunità locali e ad agire, allo stesso tempo, un ruolo in Europa a partire da quella tradizione socialdemocratica che mette insieme il rispetto dei diritti dell’uomo con lo sguardo a chi viene lasciato indietro.</p>
<p>Ritengo sia responsabilità di tutti coloro che se la sentono contribuire a restituire credibilità alla politica anche attraverso l’impegno nei partiti e nelle istituzioni: è nel Partito Democratico che ho trovato questa possibilità.</p>
<p>Non è mia abitudine promettere: io posso solo dire di guardare al mio percorso, al mio modo di essere. Posso però garantire il mio impegno per portare nel partito e nelle istituzioni i valori, i progetti, le sfide e i metodi del mondo dal quale provengo e per i quali mi sono battuto fino a oggi. Mi impegno a non promettere nient’altro se non onestà, competenza e partecipazione. E a essere quello che sono sempre stato.</p>
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