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	<title>petrolio &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>Domenica voto SI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 14:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[17 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[Il quesito referendario che ci verrà sottoposto il prossimo 17 aprile è molto tecnico: riguarda la possibilità di prorogare la concessione di sfruttamento del giacimento per le piattaforme già attive in mare entro le 12 miglia dalla costa. Quelle nuove entro le 12 miglia sono già vietate. Si tratta di un quesito molto tecnico, al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1729" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/04/si-17-aprile-300x211.jpg" alt="si 17 aprile" width="300" height="211" />Il quesito referendario che ci verrà sottoposto il prossimo 17 aprile è molto tecnico: riguarda la possibilità di prorogare la concessione di sfruttamento del giacimento per le piattaforme già attive in mare entro le 12 miglia dalla costa. Quelle nuove entro le 12 miglia sono già vietate. Si tratta di un quesito molto tecnico, al punto da non permettere un giudizio immediato alla maggior parte dei cittadini.</p>
<p>Arrivare a proporre un referendum su un tema come questo ci mette di fronte alla debolezza della politica. Le istituzioni preposte a risolvere il conflitto in merito a questa situazione non hanno trovato una soluzione condivisa e quindi la parola passa ai cittadini. Lo ritengo un fallimento e sono d&#8217;accordo con Michele Serra, che su Repubblica il 31 marzo scriveva: «la faccenda delle trivelle di mare poteva e doveva essere risolta per competenze tecniche e per mediazione politica».</p>
<p>Anche perché il primo rischio che corriamo è quello di squalificare l’istituto referendario stesso. Sono convinto che dovrebbe essere usato con parsimonia, su temi più generali, e comunque accompagnato sempre da una seria azione di approfondimento. In una democrazia rappresentativa non è un atto ordinario. Nell&#8217;ordinarietà sono i rappresentanti eletti dai cittadini che decidono. Solo in casi di conflitti non sanati o di questioni che interessano cambiamenti significativi della vita collettiva, si ricorre al referendum. È&#8217; quindi uno strumento delicato e come tale va trattato. Squalificarlo significa ipotecare anche le future &#8220;chiamate&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre alla dignità dell’istituto referendario credo che l’appuntamento di domenica metta in campo due questioni di fondamentali: il dibattito su quale futuro vediamo per il nostro paese (e per il pianeta) dal punto di vista energetico e l’indipendenza delle istituzioni nel perseguire l’interesse generale di fronte alle pressioni che arrivano da chi, invece, persegue interessi particolari.</p>
<p>Sulla prima questione credo siamo molto indietro in Italia e che troppi sono i segnali che ci dicono che stiamo andando verso una direzione che ci porta indietro nel tempo, ancorati alle energie fossili con pochi investimenti sullo sviluppo di energie alternative. Penso ad alcuni provvedimenti contenuti nello Sblocca-Italia, penso alle politiche di ENI nei confronti della chimica verde (e della chimica in generale), alle richieste di perforazioni che riguardano tutto il territorio nazionale e non solo le piattaforme in mare. Credo fortemente che non possiamo lasciare la responsabilità di affrontare la crisi ecologica solamente al papa o pensare di relegarla agli appuntamenti internazionali senza che ad essi seguano politiche reali che permettano di invertire la rotta.</p>
<p>La seconda questione riguarda uno dei dilemmi più profondi delle democrazie occidentali: l’autonomia dei governi e dei parlamenti dalle pressioni di forti lobby economiche. Non possiamo permetterci di relegare a secondario questo elemento e vigilare perché le decisioni vadano sempre nella direzione dell’interesse collettivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Domenica andrò a votare. Da troppo poco tempo è un diritto per permettersi di darlo per scontato. E voterò “si” perché vorrei un paese libero dalla dipendenza energetica da idrocarburi, capace di investire di più in economia circolare, e di promuovere maggiormente un’economia legata alla bellezza.</p>
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		<title>Il PD novarese dice no ai pozzi di Carpignano</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/01/26/il-pd-novarese-dice-no-ai-pozzi-di-carpignano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2015 21:20:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/01/PartitoDemocratico.png"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-878" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/01/PartitoDemocratico-300x240.png" alt="_PartitoDemocratico" width="300" height="240" /></a>«Non posso che esprimere piena soddisfazione rispetto al documento approvato in queste ore dal Coordinamento provinciale del Partito Democratico». Proprio su stimolo ed iniziativa del Consigliere Regionale, Domenico Rossi, infatti, l&#8217;assemblea ha approvato all&#8217;unanimità questa sera un documento di indirizzo in opposizione al progetto presentato da Eni per la realizzazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi a Carpignano Sesia, che approderà anche in assemblea regionale del Pd. «Un atto politico ufficiale – spiega Rossi &#8211; in linea con le posizioni fino ad ora tenute dal Partito Democratico utile a rafforzare qualsivoglia futura azione politica ed amministrativa». L&#8217;Ordine del Giorno, redatto da un gruppo di lavoro composto oltre che dal consigliere Rossi anche da Giuseppe Cremona, Fabrizio Barini, Cesare Villa, Teresia Volpi Spagnolini, Giancarlo Tornaco, Arisride Prudenza e Grazia Bernasconi, si inserisce in un percorso in cui i Democratici novaresi si sono fatti portatori di interessi del territorio dialogando con Governo e Parlamento, così come con l&#8217;Anci. «Già dal mese di ottobre – aggiunge Rossi &#8211; con una delegazione di amministratori locali e cittadini, il sottosegretario Franca Biondelli, la Senatrice Elena Ferrara e il coordinatore degli Ecodem novarese, Fabrizio Barini, abbiamo incontrato a Roma, l&#8217;Onorevole Chiara Braga, relatrice dello Sblocca Italia». Un&#8217;attività che proseguirà nelle prossime settimane. «Il documento approvato dal coordinamento del Pd novarese – prosegue il consigliere democratico &#8211; troverà riscontro in un documento che sottoporrò all&#8217;assemblea di Palazzo Lascaris».<br />
«Preso atto del progetto e del contesto in cui dovrebbe essere realizzato così come della vocazione agroalimentare e turistica dell&#8217;area – conclude Rossi – risulta evidente come il progetto di perforazione, oltre ad incontrare l’opposizione delle amministrazioni locali e della gran parte dei cittadini metta a rischio le attività presenti e le eccellenze prodotte. In alternativa si indica la prospettiva delle oil free zone, così come prevista nel Collegato ambientale in discussione in Parlamento, come più coerente e ricca di opportunità per l’area presa in considerazione da Eni. Al di là delle valutazioni di natura tecnica il PD novarese ha voluto dare un indirizzo politico chiaro. Resta ora da sciogliere il nodo interpretativo sulla qualità del parere della Regione Piemonte, se di natura consultiva o se vincolante rispetto all&#8217;autorizzazione che è in capo al Ministero».</p>
<p>Leggi l&#8217;<a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/01/Odg-pozzo-Carpignano.pdf">Odg approvato</a></p>
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