<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>pd &#8211; Domenico Rossi</title>
	<atom:link href="https://domenicorossi.eu/tag/pd/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://domenicorossi.eu</link>
	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Aug 2026 09:44:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>

<image>
	<url>https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2025/09/cropped-DR-icona-32x32.png</url>
	<title>pd &#8211; Domenico Rossi</title>
	<link>https://domenicorossi.eu</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Domenico Rossi (Pd): “Dal presidente Cirio annunci e proposte vuote. Il Piemonte sta sempre peggio”</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2026/08/07/domenico-rossi-pd-dal-presidente-cirio-annunci-e-proposte-vuote-il-piemonte-sta-sempre-peggio/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2026/08/07/domenico-rossi-pd-dal-presidente-cirio-annunci-e-proposte-vuote-il-piemonte-sta-sempre-peggio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Segreteria Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Cirio]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=7801</guid>

					<description><![CDATA[Intervista di Andrea Gatta pubblicata su Repubblica (ed. Torino) il 06 Agosto 2026 Se da un lato il presidente Alberto Cirio è «una persona che confeziona pacchetti belli a dei regali scadenti», l’opposizione dovrà «essere pronta al voto per le regionali, che sia 2028 o 2029: c’è una piattaforma comune e ci stiamo già lavorando». [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7802" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867-213x300.jpg" alt="IntervistaRepubblicaAg2026" width="213" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867-213x300.jpg 213w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867-498x700.jpg 498w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867-768x1080.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867-1093x1536.jpg 1093w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0867.jpg 1304w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" />Intervista di Andrea Gatta pubblicata su Repubblica (ed. Torino) il 06 Agosto 2026</em></p>
<p>Se da un lato il presidente Alberto Cirio è «una persona che confeziona pacchetti belli a dei regali scadenti», l’opposizione dovrà «essere pronta al voto per le regionali, che sia 2028 o 2029: c’è una piattaforma comune e ci stiamo già lavorando». Così il segretario regionale Pd Domenico Rossi risponde a distanza al governatore, dopo l’<a href="https://torino.repubblica.it/cronaca/2026/08/05/news/alberto_cirio_intervista_piemonte_energia_investimenti_candidatura-425512433/">intervista a <em>Repubblica</em></a>, e prova a guardare oltre la legislatura.</p>
<p><strong>Cirio ieri ha parlato di conti in ordine, di una legge sull’energia, di investimenti per le case Atc.</strong></p>
<p>«L’immagine che ho di Cirio è di chi sa confezionare bei pacchetti a regali scadenti: l’involucro è bello ma dentro non c’è nulla di valore. La realtà è che dopo sette anni di governo della Regione i piemontesi stanno peggio di prima: la sanità è peggiorata, l’economia è ferma, il trasporto locale non ne parliamo».</p>
<p><strong>Sulla sanità però il governatore rivendica il lavoro fatto.</strong></p>
<p>«Lui gioca con le parole per non ammettere che la sanità è sottofinanziata dal governo Meloni. Se sale il costo delle bollette o del personale o quello per i farmaci, l’unica soluzione è aumentare il fondo nazionale. Noi continuiamo a dire che va commisurato in percentuale rispetto al Pil».</p>
<p><strong>È la vostra proposta?</strong></p>
<p>«Certo. Oggi in Italia il finanziamento del fondo vale il 6,2-6,3% del Pil. La media Ocse è del 7,1%, vuol dire che mancano 15 miliardi a livello nazionale, più o meno uno in Piemonte. Leggo che i bilanci preventivi dei direttori delle Asl vengono definiti <em>desiderata</em>. Ma la verità è che i direttori calcolano un fabbisogno che tiene conto delle necessità reali. Poi quello che avviene di fatto è un taglio, che nasce dagli stanziamenti insufficienti del governo».</p>
<p><strong>Cosa pensa del piano su idroelettrico ed energia low cost?</strong></p>
<p>«Penso che, come è stato finora, siano solo annunci. Sul campo le province vengono lasciate sole nella contrattazione dei canoni di concessione con i grandi player, il cui valore è inferiore a quello di altre regioni. Noi abbiamo già chiesto che la giunta le affianchi».</p>
<p><strong>E dei 30 milioni per ristrutturare le case Atc?</strong></p>
<p>«Va tutto bene, il problema è che sono passati sette anni ma ogni volta Cirio si comporta come se si fosse insediato l’altro ieri. C’è poi un passaggio che mi ha davvero deluso, su Vannacci. Dice che “in questo momento” le sue posizioni non sembrano compatibili con il centrodestra. Ma non è una preclusione. Non credo però che un liberale antifascista come lui possa accettare un giorno di stare in coalizione con Futuro Nazionale».</p>
<p><strong>Fin qui le critiche. Ma il centrosinistra che propone?</strong></p>
<p>«Solo per rimanere nell’ultimo bilancio, abbiamo chiesto per le cave e per i produttori di acqua minerale un adeguamento dei canoni a quello delle altre regioni del Nord: serve un contributo più equo da parte di chi guadagna sfruttando beni comuni. Poi abbiamo chiesto di intensificare il recupero dell’evasione e con quei soldi finanziare le borse di studio per i medici che si specializzano in medicina generale. Tutto respinto».</p>
<p><strong>Come procede il campo largo in Regione?</strong></p>
<p>«Al netto di alcune fibrillazioni legate alle politiche del 2027 che influenzeranno anche il livello locale, sulle questioni fondamentali ci siamo, da Italia Viva ai 5 Stelle: trasporti, sanità, rinnovabili, casa, azzardo, diritti. Abbiamo una piattaforma su cui stiamo lavorando e lavoreremo insieme».</p>
<p><strong>Quali sono i prossimi passi?</strong></p>
<p>«Molto dipenderà da quando si terranno le politiche, da cosa farà Cirio, se per la Regione si voterà nel 2028 o nel 2029. Ma in ogni caso dobbiamo essere coesi e pronti a presentare un’alternativa credibile».</p>
<p><strong>Si dice che potrebbe candidarsi a sindaco nella sua Novara</strong>, <strong>nel 2027.</strong></p>
<p>«Sono a disposizione della mia comunità politica. A Novara ci sono tante persone autorevoli e capaci. Decideremo con il partito e con la coalizione cercando di fare la scelta migliore per la città».</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2026/08/07/domenico-rossi-pd-dal-presidente-cirio-annunci-e-proposte-vuote-il-piemonte-sta-sempre-peggio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Assemblea PD Piemonte: il mio intervento</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2023/03/05/assemblea-pd-piemonte-il-mio-intervento/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2023/03/05/assemblea-pd-piemonte-il-mio-intervento/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2023 11:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Segreteria Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Assemblea regionale]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=5895</guid>

					<description><![CDATA[“Dobbiamo trasformarci nel partito della speranza, delle donne e degli uomini che non si arrendono di fronte allo stato delle cose, ma si organizzano per modificarlo. Servono parole chiare su lavoro, salute, scuola, ambiente, giovani, diritti”. Non ha dubbi il nuovo Segretario del Partito Democratico piemontese, Domenico Rossi, proclamato nella mattinata di ieri dall’assemblea regionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Dobbiamo trasformarci nel partito della speranza, delle donne e degli uomini che non si arrendono di fronte allo stato delle cose, ma si organizzano per modificarlo. Servono parole chiare su lavoro, salute, scuola, ambiente, giovani, diritti”. Non ha dubbi il nuovo Segretario del Partito Democratico piemontese, Domenico Rossi, proclamato nella mattinata di ieri dall’assemblea regionale del partito. “Se sapremo restare uniti e coesi nulla potrà impedirci di fare fino in fondo il nostro dovere: trasformare la società in cui viviamo in un posto migliore, più giusto” sottolinea Rossi rilanciando il risultato più importante delle primarie aperte dello scorso fine settimana: “Più di un milione di persone in Italia e 55.000 in Piemonte sono venute a votare. Nel contesto attuale, di crisi della partecipazione, è un segnale di speranza. La prima sfida è che almeno una parte di loro torni a darci una mano nelle fatiche quotidiane fatta di riunioni, progetti, banchetti, campagne elettorali”.<br />
Nel discorso di insediamento del nuovo segretario ci sono la vicinanza al popolo ucraino; il dramma dei migranti; il richiamo all’assalto squadrista di Firenze, dove “sono felicissimo che la nostra segretaria nazionale Elly Schlein sia oggi a ribadire con forza da che parte sta il Partito Democratico”; l’importanza di mettere al centro la questione morale, la lotta alla corruzione e a tutte le mafie, “che non solo sono presenti in Piemonte ma sono arrivate a infiltrarsi in diverse competizioni elettorali, comprese le ultime regionali, come dimostrano l’arresto e le condanne dell’ex-assessore regionale Roberto Rosso, in quota FDI”.<br />
Soprattutto si mettono a fuoco le prime sfide della nuova segreteria: le elezioni del 2024, con le quali i piemontesi saranno chiamati a rinnovare le amministrazioni di tantissimi Comuni e della Regione. “Abbiamo una sanità allo stremo, nonostante gli sforzi encomiabili degli operatori e delle operatrici, con liste d’ attesa infinite e l’edilizia sanitaria bloccata. Un trasporto pubblico inesistente, soprattutto per le aree interne, un consumo di suolo e un inquinamento da record nazionali in negativo, problemi legati alla fauna selvatica mai affrontati, ma soprattutto una gestione dell’ente priva di visione, ma legata solo al consenso” commenta amaramente Rossi. “Dobbiamo offrire un’alternativa solida e credibile – prosegue – lavorando con tutte le forze che non si riconoscono in questa destra, dialogando con sindacati, enti datoriali, associazioni e ricostruendo l’alleanza più importante: quella con i cittadini piemontesi. Ripartiamo da chi ha deciso di non andare più a votare per poi passare a tutti e tutte coloro che prima votavano il Partito Democratico, ma poi hanno deciso di rivolgersi ad altre forze politiche”.<br />
Ma le sfide del PD vanno oltre gli appuntamenti elettorali e afferiscono all’organizzazione del partito. Consolidare una scuola di politica permanente, costituire una conferenza permanente degli amministratori e dei circoli, sono tra le priorità ma il cambio di basso dovrà essere partire dai territori. “Troppe volte ho sentito la frase ‘dobbiamo ripartire dalle periferie’, ma non basta dirlo. Dobbiamo dotarci di tutti gli strumenti necessari per essere capaci di elaborare progetti specifici che nei singoli territori ci consentano di dare risposte a problemi reali e concreti delle nostre comunità, di chi è meno fortunato. Non possiamo più rispondere “a tutti”, perché sarebbe come non rivolgersi a “nessuno”, lo abbiamo già visto” afferma Rossi.</p>
<p><a href="https://www.pdpiemonte.it/wp/wp-content/uploads/2023/03/INTERVENTO-MIMMO-ROSSI-4-MARZO-2023.pdf">Qui l’intervento integrale.</a></p>
<p>Insieme a me sono stati eletti anche gli organi direttivi:</p>
<p>-Nadia Conticelli (capogruppo del PD in Sala Rossa a Torino), presidente dell’Assemblea<br />
-Alberto Avetta (Consigliere regionale), tesoriere<br />
-Marco Novello, presidente Commissione di Garanzia</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2023/03/05/assemblea-pd-piemonte-il-mio-intervento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con il deposito delle firme comincia un tour per incontrare tutti i segretari provinciali e di circolo. Lavoriamo insieme per riconquistare il Piemonte nel 2024</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2023/01/29/con-il-deposito-delle-firme-comincia-un-tour-per-incontrare-tutti-i-segretari-provinciali-e-di-circolo-lavoriamo-insieme-per-riconquistare-il-piemonte-nel-2024/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2023/01/29/con-il-deposito-delle-firme-comincia-un-tour-per-incontrare-tutti-i-segretari-provinciali-e-di-circolo-lavoriamo-insieme-per-riconquistare-il-piemonte-nel-2024/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 11:25:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Segreteria Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte 2024]]></category>
		<category><![CDATA[segretario regionale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=5785</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Ringrazio coloro che hanno creduto nella mia proposta e, con diverse modalità, mi hanno sostenuto nella costruzione della candidatura. Le firme raccolte in tutte le province rappresentano per me una base di partenza solida per il lavoro che ci attende e che avrà bisogno del contributo di tutte e tutti”. Lo dichiara il Consigliere Regionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5788" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-225x300.jpeg 225w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-700x933.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-768x1024.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-1152x1536.jpeg 1152w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />&#8220;<em>Ringrazio coloro che hanno creduto nella mia proposta e, con diverse modalità, mi hanno sostenuto nella costruzione della candidatura. Le firme raccolte in tutte le province rappresentano per me una base di partenza solida per il lavoro che ci attende e che avrà bisogno del contributo di tutte e tutti</em>”. Lo dichiara il Consigliere Regionale del <strong>Partito Democratico</strong>, Domenico <strong>Rossi</strong>, dopo aver depositato, oggi alle 14,30, le <strong>500 firme raccolte tra gli iscritti al partito in tutte le province del Piemonte</strong> a sostegno della sua candidatura a <strong>Segretario Regionale del PD</strong>.</p>
<p>“<em>Sono felice che la mia proposta abbia convinto le diverse mozioni che si stanno confrontando a livello nazionale sulla necessità di lavorare uniti sul livello regionale. Tra pochi mesi entreremo nel vivo della campagna elettorale e il partito si fa trovare solido e unito per riconquistare la Regione</em>” afferma Rossi. “<em>Nelle prossime settimane</em> &#8211; prosegue &#8211; <em><strong>desidero incontrare tutti i segretari provinciali e di circolo della regione per conoscerli</strong>, presentare la piattaforma e <strong>avviare il dialogo che mi impegno a tenere vivo</strong> nei prossimi anni</em>”.</p>
<p>Contestualmente alle firme il candidato alla segreteria ha depositato anche le <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/LINEE_PP_ROSSI_DEF.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>linee politico-programmatiche</strong></a> con un documento intitolato <strong>Nelle nostre mani. Il futuro è un luogo meraviglioso</strong>.<br />
“<em>Mi piacerebbe che si radicasse nella nostra comunità democratica e tra i piemontesi un pensiero semplice: la storia non è determinata a priori da elementi esterni, ma dipende dalle nostre scelte. Il Partito Democratico che ho in mente parte da qui: dalla consapevolezza che abbiamo il diritto e il dovere di cambiare le cose che non vanno e di provare a costruire un domani con maggiore benessere per tutti, a partire dai più fragili. Dobbiamo essere noi il motore di questo cambiamento</em>” spiega il candidato.</p>
<p>“<em>Abbiamo di fronte sfide difficili</em> &#8211; conclude Rossi &#8211; <em>a partire dalle elezioni Regionali e il rinnovo di tante amministrazioni comunali del 2024. Possiamo vincerle dedicando ogni nostra energia a rafforzare il Partito Democratico sui territori, rendendolo un luogo attrattivo, un punto di riferimento per i cittadini e un interlocutore capace di dialogare con il terzo settore, i sindacati, le associazioni di categoria. Lo faremo senza risparmiarci ma, soprattutto, insieme perché <strong>anche il futuro del Piemonte è nelle nostre mani</strong></em>”.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2023/01/29/con-il-deposito-delle-firme-comincia-un-tour-per-incontrare-tutti-i-segretari-provinciali-e-di-circolo-lavoriamo-insieme-per-riconquistare-il-piemonte-nel-2024/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Congresso PD: serve l&#8217;impegno di ognuno di noi</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2023/01/12/congresso-pd-serve-limpegno-di-ognuno-di-noi/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2023/01/12/congresso-pd-serve-limpegno-di-ognuno-di-noi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 11:23:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Segreteria Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Bonaccini]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Cuperlo]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
		<category><![CDATA[Schlein]]></category>
		<category><![CDATA[segretario]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=5628</guid>

					<description><![CDATA[I leader sono necessari, ma perché avvenga il cambiamento serve l’impegno di ciascuno di noi. Di un numero significativo di persone che si fanno carico della fatica della partecipazione nel tempo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-5629" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-300x300.png" alt="" width="394" height="394" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-300x300.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-700x700.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-768x768.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-144x144.png 144w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6.png 1080w" sizes="(max-width: 394px) 100vw, 394px" /></p>
<p>Al congresso nazionale sosterrò <strong>Stefano Bonaccini</strong> nella corsa a segretario nazionale del <strong>Partito Democratico</strong>. Lo farò “da sinistra” insieme a tante e tanti compagni di viaggio che in questi mesi hanno condiviso con <strong>Brando Benifei</strong> l’esperienza di <strong>Coraggio PD</strong>. Con loro porteremo in dote le idee che secondo noi servono a cambiare in meglio il PD e una voce forte di rinnovamento.</p>
<p>Un rinnovamento che passa anche dalla capacità di trasformare il congresso in un confronto di idee e di traiettorie e non in uno scontro tra persone, animato dall’umiltà di chi sa che non ha la verità in tasca e che <strong>serve il contributo di tutti e tutte</strong>. Anche perché dal giorno dopo dovremo necessariamente lavorare tutti insieme per mettere provare a raddrizzare le tante cose che ancora non vanno: a partire dalla <strong>lotta alle diseguaglianze</strong>, la <strong>giustizia ambientale</strong>, il <strong>lavoro</strong> e la <strong>sanità pubblica</strong>.</p>
<p>Nessuno di noi può permettersi di ignorare che il passaggio che stiamo attraversando è molto stretto: <strong>servono coraggio e forte senso di responsabilità per ridefinire l’identità del partito e portare un forte rinnovamento, senza rinnegare o buttare via tutto il passato</strong>. Perché è vero che ci sono stati errori, ma anche tanti aspetti positivi. Il concetto di riferimento è quello dell’evoluzione e non quello della sostituzione, perché altrimenti, invece di celebrare il congresso avremmo dovuto archiviare il PD. Credo che Stefano sia la persona più adatta in questo momento a tenere insieme la parte migliore della nostra storia con la necessaria apertura al nuovo di cui pure abbiamo tanto bisogno. <strong>Le radici e le ali. Abbiamo bisogno di entrambe!</strong></p>
<p>Ma è un momento eccezionale, nel quale diventano preziosi i contributi e le proposte di tutti i candidati in corsa. Stimo moltissimo <strong>Gianni Cuperlo</strong> e mi riconosco in molte proposte di <strong>Elly Schlein</strong> e in parte del suo percorso. Abbiamo bisogno sia della lucida capacità di analisi di Gianni sia dello sguardo e dell’energia di Elly che mi auguro faciliti l’avvicinamento di persone nuove al partito.<br />
Dobbiamo superare, però, l’illusione che una singola persona possa salvarci. Che sia una donna o un uomo al comando. La sfida per noi è quella di funzionare come un <strong>collettivo</strong> che di volta in volta individua una leadership e ne compensa le inevitabili mancanze con il contributo di una classe dirigente capace e responsabile.</p>
<p>Mi è tornata alla mente una frase di Che Guevara:</p>
<p style="text-align: center;"><em>“non esistono i liberatori. Sono solo i popoli che si liberano da sé”</em></p>
<p>Sarebbe bello tornare a crederci prima di tutto noi. E poi aiutare gli italiani a farlo. Non serve appoggiarsi all’uomo o alla donna forte di turno. È un’illusione.<br />
<strong>I leader sono necessari, ma perché avvenga il cambiamento, soprattutto in democrazia, serve l’impegno di ciascuno di noi. Di un numero significativo di persone che si fanno carico della fatica della partecipazione nel tempo.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong><strong></strong>Ne ho parlato anche con La Stampa Novara nell&#8217;edizione di oggi: <a href="http://bit.ly/congressoPDRossi">bit.ly/congressoPDRossi</a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2023/01/12/congresso-pd-serve-limpegno-di-ognuno-di-noi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crisi del PD. Che fare?</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2021/03/07/la-crisi-del-pd-che-fare/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2021/03/07/la-crisi-del-pd-che-fare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 10:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[zingaretti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=4742</guid>

					<description><![CDATA[Alla fine si torna all’inizio.Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.La prendo io. (M, Antonio Scurati) Le dimissioni anticipate di Nicola Zingaretti, le parole che ha usato e le modalità da lui scelte, sanciscono una crisi profonda, che arriva da lontano. Una crisi che non potrà certo risolversi con la semplice elezioni di un nuovo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Alla fine si torna all’inizio.<br /></em><em>Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.<br /></em><em>La prendo io.</em></p>
<p style="text-align: right;">(<em>M</em>, Antonio Scurati)</p>
</blockquote>
<p>Le dimissioni anticipate di Nicola Zingaretti, le parole che ha usato e le modalità da lui scelte, sanciscono una crisi profonda, che arriva da lontano. Una crisi che non potrà certo risolversi con la semplice elezioni di un nuovo segretario politico. Io, che ho sostenuto convintamente Zingaretti nel congresso di due anni fa, mi auguro che ci ripensi e che porti a termine il suo mandato. Ma né la sua permanenza né una sua sostituzione risolveranno la crisi in atto. Le soluzioni interne alla classe dirigente attuale ci porterebbero al classico &#8220;cambiare tutto affinché non cambi nulla&#8221;.<br />Molte voci autorevoli, in questi giorni, dicono &#8220;bisogna cambiare tutto&#8221;. Io sono d&#8217;accordo e provo a dare il mio piccolo contributo.<br />Qualcuno, tempo fa, avrebbe chiesto: che fare?</p>
<p>Parto da un passaggio di Alfredo Reichlin sul rapporto tra sinistra e popolo, che ho rubato a Gianni Cuperlo: “la sinistra il popolo non l’ha trovato, ma l’ha cercato e costruito”. Se ci pensate è il contrario di quello che fanno i partiti oggi. Soprattutto quelli di centro-sinistra, perché le destre, in realtà &#8220;cercano e costruiscono&#8221;. E&#8217; per me un tema generatore della crisi politica dei partiti progressisti del nostro tempo e apre almeno due questioni: quello dell&#8217;egemonia culturale e quello della rappresentanza. Partiamo da quella più semplice, la rappresentanza. Chi stiamo cercando? Chi si riconosce nel PD? Se guardiamo agli iscritti o all&#8217;analisi del voto delle ultime elezioni (di ogni tipo) abbiamo alcuni punti fermi: il PD non è riferimento per chi si astiene (evidentemente, direte voi, ma non è un dato indifferente quando arriva a non votare il 40% degli aventi diritto), lo è poco per i giovani, pochissimo per i ceti popolari, per gli operai e i precari. Va un po&#8217; meglio con i lavoratori pubblici, il ceto medio benestante, meglio se istruito e se abita in centro. Al di là delle intenzioni di chi ha governato il partito in questi anni, il risultato è abbastanza chiaro: è diventato il partito di chi è istruito e sta tendenzialmente bene. Un po&#8217; meno per chi è in difficoltà nella società, per nulla se parliamo degli esclusi e dei poveri. Come cambiare tutto questo, più che il segretario, deve essere la domanda con cui non dormire di notte e sulla quale litigare. Sono convinto che su questa domanda ci siano molti spazi di condivisione sia per chi arriva da una tradizione ancorata al socialismo sia per chi arriva da una tradizione di cristianesimo sociale. E, cosa più importante, ci sarebbe uno spazio enorme per chi non ha una tradizione politica &#8220;forte&#8221; alle spalle, ma ha a cuore lo sviluppo di una società più giusta.<br />Sulla questione dell&#8217;egemonia culturale corro il rischio di essere eccessivamente superficiale. Qui, però, lasciatemi dire che ritengo necessario recuperare la dimensione pedagogica della politica, contro la deriva della democrazia spettacolo, che cerca un pubblico da assecondare, più che una comunità di donne e uomini che, riconoscendosi in qualcosa di più grande, camminano insieme per realizzarlo consapevoli che ci si educa e ci si libera insieme.</p>
<p>Il PD è stato quasi sempre al governo del paese in questi anni, anche quando non ha vinto le elezioni. E questa è un&#8217;altra questione da provare a sciogliere. Il PD è diventato un partito appiattito completamente sull’esperienza di governo. Si è spenta sempre di più, fino a scomparire del tutto, la dimensione ideale, valoriale e programmatica. C&#8217;è chi parla di un partito vittima di una profonda incultura politica. La capacità di governare, di farlo bene, e di cercare di bloccare le destre sono tutti aspetti fondamentali che non vanno abbandonati, ma da soli non sono sufficienti. Serve una prospettiva, un&#8217;idea condivisa sul bene comune da proporre e da difendere. E bisogna essere anche capaci di raccontarla (la famosa &#8220;narrazione&#8221;). Se tutto questo c&#8217;è si può anche perdere e restare all&#8217;opposizione per difendere un&#8217;idea. Ma quest&#8217;idea bisogna averla e deve essere chiara anche per chi si rivolge a noi. Se la lotta si fa per governare, solo perché gli altri faranno peggio di noi, non coinvolgeremo mai nessuno. Tanto più coloro che oggi stanno peggio e trovano nelle sirene delle destre una pseudo-risposta ai timori sul futuro, ma che rischia di andare bene perché l&#8217;unica presente nel discorso pubblico. E questo elemento indebolisce tutti i passaggi che finiscono per essere visti solo come operazioni di potere senza radicamento nella società e negli ideali. E&#8217; quello, ad esempio, che è successo anche con l&#8217;operazione di avvicinamento Pd-M5S-LEU, che potrebbe avere un senso in questa fase della politica italiana, ma è rimasta, per ora, solo operazione delle classi dirigenti. Il PD, ad esempio, non ha mia promosso una riflessione nei suoi organi territoriali: iscritti e militanti hanno assistito ai diversi passaggi senza nessun coinvolgimento. Ma così anche le operazioni necessarie o utili rischiano di naufragare. Proprio perché i partiti non rappresentano più milioni di iscritti come nel XX secolo le posizioni sono più fragili e hanno bisogno di essere costruite su fondamenta più solide.</p>
<p>Qual è la lettura delle ingiustizie del mondo, del paese e quali le proposte per superarle? All&#8217;interno di quale paradigma di riferimento? Il 1989 è lontano. La crisi del 2008 e l&#8217;attuale crisi pandemica ci hanno fornito l&#8217;opportunità di superare il pensiero unico che per decenni aveva dominato, e che vedeva nel libero mercato la panacea per qualsiasi problema. Ora sappiamo che non è così, che le diseguaglianze sono aumentate drammaticamente e che serve ripensare il capitalismo, il ruolo degli Stati e dell&#8217;intervento pubblico, così come riproporre con forza istanze di uguaglianza sostanziale. Al di là delle solide tradizioni non mancano le proposte nel mondo culturale odierno. Solo che non si ha il coraggio di scegliere con chiarezza.<br />Chi dice che non ci sono più ideologie, o che non servono, sta semplicemente proponendo di accettare quella dominante. Io dico che è giunto il tempo di scegliere delle lenti nuove con cui guardare al presente e al futuro. Devono essere almeno tre. La prima è una lente socialista puntata soprattutto sulle diseguaglianze e sul loro superamento. Qui servono parole chiare su distribuzione della ricchezza, politiche fiscali, lavoro, gender gap, povertà e ruolo del pubblico sui beni comuni. Su queste cose non si può accontentare tutti. Un esempio su tutti? L&#8217;impossibilità in Italia di parlare di patrimoniale, anche solo per i super ricchi, anche in un partito come il PD. La seconda è ecologista, che non vuol dire semplicemente ambientalista. Non si tratta di dare &#8220;una mano di verde&#8221; ai vecchi progetti o ai vecchi modi di intendere lo sviluppo. Né di aggiungere la parola “sostenibile” nei discorsi. Non possiamo mettere il vino nuovo negli otri vecchi. Serve un cambiamento radicale: al centro non c’è più l’’uomo contro i suoi simili o contro l’ambiente. Penso più a Edgar Morine a Papa Francesco: la Terra è una ed è la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. La coscienza ecologica sa che si salva o si muore tutti insieme. Non si evolve l’essere umano, ma un sistema che emerge dalla relazione che gli esseri umani instaurano tra di loro, insieme alla relazione che essi hanno con l’ambiente in cui vivono. L&#8217;ultima pandemia ha fatto cadere ogni dubbio: siamo inter-dipendenti e dobbiamo tornare a parlare di fraternità, &#8220;unica arma per resistere alla crudeltà del mondo&#8221;.</p>
<p>La terza lente è quella della poesia. Dobbiamo arrivare al piano delle emozioni più profonde, dei sentimenti e della qualità delle relazioni, perché ogni forma di conoscenza passa anche sempre da questa mediazione. Ognuno di noi ha fatto esperienza di comunicazioni che non funzionano al di là dei contenuti, ma perché inficiate da emozioni negative o da relazioni squalificanti. Non ce la caveremo con la prosa. Serve la poesia. Qualcosa di più grande che metta in moto, che parli agli aspetti più profondi dell’essere umano; dobbiamo uscire da noi stessi e parlare alle tante persone rannicchiate e ripiegate, preoccupate per il loro futuro per dire loro che dobbiamo tornare a vivere proiettati in avanti. E questo non lo si fa certo spiegando loro la lezione. La storia ci insegna che quando ci sono la poesia, il sogno e la passione, allora anche le condizioni materiali più disperate non sono un ostacolo.</p>
<p>Come e con chi fare tutto questo? Condivido la posizione di Slavoj Žižek: &#8220;gli Stati nazionali hanno fallito&#8221;, nel senso che hanno esaurito la loro funzione storica. Oggi la maggior parte dei problemi sono globali e locali insieme. E necessitano di tentativi di risoluzione che viaggiano sullo stesso piano. Pensate al tema dell&#8217;inquinamento o al rapporto con le grandi multinazionali della logistica e del digitale o al rapporto tra capitale e lavoro, solo per fare degli esempi. Oggi, in piena pandemia, possiamo aggiungere tranquillamente anche il diritto alla salute. Su nessuno di questi problemi il livello nazionale è sufficiente anche solo per abbozzare una risposta. Se i partiti sono uno strumento che serve alle persone per organizzarsi al fine di cercare soluzioni ai problemi condivisi, essi oggi non possono aspirare a una dimensione trans-nazionale. Qualsiasi cosa emergerà dalla crisi del PD, si dovrà necessariamente costruire forze trans-nazionali capaci di interpretare i problemi e intervenire su di essi a livello globale. Questo è un passaggio cruciale. Diversamente saremo sempre di più costretti all&#8217;impotenza e cresceranno i populismi che, solo apparentemente, offrono protezione dalle &#8220;minacce del complottismo mondialista&#8221;.</p>
<p>Il PD deve aprirsi&#8230; ho sentito dire in queste ore. Molti, non del PD, vorrebbero un PD diverso. Pochi, però, in questi anni, sono entrati nel PD per tentare di cambiarlo. Anzi, abbiamo assistito a un calo della partecipazione e della discussione interna. Lo stato attuale vede pochissimi iscritti e un dibattito quasi del tutto azzerato se non durante i congressi. Ma si tratta di dibattiti &#8220;da accademia&#8221; perché quasi mai si da seguito alle mozioni congressuali. Ora siamo di fronte a un circolo vizioso: il PD non è attrattivo e quindi non mi iscrivo, ma il PD non è attrattivo perché in pochi decidono di investire nel suo miglioramento. Avete mai visto un&#8217;organizzazione qualsiasi crescere senza investimenti di tempo, energie e denaro? Non esiste. Chi vuole un PD migliore di com&#8217;è deve chiedersi cosa può fare perché questo accada. Il problema sarebbe di poco conto se questi investimenti fossero rivolti altrove, su altre forze politiche. Ma anche attorno al PD le cose non vanno molto meglio. Alla sua sinistra, ad esempio,  esiste una disgregazione difficile da comprendere. Certo viviamo nell&#8217;epoca del &#8220;capitalismo iper-consumista&#8221; e &#8220;dell&#8217;infosfera&#8221;. Sempre di più l&#8217;esperienza è legata da un lato alla dinamica del consumo (compro, consumo e butto via) e dall&#8217;altra a quella del pensiero veloce &#8220;acchiappa like&#8221;, molto distanti dalla dimensione della costruzione lenta e faticosa di un percorso comune, fatto di confronto, conflitto e tempi lunghi. La partecipazione stanca e non da soddisfazioni immediate. Non sarà facile, ma bisognerà almeno tornare a interrogarsi su come tornare a generare partecipazione e dialogo autentico, fuori dalla logica del consumo elettorale e del solo consenso social, pur importante oggi. Meno persone prendono parte alle scelte e alle decisioni, meno legittimo e solido sarà il potere esercitato dai rappresentanti.</p>
<p>Ma le persone non partecipano perché non ne intravedono il senso.<br />Durante il XX secolo abbiamo assistito a un capovolgimento fondamentale relativo al futuro: siamo passati dal segno &#8220;più&#8221; al segno &#8220;meno&#8221;, dalla promessa alla minaccia. Il futuro non è più un luogo in cui staremo meglio, ma per la prima volta, dopo molti secoli, un momento da temere perché porta con sé peggioramenti.<br />Viviamo in un perenne stato di emergenza, in cui il mondo resta incomprensibile e non si intravede la via di uscita. Mancano quel «non ancora» e quell’«altrove» che ci permettevano di vivere qui, ma, nello stesso tempo proiettati… Ci si sente inchiodati al presente, impotenti e quindi arrabbiati.<br />Le passioni (<em>tristi</em>) dominanti oggi sono rabbia e risentimento. Che fare di fronte a questo? Qualcuno cavalca questi sentimenti per vendere meglio il proprio prodotto. E ci sta riuscendo alla grande.<br />La gente è arrabbiata con i politici perché siamo nel tempo del “tradimento” e dell’impotenza, del “tanto non cambia nulla”, delle attese negate, respinte, tradite: “cara politica, come la scienza, mi hai detto che mi avresti dato la felicità, ma così non è stato. Anzi, in un mondo globalizzato è la finanza che decide tutto e io sto sempre peggio”. L’ingiustizia è sempre più forte: né comunismo né capitalismo hanno mantenuto le promesse. Ora, con il Covid, ci si mette anche l&#8217;insufficienza della medicina. Ancora una volta siamo piombati nell’insicurezza. E&#8217; da questa dinamica che scaturisce la resa. Non partecipo perché non serve. Voglio solo protezione, ma la forte richiesta di sicurezza che porta all’isolamento e alla rottura dei legami. L’altro minaccia la mia sopravvivenza. Resta solo la lotteria per sperare in un avvenire migliore e la difesa da un nemico costruito ad arte dalle destre radicali. Abbiamo il compito di ricostruire fiducia attraverso la costruzione di un futuro e un altrove di emancipazione possibile, che non può fare a meno de l&#8217;autorevolezza e della credibilità di chi fa politica. Su questo dovremmo essere il più rigorosi possibili.</p>
<p>Non so se il PD sarà mai in grado di fare tutto questo. Penso spesso che parliamo di un partito che nasce nel 2007, un anno prima di una crisi che ha cambiato così tanto il mondo tanto da chiedere un radicale cambio di paradigma interpretativo. A quella crisi occorre aggiungere oggi la pandemia da Covid. Parliamo di un partito serio e importante, nato, però, per dare risposte ad un mondo che intanto è scomparso. Forse serve davvero un soggetto nuovo, ma, sbaglia chi pensa sia solo un problema di contenitori. Servono processi, energie e prospettive inedite.</p>
<p> </p>


<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="467" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti-700x467.jpeg" alt="" class="wp-image-3411" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti-700x467.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti-300x200.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti-768x512.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti-272x182.jpeg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2019/03/Rossi_Zingaretti.jpeg 1386w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2021/03/07/la-crisi-del-pd-che-fare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Piemonte Proteggere e Riparte: il piano del PD per la ripartenza della nostra Regione.</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 14:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=3987</guid>

					<description><![CDATA[In questa fase di emergenza è fondamentale lavorare insieme, andando oltre gli schieramenti politici, per far fronte, oltre al pericolo sanitario, a una possibile crisi sociale ed economica. A questa esigenza cerca di rispondere, con un atteggiamento costruttivo il Gruppo del Partito Democratico. Ci auguriamo che il Presidente Cirio e la Giunta raccolgano le nostre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa fase di emergenza è fondamentale lavorare insieme, andando oltre gli schieramenti politici, per far fronte, oltre al pericolo sanitario, a una possibile crisi sociale ed economica. A questa esigenza cerca di rispondere, con un atteggiamento costruttivo il Gruppo del Partito Democratico.</p>
<p>Ci auguriamo che il Presidente Cirio e la Giunta raccolgano le nostre proposte.</p>
<p>Ora che arrivano i primi segnali di un’inversione di rotta sull’emergenza sanitaria occorre lavorare seriamente a un piano per la tenuta e il rilancio della nostra regione, evitando di rincorrere gli eventi.</p>
<p>E’ emerso con chiarezza anche questa mattina, durante l’audizione con i responsabili delle ATL locali, che ci hanno sottolineato la situazione drammatica del comparto turistico.</p>
<p>Serve liquidità immediata, che la Regione non può delegare solo al Governo, e serve strutturare un sostegno per le persone più fragili e per i settori più in difficoltà.</p>
<p>Ma bisogna farlo ora, per essere pronti nei prossimi mesi. Se rimanderemo, sarà troppo tardi. Noi siamo disponibili a dare una mano per il bene del Piemonte.</p>
<p>E’ importante sottolineare come questi interventi siano fondamentali, anche allo scopo di scongiurare infiltrazioni illecite da parte della criminalità organizzata che, spesso, identifica nella vasta platea di lavoratori non regolari e aziende in difficoltà, i primi destinatari a cui offrire risorse fresche per occupare gli spazi lasciati liberi dallo Stato e dall’economia. E’ quanto sta già accadendo, come denunciato da molte testate giornalistiche e dalle forze dell’ordine, in questi giorni.</p>
<p>Il piano “Piemonte protegge e riparte” è studiato, in particolare, per andare incontro alle esigenze segnalate dalle  tante famiglie che,  più di altre, stanno subendo l’isolamento forzato dovuto alla pandemia: mi riferisco alle molte famiglie in difficoltà a causa di figli o cari, soggetti a situazioni di non autosufficienza, di disabilità intellettiva, o povertà sociale.</p>
<p>Il Piemonte non ha ancora previsto misure di sostegno per le fasce più vulnerabili della popolazione, che in questa fase pagano il prezzo più alto.</p>
<p>Un altro tipo di povertà su cui intervenire è, inoltre, quella educativa: non possiamo trascurare chi non può permettersi dispositivi digitali o connessione internet per i propri figli, considerata la necessità di concludere l’anno scolastico in modalità di didattica a distanza.</p>

<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/1ravetti/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/1Ravetti-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/1Ravetti-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/1Ravetti-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/2ravetti/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/2Ravetti-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/2Ravetti-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/2Ravetti-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/3gallo/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/3Gallo-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/3Gallo-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/3Gallo-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/4gallo/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/4Gallo-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/4Gallo-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/4Gallo-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/5gallo/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/5Gallo-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/5Gallo-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/5Gallo-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/6gallo/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/6Gallo-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/6Gallo-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2020/04/6Gallo-144x144.png 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>



<p class="wp-block-paragraph">Leggi il comunicato del Gruppo del Partito Democratico del Piemonte&nbsp;al link che segue: <a href="https://bit.ly/34etT6t">https://bit.ly/34etT6t</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2020/04/06/piemonte-proteggere-e-riparte-il-piano-del-pd-per-la-ripartenza-della-nostra-regione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riflessione post elettorale n.3: che fare?</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2018/03/15/riflessione-post-elettorale-n-3-che-fare/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2018/03/15/riflessione-post-elettorale-n-3-che-fare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 21:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[4 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[post voto]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=2745</guid>

					<description><![CDATA[Il PD vive una doppia crisi: una legata a quella più generale della sinistra progressista nel mondo e l’altra interna, legata alla relazione che ha costruito con il suo elettorato storico. Della crisi globale ho già provato a scrivere nel post precedente. Qui aggiungo solamente che, al di là delle tante cose fatte (molte positive), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il PD vive una doppia crisi: una legata a quella più generale della sinistra progressista nel mondo e l’altra interna, legata alla relazione che ha costruito con il suo elettorato storico. Della crisi globale ho già provato a scrivere nel post precedente. Qui aggiungo solamente che, al di là delle tante cose fatte (molte positive), il messaggio di fondo che il partito ha lasciato passare è stato conservatore. Come a dire: il mondo va bene così com’è. C’è bisogno al limite di  qualche limatura, non di grandi cambiamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda quella interna, credo sia opportuno provare a sottolineare alcuni aspetti.</p>
<p>La sconfitta epocale, come molti prima di me hanno già detto, non si può affrontare solamente attraverso le dimissioni di Renzi e la sostituzione della leadership. Questa è una condizione necessaria ma non sufficiente Il problema non è riconducibile alla sola persona di Matteo Renzi, che pure ha contribuito a questo risultato, ma va rintracciato in qualcosa di più ampio, costituito dall’insieme di una certa visione del potere, del partito, della comunicazione politica e del ruolo della sinistra oggi, che è stata dominante, negli ultimi anni, all’interno del PD. Per semplificare potremmo usare una parola usata da molti commentatori: il renzismo. È qui che si annida il problema. Non servirebbe a nulla cambiare segretario e mantenere le stesse posizioni e gli stessi atteggiamenti.</p>
<p>Per comprendere ciò che sta avvenendo  credo sia necessario guardare al processo e non ai singoli eventi. Che cosa è successo in questi anni? Quali dinamiche hanno caratterizzato l’operato e la vita del Partito Democratico?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima immagine che mi viene in mente è quella dei solchi. Sono stati creati dei solchi… all’interno e all’esterno.</p>
<p>All’interno con tutti coloro che osavano pensarla diversamente, che non si allineavano. Alcuni di questi solchi sono diventati fossati, tanto da separare le strade di chi aveva camminato insieme sin dalla fondazione del PD.</p>
<p>Esterni con la maggior parte dei mondi che avrebbero dovuto essere (e lo sono sempre stati) interlocutori privilegiati per la sinistra: il mondo del lavoro, della scuola, quello dei giovani, del sindacato, parte di quello accademico… Sarebbe bastato analizzare con serietà il voto relativo al referendum sulla riforma costituzionale per capire quanto, invece, risultavamo distanti dalla popolazione giovanile, dai ceti popolari, dalle periferie e da una significativa parte del mondo intellettuale. Sarebbe bastato guardare anche le ultime amministrative, in realtà, dove il PD ha riportato buoni risultati solamente nei quartieri centrali e benestanti delle città. Ora il voto di queste politiche si sovrappone a quei risultati. Ma noi, come presi in un delirio, abbiamo ignorato tutto questo.</p>
<p>Qualche compagno di partito, poco preoccupato dall’emorragia di voti e consenso, diceva: “peccato per chi non ci vota più, ci voteranno altri”, immaginando di rivolgersi a una parte di elettorato che storicamente aveva votato il centro-destra (Scelta Civica, UDC e Forza Italia) e a una parte di elettori de-ideologizzata. Così non è stato, perché mentre perdevamo il nostro di elettorato, altre forze politiche intercettavano quelli che per noi avrebbero dovuto essere “i nuovi”.</p>
<p>Ma le ragioni di tali solchi non sono solo legate al merito di alcune questioni o riforme proposte o approvate, ma anche (in certi casi soprattutto) al metodo, allo stile che il gruppo dirigente del PD, segretario<em> in primis</em>, ha adottato. Qualcuno l’ha definito “arrogante”, ma io credo non basti per descriverlo. Che cosa è successo? Evidenzio alcune questioni, per me rilevanti, a partire dalla categoria del “riconoscimento”:</p>
<p>L’<em>altro</em>, quando non la pensava come il capo, quando non era allineato al pensiero dominante, perdeva il diritto al <strong>riconoscimento</strong>: veniva ignorato, messo da parte o deriso. Penso, in particolare, ai tanti “gufi”, ai “ciaone”, ai “professoroni”, ecc… La diversità non è stata interpretata come ricchezza, ma come fastidio perenne, affrontata sempre con la forza dei numeri e con il dileggio. Lo abbiamo fatto con la parte del mondo sindacale che ha criticato le proposte sulle politiche del lavoro, con il mondo intellettuale che non condivideva la proposta di riforma costituzionale, anche se da sempre vicino al Partito Democratico, e lo abbiamo fatto con il mondo della scuola, quando di fronte alle proteste e alle critiche abbiamo continuato a dire: va bene così. E’ passato un messaggio chiaro: <strong>l’altro non serve</strong>, non serve la minoranza, non servono i corpi intermedi. Basta l’idea del capo, la sua persona. E’ strano oggi sentire Renzi parlare di “piaggeria e viltà” attorno a lui. E’ ciò che ha cercato ed è ciò che ha trovato. Da questo punto di vista la “sbornia” delle europee del 2014 non ha certo aiutato. Quel risultato, però, andava gestito, perché rappresentava la proiezione di grandi aspettative che, però, sono state perlopiù disattese.</p>
<p>Abbiamo comunicato il lavoro fatto (molto positivo su diversi aspetti, come ad esempio l’ambito dei diritti civili e quello della lotta alle mafie) negando alcuni aspetti della realtà, descritta quasi come “ il migliore dei mondi possibili”, per evitare di offuscare il lavoro importante portato avanti. Ma anche in questo caso abbiamo privato del riconoscimento chi vive ogni giorno in situazioni problematiche o avvertite come tali.</p>
<p>Ma che cosa succede quando l’altro non viene riconosciuto? Si arrabbia, si distacca, si separa. Semplicemente va da un’altra parte. E questo è quello che è accaduto. E così siamo rimasti isolati, staccati da un paese reale che non ci riconosce più a forza di non essere riconosciuto. Ora, scusate le ripetizioni, dobbiamo tornare a riconoscere se vogliamo tornare a essere riconosciuti,  interlocutori credibili e affidabili.</p>
<p>C’è poi il caso di Ignazio Marino, che, a mio avviso, ha inciso profondamente nella percezione del partito all’esterno. Ancora oggi credo sia stata un’operazione assurda e sbagliata. Abbiamo fatto cadere noi un nostro sindaco che stava amministrando bene, che aveva vinto prima le primarie e poi le elezioni della capitale. E con quali modalità? Portando i nostri consiglieri a firmare le dimissioni da un notaio. È passato il messaggio di un’operazione fatta contro Marino solo perché non allineato con il segretario, che da premier non rispondeva nemmeno alle telefonate del sindaco della capitale. È risultata un’operazione in pieno spirito machiavellico, fatta solo per questioni legate al potere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, per tutti, resta la domanda principale: che fare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ho già scritto, ma lo ripeto volentieri qui. Il PD, ma più in generale il centro-sinistra, ha, con questi risultati negativi, l’occasione che ogni sconfitta o fallimento porta con sé: pensarsi “come nuovo” e ripartire, con la consapevolezza che quando non ci sono posizioni di rendita da difendere si può osare di più ed essere più autentici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul lato delle proposte il percorso da fare è perlomeno di dimensione europea e il PD deve farsene promotore e attore principale a partire dalla visione della sinistra come forza riformatrice. Forza che non difende l’esistente, ma lo migliora avendo a cuore le sorti dei più deboli, dei meno tutelati e di chi è rimasto indietro.</p>
<p>Per fare questo è necessario definire una linea politica chiara e innovativa su alcune questioni centrali e strutturali della nostra epoca:</p>
<ol>
<li>La crescita economica compatibile con il rispetto dell’ambiente (la nostra “casa comune”) e con il limite che la natura ci impone;</li>
<li>La ridistribuzione della ricchezza dalla rendita al lavoro;</li>
<li>Il rafforzamento dei diritti dei lavoratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro;</li>
<li>Il rapporto tra sviluppo tecnologico e lavoro;</li>
<li>La garanzia di istruzione e diritto alla salute per tutti;</li>
<li>Il sostegno alle persone in difficoltà sociali ed economiche;</li>
<li>La lotta alle illegalità e alle mafie.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi l’aspetto che riguarda gli interlocutori. In questi anni si è lavorato poco per tenere insieme e molto per lacerare a sinistra. Dal mio punto di vista si tratta di uno degli errori più gravi e più difficile da rimediare. Ora il PD deve diventare il soggetto, tra le diverse forze politiche,  cui sta a cuore la ricostruzione di un campo comune. Deve trovare il modo di rimettere al centro ciò che unisce e non ciò che divide. Ma tutti sappiamo quanto sia facile demolire e, al contrario, difficoltoso costruire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non deve mancare una riflessione critica seria sul tema dei linguaggi e dei mezzi. Se è vero che stiamo attraversando la quarta rivoluzione, caratterizzata dall’infosfera e dalla connessione perenne, qualsiasi progetto politico dovrà tenere conto del nuovo mondo in cui viviamo. Di che cosa significhi oggi comunicare, informarsi, discernere. Non è un caso se su tutte le ultime elezioni nazionali c’è il sospetto o la prova di influenze di potenze straniere sulla costruzione del consenso di alcune forze politiche. I social network e la rete non sono più strumenti, ma l’ambiente in cui viviamo che determina anche i nostri fini e da da sfondo alle nostre conoscenze e ai nostri scambi comunicativi. Dovremo imparare ad abitare questi luoghi in maniera preparata e intelligente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sullo sfondo c’è un problema che non è solo del PD, ma di tutta la politica in generale, e che riguarda la relazione con gli elettori, caratterizzata da un sentimento di profonda sfiducia. Il crollo delle grandi ideologie, che in realtà ha coinciso con l’affermazione di un’ideologia unica, ha sancito non solo il tramonto di un sistema di idee, ma anche il tradimento di un sentimento. La politica non ha portato la felicità promessa. Non lo ha fatto il comunismo, il socialismo e nemmeno il capitalismo. Viviamo, sotto questo punto di vista, nel tempo del tradimento, delle “passioni tristi”, dove per la prima volta il futuro è caratterizzato dal segno “meno” e non dal segno “più” e si presenta come minaccia.</p>
<p>Dobbiamo allora chiederci come passare  dal tradimento alla riconciliazione. <strong>Servono testimonianze concrete di un modo diverso di vivere lo spazio politico</strong>. Per chi ricopre il ruolo di militante (ancora di più se rappresentante istituzionale) serve uno sforzo massimo verso rigore, credibilità e autorevolezza: nei gesti, nella scelta delle parole, nell’esempio personale, nel rispetto della parola data. Si tratta di un atto pre-politico, che fa da sfondo alla relazione. Quando una persona non si fida più di me posso dirle qualsiasi cosa, ma sarà inutile: non mi crederà. Inutile continuare a dire quanto sono stato bravo. Il problema è su un altro piano. Questo, credo, sia uno degli aspetti più rilevanti, oggi. E lo stato attuale questo dipende da dinamiche storiche che sono in atto da tempo, ma anche da alcune scelte fatte dal PD negli ultimi anni. Provo a fare due esempi parlando del jobs act e del tentativo di riforma costituzionale. Al di là delle differenti idee sui contenuti delle riforme attuate o proposte, c’è un dato: <strong>il PD non ha mai presentato queste proposte nel suo programma né le ha sottoposto al suo elettorato</strong> (nemmeno agli iscritti). Una volta fatte le primarie sulla leadership, la partecipazione è terminata. Entrambe queste proposte sono state portate avanti contro buona parte dell’opinione pubblica e di parte del nostro elettorato storico, senza che mai siano state sottoposte né al giudizio degli  elettori né al giudizio degli iscritti. Ripeto non sto parlando del merito delle proposte, ma delle modalità. Questo comportamento lavora per far crescere sfiducia e diffidenza. E’ fondamentale tornare a dare un valore importante alla parola data e alla partecipazione, da usare non solo per la selezione della leadership, ma anche quando ci sono in ballo questioni fondamentali che spaccano la base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sui territori partirei dalle cose semplici dando priorità a tutte le azioni e le progettualità che <strong>rimettano in moto i legami e le possibilità di incontro e di dialogo</strong>, magari a partire dalle situazioni avvertite come problematiche o importanti per i cittadini dei luoghi in cui viviamo. E’ necessario riorganizzare le segreterie, e il partito in generale, affinché si proceda lungo tre linee di fondo: ritornare a incontrare i cittadini e le persone a partire da quelli che sono i problemi reali o percepiti; ricostruire legami strutturali e continui con i corpi intermedi e il variegato mondo associativo; studiare e approfondire i problemi per elaborare pensieri all’altezza dell’epoca in cui viviamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiudo questa riflessione con un ultimo pensiero, che scaturisce come reazione ai tanti che dicono che dobbiamo “inseguire il nostro elettorato che si è spostato da un’altra parte”. Io non credo che un partito politico riformista, con un progetto di emancipazione collettiva, possa chiedersi troppo come piacere all’elettorato. Certo che deve farlo nel momento delle elezioni e che dovrà ricercare un equilibrio in questa dinamica, ma non potrà essere quella prioritaria. Se c’è una caratteristica positiva che la sinistra ha avuto nella storia è stata anche quella di essere animatrice di un percorso anche di emancipazione culturale, oltre che sociale e politico. Per dirla in altre parole non dobbiamo solo concentrarci sulla definizione dell’offerta migliore e più allettante elettoralmente, ma anche porci il problema dell’educazione della domanda, fuori da ogni logica paternalistica o depositaria, ma in un’ottica di una comunità che cresce insieme: “<strong><em>Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo. Gli uomini si educano insieme con la mediazione del mondo</em></strong>” (Paulo Freire).</p>
<p>Dobbiamo riconciliare progetto politico e progetto pedagogico se vogliamo che provino a essere maggioritarie idee che ci spingano dall’io al noi. Ce lo ha insegnato bene Alfredo Reichlin, come ci ha ricordato Gianni Cuperlo in occasione della sua morte: “la sinistra il popolo non l’ha trovato, ma lo ha cercato e costruito”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2018/03/15/riflessione-post-elettorale-n-3-che-fare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Considerazioni, a caldo, sui risultati elettorali del 4 marzo</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2018/03/05/considerazioni-caldo-sui-risultati-elettorali-del-4-marzo/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2018/03/05/considerazioni-caldo-sui-risultati-elettorali-del-4-marzo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 16:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centro-sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[sconfitta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=2716</guid>

					<description><![CDATA[La crisi della sinistra e della tradizione socialista si è manifestata pienamente anche in Italia dopo che di fatto il partito socialista è stato ridotto al lumicino in tutta Europa. Manca la capacità di dare risposte al desiderio delle persone di aumentare il proprio benessere, di stare meglio: non lo fa con proposte ritenute più moderate, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">La crisi della sinistra e della tradizione socialista si è manifestata pienamente anche in Italia dopo che di fatto il partito socialista è stato ridotto al lumicino in tutta Europa. Manca la capacità di dare risposte al desiderio delle persone di aumentare il proprio benessere, di stare meglio: non lo fa con <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2717 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt.jpg 580w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />proposte ritenute più moderate, ma nemmeno seassume posizioni più radicali e massimaliste. Non riesce a rappresentare un percorso storico di emancipazione per le persone. Certo, sarebbe opportuno approfondire che cosa sia questo “meglio” oggi per la maggior parte delle persone, ma non è questo il luogo per tale analisi. </span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">I risultati del voto sono chiari. Gli elettori ci dicono di vedere questi percorsi di emancipazione nelle proposte del M5S, vincitori nelle regioni del sud, o in quelle della destra a trazione leghista, egemone al nord, per un Paese che appare spaccato a metà nelle scelte politiche così come in molti altri ambiti. Personalmente interpreto il voto al M5S soprattutto come una risposta alla sfiducia nei confronti di una classe dirigente. Si tratta di un voto fortemente anti-establishment dove non contano chi sono i candidati e nemmeno le capacità dimostrate o meno sul campo, ma prevale soltanto la volontà di cambiare pagina:  è un voto di sentimenti e di pancia. Quello alla Lega sovranista, invece, è un voto che identifica la soluzione ai problemi nella chiusura egoistica e nell’esclusione dell’Altro: in particolare immigrati ed Euro. Resta il problema (serio) della mancanza di un soggetto e di un progetto politico che tenga insieme l’Italia.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il PD raggiunge il risultato peggiore dalla sua fondazione, dopo che pochi anni fa aveva raggiunto il fatidico 40%. Oggi, a livello nazionale, non ha nemmeno i voti che aveva il solo PDS negli anni ‘90. Questo assume contorni ancora più gravi se pensiamo che in nome dei risultati ottenuti ieri non c’è stata alcuna esitazione nel portare avanti una scissione della nostra comunità, che mai come oggi avrebbe bisogno di stare insieme. Ma un piatto rotto resta tale. Siamo di fronte certamente al fallimento, senza attenuanti, della leadership di Matteo Renzi, ma anche di quella classe dirigente che lo ha sostenuto senza mai intravedere le criticità esistenti.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il PD e più in generale il centro-sinistra hanno l’occasione che ogni sconfitta o fallimento porta con sé: pensarsi “come nuovi” e ripartire. Quando non hai posizioni di rendita da difendere puoi permetterti di osare di più ed essere più autentico. L’ideale sarebbe farlo almeno con un respiro europeo chiedendosi quali siano le proposte di futuro da proporre, come coniugare crescita economica, uguaglianza e inclusione sociale, ma soprattutto interrogandosi su come tornare a “incarnare” le idee che propone, come portare le persone a fidarsi di una comunità e di una classe dirigente, a partire dalla ricchezza generosa che sui territori esiste già. Una fiducia che è preliminare alla condivisione di un’idea o un progetto, soprattutto quando quest’ultimo non propone soddisfazioni immediate a bisogni personali o soluzioni semplici a problemi complessi.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Nel Nord e nel centro resta una base forte dalla quale ripartire. Si tratta di una base che abita soprattutto in città e si riconosce nella classe media; una base che deve trovare la capacità di tornare a parlare e a condividere percorsi con chi sta peggio. Nel Sud è indispensabile un radicale cambiamento della classe dirigente oltre che affrontare in maniera prioritaria il tema della disoccupazione giovanile.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Bisogna capire che cosa resterà di tutto questo quando tra qualche anno si tornerà a votare con molti dei problemi irrisolti e con molte promesse tradite, questa volta non dal centro-sinistra. L’elettorato è sempre meno legato in maniera identitaria a una formazione politica e aumenta il numero delle persone che decide di volta in volta che cosa fare in base a valutazioni che riguardano i bisogni personali nel breve periodo. </span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Per cambiare (in meglio) lo stato delle cose servirà un percorso lungo, non privo di fatiche.</span></li>
</ol>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2018/03/05/considerazioni-caldo-sui-risultati-elettorali-del-4-marzo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il PD ha una sola strada possibile: il centro-sinistra</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/05/06/pd-sola-strada-possibile-centro-sinistra/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2017/05/06/pd-sola-strada-possibile-centro-sinistra/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2017 10:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[borgomanero]]></category>
		<category><![CDATA[Novara]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=2463</guid>

					<description><![CDATA[Ieri sera, venerdì 5 maggio, il Partito Democratico novarese ha riunito il coordinamento provinciale. Tra i diversi punti all’ordine del giorno anche le prossime elezioni amministrative. Ho colto l’occasione per esprimere il mio pensiero su quello che, a mio parere, il PD dovrebbe fare nei territori e su alcune situazioni specifiche: in particolare su quella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-2465 alignright" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/6D77A891-128E-4B2E-AF9D-D3BA51EE0364-4121-0000054536831BDE.png" alt="" width="225" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/6D77A891-128E-4B2E-AF9D-D3BA51EE0364-4121-0000054536831BDE.png 225w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/05/6D77A891-128E-4B2E-AF9D-D3BA51EE0364-4121-0000054536831BDE-150x150.png 150w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Ieri sera, venerdì 5 maggio, il Partito Democratico novarese ha riunito il coordinamento provinciale. Tra i diversi punti all’ordine del giorno anche le prossime elezioni amministrative. Ho colto l’occasione per esprimere il mio pensiero su quello che, a mio parere, il PD dovrebbe fare nei territori e su alcune situazioni specifiche: in particolare su quella di Borgomanero.<br />
Lo statuto, è doveroso ricordarlo, riconosce piena autonomia agli organi locali per quanto riguarda le scelte relative alle elezioni amministrative. Condivido tale logica e rispetto le decisioni che vengono prese, ma rivendico il diritto, e in certi casi il dovere, di sottolineare alcuni aspetti che non condivido e che ritengo non coerenti con le linee guida e i valori di fondo del partito, poiché quanto succede nei territori riguarda l’intera comunità dei Democratici. Una considerazione che vale in generale e, a maggior ragione, quando si considera la città di Borgomanero, la seconda della provincia di Novara, punto di riferimento per buona parte del nord della provincia.<br />
Per questo ho voluto esprimere nella sede più opportuna le mie perplessità sullo scenario che si sta configurando a Borgomanero. Due le considerazioni che ho sottoposto al coordinamento.<br />
Il primo è che il centro-sinistra si presenterà diviso, anzi, frammentato con ben tre candidati Sindaco. Una situazione che nonostante la qualità della lista del Partito Democratico rischia di consegnare la città al centro-destra che, invece, al di là delle diverse posizioni nazionali, si compatta su un unico candidato. Dopo dieci anni di governo di centrodestra il Circolo del Partito Democratico di Borgomanero ha tentato la strada della coalizione ampia di centrosinistra ma, come emerso nel corso del coordinamento, non si sono verificate le condizioni a causa di una serie di veti incrociati e di una situazione locale davvero complessa. Sono convinto che il tentativo di costruire una larga coalizione, in una logica ulivista, fosse la strada migliore per portare avanti una una proposta programmatica nuova, solida e di prospettiva per la città. Forse si sarebbero dovute porre le condizioni per un risultato diverso negli anni passati. Avremmo dovuto tutti, me compreso, lavorare per accorciare le distanze che in questi anni sono cresciute in quel territorio tra gruppi e persone che per tanto tempo hanno condiviso una cultura politica di centro-sinistra. Mi chiedo anche se le primarie di coalizione non avrebbero potuto essere uno strumento per superare alcuni veti incrociati, chiedendo agli elettori di centro-sinistra di esprimersi sul candidato ritenuto migliore. Per le cariche monocratiche credo restino lo strumento migliore in assenza di una scelta condivisa. Certo non aiuta a migliorare le cose la scelta di chi, in questi anni, ha decido di abbandonare il Partito Democratico, abdicando al tentativo di cambiare in meglio le cose anche dall&#8217;interno. La democrazia ha le sue regole fatte di cultura politica, ma anche di numeri.<br />
Una cosa è certa: il risultato finale che vede un centro-sinistra frammentato è un dato negativo che neanche il circolo di Borgomanero voleva come ho potuto apprendere durante l&#8217;incontro di ieri sera.<br />
Resta il rammarico per un&#8217;occasione sprecata e la convinzione che in quel territorio occorre fare di tutto per ricostruire spazi di condivisione, per re-imparare al mettere al centro le ragioni dell&#8217;unità.</p>
<p>L&#8217;altra considerazione, invece, riguarda la scelta del candidato sindaco. Il Partito Democratico ha deciso di appoggiare un candidato &#8220;esterno&#8221; per la carica di primo cittadino, un candidato che nelle amministrative del 2002 compariva nella lista di Alleanza Nazionale e che non ha avuto altre esperienze politiche e sociali in questi anni. Questo, molto semplicemente, è per me inaccettabile: non esistono ragioni che possano giustificare tale scelta. Non c’erano tra i nostri iscritti, tra i nostri elettori o nel mondo del sociale con cui condividiamo valori e principi di fondo, persone all’altezza della sfida? Mi chiedo: che cosa farà un elettore di centro-sinistra di fronte a questo quadro? Certamente quelli di centro-destra voteranno l&#8217;originale. Credo sia una decisione sbagliata che non fa bene al Partito Democratico, che tradisce se stesso tutte le volte che cerca le soluzioni politiche guardando a destra.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2017/05/06/pd-sola-strada-possibile-centro-sinistra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con Andrea Orlando a Novara per cambiare il PD</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/03/30/andrea-orlando-novara-cambiare-pd/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2017/03/30/andrea-orlando-novara-cambiare-pd/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 08:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Orlando]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso2017]]></category>
		<category><![CDATA[Novara]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[riconoscimento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=2419</guid>

					<description><![CDATA[Nella giornata di ieri, mercoledì 29 marzo, Andrea Orlando è stato a Novara per incontrare i cittadini e presentare la sua mozione. Ho avuto l&#8217;onore di introdurre il suo intervento a nome del Comitato provinciale  a sostegno della sua candidatura. Ecco le parole che ho pronunciato per farlo: &#160; &#160; Grazie, Andrea per essere qui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2420 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5426web2-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5426web2-300x191.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5426web2-768x490.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5426web2-700x446.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nella giornata di ieri, mercoledì 29 marzo, Andrea Orlando è stato a Novara per incontrare i cittadini e presentare la sua mozione. Ho avuto l&#8217;onore di introdurre il suo intervento a nome del Comitato provinciale  a sostegno della sua candidatura. Ecco le parole che ho pronunciato per farlo:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie, Andrea</p>
<p>per essere qui con noi.<br />
Ti do il benvenuto a Novara a nome del comitato che sostiene la tua candidatura a segretario nazionale del PD che vede la partecipazioni di tanti persone. Donne, uomini, giovani che credono che il Partito Democratico debba cambiare perché sta attraversando una forte crisi. E noi sappiamo che se il PD non funziona, se i partiti vanno in crisi, è il paese a pagare il prezzo più alto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2422 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5504web.jpg 1555w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ti ringraziamo per aver accettato la difficile sfida della candidatura alla segreteria nazionale del PD, per le parole che hai scelto per comunicare la tua scelta. Parole ferme, ma miti, rivolte a creare legame e non divisione. Questo ha un valore particolare in un tempo caratterizzato da slogan urlati per dividere, per dire sempre “o con me o contro di me” perché come ha ricordato il presidente Mattarella una decina di giorni fa “la ricerca di slogan efficaci solo per danneggiare l’avversario con l’unico obiettivo di conquistare qualche voto in più, è una depressione della democrazia”</p>
<p>Nella mozione che stai presentando in tutta Italia e in Europa ci sono molti argomenti e molti stimoli su come affrontare la complessità delle sfide odierne: la centralità dell’uguaglianza, la necessità di politiche fiscali diverse, dell’Europa, dell’antimafia… e molto altro ancora. Di tutto questo parleremo nei giorni che ci separano da qui al 30 aprile e di molte di queste cose probabilmente parlerai tu anche oggi.</p>
<p>Io in questa mia breve introduzione vorrei parlare di una cosa sola. Di una parola: RICONOSCIMENTO.  Partendo da due domande semplici:</p>
<ol>
<li>In chi ci riconosciamo?</li>
<li>Chi si riconosce in noi?</li>
</ol>
<p>Sono domande fondamentali che ci raccontano chi siamo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2424 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5569web.jpg 1555w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Non potevi trovare titolo migliore per presentare la mozione: “Unire l’Italia, Unire il PD – Una casa divisa non può reggere”. Durante gli ultimi anni abbiamo seminato divisioni, separazioni, credendo (alcuni di noi, non tutti, per la verità) che potevamo bastare a noi stessi.</p>
<p>Sono stati creati dei solchi… interni ed esterni.</p>
<p>Interni con tutti coloro che osavano pensarla diversamente, che non si allineavano. Alcuni solchi sono diventati fossati. Tanto da separare le strade. E ora che le abbiamo separate rischiamo di essere così distanti da escludere a priori di poter camminare insieme.</p>
<p>Esterni con la maggior parte dei mondi che avrebbero dovuto essere (e lo erano) privilegiati per noi. Nostri mondi di riferimento: il mondo del lavoro, della scuola, il mondo dei giovani… Basta guardare l’analisi del voto relativo al referendum per capire quanto siamo poco riferimento per la popolazione giovanile e per i ceti popolari. Sarebbe bastato guardare anche le ultime amministrative, in realtà.</p>
<p>Dicevo dei solchi. Ecco i motivi di questi solchi io non li vedo tanto o solo nel merito di alcune questioni o riforme, ma soprattutto nel metodo, nello stile che il PD ha adottato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2427 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5627web.jpg 1555w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />1. L’altro, quando non la pensa come il capo, quando non è allineato, perde il diritto al “riconoscimento”: viene ignorato, o deriso, o etichettato in maniera ridicola. Penso, in particolare, ai tanti “gufi”, ai “ciaone”, ecc… La diversità non è più ricchezza, ma fastidio perenne affrontata con la forza dei numeri. L’altro non serve: non serve la minoranza, non servono i corpi intermedi… basta la mia idea, la mia persona.</p>
<p>2. Penso alla negazione della realtà, che anche se piena di problemi deve essere descritta come perfetta, perché altrimenti rischia di offuscare il lavoro spesso importante portato avanti. Ma anche in questo caso abbiamo privato del riconoscimento chi in quei problemi ci vive ogni giorno.</p>
<p>Cosa succede quando l’altro non viene riconosciuto?… l’hai detto tu l’altra mattina ad Agorà: si arrabbia. Si distacca, si separa.</p>
<p>Ed è questo il nostro rischio più grande… la posta in gioco in questo congresso – Il rischio di restare isolati, staccati da un paese reale che non ci riconosce più a forza di non essere riconosciuto. Dobbiamo tornare a riconoscere per tornare a essere riconosciuti. Per essere il soggetto o la comunità a cui guarda chi è rimasto indietro, chi non ce la fa. A cui guarda con fiducia immaginando che con noi le cose potranno andare meglio.</p>
<p>Allora gli strappi vanno ricuciti per porre le condizioni di un percorso condiviso con chi era compagno fino all’altro ieri e per evitare di perdere altri compagni di strada e per ricostruire legami con i mondi da cui ci siamo separati e con il paese reale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-2428 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/03/IMG_5671web.jpg 1555w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Abbiamo bisogno di qualcuno che guidi questo processo di ricostruzione perché crede in questo partito, perché crede nella politica. Non che usi il partito solo per governare. Anche su questo il tuo pensiero è stato chiaro: dobbiamo superare questo peccato originale della coincidenza tra segretario e presidente del consiglio. Perlomeno dobbiamo superare l’automatismo. Ci possono essere condizioni in cui questo è auspicabile, altre in cui non lo è. Se questo partito deve rinascere come agente costruttore di comunità ha bisogno dell’impegno di molti, di un impegno e di competenze diverse, però. Che abbiano come orizzonte l’arco temporale di una generazione e non quella della prossima elezione.</p>
<p>Che bello sarebbe se le persone in difficoltà ci cercassero non perché siamo consiglieri comunali, regionali o ministri… ma perché siamo del PD. Se riconoscessero a questo partito il ruolo di interlocutore per l’emancipazione individuale e collettiva. Ma questa è una sfida che non riguarda il governo, ma la politica: quella a cui siamo condannati perché esseri storici e quindi responsabili di quello che accade e dei mondi che siamo in grado di costruire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei giorni scorsi è mancato uno dei padri storici della sinistra italiana: Alfredo Reichlin.</p>
<p>Nel ricordarlo oggi con voi &#8211; e con questo chiudo vorrei richiamare un passaggio del discorso che Gianni Cuperlo ha fatto per commemorarlo. A un certo punto parlando della visione che Reichlin aveva del rapporto tra sinistra e popolo dice: “la sinistra, come non si è mai stancato di ricordarci, il popolo non l’ha trovato, ma l’ha cercato e costruito”.</p>
<p>Allora io vi chiedo e chiedo a tutti noi: chi stiamo cercando? Quale popolo stiamo costruendo?</p>
<p>Ve lo chiedo davvero: quale popolo cerchiamo quando impostiamo la campagna referendaria su slogan quali “Vuoi meno poltrone? Vota si!” “Vuoi meno politici?”.</p>
<p>Ma la cosa più importante che ci dicono queste parole è la necessità di recuperare una dimensione pedagogica della politica che argini la deriva della democrazia spettacolo che cerca un pubblico, per provare a costruire una comunità di donne e uomini che si riconoscono in qualcosa di più grande e che camminano insieme per realizzarlo perché solo insieme ci si libera.</p>
<p>Di tutto questo non c’è traccia nel partito di oggi: se vogliamo provarci serve un cambiamento. Questa è la posta in gioco. La sfida più grande che abbiamo in vista del 30 aprile è Far passare il messaggio che quello che succede quel giorno non riguarda solo il partito ma il paese intero.</p>
<p>Serve una svolta e noi crediamo che tutto questo sia possibile con Andrea Orlando segretario.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2017/03/30/andrea-orlando-novara-cambiare-pd/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
