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	<title>partecipazione &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>partecipazione &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Una legge per favorire la partecipazione anche in Piemonte: comincia il percorso della Pdl 213</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 10:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte di Legge]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Citizen meeting]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[“Comincia oggi, con le prime determinazioni in commissione che hanno definito le audizioni che si chiuderanno il 4 novembre,  il percorso della proposta di legge per la promozione della partecipazione all&#8217;elaborazione delle politiche regionali e locali. Un testo che, una volta approvato, colmerebbe un gap normativo rispetto ad altre Regioni, allo Stato e all’Unione Europea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Comincia oggi, con le prime determinazioni in commissione che hanno definito le audizioni che si chiuderanno il 4 novembre,  il percorso della proposta di legge per la </span><span style="font-weight: 400;">promozione della partecipazione all&#8217;elaborazione delle politiche regionali e locali. Un testo che, una volta approvato, colmerebbe un gap normativo rispetto ad altre Regioni, allo Stato e all’Unione Europea ma, soprattutto, favorirebbe processi partecipativi per le opere e le iniziative strategiche del nostro territorio” dichiara </span><b>Domenico Rossi</b><span style="font-weight: 400;">, primo firmatario della <a href="http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioProgetto.do?urnProgetto=urn:nir:regione.piemonte;consiglio:testo.presentato.pdl:11;213&amp;tornaIndietro=true">Pdl 213</a>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Si tratta anche di una risposta necessaria alla crisi della rappresentanza e a una società sempre più complessa. L’ho imparato anche nei decenni di impegno nel mondo del terzo settore: <strong>la democrazia non sta in piedi solo sulle regole formali</strong>, ma necessita di impegno diretto, di partecipazione e di condivisione. E perché questo possa avvenire è necessario che le istituzioni amplifichino le occasioni di ascolto e di dialogo” afferma il consigliere Dem. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Sono ormai molti gli esempi in Italia e in Europa che confermano come un processo decisionale partecipato favorisca la buona riuscita di un’opera pubblica, <strong>riducendo i conflitti</strong>, scongiurando contrarietà a posteriori e aumentando il livello di condivisione dei cittadini rispetto alle scelte dei decisori politici” prosegue Domenico Rossi. “Occorre sgombrare il campo dall’ipocrisia del finto ascolto di facciata e attivare modelli capaci di</span><span style="font-weight: 400;"> mettere il decisore pubblico nella condizione di prendere atto degli interessi degli attori coinvolti e dei cittadini così da costruire <strong>un confronto autentico sulla scelta da effettuare</strong> a partire da quelle che hanno un maggiore impatto sociale ed ambientale sulle comunità: pensiamo, ad esempio, ai grandi investimenti sull’edilizia sanitaria o alle opere infrastrutturali. Occorre farlo con metodi e tecniche oramai sostenute da una letteratura importante e affiancati da professionisti.” aggiunge Rossi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Obiettivi che la proposta di legge persegue con una copertura di 390 mila euro nel biennio 2023-2024  per la promozione di specifici strumenti. “Il testo prevede un </span><b>Programma annuale della partecipazione</b><span style="font-weight: 400;">, con cui si identificano le iniziative per le quali si intende attivare il processo, e istituisce il </span><b>Garante dei processi partecipativi</b><span style="font-weight: 400;">, che vigila e supervisiona i diversi progetti coadiuvando la Giunta regionale” spiega il consigliere Democratico. “Si introducono &#8211; prosegue Rossi &#8211;  alcune forme partecipative come il </span><b>Citizen meeting </b><span style="font-weight: 400;">e il </span><b>Town meeting</b><span style="font-weight: 400;">, ma soprattutto il </span><b>Dibattito Pubblico</b><span style="font-weight: 400;">, un istituto fondamentale e sperimentato a livello nazionale e in altri Paesi europei, come la Francia, da oltre vent’anni”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio quest’ultima modalità è stata introdotta all’art. 22 del nuovo Codice dei contratti pubblici, </span><i><span style="font-weight: 400;">Trasparenza nella partecipazione di portatori di interesse e dibattito pubblico</span></i><span style="font-weight: 400;">. “Mi auguro che la maggioranza accetti la sfida di costruire insieme una legge utile e condivisa per il Piemonte” conclude Rossi</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">ricordando alcuni esempi: “A livello locale sono tanti gli esempi di opere su cui avremmo potuto attivare processi partecipativi: penso al progetto della nuova <strong>tangenziale Novara-Vercelli</strong>; al progetto di <strong>raddoppio dello scalo del Boschetto a Novara</strong> con le criticità sollevate dagli abitanti del quartiere San Rocco e non solo, oltre alle perplessità di alcuni operatori del settore. Ma penso anche al <strong>riutilizzo dell’area del vecchio Ospedale Maggiore</strong>”.   </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“La fai la tessera?” Riflessione (mini) tra democrazia e partecipazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 08:51:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[tesseramento]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo nel tempo della crisi della partecipazione, che assume diverse forme. La più evidente è la crescita del fenomeno dell’astensionismo. Vota, oramai, il 50% degli aventi diritto. Ma se osserviamo bene scopriamo anche altri aspetti: in pochissimi si iscrivono ai partiti politici e anche i sindacati non se la passano molto bene. Non fa eccezione nemmeno l’associazionismo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Siamo nel tempo della <strong>crisi della partecipazione</strong>, che assume diverse forme. La più evidente è la crescita del fenomeno dell’astensionismo. Vota, oramai, il 50% degli aventi diritto. </span><span style="font-weight: 400;">Ma se osserviamo bene scopriamo anche altri aspetti: <strong>in pochissimi si iscrivono ai partiti politici</strong> e anche <strong>i sindacati non se la passano molto bene</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Non fa eccezione nemmeno l’associazionismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ questo il tempo dell’indifferenza? O l’indifferenza è solo figlia del nostro tempo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cinque anni fa, Barack Obama, durante il suo ultimo discorso da Presidente degli USA pronunciò le seguenti parole:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">L’America non è fragile. Ma i grandi progressi che abbiamo fatto nel nostro viaggio verso la libertà non sono scontati. Li indeboliamo tutte le volte che permettiamo al dibattito politico di diventare così velenoso che le brave persone decidono di non impegnarsi in politica; così pervaso dal rancore che giudichiamo malevoli gli americani con cui non siamo d’accordo. Li indeboliamo tutte le volte che ci definiamo più americani di altri nostri concittadini; tutte le volte che pensiamo che tutto sia corrotto intorno a noi, e ne incolpiamo i leader politici senza prendere in considerazione il nostro ruolo nell’eleggerli.</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">Sta a tutti noi essere guardiani preoccupati e gelosi della democrazia; abbracciare con gioia questo compito per continuare a migliorare la nostra grande nazione. Perché per tutte le nostre differenze, condividiamo tutti lo stesso titolo: cittadini.</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">In fin dei conti, ce lo chiede la nostra democrazia. Non solo quando c’è un’elezione, ma nell’arco di tutta una vita. </span></i><b><i>Se siete stanchi di discutere con degli sconosciuti su internet, cercate di parlare con qualcuno di persona. Se qualcosa dovrebbe funzionare meglio, allacciatevi le scarpe e datevi da fare. Se siete delusi dai vostri rappresentanti, raccogliete le firme e candidatevi voi stessi. Fatevi avanti, fatevi sotto. Perseverate.</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> Qualche volta vincerete. Altre volte perderete. Presumere che ci sia del buono nel prossimo può essere un rischio, e ci saranno momenti in cui sarete molto delusi. Ma per chi di voi sarà fortunato abbastanza da riuscire a fare qualcosa, da vedere da vicino questo lavoro, lasciate che ve lo dica: può ispirarvi e darvi energia</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bella l’esortazione di Obama. Sostituiamo “America” con “Italia” o con “Europa” e potremmo rivolgerla anche a noi stessi. </span><span style="font-weight: 400;">Ma non è così semplice. Il tempo in cui viviamo è quello in cui fare ciò che ci chiede di fare Obama è particolarmente difficile, perché si scontra con lo spirito dominante del tempo. Per andare in quella direzione occorre fare uno sforzo doppio, che presuppone una consapevolezza… una volta l’avremmo chiamata “contro-cultura”. </span><span style="font-weight: 400;">Il problema è che “<em><strong>la partecipazione stanca</strong></em>”</span><span style="font-weight: 400;">, implica la fatica del rapporto con gli altri in un determinato lasso di tempo. Richiede legame. Ma noi viviamo il tempo in cui il capitalismo ha soppiantato la religione</span><span style="font-weight: 400;">, in cui vige il discorso del capitalista (in cui è l’oggetto da comprare che ci promette la salvezza), nel quale è plasmato l’</span><i><span style="font-weight: 400;">homo consumens</span></i><span style="font-weight: 400;">, che vive sempre di più </span><i><span style="font-weight: 400;">onlife</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>La partecipazione che ha dato vita alle nostre democrazie</strong>, e di cui esse si nutrono, è figlia di un altro tempo storico. Il nostro non plasma militanti, ma consumatori. </span><span style="font-weight: 400;">Lo aveva colto con estrema lucidità anche Pier Paolo Pasolini quando descriveva il “nuovo fascismo”, che alimenta una visione solo cinica della vita, dominata dal mito del consulo e privo di ideali, e in “Il PCI ai giovani!”, dopo gli eventi di Valle Giulia, esortava i giovani con queste parole:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>Ma andate, piuttosto, figli, ad assalire Federazioni!</em></span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Andate a invadere Cellule!</span></em></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Andate ad occupare gli uffici </span><span style="font-weight: 400;">del Comitato Centrale! </span></em></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">Andate, andate </span></em><span style="font-weight: 400;"><em>ad accamparvi in via delle Botteghe Oscure!</em>”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può dire ogni male possibile della politica e dei partiti. Spesso si può anche avere ragione facendolo. Ma questo non risolve il problema di come tenere in vita le nostre fragili democrazie. Ogni cittadino fa bene ad esigere il massimo possibile dalla “politica”, ma non può e non deve dimenticare che essa non è un’entità astratta che vive di luce propria, ma una dimensione della nostra società, che, come tutte le altre, dipende da chi vi prende parte, dal tempo che ad essa viene dedicata e agli investimenti messi in campo per farla funzionare. <strong>Immaginiamoci una squadra di calcio nella quale i più bravi non vogliono giocare, allenata da una persona priva di capacità ed esperienza e nella quale la società non investe risorse. In quale campionato potrà giocare? Quali obiettivi potrà raggiungere?</strong><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se ciascuno cerca soluzioni per sé, nella convinzione diffusa che la differenza la farà il denaro che riusciremo a possedere, in una società sempre più connessa, ma atomizzata, e sempre meno persone ritengono che valga la pena investire la propria vita in una dimensione pubblica e di emancipazione collettiva, è chiaro che <strong>la “politica” non giocherà in Champions</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo trovare il modo di passare dalla lamentazione alla responsabilità, saper rileggere gli ultimi decenni, caratterizzati anche da un’antipolitica che non ha fatto altro che peggiorare le cose, e trovare il modo di restituire valore e dignità a una dimensione necessaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le questioni sono complesse, ma anche semplici: <strong>alle cose che riteniamo importanti dedichiamo tempo, energie e denaro</strong>. Non possiamo lamentarci di qualcosa a cui nessuno dedica più nulla. </span><span style="font-weight: 400;">Ma la democrazia non si può comprare. Senza partecipazione muore. Come dice Bobbio, essa “non tollera gli assenti”. </span><span style="font-weight: 400;">Anche il voto, senza altre forme di partecipazione, rischia di ricadere nella dinamica del consumo. Ma non è sufficiente: il voto ha bisogno delle altre forme di partecipazione attiva dei cittadini. </span><span style="font-weight: 400;"><strong>E’ questo il motivo per cui ancora oggi vale la pena iscriversi a un partito, partecipare alla sua “difficile” vita interna, cercare di capirne i meccanismi, di influenzare la selezione della classe dirigente. E lo stesso vale per le organizzazioni sindacali e le associazioni</strong>. Superando la logica dell’esperienza di consumo relazionale o di servizi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo so che <strong>è difficile</strong>. Ma non ricordo un tempo in cui sia stato particolarmente facile. Intere generazioni hanno sacrificato le proprie vite per costruire le società in cui oggi viviamo. Oggi sta a noi trovare il modo. E’ l’unica strada, credo, su cui fondare le richieste, legittime, di una politica migliore, capace di rispondere alle necessità dei più fragili. </span><span style="font-weight: 400;">Il resto appartiene al registro delle lamentazioni, ma non produce nulla di positivo, se non una giustificazione per il nostro mancato impegno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Io la tessera al PD la faccio per questi motivi. La fai anche tu?</strong> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Puoi farlo online cliccando su questo link: <a href="https://tesseramento.partitodemocratico.it/">tesseramento.partitodemocratico.it</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una democrazia senza cittadinanza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 13:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la </span><b>rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria</b><span style="font-weight: 400;">. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista nulla di più grave, perché un astensionismo di questo tipo non è solo </span><b>quantitativo</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche </span><b>qualitativo </b><span style="font-weight: 400;">e ci consegna delle istituzioni deboli, impossibilitate ad interpretare la volontà popolare e la mediazione tra i diversi interessi presenti nella società: istituzioni indebolite nella loro legittimità. Come si esprimerà il conflitto sociale in una situazione del genere? Si cercheranno strade fuori dalle istituzioni e fuori dalla politica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è pericoloso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I primi commenti, tra ieri notte e questa mattina, si dividono tra chi “vincitori morali”, “prime forze del paese” e scaricabarile (perché è sempre responsabilità degli altri). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io vedo un paese sconfitto, incapace di farsi carico della responsabilità del proprio futuro, con una classe politica che rischia di passare il tempo a guardare il dito e non la luna.</span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il risultato di queste elezioni mi spinge a riprendere alcuni ragionamenti sul tema della partecipazione politica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tesi è semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da alcune domande: a che cosa servono i governi e più in generale le istituzioni? Perché siamo arrivati a questo tipo di organizzazione della convivenza sociale e politica? Cercando di dirlo nella maniera più semplice possibile, possiamo affermare che nella storia si è reso necessario, in ogni epoca e in ogni contesto, il superamento (anche temporaneo) del conflitto degli interessi dei diversi gruppi in gioco in una data comunità, in vista di un interesse condiviso o comune, che superi e medi tra i diversi interessi di parte, al fine di evitare il conflitto perenne e garantire la convivenza pacifica dei diversi attori e gruppi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ il concetto stesso di </span><i><span style="font-weight: 400;">res publica</span></i><span style="font-weight: 400;"> che impone il superamento degli interessi particolari (di un singolo o di una comunità ristretta) a favore del bene comune e quindi dell’interesse generale. Chi è al potere e  applica questa logica può essere definito ‘Statista’, mentre chi insiste nel perseguire logiche ‘particolari’ e di corto respiro non è altro che un politico miope.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne vediamo tanti tutti i giorni, purtroppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra storia ci ha portato a individuare nel sistema della democrazia rappresentativa, il modello e il metodo migliore (almeno fino a oggi), con i quali costruire e gestire questo equilibrio. In altri momenti storici e in altri contesti (anche odierni) sono in vigore altri modelli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel modello della democrazia rappresentativa i partiti, e in particolare i partiti di massa, hanno fatto sì che il suffragio universale, faticosamente conquistato, trovasse una strada concreta e storica di applicazione. </span><span style="font-weight: 400;">Senza di essi sarebbe restato un diritto sulla carta e l’occidente avrebbe continuato a essere governato da oligarchie borghesi o aristocratiche. </span><span style="font-weight: 400;">Solo con il faticoso processo che vide le masse finalmente partecipare al meccanismo di selezione della classe dirigente e alla elaborazione delle scelte politiche ai diversi livelli la democrazia rappresentativa è diventato il sistema che ha garantito libertà, crescita, coesione sociale e, novità assoluta, la partecipazione delle classi subalterne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa dà fondamento all’autorità? Alle istituzioni? Se in un sistema monarchico è la dinastia o il diritto divino e in quello oligarchico è l’appartenenza a un determinato gruppo, in democrazia è la rappresentatività del più alto numero di cittadini possibile. È questo l’elemento cruciale. Quale differenza c’è tra un’oligarchia e una democrazia rappresentativa (diversa dalla democrazia diretta)? Nella prima i pochi governano in quanto appartenenti a un gruppo, mentre nella seconda perché rappresentano un elevato numero di cittadini. Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l’interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l’elemento che costituisce il cuore dell’insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L’assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’astensionismo, soprattutto quando raggiunge livelli significativi è da inquadrarsi in questo ragionamento. Non può assolutamente essere interpretato come secondario. Se aumentano sempre di più le persone che decidono di non andare a votare, se il rapporto tra i cittadini e chi si candida a fare da intermediario tra questi e le istituzioni (i partiti), si incrina al punto tale da arrivare quasi ad annullare la fiducia, siamo di fronte a un problema che riguarda i fondamenti del vivere comune in un sistema democratico. Si mette in discussione la base che sostiene le istituzioni. È come se dovessimo costantemente adeguarci a scelte imposte da “estranei”… non lo faremo volentieri, soprattutto se implicheranno sacrifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa, perchè quando il livello di conflittualità sociale si alza e le istituzioni sono fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari. E le guerre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, “come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini” deve diventare la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che de, oggi più che mai, essere inclusiva e democratica. Dobbiamo cercare di capire le ragioni profonde di quanto sta succedendo, di questo ritiro della cittadinanza e darci come priorità l’aumento di partecipazione alla vita politica del paese della maggioranza dei cittadini. Per fare questo serve un orizzonte di medio-lungo periodo e il recupero della dimensione pedagogica della politica, nella consapevolezza che la sinistra “il popolo non l’ha trovato, ma lo ha costruito”. Resta da comprendere come si possa ri-costruire </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> questo legame. Un </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> caratterizzato dalla spettacolarizzazione, dall’ iperconsumo delle esperienze e dalla virtualizzazione operata dalla pervasività dei social network. A me basterebbe vedere che la domanda fosse accolta e che mentre si cerca di vincere le singole competizioni elettorali (come è giusto che sia), nello stesso tempo si pongano le basi per processi costruttivi, volti a mettere insieme le forze politiche di centro-sinistra e il ceto politico con un “popolo” da costruire. </span></p>
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		<title>Rafforzare la politica per migliorare la società</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 23:05:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright  wp-image-181" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Domenico Rossi" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post.jpg" alt="Mimmo" width="389" height="461" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post.jpg 1000w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post-253x300.jpg 253w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post-768x910.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/02/Mimmo-sito-post-700x830.jpg 700w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></a>Perché?<br />
</strong>Da quando ho deciso di portare il mio impegno in politica ho dovuto più volte rispondere a questa domanda. E la risposta mi è venuta dal profondo: perché, come diceva don Primo Mazzolari, che senso ha avere le mani pulite se si  tengono in tasca?</p>
<p>Io, per la verità, le mani in tasca non lo ha mai tenute e insieme a tanti compagni di viaggio le ho usate per costruire azioni e percorsi che dessero fiato alla speranza, per migliorare, con giovani, adulti, associazioni e istituzioni, la comunità in cui viviamo.</p>
<p>L’ho fatto con il mio lavoro, occupandomi di lotta alla dispersione scolastica e inserimenti lavorativi in particolare con adolescenti e fasce deboli; con Libera sul fronte dell’antimafia impegnandomi sui temi dell’educazione dei più giovani, delle mafie al nord, delle ecomafie e del ciclo del contratto pubblico; con Sermais nel campo delle politiche sociali e con la scuola di politica “Imparare democrazia”.</p>
<p>Il mio impegno è cresciuto negli anni e con esso una consapevolezza nuova: tutto questo da solo non è sufficiente. Si corre il rischio di rendere vani gli sforzi. È necessaria anche una buona politica per spostarsi finalmente dalla cura degli effetti all’eliminazione delle cause. Come spostare l’attenzione dal cercare di sistemare un vestito rotto a evitare che si strappi nuovo. In questo senso vedo la necessità, per questo Paese, di una politica capace, credibile, aperta alla società che vuole servire governando. La mia candidatura significa questo: continuare a praticare la grammatica del cambiamento su un altro campo di gioco, consapevole che non esiste lotta alle mafie, alla corruzione senza una buona politica, come non esiste, senza di essa, lo sradicamento delle povertà e la lotta alle ingiustizie.</p>
<p>Provo a fare tutto questo con il Partito Democratico. Credo esso sia un’opportunità per il nostro paese, un&#8217;opportunità da costruire. Si tratta dell’unico grande partito che ci permette, come semplici cittadini, di aspirare ad amministrare le nostre comunità locali e ad agire, allo stesso tempo, un ruolo in Europa a partire da quella tradizione socialdemocratica che mette insieme il rispetto dei diritti dell’uomo con lo sguardo a chi viene lasciato indietro.</p>
<p>Ritengo sia responsabilità di tutti coloro che se la sentono contribuire a restituire credibilità alla politica anche attraverso l’impegno nei partiti e nelle istituzioni: è nel Partito Democratico che ho trovato questa possibilità.</p>
<p>Non è mia abitudine promettere: io posso solo dire di guardare al mio percorso, al mio modo di essere. Posso però garantire il mio impegno per portare nel partito e nelle istituzioni i valori, i progetti, le sfide e i metodi del mondo dal quale provengo e per i quali mi sono battuto fino a oggi. Mi impegno a non promettere nient’altro se non onestà, competenza e partecipazione. E a essere quello che sono sempre stato.</p>
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