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	<title>Parigi &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<title>Parigi &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Pubblicato il bando per la manifestazione di interesse per il riuso sociale del Castello di Miasino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2017 13:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1680" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-1680" class="size-medium wp-image-1680" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo-300x300.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo-150x150.jpg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo-768x768.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo-700x700.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/io-parlo.jpg 973w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-1680" class="wp-caption-text">Un momento della cerimonia di riconsegna del castello</p></div>
<p>Ancora un passo avanti, ancora un passo verso il traguardo: oggi, giovedì 12 gennaio 2017, è stato pubblicato sul sito di Regione Piemonte l&#8217;avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse per la concessione in uso del Castello di Miasino. Allora non possiamo fermarci, l&#8217;ho detto durante la <a href="http://domenicorossi.eu/2016/02/23/il-castello-di-miasino-passa-alla-regione-piemonte-una-vittoria-della-legalita/">cerimonia</a> di consegna del Castello alla Regione Piemonte da parte dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati nel febbraio 2016, e lo ribadisco oggi: dopo che la società ha stimolato le istituzioni, ora la palla torna indietro, in un cerchio che deve chiudersi virtuosamente. Con un castello restituito alla collettività, riutilizzato socialmente. Perché l’ultimo pezzo di questo viaggio ha bisogno proprio della partecipazione collettiva e solidale del popolo, dei cittadini.</p>
<p>Ora tocca alla comunità accettare la sfida lanciata dalle istituzioni: servono le idee, il coraggio e l&#8217;organizzazione delle migliori forze del territorio per raccoglierla. E&#8217; tempo di lanciare la volata finale, che consiste nel progetto di riutilizzo sociale del bene che, solo così, si trasformerà da “luogo della resa” a “luogo del riscatto” civile e morale.</p>
<p>Ringrazio il Presidente <strong>Sergio Chiamparino</strong> e la Giunta. Quando, nei primi mesi del mio mandato, ho portato il “caso” Miasino all&#8217;attenzione dell&#8217;esecutivo la risposta è stata tempestiva e puntuale su un tema per troppo tempo trascurato. In particolare gli assessori <strong>Reschigna</strong>, <strong>Ferrari</strong> e <strong>Parigi</strong>, che con i loro uffici hanno individuato gli obiettivi del riuso e predisposto il bando.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.regione.piemonte.it/bandipiemonte/cms/avvisi/avviso-pubblico-la-raccolta-di-manifestazioni-di-interesse-la-concessione-uso-del-castello-di">qui</a> per leggere il bando pubblicato sul sito di Regione Piemonte</p>
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		<title>Un passo dopo l&#8217;altro verso il riuso sociale del Castello di Miasino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 10:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Ferrari]]></category>
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		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1011" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/03/miasino-300x235.jpg" alt="_miasino" width="300" height="235" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/03/miasino-300x235.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2015/03/miasino.jpg 330w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il 23 marzo 2015 la Regione Piemonte formalizzava, all&#8217;Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), la volontà di acquisire al patrimonio regionale il Castello di Miasino. Un anno più tardi, il 23 febbraio di quest&#8217;anno, il bene veniva consegnato ufficialmente alla Regione Piemonte. Ieri con la delibera di giunta, presentata dagli assessori Reschigna, Ferrari e Parigi, si compie un altro importante passo verso il riuso sociale del Castello di Miasino. L&#8217;esecutivo ha, infatti, individuato gli obiettivi regionali concernenti l&#8217;utilizzo del Castello di Miasino.</p>
<p>Il documento determina che il riuso sociale del bene dovrà prevedere un’attenzione particolare alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini attraverso l&#8217;inserimento lavorativo, in attività diverse (agricole, industriali, commerciali, turistiche, culturali o di servizi), di persone svantaggiate, ma anche all’occupazione lavorativa di giovani e persone escluse dal mercato del lavoro alle migliori condizioni economiche, sociali e professionali e infine al legame con il territorio, a un equilibrato rapporto con lo Stato e le Istituzioni pubbliche e private del territorio.</p>
<p>Il concessionario sarà selezionato mediante selezione pubblica, che dovrà privilegiare le ipotesi progettuali tese al miglioramento e allo sviluppo del bene, e individuato tra comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali</p>
<p>organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti, associazioni di protezione ambientale. Tali soggetti potranno partecipare alla selezione con progetti articolati su specifici ambiti, quello culturale, quello turistico-ricettivo e quello ludico-ricreativo.</p>
<p>La Regione si è quindi messa nelle condizioni di predisporre il bando per la gestione del bene, ora spetta alle associazioni e alle migliori forze del territorio proseguire il lavoro di confronto e partecipazione al fine di dar vita ad una progettualità che davvero sappia trasformare un “luogo della resa” in un “luogo del riscatto” civile e morale della nostra comunità.</p>
<p><a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/04/DGR_MIASINOBT_miasino_-obiettivi-dgr-3.doc" target="_blank">Clicca qui per leggere la Delibera di Giunta</a></p>
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		<title>Pensieri parigini</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/11/14/pensieri-parigini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 22:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ISIS]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Come tutti anche io sono molto turbato da quanto accaduto ieri notte a Parigi. Il miscuglio di emozioni negative che suscita il terrorismo è particolare, diverso da altri eventi drammatici che pure siamo spesso chiamati ad affrontare. Terrore, paura… insicurezza. Ho ascoltato e letto le reazioni: dalla paura, allo sdegno, all’odio…. C’è chi sa cosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/11/parigi1.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1411" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/11/parigi1-300x300.jpg" alt="parigi1" width="300" height="300" /></a>Come tutti anche io sono molto turbato da quanto accaduto ieri notte a Parigi. Il miscuglio di emozioni negative che suscita il terrorismo è particolare, diverso da altri eventi drammatici che pure siamo spesso chiamati ad affrontare. Terrore, paura… insicurezza.</p>
<p>Ho ascoltato e letto le reazioni: dalla paura, allo sdegno, all’odio…. C’è chi sa cosa dice, chi, purtroppo, non perde occasione per strumentalizzare alimentando le disgregazioni esistenti.</p>
<p>Sento il bisogno anche io di provare a mettere in fila alcuni pensieri che da ieri sera affollano la mia testa.</p>
<p>Viviamo in quella che è stata definita l’era planetaria dove la caratteristica principale è l’interconnessione tra le diverse parti e i diversi eventi del mondo. Per migliaia di anni, nella storia dell’umanità, ciò che avveniva in Africa o in Asia non aveva alcun risvolto in Europa o tantomeno in ciò che oggi chiamiamo America. Le cose sono cambiate, e di molto, con l’intensificazione degli scambi commerciali prima, e con l’avvento della mondializzazione poi. Immediatamente ciò che prima era separato, lontano è diventato vicino e collegato. Cambia tutto. E non ce ne accorgiamo, non nella nostra vita quotidiana e nei nostri discorsi ordinari, dove questo fa fatica a diventare presupposto… Abbiamo sempre bisogno di ricordarcelo. E’ la guerra a ricordarci come stanno le cose, una guerra che è cambiata nelle modalità e nelle forme. Molto lucidamente, più di quanto all’epoca comprendemmo, il Papa la definì (e lo ha ribadito commentando i fatti di ieri sera) la terza guerra mondiale. Questa volta, però, è mondiale in un senso diverso: non perché  a catena coinvolge sempre più stati che entrano in guerra l’uno contro l’altro, ma perché mette in correlazione diretta i molteplici conflitti aperti nelle diversi parti del pianeta. Siamo lontani anni luce dagli anni ’90 quando l’occidente poteva immaginare di portare avanti la destituzione di Saddam Hussein senza immaginare conseguenze immediate sul proprio territorio. Oggi non è così: chi sparava ieri notte a Parigi, oltre a inneggiare al proprio Dio, diceva freddamente che agiva per vendetta nei confronti dei fratelli siriani. Questo è possibile solo oggi, in questa epoca, almeno nelle forme e modalità assunte, diventate tali da destabilizzare il nostro stile di vita.<br />
Se siamo in guerra, però, la prima cosa da fare è capire chi è il nemico, chi ci sta attaccando. E’ una sciocchezza immaginare che il nemico sia l’Islam, un errore afferente i tipi logici: sarebbe come dire che tutti i cattolici sono lefebvriani o che tutti gli ebrei sparsi sul pianeta negli anni ’30 del XX secolo appartenessero all’organizzazione Irgun. L’ISIS rappresenta una gruppo all’interno del mondo musulmano. Se vogliamo affrontarlo e sconfiggerlo sarà necessario identificarlo con chiarezza da un punto di vista militare e comprendere su quali basi cerca di allargare il proprio consenso all’interno del mondo musulmano più allargato. E mentre si agisce sul versante militare agire contemporaneamente sul piano politico per eliminare le possibili cause di allargamento del consenso. Se guardiamo alla storia dei terrorismi vediamo con chiarezza che essi sono terminati quando insieme a un’efficace azioni militare si sono esaurite le cause politiche che li avevano generati. Si pensi, solo per fare degli esempi, alle Brigate Rosse in Italia, all’IRA in Irlanda o alle mafie. Senza un’azione politica, la sola azione militare rischia anche di essere controproducente e di alimentare la forza simbolica delle organizzazioni terroristiche. Esse vanno battute prima di tutto sul versante simbolico e politico svuotando il loro potenziale di consenso e reclutamento.<br />
Allora mentre si elabora una strategia militare, sarebbe meglio cominciare a chiedersi seriamente quali sono le conseguenze degli interventi occidentali nel resto del mondo, smettere di esportare conflitti e armi, sostenere i gruppi pacifici che sono portatori di istanze di cambiamento e corroborare tutte le alleanze e i dialoghi possibili con i mussulmani che hanno scelto la via della convivenza, che sono la maggior parte, come tutti coloro che sono scesi in piazza oggi nel mondo e che hanno dichiarato not in my name. Non sconfiggeremo i terroristi se prima non li avremo isolati.</p>
<p>In tutto questo credo sia necessario guardare con attenzione allo sviluppo della tecnologia e dei social network (che porta con sé tante cose positive) almeno per quanto riguarda due aspetti. Il primo è quello della possibilità offerta di comunicare e di collegare luoghi del mondo con estrema facilità. Dall’operazione effettuata nei giorni scorsi dai Ros italiani, che ha portato all’arresto di presunti terroristi che progettavano attentai in Italia, si evince l’esistenza di un’università telematica online, dove i terroristi dovevano formarsi sostenendo dei regolari esami. Non è sufficiente essere pronti a farsi saltare in aria per appartenere a una cellula terroristica: occorre condividere una visione, dei saperi. Lo stato attuale delle nostre tecnologie permette di collegare migliaia di persone con una facilità e immediatezza tali che anche solo 15 anni fa erano impensabili. Al di là delle considerazioni sui nostri apparati di sicurezza e di intelligence, figli di un’altra epoca e in forte difficoltà ad affrontare questa nuova situazione, credo che il rischio più grande, e questo è il secondo aspetto di cui parlavo, è quello relativo al simbolico, alla creazione di quelle identità collettive che costituiscono al struttura della storia. Chi sono io? A quale gruppo appartengo? Alla famiglia, alla tribù, alla città, alla classe sociale, alla nazione…? Che cosa consente, rende possibile la contrazione di tempo e spazio derivanti dalla rivoluzione dei trasporti delle comunicazioni? Quale nuovo mondo, diverso da quello di prima abitiamo? Per costruire identità collettive servono: condivisione del luogo, condivisione del linguaggio, condivisione dei valori. Per fare questo, fino a pochi anni fa, occorreva vivere in prossimità. Per esportare o diffondere delle idee o dei valori servivano anni, generazioni… Oggi tutto questo avviene in tempi e spazi profondamente ravvicinati. Ecco l’interconnessione profonda, la nuova struttura, che manda all’aria tutto ciò a cui siamo abituati e che ci portiamo dentro anche come categorie interpretative della realtà. Non esistono più conflitti locali: potenzialmente ogni conflitto locale è globale. La peculiarità di quanto avvenuto ieri a Parigi, dal mio punto di vista, è in questo passaggio che ho provato a descrivere. Non esiste guerra all’ISIS che può avvenire solamente in Siria o in Iraq… semplicemente perché l’ISIS non è solo lì: è anche a Parigi, a Londra, a Roma… Perché oggi le distanze (rassicuranti) a cui siamo abituati semplicemente non esistono più.<br />
E tutti coloro che invocano chiusure e difese semplicemente ignorano che o saremo in grado di affrontare questa guerra con i nuovi presupposti e con relativi nuovi strumenti oppure semplicemente ci condanneremo da soli a vivere nella paura e nel terrore perché i fenomeni a cui assistiamo non dipendono solo dalla follia terroristica di alcuni uomini, ma dalle possibilità che il mondo che abbiamo creato e in cui viviamo, dà a questa follia. Che ha forze e possibilità inedite.</p>
<p>C’è poi il circolo vizioso in cui rischiamo di infilarci come occidente, dove ogni nazione, proprio perché spaventata, tende a chiudersi e a rifugiarsi nell’innalzamento di barriere e muri. Questa per alcuni può sembrare una soluzione diventerà sempre di più parte del problema, soprattutto se contestualmente dovesse esserci un disinvestimento nei confronti delle istituzioni internazionali.<br />
Spesso si cita Samuel Hungtington con riferimento al suo “Scontro di civiltà” (spesso frainteso). Ritengo molto più interessante, invece, per quanto sta accadendo le tesi che egli propone in Ordine politico e mutamenti sociali. Qui, semplificando molto, si afferma che non esiste correlazione diretta tra un certo tipo di condizioni socio-economiche e la stabilità politica, e, soprattutto, che il processo di cambiamento socio-economico porta con sé destabilizzazione politica. Solo istituzioni forti sono in grado di evitare il disordine. Dove per forza si intende la capacità di governo, di governare. Su questo c&#8217;è il discrime fondamentale dei governi. E’ sulla capacità di governare non sulla forma del governo. Essere capaci di aver dente sulle società. Di coinvolgerle nelle istituzioni politiche. Di Arrivare ai comportamenti sociali e regolarli.<br />
Noi oggi siamo di fronte a processi di cambiamento planetari che stiamo affrontando con istituzioni internazionali debolissime, che non hanno alcuna capacità di coinvolgere e regolare i comportamenti collettivi. Mentre “le forze del disordine” si muovono a livello planetario noi pensiamo di uscirne rifugiandoci nella nazione. In questa maniera saremo vittime del disordine. Al contrario, credo, dovremo essere capaci di rafforzare, o creare ex novo se necessario, istituzioni capaci di agire, con sempre più forza a livello planetario.</p>
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