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	<title>libera &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<title>libera &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Mafie al Nord: Su delibera del CSM condivido le preoccupazioni di Libera, non abbassiamo la guardia</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:11:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-7769 size-medium" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/06/mafienord-240x300.jpeg" alt="" width="240" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/06/mafienord-240x300.jpeg 240w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/06/mafienord-560x700.jpeg 560w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/06/mafienord-768x960.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2026/06/mafienord.jpeg 1152w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" />“Condivido le preoccupazioni espresse da Libera in merito alla recente delibera del Consiglio Superiore della Magistratura che individua undici Procure distrettuali situate nelle aree considerate a più alta densità mafiosa, tutte concentrate al sud, per favorire la nomina di magistrati con specifica esperienza antimafia. Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura c’è un rischio concreto che passi un messaggio sbagliato: quello secondo cui le mafie sarebbero ancora oggi prevalentemente un problema del Sud del Paese”. Lo dichiara Domenico Rossi, presidente della Commissione Legalità del Consiglio regionale del Piemonte ricordando il presidio organizzato proprio da Libera davanti al Palazzo di Giustizia di Torino per tenere alta l&#8217;attenzione sulle mafie in Piemonte .<br />
“Da anni istituzioni, associazioni, magistratura e forze di polizia lavorano per superare un pregiudizio di natura culturale che per anni ha relegato le mafie al Sud: decine di inchieste e diversi studi hanno dimostrato che le organizzazioni mafiose non conoscono più confini geografici e rappresentano un problema dell’intero Paese oltre che un fenomeno ormai internazionale. Proprio per questo occorre prestare attenzione a ogni scelta che possa essere interpretata come un ridimensionamento della presenza mafiosa nelle regioni del Nord” spiega Rossi.<br />
“Il Piemonte &#8211; prosegue il presidente della commissione legalità &#8211; conosce bene questa realtà. Numerose indagini e sentenze hanno certificato nel tempo il radicamento delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio, dimostrando come le mafie abbiano saputo infiltrarsi nell’economia e nel tessuto sociale ben lontano dalle aree tradizionalmente considerate di origine.”<br />
Ma il tema non riguarda soltanto la percezione del fenomeno. “Se dovesse affermarsi, anche indirettamente, l’idea che al Nord le mafie siano marginali o poco incisive, il rischio è che nel tempo possano indebolirsi anche l’attenzione istituzionale, gli organici e gli strumenti destinati al contrasto, sia sul versante della magistratura sia su quello delle forze dell’ordine. Sarebbe un errore grave che il nostro Paese non può permettersi” conclude Rossi.</p>
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		<title>12.000 cittadini e 17 Comuni tra cui Cureggio chiedono alla Regione una nuova legge sul GAP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 11:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono 12.000 le firme raccolte per una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico e consegnate oggi a Palazzo Lascaris da una importante rappresentanza di associazioni e comuni. “A distanza di un anno dall’approvazione della legge 19, che abrogava quella in vigore aumentando l’offerta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Sono 12.000 le firme raccolte per una proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico e consegnate oggi a Palazzo Lascaris da una importante rappresentanza di associazioni e comuni.</p>
<p dir="ltr">“A distanza di un anno dall’approvazione della legge 19, che abrogava quella in vigore aumentando l’offerta di gioco sul territorio, si apre un nuovo spiraglio per regolamentare il settore e ridurre l’offerta di gioco. E’ ormai chiaro a tutti, infatti, che solo riducendo l’offerta di gioco il fenomeno può essere tenuto sotto controllo” dichiara il vicepresidente della Commissione Sanità.</p>
<p dir="ltr">Il relatore della legge 9/2016 torna sui risultati della norma cancellata dal centrodestra nel luglio dello scorso anno. “La legge regolava un settore cresciuto enormemente negli ultimi anni e, senza bloccarlo, portava un sensibile beneficio in termini di salute per i cittadini piemontesi. Ce lo dicono i numeri. Tra il 2016 e il 2019, infatti, i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6%: quante altre persone e famiglie avremmo potuto aiutare se la legge non fosse stata abrogata? Per non parlare della riduzione del gioco fisico o delle perdite diminuite del 16,5% nel periodo di applicazione in Piemonte contro la media italiana dello 0,9%”.</p>
<p dir="ltr">“Per questo &#8211; prosegue il consigliere Dem &#8211; ringrazio i volontari di Libera e di tutte le realtà aderenti alla petizione per il grande lavoro, ma anche i Sindaci e le amministrazioni di tutti i colori politici che hanno deciso di approvare una delibera a sostegno della proposta di legge popolare, senza dimenticare gli autenticatori”. Tra i 17 Comuni piemontesi (Torino, Avigliana, Baveno,&nbsp; Candelo, Cavagnolo, Chivasso, Cureggio, Domodossola, Gravellona Toce, Grugliasco, Mongrando, Nichelino, Pollone, San Mauro Torinese, Verrone, Vigliano biellese, Villastellone) che danno voce a circa un milione di piemontesi, anche quello di Cureggio. “La norma attualmente in vigore &#8211; spiega il primo cittadino Angelo Barbaglia &#8211; costituisce un passo indietro nella prevenzione del GAP e ci lascia con le armi spuntate su un fronte che meriterebbe grande attenzione. Cancellando la legge del 2016 non si sono considerati i costi sociali causati dalla diffusione del gioco, quei costi che quotidianamente ricadono sulle amministrazioni locali e sui servizi sociali”.</p>
<p dir="ltr">La legge di iniziativa popolare riapre la partita. “La mobilitazione di sindaci, associazioni, cittadini&nbsp; non può lasciare indifferente la maggioranza regionale che fino ad oggi ha scelto di tutelare gli interessi, del tutto legittimi, del settore del gioco mettendo in secondo piano però la salute dei piemontesi. Mi auguro sapranno ascoltare la voce di migliaia di cittadini. Si tornerà in aula e saremo nuovamente pronti a portare avanti questa battaglia di civiltà e giustizia” conclude il consigliere regionale.</p>
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		<title>Uniti contro le mafie dal 21 marzo in poi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 13:20:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Ogni anno ricordiamo questi nomi, uno ad uno, perché non c&#8217;è giustizia senza verità, perché ricordando le vittime delle mafie proseguiamo con impegno la strada verso un Paese libero da malaffare e ingiustizie”. Il Consigliere Regionale e vicepresidente della  Commissione Regionale di promozione della cultura della legalità e del contrasto ai fenomeni mafiosi, Domenico Rossi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2774" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1-300x200.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1-768x512.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1-700x467.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1-272x182.jpeg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/21-marzo-Saluzzo-1.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />“Ogni anno ricordiamo questi nomi, uno ad uno, perché non c&#8217;è giustizia senza verità, perché ricordando le vittime delle mafie proseguiamo con impegno la strada verso un Paese libero da malaffare e ingiustizie”.<br />
Il Consigliere Regionale e vicepresidente della  Commissione Regionale di promozione della cultura della legalità e del contrasto ai fenomeni mafiosi, Domenico Rossi, era oggi, in rappresentanza del Consiglio Regionale, a Saluzzo, località scelta da Libera Piemonte per la </span><a href="http://liberapiemonte.it/2018/01/12/saluzzo-21-marzo-terra-solchi-di-verita-e-giustizia/"><i><span style="font-weight: 400;">XXIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafie</span></i></a><span style="font-weight: 400;">. “E’ sempre una grande emozione &#8211; aggiunge Rossi &#8211; vedere tante persone riunite in un abbraccio ideale ai familiari delle vittime, soprattutto per i molti che non conoscono la verità sulla sorte dei propri cari. Una testimonianza che tiene vivi i nomi e i cognomi che vengono recitati in tante città italiane ogni 21 marzo”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un elenco che ricorda come l’impegno non può venire meno e debba crescere ancora di più la consapevolezza tra i cittadini e nella comunità. “A ciascuno di noi &#8211; conclude Rossi &#8211; spetta la propria parte a partire dalle scelte di ogni giorno; alla Politica la responsabilità di restituire alla gente quei diritti che invece la mafia offre come favori: per vincere la guerra contro le mafie l’arma più potente è quella della giustizia”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una giornata che non si esaurisce con la lettura dei nomi, bensì prosegue con una serie di seminari di approfondimento e confronto. “Ho risposto all’invito di Libera e Avviso Pubblico per parlare della <a href="http://domenicorossi.eu/2016/04/26/approvata-la-legge-regionale-sul-gioco-dazzardo-patologico/">legge regionale 9/2016</a> nel momento dedicato al <strong>gioco d’azzardo patologico</strong> e alle sue ricadute sociali” spiega il consigliere Rossi. “E’ importante &#8211; aggiunge il consigliere Democratico &#8211; che proprio Libera Piemonte si intervenuta a difesa dei principi della legge regionale in un momento in cui si sono moltiplicate resistenze e pressioni volte alla modifica della norma (<a href="http://domenicorossi.eu/2018/02/20/gap-inutile-continuare-tirare-la-giacca-presidente-chiamparino/">leggi qui</a> le mie considerazioni): la politica non può inseguire le richieste, seppur legittime, di portatori di interessi economici particolari. Al contrario, tra i diversi interessi in gioco, deve trovare una mediazione che metta al centro il bene comune, a partire dalla tutela dei più fragili”.</span></p>

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		<title>Beni confiscati e il caso del testimone Mauro Esposito oggi in Commissione Legalità</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2016/07/25/beni-confiscati-e-il-caso-del-testimone-mauro-esposito-oggi-in-commissione-legalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 16:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[commissione]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Esposito]]></category>
		<category><![CDATA[pino masciari]]></category>
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					<description><![CDATA[Doppio sessione, questa mattina, per la Commissione Legalità del Consiglio regionale. Nella prima parte della mattinata è continuato il confronto dei commissari con gli uffici della Giunta sul tema dei beni confiscati presenti in Regione Piemonte. I funzionari del Gabinetto della Presidenza e dell’ufficio Patrimonio hanno relazionato sullo stato dei beni assegnati o gestiti direttamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1620 alignleft" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2016/02/7473209-kkaD-U10202464667525q3E-568x320@LaStampa.it_-300x169.jpg" alt="7473209-kkaD-U10202464667525q3E-568x320@LaStampa.it_" width="300" height="169" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/7473209-kkaD-U10202464667525q3E-568x320@LaStampa.it_-300x169.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/02/7473209-kkaD-U10202464667525q3E-568x320@LaStampa.it_.jpg 568w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Doppio sessione, questa mattina, per la Commissione Legalità del Consiglio regionale.<br />
Nella prima parte della mattinata è continuato il confronto dei commissari con gli uffici della Giunta sul tema dei beni confiscati presenti in Regione Piemonte. I funzionari del Gabinetto della Presidenza e dell’ufficio Patrimonio hanno relazionato sullo stato dei beni assegnati o gestiti direttamente dallo Stato e sull’iter relativo alla valorizzazione del Castello di Miasino. «E’ emerso come la maggior parte dei beni presenti sul nostro territorio siano ancora da assegnare – commenta il vice-presidente Rossi – e come, sempre di più in Piemonte, sia necessaria una struttura che faccia da raccordo tra l’Agenzia Nazionale e i comuni, considerato che il numero dei beni confiscati è in aumento in maniera significativa». Sul Castello di Miasino, invece, è stato riportato che la Giunta ha quasi pronto un documento tecnico che dovrebbe servire a indire il bando per la progettazione dei lavori, al quale seguirà, nei mesi successivi, quello per l’esecuzione dei lavori. «La Giunta sta procedendo come annunciato. – continua Rossi &#8211; Il problema, però sono i tempi: troppo lunghi rispetto a quelli annunciati nei mesi scorsi e che impongono la necessità di rivalutare l’ipotesi di utilizzare il parco anche in forma provvisoria, in attesa del riutilizzo definitivo del Castello. Il rischio, altrimenti, è quello di vedere l’apertura del Castello molto in là nel tempo con il risultato di dare un messaggio negativo alla comunità che da troppi anni chiede che il bene torni alla collettività».</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1879 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/07/esposito-mauro-300x179.jpg" alt="esposito mauro" width="300" height="179" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/07/esposito-mauro-300x179.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/07/esposito-mauro.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Nella seconda parte della mattinata si è svolta la drammatica audizione dell’architetto e titolare della società di progettazione Me Studio Mauro Esposito, accompagnato dal testimone di giustizia Pino Masciari e dall’avvocato Valentina Sandroni di Libera.</p>
<p>Esposito, testimone nel processo San Michele sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta a Torino e in Valle di Susa in qualità di direttore del cantiere per la costruzione della Residenza San Carlo di Rivoli, ha avuto il coraggio di resistere a pressioni e di denunciare le pesanti intimidazioni di cui è stato vittima, ma la sua scelta coraggiosa, non solo lo ha portato a un doloroso isolamento, ma  ha anche innescato una serie di eventi che oggi rischiano di far fallire la sua attività e di lasciare senza lavoro i dipendenti della sua società.</p>
<p>In questa vicenda, infatti, affianco ai fatti penali s’innesca l’effetto di due sentenze civili che hanno confermato l’applicazione di una legge risalente all’epoca fascista che vietava alle società di capitali di ingegneria e architettura di lavorare per soggetti privati. In pratica per il lavoro svolto per la Edilrivoli 2006 la Me Studio non solo non ha incassato il dovuto, ma è stata condannata a restituire gli importi già incassati oltre agli interessi. Ad aggravare il tutto si aggiunge l’assurdo provocato dalla burocrazia: Agenzia delle Entrate e Inarcassa  non hanno accolto la richiesta di rateizzazione del debito.</p>
<p>«Si tratta di una situazione tragica e assurda – commenta il vice-presidente Domenico Rossi – che mai avremmo voluto ascoltare. Lo Stato non può permettere che accada tutto questo e  deve mettere in campo, con estrema urgenza, tutte le scelte necessarie per far sì che i testimoni non siano lasciati soli e che vengano accompagnati in tutti i delicati passaggi che  seguono alla denuncia. Deve inoltre tutelarli, perché sono i figli migliori della nostra Repubblica e affinché diventino simbolo positivo per tutti coloro che invece decidono di non denunciare». «Il Piemonte – aggiunge il consigliere – non può più pensare che questi problemi appartengano  solo alle regioni del sud del nostro paese. Le inchieste della DDA degli ultimi anni e la storia di Mauro Esposito ci raccontano di un’emergenza che bisogna affrontare con la massima priorità».</p>
<p>L’Ufficio di Presidenza si è quindi impegnato a sollecitare con estrema urgenza la convocazione di un tavolo tecnico con Agenzia delle Entrate e Inarcassa da parte della Giunta e ad approfondire tutti gli aspetti relativi al miglioramento dell’impianto normativo regionale su questi temi.</p>
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		<title>Ci si libera insieme</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/02/17/ci-si-libera-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 17:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi è stato fatto un passo avanti. Ne servono altri, forse i più complicati, ma intanto festeggiamo la capacità delle Istituzioni di non lasciare lettera morta i propri atti. Non a caso con Davide Mattiello oggi abbiamo dichiarato insieme: &#8220;Liberato il Castello di Miasino: se vince la legalità, vinciamo tutti&#8230; Il provvedimento di sgombero sana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è stato fatto un passo avanti. Ne servono altri, forse i più complicati, ma intanto festeggiamo la capacità delle Istituzioni di non lasciare lettera morta i propri atti. Non a caso con Davide <span class="il">Mattiello oggi abbiamo dichiarato insieme</span>: &#8220;Liberato il Castello di Miasino: se vince la legalità, vinciamo tutti&#8230; Il provvedimento di sgombero sana una situazione insostenibile, che avevamo ripetutamente denunciato. Ora il nostro impegno deve continuare: a livello regionale dove il Consiglio regionale ha recentemente approvato all&#8217;unanimità, su iniziativa del consigliere Domenico Rossi, una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per promuovere un progetto adeguato di riutilizzo sociale del bene e a livello nazionale dove entra nel vivo il percorso di riforma delle misure di prevenzione patrimoniale e quindi dell&#8217;Agenzia, riforma della quale alla Camera è relatore per la maggioranza Davide <span class="il">Mattiello</span>, che incontrerà oggi stesso il prefetto Postiglione sia per congratularsi per il risultato importante, sia per approfondire il confronto sul dettaglio normativo&#8221;. Non a caso perché si tratta di un impegno nato tanti anni fa, cominciato nel mondo dell&#8217;associazionismo, grazie a Libera, e portato avanti nelle Istituzioni, in una filiera virtuosa e feconda di democrazia. Un impegno che ha seminato bene e che oggi vede altre persone che si impegnano nella stessa direzione, come è emerso nell&#8217;ultimo seminario di Libera Novara &#8220;Un castello di idee&#8221;.</p>
<div id="attachment_622" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-622" class="wp-image-622 size-medium" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino-300x193.jpg" alt="Una foto scattata in campagna elettorale" width="300" height="193" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino-300x193.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino-768x494.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino-700x451.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/09/mattiello_rossi_miasino.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-622" class="wp-caption-text">Foto scattata in campagna elettorale</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, appunto, occorre fare in fretta tutti i passi necessari perché nel più breve tempo possibile si attivi e si compia il percorso di riutilizzo sociale. Ancora di più, oggi, occorre avere la capacità di mettersi insieme. Bisogna riunire al più presto un tavolo di lavoro con tutti i soggetti istituzionali e della società civile interessati a trasformare il castello in un bene da restituire alla collettività.</p>
<p>Coglierei l&#8217;occasione per occuparci di tutti gli altri beni presenti sul territorio provinciale e regionale. Riprendiamoci ciò che ci è stato sottratto!</p>
<p>P.S.: non è vero che non cambia mai nulla, che non si può fare. Bisogna diventare capaci di costruire sogni e storie collettive. Ci si libera insieme!</p>
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		<title>Avanti tutta in Regione sul Castello di Miasino</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/02/07/avanti-tutta-in-regione-sul-castello-di-miasino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 14:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[castello di miasino]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
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					<description><![CDATA[Un Castello di Idee. Non serve altro che il titolo per spiegare quanto accaduto oggi alle Officine Generali in via Passalacqua a Novara. Dalle 9 di questa mattina associazioni, organizzazioni culturali e di volontariato, cooperative sociali, piccoli e medi imprenditori, istituti di credito, fondazioni, amministratori pubblici, discutono, si confrontano, mettono in rete conoscenze, dialogano alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/02/image1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-893" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/02/image1-300x200.jpg" alt="image" width="300" height="200" /></a>Un Castello di Idee. Non serve altro che il titolo per spiegare quanto accaduto oggi alle Officine Generali in via Passalacqua a Novara. Dalle 9 di questa mattina associazioni, organizzazioni culturali e di volontariato, cooperative sociali, piccoli e medi imprenditori, istituti di credito, fondazioni, amministratori pubblici, discutono, si confrontano, mettono in rete conoscenze, dialogano alla ricerca dell&#8217;idea giusta per cambiare il destino del Castello di Miasino.<br />
Un laboratorio partecipativo promosso da Libera Novara cui mi sono unito, insieme al collega consigliere Marco Grimaldi, con interesse ed entusiasmo portando il mio contributo.<br />
Uno dei motivi che, al momento, ha portato al mancato riutilizzo sociale del Castello di Miasino risiede nell&#8217;assenza di un&#8217;istituzione che si facesse carico del processo di riutilizzo sociale. Per superare questa situazione nei mesi scorsi ho presentato una mozione al Consiglio Regionale del Piemonte , con la quale si impegna la Giunta Regionale a farsi carico di tale percorso.<br />
L&#8217;approvazione all&#8217;unanimità del documento conferma l&#8217;attenzione dell&#8217;assemblea Regionale e della Giunta e oggi, potremmo dire in diretta telefonica, è arrivata la conferma dagli assessori Aldo Reschigna e Antonella Parigi che in settimana da Torino partirà una richiesta ufficiale all&#8217;Agenzia Nazionale per l&#8217;amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati. Un passaggio decisivo intorno a cui le tante forze riunite oggi a Novara potranno proseguire il percorso. A che cosa servirebbe del resto togliere un bene alla mafia se lo lasciamo andare in rovina o se peggio ancora lo lasciamo nelle mani di coloro ai quali lo confischiamo?</p>
<p>In Italia ci sono migliaia di beni confiscati che rappresentano un potenziale enorme per lo Stato. Il problema è che una vasta fetta di questo patrimonio non è riutilizzato. Un’opportunità che solo talvolta siamo in grado di cogliere, come nel caso della Dimora del Barone, una realtà che ho avuto modo di visitare in Puglia lo scorso ottobre. Per riuscire in quella brillante esperienza di riuso c’è voluta una buona idea da poggiare sulla determinazione e il coraggio di un magistrato e di una dirigente scolastica.<br />
Momenti come quello di oggi sono determinati per tessere un tessuto forte capace di sorreggere un&#8217;azione che deve essere condivisa dalla comunità e recepita dalle istituzioni.<br />
I beni confiscati, quando riutilizzati socialmente, possono diventare un’opportunità di lavoro e sperimentazione per i giovani del nostro territorio, ma soprattutto di riscatto perché́ ci si riappropria di quanto ci è̀ stato sottratto ingiustamente.<br />
Abbiamo oggi un’opportunità. Io credo anche un dovere. Oggi ciascuno dei presenti ha fatto la sua parte, portato un contributo concreto in termini di idee e di proposte. Un seme piantato nella terra fertile del novarese e che dobbiamo coltivare con grande cura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mozione per il riutilizzo sociale del Castello di Miasino &#8211; APPROVATA!</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2014/09/30/mozione-per-il-riutilizzo-sociale-del-castello-di-miasino-approvata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 15:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[castello di miasino]]></category>
		<category><![CDATA[ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
		<category><![CDATA[Novara]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale Galasso]]></category>
		<category><![CDATA[riutilizzo sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Consiglio Regionale ha approvato oggi all&#8217;unanimità la mozione che impegna la Giunta Regionale a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché si arrivi al riutilizzo sociale del bene confiscato noto come “Castello di Miasino”  Sotto il mio discorso di presentazione della mozione. Grazie Presidente. Gentili colleghe, cari colleghi, non vi sembrerà vero, ma la situazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #222222;">Il Consiglio Regionale ha approvato oggi </span><strong style="color: #222222;">all&#8217;unanimità</strong><span style="color: #222222;"> la mozione che impegna la Giunta Regionale a mettere in campo tutte le azioni necessarie affinché si arrivi al riutilizzo sociale del bene confiscato noto come “Castello di Miasino”  Sotto il mio discorso di presentazione della mozione.</span></em></p>
<p>Grazie Presidente.</p>
<p>Gentili colleghe, cari colleghi,</p>
<p>non vi sembrerà vero, ma la situazione che mi accingo a descrivere si sta verificando proprio in Piemonte, a riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che non siamo immuni da problemi che normalmente riteniamo appartenere ad altre parti di Italia. Si tratta di una situazione particolare che ci dice qualcosa di universale, una di quelle vicende territoriali specifiche che ci rimanda a meccanismi che non funzionano nell&#8217;intero sistema Italia e in particolare, direi, al tema della debolezza delle Istituzioni.</p>
<p><strong>I fatti </strong></p>
<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/09/castello-miasino.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-618" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/09/castello-miasino-300x199.jpg" alt="castello-miasino" width="300" height="199" /></a>A casa nostra, in Piemonte, più precisamente tra Miasino e Ameno due paesini sul lago d&#8217;Orta in provincia di Novara esiste un immobile di pregio (noto come Castello di Miasino) che pur essendo confiscato in via definitiva a un boss della camorra, poi divenuto collaboratore di giustizia, è gestito da una società di proprietà di Grazia Galise, che certamente è stata moglie del boss Galasso a cui è stato confiscato il castello.</p>
<p>Ma andiamo per gradi. <strong>Come siamo arrivati a questa situazione?</strong></p>
<p>Il boss della camorra Pasquale Galasso, affiliato alla Nuova Famiglia di Carmine Alfieri, acquista l&#8217;immobile, fatto costruire a fine dell&#8217;Ottocento dalla famiglia Solaroli, negli anni ‘80. Nel 1992 verrà arrestato diventando poi collaboratore di giustizia. Il castello sarà sequestrato per poi essere confiscato nel 2006 quando arrivò la condanna da parte della Corte di Appello di Napoli. La sentenza è diventata definitiva nel 2007 con il pronunciamento della Cassazione.</p>
<p>Durante il periodo di sequestro il Tribunale di Napoli decide di dare in gestione il castello a una società che comincia a gestire l&#8217;immobile per fini commerciali in cambio di un investimento per ristrutturare il castello e di un affitto. La società si chiama &#8220;Castello di Miasino srl&#8221;. La società utilizza il castello soprattutto per organizzare matrimoni e arriva a , nei periodi di massima attività, anche 30 al mese. Fin qui, nulla di particolare. A un certo punto, però, le quote della società vengono rilevate da Grazia Galise che nel giro di poco tempo diventa proprietaria al 100% di tutte le quote societarie. Grazia Galise era moglie di Pasquale Galasso. Uso il tempo &#8220;passato&#8221; perché non so in quali rapporti siano oggi. Certamente era la moglie di Galasso ai tempi dell&#8217;arresto e del sequestro. Inoltre, va detto che la persona che ha gestito concretamente l&#8217;immobile in questi anni (chi accoglie gli sposi e ha rapporti con i fornitori) è Sabatino Galasso, nipote del boss.</p>
<p>il problema è che questa situazione, nata durante il periodo di sequestro, persiste ancora oggi nonostante</p>
<ol>
<li>sia nota ai più (ne hanno parlato più volte giornali e TV),</li>
<li>esista una sentenza di confisca definitiva (oramai da 7 anni)</li>
<li>esista un&#8217;ordinanza di sgombero.</li>
</ol>
<p><strong>Come mai?</strong> Perché nel civilissimo Piemonte succede tutto questo?</p>
<p>Nei primissimi anni successivi alla confisca c&#8217;è stato un tentativo di opposizione al dispositivo di confisca, che però, il Tribunale ha rigettato. Successivamente, però, almeno a partire dal 2012 uno dei motivi che ha provocato questo stallo è legato al fatto che nessuna Istituzione del territorio ha mai risposto positivamente alle richieste di disponibilità fatte dall&#8217;Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati a Regione, Provincia, Comuni e Agenzia del Demanio. Fino a pochi anni fa, inoltre, c&#8217;era certamente anche la questione dell&#8217;ipoteca che costituiva un ostacolo reale. Oggi, da quello che risulta dai documenti dell&#8217;ANBSC, l&#8217;ipoteca non è più esigibile. Ci troviamo, quindi, di fronte a un immobile dal valore di 4,6 milioni (stima agenzia del Demanio).</p>
<p>Credo che al di là di tutto quello che ho appena raccontato, sia mancato del coraggio, sia mancata la volontà di ripristinare una situazione di giustizia che si verificherà solamente quando il castello tornerà alla collettività. Non soltanto sulla carta, ma tornando a produrre utilità sociale, così come prevede la legge. Una legge fortemente voluta da Pio La Torre, che anche per questa intuizione (quella di sottrarre &#8220;la roba&#8221; ai mafiosi) fu ucciso, che fu riformata sotto la spinta popolare che grazie all&#8217;associazione <em>Libera</em> vide nel 1996 un movimento popolare che portò alla raccolta di più di un milione di firme con le quali si chiedeva che oltre alla confisca si introducesse il riutilizzo sociale. Una legge che ha trovato un suo ultimo compimento con l&#8217;istituzione dell&#8217;Agenzia Nazionale nel 2010 e con il codice antimafia del 2011.</p>
<p>E&#8217; notizia ancora di ieri che don Luigi Ciotti è nel mirino delle mafie. E&#8217; una delle persone più a rischio oggi. E lo è, credo, proprio per il lavoro, culturale, sociale che fa sì che la lotta alle mafie non si fermi all&#8217;aspetto giudiziario, ma continui mettendo insieme istituzioni e cittadini nella costruzione di comunità alternative alle mafie. I beni confiscati e riutilizzati socialmente rappresentano tutto questo, questa unità. La sola confisca è un&#8217;azione zoppa. Una confisca che toglie sulla carta ma lascia <em>&#8220;nelle mani di&#8221;</em> è una beffa per lo stato, perché vanifica tutto il lavoro fatto da magistratura e forze dell’ordine.</p>
<p>Credo che il modo migliore per esprimere solidarietà a don Luigi sia proprio cercare di allargare il fronte di chi non accetta questo <em>stato delle cose</em> e fa ciò che è nel proprio potere e nel proprio ruolo per cambiarle. I beni confiscati danno fastidio alle mafie. Quelli confiscati e riutilizzati danno molto fastidio. Proprio perché le mafie non sono riducibili a bande criminali organizzate, ma rappresentano un tentativo di farsi alternativa allo Stato nell&#8217;occupazione dello spazio pubblico, soffrono la confisca e il riutilizzo. Perché i cittadini vedono concretamente che lo Stato c&#8217;è, sa andare fino in fondo e sa riprendersi ciò che è stato sottratto ai cittadini. Alle mafie tutto questo da fastidio ecco perché di norma ci sono attentati o <strong>danneggiamenti</strong> nei confronti di quelle cooperative nate sui terreni confiscati, ecco perché <strong>ipotecano</strong> i beni (non certo perché mancano risorse), ecco perché se possono danneggiano i beni affinché altri non possano utilizzarli.</p>
<p>Si tratta di situazioni che si verificano anche sul nostro territorio: Cascina Caccia a San Sebastiano Po (appena sopra Chivasso), era la casa dei Belfiore, di Mimmo Belfiore condannato come mandante dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia. Dalla data di confisca definitiva dovettero passare 10 anni prima che qualcuno prendesse in mano la pratica per lo sgombero e il progetto di riutilizzo. Andando via, fecero danni per centinaia di migliaia di euro, secondo una logica che dice “Se non lo uso io non lo usate nemmeno voi”.</p>
<p>A che cosa serve togliere un bene alla mafia se lo lasciamo andare in rovina o se peggio ancora lo lasciamo nelle mani di coloro ai quali lo confischiamo?. In Italia ci sono migliaia di beni confiscati che rappresentano un potenziale enorme per lo Stato. Il problema è che una vasta fetta di questo patrimonio non è riutilizzato. Un’opportunità che non siamo in grado di cogliere.</p>
<p>Dicevo all’inizio di questo mio intervento che si intrecciano particolare e universale. Perché…</p>
<p>Credo davvero che da questo problema, il riutilizzo sociale dei beni confiscati, nasca  una riflessione importante che riguarda le Istituzioni nel nostro Paese. Dove sta la credibilità delle Istituzioni? dove la loro forza?</p>
<p>Non può essere, non esistono giustificazioni, a una situazione del genere dove a una sentenza definitiva non segue nulla. Permettetemi di dire che è umiliante per i cittadini, per le Istituzioni del nostro Paese.</p>
<p>Forse si capisce di più la frase di Giovanni Falcone quando diceva ““La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine … &#8211; ma poi aggiungeva &#8211; Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non  pretendendo l&#8217;eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”</p>
<p><strong>La richiesta</strong></p>
<p>Abbiamo oggi un&#8217;opportunità. Io credo anche un dovere. Di fare la nostra parte affinché lo Stato, i cittadini tornino in possesso di ciò che illecitamente è stato loro sottratto. Non solo sulla carta. Deve  tornare nelle nostre  mani &#8220;di fatto”, concretamente e diventare occasione di crescita civile, culturale e occupazionale.</p>
<p>C’è poi l’aspetto simbolico che nella costruzione dell’identità collettiva è fondamentale: i beni non sono solamente un’occasione “per fare cassa”, ma devono diventare il segno della forza delle Istituzioni che tornano in possesso di ciò che con la forza, la violenza, il sopruso è stato tolto ai cittadini. <strong>Devono diventare luoghi in cui portare le scolaresche per raccontare la storia di un’Italia che resiste.</strong></p>
<p>È in questo solco di ragionamento che dobbiamo collocare le riflessioni sui beni confiscati: non si tratta solamente di un ragionamento economico (mi conviene o non mi conviene, lo vendo o lo affitto), ma, come ho già detto il giorno di insediamento della Giunta, di una finestra dalla quale guardare all’Italia del futuro che dobbiamo ancora costruire, nella quale, speriamo, non ci sia spazio per le mafie.</p>
<p>La Regione dia la disponibilità a farsi carico della situazione. Poi secondo quanto previsto dalla legge promuoverà progetti di riutilizzo sociale del bene, facendo sì che la ricchezza prodotta (economica, sociale, culturale) ricada sui cittadini onesti che abitano i nostri territori. Restituirà così anche dignità e credibilità alle nostre Istituzioni.</p>
<p><a href="http://www.consiglioregionale.piemonte.it/mzodgint/jsp/AttoSelezionato.jsp?ATTO=100043" target="_blank">CLICCA QUI</a> per leggere il testo della Mozione</p>
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		<title>Diamo concretezza alla solidarietà a Don Ciotti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 11:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[don ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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<p><span style="color: #222222">Sulla preoccupante vicenda delle minacce di Totò Riina a Don Ciotti, esprimo la mia solidarietà all’uomo e al sacerdote che da anni si batte concretamente per i più fragili e per la giustizia nel nostro Paese. Su come concretizzare questa solidarietà, concordo con quanto dichiarato ieri dall’Onorevole Davide Mattiello il quale afferma che &#8220;al di là dei comunicati di rito e dei generici attestati di stima, è bene che si proceda con atti concreti. La riforma che riguarda i beni confiscati ai mafiosi è certamente il miglior viatico per fare sentire a Don Ciotti e a chi come lui si impegna quotidianamente nella lotta alla mafia la vicinanza delle Istituzioni&#8221;. In quest’ottica un buon modo per la Regione per passare dalla solidarietà espressa agli atti concreti potrebbe essere quello di elaborare un piano per il riutilizzo dei beni confiscati presenti sul proprio territorio perché diventino occasione di lavoro per i giovani del territorio e simbolo di un paese che non si arrende alle mafie; a un piano di sostegno e diffusione dei progetti di educazione alla cittadinanza nella scuola e nell&#8217;extra scuola; a un pacchetto di iniziative che facilitino la crescita dell&#8217;economia sana.</span></p>
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		<title>L7 di Libera Piemonte: non vedo l&#8217;ora!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 14:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[l7]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[libera]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
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<p><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/04/L7.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-348" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/04/L7.png" alt="L7" width="741" height="223" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/04/L7.png 578w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/04/L7-300x90.png 300w" sizes="auto, (max-width: 741px) 100vw, 741px" /></a>Ho aderito!<br />
Dopo &#8220;<a href="http://www.rossidomenico.it/ho-firmato-per-far-ripartire-il-piemonte/" target="_blank">Riparte il futuro</a>&#8221; sottoscrivo tutte le proposte di Libera Piemonte espresse nella piattaforma <a href="http://l7.liberapiemonte.it" target="_blank">L7</a>.</p>
<p>Per anni ti impegni per chiedere alla politica di aderire a ciò che ritieni giusto, doveroso, necessario&#8230; Poi all&#8217;improvviso sei tu che devi farlo e ti rendi conto di quanta responsabilità hai sulle spalle e sulle gambe.<br />
L&#8217;ho già scritto: &#8220;C&#8217;è un tempo per il cambiamento preteso&#8230; c&#8217;è un tempo il cambiamento esercitato&#8230; La mia candidatura significa questo: continuare a praticare la grammatica del cambiamento su un altro campo di gioco, consapevole che non esiste lotta alle mafie, alla corruzione senza una buona politica, come non esiste, senza di essa, lo sradicamento delle povertà e la lotta alle ingiustizie&#8221;.</p>
<p>E allora &#8220;Evviva Libera!&#8221; e le sette proposte per il buon governo del territorio. Io le sottoscrivo tutte e mi impegno a portare avanti ciò che ho sempre sostenuto fino a oggi: impegno per i beni confiscati e la giornata della memoria, lotta all&#8217;usura, lotta al gioco d&#8217;azzardo, disciplina del settore cave, lotta alla corruzione e lotta alle povertà.</p>
<p>Non vedo l&#8217;ora!</p>
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