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	<title>europa &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Le ingerenze russe nella campagna elettorale: una riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 09:17:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qual è il prezzo della democrazia?Oggi trovate sui media la notizia del dossier dei servizi segreti statunitensi che rivela ingenti finanziamenti russi alla politica italiana al fine di influenzare gli esiti elettorali.Non sarebbe la prima volta come ha dichiarato con chiarezza anche il Parlamento Europeo quando il 9 marzo 2022 ha votato la “Risoluzione sulle [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="394" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-700x394.png" alt="" class="wp-image-5493" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-700x394.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-300x169.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-768x433.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-1536x865.png 1536w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook.png 1640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>


<p>Qual è il prezzo della democrazia?<br />Oggi trovate sui media la notizia del dossier dei servizi segreti statunitensi che rivela ingenti <strong>finanziamenti russi alla politica italiana </strong> al fine di influenzare gli esiti elettorali.<br />Non sarebbe la prima volta come ha dichiarato con chiarezza anche il <strong>Parlamento Europeo</strong> quando il 9 marzo 2022 ha votato la “Risoluzione sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione Europea, inclusa la disinformazione” (<a href="https://bit.ly/risoluzionePE">https://bit.ly/risoluzionePE</a>).</p>
<p>E’ uno dei modi che gli stati con aspirazioni di egemonia usano per condizionare la situazione politica nel resto del mondo. Non è un caso che Crosetto (FDI) abbia scritto “Alto Tradimento” su Twitter per poi cancellare il post (dovrà poi spiegare il perché). Ma è chiaro che si parla &#8211; in questo caso davvero &#8211; della sovranità di uno Stato. <strong>A chi risponde chi prende i soldi da uno stato straniero</strong>?<br />Certamente <strong>ai russi fa comodo avere un’Europa debole e divisa</strong>: non è un caso che abbiano finanziato la campagna Brexit e costruito rapporti con tanti partiti anti-europeisti. <strong>Perseguono il loro obiettivo egemonico in ogni modo</strong>.</p>
<p><strong>Il problema è il nostro</strong>. Ne siamo consapevoli? Quanto conosciamo le dinamiche che mettiamo in moto con il nostro voto? Quanto ci preoccupiamo di conoscere quanto sta accadendo?<br />Di tutti gli articoli apparsi segnalo in particolare quello di <strong>Jacopo Jacoponi su La Stampa.</strong> Si fa riferimento al reticolo di Fondazioni e Think Thank nati in questi decenni che hanno proprio la funzione di veicolare finanziamenti, diffondere le idee del blocco conservatore (ampiamente trans-nazionale) e creare classe dirigente.<br />La verità è che mentre <strong>le destre hanno trovato il modo di fare tutto questo</strong> (investire denaro, creare cultura, diffondere le idee su larga scala e investire sulla formazione della classe dirigente), <strong>il mondo progressista e riformista paga divisioni, mancanza di finanziamenti adeguati e subalternità su alcuni temi fondamentali</strong> (redistribuzione delle ricchezze, tasse, ruolo dello stato, solo per fare degli esempi).</p>
<p>Dobbiamo esigere <strong>massima trasparenza su quanto accaduto per queste elezioni</strong>. I cittadini devono sapere se ci sono potenze straniere che spingono per un risultato piuttosto che per un altro.<br />Ma soprattutto <strong>è ora di affrontare seriamente il tema del finanziamento della democrazia nei nostri paesi</strong>. La stupidaggine di pensare che tagliando il finanziamento pubblico avremmo reso la politica migliore l’ha solo resa ostaggio di grandi investitori privati e di potenze straniere. Se abbiamo a cuore la democrazia occorre trovare il modo di rendere indipendente il sistema e gli attori che ne garantiscono il funzionamento autonomo, a partire da nuove regole di finanziamento pubblico, altrimenti, la trasformiamo in un gioco in cui vince chi spende di più.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Sveglia! Ogni giorno ha il suo nemico…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 13:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo? Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3044 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-150x150.jpg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea un nemico che minaccia la nostra libertà, la nostra possibilità di crescita economica, il nostro presente e il nostro futuro. Si descrive questo paese come se fosse sotto attacco quotidiano da migranti, Europa, banche e poteri forti. Quando arriva una nave di migranti sono loro, il giorno dopo è l’Europa, e così via. L’importante è che tutti sentano ogni giorno la pressione del nemico, qualcuno di esterno, di altro su cui scaricare ogni paura ed emozione negativa. Poi si dipingono coloro che non accettano questa propaganda come nemici della patria che mettono in pericolo il paese, mondialisti complici dei poteri forti, degni di ricevere ogni tipo di offesa e nefandezza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così, in pochi mesi, quasi senza accorgersene si passa da un paese ancorato alla parte benestante del mondo con i suoi problemi, ma anche con le sue opportunità a un paese che si sente assediato, all’interno del quale si lascia libero sfogo ai pensieri e alle pulsioni peggiori, guidate e orientate da chi, invece di provare a risolvere con difficoltà i problemi esistenti, invoca ogni giorno un nemico diverso su cui scaricare le responsabilità, ignorando sempre le proprie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">(Andate a vedere che cosa è successo in Germania negli anni ‘30 del XX secolo o nell’ex-Jugoslavia pochi decenni fa. Guardate a quelle storie cercando di farvi raccontare qualcosa sull’oggi. Il popolo, tanto declamato, viene strumentalizzato)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni vincolo che arriva dal bilanciamento dei poteri, base di ogni democrazia, è un ostacolo alla difesa del popolo. Il Parlamento diventa un luogo dove si ha tanto tempo per parlare (a partire dal suo presidente), mentre c’è chi governa che fa, si adopera per il popolo. I magistrati diventano immediatamente servi del sistema, asserviti alle logiche dei poteri forti o dei radical chic. Ma se c’è una cosa che la Storia ci ha insegnato è che il potere tende a debordare, ad abusare di se stesso. Le democrazie liberali si fondano sul tentativo di limitare questa tendenza e la nostra costituzione, che nasce dopo un periodo in cui il prezzo per quell’abuso è stato enorme, si fonda proprio su quel delicato equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non esistono </span><i><span style="font-weight: 400;">princeps legibus solutus</span></i><span style="font-weight: 400;">, oramai nemmeno più nelle monarchie esistenti. L’unica garanzia di uguaglianza e libertà è l’uguaglianza di fronte alla legge. Chi invoca una pretesa superiorità alle leggi in nome di un’investitura popolare consapevolmente mette in discussione le fondamenta democratiche del nostro vivere comune. Non c’è nessun mandato popolare che liberi il governo e i suoi rappresentanti dal rispetto della legge e dei principi costituzionali. Non è un caso che l’articolo 1 della nostra Costituzione ci dica che il potere appartiene al popolo </span><b>che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione</b><span style="font-weight: 400;">. Insomma non esiste nessun potere legittimo fuori da quei limiti. Diventa poi ridicolo rivendicare una presunta volontà popolare a fronte di risultati elettorali che assegnano il 17% o anche il 30%&#8230; Questo è l’aspetto dirimente in democrazia. Ci ha provato Berlusconi negli anni ‘90 e ora ci prova la Lega, con l’appoggio del M5S che per non mettere in crisi l’esperienza di governo calpesta e rinnega i principi su cui ha fondato il suo consenso negli anni. Non credo sia un caso: sull’indagine che vede imputato Salvini anche molti dirigente di Forza Italia, a partire dal Silvio Berlusconi, si siano precipitati a parlare nuovamente di “giustizia ad orologeria” e abbiano comunicato solidarietà a Salvini. Ai molti che da sinistra guardano a un’alleanza ampia per contrapporsi ai sovranisti dico che su questo aspetto non esistono compromessi: in una democrazia liberale e costituzionale non esistono persone “sciolte dalle leggi”. All’hastag di questi giorni #iostoconsalvini occorre contrapporre </span><b>#iostoconlalegge</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Correttamente molti dicono che i governi si giudicano dagli atti concreti. Bene, proviamo ad analizzare i fatti compiuti nei primi 100 giorni e magari a confrontarli con le promesse elettorali legate al tema del tanto caro agognato “cambiamento”: cosa è stato fatto? Nulla di nulla. La legge Fornero è ancora lì, così come le accise sulla benzina. Della flat tax non c’è nemmeno l’ombra così come del reddito di cittadinanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto, però, abbiamo tanti “nemici” in più da cui difenderci e rischiamo di modificare anche la nostra posizione internazionale che, per anni, ci ha garantito prosperità e pace. Mentre uno dei vice-premier (Di Maio) dice che da adesso in poi (dal fallimento del vertice europeo dove avremmo dovuto spezzare le reni all’Europa e invece ci hanno rimandato indietro ancora più isolati) non esiste uno schema prestabilito e che, invece di interloquire con Bruxelles lo faremo con i singoli stati volta per volta, l’altro (Salvini) incontra Orban a Milano martedì prossimo. Orban che rappresenta il peggio dell’Europa di questi anni e che non aggiunge nulla alla tanto imperfetta Europa esistente: solo egoismo ad egoismo. Questo non potrà che portare a un’ulteriore disgregazione dell’Unione Europea se non a un fallimento del progetto, portato avanti faticosamente in questi anni. Se le elezioni europee dovessero andare come auspicano Di Maio e Salvini il rischio che non ci sia più nessuna Europa si concretizzerà pericolosamente. A quel punto non staremo meglio, perché sostituiremo un’unione imperfetta con una somma di singolarità fragili, autoritarie, chiuse su se stesse e incapaci di affrontare da soli le sfide che abbiamo di fronte. Pensate che saremo autosufficienti da un punto di vista militare? o da quello economico? Saremo solo più esposti alla dipendenze del potente di turno… altro che “prima gli italiani”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è avvenuto senza una discussione in Parlamento o un confronto pubblico. Sono bastate piccole scelte e una propaganda continua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è amplificato dalla diffusione massiva dell’uso dei social network che stanno sostituendo tutti i media tradizionali e gli storici luoghi di confronto vis-a-vis. Qui abbiamo due elementi che creano una miscela esplosiva: l’organizzazione di gruppi di persone che costruiscono notizie false o lanciano campagne di propaganda con l’obiettivo di mostrarle come vere e “spontanee” insieme alla diminuzione di empatia che scaturisce da una comunicazione mediata da uno schermo e una tastiera. Le bugie insieme all’assenza del corpo e del volto dell’altro che fanno da limite alla mia capacità/possibilità di ferire e infierire hanno creato dei luoghi dove le pulsioni negative e distruttive sono diventate l’unica grammatica possibile. Il tutto inserito in un contesto sociale dove milioni di persone vivono connesse per la maggior parte del tempo non riuscendo più a distinguere con chiarezza i confini tra offline ed online. Alla prova dei fatti il contesto più adatto alla propaganda mai esistito prima d’ora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">So che molti rischiano di cedere alla tentazione del disimpegno di fronte alle tante cose che sembrano non andare. Ma </span><b>è nei momenti più difficili che dobbiamo richiamarci alle responsabilità che abbiamo di fronte alle generazioni future</b><span style="font-weight: 400;">. Oggi più che mai dobbiamo trovare la forza per rinnovare il nostro impegno per costruire un presente e un futuro di pace e benessere a partire dai bisogni dei più fragili. Servirà tanto coraggio per mettere in discussione le certezze culturali e politiche che ci hanno guidato fino ad ora e costruire la strada adatta al nuovo percorso che ci attende.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resto convinto che ci siano degli ingredienti irrinunciabili: costruire e organizzare una resistenza consapevole e adeguata al mezzo sui social; costruire forze politiche trans-nazionali, ad esempio, perché i problemi che ci troviamo ad affrontare hanno quasi sempre una dimensione che supera di gran lunga i confini nazionali; trovare un modo per tornare a essere critici nei confronti del capitalismo e del sistema che genera ingiustizie. Solo così potremo spostare l’attenzione dagli effetti alle cause dei fenomeni che oggi ci spaventano, compresi i fenomeni migratori.</span></p>
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		<title>Meridiano d’Europa: un messaggio di comunità e pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 14:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Europa come opportunità di crescita e di Pace. Sono orgoglioso di aver rappresentato il Consiglio Regionale del Piemonte a Meridiano d’Europa che  ha riunito a Belgrado migliaia di ragazzi da tutta l’Unione, oltre 300 solo dall&#8217;Italia, per fare sì che &#8216;Europa&#8217; non sia solo una parola ma torni ad essere un orizzonte, una casa comune, [&#8230;]]]></description>
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Questo “pezzo” di mondo ha un destino comune. Avevamo cominciato a prenderne coscienza dopo la seconda guerra mondiale, ma oggi questo processo è in crisi e stiamo tornando indietro, con il rischio di portare con noi anche le lancette della storia, come nei Balcani durante gli anni ‘90. Questa mattina, durante l’assemblea conclusiva di Meridiano d’Europa ho ascoltato alcuni ragazzi dire: “Prima di questo progetto non mi preoccupavo molto di queste cose. Ora ho capito quanto siano importanti e, per me, non sarà più lo stesso”.</p>
<p>Non credo ci sia molto da aggiungere per spiegare il senso di progetti di questo tipo, che favoriscono la crescita di coscienza civile e politica nei ragazzi che partecipano e collegano le giovani generazioni del continente all’interno di uno scenario comune e condiviso.</p>
<p>Anche qui in Serbia la generazione più scettica e lontana dal progetto europeo è quella dei giovani tra i 18 e i 29 anni. I motivi sono tanti: dalla scarsità di informazioni alla paura di perdere l’identità, dalla scarsa fiducia nella politica e nelle istituzioni al legame forte con la Russia che spinge molti cittadini a guardare verso oriente. È stato davvero interessante capire come esista una generazione intera che condivide gli stessi timori e rischi, ma che è nella condizione anche di condividere un sogno di pace e di democrazia.</p>
<p>Abbiamo bisogno di moltiplicare i meridiani e i paralleli d’Europa per costruire quella coscienza, oggi ancora minoritaria, della necessità di una casa comune da abitare, dove le differenze vengono valorizzate non perché difese da confini, ma perché al servizio di qualcosa di più grande di ciascuna delle nostre singole identità.</p>
<p>
<a href='https://domenicorossi.eu/2018/05/10/meridiano-deuropa-un-messaggio-di-comunita-e-pace/meridiano-1whatsapp-image-2018-05-10-at-15-32-46/#main'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/05/meridiano-1WhatsApp-Image-2018-05-10-at-15.32.46-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/05/meridiano-1WhatsApp-Image-2018-05-10-at-15.32.46-150x150.jpeg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/05/meridiano-1WhatsApp-Image-2018-05-10-at-15.32.46-144x144.jpeg 144w" sizes="auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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</p>
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		<title>La paura dell&#8217;uomo nero</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/08/12/la-paura-delluomo-nero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2017 07:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[familismo amorale]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[uomo nero]]></category>
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					<description><![CDATA[&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#xAB;Che cosa rester&#xE0; dell&apos;estate italiana che stiamo vivendo, e che ha trasformato la crisi dei migranti nel suo problema principale, ben prima del lavoro che non c&apos;&#xE8;, della crescita che arranca, del precariato permanente di un&apos;intera generazione?&#xBB; si chiede Ezio Mauro in un editoriale pubblicato il 9 agosto 2017 su Repubblica? &#xAB;Ci&#xF2; che resta &#x2014; e che peser&#xE0; in futuro &#x2014; &#xE8; una svolta nel senso comune dominante, dove per la prima volta il sentimento umanitario &#xE8; finito in minoranza, affondato dal realismo politico, dal sovranismo militante, da una declinazione egoista dell&apos;interesse nazionale&#xBB;.</p>
<p>Mauro ha ragione e coglie una dinamica in atto pericolosa nella nostra societ&#xE0;.</p>
<p>Basta sfogliare la cronaca di queste settimane o farsi un giro tra i social network; parlare al parco con il nonno che accompagna suo nipote a giocare o al bar con gli avventori presenti. Non si assumono ragazzi di colore in sala o si rifiuta il lavoro a una ragazza solo perch&#xE9; convive con un africano. Ma il fenomeno pi&#xF9; indicativo, a mio avviso, &#xE8; che ovunque arrivino dei richiedenti asilo c&#x2019;&#xE8; qualcuno che si sente in diritto di dire che &#x201C;che non li vuole&#x201D;, in un contesto istituzionale preoccupante: la maggior parte dei sindaci italiani non aderisce ai programmi volontari di accoglienza, per poi lamentarsi quando nelle loro citt&#xE0; si attivano centri di accoglienza gestiti da privati. Sindaci che invece di lavorare sulla coesione sociale all&#x2019;interno delle proprie comunit&#xE0;, soffiano sul fuoco delle paure e dei pregiudizi, mettendosi a capo di chi &#x201C;non li vuole&#x201D; a priori. Su questo la lega nord e la destra sovranista stanno costruendo le presenti e future campagne elettorali. L&#x2019;arrivo di 22 richiedenti asilo in una citt&#xE0; di 20.000 abitanti &#xE8; vista come un dramma da denunciare, come un attacco alla convivenza civile&#x2026; il tutto in maniera aprioristica. Costituiranno un problema solo perch&#xE9; &#x201C;migranti&#x201D;. O forse solo perch&#xE9; &#x201C;diversi&#x201D;. Ci sarebbe da ridere se non fossimo di fronte a qualcosa di drammatico.</p>
<p>&#xC8; tornato l&#x2019;uomo nero su cui scaricare tutte le nostre paure, ansie, insicurezze e incapacit&#xE0;.</p>
<p>I migranti (di qualsiasi natura) stanno diventando il capro espiatorio di questo particolare momento storico. Per loro non vale nulla di tutto ci&#xF2; che pretendiamo valga per noi: nessun diritto, nessuna presunzione di innocenza, nessuna <em>pietas</em>. Se arrivano &#xE8; un problema e basta: per i 35 euro, perch&#xE9; non parlano l&#x2019;italiano, perch&#xE9; non faranno la differenziata (sic!), perch&#xE9; rubano il lavoro, perch&#xE9; rubano, perch&#xE9; stuprano, ecc&#x2026; Chiaramente questo vale solo se sono poveri. Non vale per i ricchi ai quali stendiamo i tappeti rossi. E basterebbe solo questo a spiegarci che cosa sta succedendo davvero.</p>
<p>Il fenomeno &#xE8; preoccupante perch&#xE9; si sta insinuando nel senso comune, &#xAB;<em>un giudizio senz&#x2019;alcuna riflessione</em>,<em> comunemente sentito da tutto un ordine</em>,<em> da tutto un popolo</em>,<em> da tutta una nazione o da tutto il genere umano&#xBB; </em>(G. Vico).</p>
<p>Non dobbiamo pensare che sia esagerato confrontare quanto sta accadendo oggi con quanto gi&#xE0; avvenuto nei secoli scorsi, e, in particolare, nel XX secolo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/08/cartello-marcinelle-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198">A Marcinelle, poche decine di anni fa, appendevano i cartelli con su scritto &#x201C;Vietato l&#x2019;accesso ai cani e agli italiani&#x201D;, nell&#x2019;indifferenza del Belgio benpensante.</p>
<p>In Germania prima, e in Italia poi, gli ebrei a un certo punto divennero un problema &#x201C;a priori&#x201D;, in quanto ebrei. Tutto questo senza che la maggior parte delle persone si ribellasse. Le leggi razziali stavano ratificando ci&#xF2; che il senso comune aveva gi&#xE0; stabilito aiutato e creato da una propaganda mirata.</p>
<p>Gli esempi che io, e che ognuno di noi potrebbe fare, sono molteplici. La storia, purtroppo, ci ha mostrato le peggiori nefandezze da questo punto di vista.</p>
<p>Cosa stiamo diventando? Che cosa si sta diffondendo, nemmeno troppo lentamente, tra di noi?</p>
<p>Siamo di fronte al tramonto dell&#x2019;Occidente, della sua identit&#xE0; tanto sbandierata, della sua pretesa superiorit&#xE0;, delle sue radici cristiane, della sua filosofia dei diritti umani. Di fronte alla prova della storia esso si rinnega da s&#xE9;, negando ci&#xF2; che vorrebbe difendere dall&#x2019;&#xAB;invasione&#xBB;. Niente pi&#xF9; cristianesimo, niente pi&#xF9; liberalismo, niente pi&#xF9; socialismo. Solo il proprio diritto, diventato privilegio, a essere lasciati &#x201C;in pace&#x201D; con i nostri simili: italiani, occidentali, ricchi&#x2026; Niente pi&#xF9; uguaglianza e diritti, ma identit&#xE0; razziale (nazionale) che vale solo contro i poveri e mai nei confronti dei ricchi.</p>
<p>Ezio Mauro ha parlato di inversione morale. Forse, siamo di fronte, a una nuova forma, pi&#xF9; allargata, di familismo amorale esteso al nostro micro-mondo da difendere, che i sovranisti fanno coincidere con la nazione. Se c&#x2019;&#xE8; un&#x2019;idea che ha esaurito la sua funzione storica &#xE8; proprio lo Stato-Nazione. L&#x2019;economia globalizzata, le innovazioni tecnologiche lo hanno resto impotente. Come ci racconta Slavoj Zizek &#x201C;&#xE8; fallito&#x201D;. Sembra di essere di fronte all&#x2019;ultimo tentativo di chi, incapace di affrontare le sfide che questa epoca storica ci pone di fronte, prova a rinchiudersi nel passato con l&#x2019;obiettivo di difendersi ad oltranza.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, che fare?</p>
<p>La prima cosa &#xE8; cercare di comprendere. Studiare, conoscere. Cominciare a prendere atto che la globalizzazione che ci fa viaggiare con i low cost in tutto il mondo e che ci permette di acquistare tramite Amazon merci prodotte in qualsiasi parte del mondo, porta con s&#xE9; anche un altro tipo di vicinanza, quella dei problemi e delle ingiustizie. Ci&#xF2; che succede in qualsiasi parte del mondo ci riguarda e he delle conseguenze dirette a casa nostra. Il gruppo di migranti che la cooperativa ospita nell&#x2019;appartamento di fianco al nostro &#xE8; solo la punta di un iceberg molto pi&#xF9; grande. Il mondo &#xE8; inter-connesso in tutti i suoi aspetti e non possiamo immaginare di tenere solo ci&#xF2; che ci conviene. Si tratta di un&#x2019;aspirazione normale nell&#x2019;epoca del consumo, ma non &#xE8; possibile.</p>
<p>Comprendere che i flussi non si arresteranno per delle ragioni semplici che vanno oltre le nostre proteste. Nel 2010 su circa 7 miliardi di persone nel mondo, 4,1 erano asiatiche, 1 miliardo africane, 733 milioni europee e il resto tra Americhe e Oceania. Nel 2030 gli europei scenderanno a 723 milioni mentre tutti gli altri cresceranno visto che saremo in 8,3 miliardi: 4, 9 in Asia e1,5 miliardi in Africa. Nel 2050, su un totale di circa 9 miliardi, gli europei saranno 691 milioni, gli asiatici 5,2, gli africani circa 2 miliardi. Di fronte a questa dinamica demografica, la ricchezza, al contrario continua a concentrarsi in pochi paesi.</p>
<p>La seconda cosa &#xE8; resistere. Non abituarsi a tutto questo e reagire casa per casa, scuola per scuola, bus per bus, post per post. La nostra identit&#xE0; che in tanti hanno detto di voler difendere si fonda su tutt&#x2019;altro.</p>
<p>Su basi cristiane, ad esempio, che non vanno usate come una clava contro l&#x2019;islam, ma che devono aiutarci a vedere &#xAB;L&#x2019;altro come &#x201C;un dono da accogliere con rispetto, perch&#xE9; in lui, specialmente se &#xE8; debole e fragile, mi viene incontro Cristo&#xBB; (@pontifex_it).</p>
<p>Su basi liberali che prevedono che ogni essere umano abbia dei diritti universali al di l&#xE0; delle differenze di sesso, credo, provenienza, ecc&#x2026;</p>
<p>Su basi socialiste che ci chiedono un impegno forte per il miglioramento di vita di chi sta peggio, di chi &#xE8; ai margini della societ&#xE0;.</p>
<p>Su tutto questo saremo chiamati ogni giorno che passa a fare delle scelte sempre pi&#xF9; radicali, perch&#xE9; le contraddizioni sono destinate a crescere.</p>
<p>Serve un cambio di paradigma. Siamo nell&#x2019;era planetaria, come ci insegna Edgar Morin: la Terra &#xE8; una ed &#xE8; la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani. Essa va custodita, cos&#xEC; come ci ha indicato Papa Francesco in <em>Laudato sii! </em>Facendosi carico del grido della terra e degli uomini, che sale all&#x2019;unisono in un sistema che crea ingiustizie giorno dopo giorno.</p>
<p>Non esistono divisioni nazionali. Per quanto mi riguarda, le parole pi&#xF9; chiare e pi&#xF9; nette su questo punto le ha dette don Lorenzo Milani 60 anni fa:</p>
<p>&#xAB;Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dir&#xF2; che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall&#x2019;altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri&#xBB;.</p>
<p>Sono parole che dovrebbero guidare un nuovo umanesimo di cui abbiamo ancora bisogno. La sinistra, ma direi ogni uomo di buona volont&#xE0;, dovrebbe ripartire da qui.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Unione Europea a 60 anni dai Trattati di Roma &#8211; Il mio intervento</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/03/31/lunione-europea-60-anni-dai-trattati-roma-mio-intervento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 10:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[60 anni]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[trattati]]></category>
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					<description><![CDATA[Bello e doveroso oggi parlare di EUROPA: dobbiamo farlo perché la discussione è aperta, oggi più che mai. Viviamo un momento difficile e cruciale per le sorti della nostra casa comune, ed è preoccupante vedere che non c’è accordo né sull’analisi dello stato presente nè sulle prospettive. Io sono tra coloro che ritengono semplicemente necessario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Wb6RHc54LeY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Bello e doveroso oggi parlare di EUROPA: dobbiamo farlo perché la discussione è aperta, oggi più che mai.</p>
<p>Viviamo un momento difficile e cruciale per le sorti della nostra casa comune, ed è preoccupante vedere che non c’è accordo né sull’analisi dello stato presente nè sulle prospettive.</p>
<p>Io sono tra coloro che ritengono semplicemente necessario superare il livello nazionale. Dentro questa cornice la dimensione europea è l’obbiettivo minimo a cui aspiriamo.</p>
<p>Le ragioni di questa necessità sono molteplici e la maggior parte sono state ricordate negli interventi precedenti.</p>
<ul>
<li><strong>Ragioni di natura storica</strong></li>
</ul>
<p>Secoli di guerre ci hanno convinto che stare insieme avrebbe posto le condizioni per la pace; arriviamo dal periodo di pace più lungo per il continente anche se, ricordiamolo, non sono mancati momenti drammatici e vere e proprie guerre proprio là dove i nazionalismi hanno preso il sopravvento.</p>
<p>Un monito che dovremmo sempre tenere presente perché la guerra è sempre in agguato, anche a casa nostra.</p>
<ul>
<li><strong>Ragioni di natura economica / demografica</strong></li>
</ul>
<p>a) andamenti demografici</p>
<p>Qualche dato. Dal 1960 al 1999 la popolazione mondiale è passata da circa 3 miliardi a circa 6 miliardi. Nel 2050 si stima saremo 9 miliardi.</p>
<table class=" aligncenter" style="height: 326px;" width="549">
<tbody>
<tr>
<td colspan="8" width="413"><strong>Tabella 10.3 (Milioni). Popolazione mondiale. Distribuzione per continenti. Anni 2000-2050</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="37"><strong>Anno</strong></td>
<td width="45"><strong>Mondo</strong></td>
<td width="52"><strong>Asia</strong></td>
<td width="50"><strong>Africa</strong></td>
<td width="52"><strong>Europa</strong></td>
<td width="55"><strong>America Latina</strong></td>
<td width="55"><strong>Nord America</strong></td>
<td width="67"><strong>Oceania</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2000</td>
<td width="45">6,115</td>
<td width="52">3,698 (60.5%)</td>
<td width="50">819 (13.4%)</td>
<td width="52">727 (11.9%)</td>
<td width="55">521 (8.5%)</td>
<td width="55">319 (5.2%)</td>
<td width="67">31 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2010</td>
<td width="45">6,909</td>
<td width="52">4,167 (60.3%)</td>
<td width="50">1,033 15.0%)</td>
<td width="52">733 (10.6%)</td>
<td width="55">589 (8.5%)</td>
<td width="55">352 (5.1%)</td>
<td width="67">36 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2030</td>
<td width="45">8,309</td>
<td width="52">4,917 (59.2%)</td>
<td width="50">1,524 (18.3%)</td>
<td width="52">723 (8.7%)</td>
<td width="55">690 (8.3%)</td>
<td width="55">410 (4.9%)</td>
<td width="67">45 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2050</td>
<td width="45">9,150</td>
<td width="52">5,231 (57.2%)</td>
<td width="50">1,998 (21.8%)</td>
<td width="52">691 (7.6%)</td>
<td width="55">729 (8.0%)</td>
<td width="55">448 (4.9%)</td>
<td width="67">51 (0.6%)<strong> </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;">Da un punto di vista demografico la questione è semplice: siamo minoritari e rischiamo di essere marginali. Come stati singoli “non esistiamo”.</p>
<p>b) Peso economie</p>
<p style="text-align: left;">Prendiamo in considerazione, ora, alcuni dati relativi alla ricchezza. Ad esempio il PIL Nominale in milioni di $ (dati 2013/2014)</p>
<table class=" aligncenter" width="347">
<thead>
<tr>
<td><strong>Pos.</strong></td>
<td><strong>Paese</strong></td>
<td><strong>Lista del FMI<br />
(mln. $US)</strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)#cite_note-Lista1-1"><sup>[1]</sup></a></td>
<td><strong>Pos.</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>Mondo</strong></td>
<td><strong>77.301.958</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/G7"><strong>Gruppo del G7</strong></a></td>
<td><strong>34.560.488</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea"><strong>Unione europea</strong></a></td>
<td><strong>18.495.349</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_economica_e_monetaria_dell%27Unione_europea"><strong>Zona Euro</strong></a></td>
<td><strong>16.199.074</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>1</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America"><strong>Stati Uniti</strong></a></td>
<td>17.418.925</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>2</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cina"><strong>Cina</strong></a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)#cite_note-Cina-4"><sup>[4]</sup></a></td>
<td>10.380.380</td>
<td>2</td>
</tr>
<tr>
<td>3</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giappone"><strong>Giappone</strong></a></td>
<td>4.616.335</td>
<td>3</td>
</tr>
<tr>
<td>4</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Germania"><strong>Germania</strong></a></td>
<td>3.859.574</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>5</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia"><strong>Francia</strong></a></td>
<td>2.945.146</td>
<td>5</td>
</tr>
<tr>
<td>6</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito"><strong>Regno Unito</strong></a></td>
<td>2.846.889</td>
<td>6</td>
</tr>
<tr>
<td>7</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brasile"><strong>Brasile</strong></a></td>
<td>2.353.025</td>
<td>7</td>
</tr>
<tr>
<td>8</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia"><strong>Italia</strong></a></td>
<td>2.239.871</td>
<td>8</td>
</tr>
<tr>
<td>9</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Russia"><strong>Russia</strong></a></td>
<td>2.097.000</td>
<td>9</td>
</tr>
<tr>
<td>10</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/India"><strong>India</strong></a></td>
<td>1.841.717</td>
<td>10</td>
</tr>
<tr>
<td>11</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canada"><strong>Canada</strong></a></td>
<td>1.821.445</td>
<td>11</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;"><strong>Anche qui… da soli siamo marginali</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma provate a mettere insieme i due dati.</strong> Siamo di meno, ma da noi è concentrata la ricchezza maggiore in rapporto alla popolazione. Con quali logiche si affronteranno i conflitti che emergeranno da una simile distribuzione della ricchezza? Se manca la politica sarà la guerra a decidere.</p>
<p>c) globalizzazione dell’economia</p>
<p style="text-align: left;">Viviamo in un mondo in cui le dinamiche economiche e finanziarie sono internazionali, globali; alcune aziende che pesano più di uno Stato. Guardate la Danimarca: ha da poco nominato un ministro per i rapporti con Apple.</p>
<p style="text-align: left;">Come rispondiamo a tutto questo? Con gli stati nazionali? È semplicemente ridicolo. Come dice Slavoj Zizej gli stati nazione sono “falliti” nel senso che non sono più in grado di portare a termine le funzioni per cui sono nati.</p>
<ul style="text-align: left;">
<li><strong>Ragioni di natura epistemologica, che afferiscono al pensiero.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Un ultimo ordine di ragioni è di natura culturale. Siamo nell’era planetaria, come ci insegna Edgar Morin: la Terra è una ed è la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani; anche con le recenti scoperte scientifiche siamo di fronte a cambiamenti importanti: il grande e il piccolo, il vicino e il lontano, il noi e il voi cambia nelle diverse epoche.</p>
<p style="text-align: left;">Quel grande immenso che era la terra sta diventando sempre più un punto nell’universo.</p>
<p style="text-align: left;">Questo credo debba essere l’orizzonte entro cui muoversi. E deve farlo anche la politica. Superando la dimensione nazionale e affrontando quella che Jurgen Habermas ha definito alla fine degli anni ’90 la costellazione post-nazionale. Ci diceva Habermas: “O saremo in grado di rispondere a questa sfida oppure dovremo rassegnarci all’idea che impariamo solo dalle catastrofi”</p>
<p style="text-align: left;">Chiudo, permettetemi, citando Altiero Spinelli. Nel ’41, ne <em>Il manifesto di Ventotene</em>, poneva una linea netta di demarcazione tra progressisti e conservatori. Vorrei leggere le sue parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">E quando, superando l&#8217;orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l&#8217;umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l&#8217;unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l&#8217;unità politica dell&#8217;intero globo.</p>
<p style="text-align: left;"><u>La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo</u> e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l&#8217;unità internazionale.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Lette oggi, queste parole assumono per me un senso profetico. La strada è una sola. Discutiamo del come, ma credo che in questo caso valga la frase che non è valsa per il mercato, ma che deve valere, invece, per il superamento degli stati nazionali: “There is no alternative”, perché l’alternativa è la guerra.</p>
<p style="text-align: left;">Grazie</p>
]]></content:encoded>
					
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