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	<title>elezioni &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>elezioni &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>L’Italia non ha scelto Meloni… Un regalo alla destra da chi ha scelto di pensare al proprio orticello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2022 11:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è vero che l’Italia ha scelto la Meloni. Sono gli elettori della destra che hanno deciso di puntare su di lei come leader, spostando i loro voti, che prima premiavano soprattutto Salvini che, con la Lega, scende sotto il 10%, ma non solo. Il 36% ha scelto anche questa volta di non andare a votare, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Non è vero che l’Italia ha scelto la Meloni</strong>. Sono gli elettori della destra che hanno deciso di puntare su di lei come leader, spostando i loro voti, che prima premiavano soprattutto Salvini che, con la Lega, scende sotto il 10%, ma non solo. </span><span style="font-weight: 400;"><strong>Il 36% ha scelto anche questa volta di non andare a votare</strong>, la coalizione di destra resta sotto il 44%, ma basta guardare ai voti assoluti per vedere che la somma dei voti della coalizione nata attorno al PD, più quelli del M5S quasi pareggia il risultato dalla destra. Se a questi aggiungessimo anche i voti di Azione ci troveremmo di fronte a una destra in minoranza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se questa mattina tutto questo passa in secondo piano e <strong>sembra che Meloni abbia stravinto</strong> è solo per una <strong>sciagurata legge elettorale</strong> e per una <strong>distorta concezione della leadership politica</strong> che si è imposta negli ultimi anni in questo paese soprattutto nel centro-sinistra. Sono questi i due errori principali che ci hanno portato a questo risultato: non aver cambiato la legge elettorale, pur avendolo promesso solennemente dopo il taglio dei parlamentari, e aver accettato che sia una buona una leadership quella che divide, invece di costruire punti di contatto, che mette al centro il proprio risultato elettorale e non la possibilità di incidere davvero su questioni concrete per i cittadini. Aver accettato che in politica è forte chi si costruisce un suo orticello in cui far convivere tanti simili che si riconoscono tra di loro, invece che coltivare una forza politica in grado di dare risposte alle persone a partire dai punti in comune che già  esistono o quelli ancora da costruire..</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Più di una grande vittoria della destra direi che è un regalo delle altre forze politiche</strong> che sono state incapaci di leggere il momento storico e di fare le scelte programmatiche, strategiche utili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni sfida per il futuro passa dalla capacità che avremo di <strong>costruire percorsi comuni</strong>. E questo significa che da parte di tutti servirà uno sforzo ad abbandonare la retorica della demonizzazione del potenziale alleato (o magari già alleato in altri livelli amministrativi) e del “mai con”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Il Partito Democratico non raggiunge il risultato che aveva in mente</strong>. Tanti elettori al sud hanno preferito votare il M5S e in molti al Nord hanno scelto Calenda. Mi auguro che il tempo che abbiamo di fronte sia utilizzato non solo per discutere di eventuali cambi al vertice, ma per mettere in campo un’opposizione di qualità, che in democrazia è fondamentale, e un progetto ampio che sappia anche valorizzare e tenere insieme gli amministratori locali e i tanti militanti presenti sul territorio, che tanto si sono spesi anche in questa campagna elettorale. Non si tratta solo di costruire un’agenda progressista ed ecologista, ma di fare in modo che queste proposte siano condivise il più possibile fuori dalla bolla di chi già la pensa in questa maniera. Si tratta di un percorso medio lungo che si fa fuori dalla campagna elettorale e ad un livello che non più essere solo quello nazionale, ma almeno europeo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi trovo conforto e speranza nelle parole di Pepe Mujica: “Ci siamo trasformati in un’alternativa reale perché la gente accompagna solo chi crede essere forte, sostiene solo chi le offre l’impressione di poter fare veramente qualcosa. Per essere forti, i deboli devono unire molti pezzi, ma per questo devi essere aperto, tollerante, negoziatore, e avere programmi minimi medi. Non bisogna cercare di mettersi d’accordo su una utopia o su un modello ideale, questo è impossibile. Ci si deve accordare su misure più piccole, di volta in volta. <strong>Bisogna abituarsi a camminare insieme, poi questa abitudine si trasformerà in tradizione</strong>”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">PS: <strong>A Novara FDI raccoglie più del doppio dei voti della Lega</strong>, nonostante questa sia il partito del sindaco (27,32 contro il 12,01 alla Camera), in linea con quanto accaduto nel resto del paese. Per il nostro territorio è un risultato storico che pone fine a un ciclo in cui era  la Lega a primeggiare. È un risultato che avrà ripercussioni immediate, anche nelle prossime competizioni elettorali e che tutte le forze alternative alle destre non devono sprecare. <strong>Il PD a livello locale “tiene” con il 21,89% dimostrando di essere la forza politica  irrinunciabile per la costruzione di un’alternativa</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">PS2: ancora <strong>un grazie ai candidati Rossano Pirovano e Mille Allegra</strong> che si sono messi al servizio in questa campagna e ai tanti militanti che hanno contribuito a renderla ricca di calore e valori positivi. Non entreranno in Parlamento, purtroppo, ma si sono spesi generosamente per il risultato migliore possibile. Al Senato Rossano ha raccolto 13.555 voti in città pari al 28,88% dei votanti con il PD al 21,46%. Alla Camera Milù è stata votata da 13.759 persone, pari al 29,27% degli elettori con il PD al 21,89%.</span></p>
<p><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
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		<title>No Giorgia, per la democrazia non bastano le elezioni!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 18:58:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dopo la risoluzione del Parlamento europeo (che Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di non votare) con la quale si mette nero su bianco che in Ungheria siamo di fronte a un’autocrazia elettorale che mina in valori fondanti dell’UE, arrivano anche le sanzioni, con la proposta di sospendere i finanziamenti verso l’Ungheria per 7,5 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5503" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-300x251.png" alt="" width="300" height="251" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-300x251.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-700x587.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-768x644.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2.png 940w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la risoluzione del <strong>Parlamento europeo</strong> (che Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di non votare) con la quale si mette nero su bianco che in <strong>Ungheria</strong> siamo di fronte a un’<strong>autocrazia elettorale</strong> che mina in valori fondanti dell’UE, arrivano anche le sanzioni, con la proposta di sospendere i finanziamenti verso l’Ungheria per 7,5 miliardi di euro.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Orban ha definito tutto questo “<em>uno scherzo</em>”, ma la reazione su cui dovremmo tutti soffermarci è quella di <strong>Giorgia Meloni</strong>, che afferma che l’Ungheria è una democrazia perché Orban ha vinto le elezioni. Senza scomodare la storia del XX secolo, non occorre essere dei docenti universitari di diritto costituzionale per sapere che non bastano le elezioni per definire un regime democratico. Tanti dittatori sono stati eletti nel passato o passano dal voto anche nel presente.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Piuttosto bisogna guardare a “che cosa ci fai” con i voti presi una volta al governo ma, soprattutto, quanto il potere, in particolare quello esecutivo, è limitato.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel primo caso prendere i voti non ti autorizza a <strong>comprimere i diritti delle minoranze</strong>, <strong>chiudere i giornali non allineati</strong> e a <strong>soffocare nella violenza gli oppositori</strong>. Nel secondo va valutata quella che da qualche secolo si chiama “separazione dei poteri”. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
Nel 1784, Montesquieu scriveva: &#8220;<em>Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti [&#8230;]. Perché non si possa abusare del potere occorre che [&#8230;] il potere arresti il potere</em>&#8220;, e da queste considerazioni era nata la teoria per cui in democrazia potere esecutivo, legislativo e giudiziario sono separati. E in Ungheria è passata una riforma della Costituzione che di fatto porta parte del sistema giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ chiaro che la Meloni ha in mente quel tipo di società e si sente più legata ai valori di Orban che a quelli dell’UE. So che c’è un nucleo di persone che vota FDI perché condivide tutto questo, ma sono altrettanto convinto che buona parte di coloro che stanno pensando di votarla per la prima volta, il cosiddetto “elettorato mobile”, non è consapevole fino in fondo di tutto questo. Mi auguro che questi cittadini e tutti coloro che stanno pensando di votare FDI perché Meloni “è nuova” (è in Parlamento da 16 anni e ha fatto il ministro dal 2008 al 2011) o perché “bisogna provare tutti” si rendano conto che sarebbe un grave errore e che il 25 settembre rischia di essere un’elezione che i nostri figli studieranno sui libri di storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questi ultimi giorni che ci separano dal voto cerchiamo e convinciamo più persone possibili a fare la scelta giusta. Nessuno si senta esonerato da questa responsabilità!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><br style="font-weight: 400;"><br style="font-weight: 400;"></p>
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		<title>Le ingerenze russe nella campagna elettorale: una riflessione</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 09:17:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qual è il prezzo della democrazia?Oggi trovate sui media la notizia del dossier dei servizi segreti statunitensi che rivela ingenti finanziamenti russi alla politica italiana al fine di influenzare gli esiti elettorali.Non sarebbe la prima volta come ha dichiarato con chiarezza anche il Parlamento Europeo quando il 9 marzo 2022 ha votato la “Risoluzione sulle [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-700x394.png" alt="" class="wp-image-5493" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-700x394.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-300x169.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-768x433.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook-1536x865.png 1536w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Rassegna-stampa-Copertina-di-Facebook.png 1640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>


<p>Qual è il prezzo della democrazia?<br />Oggi trovate sui media la notizia del dossier dei servizi segreti statunitensi che rivela ingenti <strong>finanziamenti russi alla politica italiana </strong> al fine di influenzare gli esiti elettorali.<br />Non sarebbe la prima volta come ha dichiarato con chiarezza anche il <strong>Parlamento Europeo</strong> quando il 9 marzo 2022 ha votato la “Risoluzione sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione Europea, inclusa la disinformazione” (<a href="https://bit.ly/risoluzionePE">https://bit.ly/risoluzionePE</a>).</p>
<p>E’ uno dei modi che gli stati con aspirazioni di egemonia usano per condizionare la situazione politica nel resto del mondo. Non è un caso che Crosetto (FDI) abbia scritto “Alto Tradimento” su Twitter per poi cancellare il post (dovrà poi spiegare il perché). Ma è chiaro che si parla &#8211; in questo caso davvero &#8211; della sovranità di uno Stato. <strong>A chi risponde chi prende i soldi da uno stato straniero</strong>?<br />Certamente <strong>ai russi fa comodo avere un’Europa debole e divisa</strong>: non è un caso che abbiano finanziato la campagna Brexit e costruito rapporti con tanti partiti anti-europeisti. <strong>Perseguono il loro obiettivo egemonico in ogni modo</strong>.</p>
<p><strong>Il problema è il nostro</strong>. Ne siamo consapevoli? Quanto conosciamo le dinamiche che mettiamo in moto con il nostro voto? Quanto ci preoccupiamo di conoscere quanto sta accadendo?<br />Di tutti gli articoli apparsi segnalo in particolare quello di <strong>Jacopo Jacoponi su La Stampa.</strong> Si fa riferimento al reticolo di Fondazioni e Think Thank nati in questi decenni che hanno proprio la funzione di veicolare finanziamenti, diffondere le idee del blocco conservatore (ampiamente trans-nazionale) e creare classe dirigente.<br />La verità è che mentre <strong>le destre hanno trovato il modo di fare tutto questo</strong> (investire denaro, creare cultura, diffondere le idee su larga scala e investire sulla formazione della classe dirigente), <strong>il mondo progressista e riformista paga divisioni, mancanza di finanziamenti adeguati e subalternità su alcuni temi fondamentali</strong> (redistribuzione delle ricchezze, tasse, ruolo dello stato, solo per fare degli esempi).</p>
<p>Dobbiamo esigere <strong>massima trasparenza su quanto accaduto per queste elezioni</strong>. I cittadini devono sapere se ci sono potenze straniere che spingono per un risultato piuttosto che per un altro.<br />Ma soprattutto <strong>è ora di affrontare seriamente il tema del finanziamento della democrazia nei nostri paesi</strong>. La stupidaggine di pensare che tagliando il finanziamento pubblico avremmo reso la politica migliore l’ha solo resa ostaggio di grandi investitori privati e di potenze straniere. Se abbiamo a cuore la democrazia occorre trovare il modo di rendere indipendente il sistema e gli attori che ne garantiscono il funzionamento autonomo, a partire da nuove regole di finanziamento pubblico, altrimenti, la trasformiamo in un gioco in cui vince chi spende di più.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Povero Brasile, poveri noi</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 14:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi fa male guardare al risultato delle elezioni brasiliane. Un grande paese che ancora fino agli anni ‘80 del secolo scorso, meno di 40 anni fa, ha vissuto una dittatura militare sanguinaria che elegge a presidente un uomo che si richiama esplicitamente a quell’esperienza senza alcun pudore. Non riesco a immaginare la rabbia e la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa male guardare al risultato delle elezioni brasiliane. Un grande paese che ancora fino agli anni ‘80 del secolo scorso, meno di 40 anni fa, ha vissuto una dittatura militare sanguinaria che elegge a presidente un uomo che si richiama esplicitamente a quell’esperienza senza alcun pudore. Non riesco a immaginare la rabbia e la sofferenza di chi è sopravvissuto a quel periodo di barbarie e ha partecipato alla riscossa democratica e popolare del paese.<br />
Da ragazzo venni a conoscenza delle condizioni di vita dei brasiliani durante la dittatura attraverso le drammatiche pagine di “Battesimo di Sangue”, scritte da Frei Betto, frate domenicano che pagò di persona con il carcere e la tortura l’opposizione al regime e attraverso le pagine di Paulo Freire, pedagogo che pagò con l’esilio la sua attività di alfabetizzazione tra gli adulti delle zone più povere del Brasile.</p>
<p>Mi fa male vedere che la maggioranza dei brasiliani ha votato un personaggio del genere al grido di “Il Brasile prima di tutto, Dio prima di tutti”, che propone più armi per tutti, riduzione del debito attraverso forti privatizzazioni ed elogio della tortura&#8230;<br />
Questi risultati, però, vanno interpretati avendo in mente quanto già accaduto negli ultimi anni in altre parti del mondo (Turchia, USA, Ungheria, Polonia) e in Italia, ma anche con lo sguardo rivolto alle elezioni europee di maggio prossimo.<br />
Non è semplice destra quella che vince con Bolsonaro in Brasile. Anche qui si tratta di una destra fascistizzante e iperliberista rappresentata da un individuo che rappresenta il peggio che si possa immaginare: è apertamente omofobo e sessista, ha più volte espresso simpatia per i dittatori sudamericani rimproverandoli di non aver ucciso abbastanza oppositori (“L’unico torto [del regime] è stato quello di torturare invece di uccidere), iperliberista, al punto di essersi dichiarato d’accordo con la privatizzazione della foresta amazzonica dalla quale vuole cancellare la presenza delle popolazioni indigene. Cacciato dall’esercito a soli 32 anni è in parlamento da circa 30 anni avendo presentato ben due leggi in tre decenni.<br />
Ammetto di non avere gli strumenti adeguati per comprendere fino in fondo quanto sta accadendo: non c’è dubbio che siamo di fronte a un passaggio d’epoca davvero preoccupante che richiede un cambio radicale dei nostri modi di interpretare la realtà, ma anche delle nostre abitudini quotidiane.<br />
Credo che ognuno di noi debba mettere in conto di aumentare il proprio livello di impegno concreto per contrastare la deriva in atto e costruire l’alternativa.</p>
<p>Ps: anche in questa elezione, affiancati  agli interessi di diverse lobby e delle chiese evangeliche che molto hanno spinto per Bolsonaro, si registra un ruolo predominante dei social network con un candidato presidente che si è sottratto quasi del tutto a confronti con l’avversario e che ha inondato i social di monologhi insieme a una campagna di fake news inviata a milioni di brasiliani tramite Whatsapp.</p>
<p>Ps2: nella polarizzazione tra destra estrema e sinistra riformatrice il centro, i cosiddetti moderati hanno scelto la prima.</p>
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		<title>Riflessione post elettorale n.3: che fare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 21:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[4 marzo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il PD vive una doppia crisi: una legata a quella più generale della sinistra progressista nel mondo e l’altra interna, legata alla relazione che ha costruito con il suo elettorato storico. Della crisi globale ho già provato a scrivere nel post precedente. Qui aggiungo solamente che, al di là delle tante cose fatte (molte positive), [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il PD vive una doppia crisi: una legata a quella più generale della sinistra progressista nel mondo e l’altra interna, legata alla relazione che ha costruito con il suo elettorato storico. Della crisi globale ho già provato a scrivere nel post precedente. Qui aggiungo solamente che, al di là delle tante cose fatte (molte positive), il messaggio di fondo che il partito ha lasciato passare è stato conservatore. Come a dire: il mondo va bene così com’è. C’è bisogno al limite di  qualche limatura, non di grandi cambiamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda quella interna, credo sia opportuno provare a sottolineare alcuni aspetti.</p>
<p>La sconfitta epocale, come molti prima di me hanno già detto, non si può affrontare solamente attraverso le dimissioni di Renzi e la sostituzione della leadership. Questa è una condizione necessaria ma non sufficiente Il problema non è riconducibile alla sola persona di Matteo Renzi, che pure ha contribuito a questo risultato, ma va rintracciato in qualcosa di più ampio, costituito dall’insieme di una certa visione del potere, del partito, della comunicazione politica e del ruolo della sinistra oggi, che è stata dominante, negli ultimi anni, all’interno del PD. Per semplificare potremmo usare una parola usata da molti commentatori: il renzismo. È qui che si annida il problema. Non servirebbe a nulla cambiare segretario e mantenere le stesse posizioni e gli stessi atteggiamenti.</p>
<p>Per comprendere ciò che sta avvenendo  credo sia necessario guardare al processo e non ai singoli eventi. Che cosa è successo in questi anni? Quali dinamiche hanno caratterizzato l’operato e la vita del Partito Democratico?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prima immagine che mi viene in mente è quella dei solchi. Sono stati creati dei solchi… all’interno e all’esterno.</p>
<p>All’interno con tutti coloro che osavano pensarla diversamente, che non si allineavano. Alcuni di questi solchi sono diventati fossati, tanto da separare le strade di chi aveva camminato insieme sin dalla fondazione del PD.</p>
<p>Esterni con la maggior parte dei mondi che avrebbero dovuto essere (e lo sono sempre stati) interlocutori privilegiati per la sinistra: il mondo del lavoro, della scuola, quello dei giovani, del sindacato, parte di quello accademico… Sarebbe bastato analizzare con serietà il voto relativo al referendum sulla riforma costituzionale per capire quanto, invece, risultavamo distanti dalla popolazione giovanile, dai ceti popolari, dalle periferie e da una significativa parte del mondo intellettuale. Sarebbe bastato guardare anche le ultime amministrative, in realtà, dove il PD ha riportato buoni risultati solamente nei quartieri centrali e benestanti delle città. Ora il voto di queste politiche si sovrappone a quei risultati. Ma noi, come presi in un delirio, abbiamo ignorato tutto questo.</p>
<p>Qualche compagno di partito, poco preoccupato dall’emorragia di voti e consenso, diceva: “peccato per chi non ci vota più, ci voteranno altri”, immaginando di rivolgersi a una parte di elettorato che storicamente aveva votato il centro-destra (Scelta Civica, UDC e Forza Italia) e a una parte di elettori de-ideologizzata. Così non è stato, perché mentre perdevamo il nostro di elettorato, altre forze politiche intercettavano quelli che per noi avrebbero dovuto essere “i nuovi”.</p>
<p>Ma le ragioni di tali solchi non sono solo legate al merito di alcune questioni o riforme proposte o approvate, ma anche (in certi casi soprattutto) al metodo, allo stile che il gruppo dirigente del PD, segretario<em> in primis</em>, ha adottato. Qualcuno l’ha definito “arrogante”, ma io credo non basti per descriverlo. Che cosa è successo? Evidenzio alcune questioni, per me rilevanti, a partire dalla categoria del “riconoscimento”:</p>
<p>L’<em>altro</em>, quando non la pensava come il capo, quando non era allineato al pensiero dominante, perdeva il diritto al <strong>riconoscimento</strong>: veniva ignorato, messo da parte o deriso. Penso, in particolare, ai tanti “gufi”, ai “ciaone”, ai “professoroni”, ecc… La diversità non è stata interpretata come ricchezza, ma come fastidio perenne, affrontata sempre con la forza dei numeri e con il dileggio. Lo abbiamo fatto con la parte del mondo sindacale che ha criticato le proposte sulle politiche del lavoro, con il mondo intellettuale che non condivideva la proposta di riforma costituzionale, anche se da sempre vicino al Partito Democratico, e lo abbiamo fatto con il mondo della scuola, quando di fronte alle proteste e alle critiche abbiamo continuato a dire: va bene così. E’ passato un messaggio chiaro: <strong>l’altro non serve</strong>, non serve la minoranza, non servono i corpi intermedi. Basta l’idea del capo, la sua persona. E’ strano oggi sentire Renzi parlare di “piaggeria e viltà” attorno a lui. E’ ciò che ha cercato ed è ciò che ha trovato. Da questo punto di vista la “sbornia” delle europee del 2014 non ha certo aiutato. Quel risultato, però, andava gestito, perché rappresentava la proiezione di grandi aspettative che, però, sono state perlopiù disattese.</p>
<p>Abbiamo comunicato il lavoro fatto (molto positivo su diversi aspetti, come ad esempio l’ambito dei diritti civili e quello della lotta alle mafie) negando alcuni aspetti della realtà, descritta quasi come “ il migliore dei mondi possibili”, per evitare di offuscare il lavoro importante portato avanti. Ma anche in questo caso abbiamo privato del riconoscimento chi vive ogni giorno in situazioni problematiche o avvertite come tali.</p>
<p>Ma che cosa succede quando l’altro non viene riconosciuto? Si arrabbia, si distacca, si separa. Semplicemente va da un’altra parte. E questo è quello che è accaduto. E così siamo rimasti isolati, staccati da un paese reale che non ci riconosce più a forza di non essere riconosciuto. Ora, scusate le ripetizioni, dobbiamo tornare a riconoscere se vogliamo tornare a essere riconosciuti,  interlocutori credibili e affidabili.</p>
<p>C’è poi il caso di Ignazio Marino, che, a mio avviso, ha inciso profondamente nella percezione del partito all’esterno. Ancora oggi credo sia stata un’operazione assurda e sbagliata. Abbiamo fatto cadere noi un nostro sindaco che stava amministrando bene, che aveva vinto prima le primarie e poi le elezioni della capitale. E con quali modalità? Portando i nostri consiglieri a firmare le dimissioni da un notaio. È passato il messaggio di un’operazione fatta contro Marino solo perché non allineato con il segretario, che da premier non rispondeva nemmeno alle telefonate del sindaco della capitale. È risultata un’operazione in pieno spirito machiavellico, fatta solo per questioni legate al potere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, per tutti, resta la domanda principale: che fare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’ho già scritto, ma lo ripeto volentieri qui. Il PD, ma più in generale il centro-sinistra, ha, con questi risultati negativi, l’occasione che ogni sconfitta o fallimento porta con sé: pensarsi “come nuovo” e ripartire, con la consapevolezza che quando non ci sono posizioni di rendita da difendere si può osare di più ed essere più autentici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul lato delle proposte il percorso da fare è perlomeno di dimensione europea e il PD deve farsene promotore e attore principale a partire dalla visione della sinistra come forza riformatrice. Forza che non difende l’esistente, ma lo migliora avendo a cuore le sorti dei più deboli, dei meno tutelati e di chi è rimasto indietro.</p>
<p>Per fare questo è necessario definire una linea politica chiara e innovativa su alcune questioni centrali e strutturali della nostra epoca:</p>
<ol>
<li>La crescita economica compatibile con il rispetto dell’ambiente (la nostra “casa comune”) e con il limite che la natura ci impone;</li>
<li>La ridistribuzione della ricchezza dalla rendita al lavoro;</li>
<li>Il rafforzamento dei diritti dei lavoratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro;</li>
<li>Il rapporto tra sviluppo tecnologico e lavoro;</li>
<li>La garanzia di istruzione e diritto alla salute per tutti;</li>
<li>Il sostegno alle persone in difficoltà sociali ed economiche;</li>
<li>La lotta alle illegalità e alle mafie.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi l’aspetto che riguarda gli interlocutori. In questi anni si è lavorato poco per tenere insieme e molto per lacerare a sinistra. Dal mio punto di vista si tratta di uno degli errori più gravi e più difficile da rimediare. Ora il PD deve diventare il soggetto, tra le diverse forze politiche,  cui sta a cuore la ricostruzione di un campo comune. Deve trovare il modo di rimettere al centro ciò che unisce e non ciò che divide. Ma tutti sappiamo quanto sia facile demolire e, al contrario, difficoltoso costruire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non deve mancare una riflessione critica seria sul tema dei linguaggi e dei mezzi. Se è vero che stiamo attraversando la quarta rivoluzione, caratterizzata dall’infosfera e dalla connessione perenne, qualsiasi progetto politico dovrà tenere conto del nuovo mondo in cui viviamo. Di che cosa significhi oggi comunicare, informarsi, discernere. Non è un caso se su tutte le ultime elezioni nazionali c’è il sospetto o la prova di influenze di potenze straniere sulla costruzione del consenso di alcune forze politiche. I social network e la rete non sono più strumenti, ma l’ambiente in cui viviamo che determina anche i nostri fini e da da sfondo alle nostre conoscenze e ai nostri scambi comunicativi. Dovremo imparare ad abitare questi luoghi in maniera preparata e intelligente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sullo sfondo c’è un problema che non è solo del PD, ma di tutta la politica in generale, e che riguarda la relazione con gli elettori, caratterizzata da un sentimento di profonda sfiducia. Il crollo delle grandi ideologie, che in realtà ha coinciso con l’affermazione di un’ideologia unica, ha sancito non solo il tramonto di un sistema di idee, ma anche il tradimento di un sentimento. La politica non ha portato la felicità promessa. Non lo ha fatto il comunismo, il socialismo e nemmeno il capitalismo. Viviamo, sotto questo punto di vista, nel tempo del tradimento, delle “passioni tristi”, dove per la prima volta il futuro è caratterizzato dal segno “meno” e non dal segno “più” e si presenta come minaccia.</p>
<p>Dobbiamo allora chiederci come passare  dal tradimento alla riconciliazione. <strong>Servono testimonianze concrete di un modo diverso di vivere lo spazio politico</strong>. Per chi ricopre il ruolo di militante (ancora di più se rappresentante istituzionale) serve uno sforzo massimo verso rigore, credibilità e autorevolezza: nei gesti, nella scelta delle parole, nell’esempio personale, nel rispetto della parola data. Si tratta di un atto pre-politico, che fa da sfondo alla relazione. Quando una persona non si fida più di me posso dirle qualsiasi cosa, ma sarà inutile: non mi crederà. Inutile continuare a dire quanto sono stato bravo. Il problema è su un altro piano. Questo, credo, sia uno degli aspetti più rilevanti, oggi. E lo stato attuale questo dipende da dinamiche storiche che sono in atto da tempo, ma anche da alcune scelte fatte dal PD negli ultimi anni. Provo a fare due esempi parlando del jobs act e del tentativo di riforma costituzionale. Al di là delle differenti idee sui contenuti delle riforme attuate o proposte, c’è un dato: <strong>il PD non ha mai presentato queste proposte nel suo programma né le ha sottoposto al suo elettorato</strong> (nemmeno agli iscritti). Una volta fatte le primarie sulla leadership, la partecipazione è terminata. Entrambe queste proposte sono state portate avanti contro buona parte dell’opinione pubblica e di parte del nostro elettorato storico, senza che mai siano state sottoposte né al giudizio degli  elettori né al giudizio degli iscritti. Ripeto non sto parlando del merito delle proposte, ma delle modalità. Questo comportamento lavora per far crescere sfiducia e diffidenza. E’ fondamentale tornare a dare un valore importante alla parola data e alla partecipazione, da usare non solo per la selezione della leadership, ma anche quando ci sono in ballo questioni fondamentali che spaccano la base.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sui territori partirei dalle cose semplici dando priorità a tutte le azioni e le progettualità che <strong>rimettano in moto i legami e le possibilità di incontro e di dialogo</strong>, magari a partire dalle situazioni avvertite come problematiche o importanti per i cittadini dei luoghi in cui viviamo. E’ necessario riorganizzare le segreterie, e il partito in generale, affinché si proceda lungo tre linee di fondo: ritornare a incontrare i cittadini e le persone a partire da quelli che sono i problemi reali o percepiti; ricostruire legami strutturali e continui con i corpi intermedi e il variegato mondo associativo; studiare e approfondire i problemi per elaborare pensieri all’altezza dell’epoca in cui viviamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiudo questa riflessione con un ultimo pensiero, che scaturisce come reazione ai tanti che dicono che dobbiamo “inseguire il nostro elettorato che si è spostato da un’altra parte”. Io non credo che un partito politico riformista, con un progetto di emancipazione collettiva, possa chiedersi troppo come piacere all’elettorato. Certo che deve farlo nel momento delle elezioni e che dovrà ricercare un equilibrio in questa dinamica, ma non potrà essere quella prioritaria. Se c’è una caratteristica positiva che la sinistra ha avuto nella storia è stata anche quella di essere animatrice di un percorso anche di emancipazione culturale, oltre che sociale e politico. Per dirla in altre parole non dobbiamo solo concentrarci sulla definizione dell’offerta migliore e più allettante elettoralmente, ma anche porci il problema dell’educazione della domanda, fuori da ogni logica paternalistica o depositaria, ma in un’ottica di una comunità che cresce insieme: “<strong><em>Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo. Gli uomini si educano insieme con la mediazione del mondo</em></strong>” (Paulo Freire).</p>
<p>Dobbiamo riconciliare progetto politico e progetto pedagogico se vogliamo che provino a essere maggioritarie idee che ci spingano dall’io al noi. Ce lo ha insegnato bene Alfredo Reichlin, come ci ha ricordato Gianni Cuperlo in occasione della sua morte: “la sinistra il popolo non l’ha trovato, ma lo ha cercato e costruito”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Considerazioni, a caldo, sui risultati elettorali del 4 marzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 16:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centro-sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[sconfitta]]></category>
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					<description><![CDATA[La crisi della sinistra e della tradizione socialista si è manifestata pienamente anche in Italia dopo che di fatto il partito socialista è stato ridotto al lumicino in tutta Europa. Manca la capacità di dare risposte al desiderio delle persone di aumentare il proprio benessere, di stare meglio: non lo fa con proposte ritenute più moderate, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">La crisi della sinistra e della tradizione socialista si è manifestata pienamente anche in Italia dopo che di fatto il partito socialista è stato ridotto al lumicino in tutta Europa. Manca la capacità di dare risposte al desiderio delle persone di aumentare il proprio benessere, di stare meglio: non lo fa con <img decoding="async" class="size-medium wp-image-2717 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/03/sconfitta_a_opt.jpg 580w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />proposte ritenute più moderate, ma nemmeno seassume posizioni più radicali e massimaliste. Non riesce a rappresentare un percorso storico di emancipazione per le persone. Certo, sarebbe opportuno approfondire che cosa sia questo “meglio” oggi per la maggior parte delle persone, ma non è questo il luogo per tale analisi. </span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">I risultati del voto sono chiari. Gli elettori ci dicono di vedere questi percorsi di emancipazione nelle proposte del M5S, vincitori nelle regioni del sud, o in quelle della destra a trazione leghista, egemone al nord, per un Paese che appare spaccato a metà nelle scelte politiche così come in molti altri ambiti. Personalmente interpreto il voto al M5S soprattutto come una risposta alla sfiducia nei confronti di una classe dirigente. Si tratta di un voto fortemente anti-establishment dove non contano chi sono i candidati e nemmeno le capacità dimostrate o meno sul campo, ma prevale soltanto la volontà di cambiare pagina:  è un voto di sentimenti e di pancia. Quello alla Lega sovranista, invece, è un voto che identifica la soluzione ai problemi nella chiusura egoistica e nell’esclusione dell’Altro: in particolare immigrati ed Euro. Resta il problema (serio) della mancanza di un soggetto e di un progetto politico che tenga insieme l’Italia.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il PD raggiunge il risultato peggiore dalla sua fondazione, dopo che pochi anni fa aveva raggiunto il fatidico 40%. Oggi, a livello nazionale, non ha nemmeno i voti che aveva il solo PDS negli anni ‘90. Questo assume contorni ancora più gravi se pensiamo che in nome dei risultati ottenuti ieri non c’è stata alcuna esitazione nel portare avanti una scissione della nostra comunità, che mai come oggi avrebbe bisogno di stare insieme. Ma un piatto rotto resta tale. Siamo di fronte certamente al fallimento, senza attenuanti, della leadership di Matteo Renzi, ma anche di quella classe dirigente che lo ha sostenuto senza mai intravedere le criticità esistenti.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Il PD e più in generale il centro-sinistra hanno l’occasione che ogni sconfitta o fallimento porta con sé: pensarsi “come nuovi” e ripartire. Quando non hai posizioni di rendita da difendere puoi permetterti di osare di più ed essere più autentico. L’ideale sarebbe farlo almeno con un respiro europeo chiedendosi quali siano le proposte di futuro da proporre, come coniugare crescita economica, uguaglianza e inclusione sociale, ma soprattutto interrogandosi su come tornare a “incarnare” le idee che propone, come portare le persone a fidarsi di una comunità e di una classe dirigente, a partire dalla ricchezza generosa che sui territori esiste già. Una fiducia che è preliminare alla condivisione di un’idea o un progetto, soprattutto quando quest’ultimo non propone soddisfazioni immediate a bisogni personali o soluzioni semplici a problemi complessi.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Nel Nord e nel centro resta una base forte dalla quale ripartire. Si tratta di una base che abita soprattutto in città e si riconosce nella classe media; una base che deve trovare la capacità di tornare a parlare e a condividere percorsi con chi sta peggio. Nel Sud è indispensabile un radicale cambiamento della classe dirigente oltre che affrontare in maniera prioritaria il tema della disoccupazione giovanile.</span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Bisogna capire che cosa resterà di tutto questo quando tra qualche anno si tornerà a votare con molti dei problemi irrisolti e con molte promesse tradite, questa volta non dal centro-sinistra. L’elettorato è sempre meno legato in maniera identitaria a una formazione politica e aumenta il numero delle persone che decide di volta in volta che cosa fare in base a valutazioni che riguardano i bisogni personali nel breve periodo. </span></li>
<li style="font-weight: 400;"><span style="font-weight: 400;">Per cambiare (in meglio) lo stato delle cose servirà un percorso lungo, non privo di fatiche.</span></li>
</ol>
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		<title>Il 4 marzo andiamo a votare con uno sguardo rivolto al futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 09:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[politiche 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa dire su questo appuntamento elettorale? Difficile intervenire in una campagna che molti commentatori hanno definito la peggiore e più scadente degli ultimi decenni. Personalmente credo sia utile avere uno sguardo glocal (ve lo ricordate questo termine che fino a poco tempo fa andava di moda?). Cerco di inserire, cioè, le vicende italiane, e questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Cosa dire su questo appuntamento elettorale? Difficile intervenire in una campagna che molti commentatori hanno definito la peggiore e più scadente degli ultimi decenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2711" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo-300x200.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo-768x512.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo-700x467.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo-272x182.jpg 272w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/02/rossi_21marzo.jpg 1599w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Personalmente credo sia utile avere uno sguardo </span><i><span style="font-weight: 400;">glocal</span></i><span style="font-weight: 400;"> (ve lo ricordate questo termine che fino a poco tempo fa andava di moda?). Cerco di inserire, cioè, le vicende italiane, e questa elezione, all’interno del contesto più ampio. Lo faccio perché sono convinto che molte delle soluzioni ai nostri problemi dipenderanno non tanto dagli equilibri delle forze politiche “interne” del nostro Paese, quanto, piuttosto, dai <strong>rapporti che i futuri governi riusciranno a mettere in campo a livello internazionale</strong>, a partire da quello europeo. Provo subito a fare un esempio, per chiarire ciò che ho in mente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti di noi, in questi mesi, hanno seguito, a diverso titolo, la vicenda Embraco. L’azienda ha deciso di licenziare 500 lavoratori e di spostare la produzione in Slovacchia senza motivazioni legate a fattori di crisi, ma per pura convenienza finanziaria e nonostante gli aiuti ricevuti dallo Stato negli anni precedenti. A nulla sono valsi i tentativi di tutti i livelli istituzionali (Regione e Governo) per raggiungere una soluzione di natura diversa: la scelta è stata irrevocabile.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questi anni ho visto dinamiche analoghe in diverse situazioni, contraddistinte da due fattori: la scelta dell’azienda di delocalizzare insieme all’</span><i><span style="font-weight: 400;">impotenza della politica</span></i><span style="font-weight: 400;">. Si tratta di un dato strutturale che si configura necessariamente in quanto abbiamo un capitale globalizzato a fronte di una politica che agisce su base nazionale. La politica sarà in grado di fronteggiare le storture del capitalismo odierno solo se sarà capace di costruire istituzioni sovra-nazionali o post-nazionali, con buona pace dei nazionalisti nostrani che non possono realizzare nulla di ciò che prospettano. <strong>La maggior parte delle azioni a difesa dei lavoratori riguardano la nostra capacità di costruire istituzioni e regole comuni almeno a livello europeo</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stesso ragionamento vale per i rapporti che riguardano la circolazione delle merci. Anche in questo caso chi vaneggia di dazi a livello nazionale fa finta di ignorare che, qualora aprissimo un conflitto commerciale di questo tipo, saremmo i primi a pagare un prezzo altissimo, considerato che siamo uno dei Paesi che esporta di più al mondo. Anche in questo caso <strong>la costruzione dell’Europa unita è un passaggio minimo obbligato per poterci confrontare con Cina, Russia, Stati Uniti d’America</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora di più, tutto questo ragionamento vale per la diseguaglianza che è in forte aumento. La ricchezza prodotta si accumula sempre di più nelle mani di pochi, mentre scarichiamo la colpa di ogni problema avvertito sui migranti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aveva ragione, di una ragione profetica, <strong>Altiero Spinelli</strong>, quando nel lontano 1941, scriveva:</span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><i><span style="font-weight: 400;">E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo.</span></i></p>
<p style="padding-left: 30px;"><i><span style="font-weight: 400;">La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo</span></i><i><span style="font-weight: 400;"> e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’alternativa alla costruzione di un soggetto unitario europeo è molto pericolosa: la guerra. Noi abbiamo la fortuna di vivere in un luogo che è restato lontano da questo dramma negli ultimi 70 anni, ma basta guardarsi attorno, anche molto vicino, per comprendere che non dobbiamo dare per scontato nulla. Penso ai tanti conflitti violentissimi sparsi in diverse parti del globo, al terrorismo internazionale, ma soprattutto a Trump e alla situazione politica europea. All’Ungheria di Orban, al governo polacco, a come sono andate le elezioni in Francia e in Austria. Ovunque sembrano moltiplicarsi i segnali che vanno nella direzione opposta a quella indicata da Spinelli: <strong>il nazionalismo diventa sempre di più la risposta alle paure e all’insicurezza e viene fatto coincidere con chiusura verso l’altro, assenza di solidarietà, restrizione delle libertà fondamentali, scadimento della qualità del dibattito pubblico e aumento della violenza, sia essa verbale o agita</strong>. Crescono movimenti esplicitamente fascisti che mettono nuovamente a rischio il percorso di pace e di costruzione dell’Europa unita. Si costruiscono muri e aumenta odio sociale verso l’</span><i><span style="font-weight: 400;">altro</span></i><span style="font-weight: 400;">, il </span><i><span style="font-weight: 400;">diverso</span></i><span style="font-weight: 400;">, che in questo momento è rappresentato in maniera particolare dai migranti.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Nelle settimane scorse ho avuto la fortuna di accompagnare 90 ragazzi delle scuole superiori in Polonia, per visitare insieme, i campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Sembra assurdo che milioni di persone ignorino l’insegnamento della tragedia europea più grande: abbiamo toccato con mano a che cosa porta l’istituzionalizzazione della violenza e la criminalizzazione di gruppi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarebbe davvero miope affrontare l’appuntamento elettorale italiano immaginando che sia scevro da tutto questo e che la democrazia così come l’abbiamo conosciuta noi, sia un dato acquisito per sempre.</span></p>
<p>E’ dentro questa cornice che dobbiamo guardare ai <strong>programmi</strong>, che vanno valutati, confrontati e “pesati” con <strong>la credibilità, l’autorevolezza e la storia di chi li propone</strong> (se volete leggere una sintesi di quello del Partito Democratico <a href="https://programma2018.partitodemocratico.it/nessuna-promessa-programma-credibile/?gclid=CjwKCAiAoNTUBRBUEiwAWje2lgAi2kcmCIyAgivS7fczlm_oo6YmZgLgwDbV8mrf2cO_nvwSzVI8zhoCY8oQAvD_BwE" target="_blank" rel="noopener" data-cke-saved-href="https://programma2018.partitodemocratico.it/nessuna-promessa-programma-credibile/?gclid=CjwKCAiAoNTUBRBUEiwAWje2lgAi2kcmCIyAgivS7fczlm_oo6YmZgLgwDbV8mrf2cO_nvwSzVI8zhoCY8oQAvD_BwE">leggete qui</a>). E’ sufficiente scorrere le parole chiave scelte dalle diverse forze politiche per risalire alle visioni dell’uomo e del mondo che presuppongono e per comprendere che in questo Paese il voto a destra non è un’opzione: ancora una volta sembra che l’Italia sia condannata a non avere una destra “normale”, liberale. Da noi deve per forza strizzare l’occhio o al fascismo o alle mafie o al più becero populismo.</p>
<p dir="ltr">La sinistra è in crisi in Italia, come lo è nel resto d’Europa e del mondo: fatica a costruire una proposta che parli a tutti, a convincere che la strada da perseguire per uscire dalla crisi sia quella della solidarietà e della libertà saldate insieme, a rispondere ai dominanti sentimenti di paura e insicurezza.<br />
<strong>E’ compito di ciascuno di noi farsi carico della responsabilità di non condannare l’Europa alla divisione, alla chiusura e al conflitto</strong>. A partire dal voto di domenica prossima, quando saremo chiamati a eleggere il parlamento che deciderà delle maggioranze dei futuri governi e delle politiche dei prossimi anni in Italia.<br />
<strong>Ad alcuni ragazzi giovani, che mi hanno chiesto un consiglio su cosa votare, ho consigliato di cominciare con l’escludere chi parla alla pancia, chi solletica la rabbia o vuole sfruttare paura e insicurezza; di concentrarsi, invece, su chi si rivolge all’intelligenza degli interlocutori, nella consapevolezza che la convivenza e la pace richiedono l’impegno di ciascuno di noi. Dobbiamo respingere con forza chi propone come soluzione ai problemi la strada che mette uomini contro altri uomini, o l’egoismo come leva sui cui costruire il futuro.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Io lo farò votando il Partito Democratico</strong>, che, nonostante i suoi limiti, ritengo rappresenti lo strumento politico migliore che abbiamo a disposizione per andare nella direzione che ho cercato di descrivere. Ne sto facendo esperienza diretta in Regione Piemonte, dove da quattro anni portiamo avanti un’opera instancabile di risanamento e di rilancio dell’ente, ma vale anche per il Governo nazionale, fortemente ancorato alla prospettiva europeista, che ha raggiunto risultati importanti, soprattutto se paragonati ai rapporti di forza presenti in parlamento. In alcuni ambiti siamo di fronte a una delle legislature più importanti della storia repubblicana: penso in particolare ai diritti civili e al tema della lotta alle mafie.</p>
<p dir="ltr">Sono convinto che l’appuntamento elettorale non sia mai risolutorio dei problemi di un Paese. Con questo non voglio dire che allora non serva votare. Al contrario, sostengo che sia un elemento necessario, ma non sufficiente di un processo democratico che ci chiede ben altro che recarci alle urne ogni 5 anni: occorre prendere parte a questo processo tutti i giorni che ci separano da un’elezione all’altra.</p>
<p dir="ltr"><strong>Andiamo a votare il 4 marzo, ma poi, qualunque sia il risultato, ricordiamoci che dal 5 marzo tocca ancora a ciascuno noi. Tutti i giorni.</strong></p>
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		<title>5 Giugno: si vota!</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2016/05/26/5-giugno-si-vota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2016 08:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Novara]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[trecate]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
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					<description><![CDATA[Manca davvero poco all&#8217;election day del 5 giugno. Una data importante perché molte comunità saranno chiamate a rinnovare l’amministrazione più vicina, quella comunale. I cittadini dovranno scegliere chi, temporaneamente, avrà la responsabilità del governo delle città per i prossimi 5 anni. Si tratta di un appuntamento elettorale che certamente porta con sé anche un significato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Manca davvero poco all&#8217;<em>election day</em> del <strong>5 giugno</strong>. Una data importante perché molte comunità saranno chiamate a rinnovare l’amministrazione più vicina, quella comunale. I cittadini dovranno <strong>scegliere</strong> chi, temporaneamente, avrà la responsabilità del governo delle città per i prossimi 5 anni.<br />
Si tratta di un appuntamento elettorale che certamente porta con sé anche un significato politico nazionale, ma che si gioca soprattutto sui progetti di città, sulla credibilità dei candidati e sulla capacità di rispondere ai bisogni reali delle persone. Questa è la sfida che attende il <strong>Partito Democratico</strong> in molte città italiane e piemontesi tra cui <strong>Torino, Novara e Trecate</strong>. Accanto a questa sfida c’è anche quella della continuità amministrativa con i sindaci <strong>Fassino, Ballarè e Ruggerone,</strong> pronti rilanciare nuovi progetti per città sempre più a misura d&#8217;uomo, solidali e coese insieme al contributo di persone capaci, serie, che condividono una visione comune di futuro.<br />
Novara, la mia città, in questi anni é cambiata molto, ma nei prossimi anni sarà interessata da eventi e sfide che la modificheranno in maniera sostanziale. Serve un’amministrazione seria, credibile che governi responsabilmente questi passaggi delicati. Il <strong>Partito Democratico</strong> ha fatto la scelta di sostenere il sindaco <strong>Andrea Ballaré </strong>affiancandogli una squadra dove sono coniugati<strong>continuità e cambiamento</strong>: consiglieri e assessori uscenti, ma anche tanti nomi e volti nuovi che potranno contribuire al buon governo della città per i prossimi 5 anni che vede le sue linee fondamentali nel programma costruito in maniera partecipata con la città di Novara.<br />
I consiglieri comunali saranno scelti dai cittadini che potranno indicare la propria preferenza, anzi <strong>le preferenze</strong>. La legge per il rinnovo dei consigli comunali e l&#8217;elezione del Sindaco, infatti, prevede la possibilità di indicare, affianco alla scelta del partito, i nomi di coloro che riteniamo più adatti tra i candidati e le candidate. Da quest&#8217;anno <strong>si possono esprimere due preferenze</strong>, purché di genere diverso: quindi scegliere <strong>un</strong> <strong>maschio e una femmina</strong> purché appartenenti alla stessa lista.<br />
Sono, davvero, molte le persone meritevoli pronte a svolgere al meglio il ruolo di consigliere o consigliera. Io, tra queste, ho deciso di sostenere in maniera particolare il percorso di alcuni candidati e candidate che vi presento qui di seguito. Si tratta di persone con le quali ho condiviso, a diverso titolo, pezzi di cammino. Con alcune di esse mi lega un’amicizia e una stima che arriva da lontano, con altre ho condiviso l’impegno nel mondo dell’associazionismo, con altre la passione per la politica come servizio. <strong>Di loro mi fido</strong> e sarò al loro fianco nell’affrontare le sfide dei prossimi anni.<br />
Ve le presento brevemente, ma vi invito a conoscerle meglio e a farvi una vostra idea personale partecipando ad incontri di campagna elettorale e/o seguendo le loro riflessioni e il loro impegno sui social network.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top">
<div style="text-align: center;">
<p><strong>Per la città di Novara &#8211; Andrea Ballaré sindaco</strong></p>
<hr />
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
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<td></td>
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</tbody>
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</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="264">
<div><strong>Milù Allegra</strong></div>
<div>
<p>Donna appassionata e instancabile, incarna l&#8217;idea della politica come servizio. Lo ha dimostrato negli anni passati, nei diversi incarichi che ha ricoperto, e in quelli attuali. In Provincia si è sempre battuta per il rispetto dell&#8217;ambiente, per la trasparenza e la legalità prima come consigliere di minoranze ed oggi come consigliera delegata all&#8217;Istruzione, Politiche educative, Sport ed Edilizia Scolastica.</p>
<hr />
<p><a href="http://www.miluallegra.it/" target="_blank">www.miluallegra.it</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/Mil%C3%B9-Allegra-1701718836763677/" target="_blank">https://www.facebook.com/Mil%C3%B9-Allegra-1701718836763677/</a></p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tbody>
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</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="264">
<div><strong>Elia Impaloni</strong></div>
<p>Ha una storia personale e professionale che parla per lei: madre di quattro figli, due lauree e una lunga esperienza lavorativa cominciata appena dopo il diploma. Capacità di ascolto e determinazione, uniti alla volontà di approfondire dinamiche e situazioni, hanno caratterizzato anche i due anni di assessorato alle politiche sociali: un compito di grande responsabilità assunto con piena disponibilità e impegno.</p>
<hr />
<p><a href="http://www.eliaimpaloni.it/" target="_blank">www.eliaimpaloni.it</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/261215m" target="_blank">https://www.facebook.com/261215m</a></td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
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</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="263">
<div><strong>Luigi Battezzati</strong></div>
<p>Spesso si chiede a chi si candida di essere competente, di avere professionalità. Luigi può mettere al servizio della città una grande esperienza e professionalità di livello universitario. Il suo interesse per la politica si riassume in due parole: passione e servizio.</p>
<hr />
<p><a href="http://luigibattezzati.wordpress.com/" target="_blank">http://luigibattezzati.wordpress.com</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/LuigiBattezzati-1025229804191787/" target="_blank">https://www.facebook.com/LuigiBattezzati-1025229804191787/</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnCaptionBottomImageContent" align="center" valign="top"><img decoding="async" class="mcnImage" src="https://gallery.mailchimp.com/94ffca9bc3b8c7ac86f0913f2/images/66b9abe7-ad68-4d3b-a778-e3a7432a4fd5.jpg" alt="" width="263" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="263">
<div><strong>Paolo Maccari</strong></div>
<p>C&#8217;è una parola che rappresenta l&#8217;impegno politico e civile di Paolo: Europa. La convinzione profonda che attraverso l&#8217;Unione Europea si possano raccogliere sfide importanti a partire dal sostegno ai più deboli. Innovazione, ricerca e cooperazione gli strumenti che ha scelto per tradurre i suoi ideali in azioni concrete.</p>
<hr />
<p><a href="http://paolomaccari.wordpress.com/" target="_blank">http://paolomaccari.wordpress.com</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/paolo.maccari.3" target="_blank">https://www.facebook.com/paolo.maccari.3</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tr>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnCaptionBottomImageContent" align="center" valign="top"><img decoding="async" class="mcnImage" src="https://gallery.mailchimp.com/94ffca9bc3b8c7ac86f0913f2/images/ceac2302-27f1-4176-a3c2-bdf1741cbd69.jpg" alt="" width="263" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="263">
<div><span style="color: #ff0000;"><strong>Gianni Moreddu</strong></span></div>
<p>&#8220;Nessuno escluso&#8221; per Gianni non é uno slogan. É la persona giusta per portare visione e concretezza nei progetti rivolti agli ultimi, ai più fragili. Tutta la sua vita professionale é stata spesa per dare dignità alle vite di chi aveva meno opportunità. Aiuterà la nostra città a non lasciare indietro nessuno.</p>
<hr />
<p><a href="http://giannimoreddu.wordpress.com/" target="_blank">http://giannimoreddu.wordpress.com</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/gianni.moreddu" target="_blank">https://www.facebook.com/gianni.moreddu</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table class="mcnCaptionBottomContent" border="0" width="281" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td class="mcnCaptionBottomImageContent" align="center" valign="top"><img decoding="async" class="mcnImage" src="https://gallery.mailchimp.com/94ffca9bc3b8c7ac86f0913f2/images/83514cdb-8997-43d0-bd4e-1876384914d1.jpg" alt="" width="263" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="263"><strong>Enrico Zaninetti</strong>Enrico é da sempre animatore instancabile dell&#8217;associazionismo sociale e culturale di questa cittá. Dallo storico Cineforum Nord al Gruppo di Iniziativa Territoriale di Banca Etica, in questi anni sono stati davvero molti gli stimoli rivolti alla città.</p>
<hr />
<p><a href="https://enricozaninetti.wordpress.com/" target="_blank">https://enricozaninetti.wordpress.com</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/enrico.zaninetti.3" target="_blank">https://www.facebook.com/enrico.zaninetti.3</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
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<tr>
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</tbody>
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<tbody>
<tr>
<td class="columnContainer" valign="top"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<tbody>
<tr>
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</tr>
</tbody>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top">
<div style="text-align: center;"><strong>Per la città di Trecate &#8211; Enrico Ruggerone sindaco</strong></div>
</td>
</tr>
</tbody>
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</td>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnImageCardBottomImageContent" align="left" valign="top"><img decoding="async" class="mcnImage aligncenter" src="https://gallery.mailchimp.com/94ffca9bc3b8c7ac86f0913f2/images/303aa3e3-b96a-4b18-b7c5-42a08ddaf70f.jpg" alt="" width="563" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="545"><strong>Filippo Sansottera</strong></p>
<p>Ha la politica dentro. Quella bella, appassionata, pulita. Con lui ho condiviso progetti e percorsi di promozione della legalità in ambito culturale, politico e amministrativo anche in anni in cui la consapevolezza su questi temi non era ancora diffusa.</p>
<p><strong>Graziella Rondano</strong></p>
<p>L&#8217;esperienza di una manager al servizio dell&#8217;amministrazione pubblica. Non ha fatto mai mancare il suo impegno per la comunità, già consigliere comunale tra il 1997 e il 2001. Legalità e partecipazione sono i principi che ispirano il suo impegno.</td>
</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
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<tbody>
<tr>
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</tr>
</tbody>
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</td>
</tr>
</tbody>
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<tbody>
<tr>
<td class="mcnImageCardBottomImageContent" align="left" valign="top">                                                  <img decoding="async" class="mcnImage alignnone" src="https://gallery.mailchimp.com/94ffca9bc3b8c7ac86f0913f2/images/7e2861de-9659-4c29-888d-dcab4095527e.jpg" alt="" width="563" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="mcnTextContent" valign="top" width="545">
<div>
<p><strong>                                                                            Il prossimo 5 giugno vota così</strong></p>
<p>Traccia un segno sul simbolo del partito democratico e scrivi le tue preferenze. Da quest&#8217;anno è possibile esprimere due preferenze per i consiglieri comunali purché riguardanti candidati consiglieri di sesso diverso e appartenenti alla stessa lista.</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;astensionismo? Una questione primaria</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2014/11/26/lastensionismo-e-una-questione-primaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 17:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[tweet]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo l’amarezza e la delusione scaturite dai risultati dell’ultima competizione elettorale, provo a mettere in fila alcuni ragionamenti che accompagnano gli stati d’animo. La tesi è molto semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario. Partiamo da un paio di domande? A che cosa servono i governi e più in generale le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-723 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1-300x214.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1.jpg 483w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dopo l’amarezza e la delusione scaturite dai risultati dell’ultima competizione elettorale, provo a mettere in fila alcuni ragionamenti che accompagnano gli stati d’animo.</p>
<p>La tesi è molto semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario.</p>
<p>Partiamo da un paio di domande? A che cosa servono i governi e più in generale le istituzioni? Perché siamo arrivati a questo tipo di organizzazione della convivenza sociale e politica? Cercando di dirlo nella maniera più semplice possibile, possiamo affermare che nella storia si è reso necessario, in ogni epoca e in ogni contesto, il superamento (anche temporaneo) del conflitto degli interessi dei diversi gruppi in gioco in una data comunità, in vista di un interesse condiviso o comune, che superi e medi tra i diversi interessi di parte, al fine di evitare il conflitto perenne e garantire la convivenza pacifica dei diversi attori e gruppi.</p>
<p>La nostra storia ci ha portato a individuare nel sistema della democrazia rappresentativa, il modello e il metodo migliore (almeno fino a oggi), con i quali costruire e gestire questo equilibrio. In altri momenti storici e in altri contesti (anche odierni) sono in vigore altri modelli.</p>
<p>Nel modello della democrazia rappresentativa i partiti, e in particolare i partiti di massa, hanno fatto sì che il suffragio universale, faticosamente conquistato, trovasse una strada concreta e storica di applicazione. Senza di essi sarebbe restato un diritto sulla carta e l’occidente avrebbe continuato a essere governato da oligarchie borghesi o aristocratiche. Solo con il faticoso processo che vide le masse finalmente <strong>partecipare</strong> al meccanismo di selezione della classe dirigente e alla elaborazione delle scelte politiche ai diversi livelli la democrazia rappresentativa è diventato il sistema che ha garantito libertà, crescita e coesione sociale.</p>
<p>Che cosa dà fondamento all’autorità? Alle istituzioni? Se in un sistema monarchico è la dinastia o il diritto divino e in quello oligarchico è l’appartenenza a un determinato gruppo, in democrazia è la rappresentatività del più alto numero di cittadini possibile. È questo l’elemento cruciale. Quale differenza c’è tra un’oligarchia e una democrazia rappresentativa (diversa dalla democrazia diretta)? Nella prima i pochi governano in quanto appartenenti a un gruppo, mentre nella seconda perché rappresentano un elevato numero di cittadini. Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</p>
<p>L&#8217;esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l&#8217;interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</p>
<p>Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l&#8217;elemento che costituisce il cuore dell&#8217;insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L&#8217;assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</p>
<p>L’astensionismo, soprattutto quando raggiunge livelli significativi è da inquadrarsi in questo ragionamento. Non può assolutamente essere interpretato come secondario. Se aumentano sempre di più le persone che decidono di non andare a votare, se il rapporto tra i cittadini e chi si candida a fare da intermediario tra questi e le istituzioni (i partiti), si incrina al punto tale da arrivare quasi ad annullare la fiducia, siamo di fronte a un problema che riguarda i fondamenti del vivere comune in un sistema democratico. Si mette in discussione la base che sostiene le istituzioni. È come se dovessimo costantemente adeguarci a scelte imposte da “estranei”… non lo faremo volentieri, soprattutto se implicheranno sacrifici.</p>
<p>In un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa. Quando il livello di conflittualità sociale si alza e con istituzioni fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari.</p>
<p>Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</p>
<p>Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, &#8220;come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini&#8221; deve essere la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che non può che essere inclusiva e democratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S.: mi scuserete se il ragionamento non ci sta in un tweet</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La prima parola è &#8220;Grazie&#8221;!</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2014/05/28/la-prima-parola-e-grazie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 13:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[5000]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie alle 5308 persone che hanno voluto esprimere la loro fiducia nei miei confronti scrivendo il mio nome sulla scheda, alle centinaia di persone che mi hanno aiutato in questa nuova ed entusiasmante esperienza. Ancora una volta, come se ancora ce ne fosse bisogno, ho imparato che da soli non ci salviamo, che non abbiamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alle 5308 persone che hanno voluto esprimere la loro fiducia nei miei confronti scrivendo il mio nome sulla scheda, alle centinaia di persone che mi hanno aiutato in questa nuova ed entusiasmante esperienza. Ancora una volta, come se ancora ce ne fosse bisogno, ho imparato che da soli non ci salviamo, che non abbiamo che da prenderci per mano e camminare insieme per aff<span class="text_exposed_show">rontare i problemi e le sfide che abbiamo di fronte.<br />
Quanta responsabilità in tutto questo, per me&#8230; per il Partito Democratico e per Sergio Chiamparino. Avere sulle spalle e nelle gambe la fiducia e la speranza di milioni di cittadini che chiedono giustizia, lavoro, diritti. Che bello aver contribuito a restituire dignità al Piemonte portando al governo forze politiche e persone che dovranno far ripartire la macchina, ferma da troppo tempo oramai. Tra queste certamente Augusto Ferrari, che ha ricevuto la fiducia di migliaia di novaresi e che saprà contribuire, ne sono certo, a far ripartire la nostra Regione.<br />
Sono contento per i candidati sindaci che ce l&#8217;hanno fatta e per chi ha guadagnato il ballottaggio. Un pensiero particolare a Valeria Galli, Cristina Baraggioni, Angelo Barbaglia e Laura Meda.<br />
Oggi è una bella giornata che ci dice qualcosa di bello su quanto fatto nel passato, ma soprattutto ci consegna tanti progetti per il futuro.</span></p>
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