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	<title>destra &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>10 febbraio: Destra, memoria e fascismo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 13:40:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alessandro Barbero]]></category>
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					<description><![CDATA[Leggo su La Stampa che lo storico Eric Gobetti è vittima di una campagna di odio sui social. Frasi come “brucia all’inferno”, “imbecille comunista”, “ci prenderemo la nostra vendetta”. Lo stesso studioso l’anno scorso, nel periodo pre-pandemia, era minacciato anche in presenza da gruppi di estrema destra ogni volta che veniva invitato a parlare in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Leggo su La Stampa che lo storico <strong>Eric Gobetti</strong> è vittima di una <strong>campagna di odio</strong> sui social. Frasi come “brucia all’inferno”, “imbecille comunista”, “ci prenderemo la nostra vendetta”. Lo stesso studioso l’anno scorso, nel periodo pre-pandemia, era minacciato anche in presenza da <strong>gruppi di estrema destra</strong> ogni volta che veniva invitato a parlare in pubblico. E’ successo anche a Torino nel febbraio scorso. Quali sarebbero le sue colpe? Studiare e scrivere di foibe in un modo che non piace alla destra e ai neo-fascisti che, come al solito, reagiscono con violenza e intimidazioni. Gobetti (insieme a tanti suoi colleghi, in realtà) racconta alcuni <strong>fatti storici</strong> che infastidiscono l’estrema destra, che da anni cerca di strumentalizzare eventi tragici.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-4709" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07.jpeg" alt="" width="1600" height="769" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07.jpeg 1600w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-300x144.jpeg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-700x336.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-768x369.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2021/02/WhatsApp-Image-2021-02-12-at-11.00.07-1536x738.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Le minacce a Gobetti non vanno derubricate a fatto minore di cronaca. La libertà di ricerca e la costruzione della memoria collettiva sono due aspetti fondamentali della democrazia.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Il giorno del ricordo</strong>, istituito nel 2004 dal Parlamento, per come lo interpreta la destra, porta con sé la battaglia mai conclusa su quale debba essere la memoria condivisa in questo paese, pilastro dell’identità collettiva. A qualcuno 25 aprile e 2 giugno (soprattutto il primo) non sono mai andati giù.<br />
</span><span style="font-weight: 400;"><strong>Le vittime si onorano a partire dalla ricerca della verità</strong>, che non coincide mai con la semplificazione e la strumentalizzazione.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le vittime si onorano anche con la memoria (il ricordo è un atto personale&#8230;). <strong>La storia si studia, in tutta la sua complessità</strong>. E’ l’unico modo per tentare di evitare di ripetere i medesimi errori. </span><span style="font-weight: 400;">Bene fanno le istituzioni a dedicare dei momenti pubblici affinché nel paese si radichi sempre di più il rifiuto dei soprusi e della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti. Bene anche parlarne nelle scuole con un approccio  scientifico, storico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diverso, invece, è il tentativo della destra, soprattutto quella estrema, vicina agli ambienti neo-fascisti: essa, insieme a Casa Pound e gruppi simili, prova a usare questa giornata per <strong>costruire una sua verità di comodo su vicende complesse forzando alcuni aspetti e minimizzandone altri</strong>. Si mette l’accento sulle violenze dei comunisti jugoslavi, sulle storie che riguardano donne e bambine, mentre tacciono sulle violenze compiute dai fascisti italiani nei confronti delle popolazioni slave negli anni precedenti o sulle collaborazioni dei fascisti con l’occupazione nazista degli ultimi anni della guerra. Uno di quelli sempre dimenticati dalla destra è che il clima di violenza e di “resa dei conti” presente in Europa alla fine della seconda guerra mondiale e, in particolare, nel nostro confine orientale, non nasce dal nulla o da una predisposizione alla violenza dei comunisti titini che avrebbero perseguitato gli italiani proprio in quanto italiani, ma si verifica in un contesto caratterizzato da violenze e atrocità prodotte da nazionalismi e fascismo. La storia della violenza di quei luoghi non comincia nel biennio 43’-45’, ma con l’occupazione italiana e le violenze fasciste. Prima dell’annessione all’Italia, dopo la prima guerra mondiale, le differenti etnie e popolazioni avevano sempre convissuto pacificamente in quel territorio di confine. E’ con l’arrivo degli italiani e soprattutto del regime fascista che parte un percorso di “italianizzazione forzata” per tutti gli abitanti del luogo: cambio di cognomi, divieto di parlare in lingua slava, privilegi nella pubblica amministrazione per gli italiani&#8230; atteggiamento che durante la seconda guerra mondiale si tradusse in persecuzione verso gli abitanti di origine slava. Un sistema repressivo che culmina con la Circolare 3C redatta dal generale Mario Roatta che prevedeva distruzione di interi villaggi, cattura di ostaggi e fucilazioni per rappresaglia. Cose che non mancarono e a cui occorre aggiungere la costruzione di tanti campi di internamento per chi non si sottometteva. Senza contare la collaborazione di bande fasciste (di italiani) che hanno collaborato con i nazisti tra il ‘43 e il ‘45 contribuendo all’uccisione e all’internamento di migliaia di jugoslavi e oppositori.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Questo è il contesto in cui avvengono le violenze dei partigiani titini e dell’esercito jugoslavo nei confronti degli italiani. </span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span><strong>Tutto questo giustifica gli orrori che hanno dovuto subire cittadini inermi?<br />
Assolutamente no.</strong></p>
<p><strong>E’ stato giusto, soprattutto nel dopoguerra, non parlare di quanto accaduto per ragioni di opportunità politica?<br />
</strong><span style="font-weight: 400;"><strong>Assolutamente no.</strong> </span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span></p>
<p><strong>Le violenze e le ingiustizie vanno sempre ricordate e condannate. </strong><span style="font-weight: 400;"><strong>Ma vanno anche studiate se vogliamo comprendere ciò che è accaduto e provare a trarne qualche insegnamento</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo quanto accaduto, onoriamo le vittime e i tanti che hanno dovuto patire sofferenze incredibili e abbandonare la loro terra.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma proprio per rispetto a quelle vittime non si trasformi questa giornata in un elemento strumentale della propaganda di estrema destra. Perché questo umilia ancora una volta le vittime, tanto più se la strumentalizzazione arriva da coloro che si richiamano idealmente a chi fu corresponsabile del clima di violenza e odio che infiammò l’Europa in quegli anni e che non esita, ancora oggi, a professare valori e slogan che ci riporterebbero dritti all’inferno.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se l’estrema destra e i neo-fascisti attaccano uno storico con intimidazione e violenza, significa che siamo di fronte a delle teorie che mettono in crisi un disegno culturale e politico che va visto e contrastato. Qual è questo disegno? Due sono gli aspetti principali: rimozione delle responsabilità sui drammi del XX secolo e l’equiparazione storica tra fascismo e comunismo. Sulla <strong>rimozione delle responsabilità</strong>  il tentativo è il seguente: se tutti abbiamo fatto cose orribili da un lato possiamo sentirci meno in colpa per i morti della II guerra mondiale, per l’Olocausto, per la violenza gratuita, per la soppressione di ogni libertà, ecc&#8230;. Questo è un passaggio importante soprattutto in Italia, perché mentre i tedeschi hanno fatto i conti con le proprie responsabilità passate, noi no. Ho provato a dirlo un po’ meglio in questa intervista pubblicata l’anno scorso proprio in occasione del giorno del ricordo: <a href="https://bit.ly/3a2zwZR">https://bit.ly/3a2zwZR</a><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’altro tema, più politico e profondamente attuale, riguarda il <strong>tentativo di equiparazione sul piano storico tra fascismi e comunismo</strong>. La destra ci prova in tutta Europa, dal Parlamento Europeo ai Consigli Comunali. </span><span style="font-weight: 400;">Chiaramente non esiste alcuna equiparazione possibile, anche se ai fascisti farebbe comodo. Basterebbe studiare la storia&#8230; ma per cominciare si può anche solo ascoltare il prof. <strong>Alessandro Barbero</strong> per pochi minuti.</span></p>
<p><iframe title="Alessandro Barbero sulla equiparazione tra nazismo e comunismo (28-01-2020)" width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/V875tYKOkfg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uso distorto della memoria e l’intimidazione verso gli storici non allineati non onorano le vittime. Se la destra (vecchia e nuova) ha veramente a cuore la sofferenza di migliaia di persone smetta di strumentalizzare quanto accaduto e metta giù le mani dal giorno del ricordo. Riconosca che <strong>la nostra Repubblica affonda le sue radici nel movimento plurale di resistenza al nazifascismo</strong>. Non c’è ricordo di altri orrori che potrà cancellarlo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Povero Brasile, poveri noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 14:28:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa male guardare al risultato delle elezioni brasiliane. Un grande paese che ancora fino agli anni ‘80 del secolo scorso, meno di 40 anni fa, ha vissuto una dittatura militare sanguinaria che elegge a presidente un uomo che si richiama esplicitamente a quell’esperienza senza alcun pudore. Non riesco a immaginare la rabbia e la sofferenza di chi è sopravvissuto a quel periodo di barbarie e ha partecipato alla riscossa democratica e popolare del paese.<br />
Da ragazzo venni a conoscenza delle condizioni di vita dei brasiliani durante la dittatura attraverso le drammatiche pagine di “Battesimo di Sangue”, scritte da Frei Betto, frate domenicano che pagò di persona con il carcere e la tortura l’opposizione al regime e attraverso le pagine di Paulo Freire, pedagogo che pagò con l’esilio la sua attività di alfabetizzazione tra gli adulti delle zone più povere del Brasile.</p>
<p>Mi fa male vedere che la maggioranza dei brasiliani ha votato un personaggio del genere al grido di “Il Brasile prima di tutto, Dio prima di tutti”, che propone più armi per tutti, riduzione del debito attraverso forti privatizzazioni ed elogio della tortura&#8230;<br />
Questi risultati, però, vanno interpretati avendo in mente quanto già accaduto negli ultimi anni in altre parti del mondo (Turchia, USA, Ungheria, Polonia) e in Italia, ma anche con lo sguardo rivolto alle elezioni europee di maggio prossimo.<br />
Non è semplice destra quella che vince con Bolsonaro in Brasile. Anche qui si tratta di una destra fascistizzante e iperliberista rappresentata da un individuo che rappresenta il peggio che si possa immaginare: è apertamente omofobo e sessista, ha più volte espresso simpatia per i dittatori sudamericani rimproverandoli di non aver ucciso abbastanza oppositori (“L’unico torto [del regime] è stato quello di torturare invece di uccidere), iperliberista, al punto di essersi dichiarato d’accordo con la privatizzazione della foresta amazzonica dalla quale vuole cancellare la presenza delle popolazioni indigene. Cacciato dall’esercito a soli 32 anni è in parlamento da circa 30 anni avendo presentato ben due leggi in tre decenni.<br />
Ammetto di non avere gli strumenti adeguati per comprendere fino in fondo quanto sta accadendo: non c’è dubbio che siamo di fronte a un passaggio d’epoca davvero preoccupante che richiede un cambio radicale dei nostri modi di interpretare la realtà, ma anche delle nostre abitudini quotidiane.<br />
Credo che ognuno di noi debba mettere in conto di aumentare il proprio livello di impegno concreto per contrastare la deriva in atto e costruire l’alternativa.</p>
<p>Ps: anche in questa elezione, affiancati  agli interessi di diverse lobby e delle chiese evangeliche che molto hanno spinto per Bolsonaro, si registra un ruolo predominante dei social network con un candidato presidente che si è sottratto quasi del tutto a confronti con l’avversario e che ha inondato i social di monologhi insieme a una campagna di fake news inviata a milioni di brasiliani tramite Whatsapp.</p>
<p>Ps2: nella polarizzazione tra destra estrema e sinistra riformatrice il centro, i cosiddetti moderati hanno scelto la prima.</p>
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