<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>democrazia &#8211; Domenico Rossi</title>
	<atom:link href="https://domenicorossi.eu/tag/democrazia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://domenicorossi.eu</link>
	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Sep 2022 11:31:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>

<image>
	<url>https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2025/09/cropped-DR-icona-32x32.png</url>
	<title>democrazia &#8211; Domenico Rossi</title>
	<link>https://domenicorossi.eu</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>No Giorgia, per la democrazia non bastano le elezioni!</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2022/09/19/no-giorgia-per-la-democrazia-non-bastano-le-elezioni/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2022/09/19/no-giorgia-per-la-democrazia-non-bastano-le-elezioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 18:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Montesquieu]]></category>
		<category><![CDATA[Orban]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[poteri]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://domenicorossi.eu/?p=5502</guid>

					<description><![CDATA[Dopo la risoluzione del Parlamento europeo (che Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di non votare) con la quale si mette nero su bianco che in Ungheria siamo di fronte a un’autocrazia elettorale che mina in valori fondanti dell’UE, arrivano anche le sanzioni, con la proposta di sospendere i finanziamenti verso l’Ungheria per 7,5 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5503" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-300x251.png" alt="" width="300" height="251" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-300x251.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-700x587.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2-768x644.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/09/Nuova-citazione-2.png 940w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la risoluzione del <strong>Parlamento europeo</strong> (che Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di non votare) con la quale si mette nero su bianco che in <strong>Ungheria</strong> siamo di fronte a un’<strong>autocrazia elettorale</strong> che mina in valori fondanti dell’UE, arrivano anche le sanzioni, con la proposta di sospendere i finanziamenti verso l’Ungheria per 7,5 miliardi di euro.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Orban ha definito tutto questo “<em>uno scherzo</em>”, ma la reazione su cui dovremmo tutti soffermarci è quella di <strong>Giorgia Meloni</strong>, che afferma che l’Ungheria è una democrazia perché Orban ha vinto le elezioni. Senza scomodare la storia del XX secolo, non occorre essere dei docenti universitari di diritto costituzionale per sapere che non bastano le elezioni per definire un regime democratico. Tanti dittatori sono stati eletti nel passato o passano dal voto anche nel presente.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Piuttosto bisogna guardare a “che cosa ci fai” con i voti presi una volta al governo ma, soprattutto, quanto il potere, in particolare quello esecutivo, è limitato.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel primo caso prendere i voti non ti autorizza a <strong>comprimere i diritti delle minoranze</strong>, <strong>chiudere i giornali non allineati</strong> e a <strong>soffocare nella violenza gli oppositori</strong>. Nel secondo va valutata quella che da qualche secolo si chiama “separazione dei poteri”. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
Nel 1784, Montesquieu scriveva: &#8220;<em>Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti [&#8230;]. Perché non si possa abusare del potere occorre che [&#8230;] il potere arresti il potere</em>&#8220;, e da queste considerazioni era nata la teoria per cui in democrazia potere esecutivo, legislativo e giudiziario sono separati. E in Ungheria è passata una riforma della Costituzione che di fatto porta parte del sistema giudiziario sotto il controllo dell’esecutivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ chiaro che la Meloni ha in mente quel tipo di società e si sente più legata ai valori di Orban che a quelli dell’UE. So che c’è un nucleo di persone che vota FDI perché condivide tutto questo, ma sono altrettanto convinto che buona parte di coloro che stanno pensando di votarla per la prima volta, il cosiddetto “elettorato mobile”, non è consapevole fino in fondo di tutto questo. Mi auguro che questi cittadini e tutti coloro che stanno pensando di votare FDI perché Meloni “è nuova” (è in Parlamento da 16 anni e ha fatto il ministro dal 2008 al 2011) o perché “bisogna provare tutti” si rendano conto che sarebbe un grave errore e che il 25 settembre rischia di essere un’elezione che i nostri figli studieranno sui libri di storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questi ultimi giorni che ci separano dal voto cerchiamo e convinciamo più persone possibili a fare la scelta giusta. Nessuno si senta esonerato da questa responsabilità!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><br style="font-weight: 400;"><br style="font-weight: 400;"></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2022/09/19/no-giorgia-per-la-democrazia-non-bastano-le-elezioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sveglia! Ogni giorno ha il suo nemico…</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2018/08/28/sveglia-ogni-giorno-ha-il-suo-nemico/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2018/08/28/sveglia-ogni-giorno-ha-il-suo-nemico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 13:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[nemico]]></category>
		<category><![CDATA[salvini]]></category>
		<category><![CDATA[stato di diritto]]></category>
		<category><![CDATA[sveglia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=3043</guid>

					<description><![CDATA[Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo? Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="size-full wp-image-3044 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-150x150.jpg 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2018/08/immagine-nemico-ombra-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sembra incredibile quanto sta accadendo in Italia in queste settimane. Si comprende meglio, anche se non è una consolazione, quello che per anni abbiamo studiato nei libri di storia chiedendoci alla fine: ma come è stato possibile? Perché la gente ha creduto e permesso tutto questo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure sta accadendo sotto i nostri occhi.  Si crea un nemico che minaccia la nostra libertà, la nostra possibilità di crescita economica, il nostro presente e il nostro futuro. Si descrive questo paese come se fosse sotto attacco quotidiano da migranti, Europa, banche e poteri forti. Quando arriva una nave di migranti sono loro, il giorno dopo è l’Europa, e così via. L’importante è che tutti sentano ogni giorno la pressione del nemico, qualcuno di esterno, di altro su cui scaricare ogni paura ed emozione negativa. Poi si dipingono coloro che non accettano questa propaganda come nemici della patria che mettono in pericolo il paese, mondialisti complici dei poteri forti, degni di ricevere ogni tipo di offesa e nefandezza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E così, in pochi mesi, quasi senza accorgersene si passa da un paese ancorato alla parte benestante del mondo con i suoi problemi, ma anche con le sue opportunità a un paese che si sente assediato, all’interno del quale si lascia libero sfogo ai pensieri e alle pulsioni peggiori, guidate e orientate da chi, invece di provare a risolvere con difficoltà i problemi esistenti, invoca ogni giorno un nemico diverso su cui scaricare le responsabilità, ignorando sempre le proprie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">(Andate a vedere che cosa è successo in Germania negli anni ‘30 del XX secolo o nell’ex-Jugoslavia pochi decenni fa. Guardate a quelle storie cercando di farvi raccontare qualcosa sull’oggi. Il popolo, tanto declamato, viene strumentalizzato)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni vincolo che arriva dal bilanciamento dei poteri, base di ogni democrazia, è un ostacolo alla difesa del popolo. Il Parlamento diventa un luogo dove si ha tanto tempo per parlare (a partire dal suo presidente), mentre c’è chi governa che fa, si adopera per il popolo. I magistrati diventano immediatamente servi del sistema, asserviti alle logiche dei poteri forti o dei radical chic. Ma se c’è una cosa che la Storia ci ha insegnato è che il potere tende a debordare, ad abusare di se stesso. Le democrazie liberali si fondano sul tentativo di limitare questa tendenza e la nostra costituzione, che nasce dopo un periodo in cui il prezzo per quell’abuso è stato enorme, si fonda proprio su quel delicato equilibrio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non esistono </span><i><span style="font-weight: 400;">princeps legibus solutus</span></i><span style="font-weight: 400;">, oramai nemmeno più nelle monarchie esistenti. L’unica garanzia di uguaglianza e libertà è l’uguaglianza di fronte alla legge. Chi invoca una pretesa superiorità alle leggi in nome di un’investitura popolare consapevolmente mette in discussione le fondamenta democratiche del nostro vivere comune. Non c’è nessun mandato popolare che liberi il governo e i suoi rappresentanti dal rispetto della legge e dei principi costituzionali. Non è un caso che l’articolo 1 della nostra Costituzione ci dica che il potere appartiene al popolo </span><b>che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione</b><span style="font-weight: 400;">. Insomma non esiste nessun potere legittimo fuori da quei limiti. Diventa poi ridicolo rivendicare una presunta volontà popolare a fronte di risultati elettorali che assegnano il 17% o anche il 30%&#8230; Questo è l’aspetto dirimente in democrazia. Ci ha provato Berlusconi negli anni ‘90 e ora ci prova la Lega, con l’appoggio del M5S che per non mettere in crisi l’esperienza di governo calpesta e rinnega i principi su cui ha fondato il suo consenso negli anni. Non credo sia un caso: sull’indagine che vede imputato Salvini anche molti dirigente di Forza Italia, a partire dal Silvio Berlusconi, si siano precipitati a parlare nuovamente di “giustizia ad orologeria” e abbiano comunicato solidarietà a Salvini. Ai molti che da sinistra guardano a un’alleanza ampia per contrapporsi ai sovranisti dico che su questo aspetto non esistono compromessi: in una democrazia liberale e costituzionale non esistono persone “sciolte dalle leggi”. All’hastag di questi giorni #iostoconsalvini occorre contrapporre </span><b>#iostoconlalegge</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Correttamente molti dicono che i governi si giudicano dagli atti concreti. Bene, proviamo ad analizzare i fatti compiuti nei primi 100 giorni e magari a confrontarli con le promesse elettorali legate al tema del tanto caro agognato “cambiamento”: cosa è stato fatto? Nulla di nulla. La legge Fornero è ancora lì, così come le accise sulla benzina. Della flat tax non c’è nemmeno l’ombra così come del reddito di cittadinanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Intanto, però, abbiamo tanti “nemici” in più da cui difenderci e rischiamo di modificare anche la nostra posizione internazionale che, per anni, ci ha garantito prosperità e pace. Mentre uno dei vice-premier (Di Maio) dice che da adesso in poi (dal fallimento del vertice europeo dove avremmo dovuto spezzare le reni all’Europa e invece ci hanno rimandato indietro ancora più isolati) non esiste uno schema prestabilito e che, invece di interloquire con Bruxelles lo faremo con i singoli stati volta per volta, l’altro (Salvini) incontra Orban a Milano martedì prossimo. Orban che rappresenta il peggio dell’Europa di questi anni e che non aggiunge nulla alla tanto imperfetta Europa esistente: solo egoismo ad egoismo. Questo non potrà che portare a un’ulteriore disgregazione dell’Unione Europea se non a un fallimento del progetto, portato avanti faticosamente in questi anni. Se le elezioni europee dovessero andare come auspicano Di Maio e Salvini il rischio che non ci sia più nessuna Europa si concretizzerà pericolosamente. A quel punto non staremo meglio, perché sostituiremo un’unione imperfetta con una somma di singolarità fragili, autoritarie, chiuse su se stesse e incapaci di affrontare da soli le sfide che abbiamo di fronte. Pensate che saremo autosufficienti da un punto di vista militare? o da quello economico? Saremo solo più esposti alla dipendenze del potente di turno… altro che “prima gli italiani”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è avvenuto senza una discussione in Parlamento o un confronto pubblico. Sono bastate piccole scelte e una propaganda continua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è amplificato dalla diffusione massiva dell’uso dei social network che stanno sostituendo tutti i media tradizionali e gli storici luoghi di confronto vis-a-vis. Qui abbiamo due elementi che creano una miscela esplosiva: l’organizzazione di gruppi di persone che costruiscono notizie false o lanciano campagne di propaganda con l’obiettivo di mostrarle come vere e “spontanee” insieme alla diminuzione di empatia che scaturisce da una comunicazione mediata da uno schermo e una tastiera. Le bugie insieme all’assenza del corpo e del volto dell’altro che fanno da limite alla mia capacità/possibilità di ferire e infierire hanno creato dei luoghi dove le pulsioni negative e distruttive sono diventate l’unica grammatica possibile. Il tutto inserito in un contesto sociale dove milioni di persone vivono connesse per la maggior parte del tempo non riuscendo più a distinguere con chiarezza i confini tra offline ed online. Alla prova dei fatti il contesto più adatto alla propaganda mai esistito prima d’ora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">So che molti rischiano di cedere alla tentazione del disimpegno di fronte alle tante cose che sembrano non andare. Ma </span><b>è nei momenti più difficili che dobbiamo richiamarci alle responsabilità che abbiamo di fronte alle generazioni future</b><span style="font-weight: 400;">. Oggi più che mai dobbiamo trovare la forza per rinnovare il nostro impegno per costruire un presente e un futuro di pace e benessere a partire dai bisogni dei più fragili. Servirà tanto coraggio per mettere in discussione le certezze culturali e politiche che ci hanno guidato fino ad ora e costruire la strada adatta al nuovo percorso che ci attende.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Resto convinto che ci siano degli ingredienti irrinunciabili: costruire e organizzare una resistenza consapevole e adeguata al mezzo sui social; costruire forze politiche trans-nazionali, ad esempio, perché i problemi che ci troviamo ad affrontare hanno quasi sempre una dimensione che supera di gran lunga i confini nazionali; trovare un modo per tornare a essere critici nei confronti del capitalismo e del sistema che genera ingiustizie. Solo così potremo spostare l’attenzione dagli effetti alle cause dei fenomeni che oggi ci spaventano, compresi i fenomeni migratori.</span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2018/08/28/sveglia-ogni-giorno-ha-il-suo-nemico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una democrazia senza cittadinanza?</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/11/08/democrazia-senza-cittadinanza/</link>
					<comments>https://domenicorossi.eu/2017/11/08/democrazia-senza-cittadinanza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 13:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismi]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://domenicorossi.eu/?p=2574</guid>

					<description><![CDATA[Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la </span><b>rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria</b><span style="font-weight: 400;">. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista nulla di più grave, perché un astensionismo di questo tipo non è solo </span><b>quantitativo</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche </span><b>qualitativo </b><span style="font-weight: 400;">e ci consegna delle istituzioni deboli, impossibilitate ad interpretare la volontà popolare e la mediazione tra i diversi interessi presenti nella società: istituzioni indebolite nella loro legittimità. Come si esprimerà il conflitto sociale in una situazione del genere? Si cercheranno strade fuori dalle istituzioni e fuori dalla politica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è pericoloso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I primi commenti, tra ieri notte e questa mattina, si dividono tra chi “vincitori morali”, “prime forze del paese” e scaricabarile (perché è sempre responsabilità degli altri). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io vedo un paese sconfitto, incapace di farsi carico della responsabilità del proprio futuro, con una classe politica che rischia di passare il tempo a guardare il dito e non la luna.</span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il risultato di queste elezioni mi spinge a riprendere alcuni ragionamenti sul tema della partecipazione politica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tesi è semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da alcune domande: a che cosa servono i governi e più in generale le istituzioni? Perché siamo arrivati a questo tipo di organizzazione della convivenza sociale e politica? Cercando di dirlo nella maniera più semplice possibile, possiamo affermare che nella storia si è reso necessario, in ogni epoca e in ogni contesto, il superamento (anche temporaneo) del conflitto degli interessi dei diversi gruppi in gioco in una data comunità, in vista di un interesse condiviso o comune, che superi e medi tra i diversi interessi di parte, al fine di evitare il conflitto perenne e garantire la convivenza pacifica dei diversi attori e gruppi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ il concetto stesso di </span><i><span style="font-weight: 400;">res publica</span></i><span style="font-weight: 400;"> che impone il superamento degli interessi particolari (di un singolo o di una comunità ristretta) a favore del bene comune e quindi dell’interesse generale. Chi è al potere e  applica questa logica può essere definito ‘Statista’, mentre chi insiste nel perseguire logiche ‘particolari’ e di corto respiro non è altro che un politico miope.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne vediamo tanti tutti i giorni, purtroppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra storia ci ha portato a individuare nel sistema della democrazia rappresentativa, il modello e il metodo migliore (almeno fino a oggi), con i quali costruire e gestire questo equilibrio. In altri momenti storici e in altri contesti (anche odierni) sono in vigore altri modelli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel modello della democrazia rappresentativa i partiti, e in particolare i partiti di massa, hanno fatto sì che il suffragio universale, faticosamente conquistato, trovasse una strada concreta e storica di applicazione. </span><span style="font-weight: 400;">Senza di essi sarebbe restato un diritto sulla carta e l’occidente avrebbe continuato a essere governato da oligarchie borghesi o aristocratiche. </span><span style="font-weight: 400;">Solo con il faticoso processo che vide le masse finalmente partecipare al meccanismo di selezione della classe dirigente e alla elaborazione delle scelte politiche ai diversi livelli la democrazia rappresentativa è diventato il sistema che ha garantito libertà, crescita, coesione sociale e, novità assoluta, la partecipazione delle classi subalterne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa dà fondamento all’autorità? Alle istituzioni? Se in un sistema monarchico è la dinastia o il diritto divino e in quello oligarchico è l’appartenenza a un determinato gruppo, in democrazia è la rappresentatività del più alto numero di cittadini possibile. È questo l’elemento cruciale. Quale differenza c’è tra un’oligarchia e una democrazia rappresentativa (diversa dalla democrazia diretta)? Nella prima i pochi governano in quanto appartenenti a un gruppo, mentre nella seconda perché rappresentano un elevato numero di cittadini. Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l’interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l’elemento che costituisce il cuore dell’insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L’assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’astensionismo, soprattutto quando raggiunge livelli significativi è da inquadrarsi in questo ragionamento. Non può assolutamente essere interpretato come secondario. Se aumentano sempre di più le persone che decidono di non andare a votare, se il rapporto tra i cittadini e chi si candida a fare da intermediario tra questi e le istituzioni (i partiti), si incrina al punto tale da arrivare quasi ad annullare la fiducia, siamo di fronte a un problema che riguarda i fondamenti del vivere comune in un sistema democratico. Si mette in discussione la base che sostiene le istituzioni. È come se dovessimo costantemente adeguarci a scelte imposte da “estranei”… non lo faremo volentieri, soprattutto se implicheranno sacrifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa, perchè quando il livello di conflittualità sociale si alza e le istituzioni sono fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari. E le guerre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, “come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini” deve diventare la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che de, oggi più che mai, essere inclusiva e democratica. Dobbiamo cercare di capire le ragioni profonde di quanto sta succedendo, di questo ritiro della cittadinanza e darci come priorità l’aumento di partecipazione alla vita politica del paese della maggioranza dei cittadini. Per fare questo serve un orizzonte di medio-lungo periodo e il recupero della dimensione pedagogica della politica, nella consapevolezza che la sinistra “il popolo non l’ha trovato, ma lo ha costruito”. Resta da comprendere come si possa ri-costruire </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> questo legame. Un </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> caratterizzato dalla spettacolarizzazione, dall’ iperconsumo delle esperienze e dalla virtualizzazione operata dalla pervasività dei social network. A me basterebbe vedere che la domanda fosse accolta e che mentre si cerca di vincere le singole competizioni elettorali (come è giusto che sia), nello stesso tempo si pongano le basi per processi costruttivi, volti a mettere insieme le forze politiche di centro-sinistra e il ceto politico con un “popolo” da costruire. </span></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://domenicorossi.eu/2017/11/08/democrazia-senza-cittadinanza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;La democrazia é filologia e non misologia&#8221;</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2014/12/18/la-democrazia-e-filologia-e-non-misologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 17:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[bussoleno]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.rossidomenico.it/?p=831</guid>

					<description><![CDATA[E&#8217; stato messo in votazione l&#8217;ordine del giorno relativo al manifesto apparso a Bussoleno  e in altri paesi della Val di Susa. Ne avevamo già parlato qui. Ritengo grave che non tutte le forze politiche abbiano votato la condanna di quanto accaduto. Il M5s non ha partecipato al voto. Non può essere mai giustificato, per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/12/democrazia.gif"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-832" src="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2014/12/democrazia-300x144.gif" alt="democrazia" width="300" height="144" /></a>E&#8217; stato messo in votazione l&#8217;ordine del giorno relativo al manifesto apparso a Bussoleno  e in altri paesi della Val di Susa. Ne avevamo già parlato <a href="http://www.rossidomenico.it/consiglieri-nel-mirino-di-un-fucile-o-del-conflitto-in-democrazia/" target="_blank">qui</a>. Ritengo grave che non tutte le forze politiche abbiano votato la condanna di quanto accaduto. Il M5s non ha partecipato al voto. Non può essere mai giustificato, per nessun motivo,  il passaggio al linguaggio della violenza.</em></p>
<p>Ecco il testo del mio intervento.</p>
<p>Quanto accaduto è grave e pericoloso.<br />
E’ grave per una serie di motivi.<br />
Il più importante riguarda la visione della vita comune e condivisa che esso porta con sé: se non sono d&#8217;accordo con quello che fai o che pensi non entro nel merito del ragionamento, non cerco di convincerti del contrario. Cerco, invece di convincerti, appunto, di VINCERTI. Comincio con il minacciarti o con il cercare di intimidirti senza nemmeno entrare nel merito delle questioni.<br />
Questo sposta inevitabilmente il conflitto dal piano (legittimo) politico e istituzionale a quello delle minacce e delle intimidazioni, nemmeno troppo velate. Come a dire “state attenti, sappiamo chi siete e che cosa avete fatto”.<br />
C’è chi vuole spostare la risoluzione del conflitto dal piano delle delle idee e delle argomentazioni a quello della violenza. Non è la prima volta che accade nella nostra storia e sappiamo quanto questo sia pericoloso.<br />
E’ una logica che appartiene alle istituzioni totali e delle mafie (che questo sono).</p>
<p>Dovremmo aver imparato una cosa semplice: questo sistema è imperfetto, ma a oggi è il migliore che abbiamo e che se non rifuggiamo in maniera totale e definitiva il ricorso alla violenza nella risoluzione dei conflitti che inevitabilmente sorgono nella convivenza portiamo il paese in un clima dove violenza e paura sono all’ordine del giorno. Ognuno di noi, al netto delle differenze sulle politiche necessarie a questo paese, ha il compito primario di evitare tutto questo.</p>
<p>Perché se non siamo d’accordo sui fondamentali è difficile costruire terreno comune. Strizzare l’occhio a questi avvenimenti vedendoli come errori comunicativi, bravate, significa ignorare la storia d’Italia, ignorare “i compagni che sbagliano”. Significa diventare complici. E guardate che questo rischio è ancora più grande oggi che la crisi sociale è forte e che la scarsa fiducia nei confronti delle istituzioni e della politica è a livelli massimi.<br />
Alcuni colleghi hanno già fatto riferimento all’astensionismo. Fenomeno gravissimo.<br />
Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</p>
<p>L’esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l’interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.<br />
Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l’elemento che costituisce il cuore dell’insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L’assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</p>
<p>Il nostro primo compito è quello di recuperare questo rapporto facendo le scelte giuste, corrette e rifiutando la tentazione di cavalcare questa distanza per aumentare il nostro consenso. E’ un meccanismo pericoloso perché mette il consenso prima del bene comune. Questo meccanismo da noi rischia di diventare cultura e quindi difficile da sradicare. Se noi lo condanniamo quando parliamo di mafie, quando chiediamo che prima dei voti, delle tessere, del consenso venga il bene comune, lo stesso dobbiamo fare quando parliamo della risoluzione violenta dei conflitti. Su questo non si cerca consenso, mai. Saremmo irresponsabili se lo facessimo.</p>
<p>Se la democrazia è anche mediazione di interessi, in un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa. Quando il livello di conflittualità sociale si alza e con istituzioni fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari.<br />
Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</p>
<p>Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, “come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini” deve essere la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che non può che essere inclusiva e democratica.</p>
<p>Io, e tanti con me, ho un&#8217;idea della convivenza democratica. Il confronto può essere aspro ma il terreno deve restare quello delle idee e i luoghi quelli della politica e delle istituzioni. Il resto è una regressione a uno stato dove è la violenza a voler decidere che cosa sia più giusto e non il confronto democratico.<br />
Per dirla con le parole di Gustavo Zagrebelsky con le quali chiudo &#8220;La democrazia è discussione, ragionare insieme. È, per ricorrere ad un&#8217;espressione socratica, filologia non misologia. Chi, come coloro che si ritengono superiori agli altri, odia i discorsi e il confronto delle idee alla persuasione preferisce la sopraffazione.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
