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	<title>congresso &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>congresso &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Con il deposito delle firme comincia un tour per incontrare tutti i segretari provinciali e di circolo. Lavoriamo insieme per riconquistare il Piemonte nel 2024</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 11:25:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ringrazio coloro che hanno creduto nella mia proposta e, con diverse modalità, mi hanno sostenuto nella costruzione della candidatura. Le firme raccolte in tutte le province rappresentano per me una base di partenza solida per il lavoro che ci attende e che avrà bisogno del contributo di tutte e tutti”. Lo dichiara il Consigliere Regionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5788" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-225x300.jpeg 225w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-700x933.jpeg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-768x1024.jpeg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1-1152x1536.jpeg 1152w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/WhatsApp-Image-2023-01-27-at-14.54.42-1.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />&#8220;<em>Ringrazio coloro che hanno creduto nella mia proposta e, con diverse modalità, mi hanno sostenuto nella costruzione della candidatura. Le firme raccolte in tutte le province rappresentano per me una base di partenza solida per il lavoro che ci attende e che avrà bisogno del contributo di tutte e tutti</em>”. Lo dichiara il Consigliere Regionale del <strong>Partito Democratico</strong>, Domenico <strong>Rossi</strong>, dopo aver depositato, oggi alle 14,30, le <strong>500 firme raccolte tra gli iscritti al partito in tutte le province del Piemonte</strong> a sostegno della sua candidatura a <strong>Segretario Regionale del PD</strong>.</p>
<p>“<em>Sono felice che la mia proposta abbia convinto le diverse mozioni che si stanno confrontando a livello nazionale sulla necessità di lavorare uniti sul livello regionale. Tra pochi mesi entreremo nel vivo della campagna elettorale e il partito si fa trovare solido e unito per riconquistare la Regione</em>” afferma Rossi. “<em>Nelle prossime settimane</em> &#8211; prosegue &#8211; <em><strong>desidero incontrare tutti i segretari provinciali e di circolo della regione per conoscerli</strong>, presentare la piattaforma e <strong>avviare il dialogo che mi impegno a tenere vivo</strong> nei prossimi anni</em>”.</p>
<p>Contestualmente alle firme il candidato alla segreteria ha depositato anche le <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/LINEE_PP_ROSSI_DEF.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>linee politico-programmatiche</strong></a> con un documento intitolato <strong>Nelle nostre mani. Il futuro è un luogo meraviglioso</strong>.<br />
“<em>Mi piacerebbe che si radicasse nella nostra comunità democratica e tra i piemontesi un pensiero semplice: la storia non è determinata a priori da elementi esterni, ma dipende dalle nostre scelte. Il Partito Democratico che ho in mente parte da qui: dalla consapevolezza che abbiamo il diritto e il dovere di cambiare le cose che non vanno e di provare a costruire un domani con maggiore benessere per tutti, a partire dai più fragili. Dobbiamo essere noi il motore di questo cambiamento</em>” spiega il candidato.</p>
<p>“<em>Abbiamo di fronte sfide difficili</em> &#8211; conclude Rossi &#8211; <em>a partire dalle elezioni Regionali e il rinnovo di tante amministrazioni comunali del 2024. Possiamo vincerle dedicando ogni nostra energia a rafforzare il Partito Democratico sui territori, rendendolo un luogo attrattivo, un punto di riferimento per i cittadini e un interlocutore capace di dialogare con il terzo settore, i sindacati, le associazioni di categoria. Lo faremo senza risparmiarci ma, soprattutto, insieme perché <strong>anche il futuro del Piemonte è nelle nostre mani</strong></em>”.</p>
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		<title>Congresso PD: serve l&#8217;impegno di ognuno di noi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 11:23:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I leader sono necessari, ma perché avvenga il cambiamento serve l’impegno di ciascuno di noi. Di un numero significativo di persone che si fanno carico della fatica della partecipazione nel tempo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-5629" src="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-300x300.png" alt="" width="394" height="394" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-300x300.png 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-700x700.png 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-150x150.png 150w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-768x768.png 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6-144x144.png 144w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/01/6.png 1080w" sizes="(max-width: 394px) 100vw, 394px" /></p>
<p>Al congresso nazionale sosterrò <strong>Stefano Bonaccini</strong> nella corsa a segretario nazionale del <strong>Partito Democratico</strong>. Lo farò “da sinistra” insieme a tante e tanti compagni di viaggio che in questi mesi hanno condiviso con <strong>Brando Benifei</strong> l’esperienza di <strong>Coraggio PD</strong>. Con loro porteremo in dote le idee che secondo noi servono a cambiare in meglio il PD e una voce forte di rinnovamento.</p>
<p>Un rinnovamento che passa anche dalla capacità di trasformare il congresso in un confronto di idee e di traiettorie e non in uno scontro tra persone, animato dall’umiltà di chi sa che non ha la verità in tasca e che <strong>serve il contributo di tutti e tutte</strong>. Anche perché dal giorno dopo dovremo necessariamente lavorare tutti insieme per mettere provare a raddrizzare le tante cose che ancora non vanno: a partire dalla <strong>lotta alle diseguaglianze</strong>, la <strong>giustizia ambientale</strong>, il <strong>lavoro</strong> e la <strong>sanità pubblica</strong>.</p>
<p>Nessuno di noi può permettersi di ignorare che il passaggio che stiamo attraversando è molto stretto: <strong>servono coraggio e forte senso di responsabilità per ridefinire l’identità del partito e portare un forte rinnovamento, senza rinnegare o buttare via tutto il passato</strong>. Perché è vero che ci sono stati errori, ma anche tanti aspetti positivi. Il concetto di riferimento è quello dell’evoluzione e non quello della sostituzione, perché altrimenti, invece di celebrare il congresso avremmo dovuto archiviare il PD. Credo che Stefano sia la persona più adatta in questo momento a tenere insieme la parte migliore della nostra storia con la necessaria apertura al nuovo di cui pure abbiamo tanto bisogno. <strong>Le radici e le ali. Abbiamo bisogno di entrambe!</strong></p>
<p>Ma è un momento eccezionale, nel quale diventano preziosi i contributi e le proposte di tutti i candidati in corsa. Stimo moltissimo <strong>Gianni Cuperlo</strong> e mi riconosco in molte proposte di <strong>Elly Schlein</strong> e in parte del suo percorso. Abbiamo bisogno sia della lucida capacità di analisi di Gianni sia dello sguardo e dell’energia di Elly che mi auguro faciliti l’avvicinamento di persone nuove al partito.<br />
Dobbiamo superare, però, l’illusione che una singola persona possa salvarci. Che sia una donna o un uomo al comando. La sfida per noi è quella di funzionare come un <strong>collettivo</strong> che di volta in volta individua una leadership e ne compensa le inevitabili mancanze con il contributo di una classe dirigente capace e responsabile.</p>
<p>Mi è tornata alla mente una frase di Che Guevara:</p>
<p style="text-align: center;"><em>“non esistono i liberatori. Sono solo i popoli che si liberano da sé”</em></p>
<p>Sarebbe bello tornare a crederci prima di tutto noi. E poi aiutare gli italiani a farlo. Non serve appoggiarsi all’uomo o alla donna forte di turno. È un’illusione.<br />
<strong>I leader sono necessari, ma perché avvenga il cambiamento, soprattutto in democrazia, serve l’impegno di ciascuno di noi. Di un numero significativo di persone che si fanno carico della fatica della partecipazione nel tempo.</strong></p>
<p><strong><br />
</strong><strong></strong>Ne ho parlato anche con La Stampa Novara nell&#8217;edizione di oggi: <a href="http://bit.ly/congressoPDRossi">bit.ly/congressoPDRossi</a></p>
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		<title>Il Partito Democratico tra il vecchio mondo e il nuovo che verrà&#8230; (PARTE I)</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 15:21:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La corsa ai posizionamenti sulle candidature, arrivata un po’ troppo presto a mio avviso, mette in secondo piano la discussione su alcune questioni di fondo a cui dovrebbe essere dedicata questa prima fase del congresso PD. Nei giorni scorsi è stato pubblicato un documento, chiamato “La Bussola”, che vuole essere una traccia di discussione per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La corsa ai posizionamenti sulle candidature, arrivata un po’ troppo presto a mio avviso, mette in secondo piano la discussione su alcune questioni di fondo a cui dovrebbe essere dedicata questa prima fase del congresso PD.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Nei giorni scorsi è stato pubblicato un documento, chiamato “</span><b>La Bussola</b><span style="font-weight: 400;">”, che vuole essere una traccia di discussione per i lavori nei circoli e nelle assemblee aperte, ma anche uno strumento per rilevare valori e punti di vista dei singoli (si può compilare </span><a href="https://www.ipsosricerche.it/cgi-bin/ciwweb.pl?studyname=STRJ22284&amp;hid_pagenum=1&amp;hid_link=1&amp;hid_javascript=1&amp;hid_screenwidth=1440"><span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;">).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ritengo doveroso accettare il confronto su questi temi, perché “pensare bene” è premessa necessaria del “buon agire”. Se l’obiettivo è quello di incidere nella storia, teoria e azione devono sempre contaminarsi in un circolo virtuoso, per scongiurare da un lato il </span><i><span style="font-weight: 400;">bla bla bla</span></i><span style="font-weight: 400;"> sterile e dall’altro un’azione cieca. Ci sono due questioni che dobbiamo provare a sciogliere: la prima è relativa al</span><b> tema del riconoscimento</b><span style="font-weight: 400;">. A chi ci rivolgiamo prioritariamente, essendo “partito”? Perché è chiaro che il PD debba avere una visione e delle proposte che parlino a tutta la società, ma in questa cornice deve avere dei segmenti privilegiati a cui si rivolge, “un’opzione preferenziale”. Chi viene prima di tutti gli altri e perché?<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La seconda riguarda </span><b>il ruolo del partito nella società</b><span style="font-weight: 400;"> e che cosa debba fare affinché le sue proposte tornino a essere conosciute, ma soprattutto condivise. </span><span style="font-weight: 400;">Per farlo dobbiamo passare da tre chiarimenti necessari: qual è la cornice teorica di riferimento, quale l’agenda politica conseguente e con quali modalità di azione intendiamo perseguirla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la prima riunione del Comitato Costituente è nata una discussione pubblica che, come spesso accade per le questioni complesse, è stata ultra-semplificata e instradata sulla contrapposizione tra due posizioni contrapposte  così da creare delle tifoserie. Il contrario di ciò che serve quando parte </span><b>una riflessione che aspira a essere collettiva</b><span style="font-weight: 400;">. La semplificazione, nel caso di specie, è la seguente: chi critica questo sistema economico è un “massimalista”, “anticapitalista” ed è pure contro lo spirito originario del PD. Dall’altra parte, secondo questo schema, ci sarebbero i liberali.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si tratta di uno schema da rigettare con forza perchè non è utile al confronto e ci allontana anche dall’obiettivo comune. Anche perché dove li mettiamo tutti coloro che, a partire dalla crisi del 2007-2009 hanno detto che occorre rivedere il paradigma che ci ha portato lì? E coloro che a questa crisi aggiungono le riflessioni legate alle crisi ecologica, figlia, tra le altre cose, dello stesso modello economico, e alla crisi della pandemia da Covid? Sono tutti “pericolosi comunisti” gli economisti come Stiglitz o Mazzucato (solo per fare due nomi), o gli intellettuali come Magatti, o Papa Francesco? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verità è che </span><b>la semplificazione di solito serve a chi la propone</b><span style="font-weight: 400;">. E in questo caso agli strenui difensori di questo modello, gli unici veri conservatori. Questi, assegnandosi l’etichetta di liberali (perché in base alla loro semplificazione gli altri non lo sarebbero), ignorano due questioni fondamentali. La prima è che il liberalismo non coincide con il liberismo e tantomeno con il neoliberismo attuale. Essere liberali non significa credere che l’attuale sistema economico sia il migliore dei sistemi possibili . La seconda è che il liberalismo è attraversato da sempre da un conflitto tra due orientamenti di fondo, il fondamentalismo di mercato da un lato e il liberalismo inclusivo dall’altro. I seguaci di entrambi gli schieramenti credono che la legge debba garantire le libertà individuali e che la democrazia rappresentativa sia il sistema migliore per organizzare la società, ma dal punto di vista economico i primi credono che il mercato risolva tutto da sé e che lo Stato debba fare il meno possibile (Stato minimo), mentre gli altri che occorra estendere diritti e benessere al maggiore numero possibile di cittadini e che lo Stato debba giocare un ruolo di riequilibrio nella società. Tra questi ultimi, ad esempio, uno dei padri del liberalismo, John Rawls, che ci invitava a scegliere in una posizione di ignoranza rispetto al nostro posto nella società. Lo farei nostro… e se fossi io nel gradino più basso della società, come vorrei fossero distribuite risorse e opportunità?<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Insomma si può essere liberali di destra e di sinistra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le stesse socialdemocrazie europee, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, non misero mai in discussione i fondamenti del liberalismo inteso come dottrina politica, e furono, a tutti gli effetti, espressione di un socialismo liberale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema è che dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, sparito un modello alternativo che per molti occidentali rappresentava comunque un‘alternativa possibile, si è imposto un modello che ha visto nella globalizzazione e nella rivoluzione digitale i due capisaldi con cui addirittura si considerava “conclusa la storia”: tutti saremmo stati bene nel migliore dei mondi possibili.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Poi sono arrivate le </span><b>tre crisi a cui prima già accennavo, quella finanziaria del 2007, quella ecologica e quella pandemica </b><span style="font-weight: 400;">&#8211; e oggi dobbiamo aggiungere anche la guerra &#8211; a dirci che così non è. Sono aumentate le diseguaglianze, la terra soffre e con essa la vita che in essa abita e questo ha portato forti guadagni a pochi e tanti problemi a molti. </span><b>A dirci che ci sono dei sommersi e dei salvati in questo sistema, sia a livello planetario sia a livello dei singoli stati.<br />
</b><span style="font-weight: 400;">Noi dobbiamo trovare il modo di parlare ai sommersi, a chi paga il prezzo più alto, ma per farlo dobbiamo prima riconoscere che ci sono dei problemi. Occorre </span><b>una critica seria</b><span style="font-weight: 400;">, radicale, alle storture di questo sistema, così da poterle vedere, analizzare e proporre dei cambiamenti. L’alternativa è essere conservatori dello </span><i><span style="font-weight: 400;">status quo</span></i><span style="font-weight: 400;">. Altro che riformisti contro massimalisti. Noi </span><b>dobbiamo assumere il punto di vista di chi ha pagato</b><span style="font-weight: 400;"> e cercare di riportare maggiore equilibrio tra costi e benefici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche perché quando si smettono di garantire diritti e benessere diffuso è la stessa liberaldemocrazia ad andare in crisi: </span><b>il malcontento, infatti, viene gestito da movimenti populisti ed estremisti</b><span style="font-weight: 400;">. Non è un caso che tra le tensioni esistenti nella nostra epoca abbiamo quella tra democrazie liberali e autocrazie: è un effetto di questa dinamica. Alla fine sono proprio le liberaldemocrazie ad essere tra le potenziali vittime di questo sistema che o cambia o ci porta sempre di più verso le democrazie autoritarie fondate sul malcontento e la paura dei cittadini, che si affideranno ad altre sirene se quelle liberali produrranno minaccia, invece di speranza. </span></p>
<p><b>Il PD nasce nel 2007</b><span style="font-weight: 400;">, appena prima della grande crisi finanziaria, nell’era della “fine della storia”. </span><b>Nasce il partito e subito cambia tutto</b><span style="font-weight: 400;">. E noi per qualche anno ci siamo comportati come se così non fosse, come se valessero i ragionamenti fatti prima della crisi, anche perché la classe dirigente si era formata ed era cresciuta proprio nei trent’anni precedenti. Ma ora non è più possibile. Siamo in un passaggio d’epoca, in cui </span><b>i vecchi paradigmi e le vecchie ricette non funzionano più</b><span style="font-weight: 400;">, ma ancora non si è imposto un nuovo modello. Siamo nel chiaroscuro di cui parlava Gramsci e, infatti, non mancano i mostri. Polany li avrebbe chiamati “contro movimenti”, ma, al di là dei nomi, resta il fatto che non possiamo fare finta di nulla. O si affermano nuovi modelli teorici e prassi operative capaci di dare risposte all’ampia fetta di popolazione che in questi anni si è impoverita e si sente minacciata dallo stato attuale delle cose, oppure vedremo crescere i fenomeni come Trump, Bolsonaro e Orban.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sono tanti i dati che si potrebbero citare sia a livello planetario sia a livello locale. Quello che è certo è che </span><b>la diseguaglianza è aumentata</b><span style="font-weight: 400;">, sempre meno persone detengono più potere e più risorse, </span><b>l’ascensore sociale si è fermat</b><span style="font-weight: 400;">o e se nasci povero è probabile che tu lo rimanga, mentre chi si è arricchito ha anche sfruttato il pianeta scaricando sui poveri e sulle future generazioni i costi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non valgono le ricette del passato, perché il mondo è cambiato. Devono guidarci gli stessi valori, ma vanno tradotti nel nuovo contesto. Da dove partire? Occorre diminuire le distanze tra gli estremi della piramide, </span><b>ridurre le differenze attraverso politiche redistributive</b><span style="font-weight: 400;">, restituendo allo Stato e alle istituzioni pubbliche un ruolo centrale, che prevede </span><b>investimenti, innovazione e welfare universale</b><span style="font-weight: 400;">.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Partire da principi semplici, che prevedono che </span><b>chi ha di più contribuisca maggiormente alla collettività</b><span style="font-weight: 400;">. Colpendo con forza le </span><b>grandi organizzazioni criminali</b><span style="font-weight: 400;">, gli </span><b>evasori</b><span style="font-weight: 400;"> e i </span><b>corrotti</b><span style="font-weight: 400;">, per reinvestire tutto questo in </span><b>economia pulita</b><span style="font-weight: 400;"> e welfare.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo fare seriamente i conti con un concetto relativamente “nuovo”: quello di </span><b>limite</b><span style="font-weight: 400;">. Non esiste una crescita infinita. Le risorse sono finite e alcune non si rigenerano. Questo provoca conflitto per chi le dovrà possedere e/o controllare e l’atteggiamento predatorio sta letteralmente consumando il pianeta. Servono dei limiti: alla crescita della diseguaglianza, alla distruzione del pianeta e, insieme, </span><b>politiche di giustizia che spostino verso chi ha di meno e ha pagato un prezzo più alto in questi decenni un po’ di benessere</b><span style="font-weight: 400;">. Ma soprattutto servono </span><b>prospettive future di benessere</b><span style="font-weight: 400;">, che aiutino le persone a guardare al futuro senza angoscia. Diversamente ci rimarrà solo il conflitto: tra popoli, tra classi e tra generazioni. Questo non significa essere contro la crescita, ma fare i conti con i limiti. Non c’è bisogno di citare Marx, anche se ne avremmo bisogno, è sufficiente citare il Club di Roma, che già nel 1972 ci aveva messo in guardia o tutti quegli intellettuali che dopo le diverse crisi ci hanno ricordato che occorre ripensare il capitalismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro insegnamento che ci arriva da tutte queste crisi è quello della inter-connessione e inter-dipendenza dei problemi. </span><b>Ciò che accade in ogni angolo del mondo può avere ripercussioni in tutto il pianeta</b><span style="font-weight: 400;">. Ma mentre il capitale in questi anni diventava globale, il potere politico è rimasto locale/nazionale e quindi meno capace di incidere, ma soprattutto sempre meno “forte”, mentre altri poteri crescevano. Non cogliere questo passaggio è stato uno degli errori più grandi delle socialdemocrazie europee che pure nei trent’anni successivi alla seconda guerra mondiale avevano rappresentato il modello più evoluto garantendo crescita economica e benessere sociale insieme.  Se oggi vogliamo che la politica torni ad avere un ruolo nelle questioni cruciali del nostro tempo dobbiamo fare in conti con una </span><b>dimensione transnazionale</b><span style="font-weight: 400;">. Vale per le politiche fiscali, il costo del lavoro, la crisi energetica, la sfida ecologica e le politiche di difesa. Se ci dovesse sembrare eccessivo una forma di governo/rappresentanza su scala planetaria, dobbiamo almeno inserire gli Stati Uniti d’Europa tra gli obiettivi di medio termine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo Stato è necessario. Quando arrivano le crisi è l’unico che si occupa del bene comune, garantendo i servizi anche a chi non li può comprare sul mercato. Ma deve essere anche innovatore, perché non sempre l’interesse economico garantisce che si stia seguendo la strada migliore.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">E lo Stato può anche essere un attore importante per la crescita economica e l’occupazione. Segnali importanti di questo cambiamento di visione e di scelte politiche concrete si sono visti a livello europeo con il Green New Deal e il Next Generation EU.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto mi riguarda siamo in una discussione tutta dentro la cornice liberal-democratica, che si sta giocando la propria sopravvivenza. O sarà in grado di garantire benessere o prospettive di futuro oppure sarà sostituita, come è già successo in passato per altri modelli. Per evitare questo scenario sono convinto che sulla montatura liberale occorre inserire due lenti con cui guardare al futuro: quella </span><b>socialista</b><span style="font-weight: 400;"> e quella </span><b>ecologista</b><span style="font-weight: 400;">, perché la finalità è sempre la stessa: </span><b>maggiore giustizia</b><span style="font-weight: 400;">. Ci serve uno Stato presente e capace di innovare, un robusto </span><i><span style="font-weight: 400;">welfare state</span></i><span style="font-weight: 400;"> e un sostegno deciso alla classe media. Tutto questo smettendo di sfruttare il pianeta in maniera selvaggia, salvaguardando la biodiversità e superando gli stati-nazione che, soprattutto, in Europa, non sono più adatti a fronteggiare le sfide che abbiamo di fronte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io credo che questo punto di vista ci permetta di tenere insieme l’</span><b>attenzione verso gli ultimi</b><span style="font-weight: 400;">, coloro che non hanno abbastanza per sopravvivere, insieme a chi anche nei paesi più ricchi ha perso certezze, </span><b>potere di acquisto</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>qualità dei servizi di welfare</b><span style="font-weight: 400;"> e che non vedono prospettive positive per la fase conclusiva della vita o per i loro figli e nipoti. Dobbiamo essere capaci di tenere insieme il ceto medio e i diseredati e costruire con loro </span><b>un’alleanza di emancipazione collettiva</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">[<em>segue</em>]</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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