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	<title>Comunità Europea &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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		<title>C&#8217;è molto da imparare dalla crisi Afghana</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 15:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[In questi giorni si parla molto di Afghanistan. Stiamo assistendo a un passaggio storico che cambierà il futuro non solo di un singolo paese, ma dell’intera area per i prossimi anni. Vedere un paese cadere nelle mani di un’organizzazione come quella dei talebani in pochi giorni e senza scontri dopo vent’anni di presenza militare straniera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si parla molto di Afghanistan. Stiamo assistendo a un passaggio storico che cambierà il futuro non solo di un singolo paese, ma dell’intera area per i prossimi anni.</p>
<p>Vedere un paese cadere nelle mani di un’organizzazione come quella dei talebani in pochi giorni e senza scontri dopo vent’anni di presenza militare straniera ha colpito molti di noi e lascia aperti tanti interrogativi. Così come preoccupa e allarma vedere oggi in pericolo la vita di coloro che hanno collaborato con le forze occidentali e i diritti elementari delle donne e delle minoranze. Per non parlare del dramma di chi sta perdendo la vita mentre tenta di scappare. Ancora una volta le vite individuali si intrecciano con le dinamiche storiche, perché poi sono sempre i singoli esseri umani a lottare, soffrire, morire.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Molte analisi sono rivolte a scandagliare le ragioni del “fallimento” di questo intervento specifico e, più in generale, della strategia messa in campo dagli USA in Medio Oriente negli ultimi decenni. Altri interventi ci richiamano giustamente al dramma di chi pagherà il prezzo più alto per l’instaurazione del nuovo Emirato sotto la guida dei talebani: come aiutarli? Come non abbandonarli?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Vanno bene entrambe, a patto che siano utili non solo a comprendere ciò che è successo, ma a capire cosa fare oggi e domani. Ciò che vent’anni fa sembrava ineluttabile ai più, oggi, improvvisamente, suona come sbagliato. Questo non deve stupirci. Il problema è che cosa fare ora, quali alternative costruire.</p>
<p>Se abbiamo imparato che non si “esporta la democrazia” con le armi, resta aperta e ancora più urgente la domanda su come e se intervenire laddove siano in pericolo le libertà fondamentali degli esseri umani, i diritti delle minoranze, delle donne e dei più deboli. Come fare in modo che non si intervenga per rispondere all’interesse di una potenza mondiale, ma per promuovere davvero qualcosa che vagamente si richiami a principi di giustizia internazionale. Su questo terreno di ragionamenti la posta in gioco è la credibilità delle istituzioni internazionali. Perché, per rimanere sempre in Afganistan, mentre gli USA si ritirano, Cina e Russia hanno deciso di restare. Esiste qualcosa di alternativo alla sola legge del più forte sul livello delle relazioni internazionali?</p>
<p>Lo stesso vale per il sostegno a chi fugge e a chi è rimasto. Sono lodevoli le iniziative dei sindaci, ma il terreno di gioco è probabilmente un altro. Cosa farà l’Europa? Si muoverà ancora una volta divisa, come purtroppo appare in queste prime ore? O sarà in grado di dare una risposta coordinata e condivisa, anche per provare a giocare un ruolo in quell’area e smettere di subire le scelte altrui?</p>
<p>Le immagini del nostro Ministro degli Esteri al mare durante le ore più difficili in Medio Oriente ci restituiscono un dato politico importante: non contiamo nulla come Paese in questa partita, al di là di ciò che pensiamo sulle qualità di chi ricopre temporaneamente quella carica. E questo è un problema che riguarda tutte gli stati europei e che resterà tale anche in futuro se non saremo in grado di cambiare schema. Bene ha fatto il Presidente del Consiglio a richiamare la necessità di un intervento comune a livello europeo, così come è positiva la lettera degli eurodeputati del PD che chiedono un Consiglio Straordinario. Si tratterebbe di primi passi importanti. Sarebbe bello vedere i rappresentanti dei governi europei, ma non solo, ritrovarsi per provare a cominciare a rispondere a due domande: come aiutiamo chi stiamo lasciando indietro e cosa facciamo da domani per evitare situazioni simili.</p>
<p>Siamo in una crisi di sistema importante. Saremo capaci di apprendere/cambiare anche sulla base degli errori fatti? O improvviseremo volta per volta cercando la risposta immediata all’interesse del più forte tra i giocatori?</p>
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		<title>Report Meridiano Sanità: buone notizia per il Piemonte ma occorre investire su prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 18:29:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Europea]]></category>
		<category><![CDATA[domenico ross]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2178" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/grafico-300x218.jpg" alt="_grafico" width="300" height="218" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/grafico-300x218.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/11/grafico.jpg 575w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />The European House-Ambrosetti ha pubblicato in questi giorni l&#8217;annuale report che misura le performance dei sistemi sanitari europei e delle Regioni italiane. Un documento di analisi che suggerisce peraltro alcune contro misure per migliorarli e renderli maggiormanete sostenibili. La buona notizia è che il Piemonte ha una buona sanità, posizionandosi al quinto posto in Italia, dopo Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Trentino Alto-Adige. Quella meno buona è che l&#8217;Italia è ancora cenerentola in Europa e dovrebbe investire di più. Per il rapporto &#8220;La sfida di gran lunga più importante per i sistemi sanitari e sociali è quella delle patologie croniche che rendono necessaria una specificità di organizzazione e un impegno di risorse molto importanti”.</p>
<p>Un&#8217;affermazione che deriva dall&#8217;individuazione di specifici campanelli d&#8217;allarme. Il rapporto evidenzia, infatti, come nel 2015 per la prima volta in 10 anni, in Italia, sia diminuita la speranza di vita alla nascita, si sia registrato il tasso di mortalità più alto dal dopoguerra ad oggi e, inoltre, si riducano gli anni vissuti in buona salute. Invecchiamento e salute, ma anche calo delle vaccinazioni. Si legge nel rapporto: “Nel 2015 la copertura nazionale media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B pertosse e Haemophilus influenzae è stata del 93,4%; con un decremento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2014 e di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2011. Particolarmente preoccupanti sono i dati di copertura vaccinale per morbillo e rosolia che hanno perso 5 punti percentuali dal 2011 al 2015, passando dal 90,1% all’85,3%”. Per questo il suggerimento è quello di implementare il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale in modo omogeneo sul territorio nazionale e valutare l&#8217;obbligatorietà di alcuni vaccini per l&#8217;ammissione dei bambini a scuola.</p>
<p>La linea guida chiave proposta sulla base del documento analitico però è chiara: puntare sulla prevenzione. Occorre investire maggiormente sulla sanità. L’investimento in prevenzione ha un impatto positivo sulla spesa sanitaria, come si legge nel report, “il modello di previsione di Meridiano Sanità ha altresì stimato che un euro investito in prevenzione genera 2,9 euro di risparmio nella spesa per prestazioni terapeutiche e riabilitative e che l’orizzonte temporale nel quale l’investimento in prevenzione manifesta i suoi impatti sulla spesa per prestazioni curative e riabilitative, in percentuale della spesa sanitaria totale, è di 10 anni. Ad oggi l’Italia spende in prevenzione 98,4 euro pro-capite. Se il nostro Paese investisse quanto la Germania (126,4 Euro) la spesa sanitaria al 2050 sarebbe l’8,9% del PIL con un risparmio di 4 miliardi di Euro l’anno”.</p>
<p>Elementi coerenti con la riforma della sanità messa in atto da Regione Piemonte ma anche spunti di riflessione su cui in Commissione Sanità, in cui ricopro il ruolo di vicepresidente, dovremo riflettere. La qualità delle cure ospedaliere unità ad un&#8217;efficace rete territoriale sono le fondamenta per migliorare il servizio al cittadino sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo.</p>
<p>Per maggiori informazioni ed approfondimenti <a href="http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=45113">leggi qui</a>.</p>
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