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	<title>carceri &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>carceri &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Emergenza sanità nelle carceri: il PD chiede un’indagine conoscitiva in Commissione Sanità. </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 11:17:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[garante detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[La relazione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale conferma tutte le criticità della sanità penitenziaria. Dopo quindici anni dalle delega alle regioni è necessario fare una verifica seria. Per questo abbiamo richiesto (leggi la mozione qui), con il sostegno delle altre forze di opposizione, che all’interno della commissione Sanità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">La relazione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale conferma tutte le criticità della sanità penitenziaria. Dopo quindici anni dalle delega alle regioni è necessario fare una verifica seria. Per questo abbiamo richiesto (leggi la mozione <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2022/11/MOZIONE_Indagine-conoscitiva-sulla-sanita-penitenziaria-in-Piemonte.pdf">qui</a>), con il sostegno delle altre forze di opposizione, che all’interno della commissione Sanità si svolga un’</span><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: #ffffff; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">indagine conoscitiva attraverso la costituzione di un apposito gruppo di lavoro con il duplice obiettivo di fare una fotografia dello stato attuale ed elaborare delle proposte concrete di miglioramento. Ci auguriamo che anche la maggioranza sostenga questa necessaria iniziativa.</span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;">
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">La mancanza di medici specialisti interni, lo scarso ricorso alla telemedicina, la carenza di  tecnologie e strutture dedicate sono solo alcuni degli elementi che mettono in crisi l’offerta sanitaria rivolta ai detenuti. Sono i medesimi problemi che esistono fuori dal carcere, con la differenza che i detenuti non hanno nessuna alternativa. Quando manca la risposta pubblica, semplicemente manca la cura. Inoltre, questa situazione, genera anche un aggravio organizzativo e di costi su un sistema già affaticato, perché ogni volta che occorre spostare un detenuto in ospedale, l’amministrazione deve compiere un notevole sforzo. </span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;">
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: #ffffff; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">E’ necessario, inoltre, accendere un faro sul tema della salute mentale in carcere. Non possiamo voltarci dall’altra parte e far finta di nulla in particolare in Piemonte se pensiamo che dei 79 decessi per suicidi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane ben 5 sono avvenuti nella nostra regione negli ultimi 4 mesi. Non solo secondo i dati diffusi dall’associazione Antigone sulle malattie mentali, dal novembre 2021 allo stesso mese del 2022 in Piemonte si sono registrate 30,49 diagnosi psichiatriche gravi ogni 100 detenuti e più di 24 atti di autolesionismo in media ogni 100 detenuti, senza contare che il 40,22% dei detenuti assume sedativi o ipnotici</span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;">
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">Numeri quelli sul  che insieme a quelli del sovraffollamento (+102% nella nostra regione, +108% la media nazionale) certificano un problema strutturale che il Paese e il Piemonte si portano dietro da anni.  </span></p>
<p dir="ltr" style="line-height: 1.38; text-align: justify; background-color: #ffffff; margin: 0px;"><span style="font-size: 11pt; font-family: Montserrat, sans-serif; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-east-asian: normal; font-variant-position: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">Si tratta di questioni emerse anche durante le visite dell’Ufficio di Presidenza della commissione presso le carceri piemontesi, ma ora serve un percorso che approfondisca e metta a sistema tutti questi aspetti, soprattutto nell’ottica di superare le criticità. Per questo riteniamo sia utile e urgente dare il via all’indagine conoscitiva che si concentri sulle maggiori criticità di carattere organizzativo e relative alla mancanza di operatori sanitari per elaborare una proposta da presentare al Consiglio Regionale entro la fine del 2023 con le opportune proposte  e soluzioni volte a fronteggiare futuri scenari.</span></p>
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		<title>Intervento sulla prima relazione del garante dei detenuti: la pena deve essere umana e deve rieducare</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/04/16/intervento-sulla-prima-relazione-del-garante-dei-detenuti-la-pena-deve-essere-umana-e-deve-rieducare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2015 17:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[garante detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Martedì dopo aver ascoltato la relazione del garante dei detenuti della Regione Piemonte, sono intervenuto per sottolineare l&#8217;importanza della funzione rieducativa della pena. Grazie Presidente, prima di tutto vorrei ringraziare il Garante dei detenuti per la sua Relazione (Potete scaricarla cliccando qui) . Fa un lavoro prezioso per tutti noi e per la collettività, perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Y2fiWfXsh9Y" width="420" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em>Martedì dopo aver ascoltato la relazione del garante dei detenuti della Regione Piemonte, sono intervenuto per sottolineare l&#8217;importanza della funzione rieducativa della pena.</em></p>
<p>Grazie Presidente,</p>
<p>prima di tutto vorrei ringraziare il Garante dei detenuti per la sua Relazione (Potete scaricarla <a href="http://www.rossidomenico.it/wp-content/uploads/2015/04/Relazione-Garante-Detenuti.pdf" target="_blank">cliccando qui</a>) . Fa un lavoro prezioso per tutti noi e per la collettività, perché rende palese ciò che per sua natura è nascosto, ci fa arrivare voci che normalmente sarebbero lontane.</p>
<p>Lo ringrazio anche per la relazione che è puntuale, non si nasconde e fa un quadro che è un ottimo punto di partenza per tutto ciò che è necessario fare nei prossimi anni.</p>
<p>In premessa mi permetta solamente di sottolineare come i diversi interventi che nella storia sono stati fatti nelle aule parlamentari, al di là dell’evoluzione storica della situazione, riportano sempre alcuni elementi comune. Siamo lontani dal “cimitero dei vivi” di Filippo Turati del 1904 e per fortuna le nostre carceri non sono più quelle denunciate da Calamandrei nel dopo-guerra, ma resta il problema delle condizioni disumane della detenzione della effettiva rieducazione del reo.</p>
<p>Della relazione mi preme sottolineare alcuni rilievi particolari e sui quali credo il consiglio debba interrogarsi e poi intervenire:</p>
<ol>
<li>la questione del <strong>servizio civile</strong>, richiamata dal garante, sulla quale credo occorra trovare il modo di tornare (dirò più avanti del perché è importante insieme a tutte le altre azioni che rafforzano il rapporto con l’esterno del carcere)</li>
<li>la convocazione del <strong>Gruppo tecnico per la tutela della salute in ambito penitenziario</strong> e quella della commissione tecnica per la presa in carico dei soggetti con problematiche psichiatriche autori di reato alternativo all’inserimento in <strong>Ospedale Psichiatrico Giudiziario</strong> in un momento di passaggio e molto delicato quale quello che stiamo attraversando che prevede la chiusura degli OPG (come discusso anche in quest’aula con l’assessore Saitta).</li>
<li>Come abbiamo anche discusso la necessità di superare la detenzione amministrativa dei <strong>CIE</strong>, attraverso la loro chiusura</li>
<li>A fianco di tutto questo spiace sottolineare come il garante riporti delle <strong>difficoltà a muoversi in estrema autonomia</strong>, per alcune fattispecie di reato, a causa di interpretazioni troppo restrittive delle norme in vigore.</li>
<li>La questione dei suicidi in carcere, collegata all’assenza di futuro e di prospettiva che spesso accompagna chi è detenuto.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma credo sia importante, al di là degli aspetti più puntuali, soffermarsi su elementi di <strong>carattere generale</strong>, che meglio ci aiutano a comprendere l’importanza del lavoro che stiamo discutendo oggi in aula, e che ci restituiscono il senso politico di tutto questo. E’ lo stesso garante che nelle prime pagine della sua relazione ci ricorda, parafrasando il comma 3 l’art. 27 della Costituzione, che i problemi e le criticità che incontriamo quando parliamo di carcere sono di due tipologie:</p>
<ol>
<li><strong>l’umanità</strong> del trattamento/dei trattamenti, le condizioni materiali dei detenuti</li>
<li>efficacia della pena nei termini di <strong>rieducazione</strong> del condannato.</li>
</ol>
<p>E si, perché l’art. 27 ci ricorda che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”</p>
<p>Mentre sul primo aspetto, dal 2013 siamo di fronte a un trend di miglioramento perché si è intervenuti seriamente sul tema del sovraffollamento che era una delle cause strutturali maggiori delle condizioni disumane di molti detenuti in Italia, <strong>il nodo più critico resta quello dell’efficacia della pena.</strong></p>
<p>Se la pena non rieduca, se il sistema, al contrario produce recidività, diventa quasi, in alcuni contesti un’<strong>educazione al contrario</strong>, se non siamo in grado di far sì che uscendo dal carcere ci siano condizioni reali di reinserimento sociale abbiamo un problema che ha almeno due aspetti:</p>
<ol>
<li>uno di <strong>carattere morale</strong>: a che cosa serve la pena, la restrizione della libertà se non porta il beneficio? Quale visione della giustizia nasconde? Solo di una “vendetta” contro chi ha sbagliato? Sappiamo (abbiamo già citato l’art. 27 che non è così, o che non dovrebbe esserlo). Apre in qualche maniera a un futuro diverso, migliore? O inchioda il condannato all’evento che lo ha portato in carcere?</li>
<li>poi c’è un altro problema che riguarda l’utilità di un sistema di pene con queste caratteristiche. <strong>Serve</strong>? Credo sia evidente che non sia utile né all’individuo né, cosa più grave, alla collettività che di fronte a un sistema che (come ci raccontava già Michel Foucault) non funziona e paga due costi: quello del mantenimento del sistema carcerario e quello del costo sociale dell’induzione di recidiva.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tante sono le cose da fare per superare questo stato delle cose: il garante ne fa un lungo elenco presentandoci la sua programmazione che troverà credo ampio consenso in questo Consiglio.</p>
<p>Sottolineo solo due aspetti</p>
<ol>
<li>Non invertire il trend positivo sul sovraffollamento</li>
<li>Investire in maniera seria su progetti di effettiva rieducazione e reinserimento sociale rafforzando la collaborazione inter-istituzionale e sociale</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiudo ricordando quanto il presidente Napolitano scrisse nell’unico messaggio che inviò alle Camere in nove anni di mandato presidenziale: superare lo stato disumano delle condizioni carcerarie e rendere effettivamente rieducativo il periodo di detenzione è un “dovere costituzionale”, ma risponde anche ai “fondamentali principi cristiani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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