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	<title>aula &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>aula &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Il mio intervento come relatore per la Legge Regionale su bullismo e cyberbullismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 16:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
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		<category><![CDATA[cyberbullismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Buongiorno Presidente, oggi cominciamo la discussione di un provvedimento importantissimo perché affronta un tema molto sentito dai nostri cittadini. Il testo che arriva qui oggi si occupa di bullismo e cyber-bullismo, è figlio di due provvedimenti (la PDL 240 di cui sono primo firmatario e la PDL 269 di iniziativa dei componenti dell’Ufficio di presidenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Buongiorno Presidente,</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">oggi cominciamo la discussione di un provvedimento importantissimo perché affronta un tema molto sentito dai nostri cittadini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il testo che arriva qui oggi si occupa di bullismo e cyber-bullismo, è figlio di due provvedimenti (la PDL 240 di cui sono primo firmatario e la PDL 269 di iniziativa dei componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale che hanno inteso adottare il progetto di legge predisposto dagli alunni della classe II G dell’Istituto professionale statale “V. Mucci” di Bra (CN) nel corso dell’iniziativa “Ragazzi in Aula”) e ha visto al lavoro la IV e VI commissione in lavoro congiunto, con la costituzione di un gruppo di lavoro che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti della Giunta (colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale che ha collaborato).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando nel marzo del 2017 presentammo la proposta di legge ancora il Parlamento non aveva legiferato in materia, cosa che poi ha fatto nel luglio del 2017 con l’importantissima legge n.71/2017 (prima in Europa sul tema) che già sta dando i suoi frutti e che fonda le sue radici proprio nel novarese. Perché novarese è la senatrice Ferrara, prima firmataria del provvedimento nazionale, ma soprattutto perché a Novara abbiamo vissuto due tra le tragedie più gravi che in questi anni ci hanno svelato l’importanza dei temi che oggi qui trattiamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi riferisco a due giovani vite, scomparse per gli effetti negativi che il mondo della rete ha portato nella nostra società e che non avevamo previsto o avevamo sottovalutato: Tommaso (nel 2009) e Carolina (nel 2013). Da entrambe queste tragedie sono nati dei percorsi “positivi” con l’obiettivo di evitare altre tragedie. Percorsi educativi nelle scuole, ma anche percorsi normativi. Possiamo dire che la legge nazionale, ma anche questa nostra legge regionale affonda le sue radici nella tragedia che vide la giovane Carolina Picchio a soli 14 anni togliersi la vita, 5 anni fa, perché non più in grado di reggere al peso di ciò che le stava accadendo, vittima di cyber-bullismo. Carolina non andò via in silenzio. Lasciò un lungo messaggio. Nel suo commiato a un certo punto dice: “le parole fanno più male delle botte”. Perché le parole ci entrano dentro e continuano a parlarci, rivolgendosi alla parte più intima e più fragile di noi stessi. Perché nella rete le parole si moltiplicano, diventano un’eco infinita che può perseguitare. Le parole di Carolina, però, si sono trasformate in un testimone raccolto prima di tutto da suo papà “Paolo”, poi dalla senatrice Ferrara e poi dai tanti, compreso questo nostro Consiglio Regionale, che già tante attività e tante campagne ha messo in campo contro il bullismo e il cyber, dalle tante scuole, dalla Giunta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La legge che discutiamo (e mi auguro approviamo oggi) è il coronamento di questo percorso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo i casi non si sono esauriti. Anzi, al contrario, vediamo molto spesso persone vittime di situazioni di violenza. Molte di queste persone si portano dietro delle ferite e dei disturbi per lungo tempo come diversi report scientifici raccontano. A tale proposito, uno studio del 2014 dei ricercatori del King’s College di Londra, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, condotto su un campione di persone nate nel 1958 e monitorate fino al compimento dei 50 anni, ha evidenziato che chi è stato vittima di bullismo ha, molto frequentemente, una salute sia fisica che psichica più compromessa, con un aumentato rischio di incorrere in depressione, disturbi d’ansia e suicidio. Inoltre, lo studio ha evidenziato come tali traumi vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza possano influire negativamente anche sul livello di educazione e occupazione, nonché sulle relazioni sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni, giovani e meno giovani, non reggono a tutto questo e arrivano a gesti estremi, come il suicidio. Lo abbiamo visto in Italia, in questi anni. Poche settimane fa ancora un’adolescente in Australia (Ammy Dolly Everett).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo di fronte a un fenomeno antico, il bullismo, che diventa particolarmente pericoloso e insidioso nelle forme che ha assunto nell’era dell’informazione e dei social network, diventando appunto cyber-bullismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In ogni epoca questo è un tema che ha dovuto essere affrontato. Sempre ci sono state relazioni contraddistinte da violenza, sopraffazione di qualcuno nei confronti di altri in base alle differenze di censo, di sesso, di provenienza, di religione, ecc…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sebbene studi condotti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico indichino come l’Italia sia uno dei Paesi dove si registra un minor numero di episodi di bullismo, le statistiche evidenziano una crescita del fenomeno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In base al Report 2015 dell’Istat “Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”, nel 2014 oltre il 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei dodici mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle tipiche azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese, invece per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con riguardo al cyberbullismo, considerando che quella attuale è la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi costituisce un’esperienza connaturata alla quotidianità, ben l’83% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni utilizza la rete internet con un telefono cellulare e il 57% naviga nel web. Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o di internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno antico del bullismo assume, oggi, degli aspetti inediti, rispetto al passato, per le caratteristiche dell’epoca in cui viviamo: l’epoca di internet, dei social network, della connessione perenne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo prenderci qualche minuto per approfondire le peculiarità di questa nostra epoca, altrimenti non potremmo comprendere l’importanza del provvedimento in discussione oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non crediamo a chi ci dice “è solo uno strumento, dipende da come lo usi”. Mi permetta, Presidente, è una stupidaggine. Magari detta in buona fede, ma sempre una stupidaggine. La tecnologia è diventata così pervasiva che è diventata l’ambiente in cui viviamo, orienta i nostri pensieri, i nostri fini, cambia la percezione di noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualcosa di simile è avvenuto di fronte ad ogni grande cambiamento tecnologico che è intervenuto a modificare l’esperienza del tempo e dello spazio, che sono le due dimensioni fondamentali dell’esperienza umana. Oggi non abbiamo tempo, ma dobbiamo dirci qualcosa almeno sulle trasformazioni dell’era dell’informazione per comprendere il fenomeno e poter sperare di fare una legge che sia utile in qualche maniera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, un filosofo italiano che insegna a Oxford, Luciano Floridi, parla della Quarta Rivoluzione (dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud), sostenendo che gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione stiano modificando le risposte a domande fondamentali a partire da quelle sull’identità dell’essere umano. I confini tra vita online ed offline diventano così labili, viviamo in una connessione perenne, senza soluzione di continuità, in un’unica INFOSFERA globale.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno producendo cambiamenti sul nostro senso del sé, sulla maniera in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri e sul come diamo forma al nostro mondo e interagiamo con esso”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I cambiamenti sono a ogni livello. Basti pensare che oggi le guerre si vincono o si perdono anche in base alla capacità di attaccare o difendere i sistemi informativi; alle elezioni sempre più dipendenti da ciò che succede in rete (non dimentichiamo quanto accaduto alle ultime elezioni statunitensi). Per comprendere tutto questo abbiamo bisogno di pensiero nuovo, di una nuova filosofia della storia, di una nuova psicologia, di una pedagogia adeguata e anche di nuove normative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si pensi ai nuovi disturbi da connessione, a vere e proprie nuove patologie, come la “Internet Addiction Disorder”, alle notti insonni passate a da giovani e meno giovani, perennemente connessi alla “luce bianca”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proviamo a inserire l’atto di bullismo in questa cornice. Quello che prima era un avvenimento riconducibile alla relazione tra due o più persone, in un contesto specifico, muta profondamente pelle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo al tempo: sul web l’evento si può ripetere all’infinito. Ogni volta che un </span><i><span style="font-weight: 400;">hater</span></i><span style="font-weight: 400;"> commenta o un video viene visto e/o condiviso</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo allo spazio: sul web quello che prima avveniva in un cortile, in una strada, in pochi minuti può essere visto e amplificato in tutto il mondo da migliaia di persone</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo ai corpi: una cosa è insultare, vessare qualcuno che ho di fronte, che mi guarda, un’altra è farlo davanti a una tastiera. Bella la citazione della scrittrice inglese Zadie Smith riportata nell’ultimo notiziario del Consiglio Regionale: “L’anonimato del web trasforma anche i deboli in carnefici. È quello che succedeva nell’antica Roma al Colosseo: una folla di persone anonime, frustrate, infierisce su chi è in difficoltà. La rete sta diventando un Colosseo globale”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo avviene in un momento storico che vede insieme, una generazione nata contestualmente a tutto questo, insieme a una generazione che subisce, più o meno consapevolmente, i cambiamenti. Abbiamo genitori e insegnanti a volte inconsapevoli, altre volte in difficoltà perché devono affrontare fenomeni educativi, di apprendimento, di crescita con caratteristiche di assoluta novità, su cui, molto spesso, si sentono impreparati e impotenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ in questo contesto che si inserisce la legge di cui discutiamo oggi. Molti si chiederanno: e che cosa può fare la Regione? Tanto, tantissimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo aiutare gli adulti a comprendere meglio quanto sta succedendo. Possiamo fornire loro gli strumenti per svolgere al meglio il loro ruolo educativo e formativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo aiutare i ragazzi ad aumentare la consapevolezza su quanto sta accadendo. Per quanto riguarda bullismo e cyberbullismo non dobbiamo dimenticarci che sia le vittime sia gli autori degli atti di violenza sono minori: entrambi hanno bisogno di un sostegno: gli uni per affrontare il dolore, la sofferenza, l’emarginazione; gli altri per non essere condannati a diventare adulti che sbagliano, ma, al contrario, perché dall’errore possano apprendere il disvalore di alcune azioni e crescere avendo in mente modelli alternativi, positivi, costruttivi. E non dobbiamo dimenticarci degli spettatori: assistere senza fare nulla ci rende corresponsabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo chiedere ai nostri sistemi di salute e di welfare di farsi carico di nuove forme di sofferenza che necessitano di nuove competenze e di luoghi idonei a tutto questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bene, signor Presidente, con la legge che discutiamo oggi cerchiamo di fare tutto questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo diciamo chiaramente nell’articolo 1 nelle finalità dove si dice chiaramente, che, anche in accordo con altri enti, la Regione si attiva per:</span></p>
<ol>
<li><span style="font-weight: 400;">a) tutelare e valorizzare la crescita educativa, psicologica e sociale dei minori, proteggendo, in particolare, i soggetti più fragili;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">b) valorizzare il benessere tra pari;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">c) prevenire il rischio nell&#8217;età dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">d) supportare i soggetti che, a vario titolo, ricoprono un ruolo educativo con i minori.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">con l’articolo 2 si entra nel merito delle azioni concrete. Con l’approvazione di questa legge la Regione si doterà di un piano triennale di azioni di prevenzione e contrasto. Questo significa che i tanti interventi che già oggi vengono messi in campo saranno inseriti all’interno di una progettualità ampia, con valori e cornici di riferimento chiare e discusse anche in consiglio per gli aspetti di indirizzo. Il piano triennale prevede molte tipologie di azioni:  campagna di sensibilizzazione; sportelli di ascolto; corsi per insegnanti ed educatori; percorsi di responsabilizzazione per vittime e autori, supporto alle famiglie, corsi di formazione per l’uso consapevole di internet e dei social network.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 3 prova a dare una risposta al tema delle nuove sofferenze e della necessità di nuovi percorsi terapeutici. Con esso la Regione dovrà dotarsi di centri specializzati sui disturbi derivanti da bullismo e cyberbullismo, sulla scia di quanto sta accadendo in altri luoghi d’Italia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 4 disciplina il bando annuale che dovrà regolare i finanziamenti necessari alle azioni di cui all’articolo 2</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 5 istituisce un tavolo tecnico di cui potrà avvalersi la giunta per progettare azioni così complesse</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 6, che verrà modificato da un emendamento, disciplina le iniziative che la Regione intraprenderà in occasione della giornata contro il bullismo e il cyberbullismo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbiamo poi la clausola valutativa e la norma finanziaria che prevede 200.000 euro all’anno per un totale di 600.000 euro nel prossimo triennio. Risorse che si vanno ad affiancare alle altre che già la Regione in questi anni ha investito nei molti progetti portati avanti dall’assessorato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo, sig. Presidente, ringraziando lei e la conferenza dei capigruppo, per aver calendarizzato oggi questa norma. Ci permette di tenere fede alla parola data a Paolo Picchio, di cui ho parlato all’inizio del mio intervento, al quale avevamo promesso che avremmo approvato la legge entro la fine del 2017 o al massimo nei primi mesi del 2018. E’ il segnale di una politica credibile, ma soprattutto è il segnale di un’istituzione che prende parte a quel testimone, che ci vede tutti impegnati nella costruzione di una comunità dove ragazzi e ragazze sanno crescere insieme nel rispetto gli uni degli altri, con adulti attenti e preparati nel difficile compito educativo che ogni epoca storica porta con sé.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il mio intervento alla sessione straordinaria del Consiglio Regionale dedicata ai sistema di accoglienza dei richiedenti asilo</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2015/11/11/il-mio-intervento-alla-sessione-straordinaria-del-consiglio-regionale-dedicata-ai-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[beppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 14:05:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[aula]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie presidente Il mio intervento avrà tre passaggi. Una premessa antropologico-culturale, che afferisce al pre-politico Un passaggio sui miti Che fare 1. Le persone si spostano a causa di gravi eventi traumatici come guerre o calamità naturali o perché intravedono la possibilità di migliorare la propria condizione di vita. Lo fanno come singoli, ma spesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie presidente</p>
<p>Il mio intervento avrà tre passaggi.</p>
<ol>
<li>Una premessa antropologico-culturale, che afferisce al pre-politico</li>
<li>Un passaggio sui miti</li>
<li>Che fare</li>
</ol>
<p>1. Le persone si spostano a causa di gravi eventi traumatici come guerre o calamità naturali o perché intravedono la possibilità di migliorare la propria condizione di vita. Lo fanno come singoli, ma spesso come gruppi e qualche volta come interi popoli. Anche la nostra epoca non sfugge a questo fenomeno. Lo abbiamo visto nel XX secolo e lo stiamo vedendo in questi giorni, mesi e anni. Sono tanti i passaggi e sono tali (scusate il gioco di parole) da costituire un “passaggio d’epoca” (come ci ha raccontato Alberto Melucci). Un passaggio d’epoca che nasce dalla crisi di alcune idee fondamentali che hanno caratterizzato gli ultimi 300 anni. Tra queste certamente l’organizzazione della convivenza tra i popoli attraverso lo Stato-Nazione. La globalizzazione <em>in primis</em> ci ha traghettato in quella che Edgar Morin ha definito l’era planetaria dove la Terra, il Pianeta è Patria per l’umanità, dove gli uomini e le donne, al di là delle differenze, sono accomunati da una “comunità di destino”.</p>
<p>La stessa idea che Papa Francesco esprime nell’enciclica <em>Laudato si</em>  quando ci parla della terra come di un’unica casa comune di cui siamo chiamati a prenderci cura.</p>
<p>&#8220;Dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune.” (<em>Laudato si’</em>)</p>
<p>Una casa comune che è caratterizzata da squilibri forti di natura ecologica e sociale, dovuti, perlopiù,  a scelte fatte dal mondo occidentale. Scelte, squilibri che alimentano quella che Angus Deaton (nobel per l’economia nel 2015) ha definito la grande fuga.</p>
<p>&#8220;La fuga più grande nella storia dell’umanità è la fuga dalla povertà e dalla morte. Per migliaia di anni le persone che, favorite dalla sorte, erano sfuggite alla morte nell’infanzia hanno dovuto affrontare un’esistenza nella più sconcertante miseria. Grazie al pensiero illuminista, alla rivoluzione industriale e alla messa a punto della teoria microbica delle malattie, le condizioni di vista sono straordinariamente migliorate, il numero di anni da vivere è più che raddoppiato e l’esistenza è diventata più ricca e gradevole…. La grande fuga ha cambiato radicalmente le cose per quelli di noi che sono diventati più ricchi, sani, alti, robusti e colti dei propri nonni. Ma ha inciso profondamente anche in un senso diverso e meno positivo: perché buona parte della popolazione mondiale è stata lasciata indietro, perché il pianeta è immensamente più disuguale di quanto fosse trecento anni fa&#8221;. (<em>La grande fuga</em>, p. 45)</p>
<p>Ora quando chi  è rimasto indietro è costretto ad abbandonare casa sua o si accorge che in altri luoghi anche lui può migliorare la sua vita, allora prova anche lui a fuggire da povertà e morte. Aggiungo io, legittimamente.</p>
<p>Girava una vignetta nei mesi scorsi. Un adulto chiede a una bambina: ci sono stranierii nella tua scuola? No, da noi ci sono solo bambini</p>
<p>Ecco partirei da qui. Che cosa l’uomo oggi vede nell’altro uomo…?</p>
<p>La bambina, possiamo dire subito, vede un simile a sé… oppure vede nell’altro prima di tutto qualcuno simile a lei.</p>
<p>Se andiamo nel mondo degli adulti, invece, ai diversi livelli troviamo dell’altro.</p>
<p>Se ignorassimo questa domanda o se facessimo finta che non fosse importante inficeremmo tutti i discorsi successivi, perché essi dipendono inesorabilmente dalle premesse che poniamo alla discussione.</p>
<p>Una discussione caratterizzata dalla presenza di tanti miti e pregiudizi alimentati dalle paure.</p>
<ol>
<li>Arrivano tutti qui da noi</li>
<li>Non possiamo accoglierli tutti</li>
<li>Ci rubano il lavoro</li>
<li>&#8230;</li>
</ol>
<p>Basta fare una breve verifica con altri paesi, lontani e vicini per accorgersi che non è così:</p>
<ul>
<li>alla fine del 2014 quasi 60 milioni di persone erano costrette alla fuga. Di queste solo 137.000 sono arrivati via mare in Europa. La maggior parte delle persone in fuga è ospitata da Turchia, Pakistan, Libano, Iran.</li>
<li>il Libano, ad esempio, accoglie più di un milione di profughi su circa 4 milioni di abitanti.</li>
<li>che la maggior parte delle persone ospitate in Europa non è in Italia,</li>
<li>dal 2008 al 2015 sono arrivati circa 800.000 migranti e rifugiati. Se anche fossero rimasti tutti si tratterebbe dello 0,17 % su circa 500 milioni di abitanti in Europa.</li>
</ul>
<p>Siamo di fronte a una grande sfida a cui deve saper rispondere la politica.</p>
<p>Questa, però, dovrebbe muoversi partendo da visioni. se queste mancano gestisce l’esistente quando va bene. Quando va male insegue i voti. E se i voti chiedono sangue, difesa dei privilegi che si fa? Le visioni possono aiutare a tenere in equilibrio, diversamente si è in balia delle paure irrazionali o della ricerca di consenso. E questo è uno dei limiti più grandi delle democrazie, come ci insegnava già Platone.</p>
<p>Oggi, se guardiamo all’Europa, siamo alla somma degli egoismi.</p>
<p>Citando don Milani: &#8220;Il mio problema è uguale al tuo. Sortirne insieme è la politica, da soli è l&#8217;avarizia&#8221;.</p>
<p>Oggi siamo nel tempo dell’avarizia tra gli Stati e quindi delle non-soluzioni. Mancando visioni e progetti di largo respiro. Troppo spesso si parla e si insegue l’irrazionalità, la pancia. Ma sappiamo nella storia che cosa questo ha portato: solo tragedie.</p>
<p>Poi c’è anche il che fare qui ed ora. Come gestire e organizzare l’accoglienza.</p>
<p>L’Italia tratta come emergenza una situazione ormai strutturale da diverso tempo, con conseguenti grandi lacune sul piano della progettualità da affiancare all’efficenza logistica. Su questo siamo indietro.</p>
<p>I Comuni hanno invece la possibilità di ricorrere al sistema regolare, denominato SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), partecipando ad appositi bandi. Parteciparvi è una pura scelta politica e in Piemonte questa scelta l’hanno presa solo 25 Comuni per poi lamentarsi delle concentrazioni in pochi comuni che avvengono tramite le assegnazioni fatte dalla Prefettura. Basterebbe un sistema di comuni più solidale per diminuire il ricorso ai bandi della prefettura.</p>
<p>Credo che qui la Regione possa giocare un ruolo importante. Aiutare/accompagnare i comuni nell’aumento della consapevolezza di questo momento storico, nell’elaborazione di progetti solidali, di integrazione, incentivando solidarietà, integrazione, senso di responsabilità, dove si torni a sentirsi non più minacciati dall’altro, ma responsabili verso l’altro superando la globalizzazione dell’indifferenza.</p>
<p>Diversamente l’emergenza l’avremo creata noi per incapacità ad affrontare le nuove sfide. Queste non diminuiranno solo perché noi non ne siamo all’altezza.</p>
<p>Ma quando la politica fallisce in questo, nella capacità di interpretare i cambiamenti e nell’elaborazione di strade per una risposta solidale ai bisogni, allora essa abdica alla sua funzione principale lasciando spazio a conflitti e violenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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