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	<title>astensionismo &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<title>astensionismo &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Una democrazia senza cittadinanza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 13:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Domenica scorsa si è votato in Sicilia e ad Ostia. L’affluenza elettorale è stata rispettivamente del 46,76% e del 36,15%. Credo sia ormai evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non temo di definire inquietante: la </span><b>rassegnazione e l’impotenza come scelta politica maggioritaria</b><span style="font-weight: 400;">. In un sistema di democrazia rappresentativa non credo esista nulla di più grave, perché un astensionismo di questo tipo non è solo </span><b>quantitativo</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche </span><b>qualitativo </b><span style="font-weight: 400;">e ci consegna delle istituzioni deboli, impossibilitate ad interpretare la volontà popolare e la mediazione tra i diversi interessi presenti nella società: istituzioni indebolite nella loro legittimità. Come si esprimerà il conflitto sociale in una situazione del genere? Si cercheranno strade fuori dalle istituzioni e fuori dalla politica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo è pericoloso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I primi commenti, tra ieri notte e questa mattina, si dividono tra chi “vincitori morali”, “prime forze del paese” e scaricabarile (perché è sempre responsabilità degli altri). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io vedo un paese sconfitto, incapace di farsi carico della responsabilità del proprio futuro, con una classe politica che rischia di passare il tempo a guardare il dito e non la luna.</span><span style="font-weight: 400;"></p>
<p></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il risultato di queste elezioni mi spinge a riprendere alcuni ragionamenti sul tema della partecipazione politica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tesi è semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo da alcune domande: a che cosa servono i governi e più in generale le istituzioni? Perché siamo arrivati a questo tipo di organizzazione della convivenza sociale e politica? Cercando di dirlo nella maniera più semplice possibile, possiamo affermare che nella storia si è reso necessario, in ogni epoca e in ogni contesto, il superamento (anche temporaneo) del conflitto degli interessi dei diversi gruppi in gioco in una data comunità, in vista di un interesse condiviso o comune, che superi e medi tra i diversi interessi di parte, al fine di evitare il conflitto perenne e garantire la convivenza pacifica dei diversi attori e gruppi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ il concetto stesso di </span><i><span style="font-weight: 400;">res publica</span></i><span style="font-weight: 400;"> che impone il superamento degli interessi particolari (di un singolo o di una comunità ristretta) a favore del bene comune e quindi dell’interesse generale. Chi è al potere e  applica questa logica può essere definito ‘Statista’, mentre chi insiste nel perseguire logiche ‘particolari’ e di corto respiro non è altro che un politico miope.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne vediamo tanti tutti i giorni, purtroppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra storia ci ha portato a individuare nel sistema della democrazia rappresentativa, il modello e il metodo migliore (almeno fino a oggi), con i quali costruire e gestire questo equilibrio. In altri momenti storici e in altri contesti (anche odierni) sono in vigore altri modelli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel modello della democrazia rappresentativa i partiti, e in particolare i partiti di massa, hanno fatto sì che il suffragio universale, faticosamente conquistato, trovasse una strada concreta e storica di applicazione. </span><span style="font-weight: 400;">Senza di essi sarebbe restato un diritto sulla carta e l’occidente avrebbe continuato a essere governato da oligarchie borghesi o aristocratiche. </span><span style="font-weight: 400;">Solo con il faticoso processo che vide le masse finalmente partecipare al meccanismo di selezione della classe dirigente e alla elaborazione delle scelte politiche ai diversi livelli la democrazia rappresentativa è diventato il sistema che ha garantito libertà, crescita, coesione sociale e, novità assoluta, la partecipazione delle classi subalterne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa dà fondamento all’autorità? Alle istituzioni? Se in un sistema monarchico è la dinastia o il diritto divino e in quello oligarchico è l’appartenenza a un determinato gruppo, in democrazia è la rappresentatività del più alto numero di cittadini possibile. È questo l’elemento cruciale. Quale differenza c’è tra un’oligarchia e una democrazia rappresentativa (diversa dalla democrazia diretta)? Nella prima i pochi governano in quanto appartenenti a un gruppo, mentre nella seconda perché rappresentano un elevato numero di cittadini. Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l’interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l’elemento che costituisce il cuore dell’insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L’assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’astensionismo, soprattutto quando raggiunge livelli significativi è da inquadrarsi in questo ragionamento. Non può assolutamente essere interpretato come secondario. Se aumentano sempre di più le persone che decidono di non andare a votare, se il rapporto tra i cittadini e chi si candida a fare da intermediario tra questi e le istituzioni (i partiti), si incrina al punto tale da arrivare quasi ad annullare la fiducia, siamo di fronte a un problema che riguarda i fondamenti del vivere comune in un sistema democratico. Si mette in discussione la base che sostiene le istituzioni. È come se dovessimo costantemente adeguarci a scelte imposte da “estranei”… non lo faremo volentieri, soprattutto se implicheranno sacrifici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa, perchè quando il livello di conflittualità sociale si alza e le istituzioni sono fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari. E le guerre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, “come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini” deve diventare la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che de, oggi più che mai, essere inclusiva e democratica. Dobbiamo cercare di capire le ragioni profonde di quanto sta succedendo, di questo ritiro della cittadinanza e darci come priorità l’aumento di partecipazione alla vita politica del paese della maggioranza dei cittadini. Per fare questo serve un orizzonte di medio-lungo periodo e il recupero della dimensione pedagogica della politica, nella consapevolezza che la sinistra “il popolo non l’ha trovato, ma lo ha costruito”. Resta da comprendere come si possa ri-costruire </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> questo legame. Un </span><i><span style="font-weight: 400;">oggi</span></i><span style="font-weight: 400;"> caratterizzato dalla spettacolarizzazione, dall’ iperconsumo delle esperienze e dalla virtualizzazione operata dalla pervasività dei social network. A me basterebbe vedere che la domanda fosse accolta e che mentre si cerca di vincere le singole competizioni elettorali (come è giusto che sia), nello stesso tempo si pongano le basi per processi costruttivi, volti a mettere insieme le forze politiche di centro-sinistra e il ceto politico con un “popolo” da costruire. </span></p>
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		<title>L&#8217;astensionismo? Una questione primaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 17:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo l’amarezza e la delusione scaturite dai risultati dell’ultima competizione elettorale, provo a mettere in fila alcuni ragionamenti che accompagnano gli stati d’animo. La tesi è molto semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario. Partiamo da un paio di domande? A che cosa servono i governi e più in generale le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-723 alignleft" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1-300x214.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2014/11/basta_non_voto_n-1.jpg 483w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dopo l’amarezza e la delusione scaturite dai risultati dell’ultima competizione elettorale, provo a mettere in fila alcuni ragionamenti che accompagnano gli stati d’animo.</p>
<p>La tesi è molto semplice: l’astensionismo, nei sistemi di democrazia rappresentativa, è il problema primario.</p>
<p>Partiamo da un paio di domande? A che cosa servono i governi e più in generale le istituzioni? Perché siamo arrivati a questo tipo di organizzazione della convivenza sociale e politica? Cercando di dirlo nella maniera più semplice possibile, possiamo affermare che nella storia si è reso necessario, in ogni epoca e in ogni contesto, il superamento (anche temporaneo) del conflitto degli interessi dei diversi gruppi in gioco in una data comunità, in vista di un interesse condiviso o comune, che superi e medi tra i diversi interessi di parte, al fine di evitare il conflitto perenne e garantire la convivenza pacifica dei diversi attori e gruppi.</p>
<p>La nostra storia ci ha portato a individuare nel sistema della democrazia rappresentativa, il modello e il metodo migliore (almeno fino a oggi), con i quali costruire e gestire questo equilibrio. In altri momenti storici e in altri contesti (anche odierni) sono in vigore altri modelli.</p>
<p>Nel modello della democrazia rappresentativa i partiti, e in particolare i partiti di massa, hanno fatto sì che il suffragio universale, faticosamente conquistato, trovasse una strada concreta e storica di applicazione. Senza di essi sarebbe restato un diritto sulla carta e l’occidente avrebbe continuato a essere governato da oligarchie borghesi o aristocratiche. Solo con il faticoso processo che vide le masse finalmente <strong>partecipare</strong> al meccanismo di selezione della classe dirigente e alla elaborazione delle scelte politiche ai diversi livelli la democrazia rappresentativa è diventato il sistema che ha garantito libertà, crescita e coesione sociale.</p>
<p>Che cosa dà fondamento all’autorità? Alle istituzioni? Se in un sistema monarchico è la dinastia o il diritto divino e in quello oligarchico è l’appartenenza a un determinato gruppo, in democrazia è la rappresentatività del più alto numero di cittadini possibile. È questo l’elemento cruciale. Quale differenza c’è tra un’oligarchia e una democrazia rappresentativa (diversa dalla democrazia diretta)? Nella prima i pochi governano in quanto appartenenti a un gruppo, mentre nella seconda perché rappresentano un elevato numero di cittadini. Questo elemento è centrale perché il sentirsi rappresentati o meno, da parte dei cittadini, fa la differenza su quanta forza avrà quella determinata istituzione. In altre parole perché il cittadino deve adeguarsi alle decisioni prese dalle istituzioni? O meglio perché in alcuni paesi più facilmente i cittadini rispettano le leggi e le decisioni prese dalle istituzioni e in altri meno? Oltre ad alcuni aspetti culturali che fanno da sfondo è sicuramente determinante la coscienza di quanto i cittadini si sentono rappresentati da chi ha preso quella determinata decisione, quanto è diffusa la consapevolezza che quella specifica decisione o quell’insieme di provvedimenti sono stati adottati nell’ottica dell’interesse pubblico. Più i cittadini si sentiranno distanti dalle istituzioni meno sentiranno la “spinta” a comportarsi secondo quanto deciso.</p>
<p>L&#8217;esistenza di istituzioni politiche capaci di incarnare l&#8217;interesse pubblico è il discrimine tra le società politicamente sviluppate o meno.</p>
<p>Per Bertrand De Jouvenel costruire comunità significa “istituzionalizzare la fiducia” e la “funzione essenziale delle autorità pubbliche” è quella di “incrementare la fiducia reciproca, cioè l&#8217;elemento che costituisce il cuore dell&#8217;insieme sociale”. Questo riguarda il rapporto tra cultura della società e istituzioni politiche. L&#8217;assenza di fiducia nella cultura della società crea ostacoli alla creazione delle istituzioni pubbliche.</p>
<p>L’astensionismo, soprattutto quando raggiunge livelli significativi è da inquadrarsi in questo ragionamento. Non può assolutamente essere interpretato come secondario. Se aumentano sempre di più le persone che decidono di non andare a votare, se il rapporto tra i cittadini e chi si candida a fare da intermediario tra questi e le istituzioni (i partiti), si incrina al punto tale da arrivare quasi ad annullare la fiducia, siamo di fronte a un problema che riguarda i fondamenti del vivere comune in un sistema democratico. Si mette in discussione la base che sostiene le istituzioni. È come se dovessimo costantemente adeguarci a scelte imposte da “estranei”… non lo faremo volentieri, soprattutto se implicheranno sacrifici.</p>
<p>In un momento di crisi questa situazione può diventare pericolosa. Quando il livello di conflittualità sociale si alza e con istituzioni fragili la mediazione diventa difficile. Nella storia, quando questa è fallita, la convivenza tra le diversità è diventata più difficile, gli spazi democratici si sono affievoliti e si sono aperti scenari autoritari.</p>
<p>Chi si candida a rappresentare i cittadini ai diversi livelli di governo deve avere chiaro tutto questo e sentirsi responsabile di recuperare più fiducia possibile. Solo su una base solida c’è la possibilità di confronto tra diverse posizioni di merito e si può preservare la convivenza democratica.</p>
<p>Al netto della trasformazione che sta investendo la forma partito, &#8220;come aumentare la fiducia e la partecipazione dei cittadini&#8221; deve essere la sfida centrale per chiunque oggi voglia fare della buona politica, che non può che essere inclusiva e democratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S.: mi scuserete se il ragionamento non ci sta in un tweet</p>
<p>&nbsp;</p>
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