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	<title>Interventi in aula &#8211; Domenico Rossi</title>
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	<description>Il futuro è nelle nostre mani</description>
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	<title>Interventi in aula &#8211; Domenico Rossi</title>
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		<title>Il mio intervento in aula sui fatti di Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 16:40:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Askatasuna]]></category>
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		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri, i fatti avvenuti sabato scorso a Torino richiedono da parte di quest&#8217;Aula una riflessione profonda, che sappia distinguere nettamente tra il dovere della fermezza contro la violenza e la responsabilità della politica di non alimentare derive autoritarie. Il Partito Democratico ha condannato e condanna, senza alcuna ambiguità, le violenze messe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri,</p>



<p class="wp-block-paragraph">i fatti avvenuti sabato scorso a Torino richiedono da parte di quest&#8217;Aula una riflessione profonda, che sappia distinguere nettamente tra il dovere della fermezza contro la violenza e la responsabilità della politica di non alimentare derive autoritarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Partito Democratico ha condannato e condanna, senza alcuna ambiguità, le violenze messe in campo da gruppi organizzati. Si è trattato di comportamenti criminali che non solo offendono la nostra città, ma danneggiano politicamente le cause di chi manifesta pacificamente, offrendo il fianco a chi vorrebbe trasformare l&#8217;Italia in un laboratorio di repressione. Esprimiamo ancora una volta la nostra piena solidarietà ai giornalisti aggrediti e agli operatori delle Forze dell’Ordine feriti, ai quali il Sindaco Lo Russo e le delegazioni del nostro partito hanno già portato vicinanza personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, Presidente, dobbiamo respingere con forza il tentativo della destra di governo di criminalizzare un’intera piazza. Sabato c’erano decine di migliaia di cittadini, moltissimi giovani, che esercitavano un diritto costituzionale incomprimibile per dare voce a istanze reali che non si possono rimuovere dal dibattito. Confondere questi cittadini con i professionisti dello scontro è un’operazione intellettualmente disonesta e politicamente pericolosa e serve anche a coprire i fallimenti di Piantedosi, che sono sotto gli occhi di tutti. Avete chiesto le dimissioni di Lamorgese ad ogni problema che si verificava nel paese. Ora? Non è più responsabilità del viminale la violenza o la criminalità. quando governate la colpa diventa di altri. Anche su quanto accaduto a Torino è il ministro che poteva e doveva fare di più. Ci sono falle evidenti che sono ricadute anche sugli operatori di polizia oltre che sulla città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sulla condanna della violenza e la solidarietà possiamo dire che esiste, per fortuna, un terreno comune. Non potrebbe essere diversamente. Sul resto cominciano, invece, le differenze. Che sono profonde e riguardano la visione della società.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza, colleghi, non si fa con la &#8220;moltiplicazione delle figure di reato&#8221;, che serve solo a eludere le domande chiave. Si fa con gli investimenti. Come denunciato dal PD e ribadito durante tutte le inaugurazioni degli anni giudiziari di questi giorni: mancano mezzi, mancano assunzioni nelle forze di polizia, mancano organici nei tribunali e nelle procure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero fallimento della destra è scaricare il costo di un’assenza di strategia chiara sui singoli poliziotti e sui cittadini pacifici. Noi diciamo no a una gestione autoritaria che insegue il consenso elettorale delegittimando il dissenso e anche le altre istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, su <em>La Repubblica</em>, l’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli ha espresso parole che dovrebbero far riflettere questo Consiglio e il Ministro Piantedosi. Gabrielli definisce le proposte del governo – come il fermo preventivo e lo scudo penale – per quello che sono: <strong>&#8220;fumo negli occhi&#8221;</strong> e <strong>&#8220;propaganda securitaria a finanza zero&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineato da Gabrielli, la gestione dell’ordine pubblico non è una &#8220;formula da talk show&#8221;, ma un sapere professionale che si fonda sull&#8217;equilibrio e sulla responsabilità democratica. Invece di evocare scenari eversivi per giustificare provvedimenti eccezionali, il Ministro dovrebbe spiegare perché non si è stati in grado di isolare chi, deliberatamente, era giunto in città per cercare lo scontro, nonostante la loro presenza fosse ampiamente nota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ grave e pericoloso trascinare le forze dell’ordine in un dibattito da continua campagna elettorale. Le forze di polizia sono patrimonio dello Stato e non dei partiti. Il monopolio della forza è uno degli aspetti più delicati nella vita democratica. Vediamo che cosa succede nel mondo laddove la polizia viene usata come milizia di parte: si creano fratture istituzionali pericolose e si genera ingiustizia soprattutto verso i più deboli. E mi riferisco, chiaramente, all’ICE di Donald Trump. Sono certo che nessuno in quest’aula vorrebbe una società in cui si uccidono cittadini innocenti e disarmati in strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi temi non si scherza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo chiediamo serietà e lungimiranza. Vercellotti chiede rispetto della legge rigorosa: certo, siamo d’accordo. Ma vale sempre! Vale per Casa Pound, ad esempio: quando la sgomberate? Vale quando ci sono sentenze che non vi piacciono e che bollate come “di parte” e che buttate in pasto alla gogna social. Vale nel caso Cucchi, nel quale sentenze passate in giudicato hanno condannato due carabinieri per omicidio preterintenzionale, ma voi non avete avuto scrupoli a inserire l’immagine di sua sorella nel cartello che avete esposto poco fa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 1 della costituzione è chiaro:&nbsp; &#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle <strong>forme e nei limiti della Costituzione</strong>&#8220;. Limiti a cui è sottoposto anche l’esecutivo, anche se non vi piace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se avete a cuore davvero il Paese, uscite dalla propaganda continua e metta in campo vere politiche di sicurezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Investimenti reali</strong> per la magistratura, le forze di polizia e il sistema carcerario.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Sostegno ai Comuni</strong> per politiche di rigenerazione urbana e coesione sociale.</li>



<li><strong>Interventi educativi e giovanili</strong>, perché la sicurezza si costruisce prevenendo il disagio, non solo reprimendo il dissenso.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Torino, il Piemonte e l’Italia&nbsp; hanno una storia di democrazia e libertà. Non permetteremo che diventi il terreno di scontro sistematico di una minoranza violenta, ma nemmeno il palcoscenico per esperimenti repressivi di un governo che vorrebbe tutti allineati. <strong>La sicurezza non si persegue a scapito delle libertà costituzionali.</strong></p>



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<iframe title="Intervento in aula 3 febbraio 2026" width="720" height="405" src="https://www.youtube.com/embed/hvu4vHrFql0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L&#8217;equità non abita in Piemonte</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2025/08/02/lequita-non-abita-in-piemonte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 10:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cave]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi, mentre il Governo aumenta l'IRPEF al ceto medio piemontese, ci si chiede: perché i sacrifici ricadono sempre sui lavoratori e le famiglie? In un contesto di crisi e di evasione fiscale, è fondamentale chiedere un contributo a chi ha fatto profitti. Con una giusta redistribuzione, potremmo migliorare i servizi per i più vulnerabili. La politica deve essere al servizio di chi lavora e paga le tasse, non dei forti. Scopri come possiamo costruire un Piemonte più equo e giusto, dove ogni cittadino contribuisce secondo le proprie possibilità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Questa mattina, durante il Consiglio Regionale convocato per la prima volta nel week-end grazie alla incisiva attività delle opposizioni, si è svolta la discussione generale sul bilancio di assestamento della Regione Piemonte, con il quale Cirio e la destra a trazione FDI, aumentano l&#8217;IRPEF al ceto medio Piemontese. Ma mentre si aumentano le imposte  per lavoratori e pensionati che guadagnano tra i 15.000 e i 50.000 euro, si tralascia la lotta all&#8217;evasione fiscale e si lasciano indisturbati i grandi colossi che generano profitti. Di seguito il testo e il video del mio intervento.</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presidente, colleghe e colleghi,</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Facciamo un esperimento. Immagiamo di tornare indietro nel tempo, al 2015. Gli Stati Uniti, sotto la guida del Presidente Obama, decidono di colpire l’Europa con dazi unilaterali del 15%. Le imprese italiane vengono penalizzate. I distretti industriali del Piemonte entrano in crisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo che, invece di alzare la voce per difendere le famiglie e le aziende, il Governo Renzi avesse detto: “È un buon accordo. Meglio non litigare con Obama.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">E immaginiamo che in quel contesto il Presidente Chiamparino, qui in Piemonte, avesse risposto aumentando l’IRPEF al ceto medio. Proprio a chi guadagna 28.000 euro lordi l’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora vi chiedo: che cosa avrebbe fatto il centrodestra all’opposizione?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provo a fare un’ipotesi: urla, richieste di dimissioni a tutti i livelli, impeachment, social impazziti. Le sento le urla dei “paladini del popolo tartassato”, dei difensori della sovranità, dei nemici delle élite globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma oggi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi accade esattamente questo. Con una differenza sostanziale: oggi governate voi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli Stati Uniti c’è Trump, che ha dichiarato una guerra commerciale unilaterale all’Europa. Solo con il crollo delle borse di questi giorni sono stati cruciati 269 miliardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni, che ha come preoccupazione principale quella di non infastidire Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui in Piemonte c’è il Presidente Cirio, una maggioranza di centro-destra, a guida FDI, che fa finta che tutto questo non stia succedendo, che non si preoccupa della deindustrializzazione del Piemonte e che aumenta l’IRPEF al ceto medio piemontese, per rispondere a una riforma del governo Meloni. <strong>Lo fa ad Agosto, sperando che meno gente possibile se ne accorga.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fate tutto questo alzando un muro contro le proposte delle opposizioni. Vi abbiamo chiesto una cosa semplice: <strong>non facciamo ricadere i sacrifici sempre sugli stessi, su quei lavoratori dipendenti e pensionati che già pagano la maggior parte delle tasse in Italia e in Piemonte.</strong> Vi abbiamo chiesto di lavorare meglio sull&#8217;<strong>evasione fiscale</strong>. Durante la discussione sul rendiconto, è emersa la <strong>cifra monstre sul bollo non riscosso</strong>: <strong>325 milioni di euro, 423 milioni per l’IRAP, 307 di addizionale IRPEF (solo dal 2021 al 2023)</strong>. Solo il bollo vale più di due volte il valore di questa manovra sull’IRPEF. Una cifra con cui risolveremmo il problema della non-autosufficienza e con la quale potremmo riaprire le linee soppresse e migliorare i servizi per i piemontesi. Invece l’assessore l’altro giorno ha detto che <strong>l’amministrazione regionale “dialoga con i cittadini che non pagano il bollo”, glielo chiede con gentilezza.</strong> Noi non siamo contrari alla gentilezza… anzi… ci piacerebbe, però, che fosse accompagnata da <strong>un maggiore rigore</strong>. Lo stesso che sentiamo richiamare sempre quando si parla di migranti o di detenuti. Lì la gentilezza non viene evocata. Qualcuno non vota e altri servono per prendere i voti. Allora si può essere meno gentili. <strong>Ma il tema qui è uno solo: se vogliamo che si paghino meno tasse, allora dobbiamo esigere che tutti facciano la propria parte. Tutti.</strong> Fino a quando pagheranno in pochi allora le tasse saranno alte.&nbsp; Vale soprattutto a livello nazionale &#8211; in Italia ci sono ancora 90 miliardi di evasione fiscale ogni anno &#8211; ma vale anche qui in regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, a differenza della propaganda che mette in campo la destra, non sono tra coloro che pensa che le tasse siano sbagliate a prescindere: le tasse sono l’unico modo con cui uno stato riesce a garantire i servizi per tutti, a partire da sanità, scuola, strade. <strong>Sono anche tra coloro, però, </strong>che crede nel principio chiaro della progressività fiscale, presente nella nostra costituzione</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un principio semplice e giusto: chi guadagna di più paga di più, chi guadagna di meno contribuisce di meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in regione? è così? Tutti contribuiscono “in ragione della loro capacità” o in ragione dei guadagni? Ho fatto delle verifiche e mi sono accorto di alcune cose che ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto di fronte a questa manovra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo ad esempio degli oneri estrattivi che i cavatori devono pagare quando scavano e prelevano materiale. Il Piemonte è tra le regioni che ha gli oneri più bassi tra le regioni del Nord. Per la sabbia e ghiaia mentre in Piemonte le aziende pagano 0,51 euro al metro cubo in Lombardia pagano 0,80 centesimi. Per le pietre ornamentali (granito, ad esempio) da noi si pagano 0,85 centesimi mentre in Lombardia 6 euro e in Veneto 1,63 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in Piemonte applicassimo le tariffe della Lombardia avremmo un gettito annuo superiore di 4,8 milioni di euro in più per il Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per le acque minerali. Le aziende che hanno in concessione le sorgenti e imbottigliano l’acqua per poi venderla devono pagare un canone. Anche questo, in Piemonte, è tra i più bassi tra le regioni del Nord. Se applicassimo le tariffe del Veneto avremmo circa 2 milioni di euro di entrate in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono i grandi gruppi <strong>della logistica e dell’e-commerce</strong>. Su questo c’è un emendamento che condividiamo: aumentiamo l’IRAP regionale a queste tipologie di aziende. Parliamo ancora di diversi milioni possibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come PD vi chiediamo di lavorare su questo prima di toccare ancora una volta le lavoratrici e lavoratori, prima di toccare le famiglie e il ceto medio. Ci sono settori che in questi anni hanno fatto profitti pagando meno dei loro concorrenti delle regioni limitrofe. Occorre prima chiedere loro un sacrificio. E questa volta non accetterò la solita risposta “voci ce l’avete con le aziende. Avete un pregiudizio anti-imprenditoriale&#8221;. Primo perché non è vero. Crediamo nell’impresa e chi genera lavoro. Ma nello stesso tempo crediamo che l’impresa debba contribuire a sostenere i bilanci pubblici, soprattutto quando usa beni comuni come il suolo e l’acqua.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo perché chi ci accusa di questo pensa davvero che Lombardia e Veneto ce l’abbiano con le imprese? Eppure sono governate dalla destra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vale questo punto di vista forse dovremmo noi pensare che siete voi ad avere un pregiudizio contro i lavoratori dipendenti?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La verità è molto più semplice: il Piemonte chiede troppo poco a questi settori perché chi governa da noi, a differenza delle altre regioni, anche governate dalla destra, ha un atteggiamento di eccessiva disponibilità e accondiscendenza, ma non si fa problemi a chiedere altri sacrifici al ceto medio.</strong> Questo lo riteniamo sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo vi chiediamo, con i nostri emendamenti, di alzare le richieste nei confronti di chi in questi anni ha guadagnato sfruttando beni comuni come il suolo e l’acqua o nei confronti dei grandi colossi della logistica e dell’e-commerce.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non accetterete le nostre proposte <strong>questa manovra sarà ancora più iniqua.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Colpisce il ceto medio: insegnanti, impiegati, tecnici, operai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Persone che guadagnano tra i 1.100 e i 2.500 euro al mese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono quelli che pagano tutte le tasse. Quelli che non possono evadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 il reddito medio in Italia era di 23.940 euro lordi. In Piemonte 25.200 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E voi aumentate l’IRPEF proprio a loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di aumenti fino a 106 euro all’anno. Per una famiglia per chi paga un mutuo, per chi ha una figlia all’università, fanno la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci dite che “siete obbligati”. Io vi credo. Ma da chi siete obbligati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Presidente&nbsp; Meloni, che con la riforma degli scaglioni IRPEF farà mancare al Piemonte 150 milioni all’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una partita tutta interna alla destra: Trump dichiara la guerra commerciale, Meloni resta in silenzio, Cirio alza le tasse.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dunque la domanda è semplice:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché chiedere i sacrifici sempre e solo i lavoratori, le famiglie, i pensionati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non chiedere un contributo a chi ha fatto profitti, spesso maggiori che in Lombardia o Veneto, pur pagando meno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con 10 o 15 milioni in più all’anno potremmo:</p>



<p class="wp-block-paragraph">– dare una risposta a migliaia di anziani non autosufficienti,</p>



<p class="wp-block-paragraph">– rafforzare l’assistenza domiciliare,</p>



<p class="wp-block-paragraph">– aprire ambulatori serali e nei weekend,</p>



<p class="wp-block-paragraph">– ridurre le liste d’attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è solo una questione di numeri. È una questione di priorità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Voi dite di essere con il popolo, ma poi difendete Trump, proteggete i giganti dell’economia e aumentate le tasse al ceto medio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi stiamo da un’altra parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla parte di chi ogni giorno lavora, paga le tasse e manda avanti questa Regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla parte di chi chiede equità, non privilegi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla parte della Costituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E finché avremo voce, la useremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con responsabilità, ma con determinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché il dovere delle istituzioni non è accontentare i forti, ma governare la società dando priorità a chi è più debole, a chi ha meno mezzi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Diceva don Lorenzo Milani che “Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt&#8217;uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È per loro che serve la politica. Ed è per loro che continueremo a batterci.</strong></p>
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		<title>Autonomia differenziata: il mio intervento in aula</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 06:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
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					<description><![CDATA[Gentile Presidente, oggi discutiamo di un tema fondamentale per i piemontesi e tutti gli italiani. Come gruppo PD abbiamo presentato una richiesta di indizione di referendum popolare per deliberare, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, l’abrogazione della legge 86/2024 recante “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata…”. Lo facciamo dopo che i consigli regionali di Campania, Emilia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="wp-block-paragraph">Gentile Presidente,</p>



<p class="wp-block-paragraph">oggi discutiamo di un tema fondamentale per i piemontesi e tutti gli italiani. Come gruppo PD abbiamo presentato una richiesta di indizione di referendum popolare per deliberare, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, l’abrogazione della legge 86/2024 recante “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo facciamo dopo che i consigli regionali di Campania, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Puglia hanno già approvato tale richiesta e contestualmente a quella di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini che, in tutta Italia, stanno raccogliendo le firme per chiedere la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo atto, purtroppo, che il presidente Cirio non è presente in aula. Ha sempre qualcosa di più importante da fare che confrontarsi con il Consiglio Regionale. Ma anche questo, come dirò dopo, ha a che vedere con il tema che discutiamo oggi. Perché vogliamo che questa legge, di recente approvazione, venga abrogata? Per una serie di ragioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima è una ragione che definirei <strong>sostanziale</strong>. Questa legge stravolge il tema dell’autonomia, così come concepito con la riforma del titolo V, sottraendolo allo spirito della Costituzione. Nell’impostazione della Lega l’autonomia non è facoltà di consentire puntuali e circoscritte funzioni particolari, ma strumento per attribuire ad alcune regioni competenze generali su materie strategiche, che finirebbero per scardinare la necessaria unitarietà delle politiche pubbliche del Paese. Con l’obiettivo, nemmeno tanto nascosto, di trattenere nei territori economicamente più forti, la maggior parte delle risorse finanziarie, senza preoccuparsi in nessun modo di garantire il corretto funzionamento dello Stato nelle aree più svantaggiate. In poche parole stiamo parlando di una <strong>legge che promuove la crescita di diseguaglianze e rompe il filo di solidarietà tra territori. Chi sta bene starà meglio e gli altri si arrangino. Un ragionamento tipico della destra in Italia che mentre professa la triade cara ai fascisti Dio, Patria, Famiglia, attacca la CEI e smantella l’assegno unico e vorrebbe spaccare il paese. , secondo un mood che è caro alla destra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora mentre comprendiamo le ragioni politiche della Lega, che cerca di recuperare un po’ di elettorato al Nord riesumando vecchie battaglie politiche, ci sembra strano che chi ha fatto dell’unità della Patria uno dei propri cavalli di battaglia politici oggi si presti a sostenere un provvedimento di questo tipo che rompe l’unità della nazione. Ma questo mi permette di introdurre la <strong>seconda ragione</strong> della nostra contrarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa legge non nasce con il fine di migliorare le condizioni di vita dei cittadini italiani o di mettere le regioni nelle condizioni di lavorare meglio. Nasce come uno scambio tutto interno alla maggioranza di governo: l’autonomia alla Lega, il premierato a FDI e la riforma della giustizia a Forza Italia. <strong>Ciascuno parla al suo elettorato in assenza di un vero progetto comune sul paese</strong>. Non c’è volontà di riformare il paese cercando di renderlo più competitivo nell’attuale contesto socio-economico, ma solo di consolidare ciascuno i propri elettorati, di aumentare il proprio consenso in una costante campagna elettorale che nulla ha a che vedere con il buon Governo del Paese. Ma così si rischia di indebolire tutto il sistema. Non ci basta l’insegnamento che ci arriva dalla sanità pubblica? Davvero pensate che il sistema Italia, la Nazione!, diventerà più competitiva con 20 sistemi regionali sanitari, 15 sistemi di gestione dell’energia autonomi, 20 sistemi di previdenza complementare? Sarà solo un grande caos antistorico e a pagarne le conseguenze saranno i cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terza ragione, Presidente, è legata alle modalità con cui è stata approvata la legge. Si è voluto fare in fretta, con forzature, e senza ascolto. Non solo delle forze politiche di opposizione, ma anche delle voci di dissenso in conferenza Stato-Regioni, incluse le richieste da parte di Presidenti di Regione di centro-destra che hanno più volte chiesto di migliorare il provvedimento in discussione in aula, nell’assoluta mancanza di ascolto da parte del centro-destra nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una legge, Presidente, che sottrae sovranità al Parlamento e agli organi legislativi, conferendo ai soli esecutivi statale e regionali la definizione delle funzioni sottratte alla titolarità statale. Lo chiedo a voi colleghe e colleghi: a voi va bene essere esautorati da un compito tanto delicato e strategico per i piemontesi? Davvero ritenete che questo Consiglio non sia il luogo in cui discutere e assumere le decisioni fondamentali per il Piemonte? Dobbiamo, al contrario, ridare centralità al Parlamento e alle assemblee legislative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Introduce una arbitraria e ingiustificata distinzione tra materie LEP e materie “non LEP” creando un coacervo giuridico impossibile da gestire. Da un lato materie su cui applicare la spesa storica e dall’altro materie a cui provvedere con le risorse disponibili nella legge di bilancio. Ma stiamo scherzando? Significa sancire l’impossibilità del finanziamento delle funzioni. <strong>Dal nostro punto di vista la definizione e il finanziamento dei LEP sono preliminari a qualsiasi devoluzione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anticipo un’obiezione che sono certo arriverà, perché il presidente Cirio, ma non solo, l’hanno già tirata fuori, non sempre in maniera elegante. Caro Presidente Cirio, mi spiace lei non sia presente, ma qui non si tratta di cambiare idea &#8211; cito &#8211;&nbsp; “a seconda di dove si poggia il sedere”. Principio in realtà nemmeno deprecabile, anche se lei l’ha usato in tal senso, ma che sancisce una cosa ovvia: la realtà si interpreta e cambia a seconda del punto di vista dell’osservatore. Ma non è questo il caso. Tirare fuori l’obiezione secondo cui è stato il centro-sinistra a volere modificare la Costituzione è privo di significato per delle ragioni semplicissime. Le prime di natura storica. Quella riforma è figlia di un dibattito che si è sviluppato negli anni ’90, in risposta alle istanze di maggiore autonomia soprattutto delle Regioni del Nord, in un momento in cuini cui nasceva e cresceva la Lega Nord di Umberto Bossi e si parlava di federalismo, quando non si secessione. La rielaborazione in sede politica e istituzionale di quelle istanze portò a una modifica della Costituzione. All’epoca aveva un senso. All’epoca… Arrivare a una legge ordinaria 23 anni dopo, facendo finta che in mezzo non sia successo nulla è folle da un punto di vista politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giusto per citare alcuni esempi: nel 2001 non esistevano facebook, IG, Twitter, Whatsapp, eravamo nel pieno della “fine della Storia” con un&#8217;unica grande superpotenza e l’esplosione della globalizzazione. In Russia da due anni c’era già Putin (è al potere solo da 25 anni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’anno in cui approviamo la riforma del titolo V comincia a cambiare il mondo: con l’attentato alle torri Gemelle. Poi arriverà la crisi del 2008, poi il covid, la rivoluzione digitale, l’intelligenza artificiale, le guerre. La crisi del capitalismo e delle democrazie liberali. Possiamo dire senza paura di essere smentiti che parliamo di una riforma di un’altra epoca storica e che ora viviamo in un mondo completamente trasformato, nel quale è cambiato il ruolo dell’Italia, dell’Europa e in cui anche i territori devono giocare un ruolo differente. Pensare di affrontare le sfide odierne con un impianto costituzionale partorito negli anni ’90 è antistorico e non serve all’Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora al di là del fatto che questa legge della Lega snatura il regionalismo cooperativo e solidale che aveva in mente il centro-sinistra, la verità è che non solo non sarebbe un problema mettere in discussione la riforma del titolo V, ma forse oggi sarebbe doveroso farlo, perché per garantire il rispetto dei diritti civili e sociali dei nostri cittadini dobbiamo prima di tutto capire che lo schema di gioco è cambiato. Che la competizione non è tra regioni italiane, ma con regioni europee, ma soprattutto che se vogliamo dare un futuro alla democrazia liberale, per come l’abbiamo conosciuta, occorre non dividere, ma unirsi, costruire la Repubblica d’Europa e provare a essere competitivi nei confronti di altri sistemi economici e politici che mettono in crisi e in discussione i valori più profondi delle nostre democrazie. Il campo di gioco è cambiato, si è ampliato molto, e divisi non saremo nelle condizioni nemmeno di partecipare alla partita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concludo, presidente: siamo di fronte a una legge antistorica, che produce diseguaglianza e non aiuta l’Italia a essere competitiva nel nuovo assetto internazionale. Per questo chiediamo che venga abrogata: lo facciamo qui e lo faremo nel paese, insieme alle cittadine e ai cittadini che vogliono un’Italia unita, competitiva, capace di guardare avanti e non indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie.</p>
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		<title>Posizioni inaccettabili della destra sulla violenza di genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 20:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Negare che esistano forme di patriarcato fortemente radicate anche nella nostra cultura e nella nostra società è parte del problema che dobbiamo affrontare: è alla radice di quel problema.<br>La discussione che oggi pomeriggio c’è stata in Consiglio regionale sul tema del contrasto alla violenza di genere è stata davvero rivelatrice, ma in negativo, purtroppo. Nei prossimi giorni cercherò di decodificare meglio i contenuti emersi e gli stati d’animo che mi hanno generato, ma una cosa è certa: al netto delle buone intenzioni dei colleghi e delle colleghe di maggioranza, le parole usate per discutere dell’argomento non solo sono inadeguate, ma svelano anche una parte del problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci tornerò, ma intanto gli interventi sono pubblici, così come i documenti che abbiamo presentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui i documenti:<br>&#8211;ODG Preioni <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/11/ODG-1720-preioni.pdf">https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/11/ODG-1720-preioni.pdf</a><br>&#8211;ODG Rossi <a href="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/11/ODG-1728-rossi.pdf">https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2023/11/ODG-1728-rossi.pdf</a><br><br>Qui gli interventi (dal minuto 7:43:27): <a href="https://www.youtube.com/watch?v=xgtFbHYc5Z0&amp;t=27806s">https://www.youtube.com/watch?v=xgtFbHYc5Z0&amp;t=27806s</a></p>
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		<title>Il 7,5% del PIL alla Sanità: una scelta necessaria e non più derogabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2023 22:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[Fissare almeno al 7,5% del PIL il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale è la condizione necessaria per salvare la sanità pubblica e la dimostrerebbe che abbiamo imparato dalla pandemia. Diversamente significa andare consapevolmente, al di là delle dichiarazioni di principio, verso una privatizzazione del sistema, dove solo chi ha le risorse adeguate riesce a curarsi. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Fissare almeno al 7,5% del PIL il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale è la condizione necessaria per salvare la sanità pubblica e la dimostrerebbe che abbiamo imparato dalla pandemia. Diversamente significa andare consapevolmente, al di là delle dichiarazioni di principio, verso una privatizzazione del sistema, dove solo chi ha le risorse adeguate riesce a curarsi. Gli altri rinunciano. Una discriminazione inaccettabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ una condizione necessaria, ma non sufficiente, perché servono altri interventi, legati alla conoscenza, all’innovazione tecnologica e organizzativa e a un rinnovato patto con gli operatori del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo nei mesi scorsi abbiamo depositato come gruppo PD una proposta di legge al parlamento proprio su questo argomento e oggi abbiamo votato favorevolmente alla proposta della Giunta simile a quella che altre regioni hanno presentato dopo aver elaborato un testo comune in Conferenza Stato-Regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che il governo, che ad oggi prevede un finanziamento pari al 6,1% nel 2026, recepisca la richiesta che arriva in maniera trasversale dalle regioni e cambi rotta mettendo al centro delle sue politiche il diritto alla salute.</p>
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		<title>Intervento in aula sulle dichiarazioni del Presidente Boeti e a difesa della Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 14:11:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Di seguito il mio intervento in merito alle dichiarazioni a difesa del Presidente della Repubblica del Presidente Boeti ____________ Grazie, Presidente. Credo che non possiamo sottrarci dall’intervenire, visto che in Aula è stato portato un tema importantissimo e credo che il Paese davvero viva un momento drammatico. Ho ascoltato il suo discorso di ieri e, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di seguito il mio intervento in merito alle dichiarazioni a difesa del Presidente della Repubblica del Presidente Boeti</p>
<p style="text-align: center;">
<iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/wppU9a_UWJU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
____________</p>
<p>Grazie, Presidente.</p>
<p>Credo che non possiamo sottrarci dall’intervenire, visto che in Aula è stato portato un tema importantissimo e credo che il Paese davvero viva un momento drammatico. Ho ascoltato il suo discorso di ieri e, in realtà, non ho trovato nulla di offensivo, signor Presidente. Credo anche che l’unica garanzia che un ruolo come il suo debba tutelare è la garanzia del funzionamento istituzionale, che quando viene messo sotto attacco è giusto difendere, altrimenti fuori da quell’equilibrio non ci sono garanzie per nessuno.</p>
<p>Pochissimi minuti, perché non voglio sottrarre tempo al lavoro di quest’Aula, però le cose che sono state dette sono tante e su alcune vi è, da parte mia, la mancanza assoluta di condivisione.</p>
<p>Non riesco a tacere questa mattina, Presidente, per cui mi sento il dovere d’intervenire.</p>
<p>Sono state dette alcune inesattezze, che qualcuno sui giornali ha definito “bugie”, perché relativamente a ciò che il Presidente della Repubblica ha fatto o non ha fatto, sembra che questo processo di formazione del Governo sia cominciato nel giorno in cui il Presidente del Consiglio incaricato ha portato la lista. Invece, questo processo è cominciato prima; è cominciato prima e gli eventi si leggono in una successione, no? È chiaro che poi ognuno mette il punto d’inizio dove preferisce in base all’utilità che ne ha nel suo atteggiamento retorico.</p>
<p>Allora, dire che il Presidente alla Repubblica non ha favorito la formazione del Governo e addirittura l’ha ostacolato, è semplicemente una bugia. È una bugia altrimenti non avrebbe concesso più di 80 giorni di tempo affinché due forze politiche, che è vero che hanno raccolto la maggioranza dei voti, ma che hanno fatto una campagna elettorale da punti di vista differenti dicendo cose differenti sulla maggior parte dei temi, si venissero incontro. Ha dato tutto il tempo necessario affinché si superasse questa mancanza, quindi questo è un elemento che assolutamente non può che essere visto come un atteggiamento di chi voleva favorire questo Governo.</p>
<p>Ha accettato un nome sconosciuto ai più, sconosciuto anche al Presidente della Repubblica, e ha accettato che una persona sconosciuta ai più, alla politica e allo stesso Presidente fosse esecutore di un contratto scritto da altri, e anche questo credo che si possa mettere nell’elenco delle cose fatte per agevolare il Governo. Ha poi accettato tutta la lista dei Ministri, tutta, ad eccezione di un nome sul quale, da subito, aveva posto dei dubbi e sul quale leggiamo oggi sulla stampa che il capo politico del Movimento 5 Stelle aveva pure chiesto scusa al Presidente della Repubblica, dicendo: &#8220;Chiedo scusa, perché è Salvini che si è impuntato, fosse per noi lo cambieremmo&#8221;.</p>
<p>Nonostante questo, Lega e Movimento 5 Stelle mi devono ancora spiegare perché, di fronte a questa disponibilità del Presidente della Repubblica, di fronte a un’accettazione totale praticamente di tutto, non sono riusciti a cambiare un nome che avrebbe comunque potuto eseguire un contratto scritto da altri, quindi qualsiasi altro nome, tanto più una personalità come Giorgetti, era in grado di farlo.</p>
<p>Dunque mi chiedo: siamo sicuri che il Presidente della Repubblica non abbia voluto il Governo, oppure qui stiamo buttando sul Presidente della Repubblica, sulla massima istituzione di questo Stato, il fallimento politico di Movimento 5 Stelle e Lega, che questo Governo non sono stati in grado di costruirlo? Allora guardate all’interno di quello che è stato un vostro fallimento.</p>
<p>Ma arrivo alla questione del <em>vulnus</em>, che il collega Bertola ha sollevato chiedendo al Presidente Chiamparino dov’è il <em>vulnus</em>. Qui arriva la parte seria, collega, perché io su questa questione sono davvero profondamente preoccupato e so che di queste questioni possiamo discutere serenamente. Insomma, la questione qual è? Qui è proprio la questione della visione che abbiamo della democrazia. Allora la dico così: il termine chiave delle nostre democrazie e della nostra democrazia occidentale liberale è uno, ed è il limite; se noi prendiamo anche l’articolo 1 della Costituzione, che in questi giorni è stato più volte citato parzialmente &#8211; la sovranità appartiene al popolo, è vero, che la esercita nei limiti previsti dalla Costituzione &#8211; non esiste nessun potere, neanche quello del popolo, slegato in maniera assoluta da altri poteri. Ci sono i limiti per il potere esecutivo, per il potere legislativo, per il Presidente della Repubblica, per il Parlamento e anche per il voto del popolo sovrano. Abbiamo visto nella storia che, quando il potere del popolo viene portato avanti senza limiti, ciò ha determinato delle tragedie nella storia, poiché noi sappiamo che tutti i poteri &#8211; tutti &#8211; tendono debordare e vanno limitati. Tutti. Ecco perché la Costituzione è importante e su questo è in equilibrio, e ancora in questo caso lo ha dimostrato.</p>
<p>Allora, qual è la questione, dov’è il <em>vulnus</em>? Il <em>vulnus</em> sta nel fatto che, di fronte a una crisi di questo tipo, è certo legittimo dire che il Presidente della Repubblica ha ecceduto nel suo ruolo; ma andare in piazza a dire che la reazione a tutto questo deve essere occupare le piazze, descrivere il Presidente come servo delle potenze straniere &#8211; poi diamo a vedere la sovranità nazionale, se significa per qualcuno renderci servi di Putin o di Orban, ma questo è un altro discorso &#8211; descrivere il Presidente della Repubblica come servo dei poteri stranieri della finanza internazionale, come traditore della Patria e incitare le persone a occupare le piazze, quando &#8211; attenzione, lo sottolineo, è cosa non da poco &#8211; nei giorni precedenti qualcuno aveva già minacciato il Presidente della Repubblica dicendo &#8220;attenzione a come ti comporti, perché altrimenti qui abbiamo il popolo contro di te&#8221;, ebbene, questo secondo me è un <em>vulnus</em> per la democrazia, questo significa non vedere che si sta mettendo a rischio una tenuta fragile dell’intero ordinamento. Su queste questioni non si scherza, perché poi con il fuoco ci si brucia.</p>
<p>Chiudo, Presidente, solo spiegando perché è importante questa questione del limite e delle istituzioni. Perché fuori da questo quadro restano solo i rapporti di forza e, se restano solo i rapporti di forza, il rischio è la violenza, che è sempre dietro l&#8217;angolo, e noi questo lo dobbiamo scongiurare. E chi ha responsabilità politiche e ricopre ruoli istituzionali di rappresentanza ha questa responsabilità e non può avvalersi della propria posizione per utilizzare le paure e i disagi delle persone per usarle contro Istituzioni che sono l’unica garanzia e l&#8217;argine alla violenza.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il mio intervento come relatore per la Legge Regionale su bullismo e cyberbullismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 16:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi]]></category>
		<category><![CDATA[aula]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
		<category><![CDATA[cyberbullismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Buongiorno Presidente, oggi cominciamo la discussione di un provvedimento importantissimo perché affronta un tema molto sentito dai nostri cittadini. Il testo che arriva qui oggi si occupa di bullismo e cyber-bullismo, è figlio di due provvedimenti (la PDL 240 di cui sono primo firmatario e la PDL 269 di iniziativa dei componenti dell’Ufficio di presidenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Buongiorno Presidente,</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">oggi cominciamo la discussione di un provvedimento importantissimo perché affronta un tema molto sentito dai nostri cittadini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il testo che arriva qui oggi si occupa di bullismo e cyber-bullismo, è figlio di due provvedimenti (la PDL 240 di cui sono primo firmatario e la PDL 269 di iniziativa dei componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale che hanno inteso adottare il progetto di legge predisposto dagli alunni della classe II G dell’Istituto professionale statale “V. Mucci” di Bra (CN) nel corso dell’iniziativa “Ragazzi in Aula”) e ha visto al lavoro la IV e VI commissione in lavoro congiunto, con la costituzione di un gruppo di lavoro che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti della Giunta (colgo l’occasione per ringraziare tutto il personale che ha collaborato).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando nel marzo del 2017 presentammo la proposta di legge ancora il Parlamento non aveva legiferato in materia, cosa che poi ha fatto nel luglio del 2017 con l’importantissima legge n.71/2017 (prima in Europa sul tema) che già sta dando i suoi frutti e che fonda le sue radici proprio nel novarese. Perché novarese è la senatrice Ferrara, prima firmataria del provvedimento nazionale, ma soprattutto perché a Novara abbiamo vissuto due tra le tragedie più gravi che in questi anni ci hanno svelato l’importanza dei temi che oggi qui trattiamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi riferisco a due giovani vite, scomparse per gli effetti negativi che il mondo della rete ha portato nella nostra società e che non avevamo previsto o avevamo sottovalutato: Tommaso (nel 2009) e Carolina (nel 2013). Da entrambe queste tragedie sono nati dei percorsi “positivi” con l’obiettivo di evitare altre tragedie. Percorsi educativi nelle scuole, ma anche percorsi normativi. Possiamo dire che la legge nazionale, ma anche questa nostra legge regionale affonda le sue radici nella tragedia che vide la giovane Carolina Picchio a soli 14 anni togliersi la vita, 5 anni fa, perché non più in grado di reggere al peso di ciò che le stava accadendo, vittima di cyber-bullismo. Carolina non andò via in silenzio. Lasciò un lungo messaggio. Nel suo commiato a un certo punto dice: “le parole fanno più male delle botte”. Perché le parole ci entrano dentro e continuano a parlarci, rivolgendosi alla parte più intima e più fragile di noi stessi. Perché nella rete le parole si moltiplicano, diventano un’eco infinita che può perseguitare. Le parole di Carolina, però, si sono trasformate in un testimone raccolto prima di tutto da suo papà “Paolo”, poi dalla senatrice Ferrara e poi dai tanti, compreso questo nostro Consiglio Regionale, che già tante attività e tante campagne ha messo in campo contro il bullismo e il cyber, dalle tante scuole, dalla Giunta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La legge che discutiamo (e mi auguro approviamo oggi) è il coronamento di questo percorso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo i casi non si sono esauriti. Anzi, al contrario, vediamo molto spesso persone vittime di situazioni di violenza. Molte di queste persone si portano dietro delle ferite e dei disturbi per lungo tempo come diversi report scientifici raccontano. A tale proposito, uno studio del 2014 dei ricercatori del King’s College di Londra, pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, condotto su un campione di persone nate nel 1958 e monitorate fino al compimento dei 50 anni, ha evidenziato che chi è stato vittima di bullismo ha, molto frequentemente, una salute sia fisica che psichica più compromessa, con un aumentato rischio di incorrere in depressione, disturbi d’ansia e suicidio. Inoltre, lo studio ha evidenziato come tali traumi vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza possano influire negativamente anche sul livello di educazione e occupazione, nonché sulle relazioni sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni, giovani e meno giovani, non reggono a tutto questo e arrivano a gesti estremi, come il suicidio. Lo abbiamo visto in Italia, in questi anni. Poche settimane fa ancora un’adolescente in Australia (Ammy Dolly Everett).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo di fronte a un fenomeno antico, il bullismo, che diventa particolarmente pericoloso e insidioso nelle forme che ha assunto nell’era dell’informazione e dei social network, diventando appunto cyber-bullismo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In ogni epoca questo è un tema che ha dovuto essere affrontato. Sempre ci sono state relazioni contraddistinte da violenza, sopraffazione di qualcuno nei confronti di altri in base alle differenze di censo, di sesso, di provenienza, di religione, ecc…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sebbene studi condotti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico indichino come l’Italia sia uno dei Paesi dove si registra un minor numero di episodi di bullismo, le statistiche evidenziano una crescita del fenomeno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In base al Report 2015 dell’Istat “Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”, nel 2014 oltre il 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei dodici mesi precedenti. Il 19,8% è vittima assidua di una delle tipiche azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese, invece per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con riguardo al cyberbullismo, considerando che quella attuale è la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi costituisce un’esperienza connaturata alla quotidianità, ben l’83% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni utilizza la rete internet con un telefono cellulare e il 57% naviga nel web. Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o di internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fenomeno antico del bullismo assume, oggi, degli aspetti inediti, rispetto al passato, per le caratteristiche dell’epoca in cui viviamo: l’epoca di internet, dei social network, della connessione perenne.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo prenderci qualche minuto per approfondire le peculiarità di questa nostra epoca, altrimenti non potremmo comprendere l’importanza del provvedimento in discussione oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non crediamo a chi ci dice “è solo uno strumento, dipende da come lo usi”. Mi permetta, Presidente, è una stupidaggine. Magari detta in buona fede, ma sempre una stupidaggine. La tecnologia è diventata così pervasiva che è diventata l’ambiente in cui viviamo, orienta i nostri pensieri, i nostri fini, cambia la percezione di noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualcosa di simile è avvenuto di fronte ad ogni grande cambiamento tecnologico che è intervenuto a modificare l’esperienza del tempo e dello spazio, che sono le due dimensioni fondamentali dell’esperienza umana. Oggi non abbiamo tempo, ma dobbiamo dirci qualcosa almeno sulle trasformazioni dell’era dell’informazione per comprendere il fenomeno e poter sperare di fare una legge che sia utile in qualche maniera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, un filosofo italiano che insegna a Oxford, Luciano Floridi, parla della Quarta Rivoluzione (dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud), sostenendo che gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione stiano modificando le risposte a domande fondamentali a partire da quelle sull’identità dell’essere umano. I confini tra vita online ed offline diventano così labili, viviamo in una connessione perenne, senza soluzione di continuità, in un’unica INFOSFERA globale.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno producendo cambiamenti sul nostro senso del sé, sulla maniera in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri e sul come diamo forma al nostro mondo e interagiamo con esso”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I cambiamenti sono a ogni livello. Basti pensare che oggi le guerre si vincono o si perdono anche in base alla capacità di attaccare o difendere i sistemi informativi; alle elezioni sempre più dipendenti da ciò che succede in rete (non dimentichiamo quanto accaduto alle ultime elezioni statunitensi). Per comprendere tutto questo abbiamo bisogno di pensiero nuovo, di una nuova filosofia della storia, di una nuova psicologia, di una pedagogia adeguata e anche di nuove normative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si pensi ai nuovi disturbi da connessione, a vere e proprie nuove patologie, come la “Internet Addiction Disorder”, alle notti insonni passate a da giovani e meno giovani, perennemente connessi alla “luce bianca”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proviamo a inserire l’atto di bullismo in questa cornice. Quello che prima era un avvenimento riconducibile alla relazione tra due o più persone, in un contesto specifico, muta profondamente pelle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo al tempo: sul web l’evento si può ripetere all’infinito. Ogni volta che un </span><i><span style="font-weight: 400;">hater</span></i><span style="font-weight: 400;"> commenta o un video viene visto e/o condiviso</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo allo spazio: sul web quello che prima avveniva in un cortile, in una strada, in pochi minuti può essere visto e amplificato in tutto il mondo da migliaia di persone</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo ai corpi: una cosa è insultare, vessare qualcuno che ho di fronte, che mi guarda, un’altra è farlo davanti a una tastiera. Bella la citazione della scrittrice inglese Zadie Smith riportata nell’ultimo notiziario del Consiglio Regionale: “L’anonimato del web trasforma anche i deboli in carnefici. È quello che succedeva nell’antica Roma al Colosseo: una folla di persone anonime, frustrate, infierisce su chi è in difficoltà. La rete sta diventando un Colosseo globale”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo avviene in un momento storico che vede insieme, una generazione nata contestualmente a tutto questo, insieme a una generazione che subisce, più o meno consapevolmente, i cambiamenti. Abbiamo genitori e insegnanti a volte inconsapevoli, altre volte in difficoltà perché devono affrontare fenomeni educativi, di apprendimento, di crescita con caratteristiche di assoluta novità, su cui, molto spesso, si sentono impreparati e impotenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ in questo contesto che si inserisce la legge di cui discutiamo oggi. Molti si chiederanno: e che cosa può fare la Regione? Tanto, tantissimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo aiutare gli adulti a comprendere meglio quanto sta succedendo. Possiamo fornire loro gli strumenti per svolgere al meglio il loro ruolo educativo e formativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo aiutare i ragazzi ad aumentare la consapevolezza su quanto sta accadendo. Per quanto riguarda bullismo e cyberbullismo non dobbiamo dimenticarci che sia le vittime sia gli autori degli atti di violenza sono minori: entrambi hanno bisogno di un sostegno: gli uni per affrontare il dolore, la sofferenza, l’emarginazione; gli altri per non essere condannati a diventare adulti che sbagliano, ma, al contrario, perché dall’errore possano apprendere il disvalore di alcune azioni e crescere avendo in mente modelli alternativi, positivi, costruttivi. E non dobbiamo dimenticarci degli spettatori: assistere senza fare nulla ci rende corresponsabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo chiedere ai nostri sistemi di salute e di welfare di farsi carico di nuove forme di sofferenza che necessitano di nuove competenze e di luoghi idonei a tutto questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bene, signor Presidente, con la legge che discutiamo oggi cerchiamo di fare tutto questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo diciamo chiaramente nell’articolo 1 nelle finalità dove si dice chiaramente, che, anche in accordo con altri enti, la Regione si attiva per:</span></p>
<ol>
<li><span style="font-weight: 400;">a) tutelare e valorizzare la crescita educativa, psicologica e sociale dei minori, proteggendo, in particolare, i soggetti più fragili;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">b) valorizzare il benessere tra pari;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">c) prevenire il rischio nell&#8217;età dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">d) supportare i soggetti che, a vario titolo, ricoprono un ruolo educativo con i minori.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">con l’articolo 2 si entra nel merito delle azioni concrete. Con l’approvazione di questa legge la Regione si doterà di un piano triennale di azioni di prevenzione e contrasto. Questo significa che i tanti interventi che già oggi vengono messi in campo saranno inseriti all’interno di una progettualità ampia, con valori e cornici di riferimento chiare e discusse anche in consiglio per gli aspetti di indirizzo. Il piano triennale prevede molte tipologie di azioni:  campagna di sensibilizzazione; sportelli di ascolto; corsi per insegnanti ed educatori; percorsi di responsabilizzazione per vittime e autori, supporto alle famiglie, corsi di formazione per l’uso consapevole di internet e dei social network.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 3 prova a dare una risposta al tema delle nuove sofferenze e della necessità di nuovi percorsi terapeutici. Con esso la Regione dovrà dotarsi di centri specializzati sui disturbi derivanti da bullismo e cyberbullismo, sulla scia di quanto sta accadendo in altri luoghi d’Italia</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 4 disciplina il bando annuale che dovrà regolare i finanziamenti necessari alle azioni di cui all’articolo 2</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 5 istituisce un tavolo tecnico di cui potrà avvalersi la giunta per progettare azioni così complesse</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">l’articolo 6, che verrà modificato da un emendamento, disciplina le iniziative che la Regione intraprenderà in occasione della giornata contro il bullismo e il cyberbullismo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbiamo poi la clausola valutativa e la norma finanziaria che prevede 200.000 euro all’anno per un totale di 600.000 euro nel prossimo triennio. Risorse che si vanno ad affiancare alle altre che già la Regione in questi anni ha investito nei molti progetti portati avanti dall’assessorato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo, sig. Presidente, ringraziando lei e la conferenza dei capigruppo, per aver calendarizzato oggi questa norma. Ci permette di tenere fede alla parola data a Paolo Picchio, di cui ho parlato all’inizio del mio intervento, al quale avevamo promesso che avremmo approvato la legge entro la fine del 2017 o al massimo nei primi mesi del 2018. E’ il segnale di una politica credibile, ma soprattutto è il segnale di un’istituzione che prende parte a quel testimone, che ci vede tutti impegnati nella costruzione di una comunità dove ragazzi e ragazze sanno crescere insieme nel rispetto gli uni degli altri, con adulti attenti e preparati nel difficile compito educativo che ogni epoca storica porta con sé.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Incendio Mortara: Valmaggia conferma il cessato allarme, mercoledì gli esiti delle analisi sui microinquinanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 13:35:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arpa Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Casale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinanti]]></category>
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					<description><![CDATA[Regione Piemonte conferma il cessato allarme rispetto alla nube prodotta dall’incendio della Eredi Berté” di Mortara, azienda che si occupa della raccolta di rifiuti speciali. L’assessore Regionale Alberto Valmaggia ha, infatti, risposto nel pomeriggio di oggi, martedì 12 settembre, ad un’interrogazione del Consigliere Regionale Domanico Rossi.  «L’assessore &#8211; spiega il consigliere novarese &#8211; ha confermato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2549" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/mortara-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/mortara-300x169.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/mortara-768x432.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/mortara-700x394.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/mortara.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Regione Piemonte conferma il cessato allarme rispetto alla nube prodotta dall’incendio della Eredi Berté” di Mortara, azienda che si occupa della raccolta di rifiuti speciali.</p>
<p>L’assessore Regionale Alberto Valmaggia ha, infatti, risposto nel pomeriggio di oggi, martedì 12 settembre, ad un’interrogazione del Consigliere Regionale Domanico Rossi.  «L’assessore &#8211; spiega il consigliere novarese &#8211; ha confermato che i tecnici di Arpa Piemonte hanno monitorato la situazione fin dalla mattinata di mercoledì 6 settembre, per proseguire anche nelle giornate di giovedì e venerdì, con particolare riferimento alla parte meridionale delle province di Novara e Vercelli e la zona nord di quella di Alessandria».</p>
<p>L’Assessore ha precisato che nella giornata di mercoledì 6 non sono stati rilevati gas riconducibili all’incendio in atto,  analogamente nelle 24 ore successive i valori riscontrati sono stati tutti sotto il limite di rilevabilità ad eccezione, nella zona del Casalese, dell’acido cianidrico rilevato in valori compresi tra 0,5 e 1 mg/mc , e a 36 ore dall’incendio   anche in quell’area ogni traccia di acido cianidrico era scomparsa.</p>
<p>«Valmaggia &#8211; conclude Rossi &#8211; ha riferito che le analisi relative alla ricerca di microinquinanti sono in corso e i risultati saranno disponibili mercoledì 20 settembre. Continuerò, quindi, a tenere alta l&#8217;attenzione e richiederò i dati delle analisi di Arpa Piemonte».</p>
<p>leggi l&#8217;<a href="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2017/09/2017_9_QT_incendio-Mortara_Rossirev2.pdf">interrogazione</a></p>
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		<title>L&#8217;Unione Europea a 60 anni dai Trattati di Roma &#8211; Il mio intervento</title>
		<link>https://domenicorossi.eu/2017/03/31/lunione-europea-60-anni-dai-trattati-roma-mio-intervento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 10:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interventi in aula]]></category>
		<category><![CDATA[60 anni]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[trattati]]></category>
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					<description><![CDATA[Bello e doveroso oggi parlare di EUROPA: dobbiamo farlo perché la discussione è aperta, oggi più che mai. Viviamo un momento difficile e cruciale per le sorti della nostra casa comune, ed è preoccupante vedere che non c’è accordo né sull’analisi dello stato presente nè sulle prospettive. Io sono tra coloro che ritengono semplicemente necessario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/Wb6RHc54LeY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Bello e doveroso oggi parlare di EUROPA: dobbiamo farlo perché la discussione è aperta, oggi più che mai.</p>
<p>Viviamo un momento difficile e cruciale per le sorti della nostra casa comune, ed è preoccupante vedere che non c’è accordo né sull’analisi dello stato presente nè sulle prospettive.</p>
<p>Io sono tra coloro che ritengono semplicemente necessario superare il livello nazionale. Dentro questa cornice la dimensione europea è l’obbiettivo minimo a cui aspiriamo.</p>
<p>Le ragioni di questa necessità sono molteplici e la maggior parte sono state ricordate negli interventi precedenti.</p>
<ul>
<li><strong>Ragioni di natura storica</strong></li>
</ul>
<p>Secoli di guerre ci hanno convinto che stare insieme avrebbe posto le condizioni per la pace; arriviamo dal periodo di pace più lungo per il continente anche se, ricordiamolo, non sono mancati momenti drammatici e vere e proprie guerre proprio là dove i nazionalismi hanno preso il sopravvento.</p>
<p>Un monito che dovremmo sempre tenere presente perché la guerra è sempre in agguato, anche a casa nostra.</p>
<ul>
<li><strong>Ragioni di natura economica / demografica</strong></li>
</ul>
<p>a) andamenti demografici</p>
<p>Qualche dato. Dal 1960 al 1999 la popolazione mondiale è passata da circa 3 miliardi a circa 6 miliardi. Nel 2050 si stima saremo 9 miliardi.</p>
<table class=" aligncenter" style="height: 326px;" width="549">
<tbody>
<tr>
<td colspan="8" width="413"><strong>Tabella 10.3 (Milioni). Popolazione mondiale. Distribuzione per continenti. Anni 2000-2050</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="37"><strong>Anno</strong></td>
<td width="45"><strong>Mondo</strong></td>
<td width="52"><strong>Asia</strong></td>
<td width="50"><strong>Africa</strong></td>
<td width="52"><strong>Europa</strong></td>
<td width="55"><strong>America Latina</strong></td>
<td width="55"><strong>Nord America</strong></td>
<td width="67"><strong>Oceania</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2000</td>
<td width="45">6,115</td>
<td width="52">3,698 (60.5%)</td>
<td width="50">819 (13.4%)</td>
<td width="52">727 (11.9%)</td>
<td width="55">521 (8.5%)</td>
<td width="55">319 (5.2%)</td>
<td width="67">31 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2010</td>
<td width="45">6,909</td>
<td width="52">4,167 (60.3%)</td>
<td width="50">1,033 15.0%)</td>
<td width="52">733 (10.6%)</td>
<td width="55">589 (8.5%)</td>
<td width="55">352 (5.1%)</td>
<td width="67">36 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2030</td>
<td width="45">8,309</td>
<td width="52">4,917 (59.2%)</td>
<td width="50">1,524 (18.3%)</td>
<td width="52">723 (8.7%)</td>
<td width="55">690 (8.3%)</td>
<td width="55">410 (4.9%)</td>
<td width="67">45 (0.5%)</td>
</tr>
<tr>
<td width="37">2050</td>
<td width="45">9,150</td>
<td width="52">5,231 (57.2%)</td>
<td width="50">1,998 (21.8%)</td>
<td width="52">691 (7.6%)</td>
<td width="55">729 (8.0%)</td>
<td width="55">448 (4.9%)</td>
<td width="67">51 (0.6%)<strong> </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;">Da un punto di vista demografico la questione è semplice: siamo minoritari e rischiamo di essere marginali. Come stati singoli “non esistiamo”.</p>
<p>b) Peso economie</p>
<p style="text-align: left;">Prendiamo in considerazione, ora, alcuni dati relativi alla ricchezza. Ad esempio il PIL Nominale in milioni di $ (dati 2013/2014)</p>
<table class=" aligncenter" width="347">
<thead>
<tr>
<td><strong>Pos.</strong></td>
<td><strong>Paese</strong></td>
<td><strong>Lista del FMI<br />
(mln. $US)</strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)#cite_note-Lista1-1"><sup>[1]</sup></a></td>
<td><strong>Pos.</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>Mondo</strong></td>
<td><strong>77.301.958</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/G7"><strong>Gruppo del G7</strong></a></td>
<td><strong>34.560.488</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea"><strong>Unione europea</strong></a></td>
<td><strong>18.495.349</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_economica_e_monetaria_dell%27Unione_europea"><strong>Zona Euro</strong></a></td>
<td><strong>16.199.074</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>1</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America"><strong>Stati Uniti</strong></a></td>
<td>17.418.925</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>2</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cina"><strong>Cina</strong></a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)#cite_note-Cina-4"><sup>[4]</sup></a></td>
<td>10.380.380</td>
<td>2</td>
</tr>
<tr>
<td>3</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giappone"><strong>Giappone</strong></a></td>
<td>4.616.335</td>
<td>3</td>
</tr>
<tr>
<td>4</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Germania"><strong>Germania</strong></a></td>
<td>3.859.574</td>
<td>4</td>
</tr>
<tr>
<td>5</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia"><strong>Francia</strong></a></td>
<td>2.945.146</td>
<td>5</td>
</tr>
<tr>
<td>6</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito"><strong>Regno Unito</strong></a></td>
<td>2.846.889</td>
<td>6</td>
</tr>
<tr>
<td>7</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brasile"><strong>Brasile</strong></a></td>
<td>2.353.025</td>
<td>7</td>
</tr>
<tr>
<td>8</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia"><strong>Italia</strong></a></td>
<td>2.239.871</td>
<td>8</td>
</tr>
<tr>
<td>9</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Russia"><strong>Russia</strong></a></td>
<td>2.097.000</td>
<td>9</td>
</tr>
<tr>
<td>10</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/India"><strong>India</strong></a></td>
<td>1.841.717</td>
<td>10</td>
</tr>
<tr>
<td>11</td>
<td><strong> </strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canada"><strong>Canada</strong></a></td>
<td>1.821.445</td>
<td>11</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: left;"><strong>Anche qui… da soli siamo marginali</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ma provate a mettere insieme i due dati.</strong> Siamo di meno, ma da noi è concentrata la ricchezza maggiore in rapporto alla popolazione. Con quali logiche si affronteranno i conflitti che emergeranno da una simile distribuzione della ricchezza? Se manca la politica sarà la guerra a decidere.</p>
<p>c) globalizzazione dell’economia</p>
<p style="text-align: left;">Viviamo in un mondo in cui le dinamiche economiche e finanziarie sono internazionali, globali; alcune aziende che pesano più di uno Stato. Guardate la Danimarca: ha da poco nominato un ministro per i rapporti con Apple.</p>
<p style="text-align: left;">Come rispondiamo a tutto questo? Con gli stati nazionali? È semplicemente ridicolo. Come dice Slavoj Zizej gli stati nazione sono “falliti” nel senso che non sono più in grado di portare a termine le funzioni per cui sono nati.</p>
<ul style="text-align: left;">
<li><strong>Ragioni di natura epistemologica, che afferiscono al pensiero.</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Un ultimo ordine di ragioni è di natura culturale. Siamo nell’era planetaria, come ci insegna Edgar Morin: la Terra è una ed è la casa comune, la patria unica di tutti gli esseri umani; anche con le recenti scoperte scientifiche siamo di fronte a cambiamenti importanti: il grande e il piccolo, il vicino e il lontano, il noi e il voi cambia nelle diverse epoche.</p>
<p style="text-align: left;">Quel grande immenso che era la terra sta diventando sempre più un punto nell’universo.</p>
<p style="text-align: left;">Questo credo debba essere l’orizzonte entro cui muoversi. E deve farlo anche la politica. Superando la dimensione nazionale e affrontando quella che Jurgen Habermas ha definito alla fine degli anni ’90 la costellazione post-nazionale. Ci diceva Habermas: “O saremo in grado di rispondere a questa sfida oppure dovremo rassegnarci all’idea che impariamo solo dalle catastrofi”</p>
<p style="text-align: left;">Chiudo, permettetemi, citando Altiero Spinelli. Nel ’41, ne <em>Il manifesto di Ventotene</em>, poneva una linea netta di demarcazione tra progressisti e conservatori. Vorrei leggere le sue parole:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">E quando, superando l&#8217;orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l&#8217;umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l&#8217;unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l&#8217;unità politica dell&#8217;intero globo.</p>
<p style="text-align: left;"><u>La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo</u> e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l&#8217;unità internazionale.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Lette oggi, queste parole assumono per me un senso profetico. La strada è una sola. Discutiamo del come, ma credo che in questo caso valga la frase che non è valsa per il mercato, ma che deve valere, invece, per il superamento degli stati nazionali: “There is no alternative”, perché l’alternativa è la guerra.</p>
<p style="text-align: left;">Grazie</p>
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		<title>Trivellazioni a Carpignano Sesia: interrogazione all&#8217;assessore all&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 15:35:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1918" src="http://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-300x225.jpg 300w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-768x576.jpg 768w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/09/unnamed-700x525.jpg 700w, https://domenicorossi.eu/wp-content/uploads/2016/09/unnamed.jpg 976w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Continua il mio impegno sul tema del progetto del pozzo esplorativo di Eni a Carpignano Sesia. Venuto a conoscenza nel ritardo della nomina del rappresentante regionale nella Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente, ho preparato un&#8217;interrogazione a risposta immediata rivolta all’assessore competente, Alberto Valmaggia, che si è svolta durante i lavori del Consiglio Regionale della giornata odierna.<br />
L’assessore ha precisato che il ritardo nella nomina si è verificato a causa della prematura scomparsa, nell’aprile 2016 del direttore della Direzione regionale competente in materia ambientale che era anche stato scelto dall&#8217;ente per le precedenti designazioni, essendo stato, negli anni passati, Dirigente del Settore regionale competente in maniera di VIA. Il nuovo direttore, nominato nell’agosto 2016, ha messo in atto le azioni necessarie  all&#8217;individuazione del nuovo delegato. Dalla risposta dell&#8217;assessore si evince anche che, nonostante il grave ritardo, la posizione della Regione Piemonte in sede di istruttoria tecnica della Commissione ministeriale, infatti, è stata veicolata in primis dalla delibera di giunta in cui si esprime il parere contrario, ma anche dalla riunione preliminare di approfondimento in cui la Commissione di VIA ha convocato i rappresentanti dei Ministeri competenti, il proponente e la Regione.<br />
Tale riunione, che rientra nella normale prassi in tali procedure, si è tenuta il 15 settembre 2016 con la partecipazione dei rappresentanti della Direzione Ambiente, Governo e tutela del territorio, con competenze sulle valutazioni ambientali, e della Direzione Competitività del sistema regionale, più precisamente del Settore Polizia Mineraria, cave e miniere. In tale sede è stato possibile argomentare in modo esaustivo la contrarietà al progetto di Eni e supportare le ragioni alla base del parere negativo formalizzato con il <a href="http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2016/03/attach/dgr_02728_1000_29122015.pdf">DGR 27-2728 del 2015</a>.</p>
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