Le mie sfide

Le mie sfide

Viviamo in un mondo complesso, in forte trasformazione, attraversato da potenti contraddizioni e colpito da enormi problemi. La ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi a scapito di un sempre maggior numero di persone costrette alla povertà o all’indigenza; una parte del pianeta che vive problemi di obesità legati all’alimentazione e un’altra dove i bambini muoiono di fame per assenza di cibo sufficiente. Cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova l’idea stessa di futuro possibile, guerre, mafie…

Ci sarebbe da disperare e da disperarsi. Noi, però, sappiamo che la storia emerge dall’intreccio di eventi che non dipendono da noi con le nostre scelte di esseri umani. Sappiamo che l’uomo e le società sono storiche, frutto delle scelte fatte dagli uomini e dalle donne e che tanti sono i cambiamenti che hanno attraversato le civiltà nei millenni. Questa storicità ci consegna una responsabilità: siamo tutti corresponsabili di quello che succede.

Sono tanti i passaggi e sono tali da costituire un “passaggio d’epoca” (come ci ha raccontato Alberto Melucci). Un passaggio d’epoca che nasce dalla crisi di alcune idee fondamentali che hanno caratterizzato gli ultimi 300 anni. Tra queste certamente l’organizzazione della convivenza tra i popoli attraverso lo Stato-Nazione e la globalizzazione dell’economia e della finanza.

Nuove acquisizioni epistemologiche guidano il percorso che abbiamo di fronte. La più importante, a mio avviso, è la consapevolezza che “tutto è connesso” e le diverse dimensioni della vita e della storia sono in relazione di inter-dipendenza le une con le altre. Anche i problemi della crisi mondiale che stiamo attraversando richiedono uno sguardo che tenga insieme i diversi aspetti.

Papa Francesco ha colto molto bene questa necessità nell’enciclica Laudato si’ con la quale ci invita a porci nell’ottica di un’ecologia integrale che tenga insieme gli aspetti ambientali, economici, umani e sociali.

“Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato si’, edizioni san Paolo, p. 62).

 

La seconda è quella che Edgar Morin ha chiamato la consapevolezza dell’era planetaria, nella quale la Terra, il Pianeta è Patria per l’umanità, dove gli uomini e le donne, al di là delle differenze, sono accomunati da una comunità di destino.  Nell’era planetaria abbiamo bisogno della coscienza planetaria:

La coscienza planetaria non deve essere solamente la coscienza dell’era planetaria. Deve portare con sé la convergenza di numerose prese di coscienza: la coscienza antropologica, la coscienza ecologica, la coscienza tellurica, la coscienza cosmica. (E. Morin, L’anno I dell’era ecologica, Armando Editore, pp. 53-54).

Sono convinto che le sfide che abbiamo di fronte debbano tenere conto di questa nostra cornice e debbano tentare di dare una risposta “al grido della terra e dei poveri”, ciascuno secondo il suo ruolo e le sue capacità.

Da parte mia cerco di portare tutto questo nella mia attività in Regione dove ho cercato di riversare i valori, i contenuti e lo stile delle battaglie che hanno caratterizzato il mio impegno negli anni precedenti. E’ dall’impegno di una vita intera che nascono le battaglie per la tutela dell’ambiente, per promozione della cultura della legalità, per uno sviluppo amico dell’uomo e dell’ambiente e per una maggiore giustizia sociale. E’ sempre dentro questa cornice che cerco di impegnarmi per una sanità pubblica capace di dare una risposta a tutti i cittadini e in particolare ai più fragili o per un’economia che sappia riconnettere ambiente, sviluppo e società.

 

LEGALITA’

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BIOECONOMIA

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